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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin




30 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: una sconfitta della partitocrazia

I risultati delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana potevano dirsi una sorta di test nazionale.
Per molti versi così è stato e, queste elezioni, hanno fornito un dato inequivocabile: il 53% dei siciliani si è astenuto, ovvero non ha accettato di scendere a patti con questa partitocrazia che, in Sicilia, rappresentava - a destra come a sinistra - la continuità con le politiche nefaste di Raffaele Lombardo.
Tale partitocrazia, ricordiamolo, ha peraltro escluso dalla competizione la lista civica "LeAli alla Sicilia" - guidata da Davide Giacalone - con accuse infamanti, affermando che un candidato della civica aveva la fedina penale sporca, salvo poi scoprire che si trattava di un caso di omonimia !
Gli indagati, infatti, erano altrove. E, il 53% degli elettori, non li ha votati.
A questo dato, possiamo aggiungere l'exploit del Movimento 5 Stelle che, candidando il trentasettenne Giancarlo Cancelleri, persona pulita e che non ha mai fatto politica in vita sua e proponendo una riduzione degli sprechi e dei privilegi, si è guadagnato il 14% dei consensi, superando il duopolio Pd-PdL.
La partitocrazia, in Sicilia, ma probabilmente anche nel resto d'Italia, appare alla frutta.
E questa non è antipolitica. Precisiamolo.
L'antipolitica è rappresentata dalle facce di bronzo come quella di Angelino Alfano che, nonostante una gestione totalmente fallimentare di quanto resta del PdL, si candida alle primarie, anziché, più seriamente, ritirarsi per sempre dalla vita pubblica.
E dalle facce di bronzo di Bersani e Casini, i quali, assieme, in Sicilia, hanno a malapena raccattato il 30% dei consensi. E, per favore, la smettano di parlare di alleanza fra "progressisti e moderati", perché, a quanto ci risulta, il partito di Bersani è tutto fuorché progressista (si confronti con il Partito Socialista francese e con il Labour Party inglese e poi ci si renderà conto di quanto il carro cattocomunista appartenga ad una storia e ad una cultura completamente diverse e profondamente conservatrici).
Ne escono con le ossa rotte i neo-comunisti di Vendola, i dipietrini e quelli di FLI, che non potevano scegliere candidato peggiore: Gianfranco Miccichè, sul quale evitiamo di fare ulteriori commenti.
Se questo è un test elettorale nazionale, si vede bene come a perdere consensi sia tutto il centrodestra, che ormai ha perduto ogni credibilità ed ha perduto tutto il suo elettorato originario di matrice liberale.
Il centrodestra, ormai, o decide di puntare su personalità credibili quali Oscar Giannino e manda in pensione i vari clericali e statalisti alla Quagliariello, Cicchitto ed Alfano, oppure è destinato a cedere il passo al Movimento 5 Stelle che, per quanto non abbia nulla di liberale, punta ad un programma di riduzione degli sprechi e di lotta alla partitocrazia. In questo senso, in sostanza, risulta molto più credibile, serio ed incisivo.
Il carro cattocomunista, diversamente, continua a non superare il suo storico 30%, con o senza comunisti duri e puri e dipietristi. L'unica carta che rimane loro è dunque una vittoria di Renzi alle primarie ed una svolta del partito in senso democratico (non solo nel nome, ovviamente).
Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta.
Purtroppo, temiamo di no.

Luca Bagatin



29 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: HA VINTO L'ASTENSIONE ! Viva l'onestà intellettuale dei siciliani !



Alle elezioni regionali siciliane ha VINTO L'ASTENSIONE contro la mafiosità partitocratica !

Si sono astenuti il 53% degli aventi diritto al voto.
Un ottimo segnale contro "questa" politica.
Adesso occorre organizzarsi e riorganizzarsi, con Davide Giacalone, con Oscar Giannino, con le persone oneste e di buona volontà  di questo Paese !



27 ottobre 2012

L'invito di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it al NON voto in Sicilia



Di fronte alla presenza di 32 indagati in pressoché tutte le liste (salvo il M5Stelle di Grillo) presenti alle elezioni amministrative siciliane di domani; di fronte ad un fronte unico, da destra a sinistra, di continuità con le politiche nefaste di questi anni attuate da Raffaele Lombardo ed infine, di fronte alla ingiusta mancata presentazione della lista civica "LeAli alla Sicilia" guidata dal giornalista Davide Giacalone , il presente blog invita TUTTI gli elettori onesti della Sicilia a NON ANDARE A VOTARE.
Al fine di non essere complici di questo sistema di illegalità e di omologazione a volontà oligarchiche.
Riportiamo di seguito anche le dichiarazioni di Società Aperta, il movimento politico-culturale guidato da Enrico Cisnetto ed un articolo di Davide Giacalone.
Buon NON voto, nel segno della trasparenza e del coraggio.

L.B.

Da Terzarepubblica, organo di Società Aperta

A proposito di Sicilia, due parole sono dovute per quel tentativo – la lista “LeAli alla Sicilia” capitanata da Davide Giacalone – che Società Aperta ha condiviso e sottoscritto con entusiasmo, e che non ha nemmeno varcato la soglia del voto. La lista non è stata ammessa: per la presenza di un candidato con la fedina penale sporca – salvo aver scoperto dopo che trattavasi di un clamoroso caso di omonimia – e per un ritardo nella presentazione delle firme raccolte, segno di un deficit organizzativo e di risorse che certifica come in queste circostanze la buona volontà non sia sufficiente. Giacalone ci ha provato a combattere a mani nude contro chi le aveva piene di soldi, ed ha comunque vinto – anche senza essere presente al voto – per essere riuscito a marcare la differenza tra chi è portatore di idee e di progetti e chi, invece, sguazza in quel potere che ha portato la Sicilia al disastro. È poco e molto, nello stesso tempo. Dopo il voto, che sarà comunque significativo per quanto potrà poi accadere in Lombardia e nel Lazio e quindi a livello nazionale, sarà il caso di ripartire da quel “tanto” senza per questo dimenticare le ragioni di quel “poco”.



Domenica si aprono le urne, intanto hanno chiuso, chiudono e chiuderanno le aziende. Da ultimo quelle edili, che hanno deciso di fermare tutti i cantieri pubblici, perché la regione, in Sicilia, è già fallita e non paga. Né pagherà. Farà solo crescere il debito. Per avere un’idea della campagna elettorale, nell’isola, basterà osservare che di questo, vale a dire del problema più grosso e pressante, neanche s’è parlato. Quando si conteranno i voti ci saranno due sconfitti, un profittatore e un vincitore.

1. Il centro destra ne uscirà sconfitto perché c’è entrato spappolato. I vertici nazionali hanno sperato di evitarlo, piegandosi a candidare Gianfranco Micciché. Lo annunciarono ufficialmente, dimostrandosi incapaci di capire che un pezzo del loro mondo non lo avrebbe mai digerito e che lo stesso Micciché era ormai preso nel gioco di Raffaele Lombardo. Eppure hanno sperato di tenerlo, accettando che fosse Micciché a indicare la seconda scelta: Nello Musumeci. Non è bastato, la rottura s’è consumata. Così non hanno l’unità, non hanno una candidato forte, non hanno una linea politica. Dietro Musumeci c’è il vuoto. Accanto a Musumeci c’è un Angelino Alfano che spera di vederlo vincere, in modo da trovare la forza per affermare la propria leadership, anche in vista delle primarie. Mentre Musumeci è un galantuomo figlio di una cultura estremista, la cui campagna elettorale (come anche quella della sinistra) s’è ridotta a fare il verso alle cose più scialbe e insignificanti dell’antipolitica. Sono onesto, dice di sé. Bella cosa, ma gli servirà a nulla con la regione in deafult e privo di maggioranza.

2. Il centro sinistra perderà le elezioni, perché anche su questo fronte la spaccatura è insanabile: in Italia il Pd è alleato di Sel e diviso dall’Udc, in Sicilia è alleato dell’Udc e diviso da Sel. Se vincessero non sarebbe una vittoria della linea della segreteria nazionale e se perdessero sarebbe una sua sconfitta. Non una bella prospettiva. Se Rosario Crocetta dovesse prendere un voto più di Musumeci si troverebbe a governare con i lombardiani. Se ne prenderà uno in meno si verificherà la rottura con i casiniani. Un obbrobrio trasformista. Dietro Crocetta ci sono liste più solide di quelle che accompagnano Musumeci, anche perché il mondo degli affari ha guardato più a sinistra che a destra. L’ex sindaco di Gela si fa un vanto della propria esperienza amministrativa, ma il posto dove lo voteranno meno è proprio la sua citta. Lo conoscono. In un dibattito pubblico disse che i dipendenti regionali in esubero potrebbero essere assunti nei comuni. Delirio, unito alla consapevolezza che ragionare seriamente non porta voti.

3. I lombardiani osservano la campagna dei due perdenti che si contendono la falsa vittoria, e si fregano le mani. A guidare la terza compagine c’è un Micciché pronto a dire qualsiasi cosa, compreso lisciare il pelo all’indipendentismo. Ma rischia: la trattativa di potere, una volta chiuse le urne, tornerà nelle mani di Lombardo. Posto che Lombardo e Micciché, alleati, si disprezzano con sicula passione. Il presidente uscente, che intanto piazza il figlio, ha una posizione forte: l’Udc è il suo partito d’origine; il Pd è quello che lo ha appoggiato; il Pdl quello che lo ha portato alla presidenza. O fanno un accordo fra di loro, assai improbabile, o uno di loro deve mettersi d’accordo con lui. Intanto si toglie uno sfizio: mentre gli altri negano il default, bollandolo come persecuzione delle demoniache forze nordiche (lo dissero anche a me, che sono siciliano), lui fa dire ad un suo assessore (Armao) che è imminente. Ma per colpa degli altri. Fossimo al circo, non resterebbe che applaudire il giocoliere. Purtroppo è il circo ad essere in noi.

4. Il vincitore delle elezioni è Beppe Grillo, che ha fatto una campagna perfetta. Ha saputo parlare alla pancia degli elettori di destra, che considerano ripugnante questa politica. S’è rivolto a quelli di sinistra, dimostrando facilmente che non sono i loro beniamini gli antagonisti dell’affarismo e del malgoverno, posto che alcuni ne sono i protagonisti. Ha fatto un fischio alla marea di elettori che non provano alcun gusto a votare, invitandoli a portare il pernacchio nell’urna. Si dice: non ha proposte e programmi. Ne ha più degli altri, se è per questo. Ma è una discussione inutile: vince perché dimostra che gli altri sono in stato confusionale, nonché di saper sfruttare la confusione. Per il resto, Parma docet: mica vuol governare.

Leggo analisti e politici che dicono: attendiamo le elezioni siciliane, per capire e orientarci. Ma che minchia ci dovete capire? Un’accozzaglia di perdenti popolerà un Parlamento regionale senza sapere cosa fare e lasciando affondare l’economia. Leonardo Sciascia vedeva avanzare la “linea della palma”. Qui una politica agonizzante vedrà dilagare la linea della salma.



12 ottobre 2012

Quando le Istituzioni perdono credibilità e danneggiano i cittadini



E' di questi giorni la bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, dei tagli (peraltro mimini) che il governo, nel 2010, aveva introdotto agli stipendi di magistrati e di manager pubblici.
La motivazione della Corte è che tali tagli sono incostituzionali, in quanto vìolano il principio di uguaglianza fra dirigenti del settore pubblico e di quello privato.
Ora, posto che non c'è alcuna uguaglianza, per ragioni oggettive, fra settore pubblico (ove pagano i cittadini) ed il settore privato (ove a rischiare è l'impresa), a ledere il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini, ci pare sia proprio questa sentenza della Corte Costituzionale, che garantisce, ancora una volta, altissimi stipendi a magistrati (e dunque ai magistrati che compongono la Corte medesima) e manager, a fronte di nessun miglioramento nei settori della giustizia e dei servizi pubblici.
La Corte Costituzionale, ancora una volta, dunque, si propone quale Casta contro gli interessi pubblici. Da anni, peraltro, ci chiediamo dove fosse suddetta Corte, quando venivano introdotte leggi elettorali incostiuzionali, dal '93 ad oggi. Ed altresì ci chiediamo dove fosse questa Corte quando taluni partiti erano esclusi dai dibattiti pubblici televisivi e dove fosse, questa Corte, relativamente all'applicazione della Costituzione della Repubblica, sistematicamente violata anche dai Presidenti della Repubblica italiana stessi.
A questo vero e proprie "golpe di Stato", ovvero ordito dalle Istituzioni medesime, assistiamo alla presenza, in Parlamento, di una partitocrazia che ha appena approvato, al Senato, l'ennesimo testo di legge elettorale incostituzionale. Senza che la Corte Costituzionale, appunto, dica nulla.
Una legge elettorale che prevede incostituzionali sbarramenti ed assurdi premi di maggioranza alla coalizione vincente.
Ora, se siamo in presenza di sbarramenti del 4% - 5%, ci chiediamo che senso abbia, per milioni di elettori italiani, andare a votare.
Parimenti ci chiediamo che senso abbia andare a votare in presenza di accordi di coalizione fra forze eterogenee, ove fra i presunti "moderati" troviamo i neofascisti ed ove fra i presunti "riformisti" troviamo i comunisti.
E' chiaro che, tale legge, è ancora una volta utile alla partitocrazia per proseguire nell'attuazione di attività consociative, tali da garantire il mantenimento dello status quo, ovvero malgoverno, clientelismo, attività illecite ed illegali.
A destra si difendono le malefatte di Formigoni e delle sue ricevute inesistenti (oltre agli affari della sua ex giunta). A sinistra quelle di Vendola e dell'affare Ilva.
In tutto ciò ci sono primarie più o meno pilotate, ove si sa già per tempo che a vincerle sarà Bersani, con un Renzi che tenterà poi l'accordo con i presunti "moderati". Ove, ricordiamolo, fra codesti...ehm..."moderati" c'è Gaetano Quagliariello, quello che diede dell'"assassino" al padre di Eluana Englaro. E ci sono i leghisti delle forche e martello e dall'imbroglio facile (caso Bossi e Trota docet).
E Mario Monti ? Sembra lo vogliano ricandidare sia a destra che a sinistra. Senza che nessuno ricordi che, proprio Monti che aveva promesso nessun aumento dell'Iva, l'Iva l'ha invece aumentata e che le tasse, salvo qualche ritoccamento, non le ha diminuite punto.
Come se non bastasse sono imminenti le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciiana, ove l'altro giorno all'amico Davide Giacalone è stato impedito di presentare la propria lista civica. Proprio lui, ovvero l'unico a denunciare la mafiosità politica dei partiti siciliani di destra e sinistra.
Siamo amici e vicini al movimento di Oscar Giannino, ai Radicali ed al neomovimento di Ilona Staller, Democrazia Natura Amore. Temiamo che, fra sbarramenti ed imbrogli vari, questi amici e compagni non saranno sufficienti.
Meditiamo l'astensione e la ricerca di altre forme di lotta politica alternativa liberale e libertaria, cari amici e lettori.

Luca Bagatin



10 ottobre 2012

"ELEZIONI DA CANI": Davide Giacalone (purtroppo e furbescamente escluso dalla competizione elettorale) interviene a proposito delle imminenti elezioni amministrative siciliane



Stefano potrebbe ben figurare nel caravanserraglio della prossima Assemblea regionale siciliana. E’ vero, è un cane. E allora? Non è il solo candidato dotato di guinzaglio. Intanto è francese ed è molto giovane, il che lo rende estraneo alla colpa dei favoriti: non ha mai fatto comunella con Raffaele Lombardo, oramai divenuto incarnazione (oltre i suoi meriti e demeriti) di una classe dirigente dissennata, profittatrice, cieca e responsabile del fallimento siculo. Molti cittadini di Favara, nell"agrigentino, gli hanno attrezzato un comitato elettorale e hanno preparato i manifesti. La sua espressione spicca per lo sguardo penetrante e il piglio combattivo. Che manca alla gran parte di quelli che hanno buttato milionate per appicciare il proprio faccione in ogni dove.

Non è un cane l’ottimo Antonio Paladino, candidato nelle liste Udc che appoggiano Rosario Crocetta, ma anche in quelle di Grande sud, che appoggiano Gianfranco Micciché. Lo hanno preso variamente in giro, ma il nostro uomo ha una sola faccia (tanto che i due manifesti sono fatti con la medesima foto) e anche una certa coerenza: nei due schieramenti ci sono gli amici di Raffaele Lombardo. L’Udc lo fece nascere, il Pd lo tenne al governo, ora Grande sud ne ospita la famiglia. Peccato Paladino non si sia candidato anche nel centro destra, appoggiando equanimemente Nello Musumeci, scelto da Micciché dopo che il Pdl aveva scelto Micciché. Posto che il centro destra è responsabile di avere portato Lombardo alla presidenza. Un Paladino diverso da quelli dell’epica cavalleresca, ma pur sempre pupo capace di restituire l’assurdità delle elezioni siciliane. E Paladino previdente, perché nessuno avrà la maggioranza e i competitori odierni saranno alleati domani.

Straordinaria la performance di Micciché: il presidente devo farlo io perché ho amici in Europa e mio fratello in Banca Intesa. Impareggiabile il resoconto del suo dialogo con i potenti del Pdl, nel quale fino a ieri mattina si trovava: gli inceneritori si devono fare, ma non con la mafia. Sarebbe come dire che Lombardo (suo alleato) li fermò per osteggiare i picciotti. Salvo il fatto che un assessore della giunta Lombardo, Marco Venturi, va ripetendo (tardivamente) di avere trasmesso alla procura le prove della lunga, ripetuta e collaudata collaborazione fra Lombardo e la mafia. Sicché la domanda è: ma se si esclude di collaborare con la mafia è perché qualcuno lo sta già facendo o proposto? Nel qual caso, anziché mandare messaggi trasversali, incombe un solo dovere: fare denuncia.

Il governo centrale ha concesso a quello siciliano di derogare al patto di stabilità. Chi ha vinto? La paura. Quella di vedersi precipitare addosso un debito nascosto e negato, enormemente più grande di quello contabilizzato. Ma la deroga copre le necessità di poche settimane, passate le quali si torna al punto di prima. Più poveri. Si naviga a vista, guadagnando ore all’inabissamento.

Nel mentre va in scena tale grottesco contendere, si viene a sapere che la Corte d’Appello ammise liste totalmente irregolari. Non dietro le quinte, ma direttamente in piazza si accapigliano soggetti secondo cui da questo o quel listino il Tizio o la Caia sarebbero stati esclusi o inclusi all’ultimo minuto. C’è anche una quantificazione: 45 minuti prima della presentazione. Straordinario, nel qual caso sono false firme e autenticazioni. Alla Corte dovrebbero fare caso a un dettaglio: se l’autentica di accettazione del candidato è successiva a quella dell’elettore che lo sostiene è probabile che qualche pubblico ufficiale stia attestando il falso. Ma alla Corte sono distratti, talora. Posso affermarlo per esperienza diretta: presentammo liste disallineate e pisacanesche, prontamente fatte fuori da una Corte occhiuta e fedele al proprio lavoro (servivano 900 firme e ne raccogliemmo 950, ma pasticciando nella presentazione: bene, giusto, l’ho già detto), salvo il fatto che nel rigettarle scrisse che fra i candidati di quella lista (LeAli alla Sicilia) c’era un condannato, per delitto doloso, a tre anni e mezzo di carcere. Volevo buttarmi da un ponte. Che vergogna.

Vabbe’ essere dilettanti, ma anche criminali. Poi, però, abbiamo accertato che la Corte ha scritto il falso. Quel signore non è mai stato condannato, né si apprestano a farlo. Semplicemente non era lui. Peccato che quel falso ha funzionato da intimidazione, nei nostri confronti. Qui qualcuno deve pagare.

Stefano non è l’unico cane, in questa vicenda. La Sicilia ha imboccato una deriva da sobborgo colombiano. Vorrei fare osservare che da queste colonne denunciammo la follia di far entrare la regione anche in una compagnia aerea (non bastando gli altri sprechi). Confindustria ci ha messo una decina di giorni, per dire la stessa cosa, mentre i candidati della corresponsabilissima trinità non lo hanno ancora fatto. Che aspettano, la carta d’imbarco? E ricordo che non sussurrando in un orecchio, ma scrivendo qui abbiamo invitato le autorità a indagare sulla regolarità delle spese elettorali: fatturazioni, pagamenti, afflusso del denaro e sue fonti. Noi siamo dilettanti, e lo abbiamo dimostrato, ma se qualcuno pensa che lo stretto farà da cordone sanitario nel fermare l’infezione siciliana si sbaglia. Alla grande.

Davide Giacalone



29 settembre 2012

Democrazia Natura Amore, Fermare il Declino, Radicali Italiani, Le Ali Alla Sicilia: ecco i movimenti laici, liberali, liberalsocialisti e libertari contro la partitocrazia e la mafiosità politica d'oggi



Ilona Staller, in arte Cicciolina, ex pornostar ed ex parlamentare del Partito Radicale, ha ufficializzato la presentazione della lista Democrazia Natura Amore alle prossime elezioni politiche italiane del 2013.
Il programma è presto detto: colpire gli indennizzi dei parlamentari e delle alte cariche pubbliche, le quali devono essere rapportate al paniere di vita degli altri cittadini, senza esuberi; abolizione dei senatori a vita, dei tribunali e dei giudici di pace ed abolizione delle tasse universitarie, al fine di garantire l'istruzione a tutti i meritevoli; riduzione della pressione fiscale a partire da IVA, IRPEF ed IMU; limitazione degli impieghi pubblici ad un membro per famiglia, così da evitare indecorose "parentopoli".
Questi, in sostanza, alcuni dei punti del programma, uniti a quelli di sempre della Staller: tutela dell'ambiente e dei diritti degli animali; legalizzazione della prostituzione; introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole; legalizzazione della cannabis; diritti civili dei carcerati, ecc.
Da tempo, dalle colonne del mio blog, sostengo il movimento di Ilona Staller che, finalmente, ha deciso di sciogliere le riserve e presentarsi.
Assieme a questa buona notizia c'è anche la discesa in politca di Fermare il Declino, a quanto pare, a cui già un recente sondaggio del Corriere della Sera attribuisce l'8%, guidato dal giornalista economico Oscar Giannino e sostenuto da eminenti economisti dell'area liberale, fra cui spicca Luigi Zingales.
Anche qui, il programma del movimento di Giannino, non è lontano da quello della Staller: riduzione della spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali; riduzione della pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali; sostenere chi perde il lavoro e non difendere un posto di lavoro a tutti i costi e/o le imprese inefficienti; introduzione di una legislazione organica sul conflitto di interessi; introduzione di un autentico federalismo.
Una sinergia fra Democrazia Natura Amore e Fermare il Declino, a nostro parere, sarebbe auspicabile oltre che necessaria.
Come auspicabile sarebbe una sinergia anche con i Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, da sempre impegnati sotto il profilo economico nell'ambito della libertà del lavoro e dell'impresa, oltre che della riduzione del carico pubblico e del carico fiscale e, sotto il profilo civile, per una legislazione che garantisca le libertà individuali.
Sinergie, dunque, auspicabili in quanto questi tre movimenti presentano caratteristiche ed obiettivi comuni e necessarie in quanto utili a semplificare il quadro politico.
Occorre, in sostanza, contrapporre valori liberali e libertari a disvalori partitocratici e conservatori, incarnati, questi ultimi, dal Pd di Bersani, dal PdL di Berlusconi ed Alfano, dall'Udc di Casini, dalla Lega Nord magnacciona, dallo sfascismo di SeL ed IdV e dalle furberie dell'associazione Grillo-Casaleggio-Il (mis)Fatto Quotidiano.
Già in Sicilia, alle prossime elezioni regionali del 28 ottobre, assistiamo finalmente alla presenza di una lista civica antipartitocratica ed anticorruzione: Le Ali alla Sicilia, guidata dall'amico giornalista Davide Giacalone, un grande liberale dalle mani e dalla coscienza pulita, che, a scapito del suo stesso mestiere e della sua stessa carriera professionale, ha deciso di mettersi al servizio della comunità sicialiana. Contrapponendosi alla partitocrazia locale che, nei fatti, è in continuità con il regime di Raffaele Lombardo.
E non è un caso che i mass media abbiano spesso oscurato la presenza dell'amico Giacalone ed oscurino, a livello nazionale, il movimento della Staller, quello di Giannino e dei Radicali.
Siamo, forse, gli ultimi resistenti in una Repubblica democratica che, purtroppo, tale non è più: sosteniamoli, sosteneteci, liberiamoci da questo nuovo fascismo partitocratico ! Facciamo, per quanto possibile, trionfare il merito e la trasparenza !

Luca Bagatin


Davide Giacalone, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, buttato fuori da un dibattito fra candidati.
Quando la mafiosità politica, di destra, centro e sinistra, amiche di Raffaele Lombardo, è contro la democrazia e la legalità.



20 luglio 2012

L'On. Francesco Nucara, i giovani, quel che resta del Partito Repubblicano Italiano ed un ricordo dell'On. Emanuele Terrana



Non so quanti siano rimasti i lettori de "La Voce Repubblicana", quotidiano che fu del glorioso Partito Repubblicano Italiano, oggi, ormai in disfacimento.
Ad ogni modo e comunque, chi scrive, per l'affetto che tributa alla tradizione Repubblicana, di cui fa ancora parte, pur senza tessera, nonché per amore di cultura, "La Voce Repubblicana" la legge ancora con attenzione.
E fu così che, chi scrive, si imbattè, il 17 luglio scorso, in ben due editoriali di Francesco Nucara, padre padrone del PRI, oggi Partito Nucara, appunto.
Nucara, nell'editoriale dal titolo "Costruiamo il nuovo con l'esperienza e l'entusiasmo" scrive alcune cose che, personalmente, mi risultano incomprensibili.
Egli parla del ricambio generazionale in politica con una certa riluttanza (evidentemente è ignaro del fatto che oggi è in corso una vera e nuova lotta di classe fra "vecchi" e "giovani" e non solo in politica). Ed afferma: "Ci sono giovani invisibili che considerano l'ingresso nella Direzione Nazionale del Partito un "posticino"" Ed aggiunge: "Sarà il vizio meridionale della ricerca del "posto" e non del lavoro, che induce qualche ragazzo a confondere il quotidiano con la prospettiva ?".
Ora, chi scrive non è mai stato nella Direzione Nazionale del PRI (e se me l'avessero chiesto, avrei rifiutato perché se c'è una cosa che non amo sono le cariche pubbliche, specie dei partiti politici, le quali solo raramente permettono libertà di espressione e di giudizio). Purtuttavia conosco, anche personalmente, qualche giovane che, nella Direzione Nazionale del PRI, è stato regolarmente eletto.
Eletto e non nominato, come invece è l'On. Nucara, "nominato" in Parlamento per gentile concessione di Berlusconi, nel 2008.
Ora, chi siano questi giovani invisibili di cui parla Nucara, non è dato di sapere.
Ad ogni modo, se di invisibili si trattasse, li inviterei a rendersi visibili e manifesti, ovvero ad andarsene dal Partito Nucara, poichè la tradizione mazziniana è ben altro.
La tradizione mazziniana, infatti, a differenza da quanto scrive lo stesso Nucara nel suo editoriale, proseguendo, è diretta erede del Partito d'Azione, visto che il Partito d'Azione fu fondato proprio da Giuseppe Mazzini nel 1853.
E quel Partito aveva ideali solidi, quali il suffragio universale, la libertà di stampa e di pensiero (aspetti che talvolta negò a qualcuno la stessa Voce Repubblicana in tempi recenti) e la trasformazione delle istituzioni da monarchiche a repubblicane, con la responsabilità diretta dei governi di fronte al popolo (Repubblica Presidenziale, dunque).
Mazzini, allo stesso modo di Gesù detto "Il Cristo" che non si sognò mai di fondare una Chiesa, non si sarebbe mai sognato di creare un partitino politico allo scopo di gestire il potere e di gettarsi nella mischia elettorale. I suoi ideali e principi andavano ben oltre ed erano fatti di lotte sul campo, combattute da giovani sui vent'anni, non certo da cinquanta, sessanta o settant'enni nominati in Parlamento e rispondenti a tutti tranne che agli elettori.
E fu proprio questo filone di pensiero che riprese l'antifascista Randolfo Pacciardi, allorquando fondò l'Unione Democratica Nuova Repubblica, alimentata da giovani e critica verso certo lamalfismo e lo spadolinismo.
Mazzini, Garibaldi, Pacciardi ed i giovani combattenti che li seguirono, per una bandiera, per un'ideale, per la liberazione della Spagna e dell'Italia dal nazifascismo, per la Repubblica Presidenziale e non per quella Monarchica di oggi, serva del Vaticano e di un Parlamento di nominati.
Un Partito Repubblicano Mazziniano può e potrà rinascere quando esso si trasformerà in Fondazione culturale attiva e movimentista. E' per questo che, da lungo tempo, sosteniamo personalità quali Oscar Giannino che, pur sedendo nella Direzione Nazionale del PRI, è una mente libera ed ha già annunciato di volersi candidare alle elezioni del 2013 in una formazione liberale. Ed è per questo che auspichiamo la creazione, per le imminenti elezioni, di "Liste Radicali e Liberaldemocratiche Oscar Giannino - Emma Bonino", con all'interno, a parte i capilista Giannino e Bonino, solo giovani dai venti ai trent'anni massimo (io ne ho 33, per cui escludete pure qualsiasi mia ambizione di candidatura in tali liste, sono troppo "vecchio" e lo ammetto volentieri).


L'On. Emanuele Terrana

C'è un altro editoriale di Francesco Nucara, sulla colonna di destra de "La Voce Repubblicana", sempre del 17 luglio scorso, che ha destato il mio interesse. In esso si ricorda la figura del deputato Repubblicano Oronzo Reale a 24 anni dalla scomparsa.
La cosa che ha attirato la mia attenzione è stato il ricordo appassionato di Nucara della figura di Emanuele Terrana, calabrese, grande Segretario del PRI e già amico di Reale.
Figura, quella di Terrana, che, purtroppo, non è mai abbastanza ricordata.
Vogliamo qui ricordare, anche allo stesso Nucara, che l'On. Terrana fu massone iscritto alla Loggia Propaganda 2 del Grande Oriente d'Italia. Proprio quella Loggia Propaganda 2 che Nucara, in un brutto articolo della metà di ottobre dell'anno scorso sulla Voce, definì "verminaio scoperchiato da Spadolini" (quello Spadolini che, in tempi non sospetti, aderì alla fascista Repubblica Sociale Italiana e che fu giornalista dell'organo antisemita "La Difesa della Razza", assieme, purtroppo, a molti esponenti dell'intellighenzia culturale nostrana...sic !).
La Loggia Propaganda 2 non fu un verminaio, come peraltro stabilito dalla sentenze della Corte di Assise di Roma del 1994 e del 1996 e così i suoi aderenti.
Fra cui l'On. Emanuele Terrana che, finalmente, una volta tanto è giusto ricordare. Anche in memoria dell'alto spessore dei Segretari del PRI di allora.

Luca Bagatin



4 luglio 2012

Zeropositivi o sieropositivi ? Che triste fine ha fatto il Partito Repubblicano Italiano (sic !)


Mi è capitato oggi di leggere il numero dell'ex quotidiano del PRI "La Voce Repubblicana" del 15 giugno scorso, che non avevo ancora letto in quanto a quella data mi trovavo a Roma.
Il caustico ed insopportabile "il condor" - nella sua rubrichina in basso a destra -  scrive: "Sabato scorso si sono riuniti a Roma gli zero positivi derivati dal FLI. I derivati come insegna la finanza sono titoli pericolosi. Sarebbe stato meglio una riunione di sieropositivi: la sofferenza fa ragionare meglio".
Ora, si dà il caso che, trovandomi a Roma, a quella riunione di zero positivi ci fossi anch'io. C'erano moltissime e moltissimi giovani. Amici liberali e repubblicani intelligenti e non faziosi. Fra loro ne cito solo alcuni: Davide Giacalone, Roberta Culiersi, Paolo Montesi, Luigi Di Placido. C'era il caro amico Daniele Priori di Gay Lib. C'erano le pasionarie Flavia Perina (una vera beatnik) e Sara Giudice ed anche il libertario Carmelo Palma e molti, molti altri (fra cui reppresentanti dell'Istituto Bruno Leoni).
Mi ha fatto piacere discorrere con loro, che conoscevo solo tramite internet. Mi ha fatto piacere sentire parlare ancora di laicità, liberalismo, libertarismo. In questi anni di grande apatia e di dittatura partitocratica (Pd-PdL-Lega Nord-IdV-Udc).
Quanto all'ex organo del PRI, oggi organo del PNT (Partito Nucara Torchia), per il quale sono fiero di non collaborare più, stenderei un velo pietosissimo.
"Il condor", poi, si commenta da sè. E chissà mai chi è...


Roma, Domus Talenti, 9 giugno 2012: il sottoscritto con Roberta Culiersi ed altri Zeropositivi



8 giugno 2011

NO ai referendum truffa e contro l'ambiente ! Il 12 e 13 giugno ASTIENITI o vota NO

REFERENDUM CONTRO NATURA
di Davide Giacalone




Tre referendum sono contro l’ambiente, uno è contro Silvio Berlusconi. Quest’ultimo se lo merita, secondo i suoi avversari, ma la natura che ha fatto di male? Eppure uno stormo di demagoghi s’è alzato in volo e tenta di truffare gli elettori, confondendo loro le idee.
A scanso d’equivoci: quelli che vogliono far restare le cose come sono, quelli affezionati all’acqua che si spreca e all’assenza di depuratori, quelli che vogliono un Paese che compra all’estero energia elettrica prodotta con il nucleare, sono i sostenitori del Sì. Mentre quei disgraziati che sostengono il No, se esistono, pretendono che l’Italia cambi e diventi un Paese come gli altri, ma s’illudono che a poterlo fare sia quello stesso legislatore che neanche difende le proprie leggi.

Due quesiti riguardano l’acqua, che nessuno ha mai né pensato né proposto di privatizzare. Qui la turlupinatura raggiunge livelli stratosferici. Posto che fonti e acquedotti, quindi l’acqua, rimangono beni pubblici, si tratta di chiamare il mercato, quindi i privati, ad investire perché quel bene non vada sprecato. Per riportare alla civiltà, e al rispetto dell’ambiente, il nostro sistema idrico servono investimenti rilevanti, nell’ordine di 60 miliardi. Posto che non possono essere investimenti pubblici, per le note ragioni dell’indebitamente statale, o ce li mettono i privati o nisba. Quindi, se passa il referendum ci teniamo l’acqua che esce dai tubi prima di arrivare nelle nostre case, quindi la devastazione ambientale e la sua perdita di qualità.

L’altro quesito è sulle tariffe, volendo impedire che nel fissarle si debba tenere conto della remunerazione dei capitali investiti. Bella roba, allora ci teniamo i soldi pubblici sprecati, le municipalizzate i cui amministratori e dirigenti si fanno pagare come se avessero scoperto quella calda, di acqua, le aziende pubbliche che fanno assunzioni clientelari e ci teniamo pure quei quattro fessi che prima si lamentano, poi impediscono che si cambi, quindi tornano a lamentare gli sprechi. Sono loro, quelli del Sì, i tutori degli sprechi.

Col referendum nucleare c’impediamo di fare un piano energetico. Giusto, a che serve? Tanto si annuncia il ritorno al nucleare e non lo si fa mai. In cambio, ove non si voglia far funzionare la lavatrice a pedali, o pagare l’energia più dei panni che ci mettiamo dentro, facciamo qualche bella centrale a carbone, continuiamo a bruciare petrolio e incentiviamo eolico e solare pagandoli il doppio di quel che producono. Emettiamo una bella paccata di gas serra e li difendiamo con il sole che ride. De che? Nel frattempo continuiamo a comprare energia nucleare dai francesi e ci diamo di gomito, con aria allocca, quando tedeschi e svizzeri annunciano la chiusura delle loro centrali. Come se chi cambia bicicletta, e intanto vince il tour della competitività, fosse paragonabile a chi non ci sa andare.

Tutte queste cose le conoscono benissimo anche a sinistra. I Bersani, i D’Alema, i Veltroni e compagnia cantante ne sono perfettamente consapevoli. Tanto è vero che quando governavano si mossero esattamente nella direzione delle leggi che, ora, vogliono abrogare. Ma gli tocca far la parte di quelli che credono si stia privatizzando l’acqua o che in una centrale italiana si possa fondere il nocciolo (oltre al cervello di chi lo dice), e gli tocca perché così impongono i loro alleati, oramai dominatori. La gran classe di professionisti, i gran dirigenti allevati alla dura scuola e alla severa disciplina del Partito Comunista Italiano, sono finiti al guinzaglio di quattro descamisados latranti.
Non dimentichiamoci dell’ultimo referendum, quello sul legittimo impedimento. Quelli della vecchia sinistra non parlano, per vergogna, ma quelli di questa destra non leggono, per prudenza. Quando si discusse quella legge, inutile, avvertimmo sui suoi rischi e sulla sua mancanza di pregi. Niente, come parlare con il muro. Vigente la legge, Berlusconi non solo ha dovuto piegarsi ai processi, ma ha anche inaugurato quelli del lunedì. Ciò non toglie che l’abrogazione sarebbe uno sganassone in pieno volto. E, come si sa, il setto nasale è già provato e smoccia sangue.
Riassumendo: i referendum sono contro l’ambiente; la sinistra è costretta a sostenerli, pur convinta del contrario, perché altrimenti viene incenerita da alleati prepotenti e vincenti; la destra non ha neanche il coraggio di difendere quel che ha fatto e se la cava con una roba, la libertà di coscienza, che non si sa se fa ridere o piangere; in quanto al quarto referendum l’unica salvezza, per chi votò la legge, sarebbe la mancanza del quorum. In compenso s’è raggiunto un bel risultato bipartisan: la vergogna.

Davide Giacalone

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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini