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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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1 marzo 2014

Il Socialismo o è libertario o non è. I "socialisti" nelle istituzioni se ne sono completamente dimenticati

Il Partito Democratico entra nel Pse, ovvero nel Partito Socialista Europeo, pur non avendo nulla di socialista.

La cosa grave è che i cosiddetti “socialisti” europei lo accettano nelle loro file.

Il Pd, è storia nota, è un coacervo di postcomunisti e postdemocristiani, peraltro sostenuti da sempre dall'imprenditore Carlo De Benedetti, peraltro Presidente di Sorgenia, l'azienda che sta per rischiare la bancarotta e che controlla il 39% di Tirreno Power, società su cui sta indagando la Procura di Savona per danno ambientale ed omicidio colposo.

Di socialista, nella storia del Pd, dunque, non vi è proprio nulla. Anzi. Vi è un frammisto di conservatorismo economico e destra ideologica.

I comunisti italiani ed i democristiani, ce li ricordiamo infatti e peraltro, come i peggiori nemici del Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni prima e di Bettino Craxi poi.

Ma tant'è.

Il Socialismo, peraltro, come vorremmo anche ricordare al Presidente venezuelano Nicolas Maduro - che sta facendo strage del suo popolo e tradendo gli ideali di Bolivar - o è libertario o non è.

Lo sapevano bene i rivoluzionari Giuseppe Garibaldi e Simon Bolivar appunto, che, son il loro sangue ed i loro sacrifici, lottarono per l'emancipazione dei rispettivi popoli e delle classi meno abbienti.

I politicanti pseudo-socialisti mondiali, evidentemente, o non hanno alcuna memoria storica oppure hanno preferito dimenticare la lezione del Socialismo libertario ed umanitario, imponendo un autoritarismo sociale, civile ed economico che fa orrore.

“Il Socialismo è il sol dell'avvenire” dichiarava il Generale Garibaldi, il quale, peraltro – unico uomo politico della Storia – preferì ritirarsi nella sua Caprera a fare il contadino, definendo il Parlamento una “cloaca” ("Quando i posteri esamineranno gli atti del governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento, vi troveranno cose da cloaca"), piuttosto che scendere a compromessi con il malaffare politico.

Ve l'immaginate Giuseppe Garibaldi messo a confronto con Matteino Renzi ? Ve l'immaginate Simon Bolivar messo a confronto con il fedifrago François Hollande ?

Abbiamo detto tutto.


Luca Bagatin (nella foto con l'ex deputata Radicale Ilona Staller)



23 febbraio 2014

Maria Elena Boschi I love you <3

Abbiamo collocazioni politiche evidentemente distanti (lei è Ministro - purtroppo senza portafoglio a causa dell'ingenerosità di Renzi, il quale ha fatto fuori anche il miglior Ministro degli Esteri che l'Italia abbia mai avuto da tampo, ovvero Emma Bonino - del governo più mediatico che esista; io sono attivista/fondatore di Amore e Libertà che ha fatto dell'opposizione alla Trilateral "Renzi-Berlusconi-Grillo" uno dei suoi punti cardine), ma la sua eleganza, il suo piglio, i suoi occhi e tutto il resto, mi hanno assolutamente stregato.

Maria Elena Boschi, I love you




20 febbraio 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Miss Lili Marlene, artista, performer ed ideatrice del GlamourLesque

Miss Lili Marlene, al secolo Enrica Petrongari, affascinante e colta ragazza romana che ricorda un po' Marylin Monroe e un po' il celebre Angelo Azzurro di cui porta il nome, è l'ideatrice del GlamourLesque, ovvero un'alternativa creativa sia al glamour che al burlesque.

Laureata in Scienze Politiche alla LUMSA di Roma, sin da bambina nutriva una spiccata passione e propensione per l'arte nelle sue poliedriche forme che, negli anni, l'ha portata a specializzarsi in fashon stylist e fashon photography.

Blogger, modella, ballerina, spogliarellista di GlamourLesque (appunto !), stilista e attrice, Miss Lili Marlene è la dimostrazione vivente che non occorre essere filiformi per essere piacenti, affascinanti, realizzate.

Anzi, possiamo dire che è proprio la sua fisicità e la passione che pone in ogni cosa che fa, che la rendono davvero unica nel suo stile e, dunque, nell'ambito della sua attività professionale e comunicativa.

Oggi ho la possibilità di intervistarla amichevolmente, cogliendo l'occasione per annunciare che i suoi ironici e onirici occhi saranno i protagonisti della copertina del mio prossimo libro, dedicato proprio all'universo femminile, ovvero “Ritratti di donna”.


Luca Bagatin: Dunque Lili, raccontaci innanzitutto come mai hai scelto proprio questo pseudonimo.

Miss Lili Marlene: Quando studiavo all'Università mi sono interessata in particolare del dramma sociale, ma anche evolutivo, che il mondo femminile ha vissuto durante le due Guerre Mondiali. Icona di stile e spettacolo è stata sempre per me Marlene Dietrech. Una donna meravigliosa che ha saputo donare, con la sua calda voce momenti di speranza ai giovani soldati. Dunque, per me, le arti e la bellezza possono essere viste come strumento di speranza in momenti di crisi sociali e politiche come quelle che stiamo vivendo oggi in Italia e nel Mondo.


Luca Bagatin: Come nasce il personaggio “Miss Lili Marlene” ? Quali sono le sue/tue peculiarità/particolarità artistiche ?

Miss Lili Marlene: Il personaggio Miss Lili Marlene nasce da un mio bisogno esasperato di dover dare forma alla donna che è stata sempre in me, ben nascosta dai riflettori e da ogni tipo di esibizionismo pubblico e fotografico. Le mie peculiarità artistiche, dunque, nascono proprio da tale esigenza, in cui spesso mi ritrovo a posare per servizi fotografici bondage di fama mondiale, oppure mi trovo ad incarnare la sex symbol del curvy italiano nell'ambito del fashion. Mi piace variare. Sono una grande trasformista e mettere in risalto - attraverso l'arte visiva - ciò che pensavo fosse un difetto, è stato il mio successo !


Luca Bagatin: Puoi spiegarci che cos'è il GlamourLesque e come e perché nasce questa nuova corrente artistico-comunicativa da te ideata ?

Miss Lili Marlene: GlamourLesque è un marchio registrato regolarmente. E' nato dalla collaborazione artistica di un gruppo di cool hunting ed insieme abbiamo creato un nuovo modo di proporre la moda nel Mondo, ossia attraverso le “non regole”, attraverso le quali ciascuno, con la propria creatività e ispirazione personale, rende omaggio o a stilisti internazionali o al proprio stile, oppure ancora alla proprio cultura, sempre attraverso più arti assieme come ad esempio il burlesque, la fotografia, la pittura, il ballo, la recitazione, il canto, abiti, stoffe e accessori vari.


Luca Bagatin: Recentemente hai fatto parte del cast del film di Ettore Scola “Che strano chiamarsi Federico”, in ricordo della vita del celebre Fellini. Com'è stata questa tua esperienza ?

Miss Lili Marlene: Luca, è stata la più bella esperienza che ho mai fatto, credimi ! Lavorare al fianco del Maestro Scola, anche se per pochi giorni, mi ha riportato indietro ai tempi della Dolce Vita... Di quando Cinecittà era la meta di tanti registi e attori di grande calibro. Mi sono sentita coccolata da tutto lo staff, come una piccola stella del cinema.


Luca Bagatin: So che sei una felliniana doc, non a caso. In questo senso so che ami il tipo di donna che Federico Fellini proponeva sullo schermo, ovvero onirica, fantasiosa/fantastica e fuori dagli schemi. Una donna vista come soggetto e non più come madre e casalinga.

Miss Lili Marlene: Certamente è la mia visione di vita e come tale è rappresentata bene da Sandra Milo in Giulietta degli Spiriti. Una donna evoluta, libera dai pregiudizi sociali, pronta a vestirsi e sedurre in modo pittoresco l'universo maschile. Anche la prostituta non deve vergognarsi, poiché è presa come spunto di riflessione in molti film del Maestro Fellini, il quale girava di notte per le strade di Roma a raccogliere testimonianze di queste donne da lui poi descritte in modo grottesco e quasi buffo. Donne a volte grasse e sboccate, altre volte donne di classe, ma sognatrici e surrealiste. Ammaliatrici dell'Uomo di ieri e di oggi .


Luca Bagatin: Che tipo di donna sei ? Come ti definiresti ?

Miss Lili Marlene: Sensibile, dolce, erotica, ma anche guerriera.



Luca Bagatin



16 febbraio 2014

"Dalla parte di Abele...nel declino della Democrazia": articolo del prof. Aldo A. Mola



E se, per legittima difesa, Abele avesse ucciso Caino? Staremmo davvero peggio con più pecore e meno officine? E se Remo avesse trafitto il gemello Romolo, anziché esserne ucciso? Quale era il  suo “Progetto Roma”? Forse avrebbe puntato sugli agriturismo anziché sui grattacieli o al dominio sul mare, alleandosi per tempo con gli Etruschi contro i Fenici. E avrebbe procurato la banda larga a un Paese per secoli incerto se denominarsi  Terra dei maiali (Ausonia) o dei Vitelli (Italia).

   Nel 64 dopo Cristo, quando Nerone fece sterminare i cristiani incolpandoli dell'incendio di Roma, molti si domandavano dove andasse il mondo. Tra i grandi saggi del tempo vi era Lucio Anneo Seneca, un settantenne originario  di Cordova, in Spagna. Fatto cauto dalle disavventure (già condannato a morte da Caligola e all'esilio da Claudio), giustificò l'assassinio di Agrippina ordinato da suo figlio, Nerone, la cui educazione l'imperatrice gli aveva affidato. Si ritirò dalla vita pubblica, ma, coinvolto nella congiura dei Pisoni (65 d.Cr.), ricevette la “necessitatem ultimam”: suicidarsi o accettare di essere ucciso. Si fece aprire le vene, imitato dalla moglie. Come già Abele e Remo, aveva capito il flusso della storia: l'accelerazione dello scontro fra Centro e Periferia, tra potere imperiale e istituzioni originarie, arroccate nel Senato.

    Dopo due guerre mondiali, la guerra fredda e la quarta guerra  planetaria tra oligarchia finanziaria transnazionale e Stati, la contrapposizione tra concentrazione del potere e istituzioni garanti dei cittadini sta entrando in una fase nuova. Attraverso guerre guerreggiate (in teatri secondari: Africa Centrale, Medio Oriente,...) e convulsioni politiche (crollo e cancellazione di intere classi dirigenti elettive in molti Paesi europei  e nell'America centro-meridionale), il contrasto tre due opposte concezioni del potere e dei suoi scopi (liberare le persone o ingabbiarle?) entro una decina d'anni raggiungerà la fase critica. Il timore del collasso imporrà scelte drastiche. L'accelerazione ha impulso dal processo che è sotto gli occhi di tutti ma nessuno sa come pilotare: entro quindici anni le megalopoli assorbiranno il grosso della popolazione mondiale. Da lì la necessità di dirottarvi il massimo di risorse (energia, acqua, invenzioni, cibo..) a danno di Abele e di Remo. Neppure gli analisti meglio attrezzati sono però in grado di prevedere come davvero andrà a finire. Nel dicembre 2012 il National Intelligence Council (sezione economica della statunitense CIA) ha pubblicato  il Rapporto Global Trends 2030:Alternative Worlds, subito tradotto dalle Editions des Equateurs ma tuttora inedito in italiano. Il  NIC prevede quattro scenari, diversi secondo fattori che sarebbe ingenuo illudersi di controllare  o scongiurare: guerre di vaste proporzioni coinvolgenti uno o più grandi potenze, conflitti scatenati da incidenti casuali e catastrofi naturali (nel caso dell'Italia la sempre più temuta eruzione del Vesuvio). Secondo le previsioni più ottimistiche, nel volgere di quindici anni il mondo si scrollerà di dosso gli Stati nazionali, costati due secoli di storia. Esso verrà governato dai “poteri dolci”, cioè da organizzazioni non governative (ONG), istituzioni accademiche (Università di prestigio internazionale), plutocrati, circoli transnazionali e, soprattutto, da una rete di sindaci delle grandi città assurti a capi delle rispettive genti. Il governo mondiale, non eletto né nominato, ma autogenerato, sarà  chiamato a soddisfare bisogni di moltitudini disseminate in Paesi riorganizzati come città diffuse (per esempio la costa  adriatica dalla Puglia a Trieste). L'avvento di tecnologie d'avanguardia (il potere  cibernetico) favorirà  l'ascesa di nuovi attori: oligarchie culturalmente ibride, collegate al di fuori e al di sopra delle ideologie nate con l'ascesa della borghesia e, per contrasto, del suo sottoprodotto (la lotta di classe), indifferenti all'alternativa tra liberismo e dirigismo e accomunate nell'ostilità  contro gli Stati sorti a tutela dei cittadini di pieno diritto. Secondo la NIC (e, ben  inteso, la CIA) si affermerà una élite allevata in scuderie installate nei diversi Paesi per plasmarne gli allievi a una visione uniforme del potere e del suo impiego, al di là delle diversità originarie. Sarà essa a orchestrare le risposte alla sfida della povertà e ad assicurare la pace. Gli Stati non scompariranno del tutto, ma “il ruolo dei governi si ridurrà sempre più a vantaggio di coalizioni ibride tra protagonisti statuali e non statuali secondo i problemi dei singoli paesi”. La NIC prevede insomma di risolvere l'antico contrasto tra Abele e Caino, tra  Romolo e Remo con un Fratello Geneticamente Modificato, ignoto alla Bibbia e alla storia, modellato sul mito di Mercurio, Dio dei mercati (e dei ladri). 

  Il fulcro del Paese Italia nei prossimi anni non è dunque la sorte di Renzi, di Letta  o di Napolitano, di questo o quel governo, ma è l'organizzazione del territorio, la scelta tra primato delle megalopoli o difesa del pluralismo. Le Regioni vennero inventate per provvedervi, ma hanno fallito. I Clivi d'Italia sono le Province, forse salvate in extremis  proprio da un sindaco non deputato nominato capo del governo: un caso senza precedenti nella storia d'Italia.

   La mondializzazione, la globalizzazione e le pretese di classificare e ingabbiare le persone in funzione dell'omologazione dovrà però fare i conti con una pluralità di soggetti non rassegnati a subire. Il rifiuto della Svizzera di cedere all'immigrazione incontrollata, l'istituzione della macroregione alpina, la resistenza degli Ungheresi al  modello “europeo” e il rifiuto di molti Stati  europei di gettare la propria moneta (cioè i cittadini) nel tritacarne dell'Euro sono motivo di riflessione. Forse oggi Abele  e Remo dissentono... : l'Utopia si coniuga con la  Speranza.

   Poiché il sangue non fluiva, per affrettare la morte Seneca si fece recidere anche le vene delle gambe. Neppure la cicuta fece effetto. Allora si fece immergere nell'acqua calda. Extrema ratio. Oggi, però, non tutti i filosofi sono disposti a ritirarsi alla periferia del mondo o a dissanguarsi per compiacere tiranni sorgenti sulle rovine generate dalla castoclastìa (distruzione della casta) scatenata da chi abbatté una dirigenza per rimpiazzarla con un'altra,  non sappiamo se meno famelica e inetta.   Perciò la richiesta di restituire la parola ai cittadini non è il gemito di nostalgici dei  “ludi cartacei”: è senso dello Stato, estrema difesa della democrazia, oggi insidiata persino dal puerile mito della “velocità”. Ne fu campione Benito Mussolini, asceso trentanovenne a capo del governo e da Gabriele d'Annunzio infatti appellato“lesto-fante”.


Aldo A. Mola



15 febbraio 2014

"Non lo so ". Monologo by Baglu

Non lo so.

Non so capire le persone e capire perché la gran parte delle persone sia pervasa da egoismo e menefreghismo che le porta, di volta in volta, a fregarsene unicamente degli affari propri.

Ma, in particolare, posso dire che quest'ultimo viaggio a Roma mi ha insegnato - semmai non mi fosse stato abbastanza chiaro - che la gran parte dei cosiddetti "amici" sono amici interessati o occasionali, un po' come certi fugaci rapporti sessuali nei quali, purtuttavia, non ho mai creduto (e mai ho voluto praticare).

Sono stanco di cercare le persone. Persone a cui non frega assolutissimamente nulla di me. Sarei più felice, dico sul serio, se me lo dicessero almeno in faccia.

E sono stanco di dover dare corda alle persone che mi si appiccicano come il miele se hanno bisogno di un'intervista, salvo poi disconoscerne il contenuto ed impedirne la pubblicazione allorquando sono diventate famose (magari anche grazie al sottoscritto).

Sono stanco della falsità e per questo non sono mai stato simpatico a nessuno. Perché se sei uno stronzo o una stronza io te lo dico in faccia e te ne dimostro le ragioni con dovizia di particolari.

Ma, per lo più, preferisco lasciar correre salvo gustarmi successiva vendetta se la cosa si fa oltremodo pesante.

Mai provocare un depresso cronico che, pergiunta, non ha nulla da perdere. Quante volte l'ho detto e ripetuto ?

Qualche giorno fa mi sono trovato a piangere e non per una solitudine imposta dagli anni, dalle persone inutili che sovrappopolano questo ingiusto mondo. Mi sono commosso nel leggere la notizia del suicidio di Amnesia, una ragazzina di Padova di quattordici anni. Amnesia si era già da tempo praticata tagli alle braccia.

Mi ha ricordato i miei quattordici anni. Ancora porto le ferite delle mie di lesioni alle braccia. Anche nel mio caso si trattava di un rifiuto d'amore, ma, forse, si trattava anche della percezione che in questo mondo l'amore è solo uno spot pubblicitario. Mercificazione economica spacciata per sentimento ove ragazze e ragazzi fingono di volersi bene, per un periodo, sin tanto che dura.

Ho sempre creduto nell'assoluto. E quindi anche nell'amore assoluto. E penso che Amnesia fosse solo una ragazzina sensibile, alla ricerca dell'amore.

Dubito che fosse depressa. La depressione non esiste. E' solo bisogno d'amore. Quello vero. Non le cretinate che spacciano per amore ogni tre per due nei media o nelle soap e, spesso, purtroppo, anche nella vita reale.

Amnesia si è rifugiata così nel web, cercando aiuto, cercando comprensione. E ricevendone solo ulteriori cretinate di utenti virtuali che la invitavano a morire. Nel giornale ho letto e ho ancora sotto gli occhi frasi quali: "Ti tagli solo per farti vedere", oppure "Secondo me tu stai bene da sola...fai schifo come persona".

Non vorrei mai augurare alle persone che hanno scritto queste frasi di trovarsi nella condizione in cui si è trovata Amnesia. E' vero, forse lo meriterebbero. Ma non è una cosa che vorrei augurare loro. La sofferenza emotiva è un abisso dal quale non ci risolleva facilmente. Perché no, non si fanno certe cose perché si vuole apparire, bensì si vorrebbe scomparire. Per sempre.

Non si vorrebbe essere mai esistiti e tale consapevolezza ti rimane, volente o nolente, per tutta la vita.

Orde immonde di psicologi, commentatori televisivi, criminologi, puttane delle carta stampata da sempre si prodigano nell'elargire la loro insipienza non richiesta sull'argomento. Ma stessero un po' zitti !

Abbracciassero le loro figlie, i loro figli, le loro mogli, compagne, mariti, compagni, fratelli, sorelle, genitori. E facessero sentire loro il bene che hanno da dare e che desiderano ricevere.

Non so se ci sia altro da aggiungere.

Mi viene in mente solo che, anche il prossimo libro che pubblicherò, come fu per il primo, lo pubblicherò unicamente perché con esso sarà pubblicata anche la dedica che ho scritto nel frontespizio.

La dedica che pubblicherò, anche questa volta, sarà più importante del contenuto del libro. Perché è importante, per me, la persona a cui è rivolta.



13 febbraio 2014

Ricominciamo da "Amore e Libertà": contro il Renzusconismo e l'Europa delle élite

Lo chiamano Italicum, in realtà è un Italicus, ovvero una nuova strage politica ai danni dei cittadini. Una nuova forma di autoritarismo incostituzionale che, per stemperare, ad ogni modo, preferiamo definire Cacarellum. L'ennesimo, a dirla tutta, dopo il Porcellum.

Matteo Renzi è un novello Berlusconi. Come il Berlusconi del 1994 non ha alcun merito politico personale. Vive di luce riflessa e, soprattutto, vive di una nuova crisi della politica e della classe politica.

Silvio Berlusconi nasceva dalle ceneri dei partiti democratici della Prima Repubblica. Matteo Renzi – novello spot elettoralpubblicitario vivente con alle spalle Ciriaco De Mita - nasce dalle ceneri di un sistema politico-partitico ormai alla futta, senza alcuna credibilità nei confronti dei cittadini.

Silvio e Matteo, un ottantenne condannato e ineleggibile e un quarantenne che farebbe bene a pensare unicamente alla sua Firenze, senza alcun proprio merito, senza brillare per lungimiranza, oggi si accordano per far fuori una buona fetta dell'elettorato. Per spazzare i piccoli movimenti e per imporre definitivamente il monopartitismo Renzusconiano Pd-Forza Italia. Il renzusconismo, infondo, è questo qui. Una nuova forma di autoritarismo che impone sbarramenti, che non riammette le preferenze e che vìola, per l'ennesima volta, la Costituzione repubblicana.

Ma c'è di più. Renzi punta a sostituire Enrico Letta alla guida di un governo già di per sé monopartitico. E' il solito gioco delle parti, in sostanza. Cambiamo il manovratore per non cambiare nulla. Infondo, del resto, l'alleanza destrosinistrica rimarrà, come sempre da un Ventennio (neofascista), al Potere.

Un Potere politico che sbaglia e non paga, ma, come sempre, fa pagare al cittadino contribuente, che sia lavoratore o, purtroppo sempre più spesso, disoccupato.

Pensiamo solo al fatto che la pubblica amministrazione paga le aziende in grave ritardo e pensiamo al fatto che per questo l'Italia è stata sanzionata dall'Unione Europea. Ma non sarebbe stato più corretto che ad essere sanzionate fossero le Istituzioni italiane, ovvero quei politici ed amministratori rei di non aver pagato le aziende creditrici ? E' mai possibile che a pagare, ancora una volta, siano i cittadini per colpa di politici ed amministratori pubblici che non sanno fare il loro mestiere ?

E' tempo di elezioni europee. Di un'Europa che non funziona, ovvero che esiste unicamente per mantenere in piedi un'apparato burocratico e finanziario utile alle élite politico-economiche. Siamo lontani anni luce, dunque, dai sogni di Giuseppe Mazzini, di Garibaldi, di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi. Loro volevano un'Europa di popoli affratellati. L'Unione Europea, diversamente, vuole un'Europa di concorrenti, di banchieri, di burocrati e di politicanti arraffoni ed arruffoni.

Ordunque ci chiediamo perché mai scannarsi per le elezioni europee visto che sono l'ennesima truffa legalizzata dalla politica.

Quando ideammo il pensatoio politico “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org; www.amoreeliberta.blogspot.it) ci ispirammo al Partito d'Azione di Mazzini. Ovvero un Partito inteso come pensatoio d'azione. Critico nei confronti del parlamentarismo politico-burocratico e dei sistemi elettorali.

Oggi, un progetto come “Amore e Libertà”, è più che mai necessario. Per abbattare, con amore, un sistema insostenibile. Una politica che è contro i cittadini e che legalizza le truffe ai loro danni.

Per questo proponiamo, da tempo, in luogo delle elezioni politiche, l'estrazione a sorte fra tutti i cittadini aventi diritto al voto dai 18 ai 65 anni, come avveniva nell'Antica Grecia, culla della Democrazia.

E vorremmo anche che, se un politico o un amministratore sbaglia, pagasse di tasca sua e non scaricasse sui cittadini le sue colpe, attraverso imposte, tasse e balzelli.

Proponiamo la Civiltà dell'Amore e dei diritti civili e sociali, in luogo dell'inciviltà dell'economia, della politica e del burocraticismo partitocratico.

Siamo forse utipici utopisti, ma lo furono anche le nostre madri ed i nostri padri, ovvero Anita e Giuseppe Garibaldi. Ricominciamo da lì.


Luca Bagatin



13 febbraio 2014

"La politica e il Potere sono contro l'Amore". Aforismi/riflessioni by Luca Bagatin

Ciò che non hanno compreso o, meglio, ciò che i politici non vogliono ammettere è che se a trionfare fosse l'Amore, aspetti come la politica, il Potere, il danaro, l'esistenza delle Istituzioni-prostituzioni e degli Stati nazionali non sarebbero più necessari.


Vivere non significa sopravvivere. Spiegatelo ai rappresentanti delle Religioni Monoteiste Istituzinal-Prostituite.


Se il Papa dei cattolici Francesco abdicasse al suo ruolo mediatico e mediocre di rappresentante della Grande Menzogna Vaticana, potrebbe anche diventare il rappresentante terreno della Civiltà dell'Amore.


Per favore non chiamatelo Italicum (al massimo Italicus, ove gli stragisti di oggi sono i politici italiani). Chiamatelo Cacarellum.


Non sono certo contro la pornografia, ma ad essa preferisco l'erotismo. Una società fondata sulla Civiltà dell'Amore non necessiterebbe né di pornografia né di prostituzione. Anzi, ci sarebbe finalmente spazio per l'erotismo ed ogni mercimonio dei corpi (e delle menti) perderebbe ogni ragion d'essere.




14 gennaio 2014

Ricordando Moana Pozzi

Sto rivedendo in questi giorni, in dvd, la miniserie - trasmessa da Sky del 2009 - “Moana” di Alfredo Peyretti dedicata alla figura di Moana Pozzi.

La miniserie, in sé, non è un granchè. E' eccessivamente macchiettistica - specie nell'interpretazione di personaggi chiave quali Riccardo Schicchi, Ilona Staller Cicciolina e Mauro Biuzzi, mal interpretati e resi praticamente ridicoli dagli attori Fausto Paravidino, Giorgia Wurth e Giampiero Judica – ma, a parte questo, rende giustizia alla figura di Moana, egregiamente interpretata dall'affascinante Violante Placido.

Violante Placido – con il suo sguardo sensuale e malinconico - incarna infatti molto bene la figura di Moana Pozzi.

Personaggio poliedrico ed inquieto quello dell'attrice, della showgirl, della pornodiva e successivamente dell'intellettuale e della leader politica genovese Moana Pozzi.

Divenuta celebre quale pornoattrice, grazie al contributo di Riccardo Schicchi e di Ilona Staller che ne scopriranno il talento nel 1985 (come ricordò la stessa Ilona in un'intervista che recentemente le feci) Moana spiccherà presto il volo e, accanto a film hard ed erotico/pornosoft (quali “Provocazione” di Piero Vivarelli, assieme a Ursula Davis Hula Hop e Petra Scharbach e “Diva Futura – L'avventura dell'Amore”, sempre con Hula e per la regia di Ilona Staller), sarà nel cast di “Ginger e Fred” di Federico Fellini (che affettuosamente la chiamerà “Moanina”), in quello di “Borotalco” di Carlo Verdone, in “...e la vita continua” di Dino Risi, oltre che nel cast di numerose trasmissioni televisive comico-surreali e di intrattenimento quali “Tip Tap Club” (da lei condotto assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Fenice”, dirette e ideate da Antonio Ricci, padre di “Striscia la Notizia”.

Negli Anni '90 ecco il suo tentativo di smarcarsi dal mondo dell'hard, attraverso un film quasi autobiografico, ovvero “Amami” di Bruno Colella, la storia di una ragazza ripudiata e poi riconciliatasi con un padre che non accetterà la sua carriera nel porno.

Tormentata, infatti, sarà la vita di Moana con la madre, la quale non accetterà mai del tutto le scelte professionali della figlia.

Purtuttavia Moana non è e non fu tanto e solo un'icona del porno. Il porno, forse, fu un trampolino di lancio per esprimere meglio sé stessa. Il suo senso di libertà al di là del perbenismo borghese, che combatterà per tutta la vita.

La lotta ai pregiudizi sarà incarnata da Moana in tre momenti precisi della sua vita, a cavallo fra il 1987 ed il 1993: quando parteciperà attivamente alla campagna elettorale di Cicciolina nelle liste del Partito Radicale; quando deciderà di scrivere “La filosofia di Moana” ed “Il sesso secondo Moana” ed infine quando accetterà di diventare leader del Partito dell'Amore, fondato da Riccardo Schicchi e da Mauro Biuzzi nel 1991. Leader e simbolo del partito stesso, visto che il suo volto – racchiuso in un cuore rosa – sarà l'emblema del partito stesso.

Attualissime sono, ancora oggi, le parole di Moana Pozzi scandite nelle varie tribune elettorali dell'epoca, sia allorquando con il suo partito si candidò alla Camera dei Deputati (1992), sia allorquando Moana fu candidata a Sindaco di Roma, nel 1993, contro Gianfranco Fini e Francesco Rutelli.

Moana sognava una Roma ed un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.

Mauro Biuzzi, oggi curatore testamentario di Moana, ricordò a tal proposito - in un'intervista che gli feci nel febbraio del 2013 - che Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero.

E proprio Biuzzi assieme alla madre di Moana, Giovannina Alloisio, fondarono, nel 1999, l'Associazione Moana Pozzi (www.moanamoana.it), a tutela e promozione dell'immagine dell'attrice.

Molte sono le cose che, in questi anni, si sono dette e scritte a proposito (e spesso a sproposito, per ragioni meramente mediatiche) della sua prematura morte, a soli 33 anni, avvenuta a Lione il 15 settembre del 1994.

Noi, a tal riguardo, preferiamo invece tacere e ricordare Moana Pozzi per quel che ha rappresentato e per quel che rappresenta.

Moana diva-antidiva passata, presente e futura. Che vive ancora, certamente. Nel cuore di chi la ama e l'ha amata.


Luca Bagatin



9 gennaio 2014

Aforismi e massime caustiche (ma non meno veritiere): by Luca Bagatin



Se, da quando avevo 32 anni, non sono più riuscito e non ho più voluto innamorarmi è perché sono persuaso del fatto che nessuna donna possa amarmi tanto quanto l'amerei io.

Se proprio fossi costretto a fidanzarmi, oggi, sceglierei di farlo solo con una pornostar o un'artista dell'eros.

C'è chi sostiene che al nord si viva meglio rispetto al sud. Ovvero che ci siano maggiori opportunità, eccetera.
Dopo trent'anni buoni vissuti nel'estremo Nord Est italiano, posso confermare che le cose non stanno affatto così.

Non giudicare mai una persona dalle apparenze. Esse non solo ingannano, ma sono persino fuorvianti.

Non promettere mai ciò che non potrai o, peggio ancora, non vorrai mantenere. Se prometti e poi non mantieni, devi anche essere consapevole di quanta pochezza alberga nel tuo spirito. E trarre le tristi conseguenze della tua misera esistenza.




8 gennaio 2014

Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (collusi con la criminalità organizzata)

Visto il tornare alla ribalta - dopo anni di oblìo - il tema della legalizzazione di cannabis e derivati, ripubblichiamo (con una piccola aggiunta al titolo) uno stralcio del nostro articolo del 7 giugno 2008, che ripercorre la storia del Comitato Antiproibizionista IN/COSCIENZA per l'uso lagale della Cannabis, sorto nel 1997 a Pordenone e fondato dal sottoscritto e che già allora riscosse consensi bipartisan.
Nell'articolo noterete come si ricordi che il leghista Roberto Maroni (che oggi fa ipocritamente lo gnorri) abbia, in tempi non sospetti, firmato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis presentata dall'allora Sottosegretario verde alla Giustizia Franco Corleone nel 1997.

L.B.


Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (ipocriti o collusi con la criminalità organizzata)

di Luca Bagatin



Sabato 26 luglio 1997: si parte con la fondazione del comitato In/Coscienza per l'uso legale della canapa indiana, ovvero della Cannabis !
Pordenone è una città notoriamente bigotta e storicamente clericale. Oggi come ieri.
I primi tavoli di raccolta firme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati li ho organizzati a 17 anni, assieme ad alcuni radicali del Club Pannella Riformatori. Pochi, pochissimi risultati allora.
Ci voleva quindi un'idea nuova, trasversale, che coinvolgesse il mondo della cultura oltre che quello della politica.
Così, nell'estate del '97 ho avuto l'idea, assieme ad altri amici, di fondare un comitato antiproibizionista per diffondere proprio la cultura della regolamentazione delle non-droghe.
Era un pomeriggio dal sole cocente. Era appunto il 26 luglio 1997 quando il sottoscritto, allora portavoce dei Giovani della Federazione dei Verdi (quando i Verdi non erano rossi, bensì liberali), il radicale John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica), l'allora Presidente della Sinistra Giovanile pordenonese Massimiliano Santarossa (che oggi ha abbandonato la politica e ha recentemente dato alle stampe un libro sull'emarginazione giovanile a Pordenone. Peraltro da me recensito per l'Opinione delle Libertà) e l'indipendente Andrea Satta (di cui si sono perse le tracce...) ci siamo riuniti nell'allora sede provinciale dei Verdi per gettare le basi dell'associazione. Il nome fu scelto da John: In/Coscienza, ovvero un gruppo di "coscienti incoscienti" capaci di sfidare, mettendosi in gioco, il bigottismo locale raccogliendo adesioni trasversali.
Il tutto con il principale scopo di spiegare i motivi del perché oggi si muore di proibizionismo sulle droghe e sulle non-droghe. Un proibizionismo antiscientifico che genera scippi, rapine, carcere, prostituzione, mafia, criminalità d'ogni genere.
Dopo qualche settimana dalla fondazione di In/Coscienza, ricevemmo la chiamata da parte di una rete televisiva locale, "Canale 55", per un'intervista concordata: il velo d'indifferenza era rotto !
Nei mesi successivi organizzammo tavoli di raccolta firme a sostegno della proposta di legge antiproibizionista depositata alla Camera dall'allora Sottosegretario verde Franco Corleone, osteggiata dalla destra (ma sottoscritta dal leghista Roberto Maroni), dal centro cattolico e dalla sinistra più retrograda (oggi diremmo dal Partito Democratico). Nonché dall'allora Presidente del Consiglio Mortadellone-Prodi (di cui oggi, per fortuna, non sentiamo più parlare).
Con i nostri tavoli scendemmo in piazza, ma anche ai concerti locali, alle feste paesane ecc...e raccogliemmo, in poco tempo, oltre che adesioni trasversali di cittadini (ma anche di politici da Rifondazione Comunista sino a Forza Italia), anche fondi per le nostre campagne politico-culturali: 300.000 lire in tutto in neanche una settimana.
Nei mesi successivi fummo invitati a dibattiti pubblici e televisivi a "Canale 55" "contro" i giovani di AN, proibizionisti ed oscurantisti da sempre. Ricordo ancora quando io, emozionatissimo e visibilmente paonazzo in volto, assieme ad Andrea Satta, in diretta, tenevamo testa con umiltà alle argomentazioni prive di fondatezza scientifica dei giovani aennini. Noi non contrapponevamo lo "spinello libero" all'ordine costituito come spesso faceva la "sinistra de noantri", assolutamente no ! Contrapponevamo invece lo spinello LEGALE all'illegalità politica e comune di un proibizionismo che si fonda solo sulla morale individuale, che, appunto, in quanto individuale, è opinabile e non può essere fatta valere indiscriminatamente per tutti. Inoltre affermavamo che proprio l'Unione Europea stanziò fondi per la coltivazione di cannabis ad uso industriale per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio, di cordami, saponi, fibre sintetiche come avviene in Svizzera e in Olanda e poi, come dimenticare i malati di tumore che alleviano le loro sofferenze attraverso l'uso della canapa indiana ? E lo fanno anche in Italia. Illegalmente: come sempre.
Le nostre battaglie giunsero sino ai banchi del Consiglio Comunale attraverso una mozione che avrebbe impegnato il Comune di Pordenone a farsi portavoce in Parlamento della proposta di legge per la regolamentazione delle non-droghe. Una mozione libertaria e liberale, presentata proprio dall'allora liberale Sergio Bolzonello (oggi Sindaco di Pordenone nella giunta di centrosinistra, che tuttavia ha abbandonato ogni residuo di liberalismo approssimandosi invece al "democristianesimo"). Pochi i voti a sostegno, a dire il vero, ma, ce l'aspettavamo. L'obiettivo in ogni caso fu raggiunto: il voto favorevole di ben due leghisti (la Lega aveva la maggioranza assoluta del Consiglio Comunale!) e l'astensione del Presidente del Consiglio Comunale (leghista anche lui). Avevamo scovato qualche "anima laica" anche nella Lega, al punto tale che uno dei Consiglieri, il giovane Davide Scaglia, si iscrisse al nostro comitato.
Che fine ha fatto oggi il comitato In/Coscienza ? I suoi quattro militanti-fondatori principali oggi hanno preso strade e percorsi diversi. Le battaglie proseguono in altri settori, in altri
ambiti. Fu una stagione assolutamente positiva, certo. Ahinoi non più ripetuta.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini