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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 febbraio 2015

Su Chavez e dintorni



Alcuni giorni fa ho ricevuto dalla Redazione del quotidiano con cui collaboro, ovvero "L'Opinione delle Libertà", una lettera di protesta relativa ad un mio articolo - apparso sul medesimo quotidiano -  relativo alla figura ed alla storia politica dell'ex Presidente del Venezuela Hugo Chavez e sul Socialismo del Ventunesimo secolo.
Il mio articolo lo potete reperire a questo link: http://www.opinione.it/politica/2015/02/05/bagatin_politica-05-02.aspx
La persona che ha inviato la lettera non ha voluto accettare la mia proposta di un confronto pubblico, ad ogni modo ritengo utile comunque pubblicare la mia lettera di risposta che, comunque, mi è costata del tempo.
Dell'universo chavista, così come il mondo latinoamericano in genere ed il fenomeno del Socialismo del Ventunesimo secolo (che molto, a parer mio, avrebbe da insegnare allo pseudo-socialismo di casa nostra, che ha perduto ogni collegamento con la Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata, fra gli altri, da Garibaldi e Mazzini, che per me sono e rimangono dei punti di riferimento politico-intellettuale e spirituale imprescindibili) in Italia si parla davvero molto poco e davvero molto male, per cui ogni occasione di confronto può risultare positiva.
Del resto lo scontro, in luogo del confronto, specie in un'epoca che necessita di un autentico superamento dell'ideologia per approdare ad un recupero dell'idea, non ha mai scaturito alcunché di buono.

L.B.



Sono felice di poter rispondere a chi ha inviato una lettera di critica relativa al mio articolo che spiega, per filo e per segno, pur nella doverosa stringatezza giornalistica, le politiche adottate dal Presidente Hugo Chavez in Venezuela ed il Socialismo del Ventunesimo Secolo.

Ne sono felice per due ragioni. La prima è che il confronto è sempre positivo. Esso contribuisce alla riflessione e denota rispetto nei confronti dell'interlocutore, pur nella differenza di opinioni.

La seconda ragione è che mi permette di ringraziare il quotidiano L'Opinione per lo spazio che sempre concede ai miei articoli, proprio in quanto organo liberale, ovvero non servile nei confronti di qualsivoglia padrone o ideologia precostituita e proprio per questo concede spazio anche a chi, anziché seguire la corrente della cultura mediatica dominante, preferisce approfondire e permettere ai lettori di farsi un'opinione che possa andare al di là di quanto i media tradizionali propinino quaotidianamente loro.

Si possono avere opinioni di pregiudizio nei confronti dello chavismo, certo, ma non si può dare del dittatore a chi è stato eletto democraticamente, come lo fu Chavez a suo tempo (dal 1998 sino alla sua morte, nel 2013) oppure al Presidente Maduro.

Il Venezuela, in sostanza, non ha nulla a che vedere con la dittatoriale e sanguinaria Corea del Nord paventata dalla persona che ha inviato la lettera e pur difesa da più di qualche nostro parlamentare (sic !).

Personalmente non sono fra coloro i quali nutre dei pregiudizi, specie non prima di aver approfondito una realtà. E, da quando ho iniziato ad approfondire la realtà latinoamericana – che con la nostra Storia risorgimentale e garibaldina ha molti punti in comune, per non parlare delle comuni radici - debbo riconoscere che essa ha molto da insegnarci. Sia in termini di democrazia partecipativa – come ho scritto anche nel mio articolo – che di prospettive sociali.

E lo dico da persona che non ha nulla a che spartire con il comunismo, ma che trova parimenti interessanti e di rottura, tanto le prospettive offerte dal Socialismo del XXIesimo secolo, ovvero una vera Terza Via fra capitalismo e comunismo, che il libertarianesimo proposto da Ron Paul negli USA, il primo a denunciare le politiche truffaldine della Federl Reserve.

Prospettive che, per quanto riguarda la fattispecie del mio articolo riguardante il Venezuela, pur fra mille difficoltà hanno dato i loro frutti.

Non ho affatto negato che la criminalità non sia dilagante, così come ho parlato di un'alta inflazione. Purtuttavia il tasso di povertà è stato ridotto, per non parlare dell'analfabetismo.

Non risulta, ad ogni modo, che la situazione precedente all'avvento di Chavez al governo, fosse così rosea, al punto che la corruzione era di molto superiore a quella attuale ed alle classi meno abbienti, oltre che alle periferie, non pensava davvero nessuno.

Sulla nazionalizzazione del petrolio posso dire: è meglio che le risorse siano sfruttate da una multinazionale, oppure è meglio che a gestire il tutto sia uno Stato ? Meglio sarebbe che a gestire le risorse di una nazione siano i cittadini/lavoratori medesimi, direi io.

Purtuttavia se queste risorse sfruttate dallo Stato possono dare benefici ai meno abbienti, ben venga che ciò accada. Ben venga che siano avviate delle Missioni sociali, piuttosto che inseguire la fredda legge del mercato che da tempo immemorabile ci sta rendendo tutti quanti schiavi.

Possiamo semmai riconoscere che il Venezuela, a differenza di Bolivia o Brasile ha incentrato quasi esclusivamente le sue politiche sociali solo sugli introiti derivanti dal petrolio. E ciò è stato un errore, certo.

Ci sono luci e ombre in Venezuela, come ve ne sono in tutti gli Stati. Ma dobbiamo tenere presente che quel Paese, come tutta l'America Latina, ha vissuto una storia di sfruttamento. Prima coloniale e successivamente dittatoriale o semi dittatoriale. Da qualche decennio qualche spiraglio di luce si è visto. E si è visto in tutto quel continente, dal quale da noi provengono notizie solo parziali. Viene visto come una “realtà lontana” quando in realtà le radici sono comuni. E sono latine. Noi siamo latini, non anglosassoni, nonostante la cultura che nei secoli ci è stata imposta dalla politica e dall'economia e ci ha voluto rendere eguali agli anglosassoni, con tanto di politiche speculative importate da quelle realtà. Politiche speculative che sono all'origine della crisi economica mondiale.

Una crisi che però è prima di tutto umana.

Il Socialismo del Ventunesimo Secolo – slogan ideato dal sociologo Dieterich, che ne spiegò il fenomeno in un saggio purtroppo non pubblicato in Italia – ed avviato con la prima elezione di Chavez (e con le successive elezioni di Lula in Brasile, dei Kirchner in Argentina, di Morales in Bolivia, di Mujica in Uruguay ecc...), ha offerto per la prima volta ad un continente sfruttato una via di liberazione.

Una via di liberazione nazionale e non globalista, ovvero che non è detto possa andare bene per tutte le realtà mondiali, che non vuole essere necessariamente esportata, come avvenuto sia per l'imperialismo sovietico che per quello capitalistico. Una via di liberazione che affonda le sue radici non nel comunismo – come i media e la vulgata dominante vorrebbero farci credere - bensì nel socialismo libertario, nel cristianesimo delle origini, persino nelle influenze che il nostro Garibaldi ebbe in quelle terre, al punto che l'Eroe dei due Mondi è l'eroe simbolo dell'America Latina ed è secondo solo a Simon Bolivar.

Ora, non so e non posso sapere se il quotidiano “L'Opinione” deciderà di non pubblicare più le mie “falsità”, come le ha chiamate qualcuno, che ha peraltro deciso di non accettare alcun confronto pubblico. “Falsità” comunque di studioso appassionato che ha trovato in quella realtà così apparentemente lontana, ma così culturalmente vicina, l'unica reale prospettiva per uscire dalla crisi attraverso la ricerca del sentimento umano, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, pur fra mille difficoltà e limiti causati dai meccanismi del potere politico stesso.

Sinceramente mi auguro che “L'Opinione” possa essere e rimanere la voce di tutti le voci. Della mia, come di coloro i quali la pensano diversamente da me. E me lo auguro anche perché oggi, al pensiero “eretico” e libertario – che non vuole essere né collocarsi a sinistra o a destra e che è disgustato dagli pseudo-movimenti alla Grillo – non viene data più alcuna voce.


Luca Bagatin



27 gennaio 2015

Più che un Tsipras ci vorrebbe un Mujica

Non sappiamo se esultare o meno per la vittoria di Alexis Tsipras alle elezioni politiche greche.

Tsipras non ci entusiasma granché e la sua amicizia e vicinanza con molti politici del conservatore Partito Democratico italiano certo non ce lo rendono troppo convincente.

Interessante, ad ogni modo e comunque, il fatto che la stragrande maggioranza del popolo greco abbia espresso il suo voto favorevole nei confronti di un leader anti-Fondo Monetario Internazionale ed anti-Banca Centrale Europea, che, peraltro, ha deciso di allearsi con il partito dei nazionalisti greci, altrettanto se non ancor più anti-Troika.

Non è un caso, dunque, se un leader anti-europeista ed anti-capital-globalista come Tsipras venga elogiato tanto dalla pasionaria Marine Le Pen quanto dai movimenti dell'ultra-sinistra, oltre ad essere stato votato dalla stragrande maggioranza dei liberali e moderati greci.

Ed è interessante anche un'astensionismo del 36%, che indica comunque una sfiducia importante nei confronti della politica e, forse, anche nei confronti di un sistema socio-economico che ha fatto il suo tempo. E che andrebbe superato.

Sistema politico e socio-economico purtuttavia non messo in discussione da Tsipras, così come non è messo in discussione da nessun politicante europeo. Purtuttavia i limiti della politica, ovvero di questa politica fondata sulla divisione fra fazioni, sulla ricerca del potere, del consenso a tutti i costi e dunque sul danaro e sulla società mediatica dei bisogni e consumi indotti, è proprio questo.

E' il limite di coloro i quali pretendono di rappresentare un popolo senza in realtà farlo. Poiché il popolo è e rimane soggiogato dal sistema monetario internazionale, da un debito pubblico impagabile e contratto dai politici attraverso le banche e dai cittadini attraverso l'accensione di mutui ed il tutto ad interessi altissimi e a tutto vantaggio del sistema bancario. Un sistema che, da tempo immemorabile, è peraltro non più legato alle riserve auree ed ai beni e servizi effettivamente prodotti, bensì fondato su regole materialistiche, consumistiche, egoistiche, illiberali, come denunciato da diverso tempo dal nostro movimento-pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelibertalblogspot.it).

Per questo, ben vengano le critiche e le prospettive anti-europeiste ed anti-Troika di Tsipras o della signora Le Pen, purtuttavia questa dovrebbe essere l'ora dei popoli sovrani, affratellati fra loro, alla ricerca di prospettive simili a quelle concretamente realizzate da José “Pepe” Mujica in Uruguay, da Chavez in Venezuela, da Evo Morales in Bolivia, dal peronismo dei Kirchner in Argentina. E' dunque l'ora dei popoli consapevoli che non è e non sarà questo sistema politico, economico, anti-sociale ed egoistico a poterli/poterci far uscire dalla crisi e dallo sfruttamento sociale.

La prospettiva dovrebbe essere dunque la ricerca di una Civiltà dell'Amore alternativa ad una società del piacere effimero e dello sfruttamento dei molti a scapito dei pochi.

La vera crescita dovrebbe essere dunque umana, spirituale, sociale. Lasciando la fredda economia e la fredda politica ai frustrati ed ai repressi di sempre.


Luca Bagatin



17 gennaio 2015

"Al Potere mostriamo il sedere ! Al complottismo contrapponiamo l'esoter-erotismo !" Aforismi by Luca Bagatin

« Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. »

(Pier Paolo Pasolini)


« Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato. »

(Pier Paolo Pasolini)




Quando mi chiedono perché ho iniziato a scrivere e perché continuo a farlo, la mia risposta è sempre la stessa: per piacere a una donna.

L'amicizia è una cosa troppo seria per essere concessa a tutti. Sarà per questo che a tutti ho sempre negato la mia.

Il mondo o quantomeno l'Italia diventerà più vivibile allorquando le compagnie telefoniche saranno autogestite dai cittadini-utenti medesimi.

Non è che non credo nell'Europa. Non credo nei politici europei.

I complottisti all'italiana sono un fenomeno stranissimo. Prima chiacchierano a destra e a manca, fingono di contestare i Potenti, diffamano, infangano. Successivamente scrivono libelli di dubbia veridicità. Ed infine...fondano un partito/movimento politico, per magari poi finire per essere eletti e pesare sulle tasche della collettività !
Al Potere, che anche costoro rappresentano, ad ogni modo, noi come sempre preferiamo mostrare un bel sedere !




25 giugno 2014

Maria Elena Boschi, nuova eroina in un Paese in disfacimento

Francamente vorremmo smetterla di solidarizzare con il Ministro Maria Elena Boschi.

Vorremmo smettere perché non solo lei sa benissimo difendersi da sola, ma perché vorremmo che gli attacchi alla sua persona – figli di una società che ha perso ogni senso di cavalleria, di buongusto, oltre che di rispetto per il prossimo – finissero per sempre.

E' evidente che, coloro i quali sulla pagina facebook di Grillo la insultano, sotto sotto la invidiano.

Invidiano il fatto che una donna affascinante, intelligente e colta, senza pregresse ideologie di partito alle spalle, possa ricoprire un ruolo politico.

E questa è e sarà la forza di Maria Elena Boschi da qui in avanti. E lo dovrà capire anche Matteino Renzi e tutto il cucuzzaro del Pd, che le ha rifilato un Ministero tutto sommato marginale !

Noi di “Amore e Libertà” lo abbiamo compreso da quel dì. E siamo certi che la signora Boschi stia facendo e si farà strada alla grande con le sue gambe, al punto che molti dovranno chinare il capo al suo passaggio e chiedere scusa per le sciocchezze che hanno affermato al suo indirizzo.

Per noi, inguaribili romantici che credono all'eroismo politico tipico degli eroi romantici (da Garibaldi a Bolivar, passando per Gabriele D'Annunzio ed Ernesto Nathan), oggi dimenticati dalla società dei consumi e dei media (di cui Grillo fa assolutamente parte, tanto quanto i suoi competitori destrosinistri), riteniamo che Maria Elena Boschi possa incarnare la nuova eroina, la nuova Anita Garibaldi, simbolo di un'ideale Repubblica dell'Amore. Repubblica che auspichiamo (e ci battiamo in tal senso) possa sorgere dalle ceneri dell'attuale non-repubblica dei partiti e dell'odio.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



24 giugno 2014

Mazzini contro Marx ed il nuovo messaggio di emancipazione sociale proposto da "Amore e Libertà"

Oggi nessuno più ci pensa. Tutti presi dagli smartphone o come cappero si chiamano.

Tutti presi a parlare di crisi, meglio se se ne parla nei cosiddetti “social”, che di sociale non hanno proprio nulla.

Di sociale, in effetti, su un piano pragmatico e serio parlavano quelli della Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata nel 1864 e che vedeva uniti socialisti, anarchici e repubblicani.

Ovvero vedeva uniti i seguaci di Karl Marx, di Michail Bakunin e di Giuseppe Mazzini.

Tre correnti diversissime fra loro ma unite dall'ideale di emancipazione sociale.

Nella fattispecie le due correnti maggiormente contrapposte erano quelle dei mazziniani e dei marxisti, specie in Italia.

Giuseppe Mazzini guardava alla democrazia, alla repubblica, all'unione fra capitale e lavoro.

Karl Marx e Friedrich Engels, invece, guardavano al socialismo scientifico (non già umanitario), alla socializzazione dei mezzi di produzione, alla lotta di classe.

Mazzini scrisse, non a caso - contrapponendosi al “Manifesto del Partito Comunista” del 1848 - i “Discorsi sulla democrazia in Europa”. Egli non credeva alla “società dei castori” - come amava ricordare - propugnata dai marxisti. Egli guardava alla democrazia, all'umanità.

Mazzini, molto più di Marx, guardava ad un sentimento come l'Amore. Un Amore quasi religioso, anche verso Dio, oltre che verso il Popolo.

Marx, diversamente, era un filosofo, un economista, un materialista e, per quanto corrette potessero essere le sue analisi, ciò che mancava a Marx era una visione sentimentale e spirituale, oltre che umanista della Storia, in luogo di una visione meramente scientifica ed economicistica.

Non si può governare senza amore, anche se la maggioranza dei governi si fonda sulla mancanza d'amore. Mazzini lo sapeva, Marx lo ignorava.

Garibaldi lo sapeva, Engels lo ignorava.

Mazzini e Garibaldi erano due teosofi. Conoscevano Madame Blavatsky e la stimavano. Addirittura la arruolarono nelle loro fila.

Giuseppe Garibaldi, addirittura, prima di definirsi repubblicano, era socialista sansimoniano, ovvero aveva una visione cristiana di quel tipo di socialismo – diffuso da Henri de Saint-Simon - che mirava alla diffusione dell'amore per il prossimo.

Non è un caso che, la prima rivoluzione nonviolenta e dell'amore sia stata attuata da Gandhi in India, nel Novecento, il quale si ispirò a Mazzini ed ai suoi “Doveri dell'uomo”.

Marx, diversamente, di strada ne aveva da percorrere per comprendere che la rivoluzione andava fatta prima di tutto all'interno dell'animo umano. E la vera rivoluzione è prima di tutto evoluzione dell'anima, non già lotta fra classi, conflitto, ma unità nella diversità.

Mazzini, nel 1853, fondò ad ogni modo il Partito d'Azione. Un partito di attivisti, non già un partito di potere. La medesima cosa faranno Marx ed Engels, teorici del Partito Comunista che, alla fine dell'Ottocento, ispirerà i primi partiti socialdemocratici d'Europa (non ancora comunisti, si badi bene !).

Mazzini ispirerà il Partito Repubblicano del 1895 e, successivamente, durante il fascismo, le brigate partigiane antifasciste Giustizia e Libertà ed il successivo Partito d'Azione che ben presto si dividerà in sostenitori del Partito Radicale di Mario Pannunzio e del Partito Repubblicano Italiano di Ugo La Malfa. Giuseppe Garibaldi, invece, ispirerà prima il Partito Socialista Italiano dal 1948 (compresa la breve parentesi frontista) sino alla morte di Bettino Craxi, oltre che ispirerà il piccolo Partito dell'Amore di Moana Pozzi, fondato nel 1991 con intenti tutt'altro che goliardici e gaudenti e tutt'ora presente nel panorama politico – per quanto non si presenti più alle elezioni politiche – e oggi guidato da Mauro Biuzzi.

Purtuttavia Mazzini (e men che meno Garibaldi) mai aveva in mente di fondare un mero partito per la gestione del potere !

Egli parlava agli operai d'amore e di spiritualità. Di Repubblica, ma non della Repubblica dei Partiti, bensì della Repubblica del Cuore. La stessa cosa faceva Giuseppe Garibaldi, assieme alla moglie Anita, la prima eroina della Storia moderna a morire – in terra a lei straniera - a soli 28 anni, per la Repubblica Romana. La stessa cosa peraltro aveva fatto Simon Bolivar in Venezuela, nei primi anni dell'Ottocento.

Ecco il grande sogno repubblicano e socialista umanitario e libertario, non marxista.

Ecco il grande sogno che anima anche noi di “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) e che propugnamo la Civiltà dell'Amore in luogo della sociatà del piacere, dei media, del danaro e del potere.

Il limite di coloro i quali, nel corso della Storia, non hanno saputo cogliere il messaggio di Mazzini e Garibaldi ed hanno preferito rivolgersi a Marx, è evidente. Anteporre l'economia al sentimento finisce per rendere la società schiava di una lotta fra classi infinita.

Anteporre l'economia al sentimento ed all'umanità significa ancora seguitare a dare credito al sistema monetario internazionale, al sistema politico dei governi e dei parlamenti, al sistema delle tasse e delle imposte che ingrassa solamente il sistema politico (senza garantire alcun effettivo servizio), al sistema della pubblicità e di un mercato delle vacche che ha reso gli individui merci di scambio, invece che persone affratellate, che potrebbero vivere felici del loro lavoro, cooperando, barattando beni e servizi, approfondendo lo studio delle scienze umane, alla ricerca di nuove tecnologie non già da commerciare, bensì da condividere, senza costi per nessuno.

Giuseppe Mazzini, a differenza di Marx, parlò per primo, nell'ambito della Prima Internazionale dei Lavoratori, di interlcassismo. Ma l'interclassismo è niente senza la cooperazione e alla base di questa o vi è libertà ed emancipazione ed amore fraterno che unisce gli individui oppure non vi è nulla.

Vi è barbarie. Vi è prevaricazione. Vi è potere, danaro, mercificazione.

Questo il messaggio del nostro movimento (anti)politico “Amore e Libertà”, che non è un partito politico nel senso classico, bensì è un partito nel senso ottocentesco del termine. E' una tendenza politica o, meglio (anti)politica, come lo era il Partito d'Azione di Mazzini, che si contrapponeva alla realpolitik delle monarchie-oligarchie europee. Non vuole gestire il potere, ma far capire agli individui che è possibile vivere senza di esso. Che è possibile, forse, vivere anche senza danaro, senza rapporti mercificatori, se si permette ai rapporti umani – ovvero all'Amore - di trionfare.

Ciò può sembrare un discorso utopistico ma non lo è. Non diciamo nulla di nuovo, visto che ciò che diciamo lo dicevano Mazzini, Garibaldi, D'Annunzio dell'impresa di Fiume, Gandhi e prima di loro lo diceva Cristo, Buddha e tutti i Grandi Iniziati del passato.

La chiave dell'alternativa repubblicana e socialista libertaria è l'Amore, non il potere o, meglio, la gestione dello stesso. E' l'autogestione, la condivisione.

Chissà se ci arriveremo mai. La strada è lunga, ma io credo che questa crisi, che prima di tutto è umana-umanitaria, ci sta già costringendo a fare i conti con il nostro presente e quindi con il nostro passato.


Luca Bagatin



18 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al ritrattista Daniele Pacchiarotti: fra Andy Warhol e Tamara de Lempicka

Daniele Pacchiarotti è un giovane artista romano formatosi all'Accademia delle Belle Arti e, da oltre dieci anni, lavora come ritrattista. Note sono le sue apparizioni televisive a “Scommettiamo che ?” - nel 2003 - ove realizza dipinti in diretta ed alla trasmissione di spiritualità condotta da Gabriele La Porta - “Anima Guarire” - all'interno della quale è una vera e propria presenza fissa, esponendo e spiegando alcune sue opere.

Il curriculim di Daniele (che potete comunque scaricare nel suo blog www.danielepacchiarotti.blogspot.it), è decisamente corposo, ma, qui, non mi interessa tanto fornirne una sommaria descrizione, quanto piuttosto analizzarne l'opera e comprenderla, attraverso le sue stesse parole.

Ammetto che non conoscevo Daniele sino a che un'amica comune non me l'ha fatto conoscere. E subito i suoi ritratti mi hanno piacevolmente coinvolto, per la tecnica che utilizza e per i soggetti che ritrae.

Daniele Pacchiarotti ritrae, in particolare, volti di dive e di divi del cinema del passato, ma anche del presente. In particolare ama ritrarre i volti di Marylin Monroe (il che gli è valso l'apprezzamento del sito ufficiale italiano dedicato alla celebre attrice statunitense), Audrey Hepburn, Vivien Leigh, Madonna, Elvis Presley e numerosi altri soggetti, alcuni di fantasia quali Valentina Crepax e le Principesse della Disney.

Le sue opere ricordano molto lo stile Anni '70 tipico di Andy Warhol, ma lo stile di Pacchiarotti è decisamente meno kitsch e spesso i suoi dipinti sono ispirati alle opere di Tamara De Lempicka.

Osservando le opere di Daniele, da profano, direi che egli ricrea il volto degli artisti ritratti, dandone un'interpretazione personale. Non trovo, infatti, che essi siano dei veri e propri ritratti, ma una rielaborazione che ne cattura le peculiarità, i tratti somatici più evidenti, fornendo così un'immagine simile all'originale, ma al contempo diversa, rinnovata.

In tal senso ho deciso di intervistarlo, per approfondire meglio la sua arte e darne contezza ai nostri lettori.


Luca Bagatin: Come nasce la tua passione per la pittura ?

Daniele Pacchiarotti: La pittura, a mio avviso, è qualcosa di insito in noi. Nasce con noi, vive con noi, muore con noi. E' un dono - come qualsiasi altra forma d’arte - che se si ha la fortuna di possedere dev'essere portata avanti con passione, perché non tutti, appunto, nascono uguali. Ovviamente dico ciò senza alcuna presunzione (Daniele sorride).


Luca Bagatin: Quando e come inizi a muovere i tuoi primi passi nel mondo dell'arte ?

Daniele Pacchiarotti: In realtà i miei primi passi li muovo da sempre. Sin da piccolo scarabocchiavo tutto ciò che vedevo con tanta meraviglia attorno a me. Su un’agenda che mio padre portava con sé in macchina - mentre pescava o nei viaggi - nella maggior parte delle volte ritraevo chiunque fosse vicino a me. E avevo quattro o cinque anni !


Luca Bagatin: Da quando e perché ami ritrarre dive e divi ? Puoi raccontarci, più in dettaglio, in cosa consiste la tua arte ?

Daniele Pacchiarotti: Ho iniziato a ritrarre dive o divi perché sono sempre stato attratto da volti cinematografici, quelli che hanno fatto la storia del cinema. Più tardi ho scoperto che la maggior parte delle persone si rivede nei propri miti. Quale donna, infatti, non ha sognato di indossare il famoso tubino di Coco Chanel di Audrey Hepbourn in “Colazione da Tiffany”, oppure farsi alzare la gonna dal vento attraverso una grata del “metrò”, come la biondissima Marilyn Monroe; e chi non ha mai sognato quell’amore struggente tipico di Rossella O’Hara e Rett Butler in “Via col vento”? Vorrei aggiungere che il termine con cui la critica mi definisce è “ritrattista delle dive”. Certo, ciò non mi dispiace, ma tengo a precisare che il significato vero e proprio dei miei ritratti è totalmente diverso. Inutile negarlo: in ciascuno di noi c’è una parte vanesia e me ne sono sempre reso conto. Sin da bambino amavo osservare le donne al trucco e...ho notato che c’è qualcosa di meraviglioso in quei gesti così “intimi”. Crescendo e avendo, chiamiamolo così, il “dono di natura”, tutti chiedevano di essere ritratti da me. E tieni conto che il ritratto è una delle cose più difficili in pittura ! E dunque ho capito che, attraverso uno shooting fotografico, la persona viene messa a proprio agio, si scioglie e si sente amata. Poi si sceglie una foto da cui farne un ritratto, un vero e proprio quadro. È mio solito bendare le persone, alla consegna dell’opera, per poi metterli davanti a loro stessi sulla tela e...beh, le reazioni non hanno prezzo ! In tutto questo passaggio “la diva” o “il divo” è colei o colui che per un giorno valorizza sé stesso. Amo rendere felici le persone, in questo senso.


Luca Bagatin; Tu affermi che ami ritrarre le dive – in particolare Marylin - andando oltre la loro bellezza da star system. Che cosa intendi quando affermi ciò ?

Daniele Pacchiarotti: Ho iniziato a ritrarre ad esempio la divina Marilyn Monroe per ciò che il suo volto mi trasmetteva, ovvero nel vedere i suoi occhi emergere dalla tela. Occhi che mi fissavano e, in quel momento, mi sono sentito piccolo come una formica: era lì che mi guardava ed era uscita esattamente dalle mie mani ! La bellezza di Marilyn è così struggente che nessuno può rimanerne indifferente. Ogni qual volta ritraggo il suo volto mi immergo in una gran pace interiore, armonia, eccitazione e contemplazione artistica sino all’ultima pennellata. Molti critici e siti web, fra cui il più importante che ne cura la parte italiana - quello del manager Giannandrea Colombo, che ringrazierò per sempre - affermano che ogni qual volta dipingo questa giovane donna - che ha saputo conquistare il mondo sino ai giorni nostri ed è stata barbaramente uccisa dallo stesso sistema che l’aveva precedentemente attratta - è come se la riportassi in vita in un ulteriore nuovo scatto da me creato. In sintesi, vedo in lei tutte le sfaccettature umane: dal voler essere amata, sino all’impossibilità di farlo; dalla dolcezza, sino al capriccio dei vizi; dal successo, sino alla delusione. Come dico sempre: “in ciascuno di noi c’è, in fondo, una Marilyn”.


Luca Bagatin: Il tuo stile è assolutamente particolare. Sembra ispirarsi a Warhol, ma al contempo è molto diverso. Sembra talvolta avvicinarsi, infatti, allo stile di Tamara De Lempicka. Che cosa puoi dirci del tuo stile, in questo senso ?

Daniele Pacchiarotti: Ho avuto l’onore di conoscere fotografi e galleristi che lavorarono per la Factory di Andy Warhol ed è una decina d’anni che mi paragonano a lui, ma non nel modo di dipingere, perché lui - con la sua Pop Art – posso dire essere stato il mio opposto. Nella serie di serigrafie su Marilyn, ad esempio, Warhol ha voluto svuotarla del suo intrinseco contenuto umano e renderla il simbolo del commercio, come fosse solo un'attrazione per il mondo del “business”. Mi paragonano spesso a lui perché a casa mia, fra foto e dipinti è un concentrato di arte in cui vanno e vengono artisti di ogni genere, ma non certo per il modo di dipingere. Il mio stile, in realtà , si rifà al cosiddetto“nuovo realismo”. Diversamente da Warhol, considero Tamara De Lempicka la ragazza dell’art déco, ovvero la mia musa ispiratrice. Due anni fa c’è stata una mostra delle sue opere a Roma e, ben diciassette fra riviste e giornali, hanno confuso le mie riproduzioni con i suoi dipinti ! La soddisfazione più grande è stata che al Vittoriano mi hanno invitato gratuitamente e molti giornalisti si sono interessati a questo strano caso. Un giornalista in particolare mi disse che, essendo deceduta nel 1980, anno peraltro della mia nascita, potevo averne preso il “karma”… Magari !


Luca Bagatin: Che cos'è il divismo secondo te ? E' un fenomeno positivo o negativo ? Oppure è un cosiddetto segno dei tempi ?

Daniele Pacchiarotti: Penso che ciascuno abbia il diritto di esprimersi come vuole. Non trovo sia un fenomeno negativo in sé, tranne quando si giunge all’eccesso.




Luca Bagatin



27 settembre 2012

Corrado Augias e l'italiano ambiguo



Corrado Augias e i "Segreti d'Italia", titolo enfatico che lui stesso definisce tale.
A Pordenonelegge abbiamo incontrato anche lui che, attraverso una raccolta di storie note e meno note, ha presentato il suo ultimo libro che racchiude, a suo dire, un segreto: gli italiani vengono percepiti, in Europa, come "ambigui", ovvero "eccellenza" e "sottosviluppo". Eccellenza nella moda e nel cibo, sottosviluppo nella burocrazia e nella presenza della mafia.
Giudizio forse un po' sommario, veritiero per quanto concerne la burocrazia e l'eccessiva presenza dello Stato in ogni settore (ma in Svezia le cose non sono troppo diverse, anche se magari funzionano un tantino meglio), ma la criminalità organizzata esiste un po' ovunque (ed i black bloc non sono certo fenomeno italiano, almeno questo).
Gli italiani, a parere di Augias sono visti con "antipatia" dai nostri fratelli europei in quanto "non decifrabili". Curioso, nevvero, visto che, se pensiamo agli statunitensi ed ai ritratti buffi che ne fa lo stesso scrittore statunitense Mark Twain, non è che nemmeno loro siano così troppo decifrabili: democratici sì, ma eccessivi al limite del trash in ogni campo.
Ovviamente generalizzando (!) ed è qui la nota dolente e che non rivela alcun segreto. La generalizzazione genera diffidenza, pregiudizio e deformazione della realtà e, in un mondo globalizzato, sarebbe bene evitarla in quanto del tutto fuori luogo e, da una mente brillante come quella di Augias, in effetti, non ce l'aspettavamo.
Lo scrittore e giornalista, per dimostrare questa "divaricazione" culturale degli italiani, dell'Italia, pone ad esempio il "Cuore" di De Amicis, ove è presentato l'italiano perbene e rispettoso delle leggi ed il celebre romanzo di D'Annunzio "Il piacere", ritratto dell'italiano ribaldo e mascalzone, che ignora e trascura le leggi.
Anche questo esempio non ci pare poi così calzante, visto che la letteratura italiana è così vasta che di "tipi italici" ne esistono a bizeffe, tanti quanto forse sono gli italiani stessi.
Corrado Augias parla poi di un "familismo amorale" ed in questo, a onor del vero, non possiamo dargli torto. In Italia vige il culto della famiglia, della famiglia "classica", per così dire, fondata sul matrimonio, salvo poi tradire moglie o marito, salvo poi raccomandare il figlio e questa è una vera piaga sociale troppo spesso poco studiata e sottovalutata sotto il profilo sociologico.
Lo scrittore conclude la conferenza stampa chiedendosi il motivo per il quale gli italiani (ancora una generalizzazione, sic !) non riescano a capire il senso della Tragedia e la cultura italiana sia invece zeppa di melodrammi e di commedie all'italiana.
Un'immagine dell'italiano godereccio, insomma, un po' troppo macchiettistica che, ci auguriamo, non sia così tanto presente nella lettura del suo saggio edito da Rizzoli.
Altrimenti sarebbe una vera delusione.

Luca Bagatin



30 agosto 2011

Alla ricerca del piacere perduto: cortometraggio by Luca Bagatin

Agosto moglie mia non ti conosco. Ed infatti io non sono sposato.
Agosto è quasi terminato per cui, visto che è iniziato con la riproposizione di un mio vecchio racconto horror-noir, desidero concluderlo nel medesimo modo.
Ecco a voi un racconto che scrissi e pubblicai il 22 agosto 2008.
Ci rivediamo a settembre che è, peraltro, fra qualche giorno.

Luca Bagatin (nella foto con Dario dall'Argento vivo addosso come l'Argentina, come avrebbe detto una certa Annamaria amica di Bazardelleparole)



ALLA RICERCA DEL PIACERE PERDUTO
by Luca Bagatin


Io e Louise, la mia ex ragazza.

Era strano trovarmela lì di fronte, anni dopo avermi lasciato senza motivo.
Da quel 1 luglio 2003 non l'avevo più vista né sentita, a parte qualche voce di una sua relazione con l'FBI: la polizia federale.

"Dai, cucciolo....Non sei contento di vedermi ?"
"No"
"Perché no ?"
La osservavo e più la guardavo e più mi scendevano le lacrime.

Musica di sottofondo. Un Blues.

Un rantolo. Confusione....alle orecchie.
Strani suoni. Strane voci. Colori e immagini sfocate.
Ancora un rantolo. Un fermito convulso.
Poi più nulla.

Mi svegliai intontito e mi alzai da terra dove probabilmente ero caduto battendo la testa.
Mi usciva del sangue dalla bocca. La mia lingua era tagliata e lussata. La mia testa girava.
Di fronte a me Lei.

"Ciao. Sono Donna, mi riconosci ?"
"No"
"Donna Carson"
"Capisco. E....Louise dov'è ?"
"Morta"
"Morta ?"
"L'ho uccisa e seppellita io questa mattina"
"Ah"

Interno e/o esterno. Giorno e/o notte. Spazio indefinito.

Una vasca piena di sangue.
Io e Donna facciamo selvaggiamente l'amore......

Voce di sottofondo:
"O forse è solo sesso ?"

E' strano per me fare l'amore in una vasca piena di sangue. Con una donna che conosco appena.
Curioso quantomeno, ma terribilmente eccitante avvertire simultaneamente l'odore del sesso e del sangue fra gemiti impazziti.
Eccolo di nuovo: un rantolo. Confusione. Suoni alternati e alternati da gemiti.
Poi più nulla.

"L'epilessia è così, mio caro Mortimer" mi diceva il dottor S. visitandomi.
"Così come ?"
"Hai presente quando ti si.....beh.....ti si rizza il cazzo ?"

Interno giorno. Ufficio.

Sono alla mia scrivania che sto compilando delle scartoffie in modo del tutto automatico.
Colleghi intorno a me.
Uno di loro, curato, sbarbato, giacca cravatta, occhiali spessi mi si avvicina:

"Louise..... Te la ricordi, Louise ?"
"No"
"Ti sta cercando"
"?"
"Ti sta cercando"
"Prego ?"
"Al primo piano. Ti sta cercando"
"Al primo piano c'è la Direzione Commerciale"
"Ti sta cercando. Louise. Ti sta cercando".

Interno giorno. Ufficio. Primo piano.

Non ricordavo di aver mai visto Louise vestita in modo così seducente.
Ma...forse non si trattava del vestito.
Aveva qualcosa nello sguardo.
Magnetico ?
Non lo so.
Teneramente seduta su quella sedia Luigi XV.....gambe incrociate.....i piedi nudi sulla sedia e....uno sguardo fisso su di me.

"Benvenuto"
"Sì"
"Come va, caro ?"
"Và"
"Vorrai sapere perché me ne sono andata così, senza dirti più niente...."
"Forse. No, dai, è assurdo. E poi lo sai che è meglio lasciar perdere...."
"Ma se sei tu quello che mi ha cercata per anni !"

Mi congedo uscendo dalla stanza salutandola con un cenno del capo.
Fuori trovo un piccolo signore anziano, calvo, dal naso pronunciato come solo gli ebrei ce l'hanno.

"Buongiorno"
"Buongiorno Mortimer"
"Lei conosce il mio nome ?"
"Certo. Sono Altotas, il tuo Maestro, ricordi ?"
"Già !"
"La vita, la morte, il sogno, l'incubo, ricordi, Mortimer ?"
"Sì, Maestro. Ma.....c'è qualcosa che mi sfugge del tutto"

Il vecchio mi sorride.

"Certo, Louise..... Non è vero ?"
"Sì, anche. Ma....qui mi sembra tutto così strano....così irreale...."

Il vecchio scoppia in una fragorosa risata.

"Irreale....E, dimmi, Mortimer, che cos'è "reale" per te ?"
"Forse il Nulla"
"Bene, vedo che ricordi la lezione"

Un rantolo. Confusione....alle orecchie.
Strani suoni. Strane voci. Colori e immagini sfocate.
Ancora un rantolo. Un fermito convulso.
Poi più nulla.

Donna Carson mi guarda dritto negli occhi.
Solo che io sono riverso a terra e la guardo anch'io, ma alzando con difficoltà la testa.
I suoi passi rimbombano nelle mie orecchie.

"Perché no ?"
"Donna...."
"Mortimer. Perché no ?"
"L'hai uccisa, vero ?"
"Io non ho ucciso proprio nessuno, Mortimer"
"Ma l'ho vista. L'hai seppellita tu !"
"In sogno forse, l'hai vista. Come vanno le tue crisi epilettiche, Mortimer ?"
"Donna...."
"Sogna, Mortimer. Tu sogni sempre. Perché pensi che sia fallito il nostro matrimonio ?"
"Oh, Donna...." mi scendono le lacrime incontrollabilmente.

Altotas: "Louise è viva !" e scoppia a ridere guardando fisso l'obiettivo della telecamera.

Entra in scena Baglu, trafelato e sudato, scusandosi con il pubblico.
"A volta i personaggi dei miei cortometraggi finiscono sempre per prendere il sopravvendo nella vita reale. Nella mia, come nella vostra ovviamente. Scusatemi, signore e signori".
Fa un inchino verso l'obiettivo. Poi ammicca con l'occhio destro e accenna un sorriso imbarazzato.

Esterno giorno:

Mortimer e Louise si tengono per mano.
La scena si allarga e si vede chiaramente che sono in posizione supina, all'interno di una grande bara d'ottone poggiata sulla nuda terra.
Donna Carson, munita di badile, getta incessantemente loro addosso del terriccio. Sino a ricoprirli del tutto.
Poi sale in un auto rossa fiammante guidata dal vecchio Altotas.
Si baciano sulla bocca appassionatamente.
L'auto sgomma.
 
Milva intona l'ultimo pezzo della canzone: "Guarda che lunaaaa....che mareee...che lunaaaa"



31 maggio 2010

"Maturità": piccole poesie in versi liberi di Luca Bagatin



Notte nella quale rifugiarsi
Notte buia ma sicura
Notte illuminata dalla luna
Oppure no
Notte di lucciole o di lanterne
Notte d'inverno oppur d'inferno
Notte, che questa notte, mi porti via lontano.

Correre liberi quel tanto che ancora si può
Assaporare la giovinezza senza rimanerne legati
Crescere senza credere troppo ad un futuro che ci siamo costruiti
Nella mente.

Salpare con la nave della fantasia
E' forse questa l'ultima magia che ci resta di quando eravamo bambini ?
Correre, giocare, ridere ?
Non tutti i bambini hanno avuto un'infanzia felice
Qualcuno non l'ha nemmeno avuta
Un'infanzia
E sono molti
E sono troppi
Condannati dagli adulti.





16 luglio 2009

Poesia di morte



La tristezza mi ha colto
La tristezza dal basso mi assale
Sale, più sù, verso il mio cuore
E pian piano sento venir meno l'amore
L'orologio batte e ribatte incessante le ore
Mi sembr di non udir più nessun rumore
Solo freddo ed al petto molto, molto male
Dolore che cinge finanche il mio ventre
E' giunta ora l'ora fatale
Non c'è proprio più nulla.
Più nulla da fare.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini