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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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3 aprile 2015

La fine della sovranità nazionale. L'alternativa alla dittatura del danaro proposta da Alain De Benoist

Come siamo arrivati alla crisi economica globale ? Come siamo arrivati a perdere potere d'acquisto ? Come siamo arrivati ad essere spremuti come limoni da Stati europei che hanno, conseguentemente, ridotto drasticamente il welfare, i servizi pubblici e privatizzato indiscriminatamente ?

Come siamo arrivati, dunque, a perdere la nostra sovranità nazionale in favore di un'economia globalizzata, governata da lobby, multinazionali e sistema bancario ?

Alain De Benoist, scrittore, filosofo ed intellettuale francese dei nostri giorni ce lo spiega in un bellissimo ed agile saggio che andrebbe letto da ogni cittadino e da ogni personalità politica intellettualmente onesta, pubblicato in Italia da Arianna Editrice con introduzione di Eduardo Zarelli e dal significativo titolo: “La fine della sovranità – Come la dittatura del denaro toglie potere ai popoli”.

De Benoist ci spiega che la fine del mondo è avvenuta. Pressoché senza che ce ne rendessimo conto, spalmata su più decenni. Nel “vecchio mondo” i bambini sapevano leggere e scrivere, venivano ammirati gli eroi e non le vittime, la politica non era ancora al servizio dell'economia e vi erano frontiere che garantivano ai popoli di vivere tranquillamente, all'interno di una società che conoscevano.

Il “nuovo mondo”, diversamente, ha spazzato via tutto. E' diventato liquido, in nome dell'ideologia del danaro, del capitalismo, del libero-scambismo, dell'ideologia del desiderio – ovvero dell'egoismo - e, nei fatti, ha reso schiavi i popoli e li ha omologati. Un mondo osannato sia da quella che De Benoist definisce la “destra finanziaria” che dalla “sinistra multiculturale”, che si regge su quella che è definita la governance, ovvero una sorta di cesarismo finanziario che governa i popoli tenendoli in disparte rispetto a qualsiasi decisione democratica e civile.

E' così che, l'Europa, sotto la spinta delle politiche di austerità, sta scivolando nella recessione, con un costante aumento della disoccupazione e l'altrettanto costante smantellamento dei servizi pubblici ed il conseguente crollo del potere d'acquisto delle persone, che, sempre più, stanno scivolando nella povertà.

Alain De Benoist, profondo critico del capitalismo, spiega nel suo saggio come un tempo l'internazionalizzazione degli scambi commerciali non ha mai implicato l'integrazione delle diverse comunità umane in un'unica società di mercato. Le merci potevano circolare liberamente, ma ciò non ha mai impedito ai singoli Stati di esistere. Attualmente, invece, assistiamo sia all'esportazione di capitali attraverso investimenti all'estero, sia al fenomeno della delocalizzazione delle imprese, che sfruttano manodopera a basso costo in Paesi ove è più conveniente reperirla - o che magari hanno legislazioni meno restrittive in materia ambientale - , causando pertanto disoccupazione ove la manodopera è ritenuta più costosa e danni all'ambiente e all'ecosistema.

Il capitalismo speculativo e finanziario, dunque, ha preso il posto del capitalismo industriale e di mercato e pertanto, siamo completamente sottomessi alla logica del profitto e l'economia, di fatto, governa sulla politica e sui cittadini.

La globalizzazione o, come la definisce De Benoist, la mondializzazione, volendo integrare il mercato locale in un grande mercato planetario, ha soppresso ogni misura protezionistica, a tutto svantaggio, peraltro, delle colture e dei prodotti tipici locali, impoverendone i produttori e costringendoli a chiudere le loro imprese.

La globalizzazione, dunque, il cui processo è diventato inarrestabile nel corso degli Anni '80 e '90, non consiste più tanto in scambi commerciali, quanto piuttosto nella circolazione mondiale dei capitali. Il reddito finanziario diventa così ben più importante rispetto alla funzione produttiva e così i mercati si distaccano totalmente dalla produzione reale di beni e servizi e, come spiega ottimamente De Benoist, l'impennata dei dividendi degli azionisti in borsa impone che i salari dei lavoratori diminuiscano, pur in presenza di un'elevata produttività del lavoro !

I veri perdenti della globalizzazione, dunque, sono i cittadini.

Sino a qualche decennio fa la politica degli Stati si fondava su tre pilastri: sovranità economica, sovranità militare e sovranità culturale. Oggi non è decisamente più così.

E' così che i sostenitori della globalizzazione e del capitalismo hanno trovato il sistema per porre gli Stati al loro servizio attraverso l'indebitamento dei medesimi con il sistema bancario privato e, a loro volta, gli Stati si sono messi al servizio dei mercati finanziari e delle agenzie di valutazione, al fine di rendersi più “appetibili” nei confronti degli investitori privati.

E' così che la gran parte degli Stati europei, dagli Anni '90, ha iniziato un'attività di privatizzazione selvaggia, indiscriminata e spesso di svendita e di regalìa. I politici che alle privatizzazioni si opponevano, del resto - come Bettino Craxi in Italia - sappiamo bene come sono stati liquidati (sic !). I mercati, poi, sono stati ulteriormente deregolamentati ed il welfare state è stato ridotto all'osso, così come sono stati ridotti all'osso i bilanci di scuola, ricerca e santità e la legislazione sul lavoro è stata resa sempre più flessibile, ad uso e consumo del capitale e dell'oligarchia finanziaria.

La scuola, come scrive De Benoist nel suo saggio, è stata trasformata – da luogo di cultura e formazione – in luogo di prestazione di servizi e anticamera del lavoro.

Conseguentemente gli Stati hanno iniziato a rinunciare alla loro sovranità giuridica affidandosi ad organismi internazionali; alla loro sovranità finanziaria affidandosi, come già detto, alle banche private ed infine hanno riununciato alla loro sovranità di bilancio affidandosi alla Commissione europea, oggi Unione europea.

L'unico ambito nel quale gli Stati non hanno ceduto sovranità e, anzi, hanno investito, è la cosiddetta “lotta al terrorismo” (sic !).

Diversamente da quanto sostenuto dai neo-liberali e dai capitalisti, l'arricchimento da parte di tutti i Paesi, la riduzione delle ineguaglianze e l'arricchimento di tutte le economie non c'è stato. Anzi.

La povertà, l'ineguaglianza e l'esclusione sociale è aumentata a dismisura e oggi il 10% delle persone controlla controlla l'85% delle ricchezze mondiali !

L'esperienza dimostra, infatti, che è un'elevata protezione sociale e non politiche di austerità che favoriscono l'espansione economica. Ovvero l'esatto opposto di quanto sta avvenendo ora nella quasi totalità degli Stati d'Europa.

Venendo alla questione del debito pubblico, Alain De Benoist dedica un'intero capitolo alla questione. Innanzitutto ci spiega a chi dobbiamo pagare questo debito, ovvero alle banche private, alle assicurazioni, ai mercati finanziari ed ai fondi pensionistici. Gli istituti finanziari, poi, a loro volta, scambiano il debito che hanno “acquistato” in prodotti finanziari per poter speculare a loro volta sui mercati. Il debito di ogni Stato europeo è, pertanto, in mano ad azionisti privati stranieri !

Come se non bastasse gli Stati europei, fra il 2008 ed il 2009, hanno malauguratamente deciso di salvare le banche dal fallimento e, pertanto, hanno dovuto a loro volta contrarre prestiti sui mercati finanziari, aumentando così il loro già elevato debito pubblico ! Come se non bastasse, le banche salvate, si sono trovate così creditrici nei confronti dei propri Stati-salvatori. Il cosiddetto “cane che si morde la coda”, insomma !

Fra la fine degli Anni '40 e la metà degli Anni '70, anche le famiglie si sono indebitate a dismisura con le banche private, attraverso l'accensione di mutui per l'acquisto di immobili...sino a che si è giunti al 2007 allorquando le famiglie statunitensi – incapaci di risparmiare - non sono più state in grado di restituire i prestiti che avevano contratto. Ecco l'inizio della crisi globale.

Si consideri, poi, che dalla metà degli Anni '70, negli USA, non è stato più possibile convertire le monete in oro e ciò ha favorito la creazione di moneta sostanzialmente virtuale e, dunque, non più legata ad un valore reale.

Per quanto riguarda gli Stati europei possiamo dire che la gran parte dei debiti pubblici si trova nei conti correnti delle banche private, non essendo peraltro possibile alla Banca Centrale Europea prestare danaro agli Stati. Le banche private, invece, possono continuare a chiedere prestiti alla BCE a un tasso ridicolo dell'1%, per poi prestarlo agli Stati ad un tasso che va dal 3,5% al 7%. Se non è un vero imbroglio legalizzato a tutto vantaggio del capitalismo finanziario questo !!!!

Va da sé, dunque, che il debito pubblico degli Stati – con tanto di interessi - sia impagabile, per quanto gli Stati medesimi ci stiano imponendo assurde, inutili e dannose misure dittatoriali di austerità, con aumenti delle imposte dirette e indirette, con lo smantellamento dei servizi pubblici, con riduzioni del bilancio di settori chiave dell'economia nazionale, con politiche di flessibilità del lavoro. L'effetto, dunque, è che la crisi economica, anziché arrestarsi, finisce per aggraversi ogni giorno di più, con conseguente disoccupazione, perdita del potere d'acquisto e suicidi sempre più in aumento. Il capitalismo finanziario, dunque, non va sottovalutato e si sta rivelando la peggiore e più pericolosa delle dittature che l'Europa abbia mai subìto.

Quali le soluzioni suggerite da Alain De Benoist ? La BCE dovrebbe avere la possibilità di prestare danaro agli Stati o, meglio ancora, il debito pubblico andrebbe cancellato, ma ciò sarebbe possibile solo se tutti gli Stati fossero d'accordo nel chiederne la cancellazione.

Come se non bastasse, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), istituito nel 2012, stabilisce che ogni Stato membro deve contribuire in ragione del proprio PIL ad aumentare il capitale inizialmente fissato in 80 miliardi di euro, sino ad aumentarlo progressivamente a 700 miliardi di euro e, lo Stato contravvenente, potrà essere processato dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea !

Va da sé che gli Stati dell'UE hanno completamente perduto ogni sovranità e che i Parlamenti dei medesimi hanno solo formalmente la possibilità di dibattere sugli orientamenti di bilancio e sulla messa in opera.

Alain De Benoist spiega che l'uscita dall'euro potrebbe essere una soluzione, in quanto permetterebbe la svalutazione delle monete nazionali, ma avrà senso ed efficacia solo se tutti i Paesi decideranno, di concerto, di uscirvi.

Oltre a tale misura – per uscire dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei meccanismi dell'UE - andrebbe applicato un protezionismo europeo e nazionalizzate le banche, socializzando il credito.

Nel saggio “Le fine della sovranità”, De Benoist mette inoltre in guardia i lettori ed i cittadini tutti di fronte all'istituzione del “Grande Mercato Transatlantico” che di fatto ingloberà l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente, i diritti dei lavoratori.

“La fine della sovranità” è dunque un testo di Resistenza. Un saggio per menti pensanti che desiderano resistere ad una nuova dittatura che, questa volta, ha il volto “rassicurante” dello speculatore finanziario, del governatore europeo, del banchiere, del politico che si è fatto corrompere.

Un testo agile per chi vuole capire e non vuole farsi inglobare all'interno di un mercato che non ha scelto; da logiche che altri - nei salotti buoni di Bruxelles o di Washington - hanno stabilito per lui.


Luca Bagatin



29 ottobre 2014

Evo Morales ed il sogno boliviano


A sinistra: il Vicepresidente della Bolivia Alvaro Garcia Linera ed il Presidente Evo Morales
A destra: il saggio biografico di Martin Sivak edito dalle edizioni Alegre

Ha trionfato per la terza volta alle elezioni presidenziali lo scorso 13 ottobre, ottenendo il 60% dei consensi. La crescita economica – da quando governa il suo Paese, ovvero dal 2006 – è arrivata al 5% annuo; i prezzi delle materie prime del suo Paese hanno aumentato di nove volte i proventi delle esportazioni nazionali; il suo Paese ha un surplus fiscale ed ha accumulato 15,5 miliardi di dollari in riserve internazionali; è riuscito a far uscire mezzo milione di persone dalla povertà; ha garantito sussidi per bambini e anziani ed il suo Paese è stato dichiarato dall'Unesco libero dall'analfabetismo.

Chi sarà il leader politico che è riuscito ad ottenere, in così pochi anni, risultati così straordinari ? Stiamo parlando di Evo Morales, Presidente della Bolivia e leader del Movimento per il Socialismo (MAS) che, con il suo programma di nazionalizzazioni nel settore degli idrocarburi, l'aumento del controllo statale nel settore delle risorse naturali ed una loro razionalizzazione finalizzata a rendere i massimi benefici per la società boliviana, l'approvazione di una nuova Costituzione che oggi garantisce maggiori autonomie locali e maggiore rappresentanza a tutte le etnie boliviane, oltre che un programma di austerità statale e di indipendenza dall'estero, è riuscito – in pochi anni – a trasformare completamente il volto di questo fiero Stato sudamericano.

Evo Morales è ed è stato, peraltro, il primo Presidente indigeno - di etnia aymara - a guidare il suo Paese, oltre ad aver designato un Gabinetto con il 50% di presenza femminile ed aver stabilito che, i principi guida della sua azione politica, si sarebbero poggiati sulle antiche regole insegnate dagli Inca: “ama sua” (non rubare), “ama llula” (non mentire), “ama quella” (non essere pigro).

Pigro certamente Evo Morales non è, visto che la sua attività inizia alle cinque del mattino e termina la notte molto tardi, al punto dal non avere una vera vita privata, ed avendo costretto i suoi più stretti collaboratori a mutare stile di vita, spesso peraltro invitandoli a giocare ad appassionanti partite di calcio, sport che il Presidente ama molto.

Un ottimo profilo biografico del Presidente Morales è tracciato dal giovane giornalista argentino Martin Sivak, classe 1975, nel suo “Evo Morales – ritratto intimo di un presidente”, edito in Italia dalle edizioni Alegre.

Martin Sivak ha infatti avuto la possibilità di seguire, passo passo, ogni attività di Evo Morales, diventandone anche molto amico ed il suo saggio – che ci ha aiutato molto nella redazione di questo articolo, ovvero nella ricostruzione della vita del Presidente Morales - è, pertanto, un resoconto completo e talvolta molto dettagliato dell'attività di questo inaspettato ed umano leader boliviano.

Nato in una famiglia povera di agricoltori dell'Altopiano boliviano, ex pastore di lama, contadino e coltivatore di coca egli stesso, Morales – i cui studi si fermano alle scuole superiori – divenne prima leader sindacale e successivamente, negli Anni '90, attivista politico anche in opposizione alla politica dell'Amministrazione USA guidata allora da Bush padre, che voleva lo sradicamento totale delle coltivazioni di coca, principale fonte di guadagno dei contadini boliviani e coltivata da millenni dai popoli andini, oltre che utilizzata anche per produrre farmaci ed infusi.

Fu così che Morales iniziò a simpatizzare per la politica antimperialista di Fidel Castro, che ebbe modo di conoscere in uno dei suoi viaggi a Cuba e che, nel 2003, gli consigliò caldamente di evitare l'utilizzo della forza o della lotta armata per raggiungere il potere dicendogli, testualmente, come riportato nel saggio di Sivak: “Non fate quello che abbiamo fatto noi: fate una rivoluzione democratica. Siamo in altri tempi e i popoli vogliono trasformazioni profonde senza guerre”. Fidel, peraltro, gli consigliò anche di ricercare intese con i Presidenti di Argentina, Venezuela e Brasile, tutti eredi della tradizione del Libertador Simon Bolivar, di Juan Domingo Peron e di una trasformazione in senso socialista democratico dell'America Latina.

Fu così che, nel 1997, Evo Morales fu eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nelle fila del Movimento per il Socialismo (MAS), fondato nel 1987 da una frangia sinistra della Falange Socialista Boliviana, ovvero un movimento che fondeva in sé il socialismo classico, il nazionalismo ed il katarismo, ovvero una corrente che si ispirava alle gesta del leader indigeno Tupac Katari, ribellatosi ai colonizzatori nel 1781.

Da allora la sua carriera sarà in ascesa: unico leader ad opporsi all'oligarchia dei partiti tradizionali, servili nei confronti delle politiche degli USA e delle multinazionali straniere, oltre che moralmente corrotti, Morales diverrà anche leader del movimento per l'emancipazione degli indigeni e, coadiuvato dal professore in sociologia Alvaro Garcia Linera - che diverrà suo vice alla Presidenza – riuscirà a vincere le elezioni del dicembre 2005 con quasi il 54% dei consensi e, dunque, a diventare Presidente per la prima volta, carica successivamente riconfermata nel 2009 con il 61% dei consensi ed infine confermata una terza volta il 13 ottobre scorso, come abbiamo già scritto all'inizio del nostro articolo.

Gli ottimi risultati dell'Amministrazione Morales sono, del resto, sotto gli occhi di tutti e i più possono anche essere stupiti del fatto che un ex pastore, contadino e sindacalista non laureato, sia riuscito ad ottenere ciò che molti altri cosiddetti “leader mondiali” - plurilaureati e/o pluridecorati – non sono mai riusciti nemmeno lontanamente a sognare. Forse la differenza sta proprio nell'impegno e nella dedizione di leader sudamericani ed autoctoni come Morales, ovvero nell'amore per una patria e per un popolo che ha subìto secoli di violenze, depredazoni, saccheggi e razzìe: prima da parte dei colonizzatori, poi da parte dei vari dittatori militari sostenuti dagli USA e dei politicanti corrotti ed infine da parte delle multinazionali straniere.

Una patria ed un popolo fiero, quello della Bolivia, ormai proiettato verso un presente ed un futuro di emancipazione sociale ed individuale.


Luca Bagatin



17 settembre 2014

Aforismi e riflessioni per la Rivoluzione dell'Amore. By Luca Bagatin



Ciò che non hanno mai compreso gli economisti ed i politici, è che - per uscire dalle crisi (economiche, civili, umane, sociali) - è necessario sostutuire i rapporti economici, di classe, geopolitici e politici, con rapporti d'amore, sentimentali e sessuali.
Questo governo è così poco credibile che, per ogni atto che fa, è costretto ad inserire la parola "buona": "svolta buona", "buona scuola"...
Ma dubito che i cittadini italiani siano così cretini dal lasciarsi abbindolare.

Matteo Renzi che parla di meritocrazia mi pare più che un ossimoro.

Solo chi ha conosciuto davvero l'Inferno può pensare di aspirare al Paradiso.
L'unico mistero sulla vita e sulla morte di Moana è che i media, il giornalismo (ed il giornalettismo) d'accatto, non l'hanno mai amata né compresa.
A differenza delle persone comuni.
Le regole servono a chi non sa regolarsi. Per tutti gli altri valga il motto: Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge.



6 settembre 2014

Scontro di civiltà o di barbarie ?

Scontro di Civiltà, o, piuttosto, scontro di Barbarie ?

Barbarie dei barbari che non conoscono Dio, ma che si nascondono dietro le Religioni Monoteiste Istituzionalizzate al fine di farsi la guerra e lucrare sul proprio prossimo, al fine di imporre la propria visione e controllarne mente, corpo e azioni.

Barbarie dei barbari che invadono Paesi sovrani, imponendo la loro visione pseudo-democratica di un Occidente che è arrivato alla fine dei suoi giorni, attanagliato da una crisi economica causata dalle Banche Centrali, dai Governi, dal sistema del signoraggio bancario, del Fondo Monetario Internazionale che seguita ad impoverire chi è già povero e ad arricchire chi è già ricco.

Barbarie di coloro i quali hanno una visione della donna schiava, della donna sottoposta: da una parte alle volontà dei patriarchi, dei mariti, del loro “Dio” che non conoscono (perché Dio è Amore, in tutte le lingue del mondo e questo cattolici, ebrei ed islamici, evidentemente, non lo sanno ancora) e dall'altra è schiava della pubblicità commerciale, della prostituzione del suo corpo e della sua mente. Prostituzione televisiva, commerciale, legata al profitto.

In realtà non esiste un Occidente democratico e civile ed un Islam antidemocratico ed incivile. O viceversa. Esistono due realtà contrapposte solo in apparenza, ovvero schiave del Potere. Schiave dei Governi (poco importa se eletti “democraticamente”), dei dittatori, degli oligarchi. Schiave di un sistema monetario internazionale e di un'economia che non contempla l'Amore, ma che ha ucciso l'Umanità per aprire le porte al profitto, al guadagno, ovvero allo sfruttamento dei popoli, degli individui, delle menti, dei corpi, delle donne.

Non vi può essere vera cultura dei diritti se, nel mondo, vi sono ancora bambini che soffrono, che muoiono, che hanno fame. E la stessa cosa vale per donne e uomini, trattati come carne da macello e schiavi della dittatura del Potere, del Danaro, della Religione.

Quando, poco più di un anno fa, fondai “Amore e Libertà”, un movimento-non-movimento, un partito-non partito (un Partito Unico, per molti versi, alternativo ai “partiti” pseudo-democratici di oggi), un pensatorio (anti)politico e (contro)culturale (anti “questa” politica del profitto, contro “questa” cultura dell'odio), parlavo anche e proprio di questo, ovvero del costruire la Civiltà dell'Amore dalle macerie dell'inciviltà dell'odio, dell'inciviltà del piacere effimero tipico della società capitalistico-borghese, della religione utilizzata come strumento di controllo dei corpi e delle menti.

Ciò che sta accadendo in Medioriente è inaccettabile: da una parte e dall'altra. Ciò che sta accadendo in Ucraina è inaccettabile: da una parte e dall'altra. Nella fattispecie andrebbe fatta una riflessione, ovvero da dove deriva tale crisi ? Deriva dallo sfruttamento. La caduta del Muro di Berlino, nella fattispecie, anziché liberare i popoli dal giogo sovietico, li ha costretti ad una nuova schiavitù. Pensiamo ad esempio alle tante donne e ragazze dell'Est, costrette a prostituirsi nell'Occidente pseudo-democratico. Sfruttate, malmenate da papponi senza scrupoli e mai tutelate dagli Stati, dai Governi che, intanto, a Bruxelles, si spartivano la torta imponendo una moneta unica che, di fatto, ci ha impoveriti tutti quanti e resi schiavi della Banca Centrale Europea (come nel 1913 furono resi schiavi del sistema monetario e del conseguente signoraggio bancario gli statunitensi, attraverso la creazione della Federal Reserve).

Questa non è civiltà, ma barbarie. Lo scontro vero non è fra due civiltà, bensì fra due barbarie. Fu così durante la Guerra Fredda, che vide contrapposti due grandi imperialismi a tutto svantaggio del Terzo Mondo e dei popoli di tutti il pieneta ed è così oggi, ove agli imperialismi si sono sostituiti i Governi, il sistema monetario internazionele, il “libero commercio” (spesso di armi), la pubblicità commerciale, la religione come mezzo di offesa e non di evoluzione spirituale, il moralismo senza morale, il razzismo e così via.

Occorre essere consapevoli di ciò e riconoscere che occorre riunire ciò che è sparso. Smetterla con le contrapposizioni sterili e comprendere che l'unica contrapposizione vera è fra Civiltà dell'Amore da una parte ed inciviltà dell'odio, del piacere effimero e del dolore dall'altra.

L'Amore fra i popoli potrebbe essere l'unica ideologia possibile da contrapporre al Potere ed allo sfruttamento. L'unica alternativa al sistema capitalistico ed a quello delle Religioni e delle Ideologie istituzionalizzate che, di fatto, ci stanno costringendo, ogni giorno, a pagare un prezzo altissimo in termini economici, umani ed intellettuali.

L'obiettivo di “Amore e Libertà”, in questo senso, è di un ripristino dell''Agorà dell'Antica Grecia, ovvero un sistema che permetta a chiunque di autogestirsi, di auto-governarsi. E' la nascita dell'Internazionale dell'Amore, che, recuperando gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, vada a sanare le divisioni ideologiche fra mazziniani, anarchici e socialisti e vada a recuperare il meglio del pensiero mazziniano, anarchico e socialista. Per un'alternativa libertaria, umanitaria e sentimentale. L'obiettivo di “Amore e Libertà” è la socializzazione dell'economia, ovvero l'autogestione delle aziende da parte dei singoli cittadini, affinché siano loro stessi a trarne vantaggio, con amore e libertà. Perché l'avvenire o può seguitare a mostrarci un mondo fatto di violenza e sfruttamento, oppure può essere radioso e gestito o, meglio autogestito, da tutti i cittadini uniti, come fratelli.

Questo è peraltro anche il messaggio del Cristo e di tutti i Grandi Iniziati che mai vollero fondare religioni o sostenere governi, ma predicarono l'eguaglianza, l'amore e la libertà fra le genti.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



15 agosto 2014

Bolivariana, ovvero il mio personale omaggio a Simon Bolivar El Libertador nell'anniversario del suo giuramento sul MonteSacro (Roma, 15 agosto 1805 - Roma, 15 agosto 2014)









Giuro davanti a voi sul Dio dei miei padri, giuro su di loro, giuro sul mio onore e giuro sulla mia Patria, che non darò riposo alle mie braccia né alla mia anima sino a quando non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del Potere, della Politica, dei Media, dell'Economia, della Partitocrazia e della Pornocrazia.


Luca Bagatin, Roma 15 agosto 2014




Simon Bolivar raccontato dal sottoscritto:
http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/08/07/simon_bolivar_el_libertador.html



30 luglio 2014

Aforismi e riflessioni di un uomo stanco che nessuno ascolterà by Luca Bagatin

La libertà è come l'amore. Va conquistata, ma potrebbero passare anche secoli prima che ciò accada. La libertà è qualche cosa di possibile, ma non sempre facilmente raggiungibile (come crede o ha creduto qualche politicante da strapazzo).
Amore è Libertà. Libertà è Amore. Ma se non sappiamo nemmeno interiorizzare questi due aspetti possiamo benissimo eclissarci nell'oblìo.

Chi ha fiducia nella politica, nell'economia e nella magistratura temo abbia ancora un tantino da imparare.

L'Unità chiude ?
Ma se doveva chiudere già nel 2000 e poi è risorta e come sempre era finanziata da soldi pubblici ?
Almeno pagavate bene i giornalisti oppure facevate come la maggior parte dei giornali che o non li pagano o li pagano a cottimo ?
Temo non ci mancherà.
Riprendendo una celebre massima del Generale Giuseppe Garibaldi, oggi possiamo affarmare che "Amore e Libertà" è il Sol dell'Avvenire. Il resto, al massimo, sono solo insolenti insolazioni.




16 giugno 2014

Telecom ed i suoi disservizi

E' capitato a me, ma poteva capitare a chiunque. Se non è già, di fatto, capitato anche a voi.

Capita in Italia. In un'Italia che non funziona e non solo a causa della classe politica, ma anche di una classe imprenditoriale - parliamo delle grosse aziende, specie quelle un tempo pubbliche ed oggi privatizzate, svendute, smembrate, distrutte – incapace e menefreghista. Oltre che del personale incapace che assume, senza alcun merito e criterio.

Parliamo di Telecom e di come per me sia stato difficile, trasferitomi nella Capitale (e sottolineo che parliamo della Capitale e non di uno sperduto paese situato chissà dove), avere una connessione ADSL. Nonostante il fottìo di pubblicità propinato da questa azienda ad ogni angolo di strada, nei messaggi del cellulare, in televisione.

Parliamo di come alla fine di maggio contatto il call center del settore commerciale di Telecom, per ordinare una linea ADSL. Mi propongono la nuova offerta con fibra ottica. Accetto, fornisco tutti i miei dati (compreso il mio indirizzo, fornito per l'ennesima volta...sic !), fisso l'appuntamento con il tecnico per...il 6 giugno.

In quella data non posso essere in casa. Ritelefono al call center per spostare l'appuntamento e qui scopro che... “Gentile utente, non possiamo metterle l'ADSL come da lei richiesto perché ci risulta che lei abbia Alice Casa”. Rimango sbigottito e rispondo: “Ci dev'essere un errore. Ho semplicemente una normalissima linea telefonica, senza ADSL, altrimenti non ve l'avrei richiesto”. Dall'altra parte, un po' spazientiti rispondono: “Mi dispiace, ma ci risulta che lei ha Alice Casa e quindi non possiamo assolvere alla sua richiesta”. “Ma scusate” - rispondo io - “quindi se non vi avessi chiamati per cambiare la data dell'appuntamento con il tecnico, voi non mi avreste mai chiamato per dirmi di questa cosa...di questo disguido....”. Silenzio dall'altra parte. Riprendo il discorso, risoluto: “Senta, io ho bisogno di una connessione ad internet ! Mi serve per lavoro ! E non mi venga a dire che ho Alice Casa perché è una balla che vi siete inventati voi !”. Dall'altra parte, con calma: “Provvederò a segnalare la cosa”.

La conversazione finisce e riprende, sullo stesso tono, nei giorni successivi, per almeno una settimana (e parliamo di più telefonate al giorno). Loro a dirmi che “forse qualche collega ha erroneamente processato un ordine Alice Casa (che, fra parentesi, non è nemmeno più commercializzato...sic !)” “che, gentile utente, deve attendere la fine del processo...forse fra qualche giorno...meglio fra una settimana...sicuramente per il 18 giugno”. “18 giugno ?!? Ma siete matti ?”. Dopo l'ennesima chiamata su questo tono passo alle minacce: “Cari signori, sarà mia cura segnalare la mia vicenda ai giornali, visto che, sui giornali ci scrivo anche”. Poche ore dopo ecco un sms sul mio cellulare che suona pressappoco così: “Gentile utente, la informiamo che abbiamo preso in carico la sua richiesta per l'ADSL”. Chiamo il call center e – finalmente – riesco a fissare un appuntamento con il tecnico !

Purtuttavia mi richiedono (per l'ennesima volta !) il mio indirizzo. Qualche giorno fa mi contatta il tecnico e mi richiede l'indirizzo, dicendo che quelli del call center non glielo hanno fornito.

Oggi mi contatta il vettore per l'invio dei cordless previsti nel pacchetto dell'offerta Telecom che ho sottoscritto e...mi richiede nuovamente il mio indirizzo ! Ma, ca...volaccio, ma al call center Telecom dormite ? L'indirizzo ve l'ho comunicato in aprile per iscritto, ve l'ho comunicato almeno cinque o sei volte per telefono...ma, dormite davvero o mi/ci state prendendo per i fondelli ????

Come se non bastasse, fra le varie telefonate al call center scopro (solo perché l'ho chiesto io) che la mia richiesta scritta – fatta, badate bene, alla metà di aprile - di addebito delle bollette sul mio conto corrente bancario non è andata a buon fine. Mancano il mio documento d'identità ed il mio codice fiscale. Ma avvisarmi per telefono per tempo, no ????

Un giorno poi, magari, aprirò il capitolo ENI ed i disservizi relativi....ma per ora mi fermo qui, segnalando peraltro che – cosa unica in un Paese civile – vi sono un sacco di zone in Italia senza alcuna copertura ADSL...anche all'interno dello stesso Comune di Roma, peraltro ! Telecom latita sotto ogni punto di vista.

Stanti così le cose non chiediamoci tanto quando o come finirà la crisi, ma perché l'Italia è in crisi da quel dì. Non scandalizziamoci nemmeno o solo per i giri di tangenti del Mose e di quelli storici e storicizzati, quanto che cosa hanno fatto questi signori, siano essi politici o imprenditori delle varie società di telecomunicazioni, del gas, della luce eccetera.

Fra un po', peraltro, delocalizzeranno pure i call center, con relativi problemi connessi. Linguistici e non solo.

Meno offerte a poco prezzo, cari signori, più servizi di qualità !

Meno puttanate pubblicitarie e maggiore serietà nelle persone che assumete !

Il che vuol dire: meritocrazia e trasparenza. Due concetti ostici, spesso, all'italiano medio che in questi giorni è tutto preso nel guardare un mondiale che, indipendentemente dal risultato, non cambierà la vita di nessuno.

Sarà l'ennesima illusione-disillusione mediatica ove a guadagnarci saranno solo gli sponsor e gli operatori della deformazione. In barba al cittadino-consumatore che rimarrà lì, inebetito, a lamentasi ma a seguitare a non fare nulla per cambiare le cose...sic !


Luca Bagatin



3 aprile 2014

Civiltà dell'Amore contro società del piacere

La differenza fra la Civiltà dell'Amore e la società del piacere è essenziale.

Nella prima vi è totale assenza di rapporti economici, a cui, diversamente, si sostituiscono i rapporti umani.

Allorquando i rapporti di una società sono regolati dall'economia in luogo dell'umanità, dell'amore, del buonsenso, non vi può essere alcuna civiltà.

Men che meno una Civiltà dell'Amore.

I rapporti economici sono essenziali, si dice, in una società che vuole progredire. Certo, ma progredire in quale senso ? Nel senso della cosiddetta “crescita economica”, non certo nell'ambito dello sviluppo del potenziale umano.

La crescita economica, invero, porta spesso a crisi economiche - come sappiamo bene - ed a conseguenti decrescite, che si traducono in chiusura di aziende, disoccupazione, ormai persino morti per suicidio. Diversamente, il potenziale umano non conosce crisi, bensì continuo progresso, apprendimento, sviluppo.

I rapporti economici, in questo senso, sono unicamente introdotti nella nostra società al fine di “regolare” la vita dei cittadini. Imponendo loro un lavoro, uno stile di vita, uno stile di consumi, un sistema di tassazione, che non necessariamente i cittadini stessi avrebbero per forza scelto se fossero stati autenticamente liberi, ovvero liberati dai rapporti economici medesimi.

Oggi sappiamo – anche se non tutti ne sono edotti – che la crisi economico-finanziaria che ci ha colpiti negli ultimi anni è causa dell'immissione indiscriminata – voluta dai Governi e dalle Banche Centrali - di moneta nel circuito economico. E consideriamo che tutto ciò avviene senza che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta corrisponda alle riserve auree possedute da ciascuno Stato ! In particolare la moneta in circolazione non funge da base gestionale di un'economia che soddisfa bisogni reali, bensì è unicamente funzionale al controllo dei Governi e delle Banche (FED-Federal Reserve e BCE-Banca Centrale Europea in primis) sulla vita, sul lavoro e sul consumo di beni e servizi dei cittadini.

Tornando all'inizio del nostro ragionamento, forse, la nostra società economica “avanzata”, per così dire, può essere considerata una società del piacere, ove ciascuno crede di poter liberamente acquistare questo o quello (in realtà pagando un alto prezzo in termini di libertà e potenziale umano), ovvero è una società ove i rapporti sono regolati dalla mercificazione e dal sistema mediatico-pubblicitario (che non ha alcun aggancio con la bontà stessa del bene o del servizio acquistato e/o venduto).

Diversamente, una sana Civiltà dell'Amore non necessita di rapporti economici, in quanto si fonda sulla potenzialità dell'essere umano e non sulla sua capacità di mercificare tutto e tutti con l'unico scopo di accrescere il proprio ego ed il proprio cinico edonismo.

In questo senso, i promotori della Civiltà dell'Amore possono benissimo capovolgere la teoria dell'economista liberale Adam Smith, riscrivendola in questo senso: