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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 novembre 2012

Duello Obama-Romney: non sappiamo chi sia il meno peggiore, ma il problema sembrerebbe un altro



Mancano poche ore, ormai, al duello finale Obama-Romney.
Chi vincerà ? Chi converrà sostenere ? O, meglio, chi è il meno peggiore fra il social-Burocratico Obama ed il mezzo-prete Romney ?
Di primo acchito potremmo dire che Obama è sostenibule in quanto porta avanti una politica avanzata per quanto concerne i diritti civili e le libertà individuali. Ma potremmo anche dire che Romney è sostenibule per quanto concerne la politica economica, di stampo liberale e reaganiano.
Personalmente la mia cultura politica, se mi trovassi negli USA, è orientata verso il repubblicanesimo libertario di Ron Paul, ma fra questi due candidati mi trovo davvero in imbarazzo.
Nessuno dei due candidati, infatti, ci convince pienamente ed entrambi i contendenti si muovono fra slogan e confusionismi vari, in nome di una politica "all'americana" fatta di un "appeal" che poco ha a che vedere con i problemi concreti che deve affrontare un grande Paese come gli USA.
Le uniche due cose che fanno piuttosto riflettere sono la scarsità democratica del sistema elettorale statuinitense e la gran quantità di danaro "bruciato" per la propaganda elettorale.
Il sistema elettorale USA è affidato pressoché totalmente alla volontà dei cosiddetti Grandi Elettori (e non dunque alla diretta volontà dei cittadini). I Grandi Elettori democratici, per intenderci, potrebbero quindi anche votare per il candidato repubblicano...e/o viceversa !
L'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'America, lo diciamo pur essendo da sempre "Amerikani" e filo-Occidentali, è dunque piuttosto affidata alle lobby che sostengono questo o quel Grande Elettore, più che alla volontà popolare. Il che dubitiamo sia propriamente un bene.
Altra cosa che fa riflettere è, come dicevamo, la spropositata quantità di dollari che vengono spesi in propaganda elettorale dai due concorrenti alla Casa Bianca. Una quantità tale che - se utilizzata diversamente - potrebbe risolvere ben più seri problemi di politica interna.
In tutto ciò comprendiamo seriamente l'imbarazzo dell'elettore medio statunitense e comprendiamo anche il suo disinteresse per una politica che non lo riguarda direttamente.
Ordunque, che vinca Obama o Romney (e chi sia il meno peggiore ancora, lo ribadiamo, non lo abbiamo compreso del tutto), gli USA - grande potenza occidentale - dovrebbero cominciare a ripensare il loro sistema politico ed a riflettere sul loro presente, prima ancora che sul loro futuro.

Luca Bagatin



16 dicembre 2011

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al giornalista d'inchiesta Lanfranco Palazzolo


Lanfranco Palazzolo, romano, classe 1965, è militante repubblicano di lungo corso, nonchè giornalista di Radio Radicale ed autore di numerosi saggi e libri-inchiesta.

Ricordiamo qui il libro su Leonardo Sciascia deputato radicale; i discorsi parlamentari di Marco Pannella; il libro relativo agli scritti ed ai discorsi di Enzo Tortora sulla giustizia giusta; il libro-inchiesta sull'ex Presidente degli Stati Uniti d'America John F. Kennedy e le sue simpatie fasciste; quello sulla Banca Nazionale del Lavoro e “Fumus persecutionis”, che mette a nudo le regalie di assoluzioni ed impunità dei parlamentari durante la XVI legislatura. Tutti editi da Kaos Edizioni.

Oggi Lanfranco ha dato alle stampe “Il compagno Napolitano” (Kaos Edizioni), un dossier sul Capo dello Stato Giorgio Napolitano ed “Allarme Rosso – 5 anni di governo Togliatti”, ovvero una riedizione di un romanzo di fantapolitica degli anni '50. Entrambi con introduzione del politologo Giorgio Galli.

Ma vediamo di approfondire, assieme a Lanfranco, le tematiche relative ai suoi libri e di parlare un po', con lui, di attualità politica.

Luca Bagatin: Sei il primo giornalista che, obiettivamente, ha scritto un libro che racconta dell'imbarazzante passato comunista del Presidente della Repubblica. Com'è nata quest'idea ?

Lanfranco Palazzolo: L’idea non è mia. Alla fine dello scorso luglio, l’editore Kaos mi aveva proposto di fare una ricerca su Napolitano. Invece di fare questa ricerca ho scritto il ‘Compagno Napolitano’. Alla fine di agosto, quando l’editore è tornato dalle vacanze si è ritrovato il libro sul tavolo. Nei mesi di settembre ed ottobre abbiamo curato i particolari del libro. Sapevamo che questa raccolta di interventi non avrebbe aumentato la nostra popolarità. Da parte nostra non c’era nessuna intenzione di toccare la figura del Capo dello Stato, ma solo di mettere i puntini sulle i per far capire agli italiani come si forma un “grande” politico.


Luca Bagatin: Che cosa "svela", di nuovo "Il compagno Napolitano" ?

Lanfranco Palazzolo: “Il libro è utile per le giovani generazioni e per chi si è formato un’idea sbagliata su Giorgio Napolitano. Molti immaginano questo personaggio come un moderato del PCI. Invece, per molti anni non lo fu. Si è creato il mito del comunista moderno e aperto all’Occidente. Invece Napolitano rimase ancorato all’orbita del mondo comunista fino agli sgoccioli chiedendo che non fosse sciolto il Patto di Varsavia, non fosse riunificata la Germania e impedendo il passaggio dei parlamentari comunisti, nell’estate del 1989, nel gruppo parlamentare del socialismo europeo. Il libro è tutto un programma. La serie degli interventi del ‘Compagno Napolitano’ si apre con un durissimo intervento contro la Nato a Napoli. Napolitano è stato il più conformista dei comunisti. Ha fatto carriera politica lavorando, ma anche evitando di guardare in faccia i compagni. Del resto, la sua carriera spiccò il volo all’indomani del discusso intervento a favore dei carri armati sovietici in Ungheria. Napolitano svolse quell’intervento per distruggere Antonio Giolitti con uno scopo ben preciso: farsi strada nel PCI. In quel caso fu bravissimo.


Luca Bagatin: Il tuo spirito intransigentemente anticomunista, oltre che informativo, peraltro, non si è fermato ed hai riesumato addirittura un romanzo di fantapolitica risalente agli anni '50, pubblicato dalla DC per contrapporsi al Fronte socialcomunista...

Lanfranco Palazzolo: Non sono anticomunista. Non mi piacciono le semplificazioni dell’ideologismo. Queste manipolazioni portano solo a perseguire una linea politica di rigido realismo politico. Quando i comunisti vanno al potere diventano come i loro predecessori, anzi peggio di loro. Il governo in carica è lo specchio di questa tattica. Purtroppo si tratta di una logica aberrante. Quando ho deciso di pubblicare ‘5 anni di Governo Togliatti’ l’ho fatto perché pensavo che il comunismo di ieri fosse come quello di oggi. Il fatto stesso che una delegazione del PD si reca ancora sulla tomba di Togliatti è a dir poco illuminante.


Luca Bagatin: Puoi raccontarci qualcosa, in anteprima, di "Allarme Rosso - 5 anni di governo Togliatti" ?

Lanfranco Palazzolo: Il libro riporta alla luce un opuscolo della Dc realizzato durante le elezioni politiche del 1953 per dimostrare cosa sarebbe successo all’Italia se il 18 aprile del 1948 avessero vinto i comunisti. Da repubblicano ho visto la sorte che, nella finzione del racconto fantapolitico, tocca a Randolfo Pacciardi. Il nostro amato leader repubblicano, pur di non essere fucilato dai comunisti, si uccide in carcere. Credo che se lo avessero preso per farlo fuori, Pacciardi avrebbe fatto proprio così per non dare ai comunisti la soddisfazione di impallinarlo.


Luca Bagatin: Kaos Edizioni e Stampa Alternativa. Due case editrici di controcultura con le quali sei riuscito a pubblicare i tuoi saggi...

Lanfranco Palazzolo: Averli pubblicati con queste due case editrici è una fortuna. Non le cambierei mai con una grande casa editrice. La Rizzoli, tanto per non fare nomi, due libri così non me li farebbe fare.


Luca Bagatin: C'è spazio, secondo te, oggi, per la saggistica "scomoda", non convenzionale, o, meglio ancora, lontana dalla cosiddetta "egemonia culturale" della sinistra cattocomunista ?

Lanfranco Palazzolo: No, i cattocomunisti sono troppo potenti.


Luca Bagatin: Sei un repubblicano di lungo corso, già giovanissimo nella Federazione Giovanile Repubblicana. Che cosa ti ha spinto, sin da ragazzo, ad iscriverti al partito di Giuseppe Mazzini ?

Lanfranco Palazzolo: Credevo che ci fosse una sinistra diversa da quella comunista. Con gli anni mi sono reso conto che quel tipo di cultura ha divorato e cannibalizzato i nostri ideali per riutilizzarli nel peggior modo possibile. E’ la storia di Mazzini che sposa Marx. Mi sembra che la storia sia andata diversamente. Purtroppo questa è l’altra faccia del cattocomunismo: mi riferisco al Laico-comunismo.


Luca Bagatin: Che ne pensi, obiettivamente, della politica di oggi?

Lanfranco Palazzolo: Mi sembra che tutti siano schifati della politica. Non sono d’accordo con questo schifo per due ragioni: io ci vivo tutti i giorni e non voglio fare la figura del masochista; negli anni ’70 la gente moriva per la politica. Oggi mi sembra che la politica non produca morte, ma solo disgrazie. Direi che è un passo avanti.


Luca Bagatin: C'è spazio, a tuo parere, per un'alternativa laica e repubblicana ?

Lanfranco Palazzolo: Dovrei dire di sì. Ho l’impressione che molti, soprattutto coloro che non si sono formati con la cultura mazziniana e democratica, abbiano operato una sorta di furto e di saccheggio nei confronti di questo patrimonio. Mi riferisco alla Chiesa, che ha partecipato in pompa magna alle celebrazioni del 150 anniversario della nascita dello Stato Unitario e alle forze di sinistra, le quali hanno sempre disprezzato gli ideali del Risorgimento associandoli al fascismo. Di fronte a questa sorta di trasformismo culturale i veri repubblicani sono rimasti pochi. Dovrebbero avere più coraggio e impedire certe appropriazioni indebite. Tuttavia, devo constatare che sono stati proprio molti di loro ad incoraggiare questa pessima operazione di furto culturale. Il fatto che il PRI sia andato nel centrodestra è stata la conseguenza estrema di questa situazione.


Luca Bagatin (nella foto con Lanfranco Palazzolo)



30 luglio 2009

NON SBANDIERARE LA TUA (OMO)SESSUALITA' by Peter Boom

(S)BANDIERA RAINBOW
presentazione di Luca Bagatin



Penso sia sempre bene sbandierare ciò che si prova. Anche a costo di risultare eccentrici o ridicoli.
Lo penso perché non c'è niente di più importante nella vita che il rappresentare sé stessi in tutta la propria autenticità e creatività.
Edonismo ? Narcisismo ?
E perché no !
Nel pezzo che segue Peter Boom parla a proposito di condizionamento esterno, ovvero esteriore.
Noi siamo, purtroppo, tutti figli del condizionamento. Ed il condizionamento impedisce sempre l'autenticità.
Ed allora ecco che vengono fuori le maschere......
Ci si maschera per sfuggire a sé stessi in primis e poi per avere una "vita comoda".
Ma a quale prezzo ? Al prezzo di negare la propria individualità.
Ve lo dice uno che già all'età di sette anni era preso per pazzo perché faceva tutto di testa sua, andando contro tutto e tutti (Autorità Prostituite in primis).
Ero l'unico a corteggiare le ragazzine in anni in cui "non andava di moda", ovvero non era bene che un bimbo pensasse a quelle cose (questo bimbo è un diavoletto, dicevano i Superiori Conosciutissimi). Fui il primo a contestare i miei insegnanti di religione perché ritenevo stupido che una religione (nella fattispecie quella catZolica) fosse più sensata delle altre.
Fui anche così impudente da ammettere che non avrei trovato scandaloso che uomini e donne amassero persone del loro stesso sesso.
Per concludere: mi inimicai gran parte dei miei compagnetti di classe, perché presi le difese di un bambino Rom che finì temporaneamente nella nostra classe e che erano soliti prendere in giro (gli stronzetti figli di !).
Ero un bambino davvero strano (scontato che ero presuntuoso ed intrattabile già allora...eheheheh...), ma alla fine l'ho spuntata.
Dopo aver dato un calcio alla Religione Monoteista, alla Scuola Istituzionalizzata ed al Sesso da VideopoRker, penso di aver raggiunto un certo equilibrio tersicoreico e surRenale.

Luca Bagatin

NON SBANDIERARE LA TUA (OMO)SESSUALITA'

articolo di Peter Boom


Ancora oggi sento dire ”Non devono sbandierare la loro omosessualità”, affermazione veramente ridicola perché l'omosessualità è una condizione umana perfettamente normale e legale.
L'eterosessualità invece viene spudoratamente sbandierata. I bambini devono già avere la fidanzatina e mi diverte sempre lo sguardo attonito di questi ragazzini dai quali si aspetta con trepidazione il bacetto, un condizionamento da loro certamente non compreso e non sentito.
Nel periodo della pubertà, quando cioè si manifesta lo sviluppo sessuale, iniziano le stringenti raccomandazioni che consigliano il fidanzamento, che poi verrà subito sbandierato ai quattro venti trovando il culmine con una grande festa e gli anelli che dovrebbero legare la femmina al maschio. Seguita il matrimonio con il bacio in bocca simboleggiante il primo atto sessuale allo scopo di procreare e altri anelli come legame indissolubile al quale poi è difficile e poco probabile essere fedeli per sempre.
Le diverse forme della nostra pansessualità devono essere tenute nascoste ed è meglio neanche parlarne. Meglio essere ipocriti e le persone non devono mai ostentare la loro vera “Natura”.
Prendiamo il caso della coraggiosissima poliziotta che si è dichiarata lesbica e che per questo ha dovuto subire un insistente mobbing da parte di alcuni colleghi e l'esplicito invito di non dire la verità, un invito da ripensare soprattutto per chi fa parte delle Forze dell'Ordine delle quali ci si aspetta un “La verità e nient'altro della verità”.
Un poliziotto omosessuale deve poter esternare tranquillamente la propria sessualità. Se gli viene imposto o chiesto di tenerla nascosta potrebbe diventare oggetto di mobbing o peggio di ricatto, molto controproducente per l'attività che svolge. Ricordiamoci inoltre che il mobbing, in questo caso, viene fatto per la maggior parte da persone che sentono il bisogno di dimostrare agli altri di non essere gay, che combattono così la propria componente omosessuale latente, fenomeno che in psicologia si chiama omofobia interiorizzata. Una persona al cento per cento eterosessuale non sente questa esigenza, non gliene può importare di meno.
Nei paesi veramente laici e democratici esistono organizzazioni di tutori dell'ordine omosessuali.
Anni fa già scrissi un articolo “Polizia Pansessuale” (si può trovare sul sito
http://digilander.libero.it/pansexuality ), che allora inviai ai Ministeri dell'Interno, della Difesa, della Finanza ed alle Prefetture. Articolo poi servito per un'interrogazione presentata dall'Onorevole Franco Grillini e sottoscritto da numerosi parlamentari.
L'Italia purtroppo tarda a divenire un paese laico ed ha bisogno di persone oneste e coraggiose come quella poliziotta lesbica.


Peter Boom



30 marzo 2009

Perché non costituire un soggetto politico unitario di ispirazione Liberaldemocratico-Repubblicana ?


Fa piacere che vi sia un franco ed ampio dibattito all'interno di un partito storico come il Partito Repubblicano Italiano che, finalmente, sta per concludere la sua “diaspora” con il ritorno nelle sue file di Luciana Sbarbati e del MRE.
E' segnale che il PRI è un partito ancora vivo e vegeto.
Il Consiglio Nazionale dell'Edera ha già deciso che il PRI non si scioglierà e/o confluirà nel nascente PdL, ma, ad ogni modo, in questi giorni su“La Voce Repubblicana” si sta dibattendo sul futuro del partito.
Per ora la maggioranza degli interventi sono favorevoli alle decisioni prese dal CN, per quanto le posizioni di coloro i quali sostengono una possibile necessità di trasformare il PRI in una Fondazione e di confluire nel PdL non vadano del tutto sottovalutate.
Personalmente sono fra coloro i quali preferirebbero non svendere la storia e la cultura repubblicana in un calderone che ha deciso di collocarsi nel Popolarismo europeo.
La collocazione di un partito nazionale nell'ambito dello scacchiere europeo ed internazionale non è infatti secondaria.
Il PdL ha pertanto scelto di essere e diventare un partito centrista e neodemocristiano.
Decisione legittima e che personalmente plaudo: ha abbandonato la sua collocazione a tratti destrorsa ed ha evitato i confusionismi del suo antagonista PD.
Purtuttavia è chiaro a tutti che il neonato PdL non è un partito liberale né potrà esserlo.
Il Partito Repubblicano - liberaldemocratico e laico da sempre - non può dunque accettare di confluire in un partito che non rappresenta non solo i suoi ideali, ma nemmeno la sua storia e la sua cultura.
Purtuttavia c'è da chiedersi se il PRI può pensare di mantenersi in vita con le sue sole forze.....e qui cominciano i dubbi.
La sua storia è quella di un partito d'opinione, di grandi idee ed ideali concreti (molti dei quali recepiti da questa maggioranza di governo come il ritorno al nucleare, la lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione, la collocazione occidentale e a fianco di Israele e la proposta di abolizione delle Province....nonostante la contrarietà della statalista e antistorica Lega Nord).
Purtuttavia siamo un po' scarsi in risorse e voti da sempre, tanto più oggi che sono in auge i “calderoni senza idee” ovvero i “partiti senza storia”.
Ed allora non troverei disonorevole il pensare di andare oltre il PRI e dunque ad un suo scioglimento, che però rispetti la sua storia, cultura e tradizione.
Uno scioglimento che veda protagonista non il solo PRI, ma anche il PLI di De Luca e Guzzanti ed i Liberal-Democratici di Daniela Melchiorre (che peraltro hanno costituito già a suo tempo, in Parlamento, con il PRI, il gruppo Liberaldemocratici-Repubblicani).
Uno scioglimento che dia vita ad un soggetto politico unitario che potrebbe chiamarsi Alleanza Liberale o Unione Liberaldemocratica: che contenga nel suo simbolo sia l'Edera repubblicana che il Tricolore liberale.
Dare vita ad un nuovo soggetto politico unitario, capace di essere al contempo alleato, ma anche concorrente del PdL, quantomeno nel medio periodo e portatore di istanze di libertà individuale, di rigore nei conti pubblici, di rinnovato europeismo.
Tale soggetto non dovrà però essere una sorta di Rosa nel Pugno, ovvero non dovrà essere una mera alleanza elettorale o una federazione di partiti, bensì prevedere un proprio tesseramento e l'unità delle sedi e delle sezioni. Condizione minima per essere, ovvero ambire a diventare un grande partito unitario.
Il nostro obiettivo minimo dovrà essere il 4% e dunque la possibilità di essere gli unici autentici  rappresentanti dell'Eldr in Italia.
E' una proposta forse un po' ambiziosa, che purtuttavia sommessamente lancio a tutti i consociati del PRI, ai Consiglieri Nazionali, al Segretario Nucara, agli stessi organi dirigenti del PLI e dei Liberal-Democratici.
Forse ce la potremmo fare, magari anche a partire delle imminenti Elezioni Europee.

Luca Bagatin



13 dicembre 2008

Abolizione delle Province e Stati Uniti d'Europa: le ricette per il rilancio del Partito Repubblicano Italiano


Da alcune settimane su “La Voce Repubblicana”, organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, è in corso un interessante dibattito costruttivo sul futuro del partito stesso.
Collaboro peraltro da alcuni mesi a questa storica testata e sono lieto di farlo con contributi che spesso hanno poco a che vedere con la politica in senso stretto. Preferendo dedicarmi, infatti, ad approfondimenti storici e culturali.
Di politica, a dire la verità, non avrei più voluto occuparmi e debbo dire che sino a qualche giorno fa mi sarei voluto astenere a questo pur appassionante dibattito.
Ho iniziato a fare politica quasi tredici anni fa, all'età di diciassette anni, sempre nell'ambito della cosiddetta “area laica”.
L'ho fatto unicamente per scelta personale e non perché qualcuno a me vicino mi abbia spinto o incoraggiato (peraltro la mia famiglia non si è mai occupata di politica).
E' stata una scelta dettata dal mio personale studio ed approfondimento dei cosiddetti “massimi sistemi”. E soprattutto della Storia.
Una Storia che mi ha sempre entusiasmato ogni qual volta si tratta e si trattava di approfondire grandi principi ed ideali. Una Storia che mi ha avvicinato ad istituzioni quali Massoneria, Carboneria e finanche Teosofia e quindi a Mazzini e Garibaldi.
Una Storia che però (e purtroppo) non mi ha mai fatto amare granché il nostro Paese. Un Paese ove si coltivano così poco gli ideali di Uguaglianza, Libertà, Fratellanza, Individualità, e ove si tendono a dimenticare gli insegnamenti dei Padri e delle Madri (che hanno versato il sangue per l'Italia) per seguire – invece – il proprio unico tornaconto personale.
Sono da sempre convinto – invero - che gli italiani siano quasi sempre causa del loro mal.
E causa del loro mal è spessissimo certa cultura cattolica, che ha aperto le braccia al marxismo, al fascismo ed oggi al buonismo di certa “carità cristiana” che genera solamente nuove povertà, ovvero nuove lotte fra poveri e non già vera emancipazione dal bisogno.
Una (in)cultura che non accetta le diversità come tali. Che rifiuta orientamenti o diversità sessuali non consone alla Morale Cristiana. Una “morale” che è invero solamente un'elucubrazione mentale (e di mente morbose e sessuofobe trattasi) e nulla più.
E così mi trovo qui anch'io a discutere del futuro – che è anche il presente – del Partito Repubblicano Italiano.
Un partito nato nel 1895, ispirato da Giuseppe Mazzini e dal suo Partito d'Azione. Un partito al quale – da mazziniano e da laico – ho aderito la primavera scorsa, inizialmente senza grandi convinzioni.
Senza grandi convinzioni in quanto avevo deciso di abbandonare completamente la politica perché mi pareva (e per moltissimi versi mi appare tutt'ora) una grande perdita di tempo.
Una perdita di tempo per chi, come me e moltissimi compagni laici, liberali, liberalsocialisti ecc...., hanno lavorato alacremente per costituire un'alternativa di Terza Forza al nulla creato dal PD e dal PDL, ma non sono (siamo) riusciti a cavarne un ragno dal buco !
Purtuttavia mi sono ricreduto leggendo ogni giorno “La Voce Repubblicana” e soprattutto partecipando alle riunioni settimanali con i compagni Repubblicani della Provincia di Pordenone con i quali stiamo discutendo di tematiche concrete inerenti la città (e non di alleanze, poltrone o giochi di potere come so per certo accade in quasi tutti gli altri partiti. Anche dell'area laica, ahinoi).
Non ho mai creduto né mai crederò al bipolarismo in Italia. Men che meno al bipartitisimo.
Se così fosse ciò si tradurrebbe nella riedizione della contrapposizione fra cattocomunisti e clericofascisti. E proprio uno degli aspetti più marci e beceri del nostro sistema politico è che oggi siedono ancora in Parlamento gli eredi del Partito Comunista e del Movimento Sociale Italiano. Partiti antidemocratici e sconfitti dalla Storia in tutto il mondo occidentale, civile e democratico e che negli anni '70 si combattevano financo in piazza con scontri e stragi violente.
Questo è, a parer mio, un punto che non possiamo trascurare e che deve, come italiani, farci vergognare profondamente.
I cosiddetti due grandi partiti – PD e PDL – nascono proprio da questa grande contraddizione della Storia del nostro Paese.
Caduto il Muro di Berlino l'Italia avrebbe dovuto conoscere una rinnovata democrazia parlamentare ed istituzionale ed invece.....con il colpo di mano di Tangentopoli ecco decaduti i partiti democratici (ed il nostro PRI fra questi) ed ecco saliti al potere gli eredi dell'estrema sinistra e dell'estrema destra (neanche fossero e fossero stati i più onesti !).
Oggi “ripuliti” in contenitori di plastica dai nomi alquanto bizzarri (da una parte abbiamo un partito democratico senza vera democrazia interna, dall'altro un partito delle libertà senza vere libertà civili).
Ora, benché io consideri oggi il PDL l'aggregazione “meno peggio” e che grazie al premier Berlusconi ha saputo garantire importanti ruoli e posizioni ai laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti italiani (cosa mai avvenuta nell'Ulivo prima e nel PD oggi), ritengo sia prioritario porre il nostro partito, ma anche gli altri laici, quale “testa di ponte” di una rinnovata aggregazione che potrebbe nascere proprio dalla costola laico-liberale del PDL.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista capace di occupare la posizione che oggi il PD veltronian-rutellian-prodiano non riesce e non riuscirà mai ad avere proprio in quanto partito rappresentante della conservazione sociale, civile ed economica del nostro Paese.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista guidata da Francesco Nucara, Antonio Del Pennino, Antonio Martino, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi ed altri amici.
Ora, pare che io stia sognando, ma vi assicuro che questo progetto non penso sia così lontano dalla realtà dei fatti per come si presentano, ovvero potrebbero presentarsi nei prossimi mesi ed anni.
Per l'intanto accontentiamoci – si fa per dire – di ragionare nell'immediato.
In primavera abbiamo diverse tornate amministrative da affrontare e le elezioni europee.
Innanzitutto diciamo chiaramente che siamo oggi gli unici a dire e a dare ricette concrete per quanto riguarda la riduzione della spesa pubblica. Aboliamo da subito le Province come ente politico, le comunità montane ed i piccoli Comuni. I Repubblicani lo dicono dagli anni '70 !
Presentiamo pertanto alle prossime elezioni amministrative delle liste che abbiano un richiamo di ciò anche nel nostro simbolo con l'Edera al centro e chiamiamole: “Partito Repubblicano Italiano – Aboliamo le Province”.
E perché per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo non rilanciamo la battaglia federalista di Mazzini, ma anche di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed altri ? Una battaglia che è da sempre nostra. Lanciamo delle liste federate al Partito Liberale Italiano, al Partito Radicale, coinvolgiamo il Movimento Federalista Europeo, gli amici mazziniani... Lanciamo una “Lista Liberaldemocratica per gli Stati Uniti d'Europa”.
Sto esagerando ? Troppe idee ? Forse, ma forse anche no.
Cari compagni, io come vedete butto lì generosamente tutto sul tavolo verde-edera della discussione della “Voce” e sul mio blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ormai giunto ad oltre 600 visite quotidiane.
Per il resto prosegua questa nostra costruttiva discussione, possibilmente cominciando a pensare positivamente ed in grande !

Luca Bagatin



11 ottobre 2008

IL RUOLO ED IL FUTURO DEI REPUBBLICANI E DEI LAICI ITALIANI



Sulla rediviva ma sempre verde (come l'Edera e la Speranza !) "La Voce Repubblicana", organo ufficale del Partito Repubblicano Italiano, si è aperto da un paio di settimane un interessante dibattito sul ruolo dei Repubblicani e dei Laici nell'attuale panorama politico italiano. In particolare sul ruolo dei Repubblicani all'interno del Popolo delle Libertà.
E così, il PRI, invitato al tavolo della costruzione del Partito Unico delle Libertà (quali ? quante ?), vive le sue perplessità e le sue differenti posizioni interne.
Abbiamo lo storico leader del PRI (ma non più Segretario Nazionale da qualche anno), Giorgio La Malfa, il quale in Parlamento ha già aderito al gruppo del PdL e sarebbe ben felice di un possibile Partito Unico.
Dall'altra parte abbiamo lo zoccolo duro del PRI, Segretario Francesco Nucara in testa, che proprio di aderire ad un Partito Unico della Conservazione Popolar-Democrista in salsa Aennina non ci sta.
Bene, dicevamo anche in un nostro precedente articolo apparso anche sulle colonne de "La Voce Repubblicana" stessa (lo scorso 4 ottobre, per l'esattezza), che questo Governo e questa maggioranza hanno fatto e stanno facendo qualche cosa di riformatore: dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa alla Robin Tax; dalla detassazione degli straordinari alla lotta ai fannulloni passando per la ripulitura di Napoli sino alle aperture nei confronti delle coppie di fatto ed alla riforma della Giustizia in senso garantista e liberaldemocratico con la separazione delle carriere dei magistrati.
Si osservi che queste riforme  - peraltro popolarissime fra l'opinione pubblica - provengono per il 90% dall'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica del carro berlusconiano.
Mentre le controriforme: nuovo proibizionismo sulle droghe, lotta alle puttane ed ai relativi clienti, secco no all'abolizione delle Province ed alle Comunità Montane, provengono tutte dalle file aennine, leghiste, stataliste del PdL. Ovvero da quelle file alle quali i Repubblicani, pur alleati di Berlusconi, si contrappongono da sempre. Così come si contrappongono alla conservazione del Pd e dell'IdV, forze senza alcun approdo riformatore e pragmatico (la "collaborazione veltroniana" non è altro che un modo per dire che sono alla frutta e senza idee concrete, come il governo Prodi ha peraltro ampiamente dimostrato !).
E così, tornando al nocciolo del dibattito Laico-Repubblicano, ho letto con attenzione l'articolo dell'ottimo Renato Traquandi (cugino del valoroso partigiano antifascista del Partito d'Azione, Nello Traquandi) del 4 ottobre sulla "Voce".
Di Renato (a cui mi unisce anche la comune adesione all'Associazione Mazziniana Italiana) solitamente condivido tutto, ma questa volta debbo dire di no.
Egli sostanzialmente ritiene che i Repubblicani rimarranno comunque tali anche se si scioglieranno del Partito Unico del PdL, che ne saranno i maestri fra i tanti allievi e che per mantenere vivo l'Ideale mazziniano dovrebbero costituire una Fondazione.
Ora, di fondazioni repubblicane, liberaldemocratiche e laiche ne esistono già a bizeffe: dalla già citata Mazziniana, sino alla Fondazione Ugo La Malfa, alla Fondazione Spadolini - Nuova Antologia, passando per l'Associazione Società Aperta di Enrico Cisnetto ecc....
Fondazioni ed Associazioni importantissime sotto il profilo culturale e dell'approfondimento politico. Ma che debbono rimanere lontane dai partiti e dalla politica spicciola in quanto al di là e al di fuori, proprio per garantire elevazione culturale e morale di coloro i quali vogliono avvicinarsi all'ideale di emancipazione mazziniana. Ma senza entrare nelle "beghe del Palazzo".
Il Partito Unico del PdL è stato già deciso a monte che: sarà il rappresentante del Partito Popolare Europeo in Italia (e quindi esclude a priori la tradizione laica e liberaldemocratica di cui i Repubblicani sono parte integrante e fondativa) e inoltre sarà un partito "ripartito" in base alle quote numeriche degli iscritti dei partiti che lo compongono. Ovvero, a livello nazionale e locale, esso sarà composto da: iscritti a Forza Italia per la percentuale più alta e, via via, da quelli di AN in percentuale più bassa e così, a scendere, per i partitini minori (socialisti, repubblicani, liberali, se questi intenderanno farne parte).
Ovvero, così come è avvenuto per il PD, sarà un partito antidemocratico a ripartizione percentuale in base alla superiorità dei "pesci grossi".
La qual cosa, peraltro, fa il paio con la possibile nuova legge elettorale per le elezioni europee, la quale ha come obiettivo proprio quello di falcidiare i laici. E così, il Calderoli di turno (di cui ci perimettiamo di dubitare in merito alla sua conoscenza della Storia d'Italia), vuole sbarrarci la strada proponendo il suo sbarramento al 5% (oggi che la Laga è uscita dal suo 3,5% però !!! Ma non è detto che non vi ritorni.....nel momento in cui gli elettori apriranno gli occhi e si rendano conto di quanto statalista sia quel partito pseudo-celtico) !
L'ottimo Guglielmo Castagnetti, già Deputato e fuoriuscito da Forza Italia per aderire recentemente con convinzione e passione al Partito Repubblicano Italiano, dichiara su "La Voce Repubblicana" del 7 ottobre scorso: "La presenza dei laici è necessaria al progresso del Paese" e prosegue sostenendo che è necessario contrastare il disegno dei "partiti egemoni" di voler cancellare i laici dal panorama politico italiano.
Personalmente, pur non volendomi oggi occupare più di tanto di politica attiva (preferendo dedicarmi alla scrittura ed alla redazione di articoli), ho aderito da qualche tempo al PRI proprio in quanto storico partito laico portatore di libertà, di europeismo, di modernità ed emancipazione individuale. Collocato, al momento, nello schieramento politico "meno peggio", per così dire.
In questo governo ed in questa maggioranza ci sono significative presenze laiche, liberalsocialiste e liberaldemocratiche.
Si consideri inoltre che Berlusconi non è eterno. Da una parte vogliono costruire il Partito Popolare Italiano, alleato alla Lega Nord e in casa laica che si fa ?
Perché non pensare di costruire la vera opposizione liberaldemocratica alla conservazione dei Calderoli, delle Carfagna, degli Alemanno ?
Dalla nostra abbiamo Brunetta, Sacconi, Nucara, Frattini, Dario Rivolta, Antonio Martino. Mica bruscolini, insomma !
Se un giorno si arriverà alla spaccatura dell'attuale maggioranza, che essa sia costruttiva e produttiva per il Paese: ovvero si costituiscano due filoni, uno Liberale e l'altro Conservatore.
Due filoni che possono essere anche alleati nei momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo oggi), ma contrapposti su specifici temi di democrazia e libertà come la ricerca scientifica, i diritti individuali e le scelte economiche.
Chi mi sta leggendo forse si chiederà dove e come colloco l'attuale "opposizione" veltroniana e dipietrina. Ebbene, non la colloco.
Augurandomi semplicemente che rimanga opposizione a vita o quantomeno per i prossimi 20-30 anni, così come meriterebbero da sempre gli ultra-conservatori e gli sconfitti dalla Storia in tutto il mondo civile.

Luca Bagatin



2 aprile 2008

Perché negli USA sceglierei MaCain


L'amico Stefano Magni, instancabile e ottimo redattore dell'Opinione delle Libertà, noto liberale, libertario e liberista, questa volta mi ha completamente tolto le parole di bocca.
Con un post del 7 febbraio scorso apparso sul suo blog www.oggettivista.ilcannocchiale.it, ha scritto esattamente ciò che avrei voluto scrivere io pur con minore competenza non essendomi mai occupato di politica internazionale.
E così ci spiega, punto per punto, il motivo per il quale il repubblicano John McCain sarebbe preferibile a qualsiasi candidato democratico USA.
Ed io sono pienamente concorde con lui (per quanto McCain non sia il libertario Rudy Giuliani ma...tant'è).

Luca Bagatin



A sinistra: un giovanissimo John McCain che, con tanto di sigarette in primo piano, ricorda un altrettanto giovanissimo, sbarbato, Luca Bagatin (si noti lo sguardo assorto e malinconico di chi la guerra l'ha fatta e ne porta ancora addosso le ferite); a destra John McCain oggi. Ricorda un tantino Charlie Chaplin anziano e senza trucco né bombetta.

Da www.oggettivista.ilcannocchiale.it by Stefano Magni

Perché sceglierlo
  1. Siamo in guerra contro l’Islamismo, il nuovo totalitarismo che si sta espandendo in tutto il mondo. Tra tutte le questioni politiche, questa è la più importante e vitale. E McCain è l’uomo giusto per combattere l’Islamismo. Si è giustamente opposto a Guantanamo (che, al di là della sua utilità, resta una violazione dei diritti dei prigionieri) ed è contro la tortura dei prigionieri. Lui ne sa qualcosa, visto che è stato prigioniero per cinque anni e mezzo nel gulag nordvietnamita quando il suo aereo è stato abbattuto durante la Guerra del Vietnam. In compenso, McCain è un convinto sostenitore dell’intervento statunitense in Iraq, il fronte principale della guerra all’islamismo. Se oggi il generale Petraeus, con 30.000 uomini di rinforzo, sta vincendo la guerra, lo si deve alla “cocciutaggine” di McCain. All’inizio ero molto scettico nei confronti della sua strategia, ma vedo invece con piacere che sta funzionando: Al Qaeda le sta prendendo. Su tutti gli altri fronti, come l’Afghanistan, il Libano, il Medio Oriente e la crisi nucleare iraniana, c’è da esser certi che McCain si comporterà nel migliore dei modi: rifiutando il dialogo con le dittature e promuovendo la causa occidentale anche dentro i loro confini, attraverso l’alleanza con i dissidenti. McCain, insomma, sta seguendo la miglior strategia per combattere l’Islamismo: mantenere intatte le garanzie della libertà dentro i nostri paesi e portare la guerra all’esterno, colpendo i terroristi a casa loro e contrastando i paesi che li sponsorizzano.

  2. In politica estera è un convinto sostenitore della strategia di esportazione della libertà. “La libertà non si esporta” dicono tanti liberali. Ma si possono rimuovere gli ostacoli peggiori che ne ostacolano la crescita spontanea. McCain lo sta facendo da anni, presiedendo l’International Republican Institute, un ente che agisce dal 1983 per educare alla libertà dissidenti e leader politici in 70 paesi nel mondo, anche dentro le dittature. Inoltre, l’anziano senatore dell’Arizona è contrario alla partecipazione della Russia al G8, perché l’impero di Putin è l’opposto dei principi su cui si è fondata questa importante organizzazione internazionale. E non si risparmia nelle sue critiche al regime comunista cinese. Da un punto di vista legislativo, ha promosso, assieme al democratico Tom Lantos, lo “Advance Democracy Act” del 2005, legge fondamentale per l’esportazione della libertà nel mondo

  3. E’ forse l’unico candidato americano favorevole alla globalizzazione e vuole mantenere aperti i confini dell’America. Di fronte agli operai che gli chiedevano di riavere il posto di lavoro, perso a causa della concorrenza straniera, ha avuto il coraggio di tenere la schiena dritta e dir loro che “quei posti di lavoro ormai son persi” e che solo un commercio libero può creare maggior dinamismo. Non cede nemmeno alle sirene populiste che demonizzano l’immigrazione, vista solo come flusso di criminali e non di lavoratori. Benché McCain sia un intransigente sostenitore di una politica di sicurezza, è convinto che l’immigrazione sia più un’opportunità che un rischio. E sostiene, semmai, una maggior integrazione dei lavoratori stranieri piuttosto che una loro (impossibile) cacciata.

  4. E’ favorevole al taglio delle spese dello Stato federale e al taglio delle tasse, dunque dimostra di voler ridurre la presa dello Stato sull’economia del paese, anche in tempi di crisi in cui il populismo statalista è facile. Per quanto riguarda la sanità, intende mantenerla privata e semmai incentivare la competizione tra strutture mediche e tra assicurazioni. Dunque mi aspetto che, per abbassare i costi della sanità (che sono troppo alti) punti più a una politica di liberalizzazioni che non di intervento della mano pubblica.

  5. Benché sia e resti un conservatore, almeno si è dimostrato più aperto di vedute in molte occasioni. Non si è affatto detto contrario ai matrimoni gay ed era favorevole alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, dimostrando di essere contrario alla troppa ingerenza dello Stato nella vita personale dei cittadini.


Perché avere dubbi

  1. John McCain è contro il diritto all’aborto. Ritiene che “un giudice non possa decidere sulla maternità” e che la materia vada regolata per legge. A suo onore va il fatto che non intende emettere leggi federali contro l’aborto, ma provvedimenti un po’ più liberali: saranno i singoli stati a decidere se lasciare libero l’aborto o reprimerlo. E verranno incentivate le adozioni e la maternità con sgravi fiscali e semplificazioni di regole più che con aiuti pubblici. Resta il fatto che lo Stato (sia federale che locale) non ha il diritto di interferire nelle scelte delle donne. E questo McCain non lo vuol proprio sentire.

  2. E’ impermeabile in modo inquietante alla propaganda dell’ecologismo. Ritiene che il “riscaldamento globale” sia un “fatto serio” e che gli Stati Uniti debbano dare risposte. Anche qui, a suo vantaggio, va il fatto che non propone leggi che proibiscono lo sviluppo, ma mira a incentivare lo sviluppo di nuove tecnologie meno inquinanti. Certo sarà tutto da vedere. La tentazione di un maggior potere, se giustificata dall’ideologia ecologista, può essere una miscela pericolosa quando e se arriverà alla Casa Bianca.

  3. Dopo l’11 settembre ha detto cose molto brutte sulla possibilità di tornare alla leva obbligatoria, sia per il servizio civile che per quello militare. Da trent’anni l’America si è liberata da questa sua ultima forma di schiavitù, in cui lo Stato costringe un individuo a lavorare (e magari anche a morire) gratis per la “patria”. Se dovesse reintrodurre la leva obbligatoria (ma non credo proprio che lo faccia) diverrebbe di colpo il peggior presidente degli Usa degli ultimi 30 anni.

  4. Non ha una filosofia politica coerente alle sue spalle. Il che potrebbe anche non fregare nulla, ma invece conta: chi non ha una solida e coerente base culturale, chi si presenta troppo come uomo “pragmatico”, può anche prendere delle pericolose sbandate. Nel caso di McCain, il suo pragmatismo lo espone al rischio di dar troppo retta, in tutta buona fede, agli ecologisti più statalisti, ai conservatori morali più retrivi e a qualche economista keynesiano. Per non parlare dei rischi di cambiamento di rotta nel più mobile e sdrucciolevole dei terreni: la politica estera. Il rischio che si corre scegliendo McCain è quello di credere di votare un falco per la libertà e ritrovarsi a sorpresa con un agnello liberal alla Casa Bianca.


Perché, alla fine, lo voterei? Perché è meglio di qualsiasi altro candidato democratico. McCain può riservare brutte sorprese, ma il suo programma e la sua azione, finora, sono stati proiettati nella direzione giusta. I democratici, al contrario, vogliono: più Stato, meno mercato, più dialogo con le dittature sponsor del terrorismo. Un liberal come Obama o una democratica rampante come la Clinton, potrebbero portarci tutti alla sconfitta contro il terrorismo, alla crisi economica negli Stati Uniti e all’inizio di un trend negativo di riduzione della libertà individuale, sia all’estero che negli Usa.



16 febbraio 2008

Una Costituente Laica e Liberaldemocratica per un'alternativa di Governo al Veltrusconismo


Mancano neanche una sessantina di giorni alla chiusura della campagna elettorale e quindi alla data delle elezioni politiche e, guarda un po', non notiamo pressoché alcuna novità rilevante quanto a personale politico e a schieramenti contendenti salvo, forse, una certa semplificazione-camuffamento che vede "contrapporsi" (parola forse un po' grossa) i Popolari delle Libertà Vaticane e  i Democratici de Noantri in salsa prodiana.
La qual cosa ci lascia davvero perplessi, ma, tant'è.
I due principali partiti in lizza appaiono infatti come una caricatura: da una parte del Partito Popolare Europeo e dall'altra del Partito Socialista Europeo, per quanto né il Partito di Berlusconi né quello di Veltroni e Prodi si richiamino nel nome e nei programmi né al popolarismo né tantomeno al socialismo occidentale.
Il loro tasso di conservatorismo in economia, nel campo dei diritti civili ed individuali, nella ricerca scientifica e nell'innovazione, infatti, non ha eguali in Europa ed in Occidente ove gli stessi Conservatori (si pensi a quelli inglesi, a quelli spagnoli, a quelli olandesi e financo al repubblicano USA McCain che nei fatti è un vero liberale, non sono affatto né clericali né tantomeno retrogradi).
In questo bailamme semplificatorio possiamo trovare anche i comunisti della Sinistra Arcobaleno, l'Udc, la Rosa Bianca, e la Destra di Storace. Insomma, le espressioni del comunismo, del clericalismo e del fascismo duro e puro e non ancora edulcorato né dell'ex Sindaco di Roma né dal Berlusca.
Si notino purtuttavia i grandi assenti, ovvero gli unici le cui idee e proposte sono alla base del pensiero Occidentale e Democratico ed infatti hanno cittadinanza in Europa: i Liberaldemocratici ed i Liberalsocialisti.
L'espressione infatti di quei partiti laici (il Pri, il Psdi, il Psi e il Pli) che governarono l'Italia assieme alla Dc dagli anni '50 agli anni '90 e ne arginarono le spinte retrograde e clericali anche con il contributo esterno e movimentista del Partito Radicale, sono pressoché al momento assenti dal dibattito elettorale.
Ad essi non si possono in effetti non addebitare grosse pecche: sono sempre stati disorganizzati, volutamente scarsamente radicati (salvo in talune regioni e realtà locali italiane ove sono ancora tutto sommato forti), insopportabilmente litigiosi fra loro pur avendo programmi convergenti, nonché hanno sempre, negli ultimi anni, preferito "tirare a campare" alleandosi o con lo schieramento cattocomunista o con quello clericofascista.....per un piatto di lenticchie e da sempre comunque inascoltati.
Si vedano oggi radicali di Pannella quanto fanno pena quando si  apprende e legge il pietoso appello sul Riformista a Veltroni affinché li carichi nel suo carro.....
Ma stiamo veramente scherzando ?
Così non si va e non si andrà mai da nessuna parte e lo sosteniamo da almeno una decina d'anni.
In Italia, una voce Laica, Liberale e Libertaria, radicata in Europa nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), urge.
Il perché è presto detto: noi Laici, Liberali, Libertari e Repubblicani, siamo gli unici a proporre un radicale abbassamento delle imposte dirette e indirette mirando, progressivamente a giungere all'aliquota unica per tutti al 20%; siamo gli unici a proporre un sensibile innalzamento dell'età pensionabile per alleggerire i bilanci previdenziali e per garantire un futuro ai giovani; siamo gli unici a proporre l'abolizione degli enti inutili quali ad esempio Provincie e Comunità Montane e a volere l'accorpamento dei piccoli Comuni; siamo gli unici che da anni predicano il ritorno al nucleare al fine di ridurre non solo i costi delle importazioni energetiche dall'estero ma anche l'inquinamento; siamo gli unici a battersi da anni per una piena attuazione della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali; siamo ormai fra i pochi a batterci per i diritti civli a 360 gradi con l'introduzione di una legge per le coppie di fatto; per una legge che regolamenti la cannabis ed i suoi derivati; per maggiori fondi alla ricerca scientifica senza pregiudizi o nuove crociate proibizioniste...e potremmo anche continuare.
I Liberaldemocratici, Liberalsocialisti e Repubblicani sono insomma gli unici che hanno una radicale ricetta alternativa ai due schieramenti conservatori ed ai loro satelliti: riduzione della spesa pubblica e quindi riduzione delle imposte per rilanciare l'economia; ammortizzatori sociali per gli inoccupati e libertà civili che passano anche per una salute ed una qualità della vita migliore grazie al pieno sviluppo della scienza.
Basta poco, che ce vo, direbbe Giobbe Covatta: una Costituente Laica e Liberaldemocratica come quella avviata dal Partito Repubblicano Italiano assieme al Partito Liberale, nel quale possano convergere magari anche i Radicali di Pannella e i Socialisti sparsi.
Nessun atto di fede ideologico deve essere chiesto (siamo laici anche per questo o no ?). Solo una seria e concreta piattaforma programmatica e di Governo del Paese alternativa al conservatorimo Veltrusconiano.
Ce la facciamo ?
Perché no ?


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini