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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 settembre 2015

"Posizioni e dintorni": pensieri e riflessioni di Luca Bagatin

E' vero, non sono un uomo del dubbio. Perché penso che, nel mondo materiale, sia sempre necessario prendere una posizione. Con gli anni questa può anche essere modificata, ma l'incertezza, il dubbio, porta spesso confusione.
Mi fa pensare ai pacifisti francesi degli Anni '30, che, con i loro dubbi su Hitler gli spianarono - nei fatti- la strada.


Penso sia sempre necessario prendere una posizione.

Soprattutto sessuale.

Vorrei far capire a quelli del presunto "centrosinistra" che dal 1994 ad oggi, fra Ciampi, Prodi, D'Alema, Amato e Renzi, hanno sostenuto la peggior destra capitalista possibile.
Quella che ci ha regalato la BCE e le varie guerre ai Paesi del Terzo Mondo.
Ho sempre sostenuto e continuerò a dirlo, che in Italia e in Europa la peggior destra fascista è la presunta "sinistra".



11 dicembre 2014

L'inutilità dei partitini comunisti italiani e la necessità di una profonda svolta sociale in Italia e in Europa. Sull'esempio dell'America Latina

Pare che ritorni il vecchio PCI, anzi no, il vecchio Pcd'I.

Il comitato centrale del Pdci (Partito dei Comunisti Italiani) ha deciso in questi giorni di cambiare nome e di tornare alla denominazione del 1921, ovvero Partito Comunista d'Italia e ciò – si legge nel documento approvato dal comitato – per rilanciare una soggettività comunista più grande.

Che cosa ciò significi non è dato di saperlo, visto che, in Italia, esistono già innumerevoli sigle comuniste. Comuniste almeno a parole e tutte pressoché piccole e/o piccolissime.

I Comunisti Italiani, ad ogni modo, saranno ricordati come i servitori dei Governi Prodi, D'Alema e Amato, ovvero quelli che ruppero con la Rifondazione di Fauso Bertinotti che, tutto sommato, era un socialista libertario.

Cossutta, Diliberto, Bertinotti, ad ogni modo, sono oggi tutti pressoché scomparsi, così come i loro partitini. Persino Gennaro Migliore si è convertito al renzismo e quanto a Niki Vendola, al capitale si è venduto da quel dì.

Poveri Marx ed Engels che, oltretutto mai avrebbero voluto fondare un partito politico elettoralistico ma, con il loro Manifesto auspicavano un grande movimento di massa per l'emancipazione del proletariato. E si tenga conto, oltretutto, che Engels manteneva un fitto dialogo epistolare con Filippo Tutrati, che fu il padre del Socialismo italiano e che sarà vilipeso da generazioni di “comunisti” (a parole, come dicevamo prima, visto che lo stesso Palmiro Togliatti non disdegnò di votare l'introduzione dei fascisti Patti Lateranensi in Costituzione, assieme ai democristiani ed Enrico Berlinguer con i democristiani andava a nozze sin dai tempi di Moro) !

Il proletariato o, meglio, il nuovo proletariato italiano (parliamo dei molti precari, disoccupati, pensionati sociali ecc...) è stato prima martoriato da Prodi, D'Alema e Amato e successivamente dai vari governi Berlusconi, Monti ed infine Renzi. Attraverso politiche restrittive e di austertità mai davvero contestate da un serio movimento di massa organizzato. La stessa CGIL mai ha davvero garantito i non garantiti, i disoccupati, i precari, eccetera !

Più che di partiti o partitini comunisti, di starlette della “gauche au caviar”, oggi occorrerebbe una profondissima svolta sociale.

Come avranno osservato diversi miei lettori, da diverso tempo sono un osservatore attento dell'evoluzione sociale, politica, culturale ed umana dell'America Latina. Lì leader socialisti autentici quali Hugo Chavez, Evo Morales, José Mujica ed i coniugi Kirchner, hanno saputo davvero ridurre le diseguaglianze sociali, abbattere l'analfabetismo, ridurre la disoccupazione ed aumentare il prodotto interno lordo.

Lì il socialismo autentico ha trionfato. Qui da noi ed in tutta Europa, diversamente, il cosiddetto "socialismo" sembra essere una grande burletta al soldo delle élite. Renzi socialista ? Hollande socialista ? Schulz socialista ? Ma non fateci ridere !

E quanto ai “nuovi comunisti”, ci chiediamo davvero a chi ed a che cosa possano essere utili se non alla vanagloria di qualche vecchio o nuovo esponente in cerca di notorietà politico-mediatica.

Il futuro è altro, ovvero il Socialismo del XXIesimo secolo made in Latinoamerica, senza dimenticare la proposte libertarie di Ron Paul negli USA, che vanno dall'abolizione della Federal Reserve (l'equivalente della nostra Banca Centrale Europea) sino al ritorno della sovranità monetaria ed alla promozione dei diritti civili !


Luca Bagatin



29 settembre 2014

"Il garibaldinismo non è certo il renzismo": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

  VERSUS
Matteo Renzi dichiara di non essere massone.
Infatti in Massoneria ci sono solo uomini liberi e di buoni costumi, animati da ideali quali la Fratellanza, l'Uguaglianza e la Libertà (e non già l'autoritarismo e/o la negazione dei diritti sociali).
Alla Massoneria sono stati affiliati anche grandi condottieri e rivoluzionari, quali ad esempio Simon Bolivar, Giuseppe Garibaldi e Gabriele D'Annunzio; persone dotate di grande spiritualità quali Madame Blavatsky, Annie Besant e il Mahatma Gandhi; oltre che fini menti politiche quali George Washington, il conte di Cavour, Ernesto Nathan e molti altri.
Uomini e donne, insomma, fatti d'una pasta ben diversa e distante rispetto a quella di persone come Matteo Renzi ed i tanti politicanti che da troppo tempo popolano il mondo. Al servizio della FED e della BCE e lontani anni luce dai popoli e dai principi di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà.
Per l'Italia, l'Europa ed il mondo intero vorrei la memoria di Anita Garibaldi alla Presidenza della Repubblica, la memoria di Moana Pozzi alla Presidenza del Consiglio, l'anima di Evita Peron nel cuore di tutti.
Ed il potere al popolo, attraverso il sistema dell'autogestione.
Riflettevo sul fatto che al Commendator Licio Gelli sono state attribuite le peggiori nefandezze italiane (mai dimostrate), purtuttavia - durante la Resistenza - pur essendo sempre stato un fascista dichiarato e decorato, ha salvato dalla deportazione degli ebrei e dei partigiani.
A differenza del tanto osannato On. Palmiro Togliatti, che, quando era Ministro della Giustizia, amnistiò i gerarchi fascisti.
Corrado Passera vuole scendere in politica e diventare il nuovo Berlusconi, contrapponendosi a Matteo Renzi.
Come se non avessimo già abbastanza problemi.
Due o più persone la possono pensare diversamente, ma comunque imparare l'una dall'altra, confrontandosi.
Per questo sono assolutamente convinto che le guerre siano unicamente frutto del potere e dello sfruttamento economico-politico dell'uomo sull'uomo.
La Costituzione di una vera Repubblica (garibaldina) dovrebbe essere fondata sull'Amore e sulla Felicità.
Chi ruba le idee altrui è evidentemente privo di originalità.



1 marzo 2014

Il Socialismo o è libertario o non è. I "socialisti" nelle istituzioni se ne sono completamente dimenticati

Il Partito Democratico entra nel Pse, ovvero nel Partito Socialista Europeo, pur non avendo nulla di socialista.

La cosa grave è che i cosiddetti “socialisti” europei lo accettano nelle loro file.

Il Pd, è storia nota, è un coacervo di postcomunisti e postdemocristiani, peraltro sostenuti da sempre dall'imprenditore Carlo De Benedetti, peraltro Presidente di Sorgenia, l'azienda che sta per rischiare la bancarotta e che controlla il 39% di Tirreno Power, società su cui sta indagando la Procura di Savona per danno ambientale ed omicidio colposo.

Di socialista, nella storia del Pd, dunque, non vi è proprio nulla. Anzi. Vi è un frammisto di conservatorismo economico e destra ideologica.

I comunisti italiani ed i democristiani, ce li ricordiamo infatti e peraltro, come i peggiori nemici del Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni prima e di Bettino Craxi poi.

Ma tant'è.

Il Socialismo, peraltro, come vorremmo anche ricordare al Presidente venezuelano Nicolas Maduro - che sta facendo strage del suo popolo e tradendo gli ideali di Bolivar - o è libertario o non è.

Lo sapevano bene i rivoluzionari Giuseppe Garibaldi e Simon Bolivar appunto, che, son il loro sangue ed i loro sacrifici, lottarono per l'emancipazione dei rispettivi popoli e delle classi meno abbienti.

I politicanti pseudo-socialisti mondiali, evidentemente, o non hanno alcuna memoria storica oppure hanno preferito dimenticare la lezione del Socialismo libertario ed umanitario, imponendo un autoritarismo sociale, civile ed economico che fa orrore.

“Il Socialismo è il sol dell'avvenire” dichiarava il Generale Garibaldi, il quale, peraltro – unico uomo politico della Storia – preferì ritirarsi nella sua Caprera a fare il contadino, definendo il Parlamento una “cloaca” ("Quando i posteri esamineranno gli atti del governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento, vi troveranno cose da cloaca"), piuttosto che scendere a compromessi con il malaffare politico.

Ve l'immaginate Giuseppe Garibaldi messo a confronto con Matteino Renzi ? Ve l'immaginate Simon Bolivar messo a confronto con il fedifrago François Hollande ?

Abbiamo detto tutto.


Luca Bagatin (nella foto con l'ex deputata Radicale Ilona Staller)



22 febbraio 2014

Il partito democratico lo proposi quandi avevo vent'anni. Ed era cosa ben diversa rispetto all'autoritarismo cattocomunista e renzusconiano

Avevo vent'anni quando proposi, ben prima di qualcun altro, l'idea di un Partito Democratico (che era cosa ben diversa dall'accozzaglia cattocom).
Era l'estate del 1999 e Renzi, allora, faceva il segretario provinciale dei democristiani fiorentini e si godeva i dané vinti alla Ruota della Fortuna.
Sic !
Qui sotto - a presente e futura memoria - l'articolo tratto dal Messaggero Veneto di Pordenone del 21 agosto 1999, che parla della mia proposta:




13 marzo 2013

Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica (Marsilio Editori)



Un partito in crisi: il Partito Socialista Italiano nel 1992.
Dopo cent'anni di Storia, il partito di Turati, della Kuliscioff, di Nenni e di Craxi, scomparve dalla scena politica italiana.
A raccontarcelo, per mezzo di ampie ed approfondite intervista ai massimi dirigenti del PSI di allora, il saggio "Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica" (Marsilio Editori) a cura di Gennaro Acqiaviva e Luigi Covatta.
Un saggio ove Carlo Tognoli, Claudio Signorile, Gianni De Michelis, Rino Formica, Claudio Martelli ed altri, ci raccontano - ciascuno secondo il proprio vissuto ed il proprio punto di vista - la fine di un partito storico, che modernizzò il volto dell'Italia.
Dalle interviste emergono diversi aspetti. Innanzitutto la critica all'arroccamento di potere del Craxi dal 1987 in poi, ovvero la costituzione dell'accordo fra Craxi-Andreotti e Forlani (il famigerato CAF). Un accordo che Craxi fu costretto a sottoscrivere in quanto avrebbe desiderato tornare alla Presidenza del Consiglio e/o, comunque, portare nuovamente un socialista alla premiership dell'Italia.
Un arroccamento che, per molti versi, ha allontanato la parte più movimentista del PSI, ovvero quella che faceva capo a Claudio Martelli, il quale avrebbe voluto proporre - sin dal 1987 - un'alleanza alternativa alla DC, capace di unificare Socialisti, Radicali, Repubblicani, Laici, Liberali, Verdi e qualla parte di sinistra non subalterna al PCI. Un'alleanza che Martelli avrebbe voluto chiamare Partito Democratico (cosa ben diversa dall'alleanza cattocomunista di questi ultimi anni, che vede ancora oggi unite le forze conservatrici e consociative del Paese).
Non a caso Martelli promosse e sostenne i referendum radicali ed ambientalisti sul nucleare (il quale, ad ogni modo, non prevedeva affatto la totale uscita del nucleare da parte dell'Italia, cosa che - a causa di Craxi - purtroppo avvenne) e sulla responsabilità civile dei giudici.
Questa linea, ad ogni modo, non prevalse nel Partito Socialista e si arrivò ad una sorta di contrapposizione fra Poteri Forti e l'alleanza DC-PSI.
I Poteri Forti, il sistema bancario e confindustriale, avrebbero voluto, infatti, mettere le mani sulle industrie di Stato, puntando alle privatizzazioni in breve tempo, senza alcuna vera liberalizzazione. Cosa che avvenne, poi, nel 1993 - alla caduta dei partiti democratici - e proseguì con l'avvento di Romano Prodi nel 1996: privatizzazioni indiscriminate senza alcuna liberalizzazione. A tutto vantaggio dell'establishment economico-finanziario e a tutto danno dello Stato e della politica.
All'inizio degli Anni '90, peraltro, si impose all'Italia di rispettare i vincoli del Trattato di Maastricht che, purtuttavia, il Partito Socialista Italiano era riluttante a firmare, in quanto questi avrebbero costretto il Paese a sacrifici che, difficilmente, avrebbe potuto affrontare in tempi brevi. A ciò si sommò l'instabilità politica causata dalle stragi di mafia, con l'uccisione dei giudici Falcone (collaboratore di Martelli al Ministero della Giustizia) e Borsellino e la conseguente elezione di Scalfaro a Presidente della Repubblica, il quale rappresentò da subito gli interessi dei postcomunisti e della sinistra DC.
In tutto ciò fu completamente rifiutata l'Unità Socialista che Craxi propose al PDS di Occhietto, D'Alema e Veltroni, i quali preferirono sostenere l'azione del Pool di Milano, composto da simpatizzanti di estrema destra ed estrema sinistra, peraltro, i quali operarono solo ed esclusivamente contro i partiti democratici e di governo, lasciando completamente "illesi" i postcomunisti ed i postfascisti.
Se, probabilmente, l'ipotesi dell'alleanza fra socialisti, radicali e laici di Martelli del 1987 e/o l'Unità Socialista di Craxi fossero andate in porto, la sinistra in Italia avrebbe potuto sopravvivere. Di fatto, invece, morì con la morte della Prima Repubblica, consegnando il Paese, prima all'imprenditore di Arcore ed alla sua compagine clericofascista e, successivamente, all'accozzaglia cattocomunista, sostenitrice di quei Poteri Forti che non aspettavano altro che mettere le mani sul partimonio delle imprese statali, acqisendole a prezzi stracciati.
Come spiega "Il crollo", ovvero le interviste ai massimi dirigenti del PSI, peraltro, le televisioni di Berlusconi si accodarono all'accanimento mediatico-giudiziario contro il PSI ed i partiti di governo, dimenticando l'antica amicizia fra il leader del PSI ed il successivo leader del PdL. E così fece il quotidiano "La Repubblca" di Eugenio Scalfari che, da giornale indipendente vicino a posizioni liberali, sostituì, di fatto, "L'Unità" - l'antico organo comunista - in accanimento contro socialisti, liberali e laici.
Se la situazione politica di oggi, ovvero quella degli ultimi vent'anni, è quella che è, occorre guardare al passato e ristudiarsi, per intero, il biennio 1992-'93.
Il biennio 1992-'93, infatti, segnò, per l'Italia e per l'Occidente democratico, la caduta di un sistema politico. Sicuramente non perfetto, fatto anche di finanziamenti illeciti alla politica (come osserva Claudio Signorile, per evitare di incappare in questo reato sarebbe stato sufficiente che la classi politica di allora non introducesse tale norma nell'ordinamento, ovvero legalizzasse i contributi privati, come negli USA), ma certamente democratico e rappresentativo del Paese.
Grazie a saggi come questo edito da Marsilio, ci auguriamo che le vecchie e le nuove generazioni comprendano il perché, oggi, il Paese è caduto nelle mani di imprenditori e politici mediocri, oltre che di comici inneggianti l'antipolitica.


Luca Bagatin



14 novembre 2011

La crisi del liberalismo è la crisi di un'Italia senza alcuna via d'uscita



Il governo Berlusconi è caduto.
Non sappiamo se questa sia la fine del berlusconismo, ma, ad ogni modo, il berlusconismo, inteso come nuovo liberalismo, era finito da tempo.
Finì allorquando il Cavaliere, anzichè attuare il programma liberale e liberista del 1994 (che prevedeva: riforma della giustizia con separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; abolizione delle Province quali enti politici; riduzione ad un massimo di tre aliquote fiscali; piano casa; flessibilità del mercato del lavoro e congrui ammortizzatori sociali per le categorie più svantaggiate; riforma del pubblico impiego e relativa riduzione della presenza statale in ogni settore; privatizzazione del carrozzone Rai-Tv), finì per seguire le derive stataliste e cattocomuniste della Lega Nord e pose, al Ministero dell'Economia, uno statalista come Tremonti.
Sfumate, dunque, tutte le promesse del '94 e del 2008. Ed anche tutti i buoni propositi liberali del PdL, raccolti nell'ottimo volume "La mia politica" (Marsilio Editore) di Reneto Brunetta.
E pensare che, Silvio Berlusconi, nel '94, fu l'unico in grado di contrapporsi alla deriva golpista di Tengentopoli che - unico caso al mondo - aveva raso al suolo ben cinque partiti democratici di governo e stava per assicurare il Paese agli sconfitti dalla Storia.
Berlusconi termina la sua carriera politica avendo attuato la medesima politica economica e sociale attuata da Romano Prodi, da Vincenzo Visco e da Massimo D'Alema: come a dire "con Berlusconi al governo avevano già vinto i cattocomunisti e gli sconfitti dalla Storia".
Un Paese dalla scarsissima cultura liberale, il nostro e che, proprio per questo, paga in termini di arretratezza socio-economica e fa pagare ai cittadini onesti e lavoratori, ai giovani ed ai pensionati al minimo, tutto il fardello, lasciando pressochè intaccate tutte le categorie già iper-protette dallo Stato e dalle cosiddette "parti sociali".
Se non sei "coperto", in Italia, allora è meglio che emigri altrove.
Cade Berlusconi e che cosa accade ? Arriva un tecnico come Mario Monti. Bene. E' persona preparata e poi, un tecnico, oggigiorno, farà certamente meno danni di un politico.
I politici oggi, infatti, oltre ad averci aumentato l'IVA, stanno rivalutando di farci nuovamente pagare quella vecchia iniqua imposta chiamata ICI.
Ma privatizzassero le municipalizzate, privatizzassero la Rai, abolissero gli enti inutili come Province, consorzi e comunità montane, anzichè mettere le mani nelle tasche di tutti noi !
Vabè, ma dopo Mario Monti ?
Il rischio è che le elezioni le vincano i cattocomunisti: da Bersani a Vendola, passando per il solito Di Pietro.
Per l'Italia si attendono tempi molto bui. E nessuna prospettiva, all'orizzonte, di nuovi leader liberali, liberisti e libertari, capaci di farci uscire dalla crisi e di dare la possibilità - a ciascuno di noi - di poter governare, davvero, il nostro futuro.

Luca Bagatin



8 giugno 2011

NO ai referendum truffa e contro l'ambiente ! Il 12 e 13 giugno ASTIENITI o vota NO

REFERENDUM CONTRO NATURA
di Davide Giacalone




Tre referendum sono contro l’ambiente, uno è contro Silvio Berlusconi. Quest’ultimo se lo merita, secondo i suoi avversari, ma la natura che ha fatto di male? Eppure uno stormo di demagoghi s’è alzato in volo e tenta di truffare gli elettori, confondendo loro le idee.
A scanso d’equivoci: quelli che vogliono far restare le cose come sono, quelli affezionati all’acqua che si spreca e all’assenza di depuratori, quelli che vogliono un Paese che compra all’estero energia elettrica prodotta con il nucleare, sono i sostenitori del Sì. Mentre quei disgraziati che sostengono il No, se esistono, pretendono che l’Italia cambi e diventi un Paese come gli altri, ma s’illudono che a poterlo fare sia quello stesso legislatore che neanche difende le proprie leggi.

Due quesiti riguardano l’acqua, che nessuno ha mai né pensato né proposto di privatizzare. Qui la turlupinatura raggiunge livelli stratosferici. Posto che fonti e acquedotti, quindi l’acqua, rimangono beni pubblici, si tratta di chiamare il mercato, quindi i privati, ad investire perché quel bene non vada sprecato. Per riportare alla civiltà, e al rispetto dell’ambiente, il nostro sistema idrico servono investimenti rilevanti, nell’ordine di 60 miliardi. Posto che non possono essere investimenti pubblici, per le note ragioni dell’indebitamente statale, o ce li mettono i privati o nisba. Quindi, se passa il referendum ci teniamo l’acqua che esce dai tubi prima di arrivare nelle nostre case, quindi la devastazione ambientale e la sua perdita di qualità.

L’altro quesito è sulle tariffe, volendo impedire che nel fissarle si debba tenere conto della remunerazione dei capitali investiti. Bella roba, allora ci teniamo i soldi pubblici sprecati, le municipalizzate i cui amministratori e dirigenti si fanno pagare come se avessero scoperto quella calda, di acqua, le aziende pubbliche che fanno assunzioni clientelari e ci teniamo pure quei quattro fessi che prima si lamentano, poi impediscono che si cambi, quindi tornano a lamentare gli sprechi. Sono loro, quelli del Sì, i tutori degli sprechi.

Col referendum nucleare c’impediamo di fare un piano energetico. Giusto, a che serve? Tanto si annuncia il ritorno al nucleare e non lo si fa mai. In cambio, ove non si voglia far funzionare la lavatrice a pedali, o pagare l’energia più dei panni che ci mettiamo dentro, facciamo qualche bella centrale a carbone, continuiamo a bruciare petrolio e incentiviamo eolico e solare pagandoli il doppio di quel che producono. Emettiamo una bella paccata di gas serra e li difendiamo con il sole che ride. De che? Nel frattempo continuiamo a comprare energia nucleare dai francesi e ci diamo di gomito, con aria allocca, quando tedeschi e svizzeri annunciano la chiusura delle loro centrali. Come se chi cambia bicicletta, e intanto vince il tour della competitività, fosse paragonabile a chi non ci sa andare.

Tutte queste cose le conoscono benissimo anche a sinistra. I Bersani, i D’Alema, i Veltroni e compagnia cantante ne sono perfettamente consapevoli. Tanto è vero che quando governavano si mossero esattamente nella direzione delle leggi che, ora, vogliono abrogare. Ma gli tocca far la parte di quelli che credono si stia privatizzando l’acqua o che in una centrale italiana si possa fondere il nocciolo (oltre al cervello di chi lo dice), e gli tocca perché così impongono i loro alleati, oramai dominatori. La gran classe di professionisti, i gran dirigenti allevati alla dura scuola e alla severa disciplina del Partito Comunista Italiano, sono finiti al guinzaglio di quattro descamisados latranti.
Non dimentichiamoci dell’ultimo referendum, quello sul legittimo impedimento. Quelli della vecchia sinistra non parlano, per vergogna, ma quelli di questa destra non leggono, per prudenza. Quando si discusse quella legge, inutile, avvertimmo sui suoi rischi e sulla sua mancanza di pregi. Niente, come parlare con il muro. Vigente la legge, Berlusconi non solo ha dovuto piegarsi ai processi, ma ha anche inaugurato quelli del lunedì. Ciò non toglie che l’abrogazione sarebbe uno sganassone in pieno volto. E, come si sa, il setto nasale è già provato e smoccia sangue.
Riassumendo: i referendum sono contro l’ambiente; la sinistra è costretta a sostenerli, pur convinta del contrario, perché altrimenti viene incenerita da alleati prepotenti e vincenti; la destra non ha neanche il coraggio di difendere quel che ha fatto e se la cava con una roba, la libertà di coscienza, che non si sa se fa ridere o piangere; in quanto al quarto referendum l’unica salvezza, per chi votò la legge, sarebbe la mancanza del quorum. In compenso s’è raggiunto un bel risultato bipartisan: la vergogna.

Davide Giacalone


19 gennaio 2011

Bettino Craxi: uno statista



Bettino Craxi fu colui il quale riuscì nella difficile impresa di rinnovare e democratizzare il Socialismo italiano, trasformando un piccolo partito filo-marxista in un moderno partito liberalsocialista: oltre la destra e la sinistra classiche.
Bettino Craxi, erede politico ed estimatore degli ideali risorgimentali e di emancipazione di Garibaldi e Mazzini, intuì che, per governare, occorreva sì scendere "a patti con "il diavolo", ovvero con la Democrazia Cristiana, ma in chiave autonomista e spesso conflittuale con essa.
Egli seppe rompere il patto di ferro che si stava preparando fra comunisti e democristiani negli anni '70, proponendo all'Italia un'alternativa di sinistra liberale alla conservazione.
Ebbe l'intuizione, sull'onda degli ideali del liberale Edgardo Sogno e del repubblicano Randolfo Pacciardi, di una Grande Riforma dello Stato, capace di modernizzare e sburocratizzare l'Italia. Propose il Presidenzialismo e la riforma della giustizia in senso garantista e per ciò ricevette l'opposizione dura di comunisti, democristiani, postfascisti e Poteri Forti.
La sua morte politica, nel 1993, coincise con la morte della democrazia in Italia.
La sua morte fisica, il 19 gennaio del 2000, avvenuta in esilio ad Hammamet, ci ricorda che solo gli uomini liberi hanno il coraggio delle proprie idee sino in fondo.

Luca Bagatin



15 novembre 2010

Mutazioni (centro)sinistre: da cattocomunisti a semplicemente comunisti



La base del centrosinistra italiano di oggi, dalla Puglia a Milano, sembra preferire i candidati comunisti a quelli cattocomunisti.
E' quanto confermano le elezioni primarie di Milano che hanno eletto a maggioranza Giuliano Pisapia, già deputato di Rifondazione Comunista ed oggi - con l'appoggio di Nichi Vendola già eletto alle primarie in Puglia - candidato di Sinistra e Libertà al Comune del capoluogo meneghino.
Un ritorno al passato che fa credere piuttosto che avesse ragione Fausto Bertinotti e torto marcio i vari D'Alema, Prodi e Veltroni.
A questo punto tanto varrebbe che in casa cattocom tornassero al Pds, alla Margherita, a Rifondazione Comunista ed ai Verdi. Tutti assieme sarebbero destinati a perdere sempre e comunque in eterno, ma, almeno, a perdere con dignità.
Se analizziamo infatti i risultati vediamo come il centrosinistra italiano abbia ereditato unicamente voti ed una base politica e culturale che apparteneva al vecchio Pci, alla sinistra Dc ed a settori dell'ambientalismo più radicale.
Il tentativo di costruire un Pd all'americana era, infatti, destinato a perdere in quanto il Pd americano è da sempre lontano anni luce non solo dalla sinistra come la intendiamo in Europa, ma ancor più lontano dal comunismo che, sin dal dopoguerra, ha infatti combattuto strenuamente.
Il centrosinistra dal '93 ad oggi, peraltro, rappresenta culture profondamente conservatrici e minoritarie che, qualora siano riuscite a mettere in piedi un programma di governo, esso risultava profondamente statalista, burocratico, sindacatocratico, fondamentalista sull'ambiente e per nulla aperto nel campo dei diritti civili ed individuali.
Se ne accorse il Berlusconi del '94, salvo poi tradire, nel giro di un anno e mezzo, il suo programma liberale, libertario e liberista.
L'economista Francesco Giavazzi, non a caso, in un saggio di qualche anno fa spiegava che "Il liberismo è di sinistra". Sì, ma di una sinistra europea: ovvero di matrice liberalsocialista e liberaldemocratica. Profondamente antistatalista ed antiburocratica.
Ovvero l'opposto del nostro centrosinistra in salsa cattocomunista.
Oggi, dicevamo, questa compagine, grazie anche all'assurdo sistema delle primarie, sembra voler tornare al '94, ovvero allorquando presentò l'armata Brancaleone di Achille Occhetto, senza prospettive alcune di radicali riforme liberali, liberiste e libertarie.
Forse, magari, una sinistra laica, liberale e libertaria, in Italia, potrebbe anche vincere.
Oggi, stranamente, questa prospettiva pare essere incarnata piuttosto da Gianfranco Fini che è l'unico leader ad aver abiurato al suo imbarazzante passato clericofascista. A differenza dei vari centrosinistri che ancora mettono ceri a Togliatti e Berlinguer, dimenticando che loro furono amici dell'Impero sovietico e che il primo, oltre ad aver introdotto in Costituzione i fascisti Patti Lateranensi, concesse l'amnistia ai gerarchi del Regime mussoliniano.
Occorre costruire, dunque, un nuovo schieramento politico che guardi ad un programma di riforme che attendono l'Italia dal '94: laico, liberale, libertario e liberista.
Con Fini, i Repubblicani, i Liberali ed i Radicali.
Addio, dunque, ai baffoni, ai baffini, alle mortadelle, alle croci ed ai martelli.

Luca Bagatin


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