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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 gennaio 2012

Marco Pannella. Biografia di un irregolare



Sarà anche sin troppo elogiativa, ma, la biografia di Marco Pannella scritta dal giornalista Valter Vecellio, "Marco Pannella. Biografia di un irregolare", edito dalla Rubbettino, è indubbiamente il primo ed unico documento che racconta per filo e per segno chi è e chi fu il leader radicale.
Potrebbe apparire strano che una biografia sia scritta prima della dipartita dell'attore principale, ma ciò non fa che renderla contemporanea, attuale.
Come attuali sono le battaglie che conduce il Partito Radicale o come cavolo si chiama di volta in volta (Lista Pannella, Lista Bonino, Rosa nel Pugno...).
Il Partito Radicale di Pannella, come ci racconta lo stesso Vecellio, può dirsi continuatore, per molti versi, di quel Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che fu messo in piedi gli intellettuali laici che, negli anni '50, si raccolsero attorno al settimanale liberale "Il Mondo": Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Niccolò Carandini, Leopoldo Piccardi, Ugo La Malfa e molti altri.
Il "primo" Partito Radicale, era forse un po' più "austero", ma aveva gli stessi caratteri di lotta ai privilegi ed alle corporazioni del partito radicale pannelliano.
L'avventura degli Amici del Mondo si concluderà presto e quei radicali finiranno chi nel Partito Repubblicano (la maggioranza), chi nel Partito Socialista, chi fonderà il Partito Radicale che erediterà Pannella.
La biografia di Vecellio parte dalle origini del Nostro: abruzzese di Teramo nato il 2 maggio 1930, battezzato Giacinto in ricordo dello zio ma chiamato dalla madre, Andrea Estechon, di famiglia svizzera francese, Marco. Sarà dunque la madre ad iscrivere il figlio in una delle tre scuole Montessori d'Italia, prima che siano bandite dal fascismo, assieme alla sua fondatrice.
Nel 1938, il bambino Pannella, seguirà corsi di scherma e violino, sotto l'insegnamento del professor Righetti, antifascista e repubblicano, e sarà proprio da lui che inizierà a respirare la prima aria liberaldemocratica.
Pannella, di quegli anni, come racconta a Vecellio, ricorda ancora la sua prima fidanzatina, Adria, che un giorno però non incontrò più e scoprì in seguito che se ne era dovuta andare con la famiglia perché ebrea: erano gli anni delle leggi razziali e quell'episodio fu decisivo per Pannella e per le battaglie per i diritti umani che intraprenderà negli anni a venire.
Un altro episodio segnerà la sua futura connotazione politica, ovvero quando fu ospite di una coppia, nell'alta Savoia, ove era stato spedito dalla famiglia per studiare. La coppia era così mal assortita che litigava tutte le sere e fu allora che iniziò a sentir parlare di divorzio e poi persino di obiezione di coscienza perché, in quegli anni, il figlio della coppia era partiti militare e temava lo scoppio della Guerra.
E' così che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Marco inizia a leggere "Risorgimento Liberale", il foglio clandestino antifascista del Partito Liberale Italiano, fondato e diretto da Mario Pannunzio.
Marco Pannella si sente dunque un liberale, in particolare ricordando che l'Unità d'Italia l'hanno fatta i liberali, mentre l'altro punto di riferimento dell'epoca, ovvero il comunismo, non lo attira a causa della dittatura bolscevica.
Il giovane Pannella matura anche l'idea di andare a parlare con il filosofo Benedetto Croce, per convincerlo ad appoggiare la marcia per Trieste italiana e liberale e ci riesce. A Napoli, a casa di Croce, scopre persino di essere legato a lui da lontana parentela.
Da allora, Pannella, inizierà la militanza nel PLI, ovvero nella Giovane Sinistra Liberale e nell'Unione Goliardica Italiana, che allora raccoglieva laici, liberali, socialisti e repubblicani nelle Università.
Sono gli anni '50 e di qui all'incontro con gli Amici del Mondo e dunque alla fondazione del Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici (che comprenderà liberali di sinistra ed ex del Partito d'Azione), il passo è breve.
Non manca, nella biografia di Vecellio su Pannella, un capitolo dedicato agli amori del Nostro.
Pannella ne ha avuti molti, vista anche la sua prestanza fisica ed i suoi occhi azzurri. Affascina, con il suo sguardo, persino Paola Fallaci, sorella di Oriana, la giornalista Natalia Aspesi e Sabina Ciuffini, allora valletta di Mike Bongiorno. Ma l'amore della sua vita è e rimane Mirella Parachini, di ventisei anni più giovane di lui, con la quale ha vissuto sempre un rapporto franco ed aperto.
E poi, ma chi l'avrebbe mai detto che Marco Pannella, abituato agli scioperi della fame, fosse in realtà un abile cuoco ? Fra i radicali sono ancora molti, come documenta Vecellio, che ricordano i suoi conditissimi ed abbondanti piatti di spaghetti. Cucinati anche quando lui faceva i digiuni.
Digiuni di dialogo, a sentire Pannella. Mai ricattatori. Digiuni che hanno origine con i famosi Sathyagraha di Gandhi, per lottare in maniera nonviolenta contro gli inglesi oppressori.
Il primo digiuno Pannella lo portò avanti a Parigi, negli anni '60, quando era corrispondente del quotidiano "Il Giorno", per la libertà dell'Algeria.
In Francia diverrà così popolare che persino il celebre scrittore e drammaturno Eugnène Ionesco ne diverrà amico e si iscriverà al Partito Radicale.
Saranno, del resto, moltissimi gli intellettuali che daranno fiducia a Pannella ed al PR: Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Vladimir Bukowskij e numerosi altri. Sciascia sarà persino eletto deputato radicale in Parlamento ed a lui, così come ad Enzo Tortora, Pasolini, Pannunzio e Rossi sarà dedicato un capitolo a parte.
Pannella non è dunque solo il paladino dei diritti civili, del divorzio, dell'aborto, del voto ai diciottenni, delle primissime lotte per gli omosessuali con il FUORI! e quelle femministe, ma anche colui il quale, attraverso il determinante contributo di Luca Coscioni, negli anni 2000, porrà al centro della politica la libertà di cura per i malati. Malati di sclerosi laterale amiotrofica come Luca, e non solo.
Luca Coscioni, ricordano Pannella e Vecellio, fu censurato dalla classe politica italiana: a sinistra non vorranno candidare Liste Luca Coscioni, mentre a destra, non vorranno parlare di libertà di cura.
Però quella battaglia, quelle battaglie, non sono mai morte, al punto che oggi, in Parlamento, siede la vedova di Luca: Maria Antonietta Farina Coscioni, una fra le parlamentari più presenti e produttive.
Nelle biografia scritta da Vecellio, di Pannella c'è molto, molto altro: c'è il rapporto con i socialisti di Craxi, ma anche quello con i comunisti.
L'utopia pannelliana era e forse sarebbe quella di rinnovare la sinistra, o, meglio, di democratizzarla. Ci provò persino con Berlusconi, nel '94, quando sembrava l'erede di quella destra storica, che in realtà è la sinistra liberale. Ci ha provato con Bersani, tentando di democratizzare il Pd, anche qui, fallendo.
Il Partito Radicale sopravviverà a Pannella, si chiede l'ultimo capitolo della biografia ? Mah, chissà.
La cosa fondamentale e prioritaria è, ad ogni modo, quella di conoscere la storia, le storie radicali, così vilipese e nascoste dalla vulgata partitocratica e mediatica.
Storie di un'Italia libera e democratica, che, purtroppo, è inconsapevole di sè stessa.

Luca Bagatin



10 gennaio 2012

Il "progetto liberaldemocratico", così come delineato, è velleitario. Occorre più pragmatismo.



"Progetto liberaldemocratico", da troppo tempo sento, in casa Repubblicana e laica, parlare di questa cosa.
Lodevolissimo progetto, per carità, il quale, però, non è mai stato declinato, ovvero non se ne è mai parlato nello specifico se non per tramite di paroloni altisonanti, privi di fattivo contenuto.
A quanto mi è perso di capire si tratta dell'ennesima riproposizione della forza di ispirazione Liberaldemocratica europea, in Italia.
Peccato che progetti di questo tipo, dal '93 ad oggi, ce ne siano stati a bizzeffe e nemmeno uno sia sopravvissuto per più di qualche mese. Bene che sia andata.
Mi ricordo l'alleanza PRI-PLI alle elezioni europee del 1989; successivamente ricordo, nel 1999 la fondazione della Lista Emma Bonino, che raccoglieva anche laici e liberali; poi ancora, nel 2000 la fondazione del Polo Laico, con Giovanni Negri ed Arturo Diaconale; successivamente, nel 2004, l'idea di Diaconale e Davide Giacalone della fondazione della Casa Laica, che si sostanziò purtroppo nella mera presentazione di liste comuni alle regionali: PRI-PLI-NUOVO PSI (risultato: meno dell' 1%); poi ancora, la Rosa nel Pugno nel 2006 e successivamente, in Triveneto, nel 2007, ci inventammo il Coordinamento dei Liberaldemocratici e poi ancora, un paio di annetti fa, con un amico, mi inventai persino l'Associazione Laica Giuseppe Garibaldi, che raccoglieva repubblicani, radicali e qualche liberale del Pd e del PdL.
Tutti progetti svaniti entro pochissimo tempo: pochi mezzi, poche persone, pochi voti e sostegni.
In Italia, sia chiaro una volta per tutte, noi liberali e laici siamo degli appestati, l'arretratezza regna sovrana e gli sprechi in politica nemmeno si contano più.
Ora, a parer mio, il PRI, il PLI e quanto è rimasto dei partiti laici dovrebbero una volta per tutte sciogliersi in un nuovo unico partito: chiamatelo come volete, ma sappiate che con qualcuno, con qualsiasi legge elettorale vogliate, si deve alleare. Se va da solo perde e prende l'ennesimo zerovirgola, anche se nessuno ve lo vorrà raccontare con franchezza.
Ma dove vogliamo andare con Segretari che, con tutto il rispetto, hanno un'età da pensione ? No perché oggi, se parlo di PRI, PLI, radicali ecc... ancora mi sento rispondere: Nucara, De Luca, Pannella, la Bonino La Malfa, la Sbarbati...ed invece io vorrei sentire: Oscar Giannino, Cecchi Paone, Di Placido, Montesi, Kahlun, Palazzolo e qualche altro nome, magari ancor più sconosciuto, di persone che hanno sempre pagato di tasca loro per la politica e mai intascato un euro da essa. Che vivono d'altro.
Ma dove vogliamo andare con fantomatici "progetti liberaldemocratici", con troppe idee ma senza una prospettiva di lungo, lunghissimo periodo che duri almeno dieci o vent'anni minimo ?
Veniamo alle alleanze, perché ci si dovrà pur pensare.
Con chi vuoi allearti ? Con i cattocomunisti retrogradi attaccati al loro posto fisso, ma che non vogliono garantirlo ai giovani ? No.
Con i berluscones, peones, scilipotones, legisti e filo-statalisti del caravanserraglio "pseudo" centro-destrorso ? No.
Beh, rimangono i democristi, sì, certo. Ed anche i finiani.
Con i democristi i laici hanno governato dal 1948 al 1992. Con fasi alterne, certo, ma sicuramente non c'era alternativa. Fini invece è cambiato, si è dato una ripulita liberaldemocratica e Rutelli possiamo anche sopportarlo. Infondo nell'Api c'è anche Valerio Zanone che è comunque un amico.
La risposta ve/ce la siete/siamo dati da soli.
Il "progetto liberaldemocratico", insomma, è un progetto velleitario.
Un progetto di fusione laica, liberaldemocratica, liberalsocialista, che faccia da quarta gamba del Terzo Polo, invece, è l'unica alternativa pragmatica.
Prenderemmo il 2 %, benissimo che ci vada, ma almeno otterremo una cospicua rappresentanza parlamentare. Staremo in coalizione con i moderati, che è sempre meglio di stare con gli estremisti di sinistra e di destra. Non ci perderemo in feticismi di partito, perché i nostri vecchi partitini saranno messi in soffitta, fra i nostri ricordi più cari, magari li trasformeremo in Fondazioni o Circoli culturali, ma non più entità politiche/partitiche.
Forse, magari, a quel punto l'Italia sarà un po' più laica, più libera economicamente, meno spendacciona, perché saremo presenti uniti e non più divisi in mille rivoletti ideologici e un tantino feticisti.

Luca Bagatin



6 dicembre 2010

Sfiduciare Berlusconi, costruire l'Unione Democratica Liberale ed una nuova coalizione di Centro riformatore



Il 15 settembre lodavo il tentativo del mio Segretario nazionale, Francesco Nucara, leader del Partito Repubblicano Italiano, di tentare di "salvare il salvabile", ovvero l'attuale maggioranza di governo. Confermo questa lode ma oggi, a pochi giorni dal voto di fiducia al governo, ritengo che non ci siano oggettivamente più le condizioni per tenere in piedi una compagine governativa guidata da un Berlusconi che ha fatto e sta facendo di tutto per risultare impresentabile (a se stesso, al Parlamento, oltre che agli elettori).
Berlusconi, infatti, lo dissi già qualche tempo fa, è la principale causa del suo stesso mal.
Da quando si è messo in testa di seguire la Lega Nord ed il Ministro Giulio Tremonti relativamente alle controriforme "social-burocratiche", è finita la parabola del leader liberale e liberista quale si presentò agli elettori nel 1994, contrapponendosi all'ingloriosa "macchina da guerra" di Achille Occhetto & Compagni che, fortunatamente, allora fu sconfitta.
Come se ciò non fosse sufficiente - Berlusconi -  ha proseguito nella sua amicizia interessata con il leader russo - già agente non pentito del KGB ed estimatore del dittatore comunista Stalin - Vladimir Putin; con il leader comunista bielorusso Aleksandr Lukashenko (noto non certo per il suo democraticismo) e con il dittarote libico Mu'ammar Gheddafi.
Che oggi vengano fuori certe "rivelazioni" di Wikileaks sul Cavaliere, non deve certo stupire: le aveva già fatte il giornalista Paolo Guzzanti, già deputato PdL e Presidente della Commissione Mitrokhin ed oggi Vicesegretario del PLI, nella sua biografia su Berlusconi edita un anno fa da Aliberti editore.
Se a tutto ciò aggiungiamo anche l'ipocrisia di un Berlusconi che, sotto le lenzuola si comporta in un modo, mentre pubblicamente si permette di "bacchettare" gli omosessuali e quanti non rispettano i dettami di Santa Romana Ecclesia.....
Beh, ne consegue che il Cavaliere di Arcore deve essere sfiduciato e sostituito da un governo di responsabilità nazionale che escluda a priori le estreme - Lega Nord ed Italia dei Valori - e che approvi una legge elettorale decisamente più democratica e con il ritorno alle preferenze (meglio di tutto sarebbe una legge o proporzionale pura, senza sbarramenti o, al massimo, una legge maggioritaria pura, con l'uninominale all'anglosassone, senza doppi turni).
Meglio ancora potrebbe essere indetta un'Assemblea Costutiente eletta su base proporzionale che riscriva le regole del gioco.
Detto ciò, passiano a "noi". A "noi" repubblicani, laici, radicali, liberali e liberalsocialisti.
E' prioritario costruire una nuova aggregazione nella quale fonderci e che potrebbe chiamarsi Unione Democratica Liberale. Nel 150esimo dell'Unità d'Italia sarebbe davvero il momento di far cadere gli steccati che dividono le forze di ispirazione risorgimentale, unite comunque dal laicismo che ha fatto dell'Italia un Paese moderno.
E' il momento di unire il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Liberale Italiano, i Radicali, i Socialisti sparsi a destra e sinistra in un'Unione Democratica Liberale che in Europa si riconosca nell'ELDR, ovvero nell'Internazionale dei Liberali e dei Riformatori.
E per questo è il momento di parlare assieme di diritti civili, libertà individuali ed economiche, laicità, rigore nei conti pubblici, riforma della magistratura in senso garantista.
Sia ben chiaro, dunque, che non vogliamo morire democristiani, ma, per governare, sappiamo bene che i nostri interlocutori privilegiati sono e devono essere loro: i Popolari europei.
E' per questo che è necessario, una volta costruita quest'Unione, aprire un dialogo con Futuro e Libertà, Api ed Udc (evitiamo, magari, di aprire all'Mpa di Lombardo, filo leghista, secessionista e neoborbonica) e, assieme a loro, costruire una forte coalizione di governo per un nuovo Centro riformatore e liberaldemocratico, capace di guardare oltre la destra e la sinistra.
Forse, chissà, a quel punto, il nostro Paese, diventerò un po' più moderno, un po' più europeo.

Luca Bagatin



6 maggio 2010

YES WE CAN !



CONTRO CONSERVATORI E SOCIAL-BUROCRATI, ALMENO IN GRAN BRETAGNA, CE LA POSSIAMO FARE.
OGGI NEL REGNO UNITO CON NICK CLEGG, DOMANI IN ITALIA CON QUALCUN ALTRO: PER UN TERZOPOLISMO LAICO E LIBERALDEMOCRATICO, LIBERALSOCIALISTA E LIBERTARIO ALL'INSEGNA DEL
"MENO STATO PIU' INDIVIDUO !"
SI', CE LA POSSIAMO FARE - PER LA PRIMA VOLTA - A DIVENTARE IL PRIMO PARTITO !!!!!!

www.libdems.org.uk




8 febbraio 2010

9 febbraio 1849: proclamazione della Repubblica Romana



Anche quest'anno passerà sotto silenzio la commemorazione della Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio del 1849.
Giuseppe Mazzini ne fu il il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini (come Goffredo Mameli) e dal popolo romano, che i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Passerà sotto silenzio in quest'Italia scarsamente democratica e per nulla liberale, che purtuttavia alla Repubblica Romana dovrà le basi della sua stessa libertà di pensiero, parola ed azione.
La Repubblica Romana, guidata dal trimunvirato: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, una volta scacciato il Papa, si dotò infatti immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l'eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d'America redatta alla fine del '700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt'altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all'Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le "guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale" e, all'Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
Oggi certa storiografia clericale, leghista e dunque mistificatrice, tende a descrivere i risorgimentali mazziniani di allora come dei "briganti atei ed antireligiosi". Nulla di più falso e calunnioso, al punto che lo stesso Giuseppe Mazzini ha sempre fatto riferimento nei suoi scritti e discorsi a Dio, inteso come Divinità universale antidogmatica, al di sopra di ogni Potere costituito.
Nella fattispecie la bandiera della Repubblica Romana: il tricolore verde, bianco e rosso, recava al centro la scritta "Dio e Popolo" (che per molti versi ricorda l'iscrizione posta sul Dollaro statunitense "In God We Trust", adottato circa un secolo dopo, ovvero nel 1956), per rimarcare la fede mazziniana e repubblicana nel Popolo sovrano e nella Divinità Universale (e ciò ci rimanda per moltissimi versi al teismo illuminista e volteriano), la quale non può ritenersi privilegio esclusivo della Chiesa cattolica e del Vaticano.
La Repubblica Romana, purtroppo, durò solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati con il Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l'unità d'Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall'influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, a scuola, di tutto ciò si insegna poco o nulla ed è normale che, raggiunta l'età adulta, si sia poco consapevoli non solo della propria storia e quindi delle proprie origini, ma anche dei propri diritti e doveri.
Se, quantomeno nella scuola pubblica, ovvero in quelll'istituzione per la quale i mazziniani si batterono con maggiore tenacia per garantire a tutti l'elevazione intellettuale, morale e spirituale, si studiasse la Costituzione della Repubblica Romana e i "Doveri dell'Uomo" di Giuseppe Mazzini, sono certo che molti giovani comincerebbero a diventare veramente consapevoli del ruolo politico attivo che ricoprono nella società.
Oggi, invece, si preferisce dimenticare o mistificare.
Denigrare la democrazia e la libertà per erigersi a custodi del nuovo dogma: presunte radici cristiane (in realtà greco-romane), recupero del dialetto (pur non conoscendo bene l'italiano), lotta senza quartiere al "diverso" (in quanto frustrati e annoiati da sè stessi).
Un dogma che si fonda sull'ignoranza, sul pecorume, su una massificazione di cervelli assai poco inclini all'approfondimendo.
Anche per questo - a quasi 150 anni dall'Unità d'Italia - non va dimenticato lo spirito della Repubblica Romana ed i principi mazziniani che in essa trionfarono.
Principi ancor più attuali oggi di ieri: democrazia, emancipazione, comprensione del "diverso", fratellanza in quanto riconoscimento del principio universale del "siamo tutti nella stessa barca" e fonte di un'unica origine: il ventre di Madre Natura.

Luca Bagatin

PS: ringrazio di vero cuore l'On. Paolo Guzzanti - già conduttore televisivo e vicedirettore de "Il Giornale", oggi vicesegretario del Partito Liberale Italiano - che stimo da sempre per le sue scelte "eretiche" e controcorrente, per aver, di sua spontanea volontà e con tanto di presentazione, pubblicato - in anteprima il 1 febbraio scorso - questo mio "solitario" articolo sul suo prevegole blog "Rivoluzione Italiana": www.paologuzzanti.it
Quella che segue è la risposta che mi ha fatto pervenire

Carissimo Bagatin

Sono io che la ringrazio, anche per non essersi dispiaciuto di veder pubblicato il suo bell’articolo senza una previa richiesta e autorizzazione. Ma leggendolo non ho saputo resistere: veramente vivo, vero, autentico.
Dunque spero proprio di avere nuove occasioni di leggerla e, se non le dispiace, di pubblicarla.
Inutile dire che tutte le volte che avrà voglia di scrivere sul mio blog io ne sarò semplicemente onorato.
Grazie di nuovo e a presto.

Paolo Guzzanti



11 giugno 2009

Alcune riflessioni sul voto del 6-7 giugno


Ad alcuni giorni dal voto europeo, vorrei permettermi alcune sommesse riflessioni relative ai risultati.
Nulla di nuovo sul fronte italiano. Risultati più che prevedibili: salvo qualche percentuale in meno raccolta PdL e qualche percentuale in più andata al Pd, rispetto alle ipotesi iniziali.
Prigionieri entrambi, con l'attuale legge elettorale, dei più esagitati e populisti partiti italiani: Lega Nord ed Italia dei Valori, che aumentano i loro voti grazie ad un sapiente utilizzo dello slogan facile.
Il dato che risalta di più è invece l'astensionismo: con ogni probabilità dovuto ad una legge elettorale con sbarramento al 4 % che – come accade già da anni in alcuni Paesi europei – ha falcidiato milioni di voti sul nascere. E così milioni di elettori, temendo di non essere rappresentati, hanno preferito astenersi direttamente.
In effetti non sono poche le liste che non hanno raggiunto il 4 %, ma ad ogni modo hanno raggiunto un dignitosissimo 3 % o 2 %.
Comunisti a parte, che dimostrano di aver ormai perduto il loro zoccolo duro, pensiamo ai Radicali della lista Pannella-Bonino che addirittura hanno ottenuto un risultato percentualmente superiore, anche se di poco, alla Rosa nel Pugno (in cui si erano presentati in alleanza ai socialdemocratici di Boselli) ed alla precedente lista Bonino delle europee 2004.
L'unico dato confortante è forse la stabilità del governo Berlusconi, con un PdL che non sfonda, ma che raccoglie a pieno titolo l'eredità della Democrazia Cristiana. Lo stesso Pierferdinando Casini dovrebbe riflettere.
In casa Pd, diversamente, si straparla. Si dice che non è stata una sconfitta e verrebbe da chiedersi se ci credono davvero. Probabilmente no, ma ci si deve pur salvare la faccia in qualche modo.
Qualcuno addirittura dice che quel 26 % di oggi è al netto della presenza dei Radicali......dimenticando che i Radicali hanno sempre preso più voti o quando hanno corso da soli o quando erano alleati a Berlusconi. E dimenticando che, sempre i Radicali, quei nove posticini sicuri nel Pd se li sono dovuti sudare a suon di scioperi della fame.
Il Pd, dunque, se esisterà ancora, è destinato ad una lunghissima opposizione. Specie se, come ventilato, deciderà di imbarcare ancora una volta i comunisti: rossi o verdi che siano.
E così non rimane che attendere il referendum o, meglio, una nuova legge elettorale.
Una legge elettorale che, ci auguriamo, non sia “ad personam”: ovvero fatta su misura per i due calderoni più grossi.
Una legge autenticamente seria potrà essere unicamente: o puramente proporzionale o puramente maggioritaria.
La prima ipotesi è probabilmente al di là da venire. La seconda sarebbe quasi a portata di mano se passasse il SI' al referendum del 21 giugno.
Dico quasi perché il sistema delle preferenze bloccate rimarremme inalterato e non vi sarebbe alcuna introduzione di collegi uninominali.
Però sarebbe anche l'unico sistema per sbarrare la strada alla Lega Nord e per garantire al Paese un governo stabile, con in sella l'unico partito che oggi ha la possibilità di garantire riforme che altri nemmeno si sognerebbero: il PdL.
Non sarà il massimo, ma il male minore di sicuro.

Luca Bagatin


RISULTATI AMMINISTRATIVI PER IL PRI


En passant, vorrei segnalarvi i risultati definitivi del voto conseguito in Romagna dai candidati Repubblicani sostenuti da questo blog con l'iniziativa OGGI IN ROMAGNA, DOMANI IN ITALIA per un Partito Mazziniano del Terzo e Quarto Millennio.

A Cesena, l'amico Luigi Di Placido, candidato Sindaco Repubblicano sostenuto, oltre che dal PRI anche dalla Lega Nord e da Cesena Domani, ha ottenuto complessivamente il 14,8 % dei voti con un PRI al 5,4 %.

Il Repubblicano Moraldo Fantini, a Cervia (Ravenna), sostenuto dal PRI, dal PdL e dall'UDC, non ha battuto il candidato del centrosinistra (che ad ogni modo alle scorse comunali aveva preso quasi il 20 % in più rispetto ad oggi), ma ha comunque ottenuto un 33,2 % (3 % in più rispetto alla candidata di centrodestra alle precedenti elezioni comunali del 2004) con un PRI in ottima forma al 7,1 %.

Lauro Biondi a Forlì si è beccato un dignitoso 2,4 % (si noti che Biondi era in contrapposizione anche al candidato Sindaco del centrosinistra Roberto Balzani, presidente pro tempore dell'Associazione Mazziniana Italiana, che pur non ha al momento raggiunto il 50 % dei consensi).

Per finire segnalo il comunque dignitoso 2,8 % del candidato del PRI alla provincia di Forlì-Cesena Giovanni Lucchi.

Concludendo: non è e non sarà molto. Però si consideri l'alto astensionismo e la presenza di più liste di contendenti. Oltre che la pressoché mancanza di mezzi per comunicare i propri progetti politici. Se il PRI, a livello nazionale, riuscisse ad ottenere una media dei risultati ottenuti a livello amministrativo, ovvero un 3 - 4 %, come ai vecchi tempi, sarebbe davvero il top.

Or ora l'amico Carmine Pezzullo mi segnala che nel Collegio Frattamaggiore di Napoli il PRI, candidato Giuseppe Capasso, ha preso l'8,3 %.
Davvero qualcuno ha ancora il coraggio di darci per morti ?



29 maggio 2009

Il 6 e 7 giugno vota REPUBBLICANO. Altrimenti puoi anche stare a casa....

EDERA ORA !


Come già annunciato, questo blog è e sarà impegnato politicamente a sostengo dei candidati Amministratori del Partito Repubblicano Italiano in Romagna.
Oggi in Romagna, domani in Italia è lo slogan che abbiamo lanciato.
Oggi candidati a Sindaco o a Presidente di Provincia in terre ove il PRI è radicato, per domani esserlo in tutta Italia.
Candidature sostenute dal PdL o alternative di centro laico e liberaldemocratico ai due schieramenti.
E' questa la chiave vincente per un Partito Mazziniano del Terzo e Quarto Millennio che si propone civismo, buona amministrazione, riduzione degli sprechi, abolizione degli enti inutili.




ED....ERA ORA !

LUIGI DI PLACIDO: candidato Sindaco Repubblicano a Cesena, sostenuto da Pri, Lega Nord e Cesena Domani
www.luigidiplacido.it



VOTA PAOLO MONTESI, amico e sostenitore di questo blog e candidato al Consiglio comunale di Cesena



GIOVANNI LUCCHI: candidato Presidente della Provincia Forlì-Cesena sostenuto dal PRI
www.giovannilucchi.it


LAURO BIONDI: candidato Sindaco Repubblicano a Forlì, sostenuto da PRI e Partito Liberale Italiano

www.laurobiondi.com



ED ANCORA.....

LORENZO COSTA, CANDIDATO SINDACO A LUGO DI ROMAGNA PER IL PRI
www.prilugo.altervista.org


MORALDO FANTINI, CANDIDATO SINDACO DI CERVIA (RA), SOSTENUTO DA PRI, PDL E UDC

E un in bocca al lupo a tutte le liste dell'Edera alle amministrative italiane.

E DUNQUE.....O VOTI EDERA, O PUOI ANCHE STARE A CASA
(perché gli altri non hanno bisogno, né meritano il TUO voto)



13 febbraio 2009

Il Congresso del PLI e il nuovo bipolarismo tutto da costruire




Il 20 – 21 e 22 febbraio prossimi si terrà il Congresso del Partito Liberale Italiano, partito storico che fu del conte Camillo Benso di Cavour, di Benedetto Croce, di Luigi Einaudi, di Giovanni Malagodi ed altri.
Anch'io, pur essendo di tradizione liberalsocialista e mazziniana oltre che iscritto al PRI, mi sono permesso di votare e fare campagna elettorale per il PLI alle scorse elezioni politiche.
L'ho fatto e lo rifarei certamente in mancanza del simbolo repubblicano dell'Edera e di una componente laica e liberaldemocratica forte e riconoscibile.
L'ho fatto e lo rifarei perché non ho simpatia per – come lo definisce il Segretario uscente del PLI stesso, Stefano De Luca – questo bipolarismo all'amatriciana.
L'ho fatto e lo rifarei perché sì, Berlusconi ha fatto e sta facendo delle riforme interessanti e liberali, ma assolutamente limitate e poi ha alleati come la Lega Nord che queste riforme liberalizzanti le stanno frenando alla grande (si pensi all'abolizione delle Province !).
L'ho fatto e lo rifarei ma, intendiamoci, anche per dare la sveglia ai compagni Repubblicani ed ai Liberali del PdL che sarebbe ora che costituissero una loro componente tale da contrapporsi ai conservatori all'interno del calderone berlusconiano.
Plaudo anche alla discesa in campo di Arturo Diaconale - direttore di uno dei giornali con cui collaboro con più piacere,  L'Opinione delle Libertà - che ha deciso di candidarsi alla segreteria del PLI in alternativa a De Luca e sostenuto anche dall'ex radicale Marco Taradash.
Per quanto Diaconale punti ad un'alleanza formale fra PLI e PdL, cosa forse un po' difficile giacché il PdL sta puntando a fagocitare tutti i partiti piccoli anti-centrosinistra.
Plaudo all'adesione al PLI di Paolo Guzzanti, giornalista di tradizione liberalsocialista che ho sempre apprezzato moltissimo, e che ha deciso di abbandonare un partito di plastica come il PdL.
Interessante sarebbe una prospettiva di federazione fra forze Liberali, Repubblicane e Liberalsocialiste anti-centrosinistra capaci di attirare personalità laiche del PdL (e scontente della sua linea clericale) tali da costituire un Polo Liberale, capace di puntare ad un 15-20 % dell'elettorato e che si contrapponga ai conservatori ed ai clericali in genere.
Silvio Berlusconi non è eterno e, nonostante oggi sia l'unico a mantenere un po' d'ordine nel suo schieramento politico e capace di arginare le derive più destrorse, bisognerà pur pensare ad un dopo.
Un dopo che vedrà certamente ridotto ai minimi termini un Pd ormai in caduta libera e senza prospettive di lungo termine e un dopo che ridisegni il nuovo bipolarismo all'insegna della tradizione europea ed occidentale.
Un bipolarismo, dunque, che potrà vedere Liberali che si contrapporranno a Conservatori e che nasceranno da una scomposizione costruttiva del PdL, oggi partito di plastica, come abbiamo scritto precedentemente, e che vede una pluralità di culture al suo interno (dal radicale Capezzone al clericale Giovanardi).
Un disegno a parer mio costruttivo il Paese che finalmente chiuderà con la stagione delle tifoserie e dei contenitori senza contenuto e che potrebbe assistere ad una rinnovata stagione di laicità e libertà.

Luca Bagatin



31 gennaio 2009

Europee con sbarramento: tormento della democrazia



Qualche giorno fa riflettevo sul fatto che il sottoscritto, da quando ha acquisito il diritto di voto, non è mai riuscito - alle elezioni politiche – ad incidere nell'elezione di un solo deputato o di un solo senatore.
Nessuno dei partiti che ho votato in precedenza è infatti mai riuscito ad andare oltre lo sbarramento previsto dalla legge elettorale maggioritaria per l'accesso alla Camera o al Senato (visto anche che non ho mai votato, in tali elezioni, per partiti coalizzati).
Mi sono sentito e mi sento dunque totalmente esautorato dal voto, ininfluente, impotente politicamente. E dunque, anche alle imminenti elezioni europee, se cambieranno – come pare certo accadrà - la legge elettorale ed introdurranno questi astrusi sbarramenti al 3, 4 o 5%, non avrà alcun senso che mi rechi alle urne. E molti altri elettori con me.
Siamo dunque inorriditi nel sentir parlare, ancora una volta, di riforma della legge elettorale per le elezioni europee.
Già di per sé è stata una truffa nei confronti di noi cittadini-elettori, l'aver introdotto una legge elettorale maggioritaria per le elezioni politiche (abolendo le preferenze pergiunta !).
In Europa, poi, esistono chiare e precise famiglie e tradizioni politiche che in Italia sono state spazzate via da coloro i quali oggi rappresentano il nulla politico e culturale (i due calderoni Pd-PdL).
In Europa vi sono in primis Popolari, Socialisti, Liberali ed ancora Sinistra Europea, Verdi, Nazionalisti ecc....
In Italia il Partito Democratico non ha ancora deciso la sua collocazione fra le tre (fuguriamoci un po' !), visto che a comporlo vi sono iscritti e componenti il gruppo dirigente che appartengono a tutte e tre le famiglie europee.
Il Popolo delle Libertà ha già deciso (più che altro l'ha deciso il suo leader) di collocarsi nella famiglia dei Popolari ed è gia qualcosa. Per quanto eminentissimi esponenti di questo “calderone” siano dichiaratamente Socialisti ed altri Liberaldemocratici.
La Lega Nord si collocherebbe probabilmente fra i Nazionalisti.
Con lo sbarramento al 3, al 4 o al 5 % rischierebbero di entrare nel Parlamento di Strasburgo – ma non è affatto scontato - anche quelli dell'Italia dei Valori (che si dicono liberali....per quanto abbiamo fortissimi dubbi in merito, viste anche le recenti sparate di Di Pietro contro il Quirinale) e quelli dell'UDC che sicuramente sono Popolari.
Sostanzialmente l'Italia rischierebbe di eleggere, così, a spanna, un buon 80% di Popolari, un 10 % di Nazionalisti, il restante 10% non è dato bene di sapere ove o come si collocherà.
Bella democrazia il nostro Paese ! Un Paese senza tradizione Socialista e senza tradizone Liberale, scomparse ufficialmente nel lontano 1992.
E poi, fra l'altro, ultimamente in Parlamento ci si lamenta che i partiti sono troppi, sic !
E si dice anche che questi partitini (ma quali ?) impedirebbero ai governi di governare !
Ma se Silvio Berlusconi ha oggi la maggioranza per fare le riforme necessarie senza che nessuno gli dia fastidio (a parte la Lega, che sull'abolizione delle Province non ci sente), ci chiediamo se il motivo di certe mancate-riforme siano per caso causa del PRI o del Nuovo PSI, noti partitini della maggioranza che oggi si vorrebbero falcidiare con neonate leggi elettorali epurative.
Ma se proprio da quei partitini storici arrivano, ovvero sono arrivati, determinati progetti di riforma portati avanti dal PdL (dal ritorno al nucleare, alle misure sociali, alla riduzione della spesa pubblica, all'abolizione degli enti inutuli) !
Siamo alla schizofrenia politica, ma tant'è.
Chi scrive ha notoria simpatia per Partito Repubblicano Italiano (al quale è iscritto), per il Nuovo PSI e per il Partito Liberale Italiano di Stefano De Luca (che ha votato e sostenuto alle ultime elezioni politiche). Se non vi fossero sbarramenti di sorta (e quindi il rischio di non avere nemmeno un eletto) sarebbe possibile rilanciare una lista della Casa Laica, collocata nell'ELDR (Liberali e Democratici Europei), che comprenda questi tre partiti, candidando solo ed unicamente under 40 e rilanciando il progetto per gli Stati Uniti d'Europa, ovvero per un Europa finalmente politica, che non discuta solo ed unicamente di pere e mele o di burocrazia, bensì di prospettive per noi giovani cittadini europei.
Probabilmente sogno.....come sempre.
Essendo purtuttavia e mio malgrado un tipo estremamente pratico mi immagino ciò che nei fatti – ahinoi - accadrà: sbarramento al 4 o 5%; liste calderone PD-PdL con tanti attori, cantanti, sportivi, mezze calze, cartapecore; l'Europa questa sconosciuta; Strasburgo che formaggio è !
La solita sbobba all'italiana, insomma. Ed allora varrà la pena rimanere a casetta propria, disertando in massa le urne.




Luca Bagatin



29 settembre 2008

Il ruolo dei Laici e dei Liberali per il futuro dell'Italia



Massimo Teodori, professore di Storia delle istituzioni degli Stati Uniti d'America all'Università di Perugia e già parlamentare del Partito Radicale prima e di Forza Italia poi, con "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista", completa un po' il ciclo di quei libri "clandestini" e "vieti" in quest'Italia, appunto, che ha visto i laici, liberaldemocratici, repubblicani e liberalsocialisti, relegati da sempre in un ruolo marginale. Pur essendo i vincitori della Storia e avendo costruito anche in questo Paese, le fondamenta di uno Stato civile, democratico e liberale.
Altro libro "vieto" è l'ormai quasi introvabile "Il Mondo 1949/66: Ragione ed illusione borghese" di Paolo Bonetti ed edito da Laterza negli anni che furono e che narra l'avventura del liberale Mario Pannunzio, del suo settimanale laico e dei suoi redattori "pazzi malinconici", già provenienti dalle file del Partito d'Azione, del Partito Repubblicano e del Partito Liberale. Nonché i contributi di quei socialisti in dissenso con la linea marxista del Psi di allora.
Massimo Teodori ci regalò anche, non molti anni fa, un volumetto da lui curato dal titolo "L'anticomunismo democratico in Italia: Liberali e Socialisti che non taquero su Stalin e Togliatti", edito dalla Fondazione Liberal ed in cui sono raccolti gli scritti di quei democratici e antifascisti italiani che si opposero con pari forza al comunismo sovietico ed italiano, con le sue violenze ed il suo autoritarismo.
Infine, sempre il Teodori, scrisse un pamphlet di denuncia nei confronti dei cosiddetti "atei devoti" o "laici pentiti", ovvero tutti quei politici e intellettuali che, partendo da posizioni laiche o financo atee, si ritrovano oggi a reggere la veste del Papa dei cattolici e plaudono alle sue ingerenze nella politica dello Stato Italiano.
Con "Storia dei laici", abbiamo ulteriormente modo di approfondire un antico filone storico e culturale che ha le sue radici nel Risorgimento mazziniano, garibaldino e cavouriano e che prosegue nella costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso da una parte e nell'edificazione dell'Italia Liberale dall'altra.
E così, la lotta al fascismo prima in nome della Repubblica ed al comunismo in nome della Libertà e dei valori occidentali passando per la lotta ai monopoli, ai Poteri Forti, alla speculazione edilizia, per il divorzio e la suola pubblica.
E così si va da Salvemini a Pannunzio, da Ernesto Rossi a Luigi Einaudi e Ugo La Malfa.
Pazzi malinconici, ma mai velleitari. Lucidi sognatori in perenne dialogo ed al governo con la Democrazia Cristiana, ma capaci di offrire un'alternativa ed un'argine laico ed occidentale ad essa ed al suo clericalismo imperante.
I laici di allora sognavano una Terza Forza liberaldemocratica e liberalsocialista che li unificasse. Il progetto fallì miseramente, spesso a causa di divisioni e gelosie dei vari partiti di riferimento.
Una riflessione sulla situazione attuale si impone.
Io sono fra coloro i quali ritengono che non si possa minimamente stare dalla parte dell'attuale opposizione di matrice cattocomunista e inconsistente su tutti i fronti, oltre che alleata ad un partito reazionario come l'Italia dei Valori.
L'attuale governo Berlusconi non è la panacea di tutti i mali, ma ha saputo dimostrare di risolverne taluni con misure liberali e financo socialiste: dalla cosiddetta Robin Tax sui petrolieri, alla lotta ai fannulloni, alla detassazione degli straordinari, all'emergenza rifiuti in Campania, alla recente proposta di Brunetta in favore dei diritti alle coppie di fatto.
Non a caso gli storici partiti laici (dal PLI al PRI al Nuovo PSI ai Riformatori Liberali) hanno, negli anni, preferito sostenere sempre la CdL o il PdL piuttosto che l'Ulivo o il Pd.
Certo, trattasi di un governo a sovranità limitata (Berlusconi non è eterno) e con, ahinoi, forti componenti reazionarie e sfasciste (penso alla fallimentare e proibizionista "guerra alla droga" o alla "guerra alle puttane e relativi cllienti").
E' per questo che oggi si può e si deve costruire l'alternativa per l'alternanza (come diceva Pannella, peccato che lui sia così confusionista da essere finito in pasto ai nipotini di Berlinguer e di Dossetti).
L'alternativa a partire dal sostegno contingente a questo governo, ma per garantire, nell'arco dei prossimi 5-10 anni, un'alternanza alla conservazione del PdL.
Per costruire un vero Partito della Libertà, della Laicità, della Democrazia Liberale. Un partito ancorato all'Internazionale Liberale e all'ELDR e che possa finalmente garantire anche all'Italia un vero bipolarismo o bipartitismo, se è questo che la maggioranza degli italiani vuole.
Ma un vero bipartitismo-bipolarismo, presuppone l'esistenza di culture politiche omogenee e radicate nella Storia dell'Europa e dell'Occidente.
E quindi: Liberali contro Conservatori.
Mi viene in mente la Gran Bretagna, ma anche la Francia, ove i laburisti e i socialisti hanno perso tutto il loro appeal riformatore, mentre i liberali avanzano. Portatori di nuovi diritti, di nuove opportunità individuali e quindi sociali.
In Italia la cosiddetta sinistra ha spazzato via il Partito Socialista prima, osteggia da sempre i Laici e i Liberali e, quando decide di fare opposizione, si appella al parolaio Di Pietro e ai suoi girotondi modaioli.
E' anche per questo che i Laici e quindi i Liberali di cui parla anche Massimo Teodori nel suo saggio, forti della loro Storia e cultura di governo, avrebbero la possibilità di fare un salto di qualità.
Non tanto e non solo per il loro bene, quanto per quello dell'Italia che altrimenti non conoscerà mai più una vera alternanza di governo capace di garantire il futuro a tutti noi ed alle generazioni future.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini