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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 aprile 2015

Insegnante di Terni sospeso dall'insegnamento. Aveva compiuto il dovere civico di rimuovere il crocifisso dall'aula (sic !)

E' vergognoso, scandaloso e aberrante, ma tant'è.

Tant'è che ad un insegnante di lettere di un'Istituto per Geometri di Terni – il prof. Franco Coppoli - si impedisca di insegnare e lo si sospenda per un mese dal percepire lo stipendio.

E' vergognoso, scandaloso e aberrante perché la motivazione è la seguente: ha tolto il crocefisso dall'aula in cui insegnava.

E allora ? Allora ha fatto bene, perché la scuola è un luogo pubblico ed un crocifisso appeso al muro c'entra come un cane in chiesa !

E invece no. Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, ha deciso che “il comportamento contestato al Sig. Coppoli Franco, nonostante le motivazioni addotte nella difesa, costituisce una violazione dei doveri connessi alla posizione lavorativa cui deve essere improntata l’azione e la condotta di un docente” per cui ha ritenuto “legittimo erogare la sanzione disciplinare della sospensione dall’insegnamento per trenta giorni”.

La medesima cosa era peraltro accaduta al prof. Coppoli nel 2009 e per la medesima motivazione.

Cioè, fateci capire, il fatto di aver compiuto il dovere civico di rimuovere un simbolo inopportuno in un luogo pubblico costituisce...una violazione ???

Ma in che razza di Stato neo-islamico viviamo !!!???

In un articolo del 2011, riportato anche nel mio saggio “Universo Massonico” (Bastogi Editrice), a proposito dell'inopportunità dei simboli religiosi nei luoghi pubblici scrivevo: Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall'Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto Il Cristo fu inchiodato ad una "tau", come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la swastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l'utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun back ground culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sé una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei Secoli e così è tutt'ora.
Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della swastica nazista posta in un locale pubblico: l'autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante !) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di Potere meglio preferirebbero. (…).
(…) La laicità, in questo senso, è l'unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale. (…).

Da gnostico e da cristiano, oltre che da laico, trovo dunque una vera bestemmia l'apposizione in un luogo pubblico - quale è una scuola - di un simbolo religioso, peraltro imposto dall'Imperatore Costantino per “accattivarsi” i cristiani in epoca antichissima (e non dal Cristo, che mai fondò una religione e che mai impose alcun simbolo !).

Il cristiano, del resto, porta la fede dentro il suo cuore, senza la necessità di trovarsi un crocifisso in un luogo “profano”, in un luogo pubblico, ove il suo significato potrebbe essere frainteso o creare sciocche divisioni.

In questo senso il prof. Franco Coppoli, oltre ad aver esercitato il suo diritto/dovere civico nel rimuovere un simbolo religioso da un'aula scolastica, ha esercitato anche il ruolo di educatore di menti giovani che non devono mai essere preda di simboli imposti dall'esterno.

In questo senso la sospensione dall'insegnamento, anche solo di un mese, è profondamente ingiusta, illegittima, diseducativa e degna solamente di un Paese barbaro e incivile.

Auguriamoci che la questione, oltre ad essere già seguita dal sindacato, sia oggetto anche di una tempestiva interrogazione parlamentare. E che, finalmente, i crocifissi, siano rimossi dai luogni pubblici !


Luca Bagatin




23 giugno 2011

Corpo celeste



"Corpo celeste", film di Alice Rohrwacher è la scoperta, da parte di Marta, una ragazzina di 13 anni vissuta in Svizzera ma nata a Reggio Calabria, di un mondo per lei completamente nuovo.
Tornata nel suo paese di nascita, assieme alla famiglia, Marta, scoprirà un mondo fatto di gretta religiosità, di ampollosa esteriorità, di malaffare, di intrecci fra politica e religione.
Marta, interpretata dalla bravissima Yle Vianello è una ragazzina profondamente seria e triste. Cerca di adattarsi alle situazioni che, via via, le si ripropongono, ma le soffre profondamente.
Soffre una sorella più grande che non la ama, una madre spesso assente per motivi di lavoro, una catechista stravagante e profondamente religiosa che ama segretamente un parroco che, pur di fare carriere nella Chiesa, raccatta voti fra i parrocchiani in favore del politico locale di turno.
Marta, adolescente incompresa ed alla ricerca di comprendere un mondo che non le appartiene, una Calabria triste e fatta di apparenza più che di sostanza.
Marta, che sta per ricevere il sacramento della cresima senza però comprenderlo e che solo l'incontro con un povero prete di un piccolo paesino abbandonato le farà comprendere la rabbia del Cristo di fronte alle ingiustizie del mondo, allorquando fu croficisso.
Marta incarna, simbolicamente, quel Corpo Celeste: puro, incontaminato, alla ricerca. All'apparenza mite, ma profondamente furioso nei confronti delle ingiustizie che osserva e spesso subisce.
Il film di Alice Rohrwacher non è di facile visione e comprensione. Ha un ritmo lento e le atmosfere che incarna sono alquanto cupe e lasciano pochi spiragli a qualsiasi tipo di speranza.
La speranza, forse, è incarnata dalla presenza degli adolescenti. Molti, incerti, curiosi, talvolta allegri come solo i ragazzi di quell'età sanno essere.
Saranno loro, forse, la speranza del domani, ma solo se sapranno cercare, come fa Marta, il significato delle cose. Il significato finanche della fede in Dio, che dovrebbe essere sostanza e non mera esteriorità da esibire alle sagre di paese o nelle ricorrenze, quasi ci si trovasse in uno show televisivo.
La speranza del domani, forse, saranno loro. Perché per l'oggi non vi è alcuna certezza.

Luca Bagatin



1 aprile 2011

"Miti della Massoneria": recensione di Luca Bagatin tratta dal numero 7 di YR Magazine

“Miti della Massoneria”
recensione di Luca Bagatin tratta dal numero 7 di "YR Magazine"
organo ufficiale del Rito di York del Grande Oriente d'Italia



"Miti della Massoneria" e, a destra, l'autore Lino Sacchi

Il nuovo libro di Lino Sacchi analizza, con la consueta ironia e competenza, la mitologia massonica passata e presente.
Lino Sacchi, fine studioso di Massoneria nonché egli stesso massone del Grande Oriente d'Italia e del Rito Scozzese Antico ed Accettato, anche quest'anno ci sorprende con un agile volumetto delle Edizioni L'Età della'Acquario sui "Miti della Massoneria".
Lo stile profondamente ironico di Sacchi è inconfondibile, in particolare per coloro i quali si sono già divertiti nel leggere il saggio "Storie sorprendenti di Liberi Muratori", che abbiamo peraltro recensito per "Secreta Magazine" qualche numero fa. In "Miti della Massoneria", il Sacchi approfondisce gli aspetti "mitologici", per così dire, della Libera Muratoria.
Troviamo, dunque, i Cavalieri Templari che, pur non potendosi considerare dei precursori della Massoneria, hanno fornito talune basi rituali alla stessa, in particolare a quella di Rito Scozzese Antico ed Accettato. Troviamo poi i mitici Rosa Croce, la cui reale esistenza è per molti versi messa in dubbio dallo stesso Lino Sacchi, ma il cui mito servì a raggruppare intellettuali ed alchimisti in vere e proprie confraternite nelle quali propagandare ideali e conoscenze scientifiche, osteggiate dalla Chiesa cattolica.
?Lino Sacchi dedica poi una sezione del libro a Dante Alighieri e sfata il mito del Dante Cavaliere Templare, Rosacroce o proto-massone. Dante, insomma, fu un sommo poeta e nulla di più. Ad ogni modo è innegabile che ispirò moltissimi ricercatori dello Spirito nei secoli a venire.
Un'ampia sezione del volume è dedicata alla "teoria del complotto" massonico che, in ogni tempo e in ogni epoca, ha affascinato numerosi curiosi, anche sul web. Teoria la cui origine è racchiusa nelle paure dell'uomo relative alla crisi economica, alle rivoluzioni, alle malattie, ovvero, come spiega egregiamente Lino Sacchi, nelle "pulsioni archetipali che inducono l'individuo a identificare come responsabile un nemico". ?Nei secoli, sappiamo bene, sono stati identificati come nemici gli ebrei, i massoni, gli omosessuali, le persone di colore..... Ecco come, in sostanza, si è creata questa assurda "teoria del complotto". Teoria alimentata da personaggi abietti come l'abate Barruel o l'ex massone Leo Taxil, secondo i quali la Massoneria era retta da Satana in persona ed i suoi adepti avevano il compito di complottare con lo scopo ultimo di decidere i destini del Mondo, anche per mezzo di lobby ed élite finanziarie.?Ovviamente, tale teoria, non poteva che essere alimentata dalla Chiesa cattolica, in aperta ostilità con ogni forma di spiritualità diversa dal dogma religioso da essa imposto.
"Miti della Massoneria" presenta poi, alla fine del volume, una serie di "appendici" di approfondimento relative ai miti trattati.? Quelli che personalmente mi hanno affascinato di più sono gli aneddoti "massonici" relativi alla Rivoluzione Americana del 1776, la quale, a differenza di quella Francese, fu proclamata da massoni e sulla base di principi massonici di libertà e democrazia.
"Miti della Massoneria" è decisamente proprio quel tipo di libro che non può mancare nella libreria di un perfetto ricercatore spirituale e del mistero.

Luca Bagatin

Desidero segnalare che al link http://www.grandeoriente.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1672:rimini-1-2-3-aprile-2011-programma-della-gran-loggia-2011&catid=27:eventi-e-news&Itemid=12 potete trovare il programma della Gran Loggia 2011 del Grande Oriente d'Italia che si tiene dall' 1 al 3 aprile.



28 marzo 2011

Opportunità ed inopportunità dei simboli



Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall'Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto Il Cristo fu inchiodato ad una "tau", come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la swastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l'utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun back ground culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sè una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei Secoli e così è tutt'ora.
Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della swastica nazista posta in un locale pubblico: l'autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante !) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica
). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di Potere meglio preferirebbero.
Perché mai sono esistite ed esistono scuole esoteriche e società discrete ? Perché esse hanno il compito di far interiorizzare individualmente e NON collettivamente certi antichissimi insegnamenti. Le Chiese, ma anche le ideologie totalitarie, sono il loro esatto opposto: esse mirano alla collettivizzazione ed all'inculcamento dei dogmi, anche per mezzo di simboli.
I simboli, invece, dovrebbero essere celati, nascosti e comprensibili solo agli Iniziati che hanno affrontato un percorso individuale (dalla metaforica discesa agli Inferi sino alla riscoperta della Luce. Dalla morte profana alla rinscita iniziatica).
La laicità, in questo senso, è l'unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale.
L'individuo "addormentato" ha bisogno di guide. Il "risvegliato" ricerca la luce: dentro di sè.

Luca Bagatin



26 marzo 2011

"CROCI...FISSI, CROCI ALLO SBARAGLIO" articolo di Peter Boom

CROCI... FISSI, CROCI ALLO SBARAGLIO

di Peter Boom


Incredibile, anche per molti veri credenti, la sentenza che la croce come unico simbolo possa rimanere esposta nelle scuole ed aule giudiziarie. In fondo non mi meraviglia più di tanto e dimostra il declino della religione cattolica che ha questo grande bisogno di esternazione come qualsiasi altro prodotto vendibile attraverso un'accanita pubblicità. Anzi, ritengo che con questa “fissazione” stiano dando la zappa sui propri piedi.

Si è detto che l'esposizione di un unico simbolo non dovrebbe arrecare danno ad altre convinzioni, ma un simbolo è e fa sempre pubblicità e quindi influenza positivamente o negativamente noi esseri umani. Gli esperti di pubblicità dicono che quando si vede una pubblicità per la terza volta già si forma nel cervello la tendenza all'acquisto. Quando, per esempio si va in un'aula giudiziaria dove sta appeso bene in vista sopra la testa del giudicante un crocifisso col povero Cristo condannato a morte è probabile che si pensa o possa ritenere che il giudice lì sotto sia di parte.

I diritti civili forse non vengono direttamente calpestati a causa di questa sadica esposizione, ma indirettamente ed a lunga scadenza senz'altro mettendo inoltre in crisi la parità delle persone da giudicare che possono essere ebrei, musulmani, buddisti, laici od altro.

Inoltre bisogna tener conto che questo simbolo ha rappresentato nei secoli un'enormità di azioni criminali, persecuzioni, crociate, caccia alle streghe, torture, omicidi, emarginazioni e che tutt'oggi il cosiddetto cristianesimo cattolico è accusato di brogli, riciclaggi (banca del Vaticano, Istituto Opere Religiose), di plurifavoreggiamento della pedofilia ed altre amenità del genere.

E' un simbolo gravemente abusato da una chiesa che avrebbe dovuto dare il buon esempio e perciò non si capisce per quale motivo “educativo” dovrebbe venir esposto soprattutto nelle scuole che sono multinazionali, per forza anche negli uffici pubblici che dovrebbero invece rispettare ogni diversità legale degli abitanti.

E' vero che la nostra cultura è stata influenzata dal cristianesimo, ma poggia le sue basi culturali e di pensiero sul medio oriente più antico, sulla civiltà greca e romana, in seguito sul Rinascimento ed il Risorgimento.

Se tutti i simboli dovrebbero venir esposti nelle aule non ci sarebbe più spazio per noi, eppure per il diritto all'uguaglianza si dovrebbero esporre tutti o....nessuno!

Se continueranno testardamente a riempirci di crocifissi con attaccato quel povero Cristo che pensò di sacrificarsi per salvare tutti noi, allora mettessero almeno un'altra immagine accanto e cioè quella di un terribilmente torturato corpo di Giordano Bruno dato alle fiamme in piazza Campo de' Fiori a Roma e ... visto che sono un pansessuale ci metterei pure un bel quadruccio di Alfredo Ormando datosi alle fiamme proprio in piazza San Pietro in protesta contro la perfida e gravissima emarginazione perpetuata dai cosiddetti preti “cristiani”.

Da ciò si può dedurre che quello che hanno fatto altri contro la persona di Gesù, la chiesa cattolica l'ha fatto con coloro che la pensavano diversamente.

Peter Boom http://digilander.libero.it/pboom - http://www.pansexuality.it



CROCIFISSI O CROCI ANSATE
breve commento di Luca Bagatin



Vorrei intervenire con un breve commento relativamente al crocifisso nei luoghi pubblici.
Da sempre liquido la questione in modo molto semplice: il crocifisso è, innanzitutto, un falso storico. Gesù fu inchiodato ad una "tau" e non ad una croce. Così come era in uso fare presso i Romani all'epoca.
La croce è un simbolo che il cristianesimo, per mezzo dell'Imperatore Costantino (inventore di questa religione), mutuò dalla tradizione dell'Antico Egitto (la famosa Croce Ansata o Ankh).
Il cristianesimo, specie nella sua declinazione cattolica, è una religione relativamente recente e non ha simboli suoi propri: tutti i suoi simboli li ha scientemente mutuati da tradizioni antichissime e precedenti. Tradizioni di cui spesso ha voluto cancellare le tracce (pensiamo al bogomilismo, al catarismo, allo zoroastrismo, tanto per citarne solo alcune).

Luca Bagatin



2 agosto 2008

Inopportuno il crocifisso nei pubblici uffici: una risposta a Don Chino Pezzoli


Varie tipologie di croci sacre: cristiana, egizia, rosacrociana

Per quanto in causa sia stato chiamato il giudice Luigi Tosti (che ricordiamo essere "reo" di essersi rifiutato di tenere udienze in aule giudiziarie ove fosse presente il crocefisso cattolico), vorrei rispondere personalmente ai quesiti posti da Don Chino Pezzoli della Fondazione Promozione e Solidarietà Umana, che su "Libero" del 2 agosto scrive una lunga lettera nella quale sostanzialmente chiede a Tosti come mai ce l'ha tanto con l'esposizione pubblica del crocefisso.
La questione mi pare assai semplice: per una questione di opportunità, ovvero d'inopportunità.
Un luogo pubblico, ovvero un ufficio pubblico, non è una Chiesa o una casa privata. Anche il Don Camillo di Guareschi che Don Pezzoli cita e che anch'io tanto amo, "chiacchiera" con il suo crocifisso....ma in Chiesa, non certo all'ufficio delle poste !
E si badi bene, non è tanto per una questione di rispetto delle religioni altrui che noi laici e liberali non troviamo corretta l'esposizione nei pubblici esercizi del crocefisso. E' anche una questione di rispetto della religione cattolica stessa, che nulla c'entra in un luogo, ovvero in un ufficio pubblico.
E' come se si decidesse di esporre in un tribunale un poster di....Laetitia Casta !
Mi si permetta l'apparente estremizzazione, ma taluni buontemponi irriverenti, ma non meno sinceri come noi, potrebbero trovare divino un corpo femminile o maschile a seconda delle preferenze. Però ad ogni modo lo troviamo comunque inopportuno.....in un tribunale !
E quando ci si scandalizzò in quanto l'ottimo fotografo Oliviero Toscani decise di esporre un manifesto pubblicitario con due donne che si stavano baciando ? Ma che cosa c'è di più divino di un bacio, ovvero l'amore manifestato in atto spontaneo e vicendevole ?
Purtuttavia anche in quel caso il manifesto non fu esposto in un ufficio pubblico. Sarebbe stato del tutto fuori luogo.
Però scandalizzò i cosiddetti "benpensanti", ovvero i morbosi ossessionati dal sesso e dalla sensualità e che vedono un semplice bacio (etero, gay, lesbo, ma chi se ne importa, invero ?) come "sporchi", "malvagi", "impuri".
E questo perché la cosiddetta "morale religosa" ha imposto determinati "costumi". Che fortunatamente la società ha tutto sommato superato da un bel pezzo !
Ad ogni modo un menifesto di Laetitia Casta va benissimo se esposto in casa mia, malissimo e scorretto sarebbe se fosse esposto in un ufficio pubblico.
Poi c'è la questione storica. Don Chino afferma che il crocefisso rappresenta "la verità della morte e resurrezione di Cristo".
Ci permettiamo di dubitarne in quanto, ai tempi, i Romani crocifiggevano non già sulla croce, bensì sulla cosiddetta "tau", ovvero su di una croce a forma di T.
La croce cristiana fu infatti mutuata dall'Antico Egitto (conosciuta come Ankh o Croce Ansata, simbolo della Vita) e dalle tradizioni Gnostiche e Pagane che millenni prima del Cristianesimo consideravano il simbolo della Croce sacro nelle sue vari forme (ricordiamo la swastika vedica, simbolo del Sole e della Luce).
Inoltre tutta la tradizione Gnostica - che il Cristianesimo con il Consiglio di Nicea istiuito dall'Imperatore Costantino (unicamente per questioni di mero Potere)  ha cercato in ogni modo di osteggiare e cancellare - riferisce che Gesù detto il Cristo si salvò dalla "croce" proprio grazie ai suoi mistici poteri.
Una versione che meriterebbe approfondimento fra gli esegeti cattolici, ma che certo non è mai garbata al Vaticano le cui basi politiche (non spirituali, si badi bene !) si fondano su quanto stabilito dall'Imperatore Costantino attorno al 300 dopo Cristo (stravolgendo quindi completamente il messaggio gnostico ed esoterico del Cristo).
Insomma, Storia o non storia, fede o diverso tipo di fede, mi sembra sufficientemente chiaro il motivo per cui il crocefisso trovi più opportuna, consona e decorosa collocazione in un luogo di culto, ovvero nella casa del cristiano che lo vuole adorare sulla base delle sue personalissime credenze.




Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini