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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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31 marzo 2013

Premio Miss Moana 2013


Da iscritti e sostenitori dell'Associazione Moana Pozzi (fondata dalla madre dell'attrice, Giuseppina Alloisio e dall'amico Mauro Biuzzi nel 1999 e presieduta dallo stesso Biuzzi), nonché da amanti dell'arte e dell'arte erotica nella fattispecie - incarnata anche dalla personalità di Moana Pozzi -  vogliamo segnalare il Premio annuale Miss Moana, indetto dall'Associazione intitolata a suo nome ed il cui statuto e regolamento è scaricabile al link: http://www.moanamoana.it/attivita/miss_moana/index.html

I provini per il premio sono aperti sino al 30 maggio ed il Premio - così come la stessa Associazione -  intende recare omaggio alla figura di Moana Pozzi, il suo impegno artistico e politico, culminato nell'esperienza delle Amministrative di Roma del 1993, con la presentazione della lista del Partito dell'Amore, con un programma contro la corruzione, per la lotta alla criminalità, la tutela dell'ambiente e la costituzione del parchi dell'amore.

A riassumere il significato del Premio Moana Pozzi, lo stesso preambolo dello Statuto, che qui riportiamo:

Il Premio Moana Pozzi o PMP nasce dalla nostra convinzione che Moana - la quale diventò Icona della Pornografia in quanto era una cubatura della Diva del Cinema, che era a sua volta il quadrato di una Divina del Teatro, della Pittura e della Poesia classiche (da Elena di Troia a Eva) - non sia che un anello di una catena esponenziale dell'Eterno Femminino che può continuare anche oggi senza bisogno della clonazione (forma nostalgica di una scienza solo mnemonica), alla faccia di quella scuola di cattedratici materialisti e neoborghesi che vorrebbero quel Femminino popolare e contadino definitivamente sterminato dalla Fine della Storia (1944) e dall'avvento dell'Impero della frigida rockstar Madonna, androgina e disincarnata immagine televisiva che regna sull'appestata Vallettopoli mondiale.
Il PMP va in controtendenza nella difficile ricerca delle Nuove Incarnazioni del Femminile Seduttivo, ultima immuno.barricata di anticorpi opposti alle immagini.schiave del mercato drogato del Crack.Trash
.


Desideriamo inoltre ricordare che, nel 2009, il Premio Moana Pozzi fu vinto dall'attrice Violante Placido, la quale, nello stesso, anno, fu ottima interprete protagonista della fiction "Moana" di Alfredo Peyretti.

Queste le attuali candidate in lizza per il Premio Moana Pozzi 2013 (materiale tratto dal sito ufficiale dell'Associazione Moana Pozzi www.moanamoana.it):

Oaie Mariana a.k.a. India  

 

   Profilo originale quello di India, sul quale vogliamo mantenere quel tanto di mistero che si addice al personaggio. Diciamo solo che è di origine rumena e greca, ma si è soprannominata India perché studia e pratica danza indiana e contemporanea. Vincitrice di un'edizione del Misex, performer dal vivo e in tv, mora di sapore moresco, mediterraneo e dionisiaco. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto INDIA.  


Silvia Arri a.k.a. Silvia Singer  

 

   Originaria dell'Astigiano, Silvia è una cantante melodica che condivide con Moana la passione per il canto. Silvia ha infatti interpretato con carattere alcuni brani di Moana e, in particolare, il suo hit L'ultima notte. Silvia inoltre cura un blog dedicato a Moana (Moana Passion), ha fondato in Fb un gruppo di fun di Moana e, per queste sue attività, è stata nominata Socia onoraria dell'AMP nel 2012. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto SILVIA.  

Jani Gantjana a.k.a. Moana Conti  

 

   Lei è la nostra reginetta in carica, la candidata da battere: Miss Moana 2012. Bionda di origini slovene, è un eccellente e raffinata performer in spettacoli hard di sua invenzione, nei quali si ispira apertamente a Moana, tanto da portarne il riferimento anche nel nome d'arte. Nelle pose fotografiche il suo ritratto ricorda molto il taglio di quello della Monroe. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto MOANA.  


Cinzia Evangelista  

 


   Cinzia è la nostra prima candidata che non appartiene al mondo dello spettacolo (motivo per il quale tuteliamo la sua identità mostrando il suo volto solo in parte). Erede delle belle more di origine ciociara (che Sofia Loren e De Sica portarono sul grande schermo), Cinzia è legata a Moana da due passioni: quella per le pose da modella e da pin-up e quella per l'haute couture, entrambe a vario titolo molto inerenti al Premio Moana Pozzi. La prima passione è un hobby, che Cinzia pratica anche con autoritratti allo specchio. La seconda è una sua vocazione, che si esprime attraverso la creazione di pezzi unici di alta sartoria, con i quali vuole trasmettere di nuovo il senso dell'haute couture francese delle maison storiche da lei riscoperte, come Vionnet, Grès, Lanvin e Dessès. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto CINZIA.  



27 marzo 2013

Franco Battiato, uno spirito libero stoppato dalla partitocrazia

ma quando ritorno in me,
sulla mia via, a leggere e studiare,
ascoltando i grandi del passato?
mi basta una sonata di corelli,
perché mi meravigli del creato!
(Franco Battiato)


Franco Battiato è certamente uno fra i più grandi artisti postmoderni del nostro Paese.
Musicista, cantautore, spiritualista, regista, persino attore, oltre che - da sempre - politicamente impegnato, libertariamente e anti-ipocritamente parlando, senza faziosità alcuna.
Franco Battiato, una vita coerente, la sua, anche quando si è trattato di assumere l'incarico di Assessore al Turismo - a titolo gratuito, peraltro - della Regione Sicilia, guidata da Crocetta.
Ma, in politica, si sa, quando dici le cose come stanno finisce poi che ti sparano addosso e ti dicono che no, l'hai detta e fatta grossa, che hai oltraggiato questo e quello. Ipocritamente.
Franco Battiato, che ipocrita non è, dicevamo, ha espresso una pur greve e prosaica opinione sul mercimonio della politica dei parlamentari. Ora, se qualcuno dovrebbe offendersi, forse dovrebbero essere quelle prostitute che hanno scelto di vendere il proprio corpo per scelta e per mestiere e che, come tali, andrebbero regolamentate e permesso loro di svolgere la professione, con opportuni controlli igienico-sanitari ed in luoghi comodi e piacevoli, con tanto di partita IVA.
Purtroppo, sono almeno vent'anni che i politici nostrani oltraggiano le istituzioni della Repubblica - fondata sul sangue dei martiri del Risorgimento e della Resistenza - e lo fanno con leggi elettorali incostituzionali, antidemocratiche, non rappresentative dell'elettorato. E le oltraggiano con promesse elettorali mai mantenute e con vincoli di mandato che non esistono, in barba ai programmi sottoscritti con gli elettori: a destra come a sinistra.
Ora, è Franco Battiato a doversi vedere revocato il mandato di Assessore della Giunta Crocetta, oppure doverebbero essere gran parte dei parlamentari italiani, peraltro non eletti da nessuno, visto che è in vigore la legge elettorale denominata "Porcellum", ove i parlamentari sono nominati direttamente dalla Segreterie di partito ?
Spiace che una personalità sensibile ed intelligente come il Presidente Crocetta non abbia compreso ciò e si sia, diversamente, accodato al Circo Barnum ipocrita della partitocrazia italica.
Possibile che i politicanti italiani, anziché fare mea culpa, abbiano puntato il dito contro l'artista Franco Battiato per dichiarazioni pur prosaiche, ma sulle quali ci sarebbe non poco da riflettere ? E che cosa ne pensano, poi, i parlamentati europei che quelle parole di Battiato hanno ascoltato ? Non pensano, forse, che la politica italiana sia ormai alla frutta, tutta presa nel difendere l'indifendibile ?

E non ci lamentiamo poi se la signora Merkel ci da lezioni di politica !
Se ci fosse un minimo di serietà, responsabilità, alta considerazione delle Istituzioni e soprattutto degli elettori italiani, allora i parlamentari italiani - non eletti da nessuno, lo ripetiamo - dovrebbero dimettersi seduta stante. Ammettere la non democraticità del "Porcellum" ed indire subito le elezioni per un'Assemblea Costituente, eletta su base proporzionale da tutti gli aventi diritto al voto, che riscrive le regole del gioco ed une legge elettorale sulla quale vigili un Presidente della Repubblica ed una Corte Costituzionale realmente rispettosi dei principi di rappresentatività e democrazia, iscritti nella Carta Costituzionale. E il governo, mi si dirà ? Si commissari il governo per il tempo necessario ad indire delle vere e democratiche elezioni politiche, come hanno fatto in Belgio.
Purtroppo, ad oggi, pare che codesta serietà da parte delle istituzioni nei confronti dell'elettorato sia del tutto assente.
E, ancora una volta, a rimetterci è uno spirito libero che dice ciò che pensa.

Luca Bagatin



30 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: una sconfitta della partitocrazia

I risultati delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana potevano dirsi una sorta di test nazionale.
Per molti versi così è stato e, queste elezioni, hanno fornito un dato inequivocabile: il 53% dei siciliani si è astenuto, ovvero non ha accettato di scendere a patti con questa partitocrazia che, in Sicilia, rappresentava - a destra come a sinistra - la continuità con le politiche nefaste di Raffaele Lombardo.
Tale partitocrazia, ricordiamolo, ha peraltro escluso dalla competizione la lista civica "LeAli alla Sicilia" - guidata da Davide Giacalone - con accuse infamanti, affermando che un candidato della civica aveva la fedina penale sporca, salvo poi scoprire che si trattava di un caso di omonimia !
Gli indagati, infatti, erano altrove. E, il 53% degli elettori, non li ha votati.
A questo dato, possiamo aggiungere l'exploit del Movimento 5 Stelle che, candidando il trentasettenne Giancarlo Cancelleri, persona pulita e che non ha mai fatto politica in vita sua e proponendo una riduzione degli sprechi e dei privilegi, si è guadagnato il 14% dei consensi, superando il duopolio Pd-PdL.
La partitocrazia, in Sicilia, ma probabilmente anche nel resto d'Italia, appare alla frutta.
E questa non è antipolitica. Precisiamolo.
L'antipolitica è rappresentata dalle facce di bronzo come quella di Angelino Alfano che, nonostante una gestione totalmente fallimentare di quanto resta del PdL, si candida alle primarie, anziché, più seriamente, ritirarsi per sempre dalla vita pubblica.
E dalle facce di bronzo di Bersani e Casini, i quali, assieme, in Sicilia, hanno a malapena raccattato il 30% dei consensi. E, per favore, la smettano di parlare di alleanza fra "progressisti e moderati", perché, a quanto ci risulta, il partito di Bersani è tutto fuorché progressista (si confronti con il Partito Socialista francese e con il Labour Party inglese e poi ci si renderà conto di quanto il carro cattocomunista appartenga ad una storia e ad una cultura completamente diverse e profondamente conservatrici).
Ne escono con le ossa rotte i neo-comunisti di Vendola, i dipietrini e quelli di FLI, che non potevano scegliere candidato peggiore: Gianfranco Miccichè, sul quale evitiamo di fare ulteriori commenti.
Se questo è un test elettorale nazionale, si vede bene come a perdere consensi sia tutto il centrodestra, che ormai ha perduto ogni credibilità ed ha perduto tutto il suo elettorato originario di matrice liberale.
Il centrodestra, ormai, o decide di puntare su personalità credibili quali Oscar Giannino e manda in pensione i vari clericali e statalisti alla Quagliariello, Cicchitto ed Alfano, oppure è destinato a cedere il passo al Movimento 5 Stelle che, per quanto non abbia nulla di liberale, punta ad un programma di riduzione degli sprechi e di lotta alla partitocrazia. In questo senso, in sostanza, risulta molto più credibile, serio ed incisivo.
Il carro cattocomunista, diversamente, continua a non superare il suo storico 30%, con o senza comunisti duri e puri e dipietristi. L'unica carta che rimane loro è dunque una vittoria di Renzi alle primarie ed una svolta del partito in senso democratico (non solo nel nome, ovviamente).
Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta.
Purtroppo, temiamo di no.

Luca Bagatin



29 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: HA VINTO L'ASTENSIONE ! Viva l'onestà intellettuale dei siciliani !



Alle elezioni regionali siciliane ha VINTO L'ASTENSIONE contro la mafiosità partitocratica !

Si sono astenuti il 53% degli aventi diritto al voto.
Un ottimo segnale contro "questa" politica.
Adesso occorre organizzarsi e riorganizzarsi, con Davide Giacalone, con Oscar Giannino, con le persone oneste e di buona volontà  di questo Paese !



27 ottobre 2012

L'invito di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it al NON voto in Sicilia



Di fronte alla presenza di 32 indagati in pressoché tutte le liste (salvo il M5Stelle di Grillo) presenti alle elezioni amministrative siciliane di domani; di fronte ad un fronte unico, da destra a sinistra, di continuità con le politiche nefaste di questi anni attuate da Raffaele Lombardo ed infine, di fronte alla ingiusta mancata presentazione della lista civica "LeAli alla Sicilia" guidata dal giornalista Davide Giacalone , il presente blog invita TUTTI gli elettori onesti della Sicilia a NON ANDARE A VOTARE.
Al fine di non essere complici di questo sistema di illegalità e di omologazione a volontà oligarchiche.
Riportiamo di seguito anche le dichiarazioni di Società Aperta, il movimento politico-culturale guidato da Enrico Cisnetto ed un articolo di Davide Giacalone.
Buon NON voto, nel segno della trasparenza e del coraggio.

L.B.

Da Terzarepubblica, organo di Società Aperta

A proposito di Sicilia, due parole sono dovute per quel tentativo – la lista “LeAli alla Sicilia” capitanata da Davide Giacalone – che Società Aperta ha condiviso e sottoscritto con entusiasmo, e che non ha nemmeno varcato la soglia del voto. La lista non è stata ammessa: per la presenza di un candidato con la fedina penale sporca – salvo aver scoperto dopo che trattavasi di un clamoroso caso di omonimia – e per un ritardo nella presentazione delle firme raccolte, segno di un deficit organizzativo e di risorse che certifica come in queste circostanze la buona volontà non sia sufficiente. Giacalone ci ha provato a combattere a mani nude contro chi le aveva piene di soldi, ed ha comunque vinto – anche senza essere presente al voto – per essere riuscito a marcare la differenza tra chi è portatore di idee e di progetti e chi, invece, sguazza in quel potere che ha portato la Sicilia al disastro. È poco e molto, nello stesso tempo. Dopo il voto, che sarà comunque significativo per quanto potrà poi accadere in Lombardia e nel Lazio e quindi a livello nazionale, sarà il caso di ripartire da quel “tanto” senza per questo dimenticare le ragioni di quel “poco”.



Domenica si aprono le urne, intanto hanno chiuso, chiudono e chiuderanno le aziende. Da ultimo quelle edili, che hanno deciso di fermare tutti i cantieri pubblici, perché la regione, in Sicilia, è già fallita e non paga. Né pagherà. Farà solo crescere il debito. Per avere un’idea della campagna elettorale, nell’isola, basterà osservare che di questo, vale a dire del problema più grosso e pressante, neanche s’è parlato. Quando si conteranno i voti ci saranno due sconfitti, un profittatore e un vincitore.

1. Il centro destra ne uscirà sconfitto perché c’è entrato spappolato. I vertici nazionali hanno sperato di evitarlo, piegandosi a candidare Gianfranco Micciché. Lo annunciarono ufficialmente, dimostrandosi incapaci di capire che un pezzo del loro mondo non lo avrebbe mai digerito e che lo stesso Micciché era ormai preso nel gioco di Raffaele Lombardo. Eppure hanno sperato di tenerlo, accettando che fosse Micciché a indicare la seconda scelta: Nello Musumeci. Non è bastato, la rottura s’è consumata. Così non hanno l’unità, non hanno una candidato forte, non hanno una linea politica. Dietro Musumeci c’è il vuoto. Accanto a Musumeci c’è un Angelino Alfano che spera di vederlo vincere, in modo da trovare la forza per affermare la propria leadership, anche in vista delle primarie. Mentre Musumeci è un galantuomo figlio di una cultura estremista, la cui campagna elettorale (come anche quella della sinistra) s’è ridotta a fare il verso alle cose più scialbe e insignificanti dell’antipolitica. Sono onesto, dice di sé. Bella cosa, ma gli servirà a nulla con la regione in deafult e privo di maggioranza.

2. Il centro sinistra perderà le elezioni, perché anche su questo fronte la spaccatura è insanabile: in Italia il Pd è alleato di Sel e diviso dall’Udc, in Sicilia è alleato dell’Udc e diviso da Sel. Se vincessero non sarebbe una vittoria della linea della segreteria nazionale e se perdessero sarebbe una sua sconfitta. Non una bella prospettiva. Se Rosario Crocetta dovesse prendere un voto più di Musumeci si troverebbe a governare con i lombardiani. Se ne prenderà uno in meno si verificherà la rottura con i casiniani. Un obbrobrio trasformista. Dietro Crocetta ci sono liste più solide di quelle che accompagnano Musumeci, anche perché il mondo degli affari ha guardato più a sinistra che a destra. L’ex sindaco di Gela si fa un vanto della propria esperienza amministrativa, ma il posto dove lo voteranno meno è proprio la sua citta. Lo conoscono. In un dibattito pubblico disse che i dipendenti regionali in esubero potrebbero essere assunti nei comuni. Delirio, unito alla consapevolezza che ragionare seriamente non porta voti.

3. I lombardiani osservano la campagna dei due perdenti che si contendono la falsa vittoria, e si fregano le mani. A guidare la terza compagine c’è un Micciché pronto a dire qualsiasi cosa, compreso lisciare il pelo all’indipendentismo. Ma rischia: la trattativa di potere, una volta chiuse le urne, tornerà nelle mani di Lombardo. Posto che Lombardo e Micciché, alleati, si disprezzano con sicula passione. Il presidente uscente, che intanto piazza il figlio, ha una posizione forte: l’Udc è il suo partito d’origine; il Pd è quello che lo ha appoggiato; il Pdl quello che lo ha portato alla presidenza. O fanno un accordo fra di loro, assai improbabile, o uno di loro deve mettersi d’accordo con lui. Intanto si toglie uno sfizio: mentre gli altri negano il default, bollandolo come persecuzione delle demoniache forze nordiche (lo dissero anche a me, che sono siciliano), lui fa dire ad un suo assessore (Armao) che è imminente. Ma per colpa degli altri. Fossimo al circo, non resterebbe che applaudire il giocoliere. Purtroppo è il circo ad essere in noi.

4. Il vincitore delle elezioni è Beppe Grillo, che ha fatto una campagna perfetta. Ha saputo parlare alla pancia degli elettori di destra, che considerano ripugnante questa politica. S’è rivolto a quelli di sinistra, dimostrando facilmente che non sono i loro beniamini gli antagonisti dell’affarismo e del malgoverno, posto che alcuni ne sono i protagonisti. Ha fatto un fischio alla marea di elettori che non provano alcun gusto a votare, invitandoli a portare il pernacchio nell’urna. Si dice: non ha proposte e programmi. Ne ha più degli altri, se è per questo. Ma è una discussione inutile: vince perché dimostra che gli altri sono in stato confusionale, nonché di saper sfruttare la confusione. Per il resto, Parma docet: mica vuol governare.

Leggo analisti e politici che dicono: attendiamo le elezioni siciliane, per capire e orientarci. Ma che minchia ci dovete capire? Un’accozzaglia di perdenti popolerà un Parlamento regionale senza sapere cosa fare e lasciando affondare l’economia. Leonardo Sciascia vedeva avanzare la “linea della palma”. Qui una politica agonizzante vedrà dilagare la linea della salma.



10 ottobre 2012

"ELEZIONI DA CANI": Davide Giacalone (purtroppo e furbescamente escluso dalla competizione elettorale) interviene a proposito delle imminenti elezioni amministrative siciliane



Stefano potrebbe ben figurare nel caravanserraglio della prossima Assemblea regionale siciliana. E’ vero, è un cane. E allora? Non è il solo candidato dotato di guinzaglio. Intanto è francese ed è molto giovane, il che lo rende estraneo alla colpa dei favoriti: non ha mai fatto comunella con Raffaele Lombardo, oramai divenuto incarnazione (oltre i suoi meriti e demeriti) di una classe dirigente dissennata, profittatrice, cieca e responsabile del fallimento siculo. Molti cittadini di Favara, nell"agrigentino, gli hanno attrezzato un comitato elettorale e hanno preparato i manifesti. La sua espressione spicca per lo sguardo penetrante e il piglio combattivo. Che manca alla gran parte di quelli che hanno buttato milionate per appicciare il proprio faccione in ogni dove.

Non è un cane l’ottimo Antonio Paladino, candidato nelle liste Udc che appoggiano Rosario Crocetta, ma anche in quelle di Grande sud, che appoggiano Gianfranco Micciché. Lo hanno preso variamente in giro, ma il nostro uomo ha una sola faccia (tanto che i due manifesti sono fatti con la medesima foto) e anche una certa coerenza: nei due schieramenti ci sono gli amici di Raffaele Lombardo. L’Udc lo fece nascere, il Pd lo tenne al governo, ora Grande sud ne ospita la famiglia. Peccato Paladino non si sia candidato anche nel centro destra, appoggiando equanimemente Nello Musumeci, scelto da Micciché dopo che il Pdl aveva scelto Micciché. Posto che il centro destra è responsabile di avere portato Lombardo alla presidenza. Un Paladino diverso da quelli dell’epica cavalleresca, ma pur sempre pupo capace di restituire l’assurdità delle elezioni siciliane. E Paladino previdente, perché nessuno avrà la maggioranza e i competitori odierni saranno alleati domani.

Straordinaria la performance di Micciché: il presidente devo farlo io perché ho amici in Europa e mio fratello in Banca Intesa. Impareggiabile il resoconto del suo dialogo con i potenti del Pdl, nel quale fino a ieri mattina si trovava: gli inceneritori si devono fare, ma non con la mafia. Sarebbe come dire che Lombardo (suo alleato) li fermò per osteggiare i picciotti. Salvo il fatto che un assessore della giunta Lombardo, Marco Venturi, va ripetendo (tardivamente) di avere trasmesso alla procura le prove della lunga, ripetuta e collaudata collaborazione fra Lombardo e la mafia. Sicché la domanda è: ma se si esclude di collaborare con la mafia è perché qualcuno lo sta già facendo o proposto? Nel qual caso, anziché mandare messaggi trasversali, incombe un solo dovere: fare denuncia.

Il governo centrale ha concesso a quello siciliano di derogare al patto di stabilità. Chi ha vinto? La paura. Quella di vedersi precipitare addosso un debito nascosto e negato, enormemente più grande di quello contabilizzato. Ma la deroga copre le necessità di poche settimane, passate le quali si torna al punto di prima. Più poveri. Si naviga a vista, guadagnando ore all’inabissamento.

Nel mentre va in scena tale grottesco contendere, si viene a sapere che la Corte d’Appello ammise liste totalmente irregolari. Non dietro le quinte, ma direttamente in piazza si accapigliano soggetti secondo cui da questo o quel listino il Tizio o la Caia sarebbero stati esclusi o inclusi all’ultimo minuto. C’è anche una quantificazione: 45 minuti prima della presentazione. Straordinario, nel qual caso sono false firme e autenticazioni. Alla Corte dovrebbero fare caso a un dettaglio: se l’autentica di accettazione del candidato è successiva a quella dell’elettore che lo sostiene è probabile che qualche pubblico ufficiale stia attestando il falso. Ma alla Corte sono distratti, talora. Posso affermarlo per esperienza diretta: presentammo liste disallineate e pisacanesche, prontamente fatte fuori da una Corte occhiuta e fedele al proprio lavoro (servivano 900 firme e ne raccogliemmo 950, ma pasticciando nella presentazione: bene, giusto, l’ho già detto), salvo il fatto che nel rigettarle scrisse che fra i candidati di quella lista (LeAli alla Sicilia) c’era un condannato, per delitto doloso, a tre anni e mezzo di carcere. Volevo buttarmi da un ponte. Che vergogna.

Vabbe’ essere dilettanti, ma anche criminali. Poi, però, abbiamo accertato che la Corte ha scritto il falso. Quel signore non è mai stato condannato, né si apprestano a farlo. Semplicemente non era lui. Peccato che quel falso ha funzionato da intimidazione, nei nostri confronti. Qui qualcuno deve pagare.

Stefano non è l’unico cane, in questa vicenda. La Sicilia ha imboccato una deriva da sobborgo colombiano. Vorrei fare osservare che da queste colonne denunciammo la follia di far entrare la regione anche in una compagnia aerea (non bastando gli altri sprechi). Confindustria ci ha messo una decina di giorni, per dire la stessa cosa, mentre i candidati della corresponsabilissima trinità non lo hanno ancora fatto. Che aspettano, la carta d’imbarco? E ricordo che non sussurrando in un orecchio, ma scrivendo qui abbiamo invitato le autorità a indagare sulla regolarità delle spese elettorali: fatturazioni, pagamenti, afflusso del denaro e sue fonti. Noi siamo dilettanti, e lo abbiamo dimostrato, ma se qualcuno pensa che lo stretto farà da cordone sanitario nel fermare l’infezione siciliana si sbaglia. Alla grande.

Davide Giacalone



11 settembre 2012

CHI E' GIANFRANCO MICCICHE' ? di Paolo Bianchi

Amiche e amici visitatori del blog di Luca Bagatin, il mio nome è Paolo Bianchi e sono un cittadino italiano (e qui parlo da semplice cittadino italiano); in quanto tale sono interessato (e spesso preoccupato) per le sorti dell'Italia, di tutta l'Italia.  

Si presentano imminenti le elezioni in Sicilia: una regione critica da sempre per le tante ragioni tristemente note.
Tra i candidati alla presidenza della Sicilia c'è anche l'on. Miccichè, appoggiato da una lista comune composta dal Partito Liberale Italiano e da Futuro e Libertà per l'Italia. 
Io, pur essendo anche il Commissario Nazionale della Gioventù Liberale Italiana (GLI), che è la sezione giovanile del Partito Liberale Italiano (PLI), ho esplicitato liberamente, rivolgendomi ai massimi dirigenti del partito, la mia più assoluta contrarietà a tale scelta politica. I motivi di questa mia posizione non c'è bisogno che ve li spieghi, si desumono facilmente dal breve articolo (una semplice nota biografica, ma totalmente attendibile) che ha trovato accoglienza qui, sul blog dell'amico e autentico liberale Luca Bagatin, che ancora ringrazio.
Perché, qualunque sia la nostra opinione, è sempre bene esprimerla; per dirla con Martin Luther King: "Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".
"Buona" lettura,

Paolo Bianchi

Chi è Gianfranco Miccichè?
di Paolo Bianchi




L’on. Gianfranco Miccichè, attuale leader di “Grande Sud”, nasce a Palermo il 1° aprile del 1954.
È stato due volte sottosegretario, una volta vice ministro del Ministero dell’Economia e delle Finanze e,
tra 2005 e 2006, Ministro dello Sviluppo e Coesione territoriale. Tutte le volte sotto la presidenza di Silvio
Berlusconi.
Nato da un’agiata famiglia della borghesia palermitana; si attiva politicamente negli anni ’70, aderendo
alla formazione extraparlamentare di orientamento comunista rivoluzionario “Lotta Continua”, per poi
cominciare nel 1993, con l’adesione a “Forza Italia”, il lungo connubio berlusconiano.
Nell’estate del 2006 viene eletto Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Da Presidente della “Fondazione Federico II” nomina direttore generale l’ex deputato Alberto Acierno, che
sarà arrestato tre anni più tardi dalla Guardia di Finanza per aver usato le carte di credito della Fondazione per pagare bollette Sky ed Enel, viaggi e scommesse effettuate su casinò on line.
Nel 1988 Micciché, che all’epoca lavorava presso “Publitalia ‘80” (grazie alla conoscenza di Marcello
Dell’Utri), è stato interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga a Palermo, in quanto
sospettato di spaccio. La risposta dell’onorevole è stata: “Non sono uno spacciatore, ma solo un assuntore di cocaina”.
Alcune sue dichiarazioni hanno, negli anni, creato scalpore: nel 2001 dichiarò che “se per fare gli appalti
dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”; lo disse in difesa di
Pietro Lunardi , il quale aveva precedentemente affermato che “con mafia e camorra bisogna convivere”.
Nell’ottobre 2007 Micciché ha criticato l’intitolazione dell’aeroporto di Palermo ai giudici Falcone e
Borsellino; poiché tale titolo sarebbe causa di un’immagine negativa.
Di questi giorni è la notizia che il Partito Liberale Italiano e Futuro e Libertà per l’Italia sosterranno, con liste comuni, la candidatura di Gianfranco Micciché a Presidente della Regione Sicilia.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini