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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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4 novembre 2014

Il suicidio assistito di Brittany Maynard: una storia di amore e libertà

Brittany ha deciso di morire.

Ha deciso di farlo perché sapeva che sarebbe morta comunque, fra indicibili sofferenze.

Ma Brittany Maynard amava la vita. E la rispettava al punto dal voler morire con dignità.

A Brittany era stato diagnosticato un tumore incurabile al cervello e da tempo sopportava il peso degli effetti collaterali dei farmaci che le erano somministrati.

E' così che ha preso la decisione di salutare tutti i suoi cari e di realizzare, alcuni giorni prima della sua scelta, un video su Youtube – visitato da oltre dieci milioni di persone – per raccontare la sua storia e la sua decisione di morire, aiutata dall'associazione “Compassion & Choices” che si occupa - nello Stato americano dell'Oregon - di accompagnare le persone che chiedono volontariamente di togliersi la vita.

E' così che, il primo novembre, nella sua casa, dopo aver salutato tutti i suoi cari, ha ingerito i farmaci letali che l'hanno condotta alla morte.

Queste le sue ultime, toccanti parole su Facebook: “Addio a tutti i miei cari amici e alla mia famiglia, che amo. Oggi è il giorno che ho scelto per morire con dignità, davanti alla mia malattia terminale, questo terribile cancro che ha portato via così tanto da me, ma che avrebbe preso ancora di più. Il mondo è un bel posto, il viaggio è stato il mio maestro più grande, i miei amici più stretti e miei parenti sono le persone più generose e altruiste. Ho anche un cerchio di supporto intorno al mio letto, mentre scrivo... Addio mondo. Spargete buona energia. Siate generosi, pagate in anticipo per restituire ad altri il bene che ricevete”.

E queste le commoventi ed al contempo incoraggianti parole che Brittany ha scritto sul suo blog: “Sono le persone che si fermano ad apprezzare la vita e che rendono grazie, quelle più felici. Se noi cambiamo le nostre menti, cambiamo il nostro mondo. Pace e amore a voi tutti”.

La scelta consapevole di Brittany riapre e riaprirà certamente il dibattito sull'eutanasia e magari anche sul suicidio assistito. Ad ogni modo ci chiediamo perché ancora vi siano dibattiti nell'ambito di personalissime scelte individuali. Scelte dolorose, come dolorose spesso sono le scelte che la vita ci pone di fronte. Scelte che non andrebbero nemmeno, quindi, dibattute. Ma semplicemente rispettate ed accettate.

Ancora una volta pensiamo alle parole dell'attivista per i diritti civili Roberta Tatafiore, scritte nel suo diario, prima di suicidarsi: "A chi appartiene la vita ? Alla società ? A Dio ? A noi stessi ? Credo che la vita appartenga ad ogni individuo libero di affidarla a chi vuole in base a ciò che gli suggerisce la coscienza" .

La vita di Brittany Maynard apparteneva a lei ed a lei soltanto. Ed il suo esempio dovrebbe essere compreso da quelle Istituzioni – a livello internazionale - ancora insensibili di fronte alla sofferenza umana ed a quelle toccanti e personali scelte individuali che, come tali, meritano il più sacro ed umano rispetto. Oltre che il più sacro ed umano amore possibile.


Luca Bagatin




22 agosto 2014

Eros e Thanatos



Il rapporto fra Eros e Thanatos è forte e imprescindibile. Quando l'Amore fisico raggiunge l'apice, allora ti rendi conto che non sei lontano dal morire e che la morte non è così brutta come viene dipinta dalla cultura dominante. Purtuttavia, per avere una buona morte occorre aver avuto una buona vita. Una vita zeppa di desideri e priva d'Amore ti condurrà in uno stato di illusione tale da non comprendere nemmeno la sacralità della tua morte. E rimarrai, per sempre, un non-morto, ovvero il fantasma di te stesso.

Luca Bagatin





7 gennaio 2014

"Parodia". Monologo by Baglu

Fingo semplicemente di non pensarci, ma in realtà non riesco a dimenticarla.

Succede, capita.

Però l'importante è fingere.

Fingere quantomeno di non pensarci.

Così come non voglio pensare ad altri aspetti. Tipo a Blondie che mi ha scritto che posso considerarla unicamente per affari e/o per un rapporto lavorativo.

Non è per presunzione, è solo che non faccio affari con nessuno. Credo ad aspetti desueti, o forse utopistici come l'amicizia e l'amore. Anche con le persone con cui decido, eventualmente, di collaborare.

Non amo le etichette, così come non amo che mi si dica che fisicamente (o moralmente) sono così o colà. Di voi potrei dire molto peggio e dimostrare, dati alla mano, ciò che affermo.

Ho un pessimo rapporto con il mio fisico e, credo, a ragion veduta. A differenza di voi, faccio autocritica (la mia è una formazione marxista, rammentatelo).

Non sono narcisista, al massimo ne sono la studiata parodia.

Perché tutto ciò che ci circonda, in realtà, è una grande, immensa parodia di una cosa che chiamiamo - per convenzione (e purtroppo, spesso, per convinzione) - vita.

Che posso dire ancora ?

Che mi piacerebbe conoscere meglio una persona. Una donna. Di cui in realtà so molto poco e ne so volutamente poco (forse le reticenze a farsi conoscere sono più da parte sua, credo per carattere), perché non è il caso che alla mia età e con le mie esperienze pregresse, me ne innamori. E, poi, sarebbe un innamoramento a senso unico, figuriamoci.

Le fiabe sono molto, molto belle. Sono la parodia di un ipotetico Paradiso che sappiamo tutti non esistere.

Occorre razionalizzare ed avere altre priorità. Anche a costo di sembrare freddi e distaccati. Oppure di apparire fastidiosamente ironici.



14 agosto 2008

"Confessioni di un'anima amareggiata": racconto dell'orrore by Luca Bagatin



Ero un bambino cattivo cattivo.
Mia madre diceva che ero "il figlio della colpa". Nato da uno stupro.
Avevo 3 anni quando fui colto dal mio primo attacco epilettico.
Forze oscure mi trascinavano in giro trattenendomi per i capelli e cantilenando nelle mie orecchie. Mentre io ansimavo e mi contorcevo su me stesso sbavando e rantolando.
Fu allora che pensai per la prima volta di uccidere mia madre.
Ma ella morì di apoplessia qualche anno dopo, quando io mi trovavo al brefotrofio ove ella mi aveva fatto rinchiudere per non pensare più a me.
Le mie giornate passavano grige e monotone, osservando fuori dalla finestra tenerissime bambine con le treccine bionde che, appena mi vedevano, scappavano inorridite.
Ero brutto, evidentemente. Non sapevo, allora, di avere una malattia della pelle che si manifestava con pustole ed eritemi lungo le guance ed il naso.
Non mi era permesso guardarmi allo specchio.
Crebbi nella totale solitudine, fra gli scherni e le botte dei compagni più grandi e quelli delle suore che mi facevano passare lunghe giornate in ginocchio in quanto ...."ero il figlio dela colpa".
Come tutti i ragazzi di quell'età, a 15 anni, mi innamorai. Della figlia del Direttore. Una tenera ragazzina degli occhioni blu nei quali sentivo - per la prima volta - di trovare conforto.
Mary Beth sembrava capirmi solo con lo sguardo.
Mi misero a suo servizio: le portavo la colazione, il pranzo e la cena. E spazzavo e riordinavo la sua stanza.
Un giorno ella volle parlarmi e per questo chiuse a chiave la porta della sua stanza. Con noi dentro.
- Mi fai tanta pena, sai ? -
Io non le risposi. La guardai con durezza. Quelle parole mi ferirono.
- Scusami....spero di non averti offeso. E' solo che penso dovrei compatire la tua sofferenza. E' una cosa che una ragazza della mia età dovrebbe capire, no ? -
La guardai. Ero allo stesso tempo perplesso e rabbioso.
- Insomma, tu sei un servo per me, però.....però dovrei essere più generosa e comprensiva con te se un giorno occuperò una posizione nella società... -
Mi mancava il fiato. Le gambe non mi reggevano. Mi uscirono le lacrime.
Mary Beth era riuscita ad affondare la sua lama invisibile nel mio cuore. E l'aveva fatto senza apparente "cattiveria". Solo per "convenzione", magari.
- Oh, però, stammi lontano. Le pustole della tua faccia hanno un cattivo odore.... -
Corsi fuori dalla stanza, intenzionato a buttarmi giù dal balcone.
Mr. Beth, il Direttore del brefotrofio mi fermò e mi diede uno schiaffo in pieno volto facendomi rotolare a terra. Poi ebbi una crisi. Convulsioni.
Poi più nulla.
Non è esatto dire che uccisi la figlia del fornaio. Ne feci dei dolci.
Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii al fornaio ed ai suoi clienti.
Feci un figurone. Elizabeth era prioprio una bambina dolce !
Fu quando la signora Livraghi, cantante italiana, mi invitò da lei con la scusa di portarele il pane che, forse, ritengo, esagerai.
La signora Livraghi, un donnone di 50 anni suonati, aveva un debole per i ragazzini. Riuscii a divincolarmi dalla sua presa gettandole un ferro da stiro rovente sul seno. Fu un gioco da ragazzi aprirle la testa in due con la mannaia che il marito utilizzava per scuoiare i maiali.
Una volta fatta a pezzi, finì in un pentolone al quale aggiunsi uova, burro, farina e cioccolato a volontà. La signora Livraghi amava in dolci. Chissà se avrebbe mai immaginato di poter diventare lei stessa una prelibatezza per il palato......dei bambini.
Mangiai alcuni squisitissimi dolcetti e ne diedi a volontà ai bambini della parrocchia che cambiarono ben presto opinione su di me e non mi chiamarono più "il mostro" per la mia pelle squamosa ed il mio incedere claudicante.
Eh, sì, forse, con la signora Livraghi devo avere esagerato.....nelle dosi del burro.
Il burro fa male, specie ai bambini. Ne avrei tenuto conto la volta successiva.
Mary Beth si era fatta ormai una donna. Sposata al conte Von Sydow, ella non aveva più nulla da invidiare alle sue coetanee della buona società.
Fu quando il fornaio mi mandò da lei a recapitarle dei dolcetti (quelli proditti con il "contributo" di Elizabeth, se non ricordo male) che la rividi in tutta la sua matura bellezza.
Ella mi riconobbe a causa.....beh.....mi pare ovvio. Ebbe un fremito di paura.
- Non temere, bella Mary Beth. Prendi un dolcetto...... -
Lo mangiò con una certa voluttà mentre io la guardavo estasiato.
Finii per reciderle il collo con un taglio netto per mezzo di un affilatissimo tagliacarte.
La sua testa, fra le mie braccia, era ancora più bella.....e quei capelli.....
Con essi ne avrei fatto una parrucca per la moglie del fornaio......
Feci di Mary Beth un misto di carne tagliata che mi premurai di mettere accuratamente in un sacco di farina che avevo portato con me.
Giunto alla cucina del fornaio, con un po' di uova, riuscii a friggere quelle carni sfrigolanti e a realizzarne dei gustosi antipastini panati con i quali cenai allegramente in compagnia del buon fornaio e della moglie.
Come sono lontani i tempi del brefotrofio......e chi mai avrebbe pensato che la mia qualità più grande fosse quella della cucina !
Mi intristisce solo pensare che, qui, al manicomio criminale, nessuno dei miei compagni si fidi di mangiare i succulenti piatti che preparo con quel che mi passa la mensa.


Questo racconto è ispirato alla vicenda reale di Leonarda Cianciulli, serial killer italiana dei primi del '900, detta La saponificatrice di Correggio.
Alcune parti del testo sono in parte copiate dal suo memoriale redatto in carcere dal titolo "Le confessioni di un'anima amareggiata".

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini