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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 novembre 2015

Il Peronismo: giustizia sociale, indipendenza economica e sovranità nazionale !

In Argentina, “peronismo”, significa giustizia sociale, indipendenza economica e sovranità nazionale.

Prova ne è il fatto che, sino a qualche settimana fa, il partito che fu di Peron, ovvero il Partito Giustizialista, governava il Paese risollevandone le sorti, in particolare riducendo povertà e analfabetismo.

In Italia, purtroppo, a causa di una falsa interpretazione, il termine “peronista” è stato spesso associato al fascismo, al berlusconismo e, recentemente, persino al renzismo. Ovvero a quanto di più lontano ci possa essere dalla dottrina e dal governo di Juan Domingo Peron, che resse le sorti del Paese dal 1945 sino al 1955.

Un decennio storico e dai risultati encomiabili.

Un decennio ricordato da Alfredo Helman, argentino, classe 1935, che vive da moltissimi anni in Italia per ragioni politiche e che, essendo comunista da sempre (militò anche con Che Guevara ed il suo nome compare anche in “Diario in Bolivia” del Che), non è tacciabile di aprioristiche simpatie peroniste.

Nel suo “Il Peronismo 1945 – 1955: una storia argentina raccontata agli italiani” (Edizioni Clandestine), Alfredo Helman, attraverso fatti e dati numerici reali, documenta quanto di positivo ha attuato il peronismo in quel decennio storico.

Risultati che hanno portato un Paese agricolo come l'Argentina, con la terra nelle mani di pochi ricchi oligarchi, a diventare paese industriale con un benessere diffuso in particolare fra i ceti poveri e operai, con un aumento del reddito – dal 1943 al 1954 – del 55%, un aumento medio del PIL del 4% ed il passaggio del debito pubblico dal 68% al 57% nei dieci anni di governo di Juan Domingo Peron, il quale, attraverso una serie di nazionalizzazioni, dalle banche alle ferrovie sino alla flotta mercantile ed alla produzione di petrolio, riuscì ad a far passare il controllo dell'economia dalla Gran Bretagna che di fatto ne muoveva i fili, al governo argentino stesso, il quale, fra l'altro, incoraggiò molto il cooperativismo agricolo.

In questo modo, in sostanza, l'Argentina smise di dipedere dall'estero, evitò di indebitarsi con le potenze straniere, aumentò le esportazioni ed avviò una politica estera di equidistanza sia dagli Stati Uniti d'America che dall'URSS (la famosa Terza Posizione antimperialista rilanciata più volte da Peron).

Alfredo Helman, nel suo saggio, spiega come il peronismo nacque grazie al supporto degli operai, della Confederazione Generale del Lavoro (CGT) e delle classi meno agiate, oltre che del nascente Partito Laburista, il quale propose per primo la candidatura alla Presidenza della Repubblica del Generale Peron, il quale aveva già a suo tempo preso parte – attraverso il Gruppo degli Ufficiali Uniti – al colpo di stato militare contro il governo corrotto del conservatore Ramon Castillo, ricoprendo, successivamente all'esito positivo del colpo di stato, la carica di Ministro del Lavoro e del Benessere Sociale.

Fu così che Peron, nelle prime elezioni democratiche e senza brogli della storia Argentina, quelle del 1946, sarà eletto Presidente con il 52% dei consensi e iniziando ad attuare una politica in favore dei più deboli, degli anziani, dei bambini, attraverso la lotta all'analfabetismo e all'esclusione sociale, degli operai, ai quali saranno garantiti per la prima volta tutti i diritti di ferie pagate, malattia, pensione ed infortuni, l'introduzione della tredicesima mensilità, oltre che una legge contro i licenziamenti 57 anni prima dello Statuto dei Lavoratori italiano, oggi smantellato dal renzismo ! Oltre che garantendo aumenti del budget sanitario e costruendo abitazioni per coloro i quali non potevano permettersele.

E sarà anche così che il Partito Laburista si scioglierà presto nel Partito Peronista o Partito Giustizialista.

Helman riconosce qui la forte miopia di socialisti e comunisti argentini, i quali a quel tempo e spesso anche dopo – trovandosi scavalcati “a sinistra” - guardarono con sospetto la politica peronista, finendo per allearsi con la destra conservatrice che porterà al colpo di stato del 1955 che provocherà la messa al bando del peronismo, la sanguinosa dittatura militare e l'esilio di Peron in Spagna. Alfredo Helman ritiene infatti che, se socialisti e comunisti argentini avessero appoggiato Peron, le cose sarebbero andate molto diversamente e forse la dittatura antiperonista si sarebbe potuta evitare.

Aspetto non secondario della politica di Peron, fu poi la ricerca di un'unità economica, politica e sociale dell'America Latina, tentando di mantenere ottimi rapporti con i Paesi limitrofi. Politica costantemente osteggiata, per ragioni economiche, tanto dalla Gran Bretagna quanto dagli USA.

Alfredo Helman non dimentica di citare l'opera della prima moglie di Peron, Evita, la quale ancora oggi e forse anche più del marito, è ricordata dagli argentini con particolare affetto.

Evita, di fatto, condizionò molto l'attività del marito in senso sociale e proletario, giungendo spesso a dialogare direttamente con gli operai in sciopero e garantendo, attraverso la sua Fondazione, assistenza agli umili ed ai bisognosi. Assistenza che Evita odiava definire “carità”, ma semplicemente “restituzione di quanto ai poveri era stato negato dai ricchi e dagli oligarchi”.

Ed è assolutamente veritiero il fatto che, quando Evita morì, nel 1952, anche il peronismo delle origini cominciò ad affievolirsi. Non è un caso che, durante la dittatura militare che portò alla messa al bando del peronismo per 18 anni successivi, sino al 1973, si costituirono numerose bande partigiane peroniste definite “Montoneros” ed intitolate a in particolare a Evita.

Il saggio di Helman, edito una decina di anni fa, ovvero nel momento in cui in Argentina fu eletto il Presidente peronista Nestor Kirchner, al quale di fatto il saggio stesso è dedicato, si conclude con l'auspicio che i leader socialisti dell'America Latina del XXIesimo secolo, da Kirchner a Lula, passando per Chavez, Morales, Tabaré Vasquez e altri, possano essere ricordati come gli antichi Libertadores latinoamericani: da Simon Bolivar a José Marti.

Personalmente, visti i risultati ottenuti dal 2000 ad oggi, penso davvero che il Peronismo ed il Socialismo del XXIesimo secolo, abbiano trionfato in America Latina. Parlano i fatti: riduzione della povertà, riduzione dell'analfabetismo, maggiore indipendenza economica, abbassamento del debito pubblico, aumento del PIL.

Certo, l'Argentina, dopo gli ottimi governi di Nestor e Cristina Kirchner, oggi, con la vittoria del centrodestra del conservatore Marci, rischia di tornare indietro di decenni e già lo stiamo vedendo con la nomina a Ministro dell'Agricoltura dell'ex direttore della Multinazionale OGM Monsanto.

Purtuttavia sono convinto che lo spirito peronista che ancora pervade il fiero popolo argentino saprà porre un argine alle storture dei fautori di un mercato senza umanità e senza amore.

Uno spirito socialista e nazionale che in Venezuela, alle imminenti elezioni legislative, mi auguro confermi la vittoria del fronte chavista, contro l'oligarchia di destra.

Uno spirito, quello peronista e socialista nazionale, che purtroppo è lontano anni luce dalla nostra Europa, la quale, da una parte ha visto la sinistra tradizionale vendersi al capitalismo più becero (vedi i vari Blair, Hollande, Renzi, Schulz) e dall'altra una destra che ha da sempre difeso la grande impresa a scapito dei più deboli e dei lavoratori.

Abbiamo decisamente molto da approfondire e da imparare. A partire soprattutto dal fatto che la vera democrazia non è il governo della maggioranza o dei ricchi, bensì il governo del popolo. Di un popolo alla ricerca della giustizia sociale, dell'indipendenza economica e della sovranità nazionale.


Luca Bagatin



11 settembre 2015

Né con Obama, né con Putin. Con gli oppressi e gli sfruttati, per la Civiltà dell'Amore

VERSUS

Da diverso tempo noto, nel panorama politico ed in quello dei cosiddetti “social-network”, l'avanzare di nuove polarizzazioni che ricalcano pressoché totalmente le vecchie polarizzazioni tipiche dei tempi della Guerra Fredda: da una parte i “filo-occidentali” e dall'altra i “filo-russo/cinesi”.

Francamente tale nuova polarizzazione, in un mondo che dovrebbe invece essere finalmente multipolare (oltre che multietnico e multireligioso), mi preoccupano non poco.

Lo stesso conflitto in Siria, che vede da una parte contrapporsi i putiniani agli obamian-hollandiani mi preoccupa non poco.

Posto che un governo legittimo è e deve sempre essere sostenuto, ed in questo caso il governo legittimo è quello di Bashar-al-Assad, direi che si potrebbe anche andare oltre.

Personalmente sono da sempre molto critico nei confronti dell'Occidente ed in particolare del suo sistema capitalistico/edonistico, ma, parimenti, sono da sempre critico nei confronti del sistema comunista/socialista reale/statalista, oggi per molti versi incarnato dalla Russia di Putin e dalla Cina, le quali peraltro si sono inventate un sistema capital-socialista che, nei fatti, garantisce ricchezza solo a pochissimi oligarchi ed affama e sfrutta i popoli.

Ritengo peraltro che, sullo scenario geopolitico odierno, non esistano peggiori criminali di Putin (che fece assassinare peraltro anche il giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, oltre che Anna Politkovskaja), della Cina capital-comunista (che imploderà su sé stessa, con tutte le sue barbarie) oltre che il resto del sedicente mondo libero che, grazie alle invasioni di Libia e Siria, ha prodotto fenomeni terroristici e destabilizzatori come l'Isis.

Spirali di speranza, come ho scritto negli ultimi anni, vi sono da qualche tempo unicamente in America Latina. Ma solo se la gran parte di quei Paesi saprà essere libera dai “giochi geopolitici” delle grandi potenze egemoniche (USA, Russia, Cina in primis), come dovevano essere liberi dagli opposti imperialismi (capitalista e comunista) i Paesi del Terzo Mondo nel periodo della Guerra Fredda (come negli ideali di Juan Domingo Peron), pur non essendoci riusciti o non del tutto, salvo rare esperienze come quella peronista e gheddafiana e, solo in parte, cubana.

Recentemente ho avuto modo di dibattere sul web con un amico che si definisce “socialista scientifico” e che difende le posizioni di Putin.

Con lui ho voluto porre la seguente analisi, che parte da lontano, ovvero dalla contrapposizione – in seno alla Prima Internazionale dei Lavoratori – fra mazziniani e garibaldini da una parte e fra socialisti-marxisti dall'altra.

Un'analisi che va oltre la politica e la cosiddetta realpolitik e va a toccare l'umanità e lo spirito, ovvero la liberazione dai suoi bisogni materiali, per giungere a quelli spirituali.

Garibaldi muoveva critiche a Marx ed al suo socialismo scientifico proprio in quanto quest'ultimo non teneva conto dell'essere umano e della sua universalità, anche spirituale. Garibaldi, come Mazzini, del resto, non era ateo, ma teosofo e si rifaceva al "socialismo del cuore", al socialismo di ispirazione cristiana di Saint Simon. Così come Chavez, Peron, Sandino e persino Gheddafi se vogliamo, avevano un'ispirazione spirituale e non-materialistica dell'esistenza.

Mazzini, pur non essendo socialista, parlava di "Dio e Popolo", ovvero di un Dio incarnato nel Popolo stesso e viceversa. Il Dio degli insegnamenti del Cristianesimo gnostico.

La spiritualità è, in questo senso, superiore alla politica. Lo fu per lo stesso Gandhi che a Mazzini ed ai "Doveri dell'Uomo" si ispirò.

In questo senso tutte le dottrine anti-capitaliste ed anti-comuniste hanno una base spirituale e gnostica. Il mazzinianesimo, il garibaldinismo, La Terza Posizione peronista, persino l'impostazione chavista (ogni discorso di Chavez si rifà al Cristo Redentor) o quella di Evo Morales e di Rafael Correa, Presidente socialista cristiano dell'Ecuador e di coloro i quali danno alla Madre Terra valore spirituale e costiuzionale.

Il socialismo scientifico, che poi si è inverato nelle teorie economiche di Marx ed Engels, lungi dall'avere una visione spirituale ed umanitaria, ha piuttosto un'impostazione materialistica ed industrialista (ovvero progressista in senso tecnologico e non spirituale) non diversa dal capitalismo. E ciò comporta: distruzione dell'ecosistema, di ogni forma di spiritualità, affetto, amore, condivisione fra le persone, sessualità libera ecc.... Laddove il capitalismo mercifica, il socialismo scientifico abolisce, opprime, sopprime.

Il mondo, da sempre e non da oggi, si divide dunque in sfruttatori/edonisti/oligarchi (politici, imprenditori, criminalità organizzata...) ed in persone alla ricerca di amore e liberazione dai bisogni. Purtuttavia ci hanno voluto far credere che tutto dipenda dalla politica e dall'economia, quando, io credo, tutto dipenda dalla quantità di amore e di spiritualità che ciascuno è in grado di contrapporre al Potere.

Dunque, ancora una volta, attenzione a lasciarsi abbagliare dalle pseudo-democrazie occidentali e dalle oligarchie neo-sovietiche.

I cittadini diventino, finalmente, protagonisti del loro destino. Imparino ad autogovernarsi e ad autogestire il proprio lavoro. Liberandosi, così, dal giogo delle ideologie, delle strutture e delle sovrastrutture economico-politiche, per approdare dunque alla liberazione ed all'elevazione dello spirito.


Luca Bagatin



25 luglio 2015

La Revolucion Ciudadana in Ecuador ed il Primer Taller de Verano a Roma



Rafael Correa, Presidente dell'Ecuador

L'Ecuador è un piccolo grande Paese. Un piccolo grande Paese che, dal 2007 sta avanzando sotto il profilo socioeconomico grazie all'avvento del primo Presidente autenticamente democratico ed inclusivo che l'Ecuador abbia mai conosciuto, ovvero dell'economista Rafael Correa con suo movimento Alianza PAIS (Patria Altiva i Soberana) (www.alianzapais.com.ec), il quale ha avviato una vera e propria Rivoluzione Civile, la cosiddetta Revolucion Ciudadana.

Una Rivoluzione democratica e civile, che ha portato il Paese a rinegoziare il debito, a ridurre l'influenza straniera (in particolare dei rapaci USA), a ridurre la provertà, l'analfabetismo ed a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.

Di tutto questo e di molto altro si è parlato nel “Primer Taller de Verano – Buen Vivir y Revolucion Ciudadana” organizzato a Roma dal 23 al 25 luglio scorsi, presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi Roma Tre, in collaborazione con l'Ambasciata dell'Ecuador in Italia ed il Ministero ecuadoriano degli Affari Esteri e della Mobilità.

Un workoshop al quale io stesso ho partecipato e che ha visto come relatori, fra gli altri, l'Ambasciatore della Repubblica dell'Ecuador in Italia Dr. Juan Fernando Holguin, la Dr.ssa Federica Zaccagnini, il prof. Salvatore Monni e molti altri.

Si è parlato del Buen Vivir equadoriano, ovvero il nuovo modello di sviluppo, ispirato al “buon vivere” tipico dei popoli andini indigeni. Un modello che pone al centro del progetto politico-economico l'essere umano, anziché inseguire modelli edonisti che producono ricchezza effimera o comunque detenuta nelle mani di pochi.

L'Ecuador, come gli altri Paesi dell'America Latina, proviene da secoli di sfruttamento coloniale, da successive dittature militari, da pseudo-democrazie autoritarie che hanno distrutto l'economia del Paese e creato fortissimi squilibri e disparità sociali.

Con l'avvento del cosiddetto Socialismo del XXIesimo Secolo - un'alternativa sia al socialismo reale novecentesco che al liberalismo - al quale si ispirò anche Rafael Correa, anche l'Ecuador, come già avvenuto per il Venezuela di Chavez, per l'Argentina di Kirchner e per la Bolivia di Morales (e successivamente l'Uruguay di Mujica), iniziò a cambiare marcia.

Iniziò così ad attuare finalmente politiche alternative alla corruzione dilagante, politiche di rinnovata ricerca della sovranità nazionale, politiche di inclusione sociale e di lotta alla povertà ed all'analfabetismo, oltre che politiche di inclusione dei cittadini nel processo politico.

Un nuovo modello, dunque, che potrebbe essere di assoluta ispirazione per un'Europa nella quale è completamente fallito sia il modello liberal-democratico che social-burocratico.

Un'Europa che per secoli ha sfruttato il Terzo Mondo e che ne ha ancora per molti versi paura. Un'Europa che conosce benissimo quella che io definisco la “società del piacere” effimero, dell'edonismo egoista, della dittatura del danaro, ma che non conosce un'alternativa possibile, quella che nell'ambito del movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org www.amoreeliberta.blogspot.it) ho definito “Civiltà dell'Amore” e di cui parlo nel mio ultimo saggio sociopolitico.

Una Civiltà dell'Amore che è totalmente in linea con la Rivolucion Ciudadana di Correa e degli altri leader dell'America Latina che hanno avviato questo processo. Un processo che ricerca – forse per la prima volta nella Storia – un modello di sviluppo nel quale la popolazione, le persone economicamente più disagiate in particolare, sono poste al centro della visione politica.

Purtuttavia l'Ecuador del Presidente Correa, così come altre realtà affini e che abbiamo già sopra citato, sono sempre a rischio di colpo di Stato da parte dell'opposizione, appoggiata molto spesso da nazioni straniere che hanno tutto l'interesse nel far prevalere interessi particolari e tutt'altro che popolari.

La Revolucion Ciudadana, la Rivoluzione Civica Equatoriana è ad ogni modo avviata e merita di essere conosciuta e diffusa in tutto l'Occidente cosiddetto “democratico”.

Perché mai come in questo preciso momento storico necessitiamo di una seria Rivoluzione Civica sul modello del “Buen Vivir”.


Luca Bagatin


Foto realizzata da Maddalena Celano


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