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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 agosto 2013

Condanna a Berlusconi: l'ex premier chieda scusa ed esca di scena. E altrettanto facciano tutti gli altri

Berlusconi è stato condannato.

Ora, non si tratta di essere garantisti o giustizialisti, bensì di essere un minimo obiettivi.
La condanna arriva dopo anni e sulla base di prove inoppugnabili. Qui, in sostanza, non siamo di fronte all'ennesimo caso Tortora, così come invece è accaduto per l'ingiusta condanna comminata all'On. Ottaviano Del Turco di cui, chissà mai perché, non parla più nessuno. Specie nel mondo politico di destra e sinistra.
E a nulla valgono i paragoni di Berlusconi – del tutto fuori luogo – ai partiti democratici della Prima Repubblica, il paragonarsi ai grandi del passato, come ad esempio a Bettino Craxi.
Qui non si tratta di aver preso soldi “in nero” per finanziare l'attività politica e le proprie idee politiche, bensì si tratta di frode fiscale per favorire il proprio tornaconto personale e la propria azienda.
Detto ciò, spiace che Berlusconi non chieda scusa agli italiani, si cosparga il capo di cenere ed esca di scena. Sarebbe stato così ricordato dalla Storia con rispetto. Con il rispetto che si deve all'uomo che sbaglia e che se ne rende conto. Che fa ammenda anche del fatto di aver mal governato il Paese, con il concorso esterno e oggi interno della sinistra cattocomunista (da sempre a sostenere le sue leggi “ad personam”, in un modo o in un altro), per vent'anni.
Un Berlusconi che ammette le proprie colpe, anche politiche, è e sarebbe stato diverso da un Berlusconi che – in barba a tutto e a tutti – afferma di voler rimanere “in campo” e di voler rifondare Forza Italia. Tutto ciò è profondamente grottesco ed anacronistico.
Così come sono grotteschi i suoi sodali del PdL che, anziché voler costituire un vero partito liberale di massa, come era nello spirito del '94, magari con un leader nuovo e che non ha mai fatto politica, seguitano a sostenere l'assurda tesi della “magistratura politicizzata”.
La magistratura fu sì politicizzata, ma lo fu negli Anni '70 con il caso del falso golpe di Sogno e Pacciardi (poi, infatti, assolti); lo fu negli Anni '80 nell'ambito del falso scaldalo P2 (ove tutti i cosiddetti “piduisti” furono - e giustamente - assolti per non aver commesso nulla) e fu politicizzata durante la falsa rivoluzione di Tangentopoli. Allora c'erano di mezzo due blocchi contrapposti: da una parte i fautori della democrazia, invisi ai comunisti ed ai magistrati comunisti, dall'altra il blocco sovietico, la sinistra Dc e pauperista ed il Pci berlingueriano, che volevano far cadere il centrismo ed i partiti laici al governo, cosa che accadde, infatti, nel 1993, ovvero allorquando morì la democrazia in Italia.
Ma Berlusconi che cosa ha mai rappresentato in questi anni se non il vero sodale di quei cattocomunisti che, grazie a lui, hanno potuto fingere di fare opposizione ?
Lo abbiami visto nella totale mancanza di riforme liberali, nell'amicizia con i comunista Putin, nelle mancate liberalizzazioni, nel mancato rispetto per i diritti civili. E lo vadiamo oggi: berluscones e cattocomunistones al Potere assieme, uniti nel nome della famiglia Letta.
Di che cosa stiamo parlando, allora ?
Forse sarebbe il caso che la verità si facesse strada e che più di qualcuno facesse ammenda. Che le responsabilità della crisi politica fossero accertate, assieme alle varie frodi commesse da questa classe politica ai danni dei cittadini italiani.
Forse sarebbe il caso che questo governo cadesse, che questa classe politica si ritirasse e si aprisse un nuovo processo costituente. Composto di persone nuove, magari estranee alla politica degli ultimi sessant'anni.

Luca Bagatin



23 luglio 2013

Solidarietà all'On. Ottaviano Del Turco (forse uno dei pochi politici intellettualmente onesti)


Mi dispiace molto per la condanna a 9 anni e sei mesi di carcere per l'On. Ottaviano Del Turco, che oggi peraltro rivela di avere un tumore da tre mesi e di essere in chemioterapia.
Sono convinto sia innocente e che le accuse che gli hanno attribuito siano del tutto infondate e frutto di una macchinazione.

Dieci anni fa - nel settembre del 2003 - scrissi un articolo per la rivista socialista Mondoperaio ove invitavo all'unità delle forze laiche e libertarie e lo feci per mezzo di un appello che peraltro fu diffuso anche dai Radicali.  In quegli anni, progetti come la "Casa Laica" (di Diaconale, Sgarbi e Barbareschi) e la "Rosa nel Pugno" (di Pannella e Boselli) erano al di là da venire ed anni dopo - fra il 2006 ed il 2008 - proprio al mio progetto si ispirarono (si vedano i numerosi articoli che scrissi, prima e dopo).
L'On. Ottaviano Del Turco fu l'unico che, appena pubblicato il mio pezzo, mi rispose privatamente con questa missiva, che di seguito riporto:

Molte delle sue riflessioni mi trovano d'accordo sig. Bagatin. Altre meno. Alla mancanza di un'area laico-liberal-socialista attribuisco anche un certo inaridimento del clima culturale, in particolare nei piccoli centri di provincia. Sono anche persuaso che le sue considerazioni sui Poli siano pertinenti e per nulla settarie. Mi convince meno l'attribuire ad una "lotta per le poltrone" le nostre divisioni. Le ragioni (parlo per me) sono più profonde e più nobili. Almeno spero. D'altro canto non c'è settarismo nel mio giudizio. Quando si litiga e ci si divide per ragioni nobili, questo aggettivo va diviso per ciascuno dei contendenti. Scriva ogni volta che ha da fare osservazioni acute come quella di oggi. Un saluto cordiale riformista e socialista.
Ottaviano Del Turco


E' possibile leggere il mio vecchio articolo a questo link:

http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/print/242499.html



9 dicembre 2012

Il ritorno politico di Ilona Staller: paladina dei diritti civili

Nessuno ne parla, ma lei sta per tornare.
Ilona Staller, in arte Cicciolina, prima pornostar eletta in Parlamento nelle file del Partito Radicale, nel 1987, sta per tornare sulla scena politica.
Una provocazione ? No di certo.
L'On. Staller, quando fa politica, non provoca mai. Non lo fece nel 1979, quando si candidò nella prima lista ambientalista d'Italia (molto prima della nascita dei Verdi, ovvero quando i movimenti ambientalisti stavano conquistando il Nord Europa), ovvero la "Lista del Sole" e non lo fece nemmeno con i Radicali, allorquando fu eletta con 20.000 preferenze.
Ilona Staller ha, da sempre, le idee chiare in fatto di ambiente, diritti civili, diritti degli omosessuali, dei detenuti, delle prostitute, di lotta agli sprechi ed ai privilegi e così rilancia il suo progetto di sempre con "Democrazia Natura Amore", il neo-partito che ha fondato.
"Natura" ed "Amore", oltre che "libertà di espressione" (in tutti i sensi) del resto, sono da sempre le sue parole d'ordine, come ricorda uno spot elettorale d'annata del Partito Radicale, che la vide protagonista assieme all'On. Marco Pannella.
E non lesina critiche nemmeno a Nicole Minetti ed a Mara Carfagna, sostenendo, in una recente intervista per il sito Excite.it: "io ho una mia storia. Io sono stata eletta con 20.000 voti dal popolo italiano che è sovrano, Nicole Minetti è stata messa lì dal Pdl, punto" E definisce Mara Carfagna "Ministro per grazia ricevuta".
Ilona Staller, afferma, inoltre, che la sua candidatura alle imminenti elezioni del 2013 non è affatto una provocazione e lo dimostra rilanciando un programma in continuità con le sue battaglie Radicali: diritti degli animali (lotta alla vivisezione, alla sperimentazione ed al maltrattamento agli animali); diritti dei disabili e degli invalidi con aumenti pensionistici a loro favore; riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio omosessuale (che l'On. Staller vorrebbe anche in senso religioso, per le coppie omosessuali di fede cattolica che lo desiderano); legalizzazione della prostituzione; abolizione del finanziamento pubblico ai partiti; aumento delle pensioni minime a 1000 euro; istituzione di un centro antiviolenza per le donne; abolizione dell'IMU; abbassamento delle imposte in particolare per piccole e medie imprese, oltre che per i cittadini; drastica riduzione delle spese militari e riduzione del 50% degli stipendi di parlamentati e funzionari pubblici o quantomeno rapportarli al tenore di vita di un cittadino italiano medio.
Questi, in sostanza, alcuni dei punti chiave di "Democrazia Natura Amore".
Ammetto che personalmente mi dispiace che vi siano stati o vi siano ancora pregiudizi nei confronti di Cicciolina, in particolare da quel mondo che dovrebbe essere laico e liberale. Perché è quello il mondo ove le idee di Ilona possono e dovrebbero essere meglio comprese.
Ricordo ancora quando scrissi, in un articolo di cinque o sei anni fa, quanto la candidatura di Cicciolina negli Anni '80 fosse stata dirompente ed anti-partitocratica. Ovvero in totale antitesi con quel mondo politico-partitico-parlamentare clericale, socialBurocratico, paracomunista, parafascista ed immancabilmente paraculo, contro il quale i soli Radicali (ma anche molti socialisti, liberali e repubblicani) si battevano sin dagli anni '50 del '900.
Cicciolina, assieme a Marco Pannella, ad Emma Bonino, ad Adele Faccio, ad Enzo Tortora ed altri, rappresentavano e rappresentarono un'alternativa libertaria al Potere ed all'Ordine costituito o, meglio, prostituito (delle Corti prostituzionali, dei presidenti della non-Repubblica e del non-Consiglio, mai eletti da nessuno, allora come oggi). Un'alternativa di etica laica, allora come oggi, alternativa alle destre ed alle sinistre eversive e partitocratiche della Dc, del Pci, del Pd, del PdL, dell'Udc, dell'Idv, di Sel.
Oggi, mi piacerebbe vedere ancora una volta i Radicali marciare assieme ad Ilona Staller ed a "Democrazia Natura Amore". Ma vorrei anche marciassero assieme a "Fermare il Declino" di Oscar Giannino. Marciassero assieme tenendo alta la bandiera delle libertà civili, economiche, sessuali, contro il marciume dei partiti e del decadimento di ciò che rimane delle Istituzioni di questo nostro povero Paese.

Luca Bagatin




2 ottobre 2012

Il "caso Tortora": a che punto siamo arrivati ?



Oggi, finalmente, dopo storie di preti, poliziotti, uomini di legge e d'ordine nel Paese ove vige da sempre il disordine ed il malaffare legalizzato, ecco che si dedica una fiction ad un grande giornalista, presentatore, politico: Enzo Tortora.
Cazzo. Non ci speravo più.
Ed anche se il protagonista, Riky Tognazzi, recita malissimo la parte del presentatore genovese, ben venga comunque.
Io, quando Tortora fu arrestato, piansi amaramente. Quanti lo piansero, allora ?
Quanti in Rai lo aiutarono ? Quanti, nelle redazioni dei giornali infami di ieri, così come di oggi, lo avrebbero voluto - prima ancora che creduto - innocente ?
Quanti, dopo il "caso Tortora", hanno avuto ancora fiducia nella giustizia italiana, amministrata da Caste di potere, senza alcuna responsabilità civile, prima ancora che penale ?
Ciò che mi fa riflettere, che mi lascia sgomento, è un quesito al quale non riesco a trovare risposta. I magistrati che accusarono Enzo Tortora di spaccio di droga, di appartenere alla Camorra, i quali oggi hanno fatto carriera e non hanno pensato minimamente di cospargersi il capo di cenere, oggi, riescono a dormire tranquillamente la notte ?
Riescono a guardarsi allo specchio senza vomitare ?
Ed i giornalisti che si accanirono sul povero Tortora, torturato nelle carceri italiane ? Riescono a guardare negli occhi i loro figli senza vergognarsi di ciò che, trent'anni fa, hanno scritto sui loro fogliacci di regime ?
Enzo Tortora non era un personaggio simpatico. Era un giornalista ed un intellettuale che non frequentava i salotti buoni e non guardava alle convenienze, alla carriera. Diceva sempre ciò che pensava e lo diceva sempre assumendosene la responsabilità.
Quella responsabilità che lo fece rimanere in carcere sino all'ultimo, lottando, senza chiedere privilegi. Lottando, una volta uscito, assieme ai Radicali, i quali furono gli unici a garantirgli pieno sostegno. Cosa che non fecero nemmeno i Liberali, ai quali pur Tortora era legato.
Una vicenda triste, quella di Tortora, come sono tristi le vicende dei carcerati di oggi e per le cui condizioni lo Stato italiano continua a ricevere condanne in sede europea.
Una triste vicenda di malagiustizia, di una magistratura che non funziona, che ha condannato alla gogna ed al carcere preventivo troppi innocenti in questi ultimi quarant'anni.
E pensare, si dice, che siamo in una democrazia. O, almeno, così la chiamano.

Baglu - Libero Marinaio dell'Inferno Virtuale



21 settembre 2012

"Intervista esclusiva all'attrice Lavinia Guglielman" di Luca Bagatin

Lavinia Guglielman è una giovane attrice italiana.
Romana, figlia della scrittrice toscana Tiziana Marini, sin da piccola inizia a frequentare la Dance School Academy e, ancora bambina, viene notata dalla regista Cristina Comencini e ciò le ha permesso di lavorare nel film "Và dove ti porta il cuore", a fianco di Virna Lisi, tratto dall'omonimo romanzo di Susanna Tamaro.
Da allora ha interpretato numerosi ruoli, in particolare drammatici, come ad esempio il ruolo della figlia di Enzo Tortora, Gaia, nel film di Maurizio Zaccaro "Un uomo perbene" ed è apparsa in numerose fiction per la televisione.
Ha vinto la "Rosa d'Argento della città di Roseto degli Abruzzi" come protagonista del film "Samir"; il premio "Sogno D'Amore" al Gran Galà di San Valentino della Città di Terni per "Distretto di Polizia"; nonché il premio "Cristallo dei corti di Sabaudia 2006" come protagonista del corto "La ninfetta e il maggiordomo" di Luca Verdone.
Seguo Lavinia da molto tempo, come raro esempio di talento italiano in ambito artistico. Inoltre non posso negare che è una cara amica dalla spiccata simpatia ed è anche per questo che ho deciso di proporle quest'intervista, in esclusiva.



Luca Bagatin: Dunque, Lavinia, hai iniziato la tua carriera artistica con la danza. E certamente non presso una scuola qualsiasi. Chi ti ha infuso questa passione ? Come mai sei approdata proprio alla Dance School Academy ?

Lavinia Guglielman: Ricordo perfettamente che fin da piccolissime io e mia sorella Ilaria passavamo intere giornate davanti alla televisione ad imitare in ogni minimo dettaglio i passi di danza delle ballerine dei corpi di ballo e, i miei genitori, vedendo la passione che ci mettevamo, hanno deciso di iscriverci presso questa scuola, dove ho trovato insegnanti favolosi che mi hanno insegnato tecnica e disciplina e hanno radicato ancora di più in me l’amore verso quest’arte meravigliosa .


Luca Bagatin: Il tuo primo ruolo come attrice, peraltro molto commovente (ancora ricordiamo i tuoi tristi occhioni neri), lo interpretasti bambina.
Com'è stato per Lavinia-bambina recitare quel ruolo ?

Lavinia Guglielman: Avevo 9 anni quando ho recitato con Virna Lisi in “Và dove ti porta il cuore” e per me fu una grande opportunità. Recitare è un divertente gioco per i grandi, figuriamoci per i bambini ! Loro si immedesimano con molta più naturalezza e spigliatezza degli adulti. Per me questa è stata 'un’occasione di esprimere, fare, dire, inventare, creare situazioni, il tutto seguita da grandi professionisti che mi hanno coccolato dal primo all’ultimo giorno di set.


Luca Bagatin: Tu di provini, sin da bambina, ne hai fatti parecchi, in effetti...

Lavinia Guglielman: Penso che la vita in generale sia un continuo provino. Come diceva Eduardo “gli esami non finiscono mai”. Sì ,è vero,ho fatto tanti provini. Credo, in realtà,di non averne mai saltato uno. E questo per coerenza e serietà professionale. Il provino è un momento molto importante per un attore, inutile negarlo. Se va bene, può cambiarti la vita, se va male “domani è un altro giorno” e ci sarà una nuova occasione. Io metto in questo aspetto del mio lavoro un po’ di sano ottimismo e mi avvicino ai provini con la massima preparazione.


Luca Bagatin: I ruoli che spesso interpreti sono drammatici ed il tuo sguardo, ad un'attenta osservazione, è in effetti profondo ed a tratti un po' malinconico.
Cosa c'è, nello sguardo di Lavinia Guglielman ?

Lavinia Guglielman: Nello sguardo di tutti c’è il nostro vissuto, i momenti più belli ma anche quelli più delicati della nostra vita, e forse, data la mia forte sensibilità che con il tempo ho cercato di far diventare il mio punto di forza, c’è proprio questo. L’aver vissuto ogni situazione con grande partecipazione emotiva. Quando recito, quelle emozioni diventano lo strumento atraverso il quale affronto un personaggio.


Luca Bagatin: Sei molto giovane, ma hai già un interessante curriculum alle spalle. Pensi di continuare a recitare, oppure hai altri progetti per il futuro ?

Lavinia Guglielman: Sì, sono convinta che è quello che voglio fare. E' ciò che mi fa stare bene e, dato che di vita ce ne è stata data solo una, voglio viverla facendo quello che amo fare.


Luca Bagatin: Una cosa che mi colpì molto di te, chiacchierando in privato, fu che anche tu detesti profondamente gli errori grammaticali (in particolare l'uso scorretto del congiuntivo !) inseriti nelle sceneggiature dei copioni di film e fiction.

Lavinia Guglielman: Fortunatamente sono nata e cresciuta in una famiglia che mi ha insegnato a parlare e scrivere bene, ma mi rendo conto che, per i più svariati motivi, non per tutti è così. Al di là di questo penso che spesso i giovani abbiano una sorta di pigrizia nello scrivere, per cui tendono ad abbreviare con sigle incomprensibili ciò che vogliono dire e ad usare lo stesso tempo per passato, presente e futuro e ciò si riflette anche nel modo di parlare. Detto ciò, quasi sempre i copioni e le sceneggiature riflettono la lingua parlata. Quindi va anche bene che talvolta l’indicativo renda più scorrevole e realistico il discorso rispetto al congiuntivo. Certo, ovviamente tutto questo va contestualizzato e visto nell’ottica del personaggio che si sta esprimendo. Insomma,sono per una lingua vera, parlata, ma mai sgrammaticata! In generale, abbiamo degli ottimi sceneggiatori. Certo, qualche volta ci sono delle incoerenze, delle lacune, a mio avviso, ma non è facile esprimere un giudizio e non mi metto certo in cattedra a fare la maestrina. Tuttavia sono sempre per la qualità e purtroppo talvolta non la percepisco.


Luca Bagatin: Preferisci recitare in teatro, in un film o in una fiction ?

Lavinia Guglielman: Non ho una preferenza particolare. La mia esperienza riguarda di più la telecamera, ma per me recitare è recitare, in qualsiasi forma.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della televisione di oggi ? E, peraltro, avendo una madre scrittrice, della cultura d'oggi ?

Lavinia Guglielman: La televisione è lo specchio dei tempi. Talvolta ci troviamo a guardare programmi superficiali e di basso livello culturale. Ora, poiché ritengo che fra i compiti della televisione ci sia quello di migliorare il livello culturale dell’ascoltatore medio, sono contraria a certi programmi un po’ stupidi. Però ritengo anche che la tv, proprio perché specchio dei tempi debba offrire una vasta gamma di prodotti al suo pubblico, che è ovviamente eterogeneo. Credo che ognuno debba poter trovare il “suo programma”. E poi non dimentichiamoci che lo spettatore ha un’arma potentissima per neutralizzare le eventuali imbecillità e cioè il telecomando. Comunque devo dire che oggi l’offerta della tv è molto ampia, per cui alla fine qualcosa di buono si trova sempre. La cultura oggi ? Ce n’è di buona e di cattiva. Non si deve mai generalizzare e non è facile dare un giudizio. Però penso che, volendo, senza spendere troppo si possono leggere buoni libri, si può andare al cinema e a teatro. Insomma, anche la tv a suo modo è cultura, i giornali, internet. Insomma voglio dire che ognuno può arricchire cuore e mente in modi diversi, come meglio crede. Io sono per una cultura che salvi la creatività, l’originalità, la fantasia, l’intelligenza, la memoria, sempre con un occhio rivolto all’uomo ed alla società. Non mi piace la cultura che omologa e appiattisce.


Luca Bagatin



19 aprile 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Onda su Onda" monologo by Baglu



Oggi sono un po' triste. Penso...
No, non penso.
Non mi và n'è di pensare, nè di dire.
Mi va di tacere e nemmeno poi troppo.
Poco fa parlavo di un film, di un film su Enzo Tortora con un'attrice che l'ha interpretato. Una piccola parte, certo, ma io me la ricordavo.
Sono passati anni ed il mio amico Baz sostiene che per me il tempo non passi mai. Che viva in una sorta di distorsione spazio-temporale che mi permette di far sì che le cose, per me, rimangano immutabili.
L'immutabilità delle cose. Già.
Non mi và di pensarci. Non mi va di pensare che "questo è sano", "questo è malato"..."questo è giusto" oppure "questo è sbagliato".
Non mi và, in questo momento, di classificare cose che sì, è giusto classificare.
Chi parla male, pensa male. E chi pensa male, vive male. E' così.
Le cose non sono mai il risultato della casualità, poichè spesso o quasi sempre, necessitano di volontà ed impegno. Anche in dosi minimali, interiori, misconosciute.
Non lo so e dico che "non lo so" quando non mi va di dire troppo o tutto, oppure le parole non mi sovvengono.
Ed allora mi va di riportare la poesia della madre di una mia amica, che è molto bella, e non dire altro.

MIRACOLO IN CUCINA

di Tiziana Marini

UNA TORTA

DI CIOCCOLATO AMARO

CON GOCCE

DI LACRIME CANDITE

UN CUORE

DI PANNA SMONTATA

E CREMA PASTICCIONA

D’UN TRATTO RICOPERTA

DI POLVERE DI STELLE.

STELLINE BELLE

PIETOSE

ZUCCHERO A VELO,

NEVE AL PROFUMO DI VANIGLIA,

VI DONATE

AD UNA CUOCA

IMPERFETTA.



28 gennaio 2012

Marco Pannella. Biografia di un irregolare



Sarà anche sin troppo elogiativa, ma, la biografia di Marco Pannella scritta dal giornalista Valter Vecellio, "Marco Pannella. Biografia di un irregolare", edito dalla Rubbettino, è indubbiamente il primo ed unico documento che racconta per filo e per segno chi è e chi fu il leader radicale.
Potrebbe apparire strano che una biografia sia scritta prima della dipartita dell'attore principale, ma ciò non fa che renderla contemporanea, attuale.
Come attuali sono le battaglie che conduce il Partito Radicale o come cavolo si chiama di volta in volta (Lista Pannella, Lista Bonino, Rosa nel Pugno...).
Il Partito Radicale di Pannella, come ci racconta lo stesso Vecellio, può dirsi continuatore, per molti versi, di quel Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che fu messo in piedi gli intellettuali laici che, negli anni '50, si raccolsero attorno al settimanale liberale "Il Mondo": Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Niccolò Carandini, Leopoldo Piccardi, Ugo La Malfa e molti altri.
Il "primo" Partito Radicale, era forse un po' più "austero", ma aveva gli stessi caratteri di lotta ai privilegi ed alle corporazioni del partito radicale pannelliano.
L'avventura degli Amici del Mondo si concluderà presto e quei radicali finiranno chi nel Partito Repubblicano (la maggioranza), chi nel Partito Socialista, chi fonderà il Partito Radicale che erediterà Pannella.
La biografia di Vecellio parte dalle origini del Nostro: abruzzese di Teramo nato il 2 maggio 1930, battezzato Giacinto in ricordo dello zio ma chiamato dalla madre, Andrea Estechon, di famiglia svizzera francese, Marco. Sarà dunque la madre ad iscrivere il figlio in una delle tre scuole Montessori d'Italia, prima che siano bandite dal fascismo, assieme alla sua fondatrice.
Nel 1938, il bambino Pannella, seguirà corsi di scherma e violino, sotto l'insegnamento del professor Righetti, antifascista e repubblicano, e sarà proprio da lui che inizierà a respirare la prima aria liberaldemocratica.
Pannella, di quegli anni, come racconta a Vecellio, ricorda ancora la sua prima fidanzatina, Adria, che un giorno però non incontrò più e scoprì in seguito che se ne era dovuta andare con la famiglia perché ebrea: erano gli anni delle leggi razziali e quell'episodio fu decisivo per Pannella e per le battaglie per i diritti umani che intraprenderà negli anni a venire.
Un altro episodio segnerà la sua futura connotazione politica, ovvero quando fu ospite di una coppia, nell'alta Savoia, ove era stato spedito dalla famiglia per studiare. La coppia era così mal assortita che litigava tutte le sere e fu allora che iniziò a sentir parlare di divorzio e poi persino di obiezione di coscienza perché, in quegli anni, il figlio della coppia era partiti militare e temava lo scoppio della Guerra.
E' così che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Marco inizia a leggere "Risorgimento Liberale", il foglio clandestino antifascista del Partito Liberale Italiano, fondato e diretto da Mario Pannunzio.
Marco Pannella si sente dunque un liberale, in particolare ricordando che l'Unità d'Italia l'hanno fatta i liberali, mentre l'altro punto di riferimento dell'epoca, ovvero il comunismo, non lo attira a causa della dittatura bolscevica.
Il giovane Pannella matura anche l'idea di andare a parlare con il filosofo Benedetto Croce, per convincerlo ad appoggiare la marcia per Trieste italiana e liberale e ci riesce. A Napoli, a casa di Croce, scopre persino di essere legato a lui da lontana parentela.
Da allora, Pannella, inizierà la militanza nel PLI, ovvero nella Giovane Sinistra Liberale e nell'Unione Goliardica Italiana, che allora raccoglieva laici, liberali, socialisti e repubblicani nelle Università.
Sono gli anni '50 e di qui all'incontro con gli Amici del Mondo e dunque alla fondazione del Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici (che comprenderà liberali di sinistra ed ex del Partito d'Azione), il passo è breve.
Non manca, nella biografia di Vecellio su Pannella, un capitolo dedicato agli amori del Nostro.
Pannella ne ha avuti molti, vista anche la sua prestanza fisica ed i suoi occhi azzurri. Affascina, con il suo sguardo, persino Paola Fallaci, sorella di Oriana, la giornalista Natalia Aspesi e Sabina Ciuffini, allora valletta di Mike Bongiorno. Ma l'amore della sua vita è e rimane Mirella Parachini, di ventisei anni più giovane di lui, con la quale ha vissuto sempre un rapporto franco ed aperto.
E poi, ma chi l'avrebbe mai detto che Marco Pannella, abituato agli scioperi della fame, fosse in realtà un abile cuoco ? Fra i radicali sono ancora molti, come documenta Vecellio, che ricordano i suoi conditissimi ed abbondanti piatti di spaghetti. Cucinati anche quando lui faceva i digiuni.
Digiuni di dialogo, a sentire Pannella. Mai ricattatori. Digiuni che hanno origine con i famosi Sathyagraha di Gandhi, per lottare in maniera nonviolenta contro gli inglesi oppressori.
Il primo digiuno Pannella lo portò avanti a Parigi, negli anni '60, quando era corrispondente del quotidiano "Il Giorno", per la libertà dell'Algeria.
In Francia diverrà così popolare che persino il celebre scrittore e drammaturno Eugnène Ionesco ne diverrà amico e si iscriverà al Partito Radicale.
Saranno, del resto, moltissimi gli intellettuali che daranno fiducia a Pannella ed al PR: Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Vladimir Bukowskij e numerosi altri. Sciascia sarà persino eletto deputato radicale in Parlamento ed a lui, così come ad Enzo Tortora, Pasolini, Pannunzio e Rossi sarà dedicato un capitolo a parte.
Pannella non è dunque solo il paladino dei diritti civili, del divorzio, dell'aborto, del voto ai diciottenni, delle primissime lotte per gli omosessuali con il FUORI! e quelle femministe, ma anche colui il quale, attraverso il determinante contributo di Luca Coscioni, negli anni 2000, porrà al centro della politica la libertà di cura per i malati. Malati di sclerosi laterale amiotrofica come Luca, e non solo.
Luca Coscioni, ricordano Pannella e Vecellio, fu censurato dalla classe politica italiana: a sinistra non vorranno candidare Liste Luca Coscioni, mentre a destra, non vorranno parlare di libertà di cura.
Però quella battaglia, quelle battaglie, non sono mai morte, al punto che oggi, in Parlamento, siede la vedova di Luca: Maria Antonietta Farina Coscioni, una fra le parlamentari più presenti e produttive.
Nelle biografia scritta da Vecellio, di Pannella c'è molto, molto altro: c'è il rapporto con i socialisti di Craxi, ma anche quello con i comunisti.
L'utopia pannelliana era e forse sarebbe quella di rinnovare la sinistra, o, meglio, di democratizzarla. Ci provò persino con Berlusconi, nel '94, quando sembrava l'erede di quella destra storica, che in realtà è la sinistra liberale. Ci ha provato con Bersani, tentando di democratizzare il Pd, anche qui, fallendo.
Il Partito Radicale sopravviverà a Pannella, si chiede l'ultimo capitolo della biografia ? Mah, chissà.
La cosa fondamentale e prioritaria è, ad ogni modo, quella di conoscere la storia, le storie radicali, così vilipese e nascoste dalla vulgata partitocratica e mediatica.
Storie di un'Italia libera e democratica, che, purtroppo, è inconsapevole di sè stessa.

Luca Bagatin



10 dicembre 2011

In libreria i nuovi libri-inchiesta a cura di Lanfranco Palazzolo


L'amico Lanfranco Palazzolo, repubblicano doc di lungo corso e giornalista di Radio Radicale è abituato a stupirci positivamente con i suoi pungenti interventi ed i suoi interessanti libri-dossier editi dalla Kaos Edizioni.
Ricordiamo qui quello su Enzo Tortora; Leonardo Sciascia; i due volumi di discorsi parlamentari di Marco Pannella; "Kennedy shock" sulle radici fasciste del Presidente statunitense John F. Kennedy; "Fumus persecutionis", che raccoglie i verbali ove si evince di come deputati e senatori si sono regalati assoluzioni ed impunità; ed oggi ecco approdare in libreria un libro-inchiesta sul Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "Il compagno Napolitano" (Kaos Edizioni) ed un libro riedito a cura di Lanfranco dal titolo "Allarme Rosso - 5 anni di governo Togliatti" (Stampa Alternativa), un romanzo anticomunista di fantapolitica che racconta che cosa sarebbe accaduto se, sciaguratamente, il 18 aprile del 1948, avessero vinto le elezioni i socialcomunisti, finanziati dalla dittatura sovietica.
Entrambi i volumi constano, peraltro, dell'introduzione del politologo Giogio Galli.
Per le feste natalizie, dunque, suggeriamo la lettura dei testi a cura di Lanfranco Palazzolo, un'ottimo giornalista d'inchiesta che prossimamente intervisteremo su questi schermi telenettici pixellizzati.



18 aprile 2011

"Mi chiamavano onorevolino": l'autobiografia di Stefano de Luca


"Mi chiamavano onorevolino" è la recente autobiografia edita da Rubbettino e scritta da Stefano de Luca - Segretario nazionale del Partito Liberale Italiano - con l'emblematico sottotitolo "Profilo di un liberale sicialiano".
Stefano de Luca, classe 1942, siciliano doc, è uno dei pochi capitani coraggiosi che, dal 1997 ad oggi, sta portando ancora avanti la bandiera politica che fu di Benedetto Croce e Luigi Einaudi.
In questa autobiografia è percepibile quell'entusiasmo tipicamente siculo che pervade il Nostro.
Cresciuto in un ambiente famigliare tutto sommato benestante, discendente da una famiglia aristocratica di Palermo di tradizione liberaldemocracia e risorgimentale, Stefano de Luca bambino respira già in casa il clima politico che lo porterà, molti anni dopo, a sedere in Parlamento. Lo chiamavano, infatti, "onorevolino", per questa sua passione nel giocare - con le sue cugine ed i suoi compagni di gioco - ad inscenare improbabili comizi del Partito Liberale, con tanto di bandiera tricolore esposta.
Sarà così che, studente universitario, inizierà a frequentare i circoli della Gioventù Liberale Italiana ed a distribure il loro piccolo giornale dal significativo titolo "Controcorrente".
"Mi chiamavano onorevolino" non è, ad ogni modo, la classica e noiosa autobiografia di quei politici consumati e grigi che ci si potrebbe abitualmente attendere. Diversamente, è un concentrato di aneddoti ed un succedersi di avventure galanti che hanno visto protagonista il nostro Stefano de Luca, che si racconta senza risparmiarci alcun avvenimento della sua vita privata più intima.
Uno spaccato dell'Italia dagli anni '50 agli anni '70, dei luoghi di ritrovo della mondanità di allora e delle passioni che hanno sempre accompagnato il de Luca: i cavalli e la barca a vela in primis. Oltre che le belle donne.
Non manca la politica, certo, che però non è la protagonista principale del volume.
Stafano de Luca racconta il PLI ed i suoi protagonisti: da Malagodi a Renato Altissimo di cui fu stretto collaboratore. La sua esperienza di governo come Sottosegretario al Ministero delle Finanze e la caduta rovinosa dei partiti democratici e di governo a causa della falsa rivoluzione giustizialista di Tangentopoli, che distrusse un'intera classe dirigente.
Lo scioglimento, dunque, di quel Partito Liberale Italiano che aveva faticosamente costruito il filosofo Benedetto Croce nel 1943.
Stefano de Luca ne uscirà, ad ogni modo, senza macchia e nessun addebito giudiziario a suo carico.
Si avvicinerà, come ci racconta, prima a Sivlio Berlusconi, visto che sarà - nel 1994 - l'unico politico a proporre la Rivoluzione Liberale e quindi un partito liberale di massa. De Luca sarà dunque eletto europarlamentare nelle file dell'Unione di Centro, esperienza che definirà deludente anche a causa dell'eccessiva burocrazia di Bruxelles e dell'astrusità dei riti che si consumano tutt'ora in seno ad un Parlamento Europeo praticamente inutile.
Stefano de Luca ci racconta poi la delusione nei confronti della politica populista ed inconcludente di Berlusconi, che mai attuerà quella tanto osannata Rivoluzione Liberale.
Sarà così che, nel 1997, deciderà di rifondare il PLI in posizione autonoma ed anticonservatrice al punto che, nel 2008, si candiderà a premer con liste autonome (e, per inciso, otterrà anche il mio voto).
Stefano de Luca è e rimarrà un "onorevolino", come ci ricorda anch'egli. Orgoglioso del suo aver vissuto appieno la vita, senza rimpianti e con il coraggio di chi ha da sempre la coscienza a posto. A differenza della classe politica di oggi, cresciuta nel nulla, mediocre ed improvvisata. Destinata certamente ad un lento, inesorabile oblìo.

Luca Bagatin



27 luglio 2010

"Kennedy shock": l'ultima fatica di Lanfranco Palazzolo


www.kennedyshock.blogspot.com
www.lanfrancopalazzolo.blogspot.com

Ho avuto simpatia per Lanfranco Palazzolo ancor prima di conoscerlo personalmente e/o di leggerlo sulle pagine de "La Voce Repubblicana" e nei suoi libri su Leonardo Sciascia, Marco Pannella ed Enzo Tortora.
La voce di Lanfranco, che sentivo e sento tutt'ora spesso per Radio Radicale, mi ha fatto subito pensare: "Questo è uno che sa il fatto suo !".
E così è stato. E così è.
E così l'ho sostenuto nella sua campagna elettorale alle comunali di Roma, candidato dal nostro piccolo Partito Repubblicano Italiano alla carica di Consigliere comunale.
E così fu che ci leggemmo e conoscemmo fra i commenti del blog di Mauro Suttora e lui mi inviò a casa in omaggio un suo libro di discorsi parlamentari di Pannella.
E' così che, insomma, voglio presentare il suo ultimo libro che ancora non ho letto (ma le cui bozze che mi ha mostrato in anteprima ho potuto sfogliare alcune settimane fa) e che troverete in libreria dal settembre prossimo.
"Kennedy shock" della Kaos Edizoni.
E che cavolo: finalmente qualcuno che smonti per bene il mito di questo "democratico" - si fa per dire - a Stelle e Strisce, responsabile della guerra in Vietnam e dalle idee destrorse (già simpatizzante del fascismo) e tutt'altro che progressite.
E così ecco che Lanfranco - memore forse anche della lezione di Ernesto Rossi, grande antifascista con i controfiocchi e manager pubblico italiano che fu il primo a dubitare di Kennedy - ci offre un quadro approfondito e critico dell'immeritatamente mitizzato Presidente americano.
Un libro shock, dalle verità scomode e controcorrente. Come piace a noi.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini