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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin




17 giugno 2011

Una manciata di riformette liberali e libertarie utili per ridurre i costi della pubblica amministrazione, le imposte, riformare radicalmente la giustizia e garantire le libertà civili ed individuali



RIFORMA DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA

Introduzione dell'aliquota fiscale unica per tutti al 20 %.
Esenzione dal pagamento delle imposte per chi ha un reddito annuo inferiore ai 20.000 euro.

Abolizione delle Province, dei Consorzi e delle Comunità montane


Accorpamento dei Comuni con un numero di abitanti inferiore a 15.000


Privatizzazione del carrozzone radiotelevisivo Rai


SISTEMA ELETTORALE E RIFORMA ISTITUZIONALE

Sistema elettorale con due schede.
La prima che preveda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di Governo e con potere di nomina e revoca dei Ministri
La seconda, su base proporzionale pura, senza sbarramenti, per l'elezione del Parlamento, con funzioni legislative e di controllo


RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Separazione delle carriere dei magistrati: i PM fanno i PM, i giudici i giudici e seguono entrambi carriere separate

Elezione diretta dei componenti del CSM che devono rispondere non al potere politico, ma unicamente agli elettori

Introduzione della responsabilità civile dei magistrati: il magistrato che sbaglia paga di tasca sua


DIRITTI CIVILI E LIBERTA' INDIVIDUALI

Introduzione delle unioni civili per le coppie etero ed omosessuali

Legalizzazione della cannabis in appositi locali pubblici sul modello olandese

Somministrazione controllata di eroina sul modello svizzero

Legalizzazione della prostituzione




29 maggio 2009

Il 6 e 7 giugno vota REPUBBLICANO. Altrimenti puoi anche stare a casa....

EDERA ORA !


Come già annunciato, questo blog è e sarà impegnato politicamente a sostengo dei candidati Amministratori del Partito Repubblicano Italiano in Romagna.
Oggi in Romagna, domani in Italia è lo slogan che abbiamo lanciato.
Oggi candidati a Sindaco o a Presidente di Provincia in terre ove il PRI è radicato, per domani esserlo in tutta Italia.
Candidature sostenute dal PdL o alternative di centro laico e liberaldemocratico ai due schieramenti.
E' questa la chiave vincente per un Partito Mazziniano del Terzo e Quarto Millennio che si propone civismo, buona amministrazione, riduzione degli sprechi, abolizione degli enti inutili.




ED....ERA ORA !

LUIGI DI PLACIDO: candidato Sindaco Repubblicano a Cesena, sostenuto da Pri, Lega Nord e Cesena Domani
www.luigidiplacido.it



VOTA PAOLO MONTESI, amico e sostenitore di questo blog e candidato al Consiglio comunale di Cesena



GIOVANNI LUCCHI: candidato Presidente della Provincia Forlì-Cesena sostenuto dal PRI
www.giovannilucchi.it


LAURO BIONDI: candidato Sindaco Repubblicano a Forlì, sostenuto da PRI e Partito Liberale Italiano

www.laurobiondi.com



ED ANCORA.....

LORENZO COSTA, CANDIDATO SINDACO A LUGO DI ROMAGNA PER IL PRI
www.prilugo.altervista.org


MORALDO FANTINI, CANDIDATO SINDACO DI CERVIA (RA), SOSTENUTO DA PRI, PDL E UDC

E un in bocca al lupo a tutte le liste dell'Edera alle amministrative italiane.

E DUNQUE.....O VOTI EDERA, O PUOI ANCHE STARE A CASA
(perché gli altri non hanno bisogno, né meritano il TUO voto)



22 marzo 2008

L'ALTERNATIVA LAICA E LIBERALE AL REGIME



Con l'avvento della Seconda Repubblica abbiamo assistito alla pressoché totale scomparsa dei laici dal panorama politico italiano. Dal 25 % al 2 o 3 %.
La caduta della Prima Repubblica per mezzo della "falsa rivoluzione giudiziaria" che consegnò alla "giustizia" i principali esponenti dei partiti democratici e liberali che aveveno governato l'Italia dal 1948 ha, di fatto, portando al governo populisti, macchiette e incompententi del calibro di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Pecoraro Scanio & Co(mpagnia rossa). Ovvero, in soldoni, ha portato al dissesto economico, finanziario e civile di questi ultimi 15 anni.
Ora, posto che il fenomeno della corruzione e del finanziamento illegale alla politica non è affatto debellato (anzi !), non si capisce che cosa Veltroni e Berlusconi, oggi, abbiano in più dei loro predecessori: Bettino Craxi, Ugo La Malfa, Luigi Einaudi e i loro eredi politici liberali, liberalsocialisti e riformatori.
Esemplificando direi che i due principali candidati premier hanno unicamente una gran faccia tosta.
La faccia tosta di prendere in giro gli italiani da quindici anni a questa parte; di aver confezionato ad arte due "partiti-detersivo" che non vogliono dire assolutamente nulla sia sotto il profilo storico che politico e culturale; nonché la faccia tosta di predicare appartenemente bene salvo imbrogliare le carte una volta al governo e rimangiarsi tutte le promesse (peraltro già di per sé limitate: si pensi alla proposta di una assai misera riduzione delle imposte quando invece l'Italia avrebbe bisogno di una radicale riduzione delle imposte a fronte di una radicale riduzione della spesa pubblica).
Il gioco è ormai chiaro a tutti: Veltroni e Berlusconi mirano al pareggio per instaurare, assieme, un vero e proprio regime mediatico alla faccia di chi, come noi, crede ancora ai sempiterni e maggioritari in Europa valori liberali e laici.
L'Italia, lo scriviamo da tempo, avrebbe bisogno d'altro. Ovvero di buona amministrazione riformatrice come negli anni in cui Psi, Psdi, Pri e Pli decisero di allearsi alla Dc sia per contenerne le spinte clericali sia per dare stabilità ad un Paese martoriato dal fascismo e minacciato, ad Est ed al suo interno, dal comunismo.
Fu così che molti di noi, dal 1948 ad oggi, scelsero l'"alternativa laica e democratica" alle Chiese totalitarie Dc e Pci.
E così nel '48 votammo magari per il Psdi (allora Psli ovvero Partito Socialista dei Lavoratori Italiani) di Saragat in antagonismo allo stalinismo di socialisti e comunisti; negli anni '60 votammo il Pri di Ugo La Malfa le cui ricette economiche risollevarono l'economia in crisi e le garantirono il cosiddetto "Boom economico" che ci avvicinò all'Europa; negli anni '80 sostenemmo il tanto odiato craxismo ovvero il dinamismo ed il Made in Italy e la lotta all'inflazione; negli anni '90 scegliemmo l'opzione Radical-pannelliana che denunciava tanto gli sprechi nella pubblica amministrazione e il connubio esistente sin dagli anni '70 fra Dc e Pci, quanto il giustizialismo dilagante che voleva mettere alla gogna chi "dava fastidio" proprio a queste due Chiese (si pensi all'"affaire" Craxi).
Oggi, con lo stesso spirito d'allora, ritengo che, per chi come noi ha nel sangue i valori laici e riformatori, l'unica alternativa sia il pur piccolo Partito Liberale Italiano che, con coraggio, si presenterà in tutta Italia alle elezioni del 13 e 14 aprile proprio contro il Veltrusconismo, ma soprattuto per una radicale riduzione delle imposte per garantire lo sviluppo, per le libertà civili e la ricerca scientifica che guardi al merito e non alle clientele e per un vero abbattimento degli enti pubblici inutili quali Province e comunità montane.
Siamo degli utopici utopisti ? Dei velleitari ? Dei pazzi malinconici come ci definiva e definiva sé stesso il nostro maestro Gaetano Salvemini ?
Non credo.
Penso piuttosto che siamo degli amanti della libertà a 360 gradi. E dell'intelligenza.
Di un'intelligenza che "vedette mediatiche" come il sig. Veltroni e il sig. Berlusconi vorrebbero spegnere con i loro slogan e i loro faccioni debordanti di falsità per continuare a fare il bello ed il cattivo tempo alle spalle di chi lavora, o, non certo a causa sua, è disoccupato; paga le tasse e crede ancora nei valori di laicità e democrazia.



Luca Bagatin



15 marzo 2008

L'unico voto utile se non sei inciucista, fascista, comunista o clericale è semplicemente.....LIBERALE !



Ebbene sì: alle politiche del 13 e 14 aprile le liste del Partito Liberale Italiano saranno presenti in tutta Italia nelle schede di Camera e Senato. Da laici, laicisti e autentici democratici quali pensiamo di essere, non vedevamo l'ora e vogliamo denunciare con fermezza la palese violazione della Legge sulla par condicio da parte di Rai e Mediaset e dei maggiori organi d'informazione nel rifiutarsi di far conoscere ed invitare esponenti dell'unica presenza Liberale alla competizione elettorale.
Detto ciò, andiamo avanti per la nostra strada: infondo esistono i blog e gli organi di stampa laica attraverso i quali possiamo inteloquire e fare informazione senza peli sulla lingua.
Ricordiamo qui che il Partito Liberale di Stefano De Luca si è staccato da tempo dalla Casa delle Libertà e si è recentemente federato con il Partito Repubblicano di Giorgio La Malfa e fu l'unico che inserì nel suo simbolo la dicitura "Casa dei Laici" proprio all'indomani di quel bellissimo pamphlet intitolato "Democrazia e Libertà  - Riflessioni laiche" che uscì nel 2004 (edito da Rubettino a cura di Arturo Diaconale e Davide Giacalone ed al quale collaborai anch'io con alcuni scritti),  che mirava proprio alla costituzione di una Casa Laica, Liberalsocialista e Liberaldemocratica contro il bipolarismo conservatore.
Lo storico PLI, fondato nel 1943 dal filosofo Benedetto Croce, sarà presente alle prossime elezioni con il coraggio di chi vuole denunciare in primis "il rischio che la democrazia rappresentativa italiana precipiti in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano", come recita il Comunicato Stampa ufficiale della Segreteria del PLI.
Il voto al PLI è, peraltro, l'unico possibile voto utile per il cittadino tartassato (visto che lo stesso EURISPES raccomanda vivamente la Liberale "flat tax" al 20%) che, malgovernato in questi 15 anni sia da Berlusconi che dall'armata Brancaleone di Veltroni ha visto ridotti i suoi introiti senza aver ricevuto alcun reale servizio pubblico (si pensi anzi agli enti inutili da abolire subito quali Province e comunità montane veri e propri carrozzoni succhiasoldi). Il voto al PLI è poi l'unico voto utile per il cittadino che vuole che siano rispettate le sue scelte e volontà individuali, senza interferenze dogmatiche di questa o quella fede religiosa, la quale è sempre e comunque un fatto privato; per il cittadino che ritiene che il ruolo dello Stato debba essere limitato ai servizi essenziali e che quei servizi dovrebbero essere comunque realmente percepiti dall'utenza e, infine, per il cittadino che crede nella scuola pubblica ed in una cultura laica e pluralista, ma senza interferenze stataliste.
Tanto il Pdl quanto il Pd hanno fatto di tutto per soffocare le voci laiche, liberali e riformatrici al loro interno.
Il Berlusca ha rinunciato a candidare Daniele Capezzone, il liberale Alfredo Biondi,  il repubblicano Antonio Del Pennino (che molto aveva fatto per la revisione della legge sulla procreazione medicalmente assistita e per la ricerca scientifica), Dario Rivolta e molti altri laici. Il Pd ha imbaracato "qualche sasso in capponaia" radicale (ma alla fine sono 6, 7 o 8 i deputati radicali sicuri ?) viste le insopportabili insistenze di Marco Pannella ed Emma Bonino che evidentemente temevano che i loro rischiassero di rimanere fuori dal Parlamento e quindi: addio ai lauti rimborsi elettorali ed alla possibilità di un po' di visibilità mediatica (sic !).
Quanto al programma del Partito Unico Veltrusconiano è noto a tutti: più Stato e meno mercato; più Chiesa e meno individuo; più Potere alle oligarchie e meno al cittadino.
Morale della favola: "a regazzì, lassatece lavorà !"
E' per questo che, dal basso della nostra umile passione politica dodecennale, invitiamo coloro i quali non si rassegnano allo status quo (e quindi non solo i laici, liberali, liberalsocialisti, radicali non irregimentati e repubblicani) a votare e sostenere l'unica presenza Liberaldemocratica sulla scheda elettorale: l'unico voto utile a tutti noi per non scadere definitivamente ed irreversibilmente in un nuovo autoritarismo messmediatico e populista in un Paese che è già controriformatore (come ebbe a dire il grande riformatore e leader repubblicano Ugo La Malfa) di per sé .



Luca Bagatin



29 febbraio 2008

PICCOLO MA SIMPATICO..........

.........VOTATELO: PERCHE' NO ?




28 febbraio 2008

La situazione del Laici, Liberali, Riformisti fotografata da Arturo Diaconale


Edizione 39 del 26-02-2008


Laici,liberali, riformisti

Solo testimonianza
di Arturo Diaconale

E’ possibile che le prossime elezioni passino alla storia perché avranno concretizzato il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo. Oppure perché avranno creato le condizioni per le larghe intese o per chissà quale altra formula politica. Ma senza attendere il voto di aprile è fin da ora certo che la prossima consultazione elettorale segnerà la scomparsa della presenza dei partiti d’ispirazione laica dalla scena politica italiana. Si dirà che l’evento non costituisce una novità ma segna solo la fase conclusiva di un processo iniziato dalla metà degli anni ’90. E che la semplificazione di tipo bipartitico del quadro politico comporta automaticamente un fenomeno del genere. Sta di fatto, però, che nel nuovo Parlamento non figureranno formazioni politiche con una qualche identità laica, liberale e riformista ma solo alcuni parlamentari che faranno testimonianza personale di una particolare ed importante tradizione politica e culturale del nostro paese. Certo, nessuno mette in discussione che i radicali diluiti nel Partito Democratico non rinunceranno a far sentire la propria voce. Ma dovranno fare sempre i conti con compagni di partito come i “teo-dem” della Binetti e di Enzo Carra. Ed i loro spazi di manovra, a meno di non voler ipotizzare la loro uscita dal Pd all’indomani del voto, saranno sempre ridotti. Lo stesso vale per i repubblicani, i liberali e gli ex radicali presenti nelle liste del Popolo delle Libertà. Potranno al massimo fare della testimonianza personale.

Ma non riusciranno mai ad avere un peso politico in grado di bilanciare in qualche modo l’egemonia dei cattolici nella nuova formazione politica guidata da Silvio Berlusconi. Del Pli alla ricerca di un accordo elettorale con l’Udc, poi, non è neppure il caso di parlarne. Così come è fin troppo facile pronosticare che i socialisti di Enrico Boselli sconteranno l’errore di essersi appiattiti sul governo di Romano Prodi con l’impossibilità di superare gli sbarramenti elettorali. I laici, i liberali, i riformisti, in sostanza, benché le loro idee abbiano trionfato nella società, hanno perso la battaglia sul terreno politico e sono arrivati al capolinea. Una tragedia? Niente affatto. Semmai una doppia opportunità. Quella del pensionamento dei vecchi gruppi dirigenti che hanno sbagliato. E quella della presa d’atto che il loro spazio non è nel Parlamento dei nominati ma all’interno di una società che non è ancora aperta come dovrebbe essere e che va aiutata a diventare il necessario contrappeso della casta politica.



30 luglio 2007

OSSERVATORIO LAICO: Il Pri per la riduzione dei costi della politica

Vorrei segnalare la seguente notizia tratta dal sito del Partito Repubblicano Italiano (www.pri.it) nella quale, oltre a proporsi necessarie norme per ridurre i costi della politica, si rilancia l'abolizione delle province e delle comunità montane.
Apprendere notizie come queste in "casa laica" mi rincuora assai e mi fa pensare ancora una volta che sia necessario rilanciare una vera Casa Laica - Liberalsocialista - Repubblicana per le Riforme,  ovvero un Partito della Democrazia Laica come vado dicendo da più di qualche tempo, proprio a partire da temi concreti come questi.


Luca Bagatin



Costi della Politica, le ricette del Pri

Il Partito repubblicano ha presentato al Senato la propria ricetta per la riduzione dei costi della politica, individuando lo strumento degli emendamenti al ddl Lanzillotta sugli enti locali, in esame presso la commissione Affari Costituzionali, come il più efficace per rendere reale e incisiva la razionalizzazione delle spese statali. Un "pacchetto" di 40 proposte di modifica che l'Edera sottoporrà, con spirito "bipartisan" alla maggioranza, attraverso il senatore Antonio Del Pennino, che ha illustrato assieme al segretario del partito Francesco Nucara le linee portanti degli interventi ritenuti indispensabili per i tagli alla spesa pubblica. "Da quando è uscito il libro ‘La casta' - ha affermato Nucara - l'attenzione si è concentrata su aspetti demagogici e marginali come gli stipendi dei parlamentari, che in realtà incidono poco sul complesso delle uscite. Noi siamo favorevoli al principio della riduzione del numero dei parlamentari, ma le vere spese sono altre, e riguardano principalmente una serie di istituzioni locali e organismi territoriali, come le province, che andrebbero abolite, e le comunità montane, che non servono".
Ad illustrare nel dettaglio gli emendamenti al ddl Lanzillotta è stato Del Pennino, il quale ha spiegato che questi si possono idealmente suddividere in quattro tronconi. "Il primo gruppo - ha spiegato - chiede la soppressione delle comunità montane e la costituzione di unioni di comuni omogenei. In Italia esistono sei milioni di ettari non montani che fanno parte delle comunità montane. Chiediamo anche il divieto del cumulo dei gettoni di presenza per i consiglieri comunali e i consiglieri di unioni comunali o di comunità". Il secondo gruppo di emendamenti riguarda invece le aree metropolitane, che devono essere quattro: "Roma, Napoli, Milano e Torino, con l'abolizione della provincia e la suddivisione del circondario in altri comuni". Per il capitolo delle spese, Del Pennino fa presente che nel nostro paese vi sono "621 presidenti di circoscrizione e diecimila consiglieri circoscrizionali, per una spesa annuale pari a 100 milioni di euro". Rispetto al testo del ddl governativo, Del Pennino ribadisce anche un'altra tradizionale impostazione del Pri: "Siamo contrari al diritto di voto agli immigrati per le elezioni circoscrizionali, poiché si tratta di un palese controsenso con l'intenzione di voler ridurre l'importanza di questi consigli".
La terza parte degli emendamenti riguarda le province: "Siamo contro - avverte Del Pennino - la formula usata dal ddl, che parla di ‘ridefinizione' delle province, un termine vago che può significare anche un aumento delle province. Noi vogliamo che sia esplicita la riduzione delle province".
Quarto principio proposto, quello della presenza di una sola figura di manager in burocrazie locali, che invece negli ultimi anni hanno visto un proliferare delle figure dirigenziali. "Rutelli - osserva Nucara - dice che vuole fare un tavolo dei coraggiosi. Questa sarebbe una buona occasione per dimostrare coraggio, ma temiamo che non se ne farà nulla, perché lui e la Lanzillotta sono ostaggio di una maggioranza inefficace e dannosa per il Paese".

 


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
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 Giuseppe Mazzini