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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 marzo 2015

Intervista sbarazzina ed esclusiva di Luca Bagatin alla "sexy star" Marika Vitale



Marika Vitale è una simpatica amica che, già dal cognome, sprizza una certa vitalità.

Marika Vitale è un'assicurazione sulla vita, praticamente un vitalizio di erotismo.

Marika Vitale è di origine siciliana, ma vive a Firenze ed il suo accento con l'”h” sensualmente aspirata, non la tradisce.

Marika Vitale sembra una ragazza immagine, ma, in realtà, è una ragazza che non ti immagineresti mai. Come a dire: oltre alle gambe ed anche al resto, c'è di più.

Come amo dire, anche se, puntualmente, non vengo creduto (ma non necessariamente smentito !) trovo che la parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) sia l'anima.
Ed è anche la parte che mi piace scoprire...di più.

Per questo quella che segue è la mia intervista in esclusiva a Marika Vitale. Senza pretese, priva di malizia, ipocrisia e tabù.



Luca Bagatin: Chi è Marika Vitale ? Presentati brevemente.

Marika Vitale: Marika Vitale è una ragazza ambiziosa e che ha degli obiettivi....un po' stramba a volte...difficile capirla !


Luca Bagatin: Che cosa significa essere una “sexy star” ? Ovviamente c'è differenza fra “sexy star” e “pornostar”...

Marika Vitale: Si c'è differenza ! Noi sexy star facciamo spettacoli hard e sottolineo solo spettacoli nei locali di lap dance o night club, assolutamente non privati ! La pornostar, invece, gira anche film porno.


Luca Bagatin: Come hai iniziato la tua carriera da “sexy star” ?

Marika Vitale: Ho iniziato come tutte facendo lap dance e guardavo sempre le ospiti quando venivano nei locali dove lavoravo e...le ammiravo ! Cosi ho preso coraggio e mi sono buttata. Volevo anch'io essere un'icona erotica.


Luca Bagatin: Che cos'è per te l'erotismo ? E la sensualità ? Per te c'è differenza ?

Marika Vitale: Secondo me non c'è differenza. L'erotismo e la sensualità cercano di esprimere la stessa cosa: la passione....è differente dalla volgarità.


Luca Bagatin: Che cos'è per le la volgarità ?

Marika Vitale: Il porno ad esempio.


Luca Bagatin: Molti pensano che le “sexy star” siano “ragazze facili” nella vita privata. I più informati – come me, che amo tutto ciò che è erotico, ovvero non pornografico – sanno che non è così. Vuoi sfatare questa triste “leggenda metropolitana” ?

Marika Vitale: Le persone che pensano così sono solo degli ignoranti. Mi dispiace dirlo, poverini... Per carità ci sono sexy star che fanno anche le escort che hanno anche gli annunci nei siti, ma non tutte per fortuna !


Luca Bagatin: Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni ?

Marika Vitale: Ne ho molte ! Sono un'amante dell'arte e della Storia antica. Amo la letteratura italiana e molte altre cose...


Luca Bagatin: Ma dai ! Che autori preferisci ? Mi interessa molto.

Marika Vitale: Amo Dante Alighieri, il Vate della letteratura ! Lo rileggerei all'infinito !


Luca Bagatin: Riscuoti grande successo fra noi maschietti, ma il tuo rapporto con le donne com'è ?

Marika Vitale: Beh la risposta è ovvia: le ragazze che non fanno o che non hanno mai fatto parte di questo settore ti giudicano e puntano il dito su di noi, del tipo: "l'ira funesta si abbatterà su di voi" !!!! Nel nostro mondo c'è molta concorrenza, c'è chi invidia, c'è chi no... Io personalmente non invidio nessuno. Sono quella che sono.


Luca Bagatin: Come si vede Marika Vitale “da grande” ?

Marika Vitale: Da grande ? Penso di essere già vecchia ! Ahahahah scherzo ! Non ne ho idea...forse vorrei aprire dei negozi, non so, magari diventerò un imprenditrice ! Ok sto sognando !

Luca Bagatin: Se mi posso permettere, io ti auguro di rimanere sempre così come sei. Non omologarti mai !


Luca Bagatin



24 febbraio 2015

"Civiltà dell'Amore" VS "società commerciale" by Luca Bagatin

Non accetto offerte commerciali per principio.

Al massimo rapporti di collaborazione reciproca, ove prevalga il piacere di condividere e l'intelligenza reciproca.

Penso che il commercio sia l'esatto contrario rispetto all'Amore. E quando parlo di Amore parlo di un ampio progetto di costruzione della "Civiltà dell'Amore" post-ideologica e post-moderna.

Benchè favorevole alla legalizzazione, per principio sono anche contrario alla prostituzione come forma di mercificazione.

Ciascuno è libero di fare ciò che vuole, ma quando comprendi che le persone non possono essere considerate (s)vendibili, perché soggetti detentori di sentimenti che meritano piuttosto di essere esternati, comprendi che il commercio è una delle pratiche più aberranti ideate dall'essere umano.

La stessa cosa vale per i beni prodotti e consumati e quindi frutto del lavoro delle persone. Meritano rispetto e condivisione, non mercanteggiamento.

Ma quando mai giungeremo a capire davvero che cos'è il rispetto, in questo mondo ?




Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistico-aforistica



16 febbraio 2015

"La (anti)politica dell'Amore": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

Ancora ci si stupisce della commistione fra affari privati e politica, fra sistema bancario-imprenditoriale e politica...mah.
Ovvero ancora non si comprende che la politica rappresenta la morte civile e che il potere ne è la massima rappresentazione.
Per questo, da parecchi anni, preferisco parlare di donne e di belle donne.
Ponendole al centro di un progetto (anti)politico e (contro)culturale.
Perché è da lì che può rinascere una società fondata sull'eros, in luogo di una società fondata sul danaro e sulla mercificazione. Ovvero una società fondata sull'autodistruzione e sulla stupidità.
Ho un forte nonsenso delle Istituzioni !
L'idea dell'amore fatto in un cimitero m'intriga molto e la trovo tutt'altro che blasfema.
La vita che si fonde e confonde con la morte è un'immagine molto filosofica.
Un inno ad entrambe.
"Vivi per chi ti ama , affronta chi ti sfida e ignora chi non ti merita"
Ovvero: ama poche persone, perché poche meritano davvero il tuo amore, ignorane molte e le sfide affrontale sempre di petto, talvolta anche di pancia se necessario.



7 febbraio 2015

"La felicità al potere": il saggio di José "Pepe" Mujica, Presidente dell'Amore

José “Pepe” Mujica. Un fioraio, un agricoltore, un uomo umile, anzi, un ex Capo di Stato.

Sembra una contraddizione in termini ed invece non lo è, perché “Pepe” Mujica è ed è stato tutto questo.

L'ex Presidente dell'Uruguay che ha stupito e commosso il mondo, sia per la sua scelta di vita umile che per le sue politiche di governo libertarie e socialiste che hanno portato il Paese a legalizzare la cannabis, i matrimoni omosessuali, ridurre la disoccupazione ed il tasso di povertà ed aumentare il PIL del del 6% in dieci anni, per la prima volta si racconta in un libro.

Ed il libro che lo vede protagonista è, sorprendentemente, edito in Italia dalla EIR Edizioni (www.editorieir.it) e porta un titolo davvero entusiasmante: “La felicità al potere”.

Eh sì, perché José Mujica è il Presidente che predica la felicità e lo fa in modo semplice. Per lui la felicità è assenza di desideri materiali, ovvero è la ricerca della vera libertà, che implica l'avere molto tempo libero per fare ciò che ci piace di più. Ovvero non essere legati alla materialità delle cose, degli oggetti accumulati in anni e anni di duro lavoro, senza aver assaporato il succo della vita, che Mujica, non a caso, considera “quasi miracolosa”.

José Mujica sembra un utopista - ma se lo è -  è certamente un visionario, un lucido utopista che ha elaborato questa sua semplice concezione di vita nei lunghi anni di prigionia e di tortura, allorquando combatteva la dittatura militare nel suo Paese come guerrigliero tupamaro, catturato dal regime negli Anni '70 e liberato solo nel 1985.

E la sua vita avventurosa e affascinante - della quale diedi ampio resoconto in un articolo pubblicato ad ottobre dello scorso anno - è riportata anche ne “La felicità al potere”, grazie alla ricostruzione romanzata di Massimo Sgroi.

La prefazione al saggio è curata dallo stesso Mujica ed è accattivante e commovente sin dalle prime frasi. E' un'elogio dell'Italia e delle sue lotte operaie, socialiste, liberali, garibaldine, anarchiche e delle similitudini fra la nostra cultura e quella dell'America Latina.

“La felicità al potere”, che consta di una bellissima intervista fatta all'ex Presidente da Cristina Guarnieri, raccoglie prevalentemente i discorsi pubblici dell'ex Presidente Mujica, ovvero raccoglie la sua filosofia politica e le sue concezioni di vita.

Critica del consumismo, delle politiche che hanno devastato l'ambiente, critica del materialismo, delle politiche di marketing, ovvero di tutti quegli aspetti forieri di sfruttamento dell'uomo e di creazione di quei bisogni/prodotti indotti che costringono l'individuo a lavorare tutto il giorno per poterseli permettere, senza però avere più tempo libero da dedicare alla famiglia, all'amore, agli affetti, agli amici, agli hobby.

Visione di una società aperta nei confronti di tutti, anche dei vecchi nemici che Mujica non a caso ha perdonato, attraverso un processo di pacificazione nazionale.

Laicità dello Stato.

Visione di un'economia che veda prevalere le necessità dei più bisognosi e che non insegua le statistiche, i numeri, il mero consenso popolare.

Risoluzione dei problemi ecologici a partire dalla prevenzione e dal non incoraggiamento di politiche o economie che devastano la natura e l'ecosistema.

E, non per ultima, diffusione dell'educazione e della cultura, che è il vero humus per rendere una civiltà degna di questo nome.

José “Pepe” Mujica è un uomo del nostro tempo, che ha attraversato – da combattente – il Ventesimo secolo e ha dimostrato, nel Ventunesimo secolo, che si può governare con amore e sentimento. Coinvolgendo la cittadinanza anche in progetti di autogestione delle imprese, dialogando con le persone e aiutandole ad uscire dalla crisi umana che ci attanaglia attraverso la ricerca della liberazione dalla necessità, ovvero attraverso la ricerca della felicità e di un nuovo umanesimo sociale.

Mujica, dall'ottobre scorso, dopo la nuova vittoria alle elezioni del suo partito – il Fronte Ampio - ha un degno successore al governo dell'Uruguay in Tabaré Vazquez e nel suo Vice Raul Sendic, figlio dell'omonimo guerrigliero tupamaro che diede il via alla lotta contro la dittatura militare.

L'Uruguay è dunque diventato un piccolo faro nel mondo (in)globalizzato.

E “La felicità al potere” è un saggio che può aiutarci a scoprire le chiavi per un'alternativa possibile e necessaria.


Luca Bagatin



4 febbraio 2015

La "Società delle Donne di Ipazia" ed il suo Manifesto. Intervista esclusiva di Luca Bagatin alla co-fondatrice e Presidente Enza D'Alonzo



Ipazia fu, per l'Antichità, l'equivalente al femminile di Giordano Bruno. Fu una martire del libero pensiero. Fu una filosofa uccisa dal fanatismo religioso – tema di strettissima attualità, peraltro – del IV-V secolo d.C.

A Ipazia, Enza d'Alonzo - editore della “Gaia Scienza” - assieme a Giuliana

Tomasicchio e a Francesca Ferri, ha dedicato una nuova associazione interculturale tutta al femminile: la “Società delle Donne di Ipazia”, appunto.

Il Manifesto dell'associazione è molto interessante, sia sotto il profilo culturale che politico-ideale.

E' un'associazione che si richiama innanzitutto ad Alain de Benoist, l'intellettuale francese fondatore della Novelle Droite, la Nuova Destra, ovvero un connubio fra tematiche tipiche della destra, ecologismo, socialismo e comunitarismo. Una chiave di lettura, che, in sostanza, definirei de-ideologizzata ed alternativa alle ideologie tipiche del Novecento, che hanno voluto dividere il mondo in blocchi contrapposti.

Il Manifesto delle Donne di Ipazia propone, dunque, una Cultura Felice, ovvero una rivoluzione culturale che abbraccia il multiculturalismo, ma a partire dalla valorizzazione della propria intima ed orgogliosa identità.

Molteplici sono le tematiche trattate dal Manifesto, che vanno dalla valorizzazione della famiglia (con una forte critica agli abusi di certi servizi sociali), sino al riconoscimento delle unioni civili di coppie etero ed omosessuali. Tematiche che vanno a toccare anche laecondizione dei detenuti nelle carceri - in particolare delle madri detenute - sino ai diritti di cittadinanza per gli stranieri ed alla valorizzazione del patriomonio artistico ed ambientale del nostro Paese.

Un'associazione che, in sostanza, come enunciato nelle premesse del Manifesto stesso, guardi all'affratellamento dei popoli, ad una società più giusta e più umana, diversamente moderna, attenta ai diritti della donna e dell'uomo in un rapporto non più conflittuale.

In questo senso ho voluto proporre un'intervista amichevole alla fondatrice dell'Associazione, ovvero a Enza D'Alonzo.




Luca Bagatin: Bene Enza, prospettive ambiziose quelle della Società delle Donne di Ipazia. Ma, dimmi, come nasce l'idea di fondare un'associazione di donne e, peraltro, di dedicarla ad Ipazia, personaggio spesso dimenticato ?

Enza D'Alonzo: Ipazia, è stata martire del chiuso e becero bigottismo fanatico della sua epoca. Figura di spicco, ed ahinoi, poco conosciuta oggi, era - per dirla con termini moderni - una " dura" che andava di villaggio in villaggio per far conoscere il suo messaggio filosofico, progressista e anticlericale.

Avvolta nel suo mantello nero, era instancabile nel portare avanti i suoi ideali di libera pensatrice.

Donna di indole fiera, di libero pensiero e vasta sapienza, rare doti dell'epoca, specie per una donna; dovettero ammazzarla, torturarla e strapparle gli occhi da viva per tentare di bloccare con la morte il suo spirito indomito. Ignorando che una mente così elevata e luminosa sopravvive sempre all’oscurantismo del suo tempo.

Le "Donne d’Ipazia", si richiamano appunto, simbolicamente, a questa splendida espressione di universo femminile: per forza, grinta, determinazione, spirito creativo e innovativo.



Luca Bagatin: Come dicevo vi ispirate allo scrittore Alain de Benoist ed alla “nuova destra”. Come mai la necessità di rifarvi ad un certo tipo di valori che, per molti versi, comprendendo ideali apparentemente contrapposti (una visione di destra ed una visione comunitaria/socialista), vanno di fatto oltre le ideologie ?

Enza D'Alonzo: Perché le ideologie fanno morire l'azione. Il pensiero da cui scaturisce l'azione non può essere di destra o di sinistra e a volte langue e muore, consumandosi in salotti pseudo- intellettuali. In questo periodo storico le cose fanno dette...e fatte: in maniera giusta, concreta e solidale.

Il nostro programma va oltre la “nouvelle droite” di Alain de Benoist. E’ un programma sensato, che addirittura potrebbe sembrare di sinistra, ammesso che mettersi al servizio degli altri, aiutando i bisognosi e i più deboli creando nuove opportunità lavorative, sia un programma di sinistra o non invece di semplice buon senso.

Perché aiutare chi ha sogni infranti e incubi diurni, vuole semplicemente significare: "al di là del bene e del male", al di là di destra e sinistra, concentrati solo sullo scopo principale, cioè ciò che è davvero giusto e doveroso fare.


Luca Bagatin: Qual è, in sostanza, lo scopo (e/o gli scopi) primario (i) della vostra associazione ?


Enza D'Alonzo: L’odierna società divide in maniera manichea i buoni dai cattivi. I cattivi sono ovviamente gli ultimi, i negletti, i paria. Le “Donne d’Ipazia” vogliono ridare la speranza e la dignità dell'esistenza ai perdenti, ai più sfortunati, a coloro che devono riabilitarsi, creando opportunità concrete.


Intendiamo portare avanti un forte impegno civile, con una specifica piattaforma di servizi (centrati sull'utente) rivolti a tutti i cittadini italiani e agli stranieri: dai percorsi di sostegno per le detenute madri da reinserire nella società civile, alla tutela della famiglia, dei minori, della donna, dei cosiddetti "cittadini invisibili", ossia coloro i quali hanno perso casa, lavoro e speranza, ma non la loro dignità.


Al progetto di una banca civile per una micro-finanza etica, onde attuare un concreto piano di sostegno e finanziamento etico alle famiglie già formate o in corso di formazione, che versano in stato di difficoltà economica.


Uno sportello di consulenza legale h24. Progetti territoriali e ridisegno bio-culturale delle realtà urbane, sociali, turistiche, ecoambientali, orti urbani, free energy, etc.. All’organizzazione di eventi filantropici mirati, allo studio insomma di problemi e soluzioni concrete per il miglioramento della qualità della vita. La realizzazione di una Libera Università Interculturale.


All’ambizioso progetto della prevenzione e assistenza sanitaria specializzata, con la realizzazione di un Ospedale Sociale d’Ipazia per le fasce metropolitane più deboli, da far nascere inizialmente nel cuore cittadino di Bari, sostenuto da amici medici di tutta eccellenza internazionale nelle loro competenze e qualificato personale volontario, e con l’aiuto di fondi UE che stiamo individuando…


E tanto altro ancora, che si può trovare illustrato nel nostro sito web ufficiale: www.donneipazia.net.



Luca Bagatin: Noto spesso che parlate di cultura dei diritti ed anche di multiculturalismo, ma fortemente ancorato al recupero della propria identità. Pensi che si siano perduti, nell'Occidente cosiddetto “democratico”, questo tipo di valori? E, se sì, perché a tuo parere ?


Enza D'Alonzo: Certamente, i valori si stanno purtroppo perdendo. Alla vecchia e cara cultura dei nostri avi, assistiamo oggigiorno ad una generale omologazione di massa ed azzeramento delle diversità e qualità personali. Il sistema dominante ci vuole tutti uguali e tutti in fila. Il “diverso” è visto con sospetto e viene monitorato e controllato costantemente, perché nella loro logica perversa non deve sfuggire, non può e non deve pensare con la propria testa. Devi essere una rotella dell'ingranaggio, far parte di un appiattimento generalizzato.


Lo straniero è visto con sospetto, spesso con paura, ma ciò dipende da un falso concetto di democrazia occidentale che trova proprio nel multiculturalismo il proprio limite. Sì perché sarebbe invece preferibile parlare di interculturalismo, termine più appropriato a dare l’idea di quella necessaria dialettica civile fra i vari popoli che, nel rispetto delle rispettive tradizioni, preservando le rispettive identità, porti ad uno scambio di conoscenze e narrazioni che possa essere vero arricchimento culturale per entrambi, e non promiscua miscela di antagoniste ignoranze.


La tumultuosa società del nostro tempo confonde tutto, si eliminano polarità, generi, gerarchie, classi, ruoli, differenze, peculiarità...invece di armonizzare ognuno e ogni cosa in un tutto naturale, in cui ogni personalità si ponga come strumento insostituibile di un’orchestra universale, senza perdersi individualmente nel mare del nulla, ma ritrovandosi in sintonia nell’armonia del tutto. Viceversa, si provocherà il caos, l'indefinito, il noto Kali Yuga, l’età oscura, predetto millenni addietro nei libri sacri della tradizione Indù.


Luca Bagatin: Il valore delle donne. L'associazione è dedicata alle donne, in primis e, come sai, la figura femminile è figura a me cara al punto che le ho dedicato un saggio, “Ritratti di Donna”. Pensi che le donne siano il punto cardine per cambiare il mondo, ovvero siano in grado di mutare i rapporti di forza che per molti versi opprimono la nostra società (cultura patriarcale, media, potere, politica, sfruttamento del corpo femminile a scopo commerciale, marketing...) ?

Enza D'Alonzo: La donna è parte della natura, ma ancor più è lei Natura stessa. Non la si può imbrigliare. Ma solo conoscere. Perché scorre, dall’Alfa all’Omega.

Diamo alla luce figli e quando non siamo in gestazione fisica partoriamo idee, progetti, propositi, strategie.

Fa parte della nostra tradizione e cultura l'accudimento della prole, la vicinanza agli anziani ed ai più deboli, la tolleranza, la comprensione per il compagno della propria vita, la comprensione della vita.

Già aver raggiunto le quote rose in politica ritengo che sia un buon risultato, tenendo presente che all'inizio del secolo ci era addirittura negato il voto, perché, come dice Simon de Beavoir, siamo il "Secondo sesso".

Sempre più donne stanno oggi ai posti di comando, senza peraltro perdere tutto ciò che connota più strettamente la natura femminile; anzi ritengo che gestiscano il ruolo ottenuto esercitando una inconscia "economia domestica", dove l'oculatezza, la riservatezza, e la lungimiranza sono sempre principi solidissimi e validi.

Nessuno però, deve porre limiti di alcun tipo, perché il limite tocca imporselo ciascuno di noi, quando si arriva a conoscere con socratica convinzione e con estrema consapevolezza, ciò che può fare e ciò che non può fare.

Il mondo può cambiare, sì, ma prima dobbiamo cambiare noi stessi.

Da qui il senso e il compito sacrale della donna.


Luca Bagatin



23 gennaio 2015

INTERVISTA PER BEPPE SALVIA a Mauro Biuzzi nel 30° ANNIVERSARIO della morte (1985-2015) (tratta da www.lanotiziah24.com e www.asinorossoferrara.blogspot.it)

Riproduciamo l'interessante intervista di Roberto Guerra a Mauro Biuzzi, fondatore e Segretario del Partito dell'Amore, nonché artista e co-fondatore della rivista "Braci" alla fine degli Anni '80 assieme - fra gli altri - al poeta Beppe Salvia a cui è dedicata l'intervista medesima.
A trent'anni dalla morte.

L'intervista è tratta dai siti: www.lanotiziah24.com e www.asinorossoferrara.blogspot.it


INTERVISTA PER BEPPE SALVIA a Mauro Biuzzi nel 30° ANNIVERSARIO della morte (1985-2015)
 Dicembre 2014

Il poeta Beppe Salvia: foto opera di Mauro Biuzzi

D1- Mauro Biuzzi, Beppe Salvia, alla ricerca di un grande poeta “perduto”?

R1- Mauro Biuzzi Ecco, qui ti vorrei rispondere anche alla terza domanda, immettendo i due contenuti in una risposta a senso unico: il modo in cui Beppe ci indicò il nostro destino e la nostra inerzia nel capire e cambiare, il suo vaticinio incompreso… “una fila di bottoni sul panciotto è tale. un cielo è un cielo. disinteressati alla fuga prospettica.” (idea cinese, 1987).

Ho sempre sostenuto che Beppe non fu profeta ma oggi preciso che certamente fu Vate. A proposito della “finziocrazia” dominante, devo premettere che questa mia “anti-prospettiva di verità e di amore” per Beppe è costata dieci anni fa la vergognosa esclusione dei miei due scritti su di lui (Manifesto di Piazza Pio XI del 1990 e La Leggenda Aurea del 2005) dalle sue bibliografie ufficiali, pubblicate nei vari volumi che uscirono nel ventennale della morte. Libri nei quali peraltro stava scritto a proposito della rivistaBraci, alla cui fondazione partecipammo a vent’anni: “I giovani poeti negli anni Ottanta si incontrarono nell’ambiente universitario della Facoltà di Lettere, o ancor prima, sono legati da rapporti di amicizia che risalgono all’adolescenza o alla scuola, come quello fra Claudio Damiani e Giuseppe Salvatori, fra Beppe Salvia e Mauro Biuzzi.” (F. Giacomozzi, Campo di battaglia, 2005). E pure scrivevano che Beppe mi aveva chiesto di lavorare alla copertina, alle immagini e all’impaginazione del suo primo libro, Elemosine Eleusine, lavoro inedito poiché interrotto dal suo suicidio.

Ecco, da allora non mi stanco di ripetere, senza alcun pudore nichilista, che il suicidio di Beppe è la pietra di inciampo di tutte le analisi letterarie su di lui, che non riescono in alcun modo a valutare questa morte cristologicamente, ovvero in maniera consequenziale alla sua vita poetica, al nostro Urbi et Orbi. Ecco, romanamente. Antropologicamente. Nemmeno ci provano a farlo, queste analisi pseudo-testuali, chiuse come sono nei linguaggi di genere, nella resa al nichilismo linguistico, al porno per il porno. Analisi “esistenziali” che invece si producono ormai a iosa nei mercati dove si mitizzano, a distanza di sicurezza, la morte di Pasolini o di Modigliani o di Rimbaud o di Anna Frank. 

Questo capita perché il suicidio di Beppe è ancora un gesto di vitalità insostenibile per l’esangue e pavida generazione terminale a cui appartenne: inarrivabile, incomprensibile. E anche perché quel suicidio fu un suo inequivocabile e precoce sottrarsi a quel mercato delle pulci nel quale si sarebbe trasformata, dagli anni novanta, la catena che alimenta la cultura in Italia e nel mondo, a seguito dello sterminio sistematico dei pochi grandi predatori a favore della proliferazione dei tanti piccoli specialisti. Negli anni ottanta non bastava più non partecipare, come Beppe fece, a quel triste dopolavoro detto, con umorismo involontario, “Festival dei Poeti”.

Ecco, va detto chiaramente che per non cibarsi a vita nella ciotola del canile della Casa delle Letterature, Beppe dovette prevedere il suicidio. Annunciato, per l’esattezza, nel suo ultimo travestimento, il servo corvino del conte Mario: “Il valletto si era suicidato.” (Un uomo buono le sue dolci colpe, 1985). A trent’anni dalla sua morte, se facendo zapping ci si sofferma sulle chiacchiere rosa o anche solo sulle facce rosa dei “giovani” manager cresciuti a tartine, dai bar dei musei fino ai ghetti dorati delle tv tematiche, il suo suicidio diventa precisa chiave stilistica o di poetica, come il seppuku dei Samurai che nel 1945 non accettarono la resa del Giappone e un Ordine che non fosse fondato sull’Immortalità del corpo. “un cielo è un cielo” significa che non si diventa uomini passando la vita a lucidare i pantaloni alle letture pubbliche o a consumare le suole sui red carpet delle Expò Universali. Bensì che si deve “redimere la terra e fondare le città” (Benito Mussolini, Pino Pascali e Pier Paolo Pasolini su Sabaudia).

 

Ritardare ancora questa interpretazione integrale e dissidente del caso di Beppe, magari con un mea culpa o un’abiura, è a mio avviso un atto di alto tradimento del patrimonio culturale italiano, del quale Beppe è l’espressione più recente. Interpretazione che se ancora omessa omertosamente merita la degradazione sul campo per quelli che, come me, vi furono testimoni.

“Non è semplice chiedere questo; è come sedurre il destino, ma nell’opera è l’opera. Il merito e il valore ce ne disinteressiamo.” (Il lume accanto allo scrittoio, 1980). E insieme: “Se contro il suicidio l’Eterno non avesse elevato la sua legge.” (W. Shakespeare, Amleto, 1600). Il vaticinio di Beppe, come una maledizione, si è puntualmente realizzato se si guarda alla definitiva sterilità creativa alla quale ha condotto il cosiddetto “sistema della cultura” dominato dal Mercato (dove l’opera non è altro che un equivalente del suo valore di scambio corrente), nel quadro della generale recessione della civiltà occidentale dominata dalla cultura finanziaria: lo sviluppo senza progresso. 

Offensiva recessiva che non a caso ha portato alla fame la nostra terra d’origine universale, la Grecia. Spinto al suicidio centinaia di piccoli imprenditori, discendenti di quegli umanisti fiorentini che hanno inventato l’impresa, in Italia (in origine fu Raul Gardini, 1993). Ha condotto allo sterminio e alla macelleria gangsteristica l’idea stessa di unità delle civiltà mediterranee tanto cara a Carl Gustav Jung e alla nozione di “inconscio collettivo”, che secondo lui era nato dalle profondità di questo caldo mare interno, dal quale infatti rinacque Venere secondo Botticelli. Ha stuprato la Venere Urania della nostra tradizione: ibernandola nella Paolina Borghese secondo Canova,  indemoniandola a Parigi secondo Modigliani (per colpa delle Damigelle di Avignone secondo Picasso), divizzandola a Roma grazie all’uso di Fontana di Trevi come un bidè postmodern italoamericano, secondo Fellini, il Toulouse-Lautrec de noantri.

Da lì alla Moana secondo Schicchi il passo è breve, ma andava stoppato. Ed io l’ho fatto. E solo grazie a Beppe. In breve, dunque, nell’occasione di questo trentennale della morte di Beppe Salvia posso dare la notizia che i disastri prodotti dall’attuale “degrado finziocratico mondiale” si erano manifestati per la prima volta, ben peggio di un virus Ebola, a danno di un piccolo gruppo di giovani sodali italiani che non distinguevano tra vita ed arte, e le cui alterne vicende si conclusero impietosamente col suicidio di Beppe, al quartiere Aurelio di Roma, nel 1985.

Noi siamo stati infatti l’ultimo gruppo di giovani che poterono legare la propria formazione ai luoghi e alle strade della città di Roma (prima della globalizzazione, dei non-luoghi, del territorio e di Internet, che ha spostato neisocial network  tutte le relazioni). Giovani che, con un biglietto di sola andata, si innalzarono dalle nuove periferie fino alle piazze monumentali, prima che Roma tornasse ad essere la sede della solita corte barocca che la occupa da oltre due millenni, un cartellone pubblicitario al Circo Massimo sotto il quale mendicanti di tutte le razze litigano per strapparsi un posto riscaldato dai riflettori, una nuova frontiera amalfitana zeppa di camerieri al solito servizio delle botteghe del Gran Tour, del Premio Oscar, del Papa straniero e dei figliastri del Marchese del Grillo. Cristo è sempre fermo a Fiumicino, dalla madre di Agostino.

 

D2- Mauro, più nello specifico, secondo te, quale la cifra letteraria del poeta?

R2- Mauro Biuzzi La cifra di Beppe è lo zero e la sua lettera è la X, in modo che se sovrapponi questi due segni di stasi viene fuori il logo della ruota, del movimento. Se poi ruoti questo logo di novanta gradi ti diventa una croce solare, il simbolo cristiano dell’Ordine Nuovo, il cui contenuto tradizionale e sacrificale si addice a Beppe (cfr. Il portatore di fuoco), a me stesso e perfino alla sottocultura punk che frequentavamo con spensierata leggerezza alla fine degli anni settanta. Ma questo accostamento blasfemo lo faccio anche con la speranza di far venire le coliche agli esegeti di Beppe, mercanti nel suo tempio e mendicanti fuori.

Nel 1990 questa cifra, vagamente riferibile ad un manifesto del gruppo Ordine Nuovo, la misi anche sulla copertina di un numero della mia rivista Arca.Propaganda contenente il succitato Manifesto di Piazza Pio XI,dedicato al quinto anniversario della morte di Beppe (http://www.beppesalvia.it/Biuzzisalvia/01.html). E fui perciò apostrofato come fascista (quando ancora l’antisemitismo non era diventato un prodotto buono a far alzare l’audience nei salotti tv, vedi Augias vs Buttafuoco) da qualche anima bella della mejo gioventù liberale romana, a corto di argomenti. Antesignani della “casta”, come li definii per primo nel 2005 (cfr. La Leggenda Aurea). Fascista a me, “antipolitico” per antonomasia, con un nonno anarchico che ha fondato il Partito d’Azione e una zia che ha ricevuto la Croce di Ferro per meriti nella Resistenza.

 

D3- Biuzzi, la poesia-vita oggi ancora possibile nel degrado finziocratico mondiale?

 

R3- Mauro BiuzziHo impostato questa terza risposta in apertura d’intervista. Semplificando, ho detto che il suicidio di Beppe è stato la formalizzazione vitale e mortale della sua resistenza al degrado di cui parli. Così come il martirio è stato, nella cultura cristiana che precedette la secolarizzazione, il gradino più alto di una serie di azioni politico-culturali consequenziali. Che quello di Beppe sia stato un modello di anti-sistema lo dimostra anche il fatto che in questi trent’anni quasi tutti gli scrittori più importanti tra i fondatori della rivista Braci non hanno pubblicato altro libro di poesie che quello di esordio, sospendendo da allora la loro attività editoriale (per esempio Gino Scartaghiande, Giuliano Goroni, Paolo Del Colle, Giselda Pontesilli). Caso più unico che raro nella cultura iper-alfabetizzante del novecento e in controtendenza rispetto alla conseguente ri-produttività conigliesca tipica della cultura-mercato degli ultimi trent’anni. Chi più chi meno, in Braci ci si liberò a fatica, soprattutto grazie a Beppe, dal prototipo di “intellettuale del ’900? che, fino al 1968, aveva contribuito a costruire le egemonie culturali logocentriche delle masse logorroiche, sul modello e i valori purofilosofici dell’Illuminismo e dei Diritti umani.

La nostra mission era fare fuori il vampiro di professione, il famigerato “intellettuale organico al partito di massa”, il collaborazionista cattocomunista, soggetto che oggi si è mutato in un esercito di vedettes, opinionisti tv ed esperti di marketing col solo obiettivo di far vincere il proprio padrone di turno (partito o editore o produttore), si tratti di vendere cultura, programmi politici, format televisivi, armi, alimenti, appartamenti, infrastrutture, sesso, gossip, titoli di borsa, abbigliamento, diritti umani, viaggi, farmaci e altro Varietà. Insomma, una cavalletta geo-politica, esperta di import/export di Democrazia ovvero di Desiderio.

Sarei tentato di dire che in Braci si affermò l’idea che l’unica forma culturale che poteva opporsi a questo Pensiero Unico del mondialismo mercantile di massa, che aliena ed affama tutto il pianeta, era quella di un Ecumene di memoria classico-cristiana. Personalmente la conferma mi venne dall’osservazione dell’America Latina negli ultimi anni del ’900, da quel rinascimento bolivariano che ebbe la sua eccellenza nel nazionalismo sociale del presidente venezuelano Hugo Chavez, nel suo tentativo di unificazione delle nazioni autoctone del settentrione sudamericano, nella sua teoria di un socialismo del cuore nazionale e popolare.

D’altronde nello scenario di quei conflitti tra realtà nazionali e neo-imperialismo coloniale si erano già formate la figura e il metodo dell’unico uomo che riuscì a unificare il nostro paese, Giuseppe Garibaldi, modello di stratega italiano mai più eguagliato nella nostra storia nazionale e bollato dal Marx londinese alla stregua di un buffone. Altro che il Che Guevara dei sessantottini borghesi, altro che Cuba libre… Sotto quella bandiera, nel mio piccolo detti l’ultima spallata mediatica alla Repubblica delle Tangenti, tentando l’impresa di una politica carismatica e terapeutica nelle elezioni politiche italiane del 1992, quando con grande successo di pubblico portai nell’ultima campagna elettorale della Prima Repubblica il Partito dell’Amore fondato con l’amica Moana Pozzi, con una teoria politica cristiano-dionisiaca e filo-mediterranea (anti-atlantista e anti-europeista). 

Così sono riuscito di nuovo a far manifestare Venere in Italia, Venere in carne e ossa, davanti all’Altare della Patria a Roma (http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html). STOP. Fine dei giochi. Se per Beppe, se per me per un altro verso, è stato possibile fare cose ormai ritenute impossibili, così sarà possibile ancora per altri, anche in questo momento.

 

D4- Mauro Biuzzi, per l’anniversario del 2015, progetti in preparazione?

R4- Mauro Biuzzi Per il sito che ho dedicato a Beppe (http://www.beppesalvia.it/su_salvia/index.html) ho realizzato nel 2010 un documento audiovisivo in sedici episodi dal titolo Testamento, l’arte di morire all’Aurelio. Con mezzi digitali, la cui novità, povertà e immediatezza mi garantivano di non cadere nel recinto di genere, tentai la lettura microcosmica e macrocosmica della poesia e del poeta, del luogo e del genio, del bottone e del cielo.
Testimonianza opposta alla vincente teoria dei non-luoghi, sulla quale si fonda lo sterminio nichilistico delle origini culturali delle popolazioni che il mondialismo rende funzionale alla deportazione di masse aviotrasportate sullo scacchiere delle nuove colonizzazioni, 
Testamento semplicemente documenta la morte del Gran Tour e l’inizio di un vero pellegrinaggio, di un giro delle sette chiese nei luoghi poetici e urbani della passione terrena mia e di Beppe. In tal modo superando e ricentrando anche i modi della deriva situazionista, a suo modo interstiziale e decadente, territoriale e retro-avanguardistica insomma. Su quell’epigrafe monumentale di due ore e mezzo, si basò la tesi di laurea in Storia della Comunicazione di Giovanna Buco su Beppe (https://www.yumpu.com/it/document/view/15712257/universita-degli-studi-della-tuscia-facolta-di-lingue-beppe-salvia). L’audiovisivo che girammo in digitale era destinato alla sola visione nel web, dove continua a poter essere visto nella totale promiscuità che vige in quei nuovi sotterranei dell’immaginario del terzo millennio, sfuggendo così alle camere ardenti culturali alle quali Beppe si era già sottratto keatsianamente.
Mi è stato chiesto di creare, con la proiezione di 
Testamento, una serata celebrativa del trentennale della morte di Beppe nel più importante cineclub storico di Roma, spazio collocato al confine tiberino dell’Aurelio, dove ad un giovane volenteroso nei primi anni settanta bastavano poche fermate del bus 98 per poter scoprire grandi maestri di tutto il mondo (Michael Snow, Peter Kubelka, Steve Dwoskin, Stan Brakhage, Gregory Markopoulos, Mario Schifano). Sto valutando la possibilità di farlo senza snaturarne l’estetica e l’etica, insomma la forma complessa ma perfettamente compiuta di quel mio modesto contributo, a fronte della grandezza del tema.

a cura di Roby Guerra



9 dicembre 2014

"Pensamientos" by Maria José Peon Marquez for Luca Bagatin's blog

Oggi nasce la nuova rubrica autogestita da Maria José Peon Marquez, attrice e modella spagnola ancora sconosciuta in Italia e che già intervistai il 23 ottobre scorso: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/post/2821049.html
In quell'occasione Maria José mi raccontò della sua passione per la scrittura ed è così che è nata l'idea di affidarle questo spazio esclusivo e a cadenza variabile dal titolo "Pensamientos", ovvero "Pensieri". I suoi pensieri, direttamente nella bellissima versione spagnola, assieme alle belle foto di Josué Nargo e Francisco Guerrero che la vedono ritratta.
Buena lectura !!!

Luca Bagatin

Quien brinde por tu sonrisa, tiene derecho a que le sonrias toda tu vida.
De las alturas, cayeron pájaros muertos
por querer subir tan alto y querer llegar al cielo,
volando en la cima no se alcanza la gloria,
lo que sube siempre baja, no es esa la victoria,
la plenitud total no está en las alturas,
ni en fantasias irreales que llenan de ataduras,
quien conserva su pureza se hace digno en existencia,
ya sea a ras del suelo. .. o tan alto en las estrellas.
Dejar de llorar por alguien a quien echas de menos, es tan difícil como dejar de sonreir por alguien que te hace feliz.


En el horizonte, donde empieza la luna y termina el mar
puedo escuchar las canciones, latentes de emociones
que me hacen suspirar,
y si cierro mis ojos, vuelvo a recordar
el olor de los jazmines y flores de azahar
al sentirme mariposa. .. elevándose al volar.





16 luglio 2014

Un incontro con il prof. Antonio Binni, Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli Alam


Ieri pomeriggio ho avuto - presso il suo studio di Palazzo Vitelleschi, in Roma - un amichevole colloquio con il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, prof. Antonio Binni.
Avvocato civilista, Antonio Binni, è succeduto al prof. Luigi Pruneti alla guida dell'Obbedienza di Piazza del Gesù-Palazzo Vitelleschi nel dicembre del 2013.
Ho avuto modo, con il prof. Binni, di parlare di diversi argomenti di interesse comune, fra cui il suo recupero storico-giuridico del valore della Carta del Carnaro (scaturita dall'impresa di Fiume condotta da Gabriele D'Annunzio in primis), scritta dal sindacalista repubblicano mazziniano e socialista Alceste De Ambris, ovvero la prima Costituzione sociale mai scritta che prevedeva, fra le altre cose: la democrazia diretta, la libertà di associazione, la libertà di divorziare, la libertà religiosa e di coscienza (al punto che si proibirono i discriminarori crocifissi nelle scuole), l'assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, la promozione di referendum, la promozione della scuola pubblica ed il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario ed altro ancora.
Ho avuto inoltre modo di donare, al prof. Binni, il mio ultimo saggio "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni) e conto, nell'autunno prossimo, di proseguire la mia collaborazione culturale con la Gran Loggia d'Italia, proponendo al Gran Maestro anche un'intervista inedita.



11 marzo 2014

Aforismi bagatiniani sulla contemporaneità e la post-modernità: by Luca Bagatin

"Vi sono uomini capaci di amare diverse donne;

io ne ho amata una sola, ma l'ho amata ardentemente, con cuore puro, senza domandarle chi era e donde veniva"

Pierre-Alexis Ponson du Terrail da "Rocambole"

Ho sempre avuto pochi amici veri. Molti conoscenti. Tutti interessati.

Auspico la pace dei sessi, ma, sin tanto che essa non scoppierà, non fatevi illusioni.
Dopo trent'anni di vita a Pordenone posso davvero dire che l'unica cosa positiva di questa provincia è che qui, negli Anni '80, è stato fondato il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute (con cui peraltro collaborai nel 1999).

Non avrei mai creduto che, dopo quasi vent'anni di attività politica, sarei diventato un militante antipolitico.

Se, secondo il Cancelliere Otto Von Bismark "La politica è l'arte del possibile", secondo me l'antipolitica è l'arte del probabile.
L'antipolitica è opposizione non già alla cattiva politica, bensì al Potere ad essa connaturato.
Sono talmente di sinistra che trovo profondamente fascista ogni forma di "copyright".
Amo la trascendenza, ma non chi trascende.
Non è che la legge elettorale non garantisce parità di genere. Il punto è che si tratta di una legge elettorale degenerata, tanto quanto coloro i quali desidererebbero approvarla. In Italia, del resto, è così da almeno vent'anni.

Detesto il termine gergale "fare sesso". "Fare sesso" mi fa pensare a qualche cosa che fanno due o più persone, o per routine o per noia. Preferisco "fare l'amore" che, purtuttavia, è aspetto che implica la totale assenza di noia e di routine nella propria vita.



20 febbraio 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Miss Lili Marlene, artista, performer ed ideatrice del GlamourLesque

Miss Lili Marlene, al secolo Enrica Petrongari, affascinante e colta ragazza romana che ricorda un po' Marylin Monroe e un po' il celebre Angelo Azzurro di cui porta il nome, è l'ideatrice del GlamourLesque, ovvero un'alternativa creativa sia al glamour che al burlesque.

Laureata in Scienze Politiche alla LUMSA di Roma, sin da bambina nutriva una spiccata passione e propensione per l'arte nelle sue poliedriche forme che, negli anni, l'ha portata a specializzarsi in fashon stylist e fashon photography.

Blogger, modella, ballerina, spogliarellista di GlamourLesque (appunto !), stilista e attrice, Miss Lili Marlene è la dimostrazione vivente che non occorre essere filiformi per essere piacenti, affascinanti, realizzate.

Anzi, possiamo dire che è proprio la sua fisicità e la passione che pone in ogni cosa che fa, che la rendono davvero unica nel suo stile e, dunque, nell'ambito della sua attività professionale e comunicativa.

Oggi ho la possibilità di intervistarla amichevolmente, cogliendo l'occasione per annunciare che i suoi ironici e onirici occhi saranno i protagonisti della copertina del mio prossimo libro, dedicato proprio all'universo femminile, ovvero “Ritratti di donna”.


Luca Bagatin: Dunque Lili, raccontaci innanzitutto come mai hai scelto proprio questo pseudonimo.

Miss Lili Marlene: Quando studiavo all'Università mi sono interessata in particolare del dramma sociale, ma anche evolutivo, che il mondo femminile ha vissuto durante le due Guerre Mondiali. Icona di stile e spettacolo è stata sempre per me Marlene Dietrech. Una donna meravigliosa che ha saputo donare, con la sua calda voce momenti di speranza ai giovani soldati. Dunque, per me, le arti e la bellezza possono essere viste come strumento di speranza in momenti di crisi sociali e politiche come quelle che stiamo vivendo oggi in Italia e nel Mondo.


Luca Bagatin: Come nasce il personaggio “Miss Lili Marlene” ? Quali sono le sue/tue peculiarità/particolarità artistiche ?

Miss Lili Marlene: Il personaggio Miss Lili Marlene nasce da un mio bisogno esasperato di dover dare forma alla donna che è stata sempre in me, ben nascosta dai riflettori e da ogni tipo di esibizionismo pubblico e fotografico. Le mie peculiarità artistiche, dunque, nascono proprio da tale esigenza, in cui spesso mi ritrovo a posare per servizi fotografici bondage di fama mondiale, oppure mi trovo ad incarnare la sex symbol del curvy italiano nell'ambito del fashion. Mi piace variare. Sono una grande trasformista e mettere in risalto - attraverso l'arte visiva - ciò che pensavo fosse un difetto, è stato il mio successo !


Luca Bagatin: Puoi spiegarci che cos'è il GlamourLesque e come e perché nasce questa nuova corrente artistico-comunicativa da te ideata ?

Miss Lili Marlene: GlamourLesque è un marchio registrato regolarmente. E' nato dalla collaborazione artistica di un gruppo di cool hunting ed insieme abbiamo creato un nuovo modo di proporre la moda nel Mondo, ossia attraverso le “non regole”, attraverso le quali ciascuno, con la propria creatività e ispirazione personale, rende omaggio o a stilisti internazionali o al proprio stile, oppure ancora alla proprio cultura, sempre attraverso più arti assieme come ad esempio il burlesque, la fotografia, la pittura, il ballo, la recitazione, il canto, abiti, stoffe e accessori vari.


Luca Bagatin: Recentemente hai fatto parte del cast del film di Ettore Scola “Che strano chiamarsi Federico”, in ricordo della vita del celebre Fellini. Com'è stata questa tua esperienza ?

Miss Lili Marlene: Luca, è stata la più bella esperienza che ho mai fatto, credimi ! Lavorare al fianco del Maestro Scola, anche se per pochi giorni, mi ha riportato indietro ai tempi della Dolce Vita... Di quando Cinecittà era la meta di tanti registi e attori di grande calibro. Mi sono sentita coccolata da tutto lo staff, come una piccola stella del cinema.


Luca Bagatin: So che sei una felliniana doc, non a caso. In questo senso so che ami il tipo di donna che Federico Fellini proponeva sullo schermo, ovvero onirica, fantasiosa/fantastica e fuori dagli schemi. Una donna vista come soggetto e non più come madre e casalinga.

Miss Lili Marlene: Certamente è la mia visione di vita e come tale è rappresentata bene da Sandra Milo in Giulietta degli Spiriti. Una donna evoluta, libera dai pregiudizi sociali, pronta a vestirsi e sedurre in modo pittoresco l'universo maschile. Anche la prostituta non deve vergognarsi, poiché è presa come spunto di riflessione in molti film del Maestro Fellini, il quale girava di notte per le strade di Roma a raccogliere testimonianze di queste donne da lui poi descritte in modo grottesco e quasi buffo. Donne a volte grasse e sboccate, altre volte donne di classe, ma sognatrici e surrealiste. Ammaliatrici dell'Uomo di ieri e di oggi .


Luca Bagatin: Che tipo di donna sei ? Come ti definiresti ?

Miss Lili Marlene: Sensibile, dolce, erotica, ma anche guerriera.



Luca Bagatin


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