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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 gennaio 2013

"Tarli senza cornici" di Marcella Andreini: un romanzo sulla follia e l'emarginazione

Il Sig. L., attore in pensione, sessantenne, una famiglia a carico che non ricorda nemmeno di avere.
Vittoria, barbona per scelta o, meglio, poetessa per vocazione. Sessantenne anche lei, con un figlio che l'ha abbandonata.
Lui è o, meglio, diventa Giuseppe, mentre Vittoria diventa Vittorina e, dopo aver conosciuto lui, sceglie di essere Luce e, infine, Maria.
Giuseppe e Maria, due emarginati che decidono di ricostruire - al giorno d'oggi - la Sacra Famiglia.
Giuseppe, figura da sempre di secondo piano dell'iconografia cristiana, alla ricerca di un figlio che ha perduto, che non è mai stato "suo" nel senso naturale del termine.
Maria, madre di un figlio morto sulla croce, che vuole scrivere al Papa per essere ricevuta ed accettata per quello che è oggi: vecchia e brutta.
Giuseppe e Maria o, meglio, i protagonisti di "Tarli senza cornici", secondo romanzo di Marcella Andreini, decidono di andare a Firenze in treno - agli Uffizi - per osservare le varie esposizioni delle Sacre Famiglie. In treno incontrano Valerio, 11 anni, genitori separati, che va da solo a Pisa dal padre. Giuseppe e Maria gli chiedono di diventare, per finta, il loro unico nipote e così il piccolo incarnerà una sorta di Gesù che si affezionerà più ai suoi presunti nonni che ai genitori, i quali non si amano più.
Valerio, come è logico che sia, non recandosi più a Pisa, bensì a Firenze, sarà dichiarato scomparso e la vicenda sarà seguita, oltre che dalle forze dell'ordine, dalla televisione e dai media.
Giuseppe e Maria, o, meglio, il Sig. L. e Vittoria, intanto, vivono la loro finzione di impersonare i veri Giuseppe e Maria. Osserveranno, nei dipinti, un Cristo biondo e con gli occhi azzurri, anziché un galileo, con occhi e pelle bruni. Osserveranno una Madonna giovane e bella, lontana dalla figura di una vera madre. Ed un Giuseppe marginale, quasi inutile.
La finzione è veramente loro o, piuttosto, quella di un'iconografia cristiana che ha alterato la realtà ? La finzione è veramente di questi due folli emarginati o, piuttosto, quella dei mass media che seguono le loro vicende, con feticistica morbosità ?
Valerio, infondo, non è stato realmente rapito. Valerio vuol bene a Giuseppe e Maria che, purtuttavia, una volta intercettati dai Carabinieri, finiranno in manicomio. "Sani nell'arte e pazzi per la gente".
Un romanzo suggestivo, quello di Marcella Andreini, che già con il suo "Volevo solo essere adorata" ha affrontato il tema scottante del suicidio. Con "Tarli senza cornici" affronta così l'altra tematica tabù della società moderna, ovvero la follia e l'emarginazione. In un affresco dai contorni laico-religiosi, spirituali, filosofici che rapisce anche il lettore meno sensibile.

Luca Bagatin



18 dicembre 2010

CHE "SCHIFEZZA" QUEL LIBRO ! articolo di Peter Boom

CHE "SCHIFEZZA" QUEL LIBRO !
di Peter Boom



Eppure “La Mama Calle” è un libro da segnalare anche se è un po' sgrammaticato e con qualche errore.
E' un libro “reality”, buttato giù da un giovane volontario della provincia di Viterbo Gianluca Uda, un ragazzo che non ha peli sulla lingua e descrive le reali condizioni di vita di giovani drogati, alcoolizzati, malati e allo sbando sulla strada di La Paz in Bolivia. Ragazze e ragazzi che vengono assistiti da Gianluca nel limite delle possibilità.
“La Mama Calle” (La Mamma Strada) raccoglie gli avanzi dell'umanità che spesso rivelano doti di una sorprendente umanità e solidarietà malgrado la loro perversa emarginazione tollerata. La nostra cosiddetta società moderna non sembra sentire il bisogno ed il dovere di migliorare e diventare più equa. Lo sfruttamento delle diverse droghe forse rende troppo bene ai potenti trafficanti.
Gianluca è anche un bravissimo fotografo e ora vorrebbe pubblicare un altro libro con le fotografie che ha potuto scattare durante il suo volontariato.
Ultimamente ha servito nel poverissimo Bangladesh, ma presto tornerà in Bolivia.
Per essere un libro valido, non prodotto da un grande editore ma in proprio con “Il mio libro” del gruppo ESPRESSO in poche copie e senza una distribuzione nelle librerie, non c'è bisogno che sia scritto bene o in modo corretto.
Bisogna invece considerare il contenuto che in questo volume di 225 pagine racconta di vite disperate in modo diretto, graffiante ed impietoso, seppure con un'immensa pietà e la consapevolezza di poter poco con i limitati mezzi a disposizione.
La Mama Calle un libro da leggere, pieno di esperienze umane “schifose”, eccezionale, bellissimo, scritto col cuore da un giovane sognatore che nonostante tutto riesce a vedere la poesia, il sentire vero delle vittime, nei reietti di questa nostra società “normale”.
Non saprei dare consigli per l'acquisto di questo libro, ma vorrei che qualche editore si svegliasse per prendere in considerazione un libro “schifoso” come questo.

Peter Boom

Alcune pagine si possono leggere sul seguente sito:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=555010

Sempre su ILMIOLIBRO, anche un libro fotografico sulla Bolivia:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=349992



1 novembre 2008

Libertà dai condizionamenti per tornare ad essere Piloti dell'Esistenza



Il sorriso di circostanza è un espediente quasi involontario per "salvare" le cosiddette "apparenze".
Lo utilizziamo regolarmente quando ci sentiamo in imbarazzo e/o quando vogliamo dissimulare la nostra antipatia nei confronti di un'altra persona.
Espediente tipico di una società fondata sulla menzogna e l'ipocrisia - come quella di cui facciamo ahinoi parte -, sul sorriso di circostanza è stato realizzato uno studio da parte della Miami University che ha dimostrato come gli individui abituati ad essere emarginati e/o discriminati dalla massa (massa preda della menzogna e dell'ipocrisia di cui sopra), siano maggiormente ricettivi in fatto di sorrisi di circostanza:  loro li smascherano subito !
Ciò è spiegabilissimo in quanto l'"escluso", l'"emarginato", è una persona di per sé ricettiva in quanto anelante ad emanciparsi, a raggiungere uno stato di completa accettazione da parte dell'altro suo simile.
Coloro i quali, diversamente, non hanno mai vissuto esperienze simili, sono inevitabilmente prede di un inconsapevole "assopimento" derivante proprio dalla mancata esperienza.
E così, costoro, preferiranno "fare massa", aggregarsi al pecorume, e proseguire nel loro "hobby discriminatorio" che magari li distrae, ma non porta loro nulla di effettivamente utile alla loro evoluzione individuale ed umana. Anzi.
Tale inconsapevolezza ed insensatezza è alla base della nostra società opulenta, in cui il benessere materiale annulla completamente determinate emozioni, sensazioni e sentimenti. Piacevoli o meno che siano.
I condizionamenti esterni, per contro, sono evidentissimi: non si soddisfano più solo i bisogni primari (mangiare, bere, dormire, ripararsi) e ci si dedica poi all'evoluzione dello spirito, dell'anima, della propria interiorità, bensì si tende a "colmare determinati vuoti" con espedienti e palliativi che nei fatti annullano ogni emozione e rendono passivo e quindi schiavo l'individuo della e nella propria inconsapevolezza di sé e quindi dell'altro (che è, nei fatti, il suo/nostro specchio: interiore ed esteriore).
E così si creano quegli "artifizi della comunicazione" (il sorriso di circostanza fra questi, così anche il cosiddetto "buon viso a cattivo gioco"), che nei fatti si traducono in incomunicabilità, ipocrisia, menzogna e sfociano inevitabilmente nel conflitto.
Il materialismo da una parte ed il fondamentalismo (di matrice religiosa o politica) dall'altra, sono i nuovi artifizi in grado (apparentemente) di colmare i vuoti - ovvero le insicurezze ed i conflitti interiori -  dell'individuo.
Il materialismo è il culto della materia, del dio danaro, del mero potere sugli individui e sui beni materiali. E' effimero, quindi non duraturo e dannoso in quanto non permette all'individuo di "guardarsi dentro" e quindi di comprendere che egli stesso ha tutte le potenzialità per emanciparsi e per essere il vero pilota dell'esistenza.
Il materialismo porta ad una vita arida, fatta di incessante lavoro finalizzato unicamente al danaro ed alla carriera, al trascurare coloro i quali ci circondano, ad accumulare stress e tossine nel nostro cervello (sede del nostro potenziale umano e spirituale).
Se consideriamo che prima o poi dobbiamo morire, è ben triste pensare - una volta giunti alla fine dei nostri giorni - che abbiamo speso la nostra vita in affanni.....ed abbiamo cresciuto e condizionato le giovani menti dei nostri figli in questo insensato e folle modo !
Il fondamentalismo è l'altro terribile cancro dell'Umanità. Esso è frutto dei dogmi e delle ideologie imposte da individui bramosi di potere, ricchezza, controllo individuale e quindi collettivo. Oppure frutto di individui mentalmente disturbati capaci di infuenzare e condizionare masse intere per mezzo di "facili promesse".
Le Religioni istituzionalizzate monoteiste ne sono alla base, ma anche le ideologie politiche messianiche quali il marxismo ed il nazifascismo annunciatrici di futuri gloriosi e trionfanti che non giungeranno mai se non per coloro i quali sono collocati al vertice del Potere. E portatrici di morte e nuove discriminazioni sociali, razziali, culturali, sessuali.
Ecco le vere droghe da combattere capaci di influenzare psicoattivamente ed insonsapevolmente il cervello umano: il materialismo ed il fondamentalismo.
E non c'è proibizonismo in grado di arginarle, anche perché il proibizionismo è sempre e comunque uno strumento del Potere per controllare la coscienza e la consapevolezza individuale.
Quando parlo del Potere, ovviamente, mi riferisco in primis al "condizionamento esterno". Ovvero a tutto ciò che è stato inculcato nel corso delle generazioni e che ha portato gli individui a deviare dalla propria naturale ricerca interiore e che ha permesso la nascita di una società basata sull'ipocrisia, la menzogna, il dogma e la prevaricazione (la società del Materialismo e del Fondamentalismo, in sostanza).
Il bambino, così come l'animale, nasce completamente innocente. Ovvero non condizionato dalla malizia che deriva dai cosiddetti principi morali. Questo è in sintesi anche l'insegnamento dei bellissimi romanzi umoristici di Mark Twain. I principi morali, ovvero la distinzione fra ciò che è bene per me ma non lo è per te e viceversa, è all'origine delle divisioni fra gli individui. Ovvero fra consimili.
L'individuo non è altro che lo specchio di sé stesso. Se osservi "l'altro", l'"apparentemente diverso" da te, con i suoi pregi e difetti, scoprirai che egli non è affatto dissimile da te.
Tu gli contesterai determinati difetti, ma proprio perché quelli sono i difetti che hai anche tu....ma che vorresti non avere !
E gli invidi dei pregi che tu hai ma.....che non riesci ad esprimere appieno !
E' questa consapevolezza che spesso manca.
La consapevolezza di trovarsi tutti su di una stessa barca.....in grado però di farci approdare sulle coste di un'Isola inesplorata che è lì, pronta, e fatta apposta per noi.




Luca Bagatin



1 agosto 2008

IL RISPETTO by Peter Boom



Lui e' una persona molto rispettabile e gli e' dovuto ogni riguardo; e' una persona perbene, merita rispetto; e' una persona che ha diritto all'onore e non dev'essere mai leso nel proprio decoro.
Rispettare (dal latino respectare - guardare dentro) vuol dire manifestare nelle parole e negli atti il proprio sentimento di rispetto verso qualcuno, cioe' il riconoscimento devoto e spesso affettuoso della sua superiorita' intellettuale e morale o sociale" (dal vocabolario della lingua italiana Treccani).
Una persona che si rispetti e' degna o meritevole di rispetto, e' all'altezza del suo compito.
Si puo' rispettare l'autorita' di uno Stato o di una chiesa, che non dev'essere mai offesa.
Infatti, il rispetto viene chiesto o talora imposto per l'autorita' dello Stato, di una religione, per cose sacre, per le Forze Armate e anche per la bandiera.
Si dice: "chi non rispetta non e' rispettato", "come si puo' rispettare se non si e' rispettati?", o anche: "ci vuole il rispetto umano" e questa e' una frase che puo' ledere o pregiudicare la liberta', la sincerita' di parola e di comportamento, soprattutto se viene pronunciata da persone che hanno troppo riguardo e una considerazione eccessiva delle altrui opinioni, specie se queste sono morali. Fanatici religiosi spesso pronunciano le loro condanne morali senza alcun rispetto per i diritti civili e umani.
Le condanne morali delle religioni causano una feroce emarginazione dalle conseguenze nefaste: omicidi, suicidi ed enormi disagi sociali.
Quando queste condanne, cosiddette morali, arrivano a tradursi in questi gravissimi fenomeni, allora chi pronuncia una condanna del genere, puo' essere paragonato ad un mandante di omicidio, ad un istigatore al suicidio, ad un promotore di disagio sociale, ad una persona, appunto, che manca di "rispetto" verso i diritti civili ed umani, verso i diritti di tutti.




19 dicembre 2007

"HENRY, ECSTASY. AMORE". Racconto by Massimiliano Santarossa



PREFAZIONE

Max Santarossa è un mio vecchio amico.
Lo conobbi facendo attività politica una decina d'anni fa circa.
Benché di idee politiche differenti (lui di sinistra, io liberale) abbiamo trovato subito un minimo comun denominatore nelle battaglie civili, specie in quelle legate all'emarginazione ed alla tossicodipendenza: entrambi ben conoscendo direttamente singoli casi legati a tali spinose questioni.
Oggi, abbandonata pressoché entrambi l'attività politica attiva, non avendo trovato sponde soddisfacenti nei partiti e negli schieramenti attuali, ci occupiamo d'altro. Io ho questo blog e collaboro con diverse testate d'area laica e liberale. Ma questo magari già lo sapete.
Max, invece, ha scritto e pubblicato da poco un libro sull'emarginazione a Pordenone dal titolo "Storie dal fondo", che ho avuto l'onore di recensire per l'Opinione delle Libertà e per il presente blog.
Quello che vi propongo di seguito è un racconto in forma "poetica" (come mi suggerisce l'autore stesso) che Max mi ha proposto in questi giorni in esclusiva per il mio blog (e che fra l'altro uscirà prossimamente in forma narrativa nel seguito di "Storie dal fondo" che pare sia in fase di ultimazione e di prossima pubblicazione.)
Non è certo un racconto per "mammolette", né è "roba da ridere": è un immersione in un "universo di scottante attualità" e soprattutto di "scottante umanità".
Perché l'umanità non ha nulla a che vedere con la "bellezza" in sé, ma essa è la vita stessa: nei suoi "up" e nei suoi "down".


Luca Bagatin


«La mia generazione
è nata nel mondo contadino,
è cresciuta nel mondo operaio,
oggi vive nel mondo tecnologico.
Uno su dieci ce l'ha fatta,
io racconto gli altri nove».

Massimiliano Santarossa





HENRY, ECSTASY. AMORE


Universo.
Guardo giù.
Ecco il pianeta Terra.
Guardo più giù.
Il continente Europa.
Mi sforzo e guardo giù giù.
Paese Italia.
Tiro gli occhi e guardo giù giù giù.
La regione Friuli.
Adesso strizzo le cornee come il limone.
Compare la città Pordenone.
Forte tiro di brutto la vista.
E vedo il quartiere Villanova. Un fiume. Campi. Un ufficio. Una sedia. Un tizio che scrive.
Sono io. Bummmm, mi sveglio di soprassalto.  Aaaaaaaah!
Il solito incubo. Per fortuna, è solo il solito incubo.

Vuoi tu Henry prendere la qui presente Ecstasy come tua sposa?
Si, lo voglio!
E vuoi tu Ecstasy prendere il qui presente Henry come tuo sposo?
Silenzio. Le pastiglie non parlano.
Allora, non osi l'uomo separare quello che Dio ha unito.

Quella notte, in riva al Meduna, arrivò Henry.
Era affezionato ai rave party e conosceva benissimo chi li organizzava e dove si tenevano.
Henry, quella notte, sposò Ecstasy.
Amore vero. Amore cercato e costruito.
Notte dopo notte.
Ma quella era una notte speciale. Un matrimonio. Per sempre.
Non c'era posto migliore del rave party per festeggiare l'avvenimento.
Alla grande!
Decise di strafare. Cercava lo sballo e voleva esagerare.
Nella sua testa una voce si fece spazio, e come un tamburo ripeteva «Brucia Henry, brucia. Non preoccuparti, prendi con te Ecstasy. Prendila una, due, tre, quattro volte. E brucia felice Henry».
Tempie che scoppiavano, pulsazioni nel cranio, vene grosse. Sangue che pompava nel cervello. Dolore.
Dolore e basta.
Si prese a pugni la testa per farla smettere, ma nulla.
La voce era lì, continuava quella stramaledetta cantilena metallica, «Brucia Henry, prendi Ecstasy e brucia, brucia felice».
Vuoi tu Henry prendere la qui presente Ecstasy come tua sposa?
Si, lo voglio!
Era più forte di lui e non riuscì a resistere.
La voce lo chiamava. E lui cominciò a scendere i gradini della scala che porta agli inferi. Uno alla volta, gradino per gradino, Ecstasy dopo Ecstasy, scendeva sempre più giù seguendo la voce.
Ogni quaranta minuti la baciava, con la lingua, per poi annegarla di tequila. La guardava come si guardano i miracoli, stava sul palmo della sua mano e un secondo dopo la mordeva, fino in fondo allo stomaco.
Sballo, e amore, e sballo. Era tutto per lei.
«Bravo, prendi Ecstasy e brucia felice Henry. Brucia felice».
Sentì il fuoco dentro, come le fiamme dell'inferno.
Si faceva spazio in lui. Lei entrava, entrava dentro, in fondo.
Dalla bocca allo stomaco. Dallo stomaco al sangue. Dal sangue all'anima.
Il cuore iniziò a battere che pareva spaccargli il petto.
Gli mancò il respiro.
Volò a terra.
Cadeva, cadeva di sotto. E volando giù vide tra gli alberi nascere un¹alba stupenda. Poi, buio.

Gente attorno.
Quanta gente attorno!
Guardavano Henry, che sudava un liquido puzzolente.
Guardavano Henry, che tremava.
Guardavano Henry, che non rispondeva più.
E tanti ballavano, come niente. Lo sballo comandava. E non si accorsero di nulla.
Da diverse ore, tutti dentro una realtà loro.
Ma il samaritano era sveglio. E forte, e con due braccia di buona volontà.
Le mani strinsero Henry e lo tirarono nella quattroruote.
L'ospedale passò veloce a lato, senza entrare.
Lo scarico avvenne davanti casa, come per la spazzatura.
Un dito sul campanello e via.
Il sole era bello tondo in cielo.
La mamma sentì il clinn clonn.
«Quel disgraziato di Henry che rientra sempre col sole alto».
La tenda si aprì, ecco due occhi di madre sopra il figlio disteso. Davanti al cancello del giardino. Spazzatura!
La paura. Il presentimento. Le gambe di madre corsero verso il corpo immobile. Spazzatura d'oro! Nove mesi per crearla. Un amore per finirla.
L'urlo, a pieni polmoni. Un urlo che non si dimentica più. Dolore profondo. Madre disperata.
Prese il suo oro, lo strinse forte, a sé.
Iniziò a sbattere. Continuò a scuotere. Poi sberle, tante sberle, ma niente, la testa del figlio morta sulla spalla.
Occhi vitrei, luce andata.  Per sempre.

Due medici. Un bisturi affilato per tagliare la pelle bianca, che non regala più sangue.
«Eccolo lì, povera bestia, è il blocco del cuore, la colpa».
Aveva ceduto all'amore di Ecstasy. Troppo amore.
Davvero troppo amore.

Che mondo, ragazzi!
E' meglio tornare nell'incubo.
Una sedia. Un ufficio. Campi. Un fiume. Il quartiere Villanova.
E salgo su.
Pordenone, che piccola.
E salgo più su.
Il Friuli intero.
E vado in alto.
L'Italia a forma di stivale.
E vado su su su. Tanto su.
Ecco il pianeta Terra. Tondo. Celeste.
Mi guardo attorno.
Solo stelle. Silenzio.
Universo.
Pace.



Massimiliano Santarossa


sfoglia     dicembre        febbraio






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini