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8 marzo 2014

Il mistero del Re del Mondo e della mitica Agharta



Chi è il Re del Mondo che tutto sa e governa ?

Esiste davvero la mitica Aghartha o Agarthi – regno sotterraneo incontaminato e ove albergano perfezione, bellezza, pace e amore ed ove, appunto, il Re del Mondo vive, al riparo da occhi indiscreti ?

Pressoché tutte le culture, le tradizioni folkloristiche, le correnti gnostiche ed esoteriche ne parlano, anche se con nomi e forme differenti, per quanto solo eruditi studiosi ed esoteristi quali René Guénon, Alexandre Saint-Yves d'Alveydre e Ferdynand Ossendowsky, hanno tentato di penetrarne e raccontarne il segreto.

Il prof. Luigi Pruneti, docente, saggista, scrittore ed ex Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia, nel suo ultimo ed agile saggio edito da La Gaia Scienza e con prefazione del principe Tiberio Dobrynia, ovvero “Il mistero del Re del mondo e della mitica Aghartha”, ci presenta l'ampia letteratura a disposizione relativa a tale figura.

Pruneti esordisce con il mito della cosiddetta “Terra Cava”, ovvero l'idea – sviluppatasi in particolare nel corso dell'Ottocento in cenacoli teosofici, occultistici ed esoterici – che la Terra fosse cava e popolata da esseri viventi, talvolta esseri mitologici, talaltra draghi e/o rettili.

In particolare il Pruneti fa riferimento ad opere quali “La razza ventura”, bellissimo romanzo del barone Edward Bulwer-Lytton che racconta del popolo degli Ana, una razza superiore abitante il mondo sotterraneo; oppure alle celebri opere del romanziere d'avventura Jules Verne, quali “Viaggio al centro della terra” e “Le Indie nere”. Come ricorda il prof. Pruneti, già alcuni anni fa fu edito dalle Edizioni Mediterranee un ottimo volume dal titolo “Jules Verne e l'Esoterismo”, nel quale l'autore, Michel Lamy, racconta e dimostra come le opere del celebre scrittore francese racchiudano profondi significati esoterici e facciano riferimento a credenze e studi tipici di noti cenacoli esoterici quali, fra gli altri, la Società Teosofica fondata da Madame Blavatsky e la Massoneria.

René Guénon, Saint-Yves d'Alveydre e Ferdynand Ossendowsky, dicevamo, sono i maggiori studiosi del mito del Re del Mondo. Nelle loro opere - frutto di fonti orientali, afgane, indiane (d'Alveydre), mongole e tibetane (Ossendowsky) - tali studiosi delineano la figura del Re del Mondo quale una sorta di governatore occulto del Mondo, giudato da Dio, abitante di Aghartha, una terra somigliante a Lhasa, la dimora del Dalai Lama in Tibet. Terra di saggi e veggenti, Aghartha, che volendo sarebbero in grado di curare tutti gli infermi del pianeta e resuscitare i defunti.

Molti uomini, nel corso della Storia, hanno ricercato Aghartha e il Re del Mondo. In particolare in Tibet. Fra questi il barone Von Urgern-Sternberg, il quale lottò – ai tempi della guerra civile in Russia – contro l'armata rossa e tentò, invano, di raggiungere Lhasa, purtuttavia non riuscendovi in quanto fu fucilato dai russi prima di poterla raggiungere.

Il prof. Pruneti, nel suo saggio, ci fa notare come, di volta in volta, nel corso della Storia e delle tradizioni, il Re del Mondo sia stato identificato come il Prete Gianni - sovrano e sacerdote d'Oriente (forse indiano o etiope) – oppure come un discendente dei Re Magi, oppure ancora come un alleato di Genghiz Khan.

Il mito rimane e le fonti letterarie, storiche, esoteriche e religiose sono numerosissime e tutte citate dal prof. Pruneti stesso, sia nella documentata bibliografia che nelle ampie note a margine.

Il mito rimane, dicevamo, al punto da aver influenzato anche la cinematografia e la musica. Il regista Frank Capra, nel 1937, girò “Orizzonte perduto”, tratto dall'omonimo romanzo di James Hilton, ovvero la storia dell'equipaggio di un aereo dirottato in una sperduta valle del Tibet ove era celata la città di Shangri-La, i cui abitanti, estremamente longevi, vivevano – a differenza del mondo dei mortali – in una condizione di amore e felicità.

Nel 1973 il regista e scrittore Alejandro Jodorowsky girò “La montagna sacra”, film surrealista ove un ladro e nove ricchi, con l'aiuto di un alchimista, si mettono alla ricerca del cenacolo dei nove saggi della montagna, bramando il segreto dell'immortalità.

Il musicista Franco Battiato, appassionato di esoterismo nonché amico dello stesso Jodorowsky, nel 1979 incise il disco “L'era del cinghiale bianco”, nel quale è contenuta la canzone “Il Re del Mondo”, ove si incrociano critiche alla società dei consumi ed alla guerra e riferimenti alla tradizione sufi, ovvero la tradizione esoterica dell'Islam.

Evidenti riferimenti, ancora una volta, al mito in questione che, si dice, allorquando l'umanità precipiterà nelle barbarie e nelle violenze più turpi, riportetà Agharthi in superficie ed instaurerà una nuova Eta dell'Oro ove la pace e le prosperità trionferanno sull'ignoranza degli uomini.

Tutto ciò e molto altro ne “Il mistero del Re del Mondo e della mitica Agharta”. Ancora una volta Luigi Pruneti non delude, dunque, i suoi lettori più raffinati e curiosi.


Luca Bagatin (nella foto con il prof. Luigi Pruneti)



6 ottobre 2013

Le nove chiavi dell'antiquario: intervista esclusiva di Luca Bagatin all'autore Martin Rua

Martin Rua è un amico, collega blogger e scrittore che conosco da dieci anni.

Ci incrociammo sul web, attraverso i rispettivi blog, quando egli - prima di aprire il sito ufficiale www.martinrua.com - curava il suo mitico primissimo blog www.martinrua.ilcannocchiale.it con lo scopo primario di divulgare il materiale narrativo che, allora, teneva nel cassetto e che meditava di far pubblicare.

Nel 2008 vi riuscì, finalmente, con "L'Ombra d'Argento", un bellissimo thriller edito dalla A&B, con prefazione del prof. Luigi Pruneti, attuale Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, ove alchimia, massoneria e lotta al nazismo si fondevano.

Oggi, Martin, dopo successi editoriali in e-book quali "La luna di sabbia" e "Il Codice Baphomet", che hanno avuto oltre diecimila scaricamenti sul web, è approdato alla Newton Compton, la quale gli ha pubblicato il bel tomo cartonato dal titolo "Le nove chiavi dell'antiquario" e dove il protagonista è, ancora una volta, un antiquario napoletano aderente alla Massoneria, ovvero Lorenzo Aragona.

Lorenzo Aragona, nel primo volume della Parthenope Trilogy, così come il Martin Rua de "L'Ombra d'Argento", dovrà scongiurare l'avvento della Nuova Thule, ovvero un'organizzazione neonazista mai scomparsa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la quale ha l'obiettivo di ricostituire il Reich.

In "Le nove chiavi dell'antiquario" la Thule vorrà impossessarsi del mitologico Baphomet dei Cavalieri Templari, nel quale è racchiuso il Guardiano della Soglia, altra figura mitica di cui parlò, per la prima volta, lo scrittore ottocentesco Edward Bulwer-Lytton nel suo "Zanoni".

Ma a che scopo risvegliare il Guardiano della Soglia ? E che cosa c'entra l'antiquario massone Lorenzo Aragona in questa vicenda ?

Fra Napoli, Kiev, Zurigo e Roma, il romanzo di Martin Rua si snoda su tre livelli narrativo-temporali: la Gerusalemme dei Templari, la Berlino del 1945 e i giorni nostri in un susseguirsi di colpi di scena, donne affascinanti, enigmatiche e tutt'altro che docili e personaggi alquanto bizzarri.

Lungi dal voler svelare altri arcani del romanzo, oggi ho il piacere e l'onore di intervistare, per la prima volta e in esclusiva, l'amico Martin.

Lua Bagatin: Iniziasti come blogger, nel 2004, proprio per promuovere i tuoi primi scritti. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora...

Martin Rua: Eh sì, sono decisamente più vecchio di allora ! E di certo più consapevole di limiti e capacità.


Luca Bagatin: Come è nata la tua passione per la scrittura, il mistero, l'esoterismo?

Martin Rua: Le tre cose non sono necessariamente collegate. Ho iniziato a scrivere da piccolo, prima soprattutto poesie, poi anche racconti e infine romanzi. La passione per il mistero l’ho sempre avuta e poi, a un certo punto, ho trovato nelle discipline esoteriche un ulteriore approfondimento.


Luca Bagatin: Quanto ha influenzato la tua conoscenza della Massoneria nella stesura dei tuoi romanzi?

Martin Rua: Parecchio direi, tanto che il mio protagonista, Lorenzo Aragona, è egli stesso massone, anche se questa sua appartenenza verrà fuori di più nei romanzi successivi.


Luca Bagatin: Come ti spieghi il successo senza precedenti di titoli come “La luna di sabbia” e “Il Codice Baphomet”, tutti pubblicati in formato e-book ?

Martin Rua: In realtà il vero boom l’ho avuto con “Il Codice Baphomet” – che poi sarebbe una versione meno curata de “Le nove chiavi dell’antiquario”. Mi sono sempre spiegato il successo come una combinazione di tre elementi: una buona storia, una bella copertina, un prezzo interessante.


Luca Bagatin: Pensi che gli e-book surclasseranno i libri tradizionali?

Martin Rua: Fintanto che ci saranno tradizionalisti come te, no ! (ride). Scherzi a parte, non credo proprio, ma stanno comunque guadagnando terreno. Vanno tenuti in considerazione.


Luca Bagatin: E' vero che sei un “alchimista operativo”? Ovvero?

Martin Rua: Non è esattamente così. Mi appassiona l’alchimia, quella vera, quella da laboratorio e i libri che leggo sono quelli scritti da alchimisti che materialmente lavoravano ai fornelli nei loro laboratori. Questo però non vuol dire che lo faccia anche io. Almeno non ancora. Ho molto da imparare.


Luca Bagatin: Nel tuo ultimo romanzo “Le nove chiavi dell'antiquario” si parla sia di Massoneria che di Templari. Tematiche che, negli ultimi anni, sembrano andare per la maggiore. Come te lo spieghi?

Martin Rua: Sono due argomenti che portano con sé un bagaglio di segreti e misteri. Due elementi che affascinano l’uomo da sempre. Mettili insieme e ottieni una miscela esplosiva.


Luca Bagatin: A tuo parere i massoni speculativi odierni sono davvero gli eredi degli antichi Templari?

Martin Rua: No, e chi lo pensa è un illuso. Primo perché i Templari sono ufficialmente finiti nel 1314. Secondo perché dei massoni speculativi di oggi credo che pochi abbiano ancora le conoscenze esoteriche di un tempo. Detto questo, però, sono convinto che esistano ancora iniziati, in giro per il mondo, che sanno più di quello che noi sappiamo sulla reale conoscenza dei Templari. E questi iniziati possono anche essere massoni, ma non necessariamente. La Massoneria è una via, un metodo per avvicinarsi all’illuminazione. Ma è “un” metodo, non “il” metodo.


Luca Bagatin: Il tuo primo romanzo, “L'ombra d'argento”, ha avuto come protagonista te stesso. Oggi Martin Rua sembra aver ceduto il passo all'antiquario massone napoletano Lorenzo Aragona, come mai questa modifica?

Martin Rua: Per evitare una certa confusione tra autore e protagonista. Meglio tenere le due cose separate. Almeno per ora !


Luca Bagatin: Che cos'è, per te, la Massoneria oggi ?

Martin Rua: Ho un'idea di Massoneria abbastanza idealizzata e sicuramente lontana da tutti gli stereotipi complottisti così in voga. La Massoneria è una scuola iniziatica, insegna un metodo per migliorarsi. Ma è anche una degli ultimi depositari di antiche tradizioni esoteriche, ormai quasi scomparse. Da questo punto di vista i massoni hanno la grande responsabilità di "custodi".


Luca Bagatin



26 marzo 2012

"Il sentiero del bosco incantato": appunti sull'esoterico nella letteratura




Uno degli aspetti che mi ha sempre molto affascinato dell'arte, della pittura, del cinema, della letteratura, è la ricerca di molteplici significati, più o meno celati, più o meno nascosti, che l'occhio umano pressochè non riesce immediatamente a percepire. Oppure non percepisce affatto.
Un'opera dell'ingegno, qualsiasi essa sia, necessita - per essere apprezzata e compresa - di tutti i sensi umani che non sempre sono necessariamente cinque. Il celebre investigatore dell'incubo, nato dalla penna di Tiziano Sclavi, Dylan Dog, direbbe infatti che i sensi sono cinque...e mezzo !
Il cuore, organo che simbolicamente rappresenta il sentimento umano, è forse la chiave di lettura di un'opera nel suo insieme.
Luigi Pruneti, scrittore, saggista, nonchè Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro di una fra le più importanti Obbedienze massoniche italiane - la Gran Loggia d'Italia - è riuscito, in un corposo ed approfondito volume, a raccontare l'esoterico nella letteratura.
"Il sentiero del bosco incantato" (La Gaia Scienza Editrice), con prefazione dell'editore Antonio Tiberio Dobrynia, è un viaggio che parte dall'antichità per giungere alla modernità del fumetto, alla ricerca dei molteplici significati spirituali delle opere letterarie che, almeno una volta nella vita, ci sono capitate sotto gli occhi.
E' un viaggio che parte da Omero, dall'Odissea, dall'Eneide, dall'Antica Grecia la cui cultura è alla base della civiltà occidentale, passa per Dante, probabilmente iniziato alla setta dei "Fedeli d'Amore", il quale, per mezzo delle sue opere ha tentato un rinnovamento della cristianità, farcendo di simboli esoterici e misterici la sua "Divina Commedia". E poi il Rinascimento e dunque l'Umanesimo e la rinnovata ricerca spirituale in appositi circoli culturali atti a diffondere l'antico "Corpus Hermeticum", redatto dal mitologico Ermete Trimegisto, testo all'origine della moderna alchimia.
Luigi Pruneti non può, successivamente, non parlare dei Rosa-Croce e delle opere dei ricercatori spirituali a cavallo fra il 1500 ed il 1600, quali Elias Ashmole, Robert Fludd, Jacob Bohme, John Dee, Micheal Maier ed Emanuel Swedemborg e dunque inquadrarle quale origine e base della moderna Massoneria, nata ufficialmente nel 1717, a Londra e successivamente diffusa in tutta Europa, Asia e nel Nuovo Continente, quale confraternita universale alla ricerca dell'antica Gnosi, della spiritualità autentica ed ostacolata dalle Religioni Istituzionalizzate ed alla ricerca di quella fratellanza universale senza distinzioni così difficile da ottenere non solo nei secoli bui, ma persino in epoca moderna.
Troviamo qui, dunque, le opere letterarie e le commedie di Carlo Goldoni, massone che parlerà di Massoneria persino nelle celebri "Le donne curiose", ma anche quelle del già massone Vittorio Alfieri, nonchè gli accenni alla massoneria di Giacomo Casanova.
Se il Secolo dei Lumi, degna prosecuzione del Rinascimento umanista, sarà il secolo del rinnovamento spirituale senza dogmi, il XIX secolo conoscerà fasi alterne, con l'approssimarsi di correnti antimassoniche che già avevano colpito a morte due illustri vittime nel '700: il poeta Tommaso Crudeli ed il conte Alessandro Cagliostro, torturati ed uccisi dall'Inquisizione cattolica unicamente in quanto massoni ed esoteristi.
L''800 europeo conoscerà dunque le follie di Léo Taxil, già ex massone ed anticlericale, il quale si avvicinerà al clericalismo ed inizierà a scrivere opere antimassoniche nelle quali descriverà i massoni come adoratori del Demonio e le tornate di loggia quali sabba satanici. Alla fine, ad ogni modo, sarà lo stesso Taxil a spiegare che si era trattata di una burla, ma le sue opere sono ancora oggi ritenute veritiere, in particolare da settori clericali e amanti delle cosiddette "teorie del complotto".
L'800, ad ogni modo, come spiega Luigi Pruneti, sarà però anche caratterizzato da una fervente letteratura anticlericale nella quale, in particolare in Italia, ritroviamo la penna di massoni celebri: Giosue Carducci in primis, Vate della Terza Italia, ma anche il Generale Giuseppe Garibaldi, autore di "Clelia il governo dei preti".
In Europa, fra gli autori che più di altri utilizzarono le loro conoscenze esoteriche al fine di celarle nelle loro opere, ritroviamo Jules Verne ed Edward Bulwer-Lytton. Pensiamo ad esempio al "Viaggio al centro della Terra" di Verne, vera e propria allegoria iniziatica, oppure allo "Zanoni" di Bulwer-Lytton, oppure a "La razza ventura", in cui racconta di un ameno popolo sotterraneo ed in ciò è ravvisabile anche una certa influenza da parte della celebre occultista Madame Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, allora molto conosciuta ed apprezzata fra i ricercatori dello spirito ottocenteschi.
Capitolo curioso e molto interessante è quello riservato a Gabriele D'Annunzio, già iniziato alla Serenissima Gran Loggia d'Italia ed amante dell'esoterico, riscontrabile ad esempio nelle liriche dell'"Alcyone", così come in altri celebri autori del '900 quali Herman Hesse, Marguerite Yourcenar, Jorge Luis Borges, sino al celebrerrimo Tolkien e la sua letteratura cosiddetta fantasy, che celebra le antiche Tradizioni del Nord Europa.
Nemmeno le fiabe e le favole sono escluse dalla tradizione esoterica. Luigi Pruneti, infatti, ci parla del "Pinocchio" di Carlo Collodi, viaggio iniziatico di un pezzo di legno - allegoria della pietra grezza - che giunge, dopo numerosissime prove, alla consapevolezza e diventa essere in carne ed ossa, pensante, che giunge a comprendere i valori della Verità, alla Bellezza ed alla Bontà.
In questa disamina dell'esoterismo nelle opere letterarie, non possono mancare i fumetti.
Il celebre fumettista veneziano Hugo Pratt, già massone della Gran Loggia d'Italia iniziato presso la Loggia Hermes e profondo viaggiatore e conoscitore delle culture e civiltà del mondo, con il suo "Corto Maltese", celebrerà l'esoterismo nel fumetto.
Corto Maltese, il marinaio, il viaggiatore, il profano alla ricerca di mondi sconosciuti, il paladino della libertà e dell'emancipazione senza bandiera, è l'esempio fumettistico più azzeccato in questo senso. In "Favola di Venezia", Hugo Pratt, inserirà persino alcuni suoi Fratelli di Loggia, oltre che la mitologica Clavicola di Salomone, ricercata da Corto Maltese.
Luigi Pruneti, ad ogni modo, si sofferma anche ad analizzare fumetti più - per così dire - "commerciali" quali Dampyr e Dylan Dog, portatori e veicolatori di valori positivi ed attinenti alla realtà nella quale viviamo.
L'ultimo capitolo de "Il sentiero del bosco incantato" è dedicato ai simpatici omini blu, ovvero i Puffi, erroneamente creduti da molti quali allegoria dei massoni, aspetto che, purtuttavia, Pruneti sembra escludere e sfatare.
Il saggio di Luigi Pruneti qui per sommi capi riassunto è, ad ogni modo, un'utilissima guida per tutti coloro i quali intendono o intenderanno approcciarsi alla letteratura, sia essa classica, avventurosa o fumettistica, con occhio attento e critico. Alla ricerca di significati percepibili...con quel quinto senso e mezzo presente solo nel cuore di chi sa ascoltare.

Luca Bagatin



12 ottobre 2011

"Testamento di uno stravagante": opera esoterica di Jules Verne


3 aprile 1897: William J. Hypperbone è deceduto.
Il più illustre fra i membri dell'Excentric Club di Chicago, Illinois, ha lasciato questo mondo ed una grossa somma in eredità: ben 60 milioni di dollari.
Eredità che - come da testamento da lui redatto e depositato presso il notaio Tornbrock - spetterà a colui il quale, fra sei cittadini di Chicago estratti a sorte, uscità vincitore dal Grande Gico degli Stati Uniti d'America, ovvero una riedizione dell'antico Gioco dell'Oca, che prevede che, ciascun giocatore, dopo il tiro di dadi effettuato dal notaio Tornbrock, si rechi nella località stabilita dal numero di dadi corrispondente.
Ogni casella del Grande Gioco, infatti, corrisponde ad uno degli Stati degli Stati Uniti, con l'Illinois ripetuto quattoridici volte - a rappresentare le Oche - sino alla sessantatreesima casella che, una volta raggiunta, decreterà il vincitore, ovvero l'erede dell'immensa fortuna.
I concorrenti estratti a sorte sono: Max Réal, govane ed ingenuo pittore, aiutato dal suo fido ragazzo di colore Tommy; il commodoro Urrican, iracondo lupo di mare, accompagnato da Turk, marinaio all'apparenza violento, ma in realtà docile come un agnellino; il cronista del "Tribune", Harris T. Kymbale; l'incantevole Miss Lissi Wag, accompagnata dall'entusiasta Jovita Foley; il pugile Tom Crabbe, accompagnato dal suo manager John Milner e l'usuraio Herman Titbury, accompagnato dall'altrettanto tirchia consorte.
Questi i concorrenti estratti a sorte ma...il testamento prevede una piccola clausola: alla gara parteciperà anche un settimo concorrente: il misterioso Signor XKX !
Questa l'avvincente trama dell'altrettanto avvincente romanzo di Jules Verne: "Testamento di uno stravagante".
Romanzo invero poco conosciuto e nel quale mi sono imbattuto nell'ambito delle mie ricerce relative al linguaggio esoterico celato nelle opere di Verne.
Verne, nelle sue opere, si è avvalso spesso dell'artifizio del "gioco" per celare profondamenti significati gnostici e massonici.
In questo caso utilizza l'antico Gioco dell'Oca, originario dell'Antico Egitto, ma probabilmente inventato dai Troiani.
Nel gioco si incontra un'oca ogni nove caselle e il percorso è composto da sette volte nove caselle. Il sette ed il nove, in molte tradizioni, sono numeri considerati sacri.
Nel gioco, inoltre, vi sono diverse caselle che corrispondono ad altrettante penalità: il ponte simbolo di passaggio (da un grado ad un altro, nella Tradizione massonica); il labirinto che ci ricorda Teseo ed il Minotauro; la prigione a simboleggiare i desideri materiali dai quali dobbiamo imparare a distaccarci; la foresteria che accoglie il pellegrino; il pozzo che si trova a metà del tracciato e rappresenta un mezzo di comunicazione con il ventre della Madre Terra e la cui verità potrebbe portare al raggiungimento della conoscenza e della divinità (vedi anche "La razza che verrà" di Edward Bulwer-Lytton o le teorie di René Guénon sul Re del Mondo).
Anche il nome dello Stato che funge da "oca" e voluto da Verne nel romanzo non è casuale: Illinois. Esso è l'anagramma di ILION-LIS ovvero lis (giglio regale, in francese) e Ilion (l'antica Troia).
Ciò, peraltro, come spiega ottimamente lo studioso Michel Lamy nella sua opera "Jules Verne e l'esoterismo" (Edizioni Mediterranee), ha profonde attinenze con il mistero di Rennes-le-Chateu ed il Tesoro di Berenger Saunière. Mistero che, evidentemente, Jules Verne, conosceva molto bene e per il quale rimandiamo ai nostri articoli scritti alcuni anni fa per la rivista di studi massonici "YR Magazine" ed al libro del Lamy stesso.
In "Testamento di uno stravagante", peraltro, Verne ha giocato moltissimo con gli errori (voluti !), le parole ed i nomi dei personaggi oltre che con il simbolismo.
La casella della "morte", infatti, la fa corrispondere allo Stato della California, ovvero al più occidentale fra gli Stati degli USA e ciò perché, nell'antichità, l'Occidente era considerato la "terra dei morti".
Il simbolismo di fondo del romanzo di Verne (come del resto anche il suo "Viaggio al centro della Terra"), in particolare, attiene ai concetti di morte e resurrezione, di morte e di nuova rinascita, che non può non ricordarci il cammino dell'Iniziato dall'oscurità alla Luce, dalla morte all'Immortalità.


Luca Bagatin



4 settembre 2011

La razza che verrà



Il mondo sotterraneo, l'Agarthi, la Loggia Bianca, il Re del Mondo, antiche conoscenze gnostiche e teosofiche che, nel corso dei secoli, hanno affascinato numerosi studiosi, esoteristi, Iniziati, occultisti e persino letterati.
Pensiamo ad esempio a Réne Guénon ed al Re del Mondo, che sosteneva regnasse nel mondo di sottoterra, popolato da esseri semidivini: vero e proprio centro spirituale celato alla vista degli uomini. Oppure l'occultista russa Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, la quale parlò della Loggia Bianca, la famosa Agarhi, la quale avrebbe dovuto ospitare semidei provenienti da Venere.
Ed ancora, Jules Verne, celebre per i suoi romanzi d'avventura basati sul tema del viaggio ed al quale, alcuni anni fa, abbiamo dedicato un articolo per la rivista di studi massonici “YR Magazine”, a dimostrazione di come nelle sue opere celasse profondi significati esoterici. Pensiamo infatti al "Viaggio al centro della Terra", vero e proprio romanzo massonico nel quale l'autore non solo ci parla della Terra Cava e, attraverso artifizi letterari, di Agarthi, ma desidera mostrare, per allegorie, il percorso dell'Iniziato verso gli Inferi - ovvero il suo Io interiore - per poi risalire alla luce della Conoscenza.
Verne, da buon autore ottocentesco, ovvero di quell'epoca nella quale le Società esoteriche ebbero a loro massima espansione, non fu l'unico ad avventurarsi su questo terreno. Pensiamo infatti alla scrittrice George Sand, legata alla Società Teosofica, ma anche al fondamentale Edward Bulwer-Lytton (1803 - 1873), politico liberale e fine esoterista legato ai Rosacroce.
Bulwer-Lytton, oltre ad aver scritto l'ottimo romanzo "Zanoni", ambientato fra Italia e Francia ai tempi della Rivoluzione Francese (condannandola e indicando invece una via spirituale per uscire da quel terribile e sanguinario conflitto), il cui protagonista è un autentico Rosa+Croce, scrisse un altro raro romanzo, ripubblicato recentemente in Italia in un'elegante edizione da Miraviglia Editore, ovvero "La Razza che verrà".
Al centro della narrativa de "La Razza che verrà" vi è proprio il mondo sotterraneo e la simbologia esoterica e gnostica è pregnante, pur presentando una struttura letteraria semplice e scorrevole.
E' la storia di un ereditiere statuintense che, per varie vicissitudini, si trova ad esplorare il sottosuolo. Qui, inaspettatamente, vi scorge una curiosa popolazione civilizzata dal curioso nome di Vril-ya, derivante appunto dal fluido energetico che utilizzano per la loro sopravvivenza: il vril, appunto. Ricordiamo, per inciso, che dell'esistenza del vril parlò anche Madame Blavatsky nella sua opera teosofica “La Dottrina Segreta”, ovvero di una forza divina che gli antichi maghi e saggi sapevano utilizzare sapientemente a scopi totalmente benefici.
Il protagonista, alter ego di Bulwer-Lytton, sarà dunque ospite nella casa del più ricco fra i Vril-ya, il quale, oltre a renderlo edotto della loro lingua, gli spiegherà il sistema politico e sociale di quell'amena comunità del sottosuolo.
Società divisa in An (maschi) e Gy (femmine), le quali sono molto più forti ed autorevoli degli An.
Le Gy, infatti, oltre ad essere fisicamente più alte, sono anche depositarie della cultura e della saggezza del loro popolo. Inoltre, durante il corteggiamento, spetta alle Gy fare il primo passo e scegliersi il loro timido compagno per poi sposarlo e rimanergli fedele per sempre. Una sorta di inversione rispetto agli usi e costumi della società ottocentesca e, forse, anche di quella attuale.
I Vril-ya non conoscono la democrazia e la disprezzano in quanto foriera di disuguaglianze e di bramosie di potere. Essi perseguono la felicità assoluta che è data, appunto, dalle potenzialità infinite del vril, che permette loro di realizzare invenzioni impensabili persino nella società più avanzata (quali ad esempio delle ali meccaniche da mettersi addosso per poter volare).
I lavori svolti dai Vril-ya non sono imposti da nessuno, ma liberamente scelti da ciascuno in base alle loro rispettive inclinazioni ed interessi. Persino i bambini svolgono mansioni utili alla comunità, la quale non conosce povertà in quanto tutti provvedono alle necessità di tutti. E' anzi il ricco a dover provvedere maggiormente alle necessità degli altri.
Grazie al vril, inoltre, essi possiedono degli scettri capaci di incenerire qualsiasi essere vivente, ma i Vril-ya rifiutano qualsiasi tipo di violenza, non solo nei confronti dei loro simili, ma di qualsiasi essere vivente a meno che non sia minacciata la loro incolumità.
Il Nostro sarà da loro soprannominato Tish, ovvero "Ranocchio" in quanto da loro ritenuto una forma vivente barbara, così come lo erano i loro stessi antenati, che avevano bramosia di potere ed invidia ed ebbero origine niente meno che dalla Rane.
Il sistema politico dei Vril-ya, in sostanza, si basa su consuetudini pacifiche e di autoregolazione che, ad ogni modo, sono supervisionata dal Tur, ovvero dal magistrato supremo che è scelto da uno dei membri del Consiglio dei Saggi, composto solitamente da Gy.
Il Nostro si troverà in difficoltà solamente allorquando la giovane Zee, la Gy più colta ed altruista fra tutte le Gy, si innamorerà di lui...
“La razza che verrà”, oltre ad essere un romanzo esoterico, può essere anche considerato un trattato di vera e propria filosofia spirituale. E' un percorso alchemico che porta alla trasformazione interiore dell'individuo in Essere Spirituale tramite la conoscenza del vril. Questi saranno infatti gli uomini e le donne della razza che verrà: evoluti interiormente e capaci di utilizzare le energie e le conoscenze per portare l'Umenità verso il bene comune.
La scoperta dellla Divinità insita in ciascuno.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini