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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 settembre 2014

La (contro)riforma Giannini sulla scuola è l'ennesimo atto di macelleria sociale del Governo Renzi

E' quasi suonata la campanella ! Ricomincia la scuola ! Sveglia ! Sveglia !

Ma...non è per tutti così. E non è necessariamente una buona notizia, come potrebbe esserlo per qualche studentello svogliato.

Non sarà una buona notizia, ad esempio, per gli insegnanti precari da anni e che quest'anno si ritroveranno senza una cattedra.

Non sarà una buona notizia per tutte le vittime, ad esempio, dell'imminente (contro)riforma Giannini.

E non è una buona notizia per un Paese che ha eletto o nominato una classe politica che spreca danari pubblici a go-go e ritiene che sia giusto fare macelleria sociale.

Dunque, parlavamo appunto della controriforma Giannini-Renzi o Renzi-Giannini che, di fatto, non abolirà il precariato, ma aumenterà la disoccupazione e la disperazione sociale, già di per sé molto grave.

La scuola italiana, si sa, è già abutiata ai tagli. Ma, senza una scuola efficiente, si sa anche che non vi è e non vi può essere un futuro credibile. E la soluzione non è certo l'entrata dei privati nelle scuole, come spesso accade negli USA, che certo non sono la culla della cultura, tutt'altro (si pensi al fatto che un Obama - tanto ingenuamente e scioccamente osannato in Italia - formatosi presso le scuole del suo Paese, si permette di paragonare il nostro Colosseo ad un campo di baseball ! Sic !).

Gli insegnanti precari, ovvero coloro i quali saranno presto condannati da questo Governo alla disoccupazione, sono quelli cosiddetti di “terza fascia”, ovvero coloro i quali hanno iniziato ad insegnare subito dopo la laurea ma che, di fatto, per legge, “non sono abilitati” all'insegnamento.

Che cosa significa, in questo triste Paese, essere “abilitati all'insegnamento” ? Aver frequentato un corso specifico istituito dal Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca (MIUR), spesso della durata di due anni e con costi ingentissimi, fra tasse ed iscrizione. Ovvero un buon modo, per lo Stato, per fare cassa sulle spalle dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati !

Insegnanti, precari e disoccupati che, frequentando tale corso, peraltro, già si sobbarcherebbero le spese di viaggio (visto che spesso i corsi si tengono nelle Università delle maggiori città italiane), le spese di soggiorno per coloro i quali abitano lontano dall'Università stessa, nonché il costo dei libri richiesti per frequentare il corso medesimo.

Ora, si consideri anche che in questo triste Paese vi sono casi di insegnanti che - pur trovandosi in “terza fascia” e non essendo quindi “abilitati” - hanno conseguito, per meriti e lavoro, punteggi superiori rispetto ad altri insegnanti che sono, invece, “abilitati”. Con la (contro)riforma Giannini - che di fatto cancellerebbe gli insegnanti di “terza fascia” - i punteggi conseguiti da costoro sarebbero considerati...inutili ! Pazzesco ! Assurdo ! Vergognoso !

Ma si rendono conto la signora Giannini ed il signor Renzi dell'iniquità che stanno per mettere in atto ? Ma si rendono conto dell'obbrobrio normativo che stanno per attuare ai danni di persone che, per anni, si sono fatti il mazzo nella scuola ? Evidentemente, fra sparate propagandistiche, secchiate mediatiche e twitter per ammazzare il tempo, costoro non riescono a rendersene conto. Oppure se ne rendono conto anche troppo bene e sanno quanto potrebbe essere utile tutto ciò al fine di far cassa se tutti quanti si “abilitassero”, pagando il famoso “pizzo” di tasse d'iscrizione al MIUR.

Ancora una volta siamo di fronte all'ennesima “svolta buona” del Governo Renzi, ovvero all'ennesima decisione autoritaria ai danni del cittadino-lavoratore-precario-disoccupato ed a tutto vantaggio delle elite, di chi è già coperto e paraculato.

L'ennesima vergogna di un'Italia guidata da una classe politica “bipartisan” senza alcuna coscienza civile e sociale.


Luca Bagatin



23 giugno 2014

Intervista di Luca Bagatin a Serena Marzucchi, avvocato, blogger ed ex concorrente di "The Apprentice"

Serena Marzucchi, classe 1979, toscana di Siena. Vive a Roma da dieci anni ed esercita la professione di avvocato nell'ambito di un'Autorità indipendente ove scrive norme a tutela dei diritti dei consumatori, oltre che gestisce l'ironico blog www.lifeacrobat.com (ove ultimamente parla con arguzia della vera o presunta tirchieria degli uomini...).

Serena è ormai conosciuta da molti per aver partecipato quale concorrente al programma televisivo “The Apprentice”, in onda su Sky e condotto da Flavio Briatore. Un vero e proprio colloquio di lavoro, con tanto di prove pratiche, attraverso le quali Briatore seleziona, fra i candidati, chi andrà a ricoprire la carica di suo collaboratore di fiducia nell'ambito della sua azienda, la Billionaire Holding.

Serena mi ha subito incuriosito per due motivi. E' una donna di ottima cultura ed il suo approccio e lavoro è orientato verso i sociale ed i diritti dei consumatori. Ciò la rendeva assolutamente alternativa rispetto agli altri concorrenti e per tale ragione le ho voluto proporre questa intervista.


Luca Bagatin: Innanzitutto mi piacerebbe sapere chi è davvero Serena Marzucchi. Come ti definiresti ?

Serena Marzucchi: E' sempre difficile definirsi, ma cercherò di riassumerti me stessa in tre parole: poliedrica, ottimista e orgogliosamente imperfetta !


Luca Bagatin: Orgogliosamente impertefetta ?

Serena Marzucchi: Certo ! Vorrei sempre fare tutto e di tutto, ho molti interessi e vorrei riuscire a fare tutto bene. Purtroppo spesso non ci si riesco. Sono una mamma, con due figlie e, oltre a loro ho un lavoro che mi impegna moltissimo. Faccio sempre i salti mortali e questo mi gratifica ! Non amo le “etichette”, i percorsi obbligati, il fatto che se sei madre e moglie ti debba per forza precludere il resto della vita.


Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinta a partecipare a “The Apprentice” ?

Serena Marzucchi: Ho avuto due gravidanze, una di seguito all'altra. Volevo andare oltre i miei limiti. Sono andata ai provini del programma e sono riuscita a far cadere una delle tante etichette che volevano affibbiarmi: sei madre e funzionario pubblico e quindi perché partecipi ad un programma televisivo ? Alle fine, contro ogni possibile previsione, sono stata presa ! E sono anche arrivata quasi in finale !


Luca Bagatin: Fra i concorrenti a “The Apprentice” tu eri decisamente la persona meno legata al mondo del “business”, ovvero – come abbiamo detto - con un approccio più orientato verso il sociale ed i diritti dei consumatori. Pensi che ciò ti abbia favorita o penalizzata ?

Serena Marzucchi: Il lavoro che svolgo, ovvero la policy maker presso un'Autorità indipendente, non è certamente orientato al business, anzi. La mia idea, infatti, era di portare la logica dei diritti del consumatore all'interno dell'azienda di Briatore, proprio perché i consumatori non sono dei fessacchiotti. Quando il prodotto che vendi è privo di qualità i consumatori finiscono per rivolgersi altrove, ovvero ad altre aziende. Sono per la sostanza, più che per l'esteriorità. Ciò, purtroppo, nella logica del programma non ha pagato. Ma sono orgogliosa comunque di averci provato.


Luca Bagatin: Flavio Briatore ti ha definita “fredda”, “poco sorridente”, che cosa rispondi in merito ?

Serena Marzucchi: L'ambiente di “The Apprentice” era troppo competitivo e poco rilassante. Io poi ero così concentrata sul lavoro che dovevo svolgere, ovvero sulle varie prove pratiche del programma, che non mi sembrava il caso di sorridere. In questo senso non sono stata “vittima” delle logiche televisive.


Luca Bagatin: Che cosa consiglieresti ad una persona giovane che oggi, per la prima volta, si affaccia al difficile mondo del lavoro (o, meglio, del sempre più diffuso “non-lavoro”) ?

Serena Marzucchi: Penso che il primo consiglio che potrei dare ai giovani sia quello di iniziare a lavorare il prima possibile ed accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche eventualmente umile. Anche lavorare durante gli studi può essere la cosa migliore. Io stessa ho iniziato a lavorare presto, a 22 anni. Trovo che il lavoro sia utile e gratificante, non tanto per una ragione economica, quanto piuttosto in quanto può essere uno dei modi per essere utili alla società. Vedo invece ragazzi che hanno 30 anni che non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro e rimango allibita. E' poi importante non trincerarsi dietro la scusa del “non trovo lavoro in quanto non sono raccomandato”. Certo, purtroppo è vero, le raccomandazioni ci sono. Però sono convinta che l'impegno premi sempre e comunque. E' necessario essere ottimisti. Quindi: niente scuse !


Luca Bagatin: Sei un avvocato che lavora per un'Autorità indipendente. In che cosa consiste, in concreto, il tuo lavoro ?

Serena Marzucchi: Lavoro come policy maker presso l'IVASS-Banca d'Italia. Ovvero scrivo norme e regolamenti nell'ambito del settore assicurativo a tutela dei diritti dei consumatori. Tutti pensano che le leggi si scrivano solamente in Parlamento ed invece talvolta se ne occupano anche le Authorities.


Luca Bagatin: In una delle prove che hai sostenuto in “The Apprentice” il giornalista economico Alan Friedman ha definito la categoria a cui appartieni, ovvero quella degli avvocati: “una lobby più potente dei tassisti di Roma”. Ti rispecchi in questa definizione ?

Serena Marzucchi: Gli avvocati sono una lobby, è vero. Ma ciò non ha nulla a che vedere con il mio lavoro. Le Authorities, infatti, dialogano con le lobby e con le associazioni di categoria. Il problema dei legislatori in Parlamento, in effetti, è che spesso non dialogano per nulla o non dialogano abbastanza con la società e/o con le associazioni di categoria. Cosa che cerchiamo, invece, di fare noi.


Luca Bagatin: Pensi di utilizzare la popolarità acquisita e, soprattutto, le tue competenze professionali, per progetti di rilevanza sociale e, perché no, magari anche culturale ? Quali sono le tue prospettive future ?

Serena Marzucchi: La politica è sempre stata, sin da giovanissima, il mio interesse più grande. Ero un'iscritta ai Democratici di Sinistra. Poi me ne sono distaccata in quanto non ero d'accordo con i vertici. Oggi, ad ogni modo, le cose stanno cambiando e ciò sta riaccendendo in me una certa passione politica. Mi auguro ad ogni modo che il diffuso malcontento nei confronti della politica si diradi. Mi soffermo spesso a pensare al fatto che il 60% delle persone vada a votare quasi a caso. Sarà che sin da ragazzina mi hanno insegnato ad avere una coscienza politica, ovvero a pensare che ogni atto, dall'andare al lavoro, dal portare i bambini a scuola, al chiacchierare sia, nel suo piccolo, un atto politico.


Luca Bagatin: Per concludere mi piacerebbe sapere com'è nata l'idea di Lifeacrobat, a partire proprio dal nome del tuo blog e quali sono le cose di cui, prevalentemente, ti piace scrivere.

Serena Marzucchi: Lifeacrobat, sin sal suo nome, vuole significare il fatto che le donne di oggi sono una sorta di acrobati che, come me, si trovano a dover gestire una vita famigliare ed al contempo lavorativa, oltre che sociale. Ed in tutto ciò ci rifiutiamo di avere etichette, ruoli precostituiti, imposti da chissà chi.

Il mio blog vuole, in questo senso, presentare la mia ottica. Io ho una vita normale, purtuttavia il mio approccio mi fa vedere la mia vita in modo eccezionale. Questo, insomma, il mio messaggio da inguaribile ottimista !


Luca Bagatin



13 dicembre 2013

Spadolini contro Pannella. Al Drive In

In questo bellissimo e raro video d'annata (1986) del "Drive In", il repubbliCHINO Giovanni Spadolini - imitato egregiamente da Gianfranco D'Angelo - se la vede direttamente con il nonviolento libertario Marco Pannella (quello vero !).

Uno sketch-spaccato politico degli Anni '80 che merita di essere ricordato, dopo quasi trent'anni.

Ci manca una trasmissione irriverente e a tratti surreale come il "Drive In", oggi. E ci manca il Marco Pannella libertario e nonviolento di allora.

Con la Seconda (quasi Terza) Repubblica è morta una grande epoca. E solo oggi, con l'avvento di una crisi che è prima di tutto esistenziale, ce ne stiamo rendendo conto.



14 novembre 2013

Baby prostitute: la conseguenza di una società consumista e ipocrita, priva di passioni, onestà ed erotismo

Il fenomeno delle “baby prostitute” è un vero problema.

Un vero problema perché banalizza il corpo delle ragazzine che si vendono per il vil danaro di una società consumistica ove la vera crisi è di creatività e di civiltà.

Un vero problema perché mette a nudo intere generazioni di maschi frustrati sessualmente, ricchi, ipocritamente sposati e – più o meno consapevolmente – mentalmente deviati.

Un problema che fotografa l'”altro volto dell'Italia”. Un volto che è sempre esistito almeno sin da quando hanno chiuso i casini. Un volto che si è diffuso a macchia d'olio grazie ai mezzi di comunicazione di massa che sbattono in prima pagina non già l'erotismo, bensì la morbosità e la violenza. Il voyeurismo, che è l'estrema conseguenza della repressione, della mancanza di qualsiasi educazione sentimentale e sessuale.

La nostra è una società ove le donne, emancipate solo in parte, ma per molti versi e purtroppo “mascolinizzate”, si sono stancate di uomini rammolliti e privi di creatività.

La nostra è diventata, con l'incedere degli anni, una società ove niente si può ottenere attraverso il buonsenso, l'amore e la comprensione, bensì tutto si può ottenere con il vil danaro, il commercio, la prostituzione che è prima di tutto mentale.

I sentimenti e l'eros sono stati sostiuiti dal voyeurismo, dall'ipocrisia matrimoniale, dal figliare senza alcuna consapevolezza ed educazione per i figli medesimi, dall'idolatria per il danaro, meglio se facile ed ottenuto senza fatica.

Il corpo è diventato non già esaltazione della bellezza e della verità come nell'arte classica, bensì merce, strumento mediatico di un piacere passeggero ed effimero, esaltato dalle palestre e dai centri benessere profumatamente foraggiati da consumatori/lobotimizzati inconsapevoli.

E così ci stupiamo che ci siano ragazzine (o ragazzini, si veda il caso Paolini) che si prostituiscono a 14 o 16 anni.

Ci stupiamo, ma non ci chiediamo quale ne sia la vera causa, che non è morale o moralista, bensì va ricercata nell'assenza di passioni, pulsioni, emozioni vere. Il danaro, la pubblicità commerciale, i media, lo stesso web intriso di messaggi commerciali ed effimeri, ovvero di bisogni indotti, ha privato la nostra società e dunque i nostri giovani di qualsiasi vero amore per ciò che li/ci circonda.

Non è un caso che gli Anni '60 fossero gli anni della trasgressione-rivoluzione culturale, ideale, sessuale, mentre gli Anni '2000 siano stati gli anni della regressione umana e culturale, dell'indottrinamento mediatico, del soldo facile, della mancanza di comunicazione verbale e gestuale e della mercificazione dei corpi e, dunque, delle menti. Ovvero tutto ciò che ha originato l'attuale crisi mondiale.

Ciò che mi chiedo davvero è, purtuttavia: quanti ne sono davvero consapevoli ?

Quanti si rendono conto che, sin tanto che non ci ribelleremo a questi modelli imposti dall'alto (dall'economia alla politica, passando per i media ed i “cattivi maestri” della pubblicità, dell'incultura e della pseudo-comunicazione) non ne usciremo mai ?

Riapertura delle case chiuse subito !

Educazione sessuale e sentimentale nelle scuole subito !

Invito ai giovani alla lettura, all'approfondimento ed all'uso consapevole, ovvero intelligente, dei mezzi di comunicazione di massa. Invitandoli magari anche al loro boicottaggio intelligente e di controinformazione, sull'onda di quanto avvenne negli USA egli Anni '60 e '70.

Rifiuto della pubblicità commerciale, dei bisogni indotti, del consumismo.

Ritorno a scelte di vita legate alla natura, all'ambiente, all'amore, ovvero basate su stili di comunicazione verbale, gestuale, istintuale verso il proprio prossimo.

Riscoperta di forme di spiritualità antiche come la Donna e l'Uomo, rispetto a quelle imposte dai media, dal soubrettismo religioso dei Bergoglio e delle Belen, che servono unicamente a foraggiare un sistema di Potere prostituito.

Ecco, forse, gli antidoti al disfacimento odierno ed attuale.

Occorre dunque tornare a trasgredire di fronte ad un Sistema corrotto e corruttore.

Diversamente avranno vinto loro: i fanatici della frustrazione mentale, del consumismo, della politica piegata all'economia e dell'economia piegata alla politica, del voyeurismo, della distruzione del patrimonio ambientale, della corruzione dei corpi e delle menti.

Non lasciamoci ma più imbrogliare ed imbrigliare, dunque !


Luca Bagatin



14 luglio 2013

Una riflessione sulle recenti forme di violenza ed il senso politico-culturale di "Amore e Libertà"




Saranno questioni diverse fra loro, ma personalmente non lo credo più di tanto.

Le minacce sul web contro Mara Carfagna, gli insulti razzisti del leghista Roberto Calderoli (sic !) all'indirizzo del Ministro dell'Integrazione Cécilie Kyenge e l'attentato contro il liceo antiomofobo "Socrate" alla Garbatella, a Roma, mi fanno pensare ad un propagarsi di ingiustificata, sciocca e becera violenza gratuita, ovvero l'esatto opposto di ciò che un Paese ed un Mondo in crisi dovrebbero attendersi.

Da tempo, ritengo che la vera crisi che stiamo vivendo non sia tanto economica, quanto piuttosto di cultura e di personalità.

Nel primo caso l'Italia ha perduto ogni tipo di memoria storica, non conosce il suo passato o, peggio ancora, se ne frega del medesimo.

Nel secondo caso l'italiano medio ha perduto e sta perdendo in stile e personalità e ciò lo spiegavo recentemente anche in un articolo ove parlavo dei modelli televisivi imbarbariti degli ultimi vent'anni, che poi sono i medesimi modelli che ritroviamo in politica e nella società senza idee né prospettive nel suo complesso.

Quando alla fine di maggio ideai il movimento-non movimento "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.blogspot.it), pensai anche e proprio a questa perdita di valori, di sentimenti e di prospettive degli italiani e non solo.

Occorre recuperare assolutamente memoria storica, approfondire chi siamo e da dove veniamo. Solo così possiamo comprendere gli altri ed aprirci al presunto "diverso", che comprenderemo non essere per nulla diverso da noi, ma componente di un Mondo pazzo quanto volete, ma ove c'è posto per tutti.

In secondo luogo occorre riprendere un po' di fiducia ed entusiasmo nelle proprie intrinseche capacità. E' facile invocare l'"uomo forte" in politica, ma la Storia - appunto – ha insegnato che gli "uomini forti" sono sempre stati degli emeriti imbecilli che hanno traghettato il Paese in imprese folli e fallimentari.

E' più difficile, sebbene sia più utile, pensare con la propria testa e pensare che, ciascuno di noi, potrebbe essere la classe dirigente del Paese. Se solo lo desiderasse, se solo lavorasse, studiasse, approfondisse affinché ciò possa essere effettivamente possibile.

Raggiungere un obiettivo costa fatica. I giovani di oggi non vogliono più fare fatica e preferiscono delegare. E lo fanno spesso anche le loro madri e i loro padri. E così, in una spirale senza fine, si è giunti alla crisi di memoria storica e di personalità ed abbiamo dunque permesso che a governarci ed amministrarci fossero incompetenti bramosi di Potere.

Anche questo, e non solo, ciò che vorrei dire attraverso "Amore e Libertà" che, significativamente, ha per icona-simbolo Anita Garibaldi, ovvero l'Eroina dei due Mondi, morta a soli 28 anni per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana del 1849.

Quante eroine e quanti eroi esistono oggi nel nostro Paese ?

Oggi nessuno, ma sta a ciascuno di noi diventare Eroina ed Eroe d'Italia, d'Europa, del Mondo, pena il mantenimento e l'aggravamento della crisi.

Crisi che permette tutt'ora ai governi, all'euro-burocrazia ed al sistema bancario di fare il bello ed il cattivo tempo alle nostre spalle.

Ma chi glielo ha permesso se non noi cittadini inconsapevoli, svogliati e disinteressati ?

Queste le premesse di "Amore e Libertà" che, oltre a ciò, presenta una serie di punti programmatici concreti, che qui desidero riportare per intero:


- vogliamo piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti);

- vogliamo che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente;

- vogliamo che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente;

- vogliamo lottare contro ogni forma di discriminazione, ovvero lottare contro il razzismo, l'omofobia, la massonofobia e l'odio religioso;

- vogliamo l'attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale;

- vogliamo l'istituzione dei parchi dell'amore;

- vogliamo lottare contro la vivisezione, ovvero proponiamo il rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente;

- vogliamo la legalizzazione della prostituzione;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”;

      - vogliamo che siano aboliti gli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane.


Punti posti sul tappeto che, ciascuno di voi/noi, può sviluppare, propagandare e/o approfondire a suo piacimento.

Senza professioni di fede, come purtroppo accade nelle chiese, nelle conventicole e nei partiti.


Luca Bagatin (nella foto con Ilona Staller e Ursula Davis)



18 aprile 2013

Società inglobalizzata



Chissà se è poi vero che le dimensioni del pene maschile, per la gran parte delle donne, contano.
Uno studio sostiene che sia "la combinazione delle diverse caratteristiche fisiche a determinare quanto sia attraente un corpo" e non i singoli tratti.
C'è da augurarselo perché, altrimenti, a prevalere sarebbe una sciocca legge di "esteriorità", già sufficientemente abusata nella nostra società mediaticizzata e commercializzata da bisogni e mode indotte.
C'è da chiedersi il perché, un tempo, ad esempio negli Anni '60 e '70, andassero di moda modelli di donna burrose e formose, tipo Brigitte Bardot, mentre oggi trionfi l'efebismo e l'indistinzione di una magrezza senza contenuto né forma.
Per fortuna esistono purtuttavia le Laetitia Casta - che pur ha smesso gli abiti di modella - a smentire tale canone imposto !
Anche per i maschietti marca piuttosto male, fra esteriorità che li vogliono senza un filo di pancetta, possibilmente depilati e palestrati, senza barba e con capelli alla "faraone".
Assurdità moderne senza né capo né coda, invero, che snaturano scelte personalissime, magari autenticamente trasgressive e fuori dal tempo, oltre che dallo spazio.
E poi questo salutismo elevato a dogma: niente sigari né sigarette, niente grassi saturi, solo sushi (che fa tanto "radical chic" senza choccare più nessuno), footing e palestra. Ma che tristezza !
E fra un po' dovremo anche sorbirci la relativa "legislazione salutista", come in Francia, ove le bibite gassate e zuccherate sono ipertassate.
No, decisamente così non va.
Occorre forse ripensare e ripensarsi. Leggersi e autoanalizzarsi, anche se queste potranno sembrare parole vane.
L'interiorità - per troppo tempo - è stata relegata a ruolo marginale di una società dei consumi in continua involuzione. Telefoni, telefonini, ipad, televisione e per molti versi il web, hanno soppiantato una comunicazione fatta di scambi affettivi/introspettivi.
La crisi economica di oggi non è che uno specchio di tale involuzione, che ha sostituito ai rapporti umani una sorta di freddo paravento fatto di danaro a buon mercato da spendersi e spandersi sino a non averne più. Il vivere al di sopra delle proprie possibilità - per troppi anni - tanto propagandato dai mezzi di comunicazione di massa e dai governi, non ha fatto altro che portare alla situazione attuale.
La morte civile, sociale e politica di un'umanità schiava della pubblicità, dei media, dei modelli imposti e, quel che è ancor peggio, senza alcun futuro certo.

Luca Bagatin



7 aprile 2013

"Nuova intervista esclusiva all'attrice Lavinia Guglielman" di Luca Bagatin

Abbiamo parlato della rivelazione del momento – l'attrice Lavinia Guglielman - a settembre intervistandola e successivamente in novembre a proposito della sua partecipazione alla web serie horror-thriller "Edgar Just Before Dark", ove la vedemmo calarsi nel ruolo di vampira.
Lavinia, lo, ricordiamo, iniziò a recitare all'età di soli nove anni nel film drammatico "Và dove ti porta il cuore" - a fianco di Virna Lisi – e, in questi ultimi anni, ha partecipato a numerose fiction per la tv, oltre che essere stata protagonista di film drammatici quali “Samir”, per la regia di Francesco Munzi e della commedia di Luca Verdone “La ninfetta e il maggiordomo”.

Oggi vogliamo ancora dedicare ampio spazio a questa graziosa Ninfa dell'Arte, che ci parlerà del nuovo film in lavorazione, nel quale ha – ancora una volta - un ruolo da protagonista.

Luca Bagatin: Dunque, carissima, possiamo dire che la tua carriera è proprio in ascesa...

Lavinia Guglielman: Spero proprio di si ! Anzi mi fa molto piacere che tu lo pensi.


Luca Bagatin: Il nuovo film che state girando proprio in questi giorni è un thriller, se non erro. E tu ricoprirai, come abbiamo detto, un ruolo da protagonista. Puoi dirci il titolo del film e raccontarci, brevemente, la trama ?

Lavinia Guglielman: Si intitolerà Multiplex o per lo meno questo è il titolo provvisorio ed è diretto da Stefano Calvagna. Per quanto riguarda la trama, come già hai detto è un thriller e, qualsiasi anticipazione potrebbe togliere allo spettatore la sorpresa di scoprire sequenza dopo sequenza quello che accadrà. Quindi preferisco non raccontarla !


Luca Bagatin: Ancora una volta un film a cui partecipi nel quale la protagonista autentica è la "tensione" pura. Prima nel ruolo di vampira ed oggi....
E' stato difficile, per te, calarti in ruoli sostanzialmente diversi da quelli che ricoprivi sino a qualche anno fa, piuttosto drammatici e sentimentali ?

Lavinia Guglielman: Non particolarmente, anche se ogni personaggio richiede uno studio accurato ed approfondito. In tutti i personaggi che ho interpretato, volontariamente o involontariamente, ho sempre portato qualcosa di me. Credo che fra l’attore e il personaggio ci sia sempre un inevitabile e necessario scambio osmotico.


Luca Bagatin: Dunque, ancora una volta protagonista come nel 2004 con “Samir”. Quante ore stai dedicando, al giorno, allo studio della tua parte ? Che tecniche utilizzi per calarti nel ruolo del personaggio ? Ti ispiri a qualche modello particolare oppure ti viene piuttosto naturale ?
Lavinia Guglielman: Il tempo che dedico alla preparazione di un personaggio è quello che serve a renderlo credibile. Cerco di interiorizzarlo al massimo, senza tuttavia spersonalizzarmi. Per capirlo meglio, immagino il suo passato, la sua storia e lo vivo di conseguenza in questa sua dimensione. Non ho modelli particolari cui ispirarmi,anche se ammiro molti attori. Comunque è innegabile che, poiché sono un’appassionata di cinema, certi modelli, magari inconsciamente, possano ritrovarsi nella mia recitazione. In ogni caso, spero con tutta me stessa di essere un’attrice originale e molto personale.


Luca Bagatin: So che fra le tue attrici preferite c'è Anna Magnani. Oggi, a tuo parere, c'è ancora spazio per un'attrice del suo calibro, capace di far sorridere e commuovere allo stesso tempo ?

Lavinia Guglielman: Attrici del calibro di Anna Magnani ne nascono una ogni secolo. Il secolo passato ha avuto lei. Per il prossimo, al momento, c’è un grande punto interrogativo. Attualmente, la più grande attrice è innegabilmente Meryl Streep, che riesce a rendere indimenticabile ogni personaggio ,come per esempio la casalinga de “I ponti di Madison County”, Miranda Priestly ne “Il diavolo veste Prada”, per non parlare della sua versatilità in “Mamma mia”.


Luca Bagatin: Oggi, secondo te, nel panorama artistico, è privilegiato il merito o piuttosto la raccomandazione ? Quanto è difficile, secondo te, per una persona preparata come te, approdare al cinema ?

Lavinia Guglielman: Io sono per la meritocrazia, ma in qualsiasi ambiente lavorativo si può incappare nella raccomandazione. Ma non posso parlarne direttamente perché, avendo iniziato da piccola, mi sono fatta conoscere dagli addetti ai lavori provino dopo provino, con impegno e serietà. Fare cinema è il sogno di molti giovani, ma non è facile perché c’è molta concorrenza. Quello dell’attore non è un mestiere che si può improvvisare, è importante lo studio, la preparazione, una fisicità che non è necessariamente la bellezza, può essere uno sguardo, un sorriso, anche un difetto, che rendano unico quell’attore. A tutto questo dobbiamo aggiungere che, come in ogni cosa, serve un pizzico di fortuna.


Luca Bagatin: Ed ora una domanda che esula dal tuo lavoro. Come valuti l'attuale situazione italiana. Certamente ti sarai fatta un'idea e mi interesserebbe sapere una tuo opinione in merito. Senza peli sulla lingua.

Lavinia Guglielman: Il periodo storico che stiamo vivendo è un periodo molto difficile, di grande confusione sociale, morale ed intellettuale. Ma questo non riguarda solo l’Italia. Sarà molto difficile venirne fuori nell’immediato. Speriamo che venga messo da parte l’utilitarismo a favore di una visione più equa e giusta della società, soprattutto per le categorie più a rischio, mi riferisco ai giovani, agli anziani e ai poveri che sono, purtroppo, sempre piu numerosi. Nonostante questo, non sono pessimista e credo che alla fine prevarrà, per quanto riguarda la situazione italiana, il buonsenso, si troveranno accordi che permetteranno la governabilità di questo paese, che merita veramente qualcosa di più.



27 luglio 2012

Massoneria, camici bianchi e deformazioni giornalistiche



Forse sarà colpa del caldo, forse di una distrazione di mezza estate, non sappiamo. Non sappiamo davvero come un direttore serio di un giornale come "Il Tempo" di Roma, ovvero Mario Sechi, abbia potuto pubblicare una notizia tendenziosa e priva di ogni fondamento.
A firma Daniele Di Mario è apparso, il 26 luglio scorso, un articolo reperibile anche sul web, dal titolo inquietante: "Latte in vena al neonato. Massoneria in corsia".
Ora, già di per sé la notizia è tragica, ovvero la morte di un neonato all'ospedale San Giovanni di Roma il 29 giugno scorso per la somministrazione di latte per endovena. Come l'estensore dell'articolo abbia collegato la Massoneria a questo fattaccio, proprio non sappiamo e la cosa ci lascia sgomenti.
Leggendo l'articolo di Daniele Di Mario, infatti, leggiamo solamente che "il potere della massoneria nella sanità è noto. Come lo è, del resto, in altri ambienti: finanza, politica, magistratura, giornalismo".
Ah sì ? Non lo sapevamo davvero. Può, peraltro e per cortesia, l'estensore dell'articolo dimostrare codeste affermazioni ?
No, perché ci appaiono solo delle parole riecheggianti quel "complotto demo-pluto-giudaico-massonico" di fascista memoria.
E, si sa, durante il regime nazifascista, ma anche quello comunista nei Paesi dell'Est, i "potenti" massoni, assieme ai "ricchi" ebrei, erano perseguitati, finivano al confino o, peggio, nei lager e nei gulag.
Ciò andrebbe ricordato e scritto. A presente e futura memoria.
Il Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM Luigi Pruneti, interviene nella questione con fermezza, dichiarando:
"Insomma, ci risiamo. Anche dietro la tragica morte di un neonato avvenuta nell’ospedale San Giovanni di Roma si staglia, come sempre, la massoneria. E io che come Gran Maestro pensavo che le frizioni nelle corsie fossero dovute alla lottizzazione politica dei primariati, illuso e ingenuo nel pensare che i tanti disservizi e i casi di malasanità fossero frutto dei tagli pesantissimi al settore, colpa della macelleria sociale con la quale si spera di arginare lo spread e la crisi finanziaria. E invece nulla di tutto questo. Niente carenza di personale, niente ritmi massacranti, nessuna scarsità di materiale sanitario o sostituzione di quello obsoleto con attrezzature a norma, nessun errore umano né incuria, niente ! Dietro a un fatto così drammatico c’è la massoneria e solo la massoneria. E a scoprirlo è un cronista, un giornalista de Il Tempo che sulla base di un si dice, su dati numerici (sbagliati) dei massoni in Italia e un pizzico di P2, che ci sta sempre bene (come il pepe sulla carbonara) costruisce un articolo che se il fatto – la morte di un bambino – non fosse così drammatico, farebbe solo sorridere. Ora aspetto solamente che lo stesso tipo di informazione scriva qualcosa sulla crisi economica, chissà, forse riuscirà finalmente ad illuminarmi asserendo che la crisi dell’euro è pilotata dagli U.F.O. di Alfa Centauri".
Luigi Pruneti ha ragione da vendere e, una volta di più, non comprendiamo lo spirito e l'intento del cronista de "Il Tempo" che, essendo giornalista, potreva e potrebbe documentarsi meglio visto che le sedi delle Obbedienze massoniche italiane sono in pieno centro di Roma ed aperte a chiunque e lo sono da oltre un secolo (salvo durante il fascismo che, appunto, le fece chiudere...come forse qualcuno desidererebbe anche oggi).
La Massoneria sicuramente non uccide nessuno. Affermarlo, se non fosse ridicolo, sarebbe aberrante.
All'origine dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) c'è lo spirito massonico di umanità e fratellanza fra i popoli. All'origine di organizzazioni umanitarie quali l'Unicef, la Fao, l'Unesco, la stessa Croce Rossa Internazionale - fondata dal massone Henry Dunant - c'è lo spirito massonico.
Tutto ciò, il giornalista de "Il Tempo", forse, nemmeno lo sa e la cosa è molto, molto grave per chi fa un mestiere legato all'informazione.
Purtroppo in Italia siamo abituati, più che all'informazione, alla deformazione. La deformazione fa vendere copie di giornali, anche in tempo di crisi, si dice.
E' purtuttavia la formazione (quella formazione che insegnano da secoli anche nelle Logge massoniche, attraverso un percorso di elevazione morale e spirituale), la chiave per far evolvere, nel lungo periodo, il pensiero umano e far crescere le nuove generazioni in un progetto di condivisione e di costruzione di un presente e di un futuro possibili/sostenibili.
Se gli operatori dell'informazione di oggi lavorassero di più sulla formazione, a partire dalla loro stessa formazione, forse, le deformazioni sarebbero evitate.
Confidiamo ad ogni modo che, l'articolo dell'altro giorno apparso su "Il Tempo", sia semplicemente il frutto di una distrazione estiva del Direttore responsabile.

Luca Bagatin



23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



21 dicembre 2011

"La mia vita è un Caos Calmo: Natale 2011" monologo by Baglu



Non lo so perché, ma io questo Natale non riesco a sentirlo, non riesco a percepirlo come lo percepivo, ad esempio, da bambino.
Vabè, è normale, ma mi accontenterei di percepirlo almeno come lo precepivo sino all'anno scorso.
Non lo so perché. Sarà che quest'anno non ha fatto ancora abbastanza freddo.
Sono qui, su questa panchina, da solo, ad osservare ciò che mi circonda.
Da anni non riesco a guardare i telegiornali. In particolare la cronaca nera. Però, anche da questa panchina,  giungono comunque le notizie. E poi leggo regolarmente i giornali e l'occhio cade anche laddove non vorrebbe.
Come si fa a morire a sedici anni ricevendo un pugno da un tuo amico ? Come si fa ad obbligare la propria figlia sedicenne ad andare regolarmente del ginecologo per controllare la sua illibatezza ?
Come si fa a dare fuoco a campi nomadi ove vi sono, fra l'altro, anche dei bambini ? Come si fa a sparare contro dei venditori ambulanti solo perché hanno il colore della pelle diverso ?
Io non lo so e mi chiedo sempre come mai i centri di igiene mentale non siano sovraffollati. Mi chiedo quanti siano i malati di mente che affollano le nostre strade e magari, proprio in questi giorni, sono a caccia degli ultimi regali natalizi.
Ma sono davvero malati di mente, costoro, oppure dei veri assassini a piede libero ? Ce ne sono tanti, lo so. Ed io perché mi dispero, io che sto qui, su questa panchina a leggere e a guardare la gente che passa ?
Molti di costoro, di questi assassini, hanno persino dei figli, sì.
Ad una ragazzina di Trento i suoi genitori volevano che abortisse, mentre lei non voleva. Alla fine lei lo ha fatto.
Ci sono altri deficienti che si chiedono come mai delle ragazze, a sedici anni, non si ribellano ai loro genitori. Preferisco non rispondere ad una questione sin troppo ovvia.
Oggi ho visto un bambino con i suoi genitori. Mi sorrideva, mentre io me ne stavo qui a leggere. I suoi genitori gli hanno detto qualcosa, guardandomi in malo modo. Una cosa tipo: "Non dare confidenza agli estranei". Mah, vabè.
Poi i suoi genitori si sono distratti un attimo e lui è venuto verso di me è mi ha chiesto: "Ma tu ci credi a Babbo Natale ?". Io ho distolto lo sguardo dal giornale e l'ho osservato, sorridendo, ma un po' imbarazzato.
"Sì, io ci credo", gli ho risposto.
"No, perché il mio babbo e la mia mamma mi dicono che non devo credere a queste cavolate, ma io ci vorrei credere. E' che loro pensano che altrimenti crescerei deficiente".
"Ah ecco, giusta teoria...", gli faccio io stupito pensando a quando da bambino, a casa mia, arrivavano i doni di San Nicolò, Santa Lucia, Babbo Natale e la Befana. Piccoli doni, niente di che, ma che alimentavano la mia fantasia di bambino, appunto.
"Ma tu hai detto che Babbo Natale esiste...e sei anche uno grande...".
"Grande e non deficiente, pergiunta ! Sì, ecco, vedi, io sono diventato così grande proprio perché credo a Babbo Natale. Sai, nella mia famiglia non siamo mai stati ricchi, però non ci è mai mancato lo spazio per un minimo di fantasia. Per esempio: lo vedi quell'albero laggiù ? Non ti sembra una specie di fata verde ?"
"Sì, è vero...e quell'altro un orco e quel cespuglio un elfo..."
.
"Ecco, lo vedi ? A me, pensa, la maestra strappava i disegni perché disegnavo Babbo Natale che volava. Ma io sapevo che Babbo Natale volava, con le sue renne !"
.
"E' vero ! Ma che maestra avevi !".
"Eh, una come i tuoi genitori. Una che non lasciava la porta del suo cuore aperta all'immaginazione, che è parte della nostra vita. Tu, che cosa vorresti per Natale ?".
"Vorrei che i miei genitori facessero pace. Litigano sempre, mio babbo è sempre fuori per lavoro e la mamma è nervosa e se la prende con me".
"Ecco, vedi, fra poco è Natale e magari Babbo Natale andrà a parlare con i tuoi genitori e cercherà di farli far pace".
"Dici davvero, signor.... ?".
"Baglu, mi chiamo Baglu. Sì, certo, ciao piccolo".

"Ciao, Baglu !"
Prima di Natale fermerò quei due signori, marito e moglie, che mi guardano sempre in cagnesco e che passano sempre davanti alla mia panchina. Parlerò con loro e cercherò di trovare una soluzione. Lo devo a quel bambino, che mi ricorda tanto me da piccolo e tutti quei bambini che hanno il diritto di sognare e di costruirsi un'avvenire migliore di quello al quale questo triste mondo li ha destinati.
Se i genitori parlassero più spesso ai loro figli, forse, crescerebbero molto più sani caratterialmente.
Pensiamo di dare tutto ai figli regalando loro la prima Barbie, il primo robot, la Playstation, i primi trucchi, lo scooter a quindici anni, la patente a diciotto... Ma in realtà non sappiamo niente di loro, non li aiutiamo a sognare, a costruire una loro personale interiorità.
A volte si impara di più stando su una panchina, ricordando quell'estate alla Festa del Mare di Torvaianica: Lei ed io e delle buonissime crepes al cioccolato.
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