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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Gabriele Maestri, giornalista e autore del saggio di imminente uscita "Per un pugno di simboli", relativo alla storia dei simboli di partiti e movimenti politici in Italia

Ma quanti e quali sono i simboli politici di partiti e movimenti presenti in Italia dal 1948 – ovvero da quanto fu fondata la Repubblica dei Partiti, appunto – ad oggi ?

La risposta ce la fornirà a breve l'ottimo giornalista e assegnista di diritto pubblico comparato all’Università di Roma Tre, ovvero Gabriele Maestri, 31enne emiliano.

Con il suo “Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male” (Aracne Editrice), con prefazione del giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli – nota firma di Panorama, La Stampa e La Repubblica – infatti, Maestri descrive per filo e per segno vita, morte e miracoli (soprattutto quest'ultimi !) di partiti, partitini e movimenti vari, che da decenni popolano la vastissima galassia politica dello Stivale.

Una raccolta, pensate, di ben oltre 700 simboli politici - varianti comprese - che, nel volume, saranno tutti riprodotti a colori, con tanto di cronistoria.

Non posso non ricordare qui, brevemente, che Gabriele Maestri ha dedicato un capitolo anche alla mia avventura politica con l’ex parlamentare radicale Ilona Staller in arte Cicciolina alle amministrative romane dello scorso anno ed alcune note le ha dedicate anche al mio movimento-non-movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) che, per la prima volta, viene presentato al grande pubblico attraverso la frizzante penna di questo giovane collega.

E' pertanto mio grande piacere intervistare amichevolmente qui Gabriele Maestri, per conoscere, in anteprima, i retroscena relativi alla sua opera d'inchiesta attorno ad uno degli aspetti più curiosi della politica nostrana.



Gabriele Maestri

Luca Bagatin: La domanda è d'obbligo. Com'è nata l'idea di un libro sulla storia dei simboli politici e/o di partito?


Gabriele Maestri:
L’idea certamente viene da lontano. L’interesse è arrivato quando ero bambino, coi simboli dei partiti che m’incuriosivano, per i colori e le figure, durante le lunghe dirette televisive post-elezioni; quando sono cresciuto la passione è cresciuta, proprio mentre la politica si complicava. Il libro che esce ora, in realtà, arriva dopo che nel 2012 avevo pubblicato la versione accademica di questa stessa ricerca, ovvero “I simboli della discordia “, che studiava per la prima volta sul piano giuridico gli emblemi dei partiti, a partire dalle regole da applicare in caso di scissioni o disaccordi. Avevo già l’idea di giungere a raccontare la storia dei simboli con venature pop, facendosi strada tra dichiarazioni, contraddizioni, liti, spinte, insulti, che non sono mancati in questi anni, furbizie e altri episodi che hanno caratterizzato queste vicende. Da giurista, però, avevo bisogno prima di raccontare una storia “seria” per tecnici, per poi farne una versione rivolta a tutti e, magari, divertente.


Luca Bagatin: Quanto tempo hai dedicato alla raccolta di informazioni relative ai simboli politici italiani ?


Gabriele Maestri:
Tanto tempo. Più di quanto sarebbe stato sano dedicare a questa ricerca: effetti della passione, anche se bisognerebbe controllarsi meglio. Comunque, nel 2010 è nata l’idea del libro “serio” e, per trovare i cumuli di documenti necessari - dagli atti notarili alle sentenze - ci è voluto un anno e mezzo, durante il quale ho cercato e scritto. Altri tre mesi sono stati solo di scrittura e limatura. Dopo il primo libro, per alleggerire i contenuti, c’è stato bisogno di infinite giornate di ricerca negli archivi online dei quotidiani, su libri e altre fonti, le informazioni che servivano, per non parlare delle testimonianze che ho raccolto - a volte macinandomi centinaia di chilometri - perché servivano o potevano completare il quadro. Tra ricerca e scrittura, quella che sembrava una semplice operazione di riscrittura ha richiesto almeno un altro anno. Il lavoro di ricerca dei simboli, tra vecchi e nuovi, invece non finisce mai.


Luca Bagatin: Nel tuo libro ci sono simboli e simboletti, spesso curiosi e coloriti, anche e soprattutto sotto il profilo linguistico. Quali sono i simboli che più ti hanno incuriosito e qual è la storia o il retroscena che ti ha incuriosito di più nell'ambito di questa tua ricerca/inchiesta ?

Gabriele Maestri: Da un certo punto di vista non si poteva non essere incuriositi - pur mettendosi le mani nei capelli - di fronte a quella pletora di emblemi che, a partire dagli anni ’90, sembrava avere trasformato la politica italiana in una dependance di Cartoonia: asinelli, elefantini, coccinelle, leoncini, mucchine col fiore in bocca, parevano davvero essere state tratte dai fumetti o dai cartoni animati e, acuti osservatori come Maria Laura Rodotà e Filippo Ceccarelli, avevano denunciato per tempo il livello preoccupante di regressione cui era arrivata la politica. Ora, in compenso, con una marea di simboli tinti del tricolore e magari anche di azzurro, non si comunica quasi più niente. Dovessi attenermi ai retroscena, citerei necessariamente gli episodi in cui certi simboli sono stati presentati non tanto per partecipare alle elezioni, ma per mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno, o almeno per provarci. È capitato nel 2013 con i “cloni” di Grillo, Monti e Ingroia. Era capitato nel 1995 con Lamberto Dini - un caso che ebbe davvero del clamoroso - e con altri. Non posso però fare a meno di dire che, in certi casi, più ancora dei simboli prodotti, è interessante la storia del personaggio che li ha fatti nascere, spesso ricca di particolari imperdibili. L’ultimo capitolo, non a caso, è tutto dedicato agli “eroi simbolici” che meritano di essere narrati a fondo.


Luca Bagatin: Per quanto lo stile che utilizzi nel raccontare la storia dei simboli di cui sopra sia leggero, possiamo dire che il tuo è essenzialmente un libro divulgativo, storico per molti versi e assolutamente non satirico. Quale pensi possa essere il tuo pubblico di riferimento ? I proprietari dei simboli come hanno reagito o come pensi reagiranno allorquando leggeranno il tuo libro ?

Gabriele Maestri: Il taglio è volutamente leggero, per evitare di rendere immasticabile un argomento complesso, che potrebbe risultare pesante. Certamente però la leggerezza non intacca la correttezza dei contenuti - completi non si può essere, corretti sì - e spero che possano trovarsi a proprio agio su queste pagine coloro i quali conoscono gli eventi, magari per averli vissuti, oltre ovviamente a coloro i quali vogliano saperne di più. Il libro è rivolto a tutti gli appassionati della politica e della comunicazione, ma anche solo ai curiosi che vogliano leggere, da un punto di vista particolare, gli ultimi decenni di storia italiana. Generalmente i creatori degli emblemi hanno reagito bene al mio progetto, anche perché troppo spesso il loro ruolo è poco riconosciuto. Quanto ai partiti, nuovi o vecchi, credo che molto dipenderà da come sono stati trattati nelle pagine: forse chi ha ricevuto qualche stoccata gradirà meno, ma io qui parlo da osservatore e da tecnico e non voglio certo offendere qualcuno.


Luca Bagatin: Il tuo libro sarà edito poco prima della data ufficiale delle elezioni europee del 2014. E' una scelta voluta, oppure casuale ?

Gabriele Maestri: Speravo che i miei tempi mi permettessero di anticipare ancora di più l’uscita, arrivando addirittura prima dei giorni per il deposito dei simboli, ovvero domenica 6 e lunedì 7 aprile. Chiaramente la scelta non ha nulla di casuale: in questo periodo, infatti, gli italiani sembrano riscoprire l’importanza degli emblemi, così come alcune persone o alcuni gruppi dimostrano la loro “esistenza in vita” proprio in occasione del deposito del simbolo. Chiaramente quei segni di identificazione e distinzione sono importanti tutto l’anno, ma è indubbio che nel periodo elettorale ci sia più attenzione.


Luca Bagatin: Il fenomeno della proliferazione dei simboli politici e di partito è solo un fenomeno italiano ? Come spieghi questo particolare fenomeno, per molti versi anche di costume, oltre che politico ?

Gabriele Maestri: Più che altro bisognerebbe dire che quello dei simboli partitici è un fenomeno molto italiano. Sono moltissimi, all’estero, i Paesi che non fanno uso di contrassegni per le liste e spesso non si ricorda che anche negli Stati Uniti - in cui si parla di asinelli ed elefanti - quegli stessi animali sono frutto di un’operazione satirica, non certo politica. La frammentazione, nvece, c’è anche all’estero. Persino Paesi che noi consideriamo bipartitici o quasi sono molto più complessi. In Italia però ci si divide su tutto, per cui in fatto di schegge più o meno impazzite siamo decentemente esperti. Sul piano del costume, probabilmente, si può invocare la massima di Ennio Flaiano in base alla quale «L’Italia è una collezione di casi unici». Ci si spacca anche su ragioni microscopiche che sembrano insormontabili e ognuno pretende di continuare a dire la sua. Poi ci sono i burloni e i buontemponi, che nel mezzo riescono a infilare una “Lista Bunga Bunga, o “Noi meridionali” con la croce prestampata. Di fronte ai loro colpi di genio o ci si indigna o si leva il cappello. A ognuno la sua scelta.


Luca Bagatin



3 aprile 2014

Civiltà dell'Amore contro società del piacere

La differenza fra la Civiltà dell'Amore e la società del piacere è essenziale.

Nella prima vi è totale assenza di rapporti economici, a cui, diversamente, si sostituiscono i rapporti umani.

Allorquando i rapporti di una società sono regolati dall'economia in luogo dell'umanità, dell'amore, del buonsenso, non vi può essere alcuna civiltà.

Men che meno una Civiltà dell'Amore.

I rapporti economici sono essenziali, si dice, in una società che vuole progredire. Certo, ma progredire in quale senso ? Nel senso della cosiddetta “crescita economica”, non certo nell'ambito dello sviluppo del potenziale umano.

La crescita economica, invero, porta spesso a crisi economiche - come sappiamo bene - ed a conseguenti decrescite, che si traducono in chiusura di aziende, disoccupazione, ormai persino morti per suicidio. Diversamente, il potenziale umano non conosce crisi, bensì continuo progresso, apprendimento, sviluppo.

I rapporti economici, in questo senso, sono unicamente introdotti nella nostra società al fine di “regolare” la vita dei cittadini. Imponendo loro un lavoro, uno stile di vita, uno stile di consumi, un sistema di tassazione, che non necessariamente i cittadini stessi avrebbero per forza scelto se fossero stati autenticamente liberi, ovvero liberati dai rapporti economici medesimi.

Oggi sappiamo – anche se non tutti ne sono edotti – che la crisi economico-finanziaria che ci ha colpiti negli ultimi anni è causa dell'immissione indiscriminata – voluta dai Governi e dalle Banche Centrali - di moneta nel circuito economico. E consideriamo che tutto ciò avviene senza che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta corrisponda alle riserve auree possedute da ciascuno Stato ! In particolare la moneta in circolazione non funge da base gestionale di un'economia che soddisfa bisogni reali, bensì è unicamente funzionale al controllo dei Governi e delle Banche (FED-Federal Reserve e BCE-Banca Centrale Europea in primis) sulla vita, sul lavoro e sul consumo di beni e servizi dei cittadini.

Tornando all'inizio del nostro ragionamento, forse, la nostra società economica “avanzata”, per così dire, può essere considerata una società del piacere, ove ciascuno crede di poter liberamente acquistare questo o quello (in realtà pagando un alto prezzo in termini di libertà e potenziale umano), ovvero è una società ove i rapporti sono regolati dalla mercificazione e dal sistema mediatico-pubblicitario (che non ha alcun aggancio con la bontà stessa del bene o del servizio acquistato e/o venduto).

Diversamente, una sana Civiltà dell'Amore non necessita di rapporti economici, in quanto si fonda sulla potenzialità dell'essere umano e non sulla sua capacità di mercificare tutto e tutti con l'unico scopo di accrescere il proprio ego ed il proprio cinico edonismo.

In questo senso, i promotori della Civiltà dell'Amore possono benissimo capovolgere la teoria dell'economista liberale Adam Smith, riscrivendola in questo senso: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti dell'umanità affamata. Noi ci rivolgiamo alla loro umanità ed al loro amor proprio e parliamo loro delle necessità della Donna e dell'Uomo, ovvero del loro/nostro bisogno di dare e ricevere Amore”.

Quando parliamo di umanità affamata, non ci riferiamo solo a quell'umanità che si trova nel bisogno di nutrirsi di cibo, ma anche a coloro i quali sono affamati d'amore, di affetto, della necessità di essere cittadini pensanti assieme ad altri cittadini pensanti che, anziché lottare fra loro per la pagnotta o per imbrogliarsi l'un l'altro, lottano assieme per vivere. Per garantire e garantirsi una vita dignitosa, senza infastidirsi, senza entrare nella sfera privata dell'altro, senza necessità di chiedergli danaro, interessi, vendergli merci o servizi, privandolo della sua libertà di scegliere liberamente se farlo o meno.

In questo senso, per quanto possa sembrare utopistico, un ritorno alla riconsiderazione del baratto quale forma base per una possibile Civiltà dell'Amore, potrebbe essere interessante.

Baratto di beni e di servizi. Nessuna moneta, solo volontà di donare e ricevere.

In questo senso, già un anno fa, sono nati dei supermercati che permettono a chi vuole acquistare i prodotti in esso contenuti di pagare attraverso una prestazione di lavoro nel supermercato stesso.

Oltre a ciò è nato il cosiddetto “Arcipelago SCEC” (www.scecservice.org), che appare come una nuova forma di baratto, moderna ed atta a restituire “sovranità” ai cittadini sotto il profilo sociale e umano, attraverso una nuova forma di economia auto-responsabilizzante e solidale.

Primi passi per una Civiltà dell'Amore ? Forse.

Una Civiltà dell'Amore, ad ogni modo passerà certamente attraverso la consapevolezza di singoli cittadini pensanti, liberi da ogni tipo di ideologia precostituita (oppure forse per una sintesi solo apparentemente ossimorica fra il socialismo libertario, il comunismo anarchico ed i liberalismo classico, condendo il tutto con una buona dose di sentimento e di cuore).

Cittadini che hanno compreso che, la società del piacere, ovvero quella regolata dai rapporti economico-politico-finanziari, è una truffa buona solo per coloro i quali reggono i fili del Potere e che solo una sana Civiltà dell'Amore, libera dalla mercificazione, dalla politica e dalla finanza, può permettere ai cittadini stessi di mettersi in gioco e di mettere a frutto il proprio potenziale umano.


Luca Bagatin
Presidente di Amore e Libertà
www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



17 marzo 2014

Aforismi bagatinian-rivoluzionari: by Luca Bagatin

Al termine "liberaldemocratico" preferisco il termine "liberaldemocritico", ovvero colui il quale è critico nei confronti della democrazia quando questa ostacola la libertà individuale.


Il punto non è tanto avere fiducia in sé stessi, quanto piuttosto averla negli altri.

La vita è fondamentalmente semplice. Sono le persone ad essere inutilmente complicate.

C'è una cosa, in particolare, che mi divide da Berlusconi: lui ha fondato il suo impero sulla pubblicità commerciale, mentre io penso che la pubblicità commerciale debba scomparire, così come sono scomparsi gli imperi.

Quando sento qualcuno dire: "In Italia scoppierà la rivoluzione prima o poi !" rispondo sempre, con una certa pacatezza e rassegnazione: "Se gli italiani fossero davvero un popolo rivoluzionario, avrebbero già defenestrato i propri politicanti da tempo, come fecero i francesi nel 1789 con i loro sovrani".



15 marzo 2014

Alice

Alice, classe 1977, due anni più di me, blogger.

Non so bene come le nostre vite si incrociarono, ormai dieci anni fa, sulle pagine dei nostri rispettivi blog.

Non so bene perché, a distanza di tanto tempo, mi sia tornato alla mente uno scritto, un post che mi dedicò.

Non dico che l'avevo dimenticato, ma si era sedimentato dentro di me, fra le brutture di quest'esistenza.

E' uno scritto che, a distanza di tanto tempo, mi dà forza.

E non riesco a credere che una donna l'abbia scritto per me e che una donna si chieda, alla fine, se io sia vero oppure no.


Luca

E' inutile che strabuzzi gli occhi, e ti accarezzi la barba come a capire che succede... Succede poco, o insomma, succede che sei come una lama. E che certi giorni, certe notti... ma è più bello quello che non si dice. Giusto? Sei un pò come un cavaliere, senza macchia e senza paura (come mi hai scritto tu). Gli uomini che catturano il mio interesse sono pochi. O meglio nulli. Banali, ripetitivi, volgari e maleodoranti. Epperò.. tu, mi sembri l'opposto.

Infatti. Infatti.. che ci fai tra i miei pensieri all'alba di un pomeriggio melenso, tra te alla cannella e pasticcini al cioccolato? Che vuoi da me quando, mentre sto per dormire... ti vedo sai? Aggrappato al balcone, con un fazzoletto in mano...

Mi piace il tuo cervello. Ecco, tu non sei un uomo. Sei un'essenza velata di cose, ideali, sogni e lotte. Tutto ciò per cui io vivo e ansimo.

Ma sei vero?   


Alice, 1 dicembre 2004



18 dicembre 2013

Risposta della Segreteria di FARE per Fermare il Declino al mio articolo/proposta di alcuni giorni fa. Ovvero: FARE PER FERMARE IL DECLINO "versus" AMORE E LIBERTA'

Oggi la Segreteria di FARE per Fermare il Declino ha risposto al mio articolo/proposta di qualche giorno fa relativo alle scelte politiche di Michele Boldrin e del movimento da lui presieduto.
Di seguito la risposta a firma di Costantino De Blasi, membro della Direzione nazionale di FARE e la mia controreplica.


L.B.


Missiva di Costantino De Blasi
per conto della Segreteria Nazionale di FARE per Fermare il Declino



Caro Luca,

confesso che alcuni passaggi della tua lettera,la stessa vedo pubblicata sul tuo blog, mi lasciano perplesso. Accanto a giuste riserve, quelle ad esempio sull'alleanza con partiti che hanno attraversato la prima e la seconda repubblica e sulla quale tornerò dopo, mi sfugge il senso dell'alternativa che proponi. Quello che intuisco è che la tua proposta consta di una sorta di velleitarismo antipartitico che ponga Fare al di fuori dell'agone politico (fai riferimento all'Agorà greca) altrimenti Boldrin sarà destinato all'oblio della memoria. Ti invito a ragionare sull'impatto che ha avuto sino ad ora Amore e Libertà e su quale seguito potrà in un futuro breve contare. A me non sembra che questo tipo di azione in Italia sia mai riuscito ad uscire dal perimetro di una sterile autoreferenzialità. Non vedo inoltre sul tuo blog alcuna proposta politica concreta né alcun tentativo di dare al Paese risposte ai tanti problemi, soprattutto economici, che lo attanagliano.

Nel tuo invito scrivi "Per essere visibili non sono necessari finanziamenti. Basta darsi da fare nella quotidianità".

Noi lo stiamo facendo. Ci stiamo dando da fare nella quotidianità attraverso banchetti nelle piazze, incontri con il mondo delle partite iva, ascolto delle istanze di fasce della popolazione che non ce la fanno più a tirare avanti con uno Stato violento e confuso. Tutto questo però costa. E costa non soltanto in termini economici ma anche sotto il profilo del tempo che sottraiamo alle nostre famiglie e alle nostre professioni, giacché tutti, dal coordinatore nazionale all'ultimo dei tesserati, siamo dei volontari della politica. Le idee, caro Luca, hanno bisogno di gambe su cui camminare e le gambe hanno sempre bisogno di energia
In Italia, ma non solo in Italia, la politica si fa sia nelle strade che nelle istituzioni perché se si facesse solo nelle strade o sui blog il numero delle persone che ascolterebbero le tue idee sarebbe inevitabilmente trascurabile. 
Noi pensiamo di avere buone idee; pensiamo di avere la lucida visione della situazione economica e delle ricette per risolverla. Se limitassimo la nostra azione alla sterile enunciazione delle stesse molti dei nostri potenziali interlocutori ci accuserebbero, giustamente, di fare filosofia a danno della realtà quotidiana.

Le alleanze.
Alcuni dei partiti con cui stiamo dialogando hanno effettivamente visioni non propriamente coincidenti con le nostre. Abbiamo però voluto provare a superare le differenze per esaltare di contro le affinità e metterle a valor comune. Non sappiamo se questo esperimento avrà successo. I primi segnali ci dicono di si. Tuttavia sentiamo il dovere di rinunciare a un poco del nostro particolare per poter essere più forti e rappresentare una vera alternativa per il maggior numero possibile di elettori. In questo senso Passera è stato fino ad ora uno degli interlocutori più affini e affidabili, avendo condiviso la necessità di imprimere una vera svolta alla politica italiana. Da parte sua c'è il vantaggio di conoscere bene il funzionamento della macchina dello Stato e di aver individuato le criticità strutturali. Contrariamente a quello che affermi, è stato molto critico con il governo di cui ha fatto parte e ha provato, dall'interno, a combatterne le politiche economiche. Per ora questo ci basta. Nelle prossime settimane vedremo se anche lui dalla teoria vorrà passare alla pratica. Se lo farà avremo un partner affidabile e credibile con cui lavorare.

Mi fermo qui per ora, disponibile ad un ulteriore confronto

Cordialità

Costantino De Blasi
Membro della Direzione Nazionale di Fare per Fermare il Declino

Risposta di Luca Bagatin

blogger, giornalista, Presidente fondatore di "Amore e Libertà"


Gentile Costantino,

innanzitutto permettimi di ringraziarti per questa tua risposta.

L'articolo a cui ti riferisci, nella sua prima parte, vuole semplicemente fotografare una realtà.

Una realtà che, peraltro, ho vissuto in prima persona dal 1996 ad oggi, ovvero da quando iniziai a fare politica nell'area laica, liberale, libertaria e repubblicana.

Una realtà che, purtroppo, è diventata sterile ed autoreferenziale a causa di ideologie che la maggior parte dei cittadini non conosce (e ciò è un peccato e non a caso, da anni, propongo di istituire Fondazioni culturali di alto profilo intellettuale, in luogo di partiti o movimenti politici, affinché i giovani possano conoscere la Storia dei partiti storici che hanno fatto grande questo Paese). Ed in particolare a causa di dirigenti politici che, anziché inseguire il bene comune, ovvero il buonsenso, hanno preferito o perseguire il proprio tornaconto personale oppure scelte politiche senza alcun costrutto.

In passato lo abbiamo visto con i vari Poli Laici (di Taradash e Giovanni Negri) e Case Laiche (di Diaconale e Giacalone), con le Rose nel Pugno (di Pannella e Boselli) e, oggi, con quest'improvvisata alleanza di partitini.

Sono cose che sappiamo tutti come sono finite e mi ha davvero stupito che una personalità estranea al mondo politico/partitico come Michele Boldrin si sia lasciata prendere la mano in questo senso.

Detto ciò, passo a risponderti a quanto scrivi: tu mi scrivi "ti invito a ragionare sull'impatto che ha avuto sino ad ora Amore e Libertà e su quale seguito in futuro breve potrà contare".

Il punto è che le tue premesse sono errate. "Amore e Libertà", così come scritto nel nostro Manifesto d'intenti, non ha di queste pretese. Anzi, non ha alcuna pretesa. E' un pensatoio. Un pensatoio pubblico (anche con tutta l'ironia del gioco di parole, poiché è l'ironia che ci fa muovere, non c'erto la competizione). "Amore e Libertà" si limita a veicolare proposte. Un elenco di proposte appannaggio di chiunque. Senza chiedere danari. Senza essere o pretendere di essere un'organizzazione. Come dico sempre: siamo un simbolo (quello di Anita Garibaldi e ciò che la sua figura rappresenta, tutt'oggi, pur nell'ignoranza mediatica generale) ed un manifesto. Non ambiamo ad essere più di questo.

Nel Manifesto d'intenti non ci sono risposte a tutto, certo. Non siamo né una Chiesa né un Partito. Vorremmo solo stimolare le persona a ragionare e a proporre.

In questo senso va la mia proposta a Michele Boldrin ad aderire a questo Manifesto. Le sue idee economiche e sull'abolizione del diritto d'autore sono preziose e non vanno sprecate/perdute confondendosi con la mera politica-partitica.

Tutto ciò che fate, confondendovi con i partiti e con i partitini, finirà per essere vano. Per essere stata una mera perdita di tempo. Lo dico per esserci già passato, ma, ad ogni modo, ciascuno è libero di seguire la propria strada come meglio crede.

Le energie politiche, in questo Paese, sono mancate proprio a causa di una classe politica e di un sistema politico-economico (Ron Paul negli USA insegna, a proposito della sua denuncia del sistema FED) che ha frodato i cittadini.

Ed in questo senso i cittadini si stanno disinteressando alla politica. E lo stanno facendo anche coloro i quali, anni fa, alla politica hanno dato importanti contributi. Non è antipolitica (che oggi è rappresentata unicamente dalle forze che siedono in Parlamento), ma un dato di fatto.

Sembra che ciò vi sfugga completamente. Quantomeno oggi.

Allorquando FARE fu costituito ricordo che scrissi un'entusiastico pezzo che l'amico Cesare Lanza pubblicò sul suo sito ufficiale (http://www.lamescolanza.com/Temp=2012/082012/oscar_giannino=010812.htm). Allora, però, FARE sembrava un'altra cosa. Sembrava puntare sulla società civile e non sulle alleanze partitocratiche (con partiti che peraltro hanno rinnegato la loro Storia da quel dì, da Einaudi sino a Mario Pannunzio...se qualcuno li ricorda ancora).

Tu mi scrivi che i primi segnali di quest'alleanza con i partitini dimostrano che sarà un successo. Un successo di che cosa e di chi (ammesso che riusciate a superare l'1%, che è la soglia massima alla quale ragionevolmente potrete ambire) ?

Sono decenni che si parla di "svolta", ma nessuno declina mai che cosa sia questa "svolta".

La vera svolta, io credo, dovrebbe essere una politica fatta d'amore e con amore. Da persone consapevoli, libere, aperte da ogni condizionamento. Da persone comuni che fanno ciò che fanno unicamente per passione. Sull'esempio di Anita Garibaldi, che, peraltro, morì giovanissima per difendere l'unica vera Repubblica democratica che questo Paese abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana (tradita dalla non-Repubblica dei partiti antirisorgimentali e antilaici, nel 1948).

Ti rinnovo ad ogni modo i ringraziamenti per questa tua missiva, a cui sarà mia cura dare pubblicazione al fine di contribuire al dibattito. Dibattito al quale mi farebbe piacere partecipasse quanto prima anche Michele Boldrin.

Con viva cordialità,


Luca Bagatin



11 gennaio 2013

Chi tiene alta e fiera la bandiera dell'Edera e della Liberaldemocrazia è "Fermare il Declino"



Ma, insomma, questi Repubblicani mazziniani esistono ancora ?
Parliamo degli eredi di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, ovvero di coloro i quali portarono - dal dopoguerra agli anni '90 - l'Italia nel Patto Atlantico, nell'Unione Europea, resero il nostro Paese più laico, libero e civile.
La risposta è affermativa. La cultura Repubblicana mazziniana è ancora vitale, anche se non alberga più nel PRI da un pezzo.
O, meglio, sarebbe opportuno chiarire un po', così come ha fatto l'ottimo Oscar Giannino alcuni giorni fa dalle colonne de "La Voce Repubblicana", storico organo del Partito Repubblicano Italiano.
Oscar Giannino è sempre stato un Repubblicano storico che, coerentemente con la sua storia liberaldemocratica, ha fondato l'estate scorsa il movimento d'opinione "Fermare il Declino", assieme ad otto fondatori - fra professionisti ed accademici - con un elenco di dieci punti programmatici di impostazione economica liberale.
"Fermare il Declino", nel corso dei mesi, è diventato un vero e proprio movimento politico che non si propone tanto di occupare posti in Parlamento o dare testimonianza, quanto piuttosto proporre dieci interventi per la crescita:

  1. Ridurre l'ammontare del debito pubblico
  2. Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni
  3. Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni
  4. Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali
  5. Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti
  6. Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse
  7. Far funzionare la giustizia
  8. Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne
  9. Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni
  10. Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo.

Ora, il Partito Repubblicano Italiano al quale anche il sottoscritto fu iscritto, da parecchi anni, pur proponendo a parole un fantomatico "Progetto Liberaldemocratico", non ne ha mai delineato un programma di massima, né tantomeno ha presentato un progetto politico di ampio respiro.

Il "Progetto Liberaldemocratico" è rimasto un non-progetto, una parola vana da snocciolare così, tanto per riempire di contenuti enfatici discorsi senza alcuna prospettiva concreta.

Il PRI, da parecchi anni, diciamocelo pure, non ha nemmeno una linea politica vera e propria, è prigioniero di una Segreteria nazionale "calabrocentrica" ed autoreferenziale, da inutili litigi con un Giorgio La Malfa che non si sa nemmeno più che fine ha fatto e da una recente alleanza con Berlusconi che non ha portato alcun risultato concreto in termini politico-programmatici.

In tutto ciò è più che comprensibile che autorevoli membri della Direzione Nazionale del PRI (a cominciare dallo stesso Giannino) abbiano preso le distanze da questo partito e oggi si presentino fra le fila di "Fermare il Declino", che non è un partito politico, bensì un contenitore "non ideologico" che mira a raccogliere i consensi di tutti coloro i quali - siano essi di destra, centro, sinistra o apartitici, condividano i dieci punti programmatici delineati.

Tutto ciò mi pare ed appare ineccepibile. Il Progetto Liberaldemocratico, quello vero, sostanzioso e sostanziale, l'hanno realizzato Oscar Giannino, Luigi Zingales, Michele Boldrin ed altri autorevoli esponenti del mondo del lavoro, dell'impresa, dell'economia e della società civile.

Tornando al PRI, ovvero a coloro i quali, come il sottoscritto, hanno a cuore il destino dell'Edera, chi scrive, da parecchi anni, propone una soluzione non solo dignitosa, ma anche utilissima alle nuove generazioni.

Non sciogliere il partito, ma trasformarlo. Trasformarlo in una Fondazione culturale e ciò per tutelare un patrimonio storico-politico che, dal 1895, ha attraversato questo nostro Paese.

Del resto, e questo molti Repubblicani tendono a dimenticarlo o a non dirlo, Giuseppe Mazzini non fondò mai un partito politico con fini elettoralistici. Tutt'altro. Nel 1853 fondò il Partito d'Azione, ovvero un partito di giovani combattenti, con lo specifico copito di combattere il Trono e l'Altare, restituendo la sovranità al Popolo.

In questo PRI, ovvero in ciò che ne resta, non ci sono più né giovani, né tantomeno combattenti. Rimangono persone legate a talune poltrone, che peraltro con uno 0,1% alle elezioni politiche non onorano nemmeno più la storia gloriosa dell'Edera.

Viva dunque il Progetto Liberaldemocratico e Repubblicano di Oscar Giannino !

Viva una possibile e necessaria Fondazione Partito Repubblicano Italiano !


Luca Bagatin


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