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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 dicembre 2012

"Intervista esclusiva all'On. Ilona Staller in arte Cicciolina" di Luca Bagatin

Ilona Staller in arte Cicciolina, classe 1951, ungherese di nascita e italiana di adozione. Prima pornostar eletta in Parlamento - peraltro con 20.000 voti di preferenza, tutti conquistati sul campo - nelle file del Partito Radicale, nel 1987.
"Scoperta" in Italia del recentemente scomparso Riccardo Schicchi, fotografo e regista italiano che seppe innovare il costume del bigotto e apparentemente "perbenista" Stivale e con lui ideatrice della prima lista ambientalista nel nostro Paese, la "Lista del Sole", nel 1979 e successivamente del Partito dell'Amore, che portò poi avanti Moana Pozzi.
Ilona è una nostra carissima amica, solare, simpatica, gentile e soprattutto intellettualmente onesta. Lontana da certa frivolezza che le viene talvolta malignamente attribuita.
Ed abbiamo pertanto il piacere di intervistarla.

ANNI '80: a sinistra con Riccardo Schicchi destra con Nastassja Kinski e Marco Pannella


Luca Bagatin:
Dunque, Ilona, iniziamo da un tuo ricordo di Riccardo Schicchi, con il quale hai convissuto peraltro per molti anni, sino al 1988.
Ilona Staller: Con Riccardo ci siamo conosciuti nel '74. Allora in Italia erano uscite le mie prime foto, in quanto lavoravo come modella a Milano ed avevo un amico che lavorava nel cinema e mi faceva fare piccole parti. Abitavo a Roma, in Via Gaudenzio, sulla Cassia e c'è questo Riccardo, che ancora non conoscevo, che mi bombardava di messaggi, anche in segreteria, proponendomi vari servizi fotografici... Un mattino uscii con il mio cagnolino "Bubu" e mi trovai sotto casa questo ragazzo, giovane quasi quanto me (allora avevamo una ventina di anni), che mi si presentò in una posizione yoga, a testa in giù e con le gambe per aria (Ilona ride...).
Rimasi molto colpita e da allora non ci separammo più. Riccardo amava chiamarmi: "romantica fricchettona" (Ilona sorride). Fricchettoni e trasgressivi eravamo tutti e due, infondo ! (ride).

Schicchi, poi, era innamorato di me e della mia immagine di “ragazza bionda con gli occhi azzurri. Io invece lo vedevo più come un padre, visto che nella mia adolescenza mi era mancata una figura paterna.


Luca Bagatin: Iniziasti quindi a lavorare con lui...
Ilona Staller:
Sì, Riccardo amava fotografarmi, sia nuda che vestita. Anni dopo fondammo l'agenzia di casting "Diva Futura" in cui lanciammo varie modelle e pornoattrici come Moana Pozzi, Ursula Davis, Baby Pozzi e altre.


Luca Bagatin: Che cosa univa te e Riccardo, in particolare ?
Ilona Staller: L'amore per la natura, la rottura dei tabù e dei pregiudizi, soprattutto nel sesso. Amavamo i tramonti e viaggiare in posti esotici. Una volta, nel '75, in un viaggio, scoprii che soffriva di diabete ed ebbe anche una crisi. Non ci innamorammo mai, anche se facevamo sesso, ma non scoccò mai il vero amore che trovai anni dopo, nel '91, quando mi sposai con Jeff Koons, grande artista americano dell'arte contemporanea e dal nostro amore nacque mio figlio Ludwig, il 29 ottobre 1992. Oggi ha vent'anni ed è bellissimo !


Luca Bagatin: Una carriera professionale, ma anche politica quella tua e di Riccardo Schicchi...
Ilona Staller: Sì, certo ! Credevamo molto in quello che facevamo e capimmo subito che fare politica voleva dire darsi da fare sul serio. Fondammo il primo partito ambientalista italiano, la Lista del Sole, prima ancora della nascita dei Verdi, che oggi usano lo stesso simbolo che inventammo noi, ovvero il sole che sorride. Il mio slogan era: “Scaldiamoci con il sole e con l'amore. NO ALL ENERGIA NUCLEARE”. Amavamo la natura e lottavamo per la pace e contro il militarismo. Facemmo un sacco di manifestazioni, con me nuda, per provocare e trasgredire, una volta anche vestita tutta di verdura (Ilona sorride)...
Io poi sono stata la prima a battermi contro la bomba al neutrone e, quando ero nel Partito Radicale, ad invitare i militari italiani a non andare a combattere in Iraq. Allora mi beccai una denuncia per vilipendio alla Patria...


Luca Bagatin: Che poi, di denunce, ne hai collezionate parecchie nel corso della tua carriera politica...
Ilona Staller: Sì, almeno cinquanta, per fortuna tutte amnistiate. Negli anni '70 ed '80 io e Riccardo fummo denunciati per "offesa del comune senso del pudore", si diceva a quei tempi. Oggi per fortuna è un reato che non esiste più ! Pensa che sono finita anche in carcere, a Bruxelles, dopo uno spettacolo, solo perché avevo mostrato appena appena qualche pelo pubico !


Luca Bagatin: Possiamo quindi dire che, se oggi in Italia ci sono un po' meno tabù ed i costumi sono più liberi, lo dobbiamo a te ed a Schicchi.
Ilona Staller: Sì, abbiamo contribuito a far cadere quello che veniva chiamato "comune senso del pudore". Quello con Riccardo, posso davvero dirlo, è stato per me più di un matrimonio.


Luca Bagatin: Puoi raccontarci, brevemente, la tua esperienza da parlamentare radicale ?
Ilona Staller: Sono stata in carica dall'87 al '92 ed ero molto presente a Montecitorio. Ho presentato molte proposte di legge, ancora oggi validissime. E poi voglio anche dire che il 60% del mio stipendio di parlamentare andava al Partito Radicale. Non mi sono arricchita con la politica, anzi. Ero più ricca quando lavoravo come pornodiva. Oggi, anche se abbiamo preso strade diverse, sono comunque vicina alla battaglia che sta combattendo Marco Pannella in difesa dei detenuti.


Luca Bagatin: E poi c'è stato anche il tuo impegno nel sociale...
Ilona Staller: Sì, quando ero deputato, ho raccolto fondi per la lotta all'AIDS, a Tokyo, assieme a Riccoardo Schicchi, donando l'equivalente di circa un milione di euro al Ministero della Sanità giapponese.
Poi nel '91 mi sono sposata e ho avuto poco tempo per la politica... Il Partito dell'Amore infatti rimase in eredità a Moana.


Luca Bagatin: Per concludere, c'è una cosa che proprio non riesci a sopportare ?
Ilona Staller: Sì, gli estremi, gli eccessi. Nel fumo e nell'alcool soprattutto. E anche gli estremismi. Fanno sempre male. Anche in politica.



L'On. Staller al Parlamento giapponese. Ilona Staller oggi.



21 luglio 2012

"La perfezionista" di Cesare Lanza: un film senza pregiudizi, che scuote le coscienze

"La perfezionista", opera prima del giornalista ed autore televisivo Cesare Lanza, ideatore del Movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito.
Un film intelligente, struggente, a tratti comico e grottesco. Un film sul senso della vita e della scelta del morire, quando la vita diventa insopportabile.
"La perfezionista", film basato su una storia vera, è andato in onda, per la prima volta, venerdì 20 luglio scorso, a mezzanotte, su Canale 5. La scelta del giorno e dell'orario mai fu più infelice per un film adatto ad un pubblico vasto, sia giovanile che non.
Interpretato dall'affascinante e coinvolgente Aurora Mascheretti e da Rinaldo Rocco, rispettivamente nei ruoli di Giselda, la protagonista, e del suo ragazzo Angelo. Con un piccolo cameo di Sandra Milo, che interpreta se stessa.
Giselda è una ragazza all'apparenza perfetta che, sin da quando andava a scuola, era la prima della classe. Lavora come impiegata modello presso lo studio di un avvocato romano, è abitudinaria quasi sino alla maniacalità: ogni mattina è solita mangiare mele verdi (che troveremo in quantità anche accanto alla sua scrivania ed a casa sua), tagliandone ciascuna in spicchi perfetti; prende il suo solito the al bar, portandosi da casa quattro biscotti che dispone ordinatamente sul tavolo, appoggiati ad un fazzolettino bianco; ripone con cura i suoi abiti, in ogni occasione.
La sua perfezione attira le invidie di Roberta, sua collega, la quale è spesso in ritardo al lavoro a causa di una situazione sentimentale complicata. Inoltre, Giselda, è oggetto delle attenzioni particolari dell'avvocato, anziano e dallo sguardo viscido, oltre che sposato con una donna molto più giovane di lui.
La ragazza, ad ogni modo, rifiuta sempre di buon grado tali attenzioni.
Angelo è il compagno e convivente di Giselda, musicista, raffinato e colto. Si sono conosciuti dal fioraio, casualmente, e la ragazza si innamorò di lui per la sua sensibilità e per l'amore verso i fiori che per Angelo rappresentano "la metafora della perfezione e della decadenza della vita".
Giselda ed Angelo hanno una sola vera certezza: non sanno che senso abbia la vita, vivono l'una per l'altro, appassionatamente, sin da quando si sono conosciuti, vivendo alla periferia di Roma, in una grande casa, senza grandi relazioni con l'esterno, vivendo d'amore e passione.
Giselda ha purtuttavia anche un'altra vita. E' attrice di film hard presso la casa di produzioni cinematografiche "Il senso della Storia", ove si realizzano film tratti da opere storiche ed il cui motto è "Classe, Cultura, "Carne". Giselda vive la cosa con naturalezza, senza alcun imbarazzo, diretta da un regista al limite del grottesco, il quale è solito stirarsi i pantaloni presso il suo ufficio.
Angelo inizia ad accusare forti dolori di testa, convulsioni e crisi di vomito continue. Le analisi mediche saranno chiare: tumore al cervello.
La vita di Giselda sprofonderà nell'incubo e non troverà conforto nemmeno nella dottoressa che ha in cura Angelo, bigotta al punto di disprezzare la loro storia di coppia di fatto, non sposata.
Angelo chiederà alla sua compagna un'estremo atto di amore e dignità: vuole che lei lo uccida, per non lasciarlo soccombere nel dolore.
Giselda confida ancora in una possibile guarigione del compagno, ma, allorquando comprenderò che non v'è più speranza...si chiede "Che cosa devo fare ?" "Che cosa sto per fare ?" e sarà così che lo ucciderà, strozzandolo per poi baciarlo appassionatamente, rimanendone sconvolta.
Da allora la sua vita sarà completamente stravolta, rinuncerà alle sue abitudini che tanto l'avevano aiutata ad "ordinare la sua vita", a "darle un senso". Tornerà al lavoro completamente disordinata e sciatta, riunucerà al contratto di tre anni come attrice hard e....tenterà ben presto il suicidio con il gas, ma sarà salvata dagli addetti dell'impresa di traslochi.
Dopo la convalescenza i suoi "amici", ovvero l'avvocato, la collega, il regista e gli attori hard, organizzeranno una festa per lei, ove la faranno da padrone discorsi banali sulla crisi economica ed ove, ancora una volta, lo spirito da satiro marpione dell'avvocato tornerà alla carica con una Giselda che, ancora una volta, rifiuterà ogni proposta sconcia.
Giselda si è ormai trasferita in una nuova casa, un attico con vista su San Pietro. La vediamo percorrere l'attico, inquieta, con alla mente le parole del suo insegnante di lettere: "Non sappiamo perché siamo al mondo. Vedi, Giselda, come è difficile vivere".
Sarà così che, Giselda, dopo aver dato uno sguardo alla cupola di San Pietro, sorridente, si getterà dal cornicione, sorridente e consapevole del suo gesto estremo. Un gesto tragico, ma di libertà da una vita che, ormai, per lei era diventata insopportabile.
Il film di Cesare Lanza apre ferite profonde, scuote certezze, disorienta lo spettatore più sensibile che potrebbe aspettarsi un finale diverso, aperto a nuove possibilità per la ragazza, ad una nuova vita.
Cesare Lanza afferma di aver voluto rappresentare, con questa sua opera, ciò che lui considera l'assoluto non senso della vita.
Personalmente ritengo abbia voluto andare anche oltre. Abbia voluto raccontare una storia vera fatta di sentimenti, di equilibri fragili, nei quali, invero, ciascuno di noi può riconoscersi o può essersi riconosciuto.
Lanza ha voluto costringere, anche lo spettatore più ottuso, a porsi delle domande sul senso della vita e della morte, fuori da ogni giudizio moralistico o religioso.
Il suicidio, può essere condannato dalla società o dalla legge ? E perché mai ? E perché mai, in Italia (ma non solo), non esiste una legge che permetta l'eutanasia ed il suicidio medicalmente assistito e, pertanto, strutture medico-sanitarie ove questi sono praticati, con tanto di assistenza psicologica ? Perché, se la vita propria o altrui diventa insopportabile, si deve ricorrere a metodi cruenti, violenti, per nulla degni di civiltà ed umanità ?
Ecco che Cesare Lanza, con "La perfezionista", incide nelle coscienze questi ed altri interrogativi e sarebbe una vera mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza del pubblico se, tale film, non fosse riproposto in prima serata il prossimo autunno e non contribuisse a riaprire un dibattito su un tema di così stretta rilevanza politica e sociale.

Luca Bagatin




26 ottobre 2009

LUCA NON SOFFRE PIU' articolo by Peter Boom

L'ALBERO HA AVUTO PIETA'
presentazione di Luca Bagatin

Peter questa volta mi ha fatto letteralmente commuovere.
Non saprei davvero come altro commentare, se non invitare alla lettura del suo articolo ed alla riflessione.
Talvolta la rabbia, cede il passo alla comprensione e diviene senso di giustizia, di amore.
Il racconto, la testimonianza di Peter Boom, che segue è - io credo - un piccolo spaccato di vita, di "certe" vite di "certe" diversità, di ciò che non sappiamo comprendere degli altri perché bombardati dal giudizio e dunque dal pregiudizio. Che sono l'opposto della comprensione. Della visione del "diverso" che è anche in noi.
Nella nostra unicità.
Ovvero nella nostra umanità.

Luca Bagatin


LUCA NON SOFFRE PIU'....
di Peter Boom

Ma come? Perché? Eh già … è saltato giù dal quinto piano e questa volta finalmente gli è andata bene.
Ha messo fine alla sua vita torturata, lui un nero somalo adottato all'età di due anni da gente caritatevole in una città della provincia italiana: “Oh che bel bambinello, sorride, è pieno di vita, tutto nero e col pisellino un po' roseo, che dolce, ma poi … il bambinello nero cresce e rimane nero ed è logico, anzi logicissimo che qualcuno cominci a prenderlo in giro. Lui non sembra curarsene troppo e mantiene il suo sorriso accattivante, rimane ottimista, ingenuo, finché non scopre di essere una seconda volta diverso, cioè gay, omosex. Quel che è peggio gli piace anche travestirsi per divertirsi un po' di sera.
In città lo sanno oramai tutti, la sua famiglia cerca di resistere …. non ce la fanno e l'opinione pubblica è una brutta bestia, sadica, cattivissima.
Luca prova ancora a sorridere con quegli occhi pieni di luce ma poi … non ce la fa più e salta da un altissimo viadotto. Purtroppo non gli va bene perché disgraziatamente un albero frena la sua rovinosa caduta. Sì, l'albero ha avuto pietà!
Vigili del fuoco, poliziotti, medici, chirurghi, si sono tutti prodigati per salvare quel ragazzo straziato e in coma. E' uscito dal coma, una gamba più corta e numerosi altri disturbi e lui pianpianino è tornato a sorridere. La ferita più grave non la portava sul corpo ma nel profondo dell'anima. Una signora giudice lo ha aiutato a trovare un lavoro e lui pulendo un parco di motociclette continuava a studiare ed a leggere libri. In quel garage, pur conoscendo la sua storia, continuarono a prenderlo in giro per il suo essere nero e frocio, diverso. Un giorno uno di quei “signori” è venuto a trovarlo, si è denudato una certa parte del corpo e ha detto: “Dai, brutto frocio negro fammi godere.” Luca non ha risposto a quel “signore” così represso e se n'è andato, è fuggito a Roma dove l'ho conosciuto nel 1998 in occasione della commemorazione del gay siciliano Alfredo Ormando, il quale si era dato fuoco con la benzina il 13 gennaio 1997 davanti al sagrato in piazza San Pietro.
Luca sembrava di nuovo allegro liberatosi da quel orribile clima provinciale che gli era diventato insopportabile, ma dentro non stava bene, il trauma psichico infertogli con tanta crudeltà e disprezzo era oramai irreparabile. Ogni tanto venne ricoverato per farsi rimbambolire da potenti sedativi. Poi … sembrava di nuovo guarito, la vita ricominciava quasi normalmente.
Grazie ad alcune persone ha poi trovato un lavoro degno presso un Ministero.
Luca era gentile con tutti, cercava sempre di aiutare tutti, regalava un euro al drogato malmesso per strada e ha ospitato un ragazzo disprezzato come lui. Quel ragazzo però lo sfruttava, lo trattava male, lo minacciò sputandogli in faccia, ma Luca sentiva profondamente il bisogno di un po' d'affetto, possibilmente di amore e più veniva bistrattato più ripeteva che quel delinquente lo amava. Non voleva ammettere a sé stesso di non essere benvoluto e forse questa bugìa detta agli amici ma più che altro a sé stesso lo ha fatto sopravvivere per un altro po' di anni.
Dovremmo tutti maledire i razzisti, i finti religiosi, i politici omofobi, tutta gente che non ha capito che sta di fatto maledicendo una parte di sé stessi.
Pietà per loro, ma ...dobbiamo fermarli.

LA DOTTRINA DEL DISPREZZO

Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.
Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.
Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione,
di nessuna religione.
Sono omosessuale, cieco e amo la natura.
Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.
Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.
La mia sedia a rotelle è questa società.

Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.
La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.
Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.
Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.
Sono tutto questo, sono la maggioranza!
E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!

Peter Boom

http://www.pansexuality.it



9 luglio 2009

Blogger e ddl Alfano: perché non passare dalla protesta alla proposta ?


Questa cosa della protesta relativa al DDL Alfano che introduce, fra le altre cose, l'obbligo di rettifica di inesattezze o diffamazioni entro 48 ore per i siti web ed i blog, pena una multa dai 7 ai 12 mila euro, mi lascia un po' perplesso.
Non che il DDL, in sé, non lasci perplessi, ma semplicemente ritengo che il punto sia un altro.
Innanzitutto sarebbe bene rettificare ogni qual volta richiesto - e se tecnicamente ciò non è possibile in 48 ore, si conceda pure un tempo maggiormente dilazionato - se quanto scritto può offendere chiunque sia chiamato in causa. Magari però evitando spiacevoli querele, chiudendo bonariamente la questione quasi fosse una "constatazione amichevole" automobilistica.
Ad ogni modo i protestatari tuonano affermando che così si equiparano i blog ai giornali ed ai mezzi di informazione.
Beh, e allora ?
Lo scandalo mi appare un altro. Ovvero la mancanza della possibilità per i blogger che fanno informazione di essere iscritti di diritto e con tutti i privilegi di casta nell'Ordine dei Giornalisti (istituito ai tempi del fascismo, guarda caso) e la conseguente possibilità, per i suddetti blogger, di usufruire dei contributi previsti dalla Legge sul finanziamento pubblico all'editoria.
Ad un preciso dovere (quello della responsabilità relativa a ciò che si scrive) dunque, si preveda un sacrosanto diritto come per tutti coloro i quali nel nostro Paese si ritengano atti a fare informazione (chi scrive la pensa diversamente, nel senso che nei fatti non occorrerebbe essere titolare della tesserina dell'Ordine - e dunque di relativi privilegi - per scrivere con competenza, ovvero fare informazione. E parimenti chi scrive dovrebbe farlo in primis con la passione dello scrittore e del creativo e non con quella di portarsi a casa la pagnotta. Assoggettandosi così ad un qualsivoglia padrone/editore).
La protesta, al massimo, andrebbe indirizzata in tal senso, ma a quel punto non sarebbe più una protesta strumentale, bensì diventerebbe una proposta.
Provocatoria sin che si vuole, ma anche no.
Da blogger (di cultura più che di informazione, in quanto ritengo ben più utile la formazione, rispetto all'informazione, con quanto ne consegue in termini di giudizio, pregiudizio, pettegolezzo) quale sono da cinque anni, dunque, non parteciperò alla protesta on-line indetta il 14 luglio prossimo da taluni blogger e giornalisti.
Mi limito a proporre, nel maremagnum, qualche cosa di forse un po' più concreto, meno impositivo, ma, ritengo, più positivo e costruttivo anche e soprattutto per i blogger.
E che metta in evidenza le contraddizioni del sistema corporativo italiano. Da riformare, quello sì, dalla radice.


Luca Bagatin



7 febbraio 2009

Eluana e Beppino Englaro: perché la classe politica di questo Paese nega loro pietà ?



Mi chiedo quando lo spirito di Eluana Englaro sarà finalmente libero e quando le sofferenze del padre, Beppino, termineranno. Dopo 17 anni di calvario.
Mi chiedo come può il nostro Presidente del Consiglio, che pur ho più volte avuto modo di apprezzare, definirsi oggi un liberale nel momento in cui si accinge ad emenare un decreto che vule impedire quel po' di pietas umana che è rimasta in questo nostro tristissimo Paese.
Non vorrei purtuttavia qui polemizzare più di tanto, ma solamente esprimere dei sentimenti dal profondo.
Più guardo le foto dell'Eluana di 17 anni fa, bellissima ragazza, e più mi rammarico di non averla conosciuta. Da viva ovviamente.
Solo 8 anni di età – infondo – ci separavano. Io stesso, o chiunque fra noi, peraltro, avrebbe potuto ritrovarsi nelle sue stesse condizioni. E finanche in quelle del padre.
Comprendo infatti suo padre che, con la figlia in stato vegetativo permanente, riordinava meticolosamente le foto sorridenti della ragazza.
Come si può dare addosso ad un uomo reso così fragile dal dolore di non poter più scambiare alcuno sguardo, alcuna parola, alcuna vera carezza con il sangue del suo sangue ?
Un figlio non è una pianta da tenere in casa o all'ospedale. E' brutto dirlo, forse, perché la morte essendo una dimensione ignota ci fa paura, però Eluana era morta a 21 anni ed ora il suo corpo è ridotto ad un vegetale devastato.
In questi giorni ho ascoltato la voce dei sostenitori della cosiddetta vita di Eluana.
Come sempre rabbrividisco di fronte al dogma ed al cinismo dei sostenitori della vita a tutti i costi.
Ne ho orrore perché ho orrore della sofferenza ad ogni costo. Perché penso fermamente che la morte non sia che una prosecuzione della vita stessa, il suo completamento finanche metafisico. E che una vita di sofferenze non sia degna. Non sia vita.
Ne ho orrore perché penso che debba essere il buonsenso e la dignità umana a prevalere e non il dogma di chi si riempie la bocca di astrusi principi morali che possono andar bene al massimo per la talune limitate coscienze religiosamente orientate (ma non già spiritualmente orientate. Perché la spiritualità è concetto assai più profondo ed evelato della religione).
Ne ho orrore perché ho orrore di uno Stato che pretende di gestire i corpi e le menti dei cittadini; di uno Stato che si fa Chiesa, che si fa Etica, che si fa Morale. Perché credo fermamente che l'etica e la morale siano esclusivamente principi individuali e mai dovrebbero essere collettivi, come invece furono durante le dittature comuniste, fasciste o naziste o ancora durante la Santa Inquisizione che mietè ancor più vittime, ad essere precisi.
Sono perplesso di fronte alle prese di posizione di un Ministro che ho spesso apprezzato – Maurizio Sacconi – il quale avrebbe voluto addirittura scavalcare la sentenza della Corte di Cassazione sul cosiddetto caso Englaro, ricattando le strutture sanitarie pubbliche.
Mi chiedo in che Stato viviamo e se ci troviamo davvero in uno Stato di diritto o piuttosto in un redivivo Stato di polizia.
Sono preoccupato anche quando sento parlare di Testamento Biologico, perché consapevole che qualsiasi legge sarà fatta in materia non sarà mai autenticamente civile.
Ci si rifiuta infatti di parlare di eutanasia. Ovvero del diritto di ciascuno di decidere sulla propria morte. E coloro i quali si troveranno nelle condizioni di voler morire saranno costretti ad andare in una clinica svizzera oppure.....a suicidarsi.
E' così questo strano ed incolto Paese chiamato Italia. Un Paese che ha paura della sua stessa ombra; che non conosce doveri; che teme i propri diritti di coscienza; che teme la morte e tutto ciò che non conosce; che maltratta e sbeffeggia gli omosessuali; che mangia particole e bacia pile quando conviene e che bestemmia spesso e pure volentieri senza alcuna coscienziosità; che riverisce i preti, i cardinali e il Papa; che va a puttane e a transessuali ma al contempo tiene una moglie e pure dei figli !
Quando mai questa Italia e la sua classe politica prenderanno coscienza di sé e delle proprie miserevoli contraddizioni ?
Temo che un giorno ciò dovrà accadere ed accadrà. Sono anzi certo che le nuove generazioni apriranno ben presto gli occhi e butteranno a mare tutte le false dottrine e le idologie totalizzanti mascherate sotto i falsi sorrisi ed i principi morali imposti dalle Religioni Monoteiste Istituzionalizzate. Sarà allora che si prenderà vera coscienza di sé e del proprio ruolo di individui consapevoli.
Forse allora ci si ricorderà anche del sacrificio compiuto nei secoli passati da Jacques de Molay, dai Catari, da Giordano Bruno, da Cagliostro e, più recentemente, da Piero Welby.

Luca Bagatin



17 maggio 2008

Dalla battaglia per il divorzio a quella per una piena laicità e liberalità dello Stato (e del mercato)



Quel 13 maggio rimarrà sempre nella nostra memoria.
Sono passati ben 34 anni da quanto l'Italia divenne un Paese un po' più civile.
Un po' più civile pur in un clima di oscurantismo clericale e ciò, ironia della sorte, proprio grazie a quel clerical-democristiano referendum contro la legge sul divorzio sostenuto dalla DC e  - pur indirettamente - dal Vaticano, e che fu battuto sul campo dalla maggioranza degli elettori italiani che confermarono così la legge del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini e che ancor oggi consente, appunto, lo scioglimento dei matrimoni.
Fu sicuramente una vittoria liberale e socialista, radicale e repubblicana, con un timidissimo apporto dei comunisti di Enrico Berlinguer che pure - da conservatore qual'era - era contrario così come molti esponenti dell'allora PCI.
Oggi che l'Italia è profondamente mutata nel costume e soprattutto nel panorama politico e parlamentare, continuiamo a soffrire di forti carenze nell'ambito dei diritti individuali e civili.
In campagna elettorale ed in Parlamento sono sempre tutti pronti a dichiararsi per "le libertà" e per "la democrazia", sì. Ma quella di sé stessi, non certo "degli altri".
E sono proprio questi "altri" che, laicamente, sentono la necessità di ricorrere alla ricerca scientifica per curarsi con l'utilizzo delle cellule staminali embrionali, di ricorrere alla ricerca per poter procreare con amore - certo - ma magari attraverso la fecondazione assistita in quanto non hanno altra naturale possibilità per avere un figlio.
Sono questi "altri" che non vogliono accettare di "statalizzare" o "clericalizzare" - mediante l'istituto del matrimonio  - il loro amore, ma di vivere come una famiglia. Perché lo sono. Di fatto. E poco importa il loro orientamento sessuale: sono unicamente affari loro.
Sono questi "altri" che vogliono fumarsi le canne in santa pace e senza disturbare nessuno, in appositi locali, senza il continuo doversi rivolgere alla criminalità organizzata ed alle narcomafie.
Sono questi "altri" che non hanno altra fede se non la responsabilità individuale e quindi collettiva e che sono consapevoli che ogni diritto corrisponde sempre e comunque ad un dovere.
Primariamente verso sé stessi e quindi verso la collettività.
E si lasci fuori "Dio" nominandolo invano. E così le elucubrazioni religiose che francamente nel mondo "profano" lasciano il tempo che trovano, al punto che il Papa ha influenza unicamente nel Parlamento italiano alla faccia della libertà, della democrazia e della sovranità dello Stato italiano sancita sin dal Risorgimento.
L'attuale Presidente del Consiglio apra gli occhi, taciti i Giovanardi di turno, e non ci deluda così come non ci ha deluso attraverso la presentazione della sua compagine ministeriale costituita in prevalenza da laici e liberalsocialisti.
Apra gli occhi alla libertà nella responsabilità, ovvero alla laicità dello Stato che sempre più sta priemiando la Liberaldemocrazia europea a scapito della sinistra tradizionale e socialburocratica.
I fatti, peraltro, hanno dimostrato che anche in Italia l'elettorato cattolico militante è minoritario (vedasi i magri esiti dell'UDC) e che la società nel suo complesso è capace di ragionare possibilmente con la sua testa.
La sfida, insomma, caro Silvio Berlusconi, è, come diciamo da tempo, fra Liberali e Conservatori.
Liberali nei diritti ovvero rigorosi nei doveri in quanto, come amava ricordare incessantemente il nostro Giuseppe Mazzini, questi ultimi sono alla base della convivenza civile.
Semplicemente Liberali contro i bigotti, i maniaci dei dogmi, i neo-medievali, i conservatori dell'economia protetta con dazi e misure antiliberali, i protettori ad oltranza di chi un lavoro già ce l'ha, i difensori del posto fisso statale a vita anche se questo non rende nulla.
Non dimentichiamoci, quindi, della battaglia sul divorzio che è in sé l'emblema del rinnovamento sociale e liberale di un Paese che per troppo tempo ha oscurato la cultura del Secolo dei Lumi, ma il cui elettorato ha, spesso, alla fine, dato ragione al buonsenso della libertà individuale.
Ovvero collettiva.




Luca Bagatin



29 dicembre 2007

Libertà, responsabilità e diritto: i capisaldi del liberalismo riformatore al di là e contro destra e sinistra conservatrici, stataliste e burocratiche


Debbo dire che la mia indole caratteriale è squisitamente individualista e libertaria.
Sin da ragazzino ho sempre mal sopportato ogni tipo di autorità e/o imposizione dall'alto, specie se da me non intimamente compresa.
Trovo che l'autoritarismo, la negazione della libertà e le regole imposte siano la peggiore aberrazione che ciascuno di noi può incontrare nella sua vita terrena.
Fra l'"eguaglianza" e la "libertà" ho sempre personalmente privilegiato e preferito la seconda.
Anche perché si consideri che gli individui, le persone insomma, non sono né saranno mai eguali nel senso più stretto del termine e ciò è un bene, in quanto la diversità è una ricchezza alla quale è difficile rinunciare pena non solo la noia, ma anche l'inaridimento dei rapporti umani ed interpersonali e la stessa schiavitù del genere umano.
La diversità, come la libertà, è valore che va profondamente tutelato e riconosciuto: diversità di genere, razza, colore, orientamento sessuale, di credo o confessione religiosa ecc...
E la diversità è tutelabile solo in una condizione di piena libertà individuale e quindi sociale.
Individuale prima ancora che sociale, nel senso che il sociale è l'esatta conseguenza di ciò che avviene a livello individuale.
In un articolo di circa un anno fa che realizzai per il quotidiano di Società Aperta "Terzarepubblica.it" diretto da Enrico Cisnetto, oltre che per il mio blog, affermavo che "la libertà va conquistata" e che la "libertà può essere conquistata solo se prima d'ogni cosa essa è interiorizzata da ciascuno".
Ovvero se ciascuno, individualmente, prende coscienza dei propri doveri nei confronti di sé stesso e quindi di chi gli sta intorno e quindi, allargando il cerchio, della società intera.
Tali doveri presuppongono, prima d'ogni cosa delle responsabilità individuali e solo poi, una volta compresi codesti doveri e responsabilità, si prenderà coscienza dei propri diritti naturali e quindi civili.
Queste, in sintesi, sono le basi del pensiero liberale che, come potete ben notare, fotografano pressoché esattamente le dinamiche della realtà quotidiana sociale, politica, personale e culturale.
Due grandi del pensiero liberale e libertario delle origini sono, a parer mio, l'italiano Giuseppe Mazzini ed il filosofo statunitense Henry David Thoreau .
Il primo, teorico del repubblicanesimo e dell'unità italiana, scrisse nel 1860 i "Doveri dell'uomo", saggio politico e filosofico attualissimo proprio su quanto abbiamo sopra scritto; il secondo nel suo "Disobbedienza civile" del 1849 espresse la sua estrema fiducia nell'individuo e nei suoi diritti, nonché
la convinzione che ogni persona dovesse rispettare prima i dettami della sua coscienza piuttosto che le leggi di un determinato governo.
Come potete ben notare qui siamo agli antipodi di ogni possibile freddo pensiero dogmatico. Siamo forse ai limiti dell'utopia. Un utopia tuttavia lucida e concreta visto che oggi, grazie al pensiero liberale e libertario anche di questi due grandi, viviamo in un Occidente democratico e civile.
In questi giorni mi è capitato fra le mani un agile ed interessante libello di Alberto Pasolini Zanelli pubblicato negli anni '80 dal titolo "La rivolta blu - Contro i miti dello stato sociale".  E' una sorta di compendio di liberalismo che racconta e spiega la rivoluzione individualista, liberale, libertaria e libertista degli anni '80 contro il potere dello Stato e la sua burocrazia e che portò al governo personalità come Ronald Reagan o la Thatcher e mise in crisi la socialburocrazia, in primis quella scandinava.
E' davvero appassionante notare come liberalismo e libertarismo si fondano all'insegna delle libertà individuali in economia come nel privato.
Ed ecco come in questo compendio si parli di un personaggio apparentemente pittoresco, ma in realtà grande riformatore: il consulente fiscale danese Mogens Glistrup, il quale fondò negli anni '70 il Partito del Progresso (FRDP) che riuscì a conquistare quasi il 16 % alle elezioni nazionali danesi sulla base di un programma che prevedeva l'abolizione dell'imposta sul reddito ritenuta d'impaccio allo sviluppo economico di un'economia avanzata come quella della Danimarca e contemporaneamente richiedeva un miglioramento dei servizi sociali erogati.
Snobbato e boicottato in tutti i modi tanto da destra quanto da sinistra, Gilstrup ebbe vita non facile come del resto è ben facile immaginare.
Ne "La rivolta blu" si racconta ed elogia il Presidente statunitense e leader Repubblicano Barry Goldwater, libertario fin nel midollo per quanto concerne i diritti civili degli omosessuali e per l'aborto arrivando a contrastare fortemente la destra religiosa nel suo partito (una sorta di Rudy Giuliani ante litteram) e profondamente liberale in economia, il che attirò le simpatie della cosiddetta Nuova Sinistra libertaria e sessantottina americana i cui leader Gene McCartney e Eldridge Cleaver, leader delle Pantere Nere, fecero campagna elettorale a suo favore (lo stesso padre della "beat generation", Jack Kerouac, nel poco tempo che trovò da dedicare alla politica fu attivista repubblicano). Si pensi anche che Goldwater inserì nel suo programma il tema dell'ecologia, ovvero la preminenza della qualità della vita sui miti del consumismo di massa.
E così, proseguendo nella lettura si incrocieranno gli anarcocapitalisti, i libertarians ed individualisti vari sino ad un giudizio positivo e lusinghiero del liberalsocialismo (vera critica al "socialismo reale" d'Occidente, ovvero alla socialburocrazia tipica dei Paesi Sandinavi) abbracciato negli anni '80 dal Psoe di Felipe Gonzalez e dal Psi di Bettino Craxi i quali aborrirono il marxismo e "liberalizzarono", per così dire, i loro partiti (in Italia anche grazie al Partito Radicale di Marco Pannella che contribuì alla libertarizzazione del Psi).
Critica feroce invece per la socialdemocrazia con la sua eccessiva burocraticizzazione, centralità dello Stato sugli individui e disaffezione alla responsabilità individuale degli stessi.
A lettura conclusa se ne rimane completamente estasiati e ninnovati nel prorpio individualismo libertario. E si riflette sulla situazione europea e soprattutto italiana ove pesa ancora quell'astrusa divisione (spesso mentale) che passa sotto il nome di "destra e sinistra".
Ed invece si noti come la vera divisione-contrapposizione sia fra Riformatori consapevoli della propria individualità, responsabilità e dei propri diritti e Conservatori amanti dello Stato balia-mamma, autoritario, clericale, socialfascista e socialburocrate.
Si uscirà mai dal pantano politico-culturale-ideale magari riuscendo anche ad uscire dal declino che attanaglia il nostro medievale Paese ?
Se la svolta sarà liberale e libertaria, magari.....

(....due partiti laici italiani che gradirei vedere uniti al di là di destra e sinistra per rinnovate battaglie laiche, liberali e libertarie)


Luca Bagatin



22 dicembre 2007

"Finché morte non vi separi". Articolo by Davide Giacalone


"Finché morte non vi separi”, non è solo la formula dell’amore canonizzato, ma anche quella del divorzio dilazionato. Abbiamo il divorzio più lento d’Europa: a parte i tre anni di separazione ci mettiamo circa seicento giorni per una sentenza di primo grado e circa cinquecento per il secondo. Più di sei anni da quando ci si è detti addio. La morte, così messi, è una probabilità, ma anche una tentazione.
Al presidente Sarkozy, che del divorzio è frequentatore recidivo, è sembrato troppo che in Francia ci si metta, nel caso sia consensuale, tre o quattro mesi. Il ragionamento è questo: quei due decisero da soli di piacersi, poi di convivere, poi di sposarsi. Auguri. Ora, sempre da soli, decidono di divorziare: che si accomodino da un notaio, rendano ufficiale e pubblica la rottura del contratto che li lega, e se ne vadano per la loro strada senza imporre agli altri i costi di un giudice e di un tribunale, ed a se stessi quello degli avvocati. Applaudo. Le cose non possono che andare diversamente se c’è conflitto e se ci sono minori, ma è proprio perché le leggi favoriscono l’accordo che, in quel Paese, più della metà dei divorzi è consensuale. Da noi no, da noi il giudice deve sempre dire la sua, deve anche provare a riconciliare la coppia, come se fossero cavoli suoi o ci fosse un vantaggio collettivo a vederla trascinare il matrimonio.
Magari qualcuno pensa che agendo in questo modo si tutela il sacro istituto del matrimonio, si tenta di tenere unite le famiglie, che è gran bella cosa. Chi lo pensa non conosce la realtà, perché avviene l’esatto contrario: in Italia ci si sposa di meno e si fanno meno figli che altrove. Quindi non si tutela un bel niente, semmai si disincentiva. Fingiamo di non saperlo e paghiamo cara l’ipocrisia, continuando a pompare soldi del contribuente in una macchina giudiziaria che gira a vuoto ed inquinando il principio di responsabilità individuale con una pretesa morale giudiziaria. Portiamo fino in cassazione anche le speranze sessuali, facendo entrare il giudice nel letto e senza che l’affollamento risulti eccitante. Ma tacciono, di questo, le corporazioni togate, le cattedre di diritto, le coscienze sempre vigili. Capirei vi fosse un’inchiesta su fornicazioni ministeriali, ma qui si parla di cittadini e di diritto, roba per maniaci.



3 novembre 2007

Al VI Congresso dei Radicali Italiani....


Si è tenuta ieri 2 novembre 2007 la seconda giornata del VI Congresso nazionale dei Radicali Italiani presso la Fiera di Padova di Via Niccolò Tommaseo 59 (l'assise si concluderà domenica 4 novembre alle ore 12.30 con l'approvazione delle mozioni e l'elezione degli organi direttivi).
Ho deciso di recarmi ieri per diversi motivi fra cui il conoscere e l'approfondire l'umore degli iscritti dopo un anno e mezzo di presenza radicale al governo e l'incontrare nuovi e vecchi amici con i quali ho condiviso in questi dieci anni numerose battaglie laiche e liberali.
Giunto alle ore 11.00 presso il padiglione che ospita il Congresso, sono stato cortesemente fermato dai numerosi stand di riviste e pubblicazioni radicali: da "Democrazia & Libertà" che tratta di diritti umani, sino a "Translimen" dell'Associazione Esperantista Radicale sino alla rivista "Agenda Coscioni" che si occupa di ricerca scientifica e che fra l'altro mi arriva già regolarmente a casa.
Indirizzato dagli standisti presso gli uffici ove si erano riunite le Commissioni tematiche (ben nove commissioni: dalle libertà economiche, ai diritti umani, alla pace, alla libertà di ricerca scientifica, ai nuovi tipi di famiglia , alla libertà in rete e a quella d'informazione, alla giustizia ed al futuro dei radicali come partito.
Per quanto io sia arrivato tardi rispetto ai lavori, ho voluto comunque assistere a quelli dell'ottava Commissione: quella sulla libertà di ricerca scientifica e religiosa.
Entro e, chi ti trovo davanti, seduto fra gli spettatori ? Il "Mago Otelma" al secolo Marco Belelli ! Potete ben immaginare il mio immediato stupore....Ad ogni modo, in silenzio, prendo posto accanto a lui (fra l'altro uno dei pochi posti ancora rimasti disponibili) e mi accingo ad ascoltare l'ottimo e toccante intervento di Alessandro Frezzato dell'Associazione Luca Coscioni, ragazzo affetto da distrofia muscolare e autore del volume "Io Alessandro Frezzato: appunti di una battaglia per la vita e per la speranza". Alessandro, come i molti altri interventi, si scaglia giustamente contro un Paese arretrato come l'Italia ove la classe politica con il supporto del Vaticano preferisce ostacolare la ricerca scientifica e quindi condannare i malati al fine di tutelare non si sa bene quale "vita".

Ascoltando Alessandro ripenso a quei "maitre à penser" nostrani che hanno più volte pubblicamente accusato i radicali di "strumentalizzare i malati" come Luca Coscioni, Piero Welby, lo stesso Frezzato e mi viene quasi da piangere e da imprecare contro cotanta ignoranza e cotanta violenza verbale che tuttavia è spesso maggioritaria nei mass media.
Per la prima volta nella storia del nostro Paese (e forse più) dei malati divengono parte attiva di una lotta per la loro stessa vita, per la loro stessa sopravvivenza e quella di altri.
E' questo che si percepisce nella sala dell'ottava Commissione fra malati, medici e ricercatori. Oltre che fra militanti e dirigenti radicali.
Più tardi mi accingo a parlare con Marco Belelli, accanto a me, che io ricordavo nelle vesti televisive del "Mago Otelma" e che ho scoperto essere persona di grande passione e lucidità politica.

Mi ha rivelato di essere militante radicale da 21 anni e che il primo Congresso radicale al quale partercipò fu quello di Bologna nel 1988 e che a quest'assise avrebbe voluto presentare una mozione per una totale lotta alla Casta ed ai suoi privilegi; per l'abolizione della Legge Merlin con la conseguente regolamentazione della prostituzione e per l'integrazione della Turchia nell'Unione Europea a patto che questa rispetti i diritti umani e civili di tutti a cominciare da quelli dei curdi e degli armeni.
Il dibattito congressuale è poi iniziato attorno alle ore 12.30 con le relazioni delle Commissioni a partire dal diritto di famiglia che, secondo i radicali dovrebbe essere riformato introducendo le cosiddette Unioni di fatto indipendentemente dall'orientamento sessuale (come peraltro avviene in quasi tutta Europa) proseguendo con la necessità di introdurre norme repressive per quanto concerne la violenza sulle donne sino a giungere all'abolizione della legge 40 sulla fecondazione assistita.
Nonostante gli interventi dei socialisti Francesco Mosca e Roberto Villetti dello Sdi sulla necessità di riaffermare la laicità dello Stato, essi non sono stati accolti con grande calore dalla platea.
Sullo Sdi, infatti, pesa l'abbandono del progetto della Rosa nel Pugno che l'On. Villetti ha cercato di giustificare affermando che i socialisti e i radicali hanno purtroppo un modo diverso di far politica: i militanti radicali sono una specie di "azionisti" parte attiva nelle loro lotte; mentre i socialisti si sentono più legati all'apparato del partito.
Fatto sta che entrambi si collocano oggi nel centrosinistra per quanto gli umori di militanti e dirigenti radicali per questa collocazione siano tutt'altro che buoni.
Non c'è stato infatti intervento o dichiarazione che non abbia sottolineato come il nostro Paese sia sempre più arretrato sotto tutti i punti di vista e poco democratico nella fattispecie per quanto concerne il sistema dell'informazione (giudicata monolitica con tanto di dati e statistiche alla mano).
C'è infatti chi ha testualmente dichiarato: "In 18 mesi di presenza radicale al governo nulla è cambiato !".
Purtuttavia l'impressone che si è percepita fra militanti, iscritti e simpatizzanti è che ci sia tutto sommato una gran voglia di lottare contro l'ignoranza diffusa, il dogma, l'ottusità politica e clericale.
E soprattutto ho avuto modo di vedere molti giovani fra i 18 e i 30 anni, cosa rarissima di questi tempi in un Congresso di partito.
Giovani provenienti un po' da tutta Italia che si sono pagati vitto e alloggio e che non sono stati "foraggiati" dall'apparato come spessissimo accade nei partiti che se lo possono permettere (anche grazie ai lauti finanziamenti pubblici ai partiti stessi, ottenuti in proporzione al loro peso elettorale).
Marco Pannella, nell'intervento delle ore 17.30 ha detto una frase che penso possa valere a sottolineare lo spirito dei radicali di oggi eredi di quelli di ieri: "L'etica della responsabilità è la premessa per l'etica della libertà". E come non dargli torto in un Paese che storicamente, ahinoi, ha sempre cercato di scaricare le proprie responsabilità su qualcun altro e che la parola "libertà" è sempre stato uno slogan scandito da tutti ma mai praticato, in quanto forse neanche conosciuto e/o sperimentato.

Sul Congresso, tuttavia, pesa un grande assente forse ingiustificato: Daniele Capezzone. E qui mi fermo e preferisco non andar oltre nella questione.
Per quanto concerne il futuro dei radicali, invece, bisognerà attendere il corso degli eventi...."nelle prossime ore, minuti, forse" come ci avverte qualcuno.

Lo storico dirigente radicale Sergio Stanzani (che fondò il primo Partito Radicale negli anni '60, con Ernesto Rossi e altri liberali ed  azionisti), tornando alla questione della Rosa nel Pugno ha ad ogni modo rivendicato il suo essere incondizionatamente da sempre liberale e non socialista in quanto essere liberale significa di per sé occuparsi di problemi sociali e, ha concluso con una riflessione che forse è nei cuori dei radicali di oggi e non solo: se il sogno di Mario Pannunzio e degli Amici de "Il Mondo" si realizzasse davvero, ovvero se nascesse una Terza Forza laica e liberale, la battaglia per una piena democrazia sarebbe inevitabilmente e finalmente vinta.
"Lo credo anch'io", penso dentro di me.

Luca Bagatin

Vorrei dedicare quest'articolo a diverse persone che mi hanno reso la giornata di ieri parcolarmente amabile.
Innanzitutto a Mina Welby che ieri mattina mi ha "buttato giù dal letto" inviandomi un affettuoso sms di "Buona giornata" alle ore 6.50 e che un mese fa mi invitò calorosamente a presenziare al Congresso.
A Marco Belelli per avermi fatto conoscere un "Divino Otelma" dal "volto umano".
A Paola Scaramuzza, amica e militante radicale di sempre che mi ha riportato ai tempi in cui raccoglievamo le firme e attaccavamo i manifesti in solitaria (e a Trieste salimmo sulla ruota del Luna Park come bambini nonostante non solo non ne avessimo l'età, ma neanche il fisico).
Al raggio di sole dai capelli dorati e riccioluti che incontrai al Congresso in serata, fra una sigaretta e l'altra, chiamato Paola Vadalà: giovanissima insegnante di lettere di Taranto il cui più grosso cruccio sono gli studenti che sbagliano l'accento sulla "e".



9 giugno 2007

Cannocchiale, ma vai un po' a.... Le proteste aumentano (attenzione: contiene un mio articolo sulla libertà)

"Occorre fermare il declino. E il miglior modo per incominciare a farlo è ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulla storia d'Italia dell'ultimo decennio e sulle pagine che ci accingiamo a scrivere".
Enrico Cisnetto

"Il destino di una società dipende sempre da minoranze creative"
Arnold J. Toynbee


PREGO, RIPRISTINARE LA PIATTAFORMA PRECEDENTE IN TUTTE LE SUE FUNZIONI

E' un fatto sufficientemente drammatico (per chi ha investito tempo ed energie, almeno) vedere che con l'avvento della nuova piattaforma del Cannocchiale le impostazioni grafiche di questo e di altri blog sono completamente saltate producendo immagini sconnesse e/o cancellando le stesse (si vedano i post precedenti di questo blog ove le immagini hanno stravolto l'impostazione del testo e altri blog  ove le immagini si sono trasformate in minuscoli "punti di domanda").
Ieri mi hanno contattato diversi blogger fra cui Barazdelleparole (intenzionato a non proseguire nella gestione del suo blog), IlMale e Myriam, tutti scontenti della nuova piattaforma che nei fatti NON ha portato alcuna innovazione sostanziale se non disagi e problematiche di vario tipo: dalla ingestibilità dei post se non mezzo codici html sconosciuti ai "profani"; dalla scomparsa della lista dei preferiti; dall'obbligatorietà di inserire di volta in volta il proprio link nel postaggio dei commenti ecc....
Ora, personalmente non ho alcuna voglia di lavorare in un blog pasticciato per cui personalmente penso proprio che, se fra una settimana non saranno ripristinate le funzioni precedenti, semplicemente smetterò di postare.
Ho già avvisato il Cannocchio ed invito tutti coloro i quali riscontrano un PEGGIORAMENTO ed una INGESTIBILITA' della nuova piattaforma ad inviare formale mail all'indirizzo: info@ilcannocchiale.it con oggetto: PREGO, RIPRISTINARE LA PIATTAFORMA PRECEDENTE IN TUTTE LE SUE  FUNZIONI ed indicando nel testo tutte le vostre problematiche nonché la minaccia di abbandonare completamente il Cannocchiale (il che per loro sarebbe anche un danno economico).
Penso che, se saremo in tanti, ci dovranno ascoltare per forza.
Personalmente sono affezionato al mio blog (ed alla precedente piattaforma che ho sempre giudicato la migliore in assoluto del web e l'ho consigliata ad un sacco di blogger di altre piattaforme) tanto quanto alla mia vita.
Purtuttavia non sono disposto a scrivere e a lavorare creativamente nel "caos".
Di seguito e per i prossimi 6 giorni vi ripropongo e riproporrò i vecchi post (perché di nuovi QUI non mi va di scriverne) che giudico più significativi e che riassumono un po' tre anni di attività politica e soprattutto culturale nel web.

Luca Bagatin




LA LIBERTA' VA CONQUISTATA
by Luca Bagatin
(pubblicato recentemente sul quotidiano di Società Aperta "Terzarepubblica.it" diretto da Enrico Cisnetto)

"Quando il cittadino è passivo è la democrazia che s'ammala"
Alexis Charles de Tocqueville

Chissà se si arriverà mai alla consapevolezza che oggi noi possiamo scrivere sulla stampa, sui nostri blog, sul web, parlare e discutere "liberamente" solo grazie ai sacrifici di chi ci ha preceduto. Ai sacrifici di persone che hanno pagato in prima persona, spesso con la vita, e/o portando su sé stesse i segni del martirio.
Chissà se si arriverà mai alla consapevolezza che la libertà non è mai cosa dovuta, ma che essa va conquistata. Conoscete il significato di questa parola? Mai meritata, questo no. Chissà se si arriverà mai alla consapevolezza che chi si riempie la bocca della parola "libertà" financo a fare di essa uno slogan compie un profondo e subdolo crimine contro l'umanità.
La parola, se non preceduta dal pensiero e seguita dall'azione è menzogna. Essa è illusione. Ed illudere un nostro compagno, amico, fratello, equivale a privarlo della sua dignità di essere vivente. Ci avete mai riflettuto? No? Del resto non vi può essere libertà senza giustizia, né giustizia senza libertà (come diceva Carlo Rosselli. E giustizia e libertà vanno conquistate, ma esse potranno essere conquistate se e solo se prima faranno parte del nostro/vostro essere. Quando saranno da noi/voi interiorizzate. Non fatevi incantare dalle facili promesse ma vivete come se foste completamente soli e non poteste contare su nessuno tranne su voi stessi. Approfondite e non lasciate mai che altri decidano per voi. Aprite gli occhi. Cadete e poi rialzatevi (anche se vi ci vorranno anni e forse più). Testimoniate il vostro essere vivi (quando avrete preso coscienza che sino a ieri eravate solo "ritornanti", "morti viventi"). AscoltateVI.
Cercate di comprendere i vostri Doveri (verso voi stessi, i vostri cari, la vostra nazione, l'Umanità) prima che il pretendere diritti (leggete in proposito "Doveri dell'uomo" di Giuseppe Mazzini, ma non lggetelo come si legge un qualsiasi libro. Interiorizzatene il contenuto. Fatelo vostro). E non credete mai in nulla (a partire da quanto ho qui sopra affermato) se prima non l'avete sperimentato di persona.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini