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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 febbraio 2012

Il Circo Barnum della legge elettorale


E' curioso come il tema della legge elettorale sia ancora oggi più caldo che mai.
E' parimenti curioso che nessuna forza politica rilevi che la Costituzione della Repubblica italiana preveda un'unica legge elettorale, modificabile solo modificando gli articoli 56 e 57 della medesima, i quali prevedono un sistema elettorale proporzionale puro.
E' dunque quantomeno incredibile che, dal '93 ad oggi siano state introdotte leggi elettorali maggioritarie (o, meglio, falsamente maggioritarie, ovvero veramente pasticciate) e che si siano ammessi persino referendum di modifica alla legge elettorale.
Il nostro, politicamente, è un Paese davvero curioso, ove le forze politiche sembrano piuttosto raggirare gli elettori a loro esclusivo tornaconto...elettorale, appunto !
Orbene, se proprio la legge elettorale si vuole modificare, sarebbe bene che il Presidente della Repubblica proclamasse l'elezione di un'Assemblea Costituente atta allo scopo. Purtroppo, così non avviene da lungo tempo e la discussione su improbabili leggi elettorali pasticciate e pasticcione prosegue inesorabile (e per fortuna che, quantomeno, si è evitata l'ammissione dell'ennesimo quesito referendario, ancora una volta incostituzionale).
Ad ogni modo, chi scrive, posto che, per legge, sia opportuna un'Assemblea Costituente, ritiene che le uniche leggi elettorali in grado di soddisfare l'elettorato senza prenderlo per i fondelli (come avvenuto dal '93 ad oggi), siano o il proporzionale puro o il maggioritario puro.
Il primo garantisce rappresenzanza elettorale, senza antidemocratici sbarramenti (che rimangono antidemocratici anche se applicati in altri Paesi europei). Il secondo garantisce stabilità di governo.
Chi scrive, da lungo tempo, ritiene che sarebbe opportuno introdurre un sistema elettorale a due schede: la prima per l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, finalmente con funzioni di governo e di nomina e revoca dei ministri, slegato dai partiti ed eletto a turno unico da tutti gli aventi diritto al voto. La seconda scheda per l'elezione del Parlamento, monocamerale, con funzioni unicamente legislative e di controllo ed eletto su base proporzionale pura, senza alcuno sbarramento e con il sistema delle due o tre preferenze.
Un siffatto sistema garantirebbe al 100% rappresentatività parlamentare e stabilità governativa. Sarebbe a totale vantaggio degli elettori che, finalmente, vedrebbero effettivamente pesare il loro voto. Sarebbe invece a totale svantaggio delle segreterie di partito che non potrebbero più condizionare l'attività di un governo che dovrebbe essere totalmente indipendente dai partiti politici e dunque non condizionabile.
A quel punto potrebbero essere introdotte misure quali ad esempio i referendum propositivi, che restituirebbero totalmente lo scettro del potere nelle mani dei cittadini.
Sappiamo bene che tali misure sono e saranno sempre avverse alla politica italiana per la sua congenita scarsa fiducia nei confronti dell'elettorato, così come scarsa fiducia ebbero le proposte di riforma presidenziale proposte dal già Eroe della Resistenza Randolfo Pacciardi, in tempi non sospetti.
Sappiamo però altrettanto bene che esse sono le uniche in grado di rendere le elezioni politiche italiane autenticamente democratiche e degne della più ampia partecipazione. Diversamente ci chiediamo davvero che senso abbia ancora andare a votare in Italia.


Luca Bagatin



12 gennaio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Rimorsi e rimpianti" monologo by Baglu



Un giorno, era periodo di campagna elettorale, quando mi capitò fra le mani un volantino di un candidato sindaco del mio paese e nel quale, sfogliandolo, trovai questa frase: "Preferisco avere rimorsi piuttosto che rimpianti". Fui certo che io, un tizio così, non solo non l'averi mai votato, ma ne provai addirittura vergogna: per lui e per tutti i suoi elettori.
Che frase schifosa.
Ma come si fa, io dico, a preferire i rimorsi ai rimpianti ! E la cosa triste è che la maggioranza di voi, lettori di questo post, magari dirà che sì, è giusto così, che la vita va vissuta a fondo, che sì, si può anche passare sopra al prossimo pur di non negarsi la propria felicità... Massì, dai, avete ragione: facciamo le scarpe al nostro collega, fottiamoci la ragazza del nostro amico, giustifichiamo il pedofilo che, sì, adesca e violenta i ragazzini, ma lo fa per non avere rimpianti ! Poi chissenefrega se ha dei rimorsi, vero ? Se commetterà questo crimine.
Giustificiamo i ladri e gli assassini, ma no, perché non diventiamo anche noi ladri ed assassini ? Non avremo il rimpianto di non essere diventati ricchi rapinando una banca o, perché no, ucciso il nostro peggior nemico !
Massì, evviva i rimorsi, abbasso i rimpianti !
Pensate che sia giusto ? Che sia positivo tutto ciò ? Pensate che io sia un moralista ?
Eh no, cari amanti del rimorso, ma non del rimpianto. Cari amanti della "felicità ad ogni costo" pur di non avere rimpianti.
Sapete che anch'io ho un rimorso ? Una cosa se volete sciocca, ma che mi rode ancora la coscienza e che ancora oggi, nonostante la cosa fosse sciocca e sia stato perdonato dalla persona interessata, no, non riesco ancora a perdonarmi ?
Guardate che non dovete nemmeno giustificarvi con me, che sto qui, seduto su questa panchina e, pergiunta, sono un personaggio di fantasia. Sì, voi che non la pensate così mi fate un po' schifo, ma il problema non è certo mio. Ma vostro.
Magari, chissà, sono proprio la vostra Coscienza. Magari una Coscienza l'avete ancora, nonostante abbiate buttato una vita a credere di fare gli edonisti, sempiterni ragazzini deficienti rottinculo, abbiate insegnato persino ai vostri figli o ai figli dei vostri figli che sì, "meglio avere rimorsi che rimpianti".
Tanto...la vita è una sola, no ?
Con tutto il mio più profondo disprezzo umano ed i miei più sentiti calci nel deretano.




6 dicembre 2010

Sfiduciare Berlusconi, costruire l'Unione Democratica Liberale ed una nuova coalizione di Centro riformatore



Il 15 settembre lodavo il tentativo del mio Segretario nazionale, Francesco Nucara, leader del Partito Repubblicano Italiano, di tentare di "salvare il salvabile", ovvero l'attuale maggioranza di governo. Confermo questa lode ma oggi, a pochi giorni dal voto di fiducia al governo, ritengo che non ci siano oggettivamente più le condizioni per tenere in piedi una compagine governativa guidata da un Berlusconi che ha fatto e sta facendo di tutto per risultare impresentabile (a se stesso, al Parlamento, oltre che agli elettori).
Berlusconi, infatti, lo dissi già qualche tempo fa, è la principale causa del suo stesso mal.
Da quando si è messo in testa di seguire la Lega Nord ed il Ministro Giulio Tremonti relativamente alle controriforme "social-burocratiche", è finita la parabola del leader liberale e liberista quale si presentò agli elettori nel 1994, contrapponendosi all'ingloriosa "macchina da guerra" di Achille Occhetto & Compagni che, fortunatamente, allora fu sconfitta.
Come se ciò non fosse sufficiente - Berlusconi -  ha proseguito nella sua amicizia interessata con il leader russo - già agente non pentito del KGB ed estimatore del dittatore comunista Stalin - Vladimir Putin; con il leader comunista bielorusso Aleksandr Lukashenko (noto non certo per il suo democraticismo) e con il dittarote libico Mu'ammar Gheddafi.
Che oggi vengano fuori certe "rivelazioni" di Wikileaks sul Cavaliere, non deve certo stupire: le aveva già fatte il giornalista Paolo Guzzanti, già deputato PdL e Presidente della Commissione Mitrokhin ed oggi Vicesegretario del PLI, nella sua biografia su Berlusconi edita un anno fa da Aliberti editore.
Se a tutto ciò aggiungiamo anche l'ipocrisia di un Berlusconi che, sotto le lenzuola si comporta in un modo, mentre pubblicamente si permette di "bacchettare" gli omosessuali e quanti non rispettano i dettami di Santa Romana Ecclesia.....
Beh, ne consegue che il Cavaliere di Arcore deve essere sfiduciato e sostituito da un governo di responsabilità nazionale che escluda a priori le estreme - Lega Nord ed Italia dei Valori - e che approvi una legge elettorale decisamente più democratica e con il ritorno alle preferenze (meglio di tutto sarebbe una legge o proporzionale pura, senza sbarramenti o, al massimo, una legge maggioritaria pura, con l'uninominale all'anglosassone, senza doppi turni).
Meglio ancora potrebbe essere indetta un'Assemblea Costutiente eletta su base proporzionale che riscriva le regole del gioco.
Detto ciò, passiano a "noi". A "noi" repubblicani, laici, radicali, liberali e liberalsocialisti.
E' prioritario costruire una nuova aggregazione nella quale fonderci e che potrebbe chiamarsi Unione Democratica Liberale. Nel 150esimo dell'Unità d'Italia sarebbe davvero il momento di far cadere gli steccati che dividono le forze di ispirazione risorgimentale, unite comunque dal laicismo che ha fatto dell'Italia un Paese moderno.
E' il momento di unire il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Liberale Italiano, i Radicali, i Socialisti sparsi a destra e sinistra in un'Unione Democratica Liberale che in Europa si riconosca nell'ELDR, ovvero nell'Internazionale dei Liberali e dei Riformatori.
E per questo è il momento di parlare assieme di diritti civili, libertà individuali ed economiche, laicità, rigore nei conti pubblici, riforma della magistratura in senso garantista.
Sia ben chiaro, dunque, che non vogliamo morire democristiani, ma, per governare, sappiamo bene che i nostri interlocutori privilegiati sono e devono essere loro: i Popolari europei.
E' per questo che è necessario, una volta costruita quest'Unione, aprire un dialogo con Futuro e Libertà, Api ed Udc (evitiamo, magari, di aprire all'Mpa di Lombardo, filo leghista, secessionista e neoborbonica) e, assieme a loro, costruire una forte coalizione di governo per un nuovo Centro riformatore e liberaldemocratico, capace di guardare oltre la destra e la sinistra.
Forse, chissà, a quel punto, il nostro Paese, diventerò un po' più moderno, un po' più europeo.

Luca Bagatin



4 settembre 2010

Per una legge elettorale senza sbarramenti



E si ritorna a parlare di riforma del sistema elettorale, ma, ancora una volta, la gran parte dei "comitati d'affari"....ops, scusate, dei partiti, sembra non voler andare al nocciolo del problema, ovvero restituire ai cittadini la libertà di eleggere i loro reppresentanti, senza antidemocratici sbarramenti e senza maggioritari spazzatutto.
L'attuale legge elettorale, che sino ad oggi ha fatto comodo tanto al Pd quanto al PdL, è una legge palesemene incostituzionale e palesemente antidemocratica in quanto stabilisce che gli eletti siano nominati direttamente dai partiti stessi e non per mezzo del democratico sistema delle preferenze. Ha poi l'abnorme difetto di prevedere uno sbarramento al 4% che manda al macero milioni di voti di elettori che hanno scelto partiti che ad esempio hanno avuto il 3, il 2 o l'uno percento delle preferenze.
In questo contesto ho ritenuto e ritengo più che legittimo il non andare a votare, proprio per non avallare tale sistema autoritario.
Orbene, c'è chi propone ancora una volta una fantomatica uninominale, senza tenere conto che non siamo gli Stati Uniti d'America e senza tenere conto che in Gran Bretagna una legge elettorale di questo tipo sta inesorabilmente naufragando e dimostrando che non garantisce per nulla la governabilità o la stabilità dei governi.
Nessuno - e non si comprende davvero il perché - rilancia l'unica legge elettorale che in Italia ha garantito rappresentanza ed una certa governabilità: il proporzionale puro, senza sbarramenti e con preferenze multiple.
Una legge totalmente italiana, che non ha "scopiazzato" (leggi "scimmiottato") altri sistemi elettorali.
Una legge che ha permesso alla pluralità dei partiti - che allora non erano meri comitati d'affari, bensì vere e proprie scuole di cultura politica e di governo - di concorrere alla vita democratica del Paese.
Una legge che permetteva a ciascun elettore di scegliere il proprio partito ed il proprio candidato alla carica di Deputato e/o di Senatore, ed ove i governi si costruivano in Parlamento, con l'avallo del Presidente della Repubblica, e sulla base di pochi ma condividi punti programmatici.
Una legge ove, peraltro, erano garantite le culture politiche europee: Socialista (che oggi non esiste pressoché più in Italia); Liberale (ridotta, in Italia, ormai al lumicino); Democratica Cristiana (sono molti quelli che si richiamano, in Italia, alla vecchia Dc, ma in realtà con essa non hanno nulla a che fare e finiscono per essere meri servi del potere Vaticano); Comunista (oggi ne conosciamo pressoché solo la versione più reazionaria, ovvero quella cattocomunista).
Se non tornaremo al più presto ad una legge proporzionale, senza sbarramenti, ovvero ad una legge pienamente democratica, l'Italia sarà destinata al limbo attuale, con una classe dirigente autoreferenziale, incolta, rissosa, fatta di showman e showgirl sculettanti eletti con sistemi più simili a quelli dei reality show (non che il sistema delle "primarie" ne sia poi tanto lontano), che un sistema che premi la cultura di governo ed il merito di ogni singolo candidato.

Luca Bagatin



14 marzo 2010

La Provincia di Pordenone anziché essere abolita si affida ai sondaggi


I sondaggi e l'Assessore al Bilancio della Provincia di Pordenone Giuseppe Pedicini


Come se l'ente Provincia non fosse inutile già di per sé, la Provincia di Pordenone per mezzo dell'Assessore al Bilancio Giuseppe Pedicini, farà spendere ai suoi contribuenti oltre 11.000 euro in sondaggi per "conoscere" il grado di soddisfazione dei cittadini relativamente ai servizi erogati.
Ora: la Provincia è un ente tecnico-amministrativo dalle pochissime competenze reali in termini politici. Sarebbero dunque sufficienti dei moduli posti presso i suoi uffici per "sondare" il gradimento dei cittadini relativamente alla qualità dei trasporti, delle strede e simili, erogate dall'Ente provinciale.
In questo modo si eviterebbero inutili telefonate - talvolta viste persino come un disturbo - dei sondaggisti dell'SWG ed in questo modo si risparmierebbero i danari di cui sopra.
Altro modo per risparmiare drasticamente i danari dei contribuenti sarebbe quello di abolire definitivamente la Provincia come ente politico: eliminando le inutili cariche politiche ad essa collegate: Presidente, Giunta e Consiglieri.
Era una proposta dei Repubblicani di Ugo La Malfa già negli anni '70 ed oggi gradita da oltre il 70 % degli elettori-cittadini.
Dubitiamo, purtuttavia che, con questi poco lungimiranti amministratori - locali e nazionali-  sarà il buonsenso a prevalere.

Luca Bagatin



17 giugno 2009

Perché suggerisco di andare a votare al referendum del 21 giugno e di votare per il SI


Ho sempre avuto forti perplessita, se non contrarietà, relativamente all'esistenza del quorum per quanto concerne i referendum.
Lo trovo una vera e propria presa in giro nei confronti degli elettori-contribuenti e poco importa se è previsto dalla Costituzione.
Intendiamoci: che cosa si direbbe se si introducesse un quorum per le elezioni politiche ? Se non si raggiungesse la metà più uno degli aventi diritto al voto che cosa si farebbe ? Elezioni annullate ? L'anarchia ? Il caos ? La dittatura ?
Non è serio e stupisce davvero che, quando si parla di riforma della Costituzione, non si pensi mai all'unica cosa veramente da abolire in quanto indecorosa: la presenza del quorum nei referendum.
O una persona vota per il SI o vota per il NO. Altre scappatoie sono mere furbate della classe politica nazionale. E' sempre stato così in questi ultimi anni e, personalmente, a questo gioco non ho mai accettato di starci.
Mi dispiace che moltissimi esponenti politici a me vicini - persone preparatissime e che stimo profondamente - dell'area liberale e repubblicana e relativi partiti, preferiscano aggregarsi in un comitato unitario per battere il referendum del 21 giugno- come affermano loro – mediante il non voto.
Si può essere o meno d'accordo sui singoli quesiti, ma il voler far fallire un referendum significa aver buttato danari pubblici dalla finestra. Specie se a vincere saranno i SI: indipendentemente dal numero degli elettori.
E' già successo con il referendum sulla procreazione assistita, allorquando la Chiesa cattolica ed i suoi accoliti fecero campagna per l'astensione e mi ricordo gli amici repubblicani, liberali e radicali (ed io con loro) schierati a dire che no, chi faceva campagna elettorale per l'astensione rifiutava il confronto aperto.
Ora sono io che affermo: cari amici e compagni, ora siete voi che temete l'esito delle urne !
E francamente non capisco nemmeno perché, visto che non è l'attuale legge elettorale che riuscirà mai a rappresentarvi in Parlamento.
E non è nemmeno vero che i tre questiti referendari del 21 giugno peggioreranno la situazione, in sé.
I primi due quesiti stabiliscono semplicemente che alla Camera ed al Senato vincerà il partito che ha raccolto più voti. Non mi pare ci sia nulla di scandaloso in sé, visto che ciò accade già nei Paesi anglosassoni. Posso contestare al massimo la presenza comunque degli sbarramenti – 4% per la Camera e 8% per il Senato – ma essi esistono anche nell'attuale legge elettorale.
Il problema dell'attuale legge elettorale e che il referendum vuole cancellare, è che favorisce due soli partiti: la Lega Nord ed il partito di Di Pietro. Due partiti populisti ed estremisti che condizionano pesantemente le
coalizioni (avrei capito se si fosse trattato di partiti liberali o moderati....ma così evidentemente non è).
In particolare, se passasse il SI ai due quesiti referendari, la Lega Nord vedrebbe definitivamente sbarrarsi il passo e non sarebbe più legittimata a governare e dunque a bloccare le riforme dell'attuale governo come quella dell'abolizione degli enti inutili. Province in testa.
E' a quel punto che dal PdL, partito che rimarrebbe in sella a lungo vista l'incapacità del Pd a progettare riforme credibili, potrebbe ridisegnarsi il nuovo bipolarismo per mezzo di una spaccatura costruttiva al suo interno. Da una parte potremmo così avere i Liberali (Renato Brunetta in testa seguito da Antonio Martino e con un ruolo da protagonisti di tutti i repubblicani, radicali e socialisti sparsi) e dall'altra i Conservatori (fra i quali potrebbero anche aggregarsi Rutelli e Franceschini che vedrei benissimo accanto a Maurizio Lupi ed a Bocchino).
Quanto al terzo quesito referendario, esso non prevede altro che una cosa sacrosanta e tanto invisa alle forze politiche attuali (fra cui i radicali che anche a queste ultime elezioni europee ne anno abusato): l'abolizione delle candidature multiple. Ovvero la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni e quindi frodare implicitamente l'elettorato (un po' come la candidatura di Berlusconi in tutte le circoscrizioni italiane, quando si sapeve peraltro benissimo che egli non avrebbe potuto fare il Parlamentare europeo ! Sic !).
Ordunque non mi scandalizzerei più di tanto per i tre quesiti referendari del 21 giugno.
Mi scandalizzano ben di più il quorum e queste forze politiche, che dagli anni '90 ad oggi hanno prodotto leggi elettorali assolutamente scandalose, ovvero veri e propri scippi nei confronti degli elettori, al punto che oggi molti di loro non si recano nemmeno più alle urne.
Certo, nessuno dei quesiti referendari prevede il ritorno alle preferenze e questo è l'ennesimo scandalo italiano (anche qui lo zampino della Lega Nord c'è tutto) al quale andrà presto posto rimedio.
Ad ogni modo ciò che temo è che questi referendum andranno disertati e gli italiani si ritroveranno ancora una volta con una legge elettorale
ad hoc per il partito localista di Bossi e Calderoli. Il che, scusate, non è né il massimo né il minimo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini