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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 agosto 2014

L'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla realpolitik fondata sull'economia e sul potere dei governi. Gli esempi di Bolivar, Garibaldi, D'Annunzio, Peron e Chavez

In un articolo di luglio focalizzammo l'attenzione sulla questione latinoamericana, contrapponendola a quella europea. Scrivemmo, in particolare: “Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi”. E, a proposito dell'Europa scrivevamo: E” vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile”.

In questo senso, volendo parlare dell'epopea di Bolivar e Garibaldi, ci rendiamo conto che questi eroi erano eroi (anti)politici. Non dimentichiamo mai che Giuseppe Garibaldi, prima di abbandonare per sempre il suo seggio al Parlamento italiano, per tornarsene nella sua Caprera a fare il contadino, schifato dalla politica post-risorgimentale dell'epoca, dichiarò: “Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca”. Così come (anti)politici – ma ingiustamente definiti in senso spregiativo “populisti” - furono il Generale Juan Domingo Peron ed il Comandante Hugo Chavez.

Figure del nostro recente passato, Peron e Chavez offrirono tanto al popolo argentino quanto al popolo venezuelano, una prospettiva “terzista”, alternativa rispetto al Potere statunitense e sovietico, alternativa alla destra ed alla sinistra, attraverso una chiave terzomondista ed umanitaria. Peron e Chavez, in sostanza, stavano, almeno idealmente, dalla parte dei poveri e dei diseredati sfruttati dalla corruzione e dalla politica-partitica e pseudo-democratica che, allontanatasi dall'Agorà greca, ha costituito una nuova oligarchia.

L'oligarchia dei Roosvelt che fecero uscire gli USA dal sistema aureo, ovvero vietarono la conversione del dollaro in oro, costringendoci all'attuale signoraggio bancario (consideriamo che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta non corrisponde affatto alle riserve auree possedute da ciascuno Stato e ciò a tutto vantaggio delle Banche Centrali e dei Governi); l'oligarchia dei Truman e dei Kennedy, noti guerrafondai ed imperialisti, colonizzatori di Stati indipendenti; l'oligarchia dei Clinton e dei Bush, altrettanto guerradondai, come i loro precessori, che contraddissero l'esempio libertario e umanitario dei Padri Fondatori degli USA quali George Washington e Thomas Jefferson, i quali affermavano che la nazione americana avrebbe dovuto basarsi sul non interventismo, secondo il motto di Jefferson: “Pace, commercio e amicizia tra tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”.

In questo senso, il XX ed il XXIesimo secolo hanno visto il consolidarsi negli USA - che di fatto condizionano l'economia e la politica europea e mondiale - di un'alleanza fra liberal e neocon. Fra Partito Democratico in salsa roosveltian-fascio-kennedyana e destra neofascista in salsa famiglia Bush. Un'alleanza anti-libertaria smascherata solamente da personalità quali Barry Goldwater e Ron Paul e dagli antimperialisti quali Peron prima e Chavez, Lula, Morales e Kirchner negli ultimi anni. Per non parlare del Vate italiano Gabriele d'Annunzio nei primi anni del '900, il quale non solo non lesinò critiche alla casta politica (“Veramente sembra che l'Italia non possa assistere allo spettacolo che dà la casta politica se non con le narici turate, come quei cavalieri dei suoi vecchi affreschi fermi davanti ai cadaveri verminosi nelle bare senca coperchio”), ma lanciò invettive anche contro l'economia come mera fonte di accumulazione della ricchezza: “Dovunque la lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”.

Il libertarismo e l'(anti)politica, dunque, smascherano la realpolitik e la costringono ad un confronto mediatico, per quanto i media tendano ad oscurare ed a mascherare l'(anti)politica, il libertarismo classico, il socialismo libertario, le posizioni terziste, oltre la destra e la sinistra, le posizioni che, di volta in volta, saranno bollate come “populiste”, “fasciste”, “comuniste”, “golpiste” o “reazionarie”.

Juan Peron era un Giustizialista. Hugo Chavez un Bolivariano.

Il limite dei due fu, semmai, un certo attaccamento al potere. Perché il potere è seduttivo e finisce per fagocitare gli uomini di contro-potere. Quando si scende nell'arena politica, nella competizione elettorale, si finisce spesso per perdere per strada gran parte delle buone intenzioni originarie.

Purtuttavia, ciò che ci interessa qui analizzare, sono le prospettive. Le prospettive di un Chavez che, nel 1992, si ribella alla corruzione che dilaga nel suo Paese, il Venezuela. Alla corruzione dei partiti e della politica e progetta un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe (anti)politico e libertario dell'America Latina.

Allorquanto Hugo Chavez lancia, fra il 1994 ed il 1995, la sua campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compie un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.

E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela, guidato oggi dal Presidente Nicolas Maduro - evoluzione del Movimento Quinta Republica – ha nuovamente la maggioranza dei seggi, pur con risultati non sempre soddisfacenti.

Il potere, ad ogni modo, è un brutto cancro e Maduro dovrebbe ricordarselo, così come tutti noi dovremmo sempre aver presente l'esempio di Bolivar, Garibaldi e del D'Annunzio dell'impresa di Fiume. Eroi con risultati alterni, grandi condottieri, ma animati unicamente dalla ricerca dell'amore per la libertà e della libertà come visione d'amore per l'umanità.

In questo senso l'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla politica, sulla realpolitik fondata sull'economia, sul mercimonio, sul potere dei governi e delle banche centrali, ovvero su un debito pubblico che, ogni economista serio sa bene, è impagabile ed è fonte unicamente di sfruttamento dell'individuo.

Il lungo ragionamento che abbiamo fatto potrebbe riassumersi in un'unica frase che, forse, potrebbe essere un piccolo incentivo all'uscita dalla crisi (che prima di tutto è umama, di valori, di mancanza d'amore fra gli individui): i popoli, anziché continuare ad eleggere e/o a seguire pedissequamente i propri rappresentanti, dovrebbero raggiungere un livello di evoluzione umana tale da imparare ad autogestirsi e ad auto-governarsi.

Questa è l'essenza dell'insegnamento dei nostri Padri storici e degli Eroi di un passato che è lì, pronto per essere riscoperto.


Luca Bagatin




18 agosto 2014

Interviste su Ritratti di Donna: l'ultimo saggio di Luca Bagatin



Per chi se le fosse perse, ripropongo qui l'intervista che ha relizzato PNBOX, la web tv del pordenonese, nonché l'intervista che mi ha fatto Debdeashakti, autrice della prefazione al mio saggio e nota artista dell'eros, presso il Parco di Piazza Vittorio Emanuele a Roma, di fronte alla Porta Alchemica.
Come si evince dalle mie dichiarazioni, Ritratti di Donna è, oltre che un saggio sull'universo femminile, anche un pretesto per parlare di politica, (anti)politica, cultura e (contro)cultura, ovvero di diritto alla libera sessualità, diritto alla vita e diritto alla morte, nonché per ricercare una nuova dimensione spirituale ed una nuova visione del mondo.
Una dimensione che guardi alla donna come fulcro centrale di una nuova umanità ed all'erotismo, oltre che all'esoterismo, quali nuove forme di non-potere e di non-ideologia
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Per acquistare Ritratti di Donna clikka qui e segui le istruzioni:
http://www.iperedizioni.it/dettaglio.aspx?l=253&h=1




21 luglio 2014

In difesa del matrimonio omosessuale, dell'eutanasia e del suicidio assistito. Ovvero in difesa dell'Amore

Mi lascia davvero perplesso e basito leggere che addirittura c'è chi scrive libri e fonda circoli per proibire cose che già di fatto in questo retrogrado e corrotto Paese sono proibite, ovvero il matrimonio omosessuale, il suicidio assistito e l'eutanasia. E vuole addirittura proibire ogni forma di aborto, costringendo la società, di fatto, al ritorno all'aborto clandestino, con tutto ciò che ne conseguirebbe.

Personalmente ho sempre pensato che la mentalità proibizionista sia il prodotto della mancanza d'amore, ovvero di profonde ferite psichiche e dell'anima della persona proibizionista. E' in effetti assurdo che una persona possa imporre la sua personale visione della cose ad altre persone, attraverso la promozione di leggi punizioniste/proibizioniste.

Tanto più se a proporlo sono magari persone divorziate e che in passato hanno persino ammesso di essersi innamorati di persone diverse dal proprio partner !

La fedeltà e l'impegno coniugale – indipendentemente dal sesso dei contraenti – riteniamo sia un valore umano molto profondo. E chi non lo rispetta, beh, affar suo, ma sappia che qualche problemino in ambito sentimentale e umano ce l'ha.

Vi sono coppie omosessuali che questo problema non l'hanno mai avuto e sono sentimentalmente stabili da anni. Perché negare loro l'adozione di un figlio che sono in grado di accudire ed amare ?

I politicanti pensano mai al concetto di “amore” allorquando propongono e talvolta impongono le loro leggi al popolo inconsapevole e inerme ?

Verrebbe davvero da chiederselo.

Verrebbe da chiedersi perché due persone non possono liberamente amarsi, convivere e vedere i loro diritti legalmente riconosciuti. Verrebbe da chiedersi perché una persona che soffre non può avvalersi dell'eutanasia o del suicidio medicalmente assistito con tanto di consulenti psicologici di supporto.

Verrebbe da chiedersi, in sostanza, se l'Italia sia un Paese civile e democratico e la nostra risposta è da sempre la medesima: non lo è.

E, se a ciò aggiungiamo il fatto che vi sono attivisti invasati ed ideologizzati (figli di una cattiva interpretazione del messaggio del Cristo, che non conoscono punto, in quanto non in grado di amare il prossimo) che si accaniscono contro aspetti che già nel nostro Paese non sono legali, allora c'è davvero di che preoccuparsi.

Quando fondammo “Amore e Libertà”, oltre un anno fa, pensammo anche a questo. A quanta strada il nostro Paese debba fare prima di potersi dire progredito, civile, umano. Siamo forse diversi sall'Iran o da molti altri Paesi proibizionisti e teocratici ? L'unica strada, l'unica via d'uscita dalla società proibizionista e teocratica è la diffusione di una cultura umanitaria e sentimentale. Legata al diritto di ogni singolo individuo di autogestirsi e di autodeterminarsi secondo le leggi della natura e non già secondo quelle dell'autoritarismo, della religione, dell'economia e del Potere.

La strada è ancora lunga, certamente, ma non smetteremo di batterci in ogni luogo sia possibile farlo.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà” (nella foto con Debdeashakti)
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it



19 marzo 2014

Barry Goldwater: un vero conservatore libertario

Recentemente, in um mercatino delle pulci, ho trovato un vecchio libro scritto da Barry Goldwater dal titolo “Il vero Conservatore” (titolo originario: “La coscienza di un Conservatore”), pubblicato negli Anni '60 - in Italia - dalle edizioni de Il Borghese.

Ora, chissà quanti si ricorderanno di Goldwater e del fatto che, nel 1964, fu il candidato Repubblicano alle presidenziali degli Stati Uniti d'America, ma fu sconfitto dal Democratico Lyndon Johnson.

Goldwater, pur forse dimenticato dai più, fu un Libertario sino alla fine, oltre che fiero Repubblicano e Conservatore e, in questo senso, fu figura emblematica del panorama politico dell'Occidente.

Libertario in fatto di diritti civili e libertà economiche, ovvero favorevole ad aborto, diritti degli omosessuali e legalizzazione della cannabis, nonché favorevole allo Stato minimo.

Ne “Il vero Conservatore”, infatti, Goldwater illustra la sua prospettiva anti-statalista, ovvero per il rispetto della Costituzione degli USA, la quale non contempla affatto l'esistenza di un Governo dinamico, bensì l'esistenza di un Governo che garantisca le libertà e dunque la presenza di uno Stato non invasivo nella vita e nelle tasche dei cittadini.

In questo senso, lo spirito libertario di Goldwater – che è il medesimo del Repubblicano Ron Paul di oggi – era dunque conservatore, ovvero atto a conservare i principi dei Padri Fondatori degli USA iscritti nella Costituzione.

In questo senso Goldwater critica l'obbligo per i lavoratori di iscriversi al sindacato, il quale non tutela altri che i propri dirigenti e la politica di questi a favore di questo o quel candidato alle elezioni. Egli critica altresì l'invasività del Governo in fatto di agricoltura, stato sociale ed istruzione. Barry Goldwater crede unicamente nella riduzione della spesa pubblica, che grava tutta sulle spalle degli onesti lavoratori americani. E, dunque, crede in una tassazione minima, per nulla progressiva, ma atta a pretendere una uguale percentuale della ricchezza di ciascuno, e non di più.

Lo spirito di Goldwater - oggi incarnato, come dicavamo, da Ron Paul - rappresenta purtroppo una minoranza libertaria all'interno del Partito Repubblicano USA, ma è l'unico che è stato ed è in grado di arginare le spinte social-burocratiche, assistenzialistiche, parassitarie, invasive ed autoritarie dello Stato e dei Governi (che sono state tipiche - negli USA - dei Roosvelt, dei Kennedy ed oggi di Obama).

Una bellissima frase scritta da Goldwater ne “Il vero Conservatore” e che racchiude il suo testamento politico, non a caso, è la seguente: Il momento verrà in cui affideremo la condotta delle nostre faccende a uomini in grado di comprendere che il loro primo dovere come funzionari pubblici è di spogliarsi del potere che è stato dato loro. Verrà quando gli americani (…) decideranno di eleggere l'uomo che avrà promesso di applicare la Costituzione e di restaurare la Repubblica.

Un pensiero profondo, contro il Potere politico invasivo ed autoritario. Un pensiero di un vero amante della legge fondamentale del suo Paese, l'unica in grado di preservare le libertà dei cittadini dalle spinte burocratiche dei malgoverni di sempre.


Luca Bagatin



17 marzo 2014

Sull'eutanasia ed il suicidio assistito. Tolleranza al di là delle leggi

Sa femina accabadora era, nei tempi arcaici, in Sardegna, una figura femminile avvolta in uno scialle nero, chiamata dai parenti al capezzale del congiunto sofferente che stava per spirare. L'accabadora portava con sé un martello di legno, un matzolu, come si dice in gergo sardo, che, una volta al capezzale del morente, dopo averlo accarezzato, gli assestava un colpo secco alla nuca. Tutto, nei tempi antichi, accadeva nel più assoluto riserbo, nella più assoluto rispetto della vita e dunque della morte. Nella più assoluta compassione per il sofferente.

Sa femina accabadora, oggi, nei tempi ormai postmoderni, non esiste più. E, se esistesse, sarebbe perseguita per e dalla legge, mentre, nella Sardegna che fu, era tollerata sia dalle istituzioni statali che religiose. Ne comprendevano entrambe, infatti, il ruolo sociale ed umano, tramandato nei secoli.

Oggi sento Angelino Alfano, Ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra affermare, testualmente che: “la persona viene prima dello Stato, non può essere il Parlamento a dare e a togliere la vita”.

Messa così la frase sono d'accordo con lui ed aggiungo, come soleva sempre dire Roberta Tatafiore - pasionaria dei diritti delle donne, scrittrice, militante impenitente che per lungo tempo si occupò di legalizzazione della prostituzione, di storia della pornografia e, negli ultimi anni, di eutanasia e di suicidio assistito (al punto che decise di uccidersi, consapevolmente, nell'aprile del 2009) - ritengo che, ove avanza la legge, si riducano le libertà degli individui.

Per cui è vero: non può essere il Parlamento, la legge, a decidere se una persona deve vivere o morire.

La vita – cito ancora Roberta Tatafiore – appartiene a ogni individuo libero di affidarla a chi vuole, in base a ciò che gli suggerisce la coscienza.

In questo senso, la civilissima Svizzera ha stabilito, già dal 1940, che può essere punita l'istigazione al suicidio solo se essa avviene “per motivi egoistici”. In tal senso, interpretando dunque la norma “al contrario”, sono tollerate associazioni come Dignitas ed Exit che accompagnano la persona che decide di farsi praticare il suicidio, alla morte. La accompagnano, esattamente come faceva sa femina accabadora, solamente con metodi più civili e moderni: una puntura, una pillola, in modo che l'individuo non senta alcun dolore, non provi alcuna sofferenza.

Ora, io non so che cosa davvero Angelino Alfano volesse affermare, ma, stando alla sostanza delle sue parole, la tollerenza relativamente all'esistenza di strutture private in grado di accompagnare la persona che, per qualsivoglia motivo, decida di morire, è l'unica strada davvero civile e praticabile. Lo Stato e la politica ne rimangano fuori, perché, ogni qual volta hanno tentato di legiferare (vedi il famigerato testamento biologico), hanno semplicemente ridotto le libertà degli individui.

Sarebbe ora di tornare a parlare, dunque, relativamente a tali tematiche, senza preclusioni ideologiche. Imparando a tollerare, a comprendere, ad amare davvero la coscienza di ciascuno, senza condannare nessuno ad un'incivile sofferenza fisica, morale, psichica, umana.


Luca Bagatin



18 febbraio 2014

Dimmi quando tu verrai ! (come together all together !)


Quando Ilona Staller mi disse: "Luca, sembri un mafioso russo !"
Ed io: "..."




Quando Debdeashakti (autrice della prefazione del mio prossimo libro "Ritratti di donna" - Ipertesto Edizioni) mi disse: "Luca, sembri un cartone animato !"
Ed io: "Sì, ha ragione ! Un Barbapapà peloso che fuma il sigaro"




18 settembre 2013

E' online il sito di AMORE E LIBERTA': l'alternativa Risorgimentale all'antipolitica dei partiti


www.amoreeliberta.altervista.org





Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo
.


Official blog
www.amoreeliberta.blogspot.it



14 luglio 2013

Una riflessione sulle recenti forme di violenza ed il senso politico-culturale di "Amore e Libertà"




Saranno questioni diverse fra loro, ma personalmente non lo credo più di tanto.

Le minacce sul web contro Mara Carfagna, gli insulti razzisti del leghista Roberto Calderoli (sic !) all'indirizzo del Ministro dell'Integrazione Cécilie Kyenge e l'attentato contro il liceo antiomofobo "Socrate" alla Garbatella, a Roma, mi fanno pensare ad un propagarsi di ingiustificata, sciocca e becera violenza gratuita, ovvero l'esatto opposto di ciò che un Paese ed un Mondo in crisi dovrebbero attendersi.

Da tempo, ritengo che la vera crisi che stiamo vivendo non sia tanto economica, quanto piuttosto di cultura e di personalità.

Nel primo caso l'Italia ha perduto ogni tipo di memoria storica, non conosce il suo passato o, peggio ancora, se ne frega del medesimo.

Nel secondo caso l'italiano medio ha perduto e sta perdendo in stile e personalità e ciò lo spiegavo recentemente anche in un articolo ove parlavo dei modelli televisivi imbarbariti degli ultimi vent'anni, che poi sono i medesimi modelli che ritroviamo in politica e nella società senza idee né prospettive nel suo complesso.

Quando alla fine di maggio ideai il movimento-non movimento "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.blogspot.it), pensai anche e proprio a questa perdita di valori, di sentimenti e di prospettive degli italiani e non solo.

Occorre recuperare assolutamente memoria storica, approfondire chi siamo e da dove veniamo. Solo così possiamo comprendere gli altri ed aprirci al presunto "diverso", che comprenderemo non essere per nulla diverso da noi, ma componente di un Mondo pazzo quanto volete, ma ove c'è posto per tutti.

In secondo luogo occorre riprendere un po' di fiducia ed entusiasmo nelle proprie intrinseche capacità. E' facile invocare l'"uomo forte" in politica, ma la Storia - appunto – ha insegnato che gli "uomini forti" sono sempre stati degli emeriti imbecilli che hanno traghettato il Paese in imprese folli e fallimentari.

E' più difficile, sebbene sia più utile, pensare con la propria testa e pensare che, ciascuno di noi, potrebbe essere la classe dirigente del Paese. Se solo lo desiderasse, se solo lavorasse, studiasse, approfondisse affinché ciò possa essere effettivamente possibile.

Raggiungere un obiettivo costa fatica. I giovani di oggi non vogliono più fare fatica e preferiscono delegare. E lo fanno spesso anche le loro madri e i loro padri. E così, in una spirale senza fine, si è giunti alla crisi di memoria storica e di personalità ed abbiamo dunque permesso che a governarci ed amministrarci fossero incompetenti bramosi di Potere.

Anche questo, e non solo, ciò che vorrei dire attraverso "Amore e Libertà" che, significativamente, ha per icona-simbolo Anita Garibaldi, ovvero l'Eroina dei due Mondi, morta a soli 28 anni per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana del 1849.

Quante eroine e quanti eroi esistono oggi nel nostro Paese ?

Oggi nessuno, ma sta a ciascuno di noi diventare Eroina ed Eroe d'Italia, d'Europa, del Mondo, pena il mantenimento e l'aggravamento della crisi.

Crisi che permette tutt'ora ai governi, all'euro-burocrazia ed al sistema bancario di fare il bello ed il cattivo tempo alle nostre spalle.

Ma chi glielo ha permesso se non noi cittadini inconsapevoli, svogliati e disinteressati ?

Queste le premesse di "Amore e Libertà" che, oltre a ciò, presenta una serie di punti programmatici concreti, che qui desidero riportare per intero:


- vogliamo piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti);

- vogliamo che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente;

- vogliamo che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente;

- vogliamo lottare contro ogni forma di discriminazione, ovvero lottare contro il razzismo, l'omofobia, la massonofobia e l'odio religioso;

- vogliamo l'attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale;

- vogliamo l'istituzione dei parchi dell'amore;

- vogliamo lottare contro la vivisezione, ovvero proponiamo il rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente;

- vogliamo la legalizzazione della prostituzione;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”;

      - vogliamo che siano aboliti gli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane.


Punti posti sul tappeto che, ciascuno di voi/noi, può sviluppare, propagandare e/o approfondire a suo piacimento.

Senza professioni di fede, come purtroppo accade nelle chiese, nelle conventicole e nei partiti.


Luca Bagatin (nella foto con Ilona Staller e Ursula Davis)



3 luglio 2013

La più grande delusione politica della mia vita, ovvero quella con il Partito (il)Liberale Italiano (e viva ora e sempre Ilona Staller !)



Poteva essere un'esperienza vitale, erotica ed utile.
E' stata un'esperienza mortifera, triste e inutile.
La presenza di Ilona Staller e del sottoscritto nelle liste del Partito Liberale alle comunali di Roma non è stata né valorizzata né compresa dal partito (o, meglio, da ciò che ne resta) stesso.
L'idea che avevo in mente allorquando proposi alla dirigenza del PLI la candidatura Staller (parliamo del gennaio 2013) era molto chiara e si sostanziava in almeno tre punti:

1) rilanciare la cultura dei diritti sociali e civili.

2) rendere Roma finalmente una città vivibile, civile, europea, sessualmente intrigante, con parchi dell'amore, luoghi attrezzati per disabili, anziani, bambini e animali.

3) erotizzare la cultura laica e liberale, ovvero rendere nuovamente vitale un partito o più partiti (visto che la medesima proposta la lanciai anche al PRI e a tutta l'area laica) ormai morti, ovvero auto-suicidatisi per aver dato credito a Segreterie nazionali senza alcun costrutto né prospettiva.

Purtroppo l'idea della Dirigenza "liberale" retta da Stefano De Luca ed Enzo Palumbo era evidentemente un'altra, ovvero utilizzare Ilona Staller-Cicciolina quale "specchietto per le allodole mediatico".
Ciò si è visto sia nella prima conferenza stampa dal sapore feticistico, ove Ilona dovette esibirsi in foto che mostravano la "tessera del PLI" e nella candidatura a Sindaco non già dell'eroina Cicciolina come aveva proposto il sottoscritto, bensì della candidatura di un ragazzo politicamente sconosciuto e oltretutto inneggiante ai fratelli Kennedy, noti simpatizzanti del fascismo e noti per essere stati eletti con i voti della mafia (si vedano le biografie di Pier Carpi e di Lanfranco Palazzolo, già dal sottoscritto recensite).
Come se ciò non bastasse, dopo aver messo Ilona in secondo piano, relegata a "bandiera mediatica", al secondo turno codesti dirigenti "liberali" hanno ben pensato - senza avvisarci - di appoggiare l'estremista di destra Gianni Alemanno che, peraltro, in questi anni ha distrutto Roma assieme a amici, parenti e conoscenti.
Ora, il sottoscritto e Ilona, in tutti i nostri comunicati stampa abbiamo scritto che la nostra candidatura nasceva contro la partitocrazia e l'inciucio Pd-PdL e questi qui che fanno ? Appoggiano il peggio del peggio, ovvero Alemanno !
Al danno la beffa e i cocci sono stati nostri al punto che i risultati del partitino "liberale" sono stati oltremodo deludenti: nemmeno 900 voti in tutto, ovvero una sconfitta che si poteva evitare se si fosse candidata Ilona Staller a Sindaco con il nostro programma antipartitocratico, colorato, per la gente, per i diritti, per le libertà sessuali e per una Roma che avrebbe potuto tornare ai fasti di Ernesto Nathan.
Lasciamo dunque codesti "liberali" al loro grigiore, ai loro debiti (anche nei confronti degli elettori) ed al totale oblìo e, con l'associazione che ho ideato - "Amore e Libertà" - cerchiamo di costruire un'alternativa a questa triste politica che, da oltre vent'anni, danneggia il cittadino e lo sta rendendo sempre meno consapevole del proprio potenziale e del proprio ruolo attivo nella società.