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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 novembre 2015

Riflessioni terzomondiste: by Luca Bagatin

Non vi può essere vera cultura dei diritti se, nel mondo, vi sono ancora bambini che soffrono, che muoiono, che hanno fame. E la stessa cosa vale per donne e uomini, trattati come carne da macello e schiavi della dittatura del Potere, del Danaro, della Religione.


Mi occupo di (contro)cultura e (anti)politica il che significa che la politica cosiddetta "ufficiale" non solo non mi interessa ma la ritengo marginale e poco utile per le persone.
Se volete possiamo anche parlarne, ma, sinceramente, preferisco parlare di cose serie.


Mi auguro che Hollande e Sarkozy si pentano amaramente della loro politica estera.
La Libia, ricordiamolo, subì un vero e proprio atto di guerra da parte del governo francese.
Il popolo francese NON fu mai consultato in merito !


L'unica perversità che conosco sono le Religioni Monoteiste Istituzionalizzate. La mia unica religione è l'Amore.


Oggi va bene essere francesi, ma occorreva essere libici quando la Libia sovrana veniva invasa dalla Francia.
Il terrorismo non lo compiono i popoli.
Ma i politicanti.


Forse Roma, più che di un sindaco, necessiterebbe di poteri speciali a forze dell'ordine e a forze armate, per obbligare le persone poco educate a rispettare la legge.


Chi attacca o uccide una persona pacifica e inerme non è né un uomo né un militare.


Leggo che i politicanti non sanno che cosa fare dell area Expo. Ma scusate, costruire case da dare a chi non ne ha, sarebbe chiedere troppo ?


Li hanno chiamati "dittatori", ma, se avessero studiato ed approfondito le loro storie, avrebbero notato che Mu'Ammar Gheddafi e Josip Broz Tito, erano dei riformatori sociali che attuarono, rispettivamente, in Libia e in Jugoslavia, l'autogestione delle imprese e dell'economia, sostenendo i ceti più poveri della popolazione.
Rimanendo autonomi sia dal blocco sovietico che da quello capitalista.
A rappresentare un Terzo Mondo libero e sovrano.



21 ottobre 2015

L'opposizione democratica e anti-putiniana in Russia: i Nazbol


Manifestazione Nazional Bolscevica; Nazbol Girls; Manifestazione anti-Putin con Eduard Limonov e Garri Kasparov

Erano e sono dei desperados, ma, secondo la giornalista Anna Politkovskaja, che li difendeva a spada tratta, erano giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettevano di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese. Ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava, pur suggerendo loro di cambiare nome. Non le piaceva, infatti, il termine nazbol.

I Nazbol, ovvero i membri del Partito Nazional Boscevico russo, guidati dal poliedrico scrittore Eduard Limonov. Perlopiù giovani provenienti dalle periferie più remote della Russia, dell'Ucraina, della Lettonia e della Moldavia. Poveri, emarginati, punk o ex punk, libertari, sbandati o ex sbandati delusi dal crollo dell'Unione Sovietica e dall'avvento degli oligarchi, ovvero dei nuovi ricchi che, ad un sistema repressivo - quello sovietico - ne hanno sostituito uno peggiore, capitalista e fascista al contempo, e a vantaggio unicamente delle classi agiate.

I Nazbol hanno rappresentato, dal 1994 ad oggi, con il loro giornale politico, ma anche e soprattutto artistico e letterario “Limonka”, l'ungerground e la controcultura della Russia autoritaria di Vladimir Putin. Che, non a caso, oltre ad aver fatto assassinare la Politkovskaja, ha per un periodo fatto arrestare Eduard Limonov con l'accusa di terrorismo ed ha messo fuori legge il Partito Nazional Bolscevico, che, oggi, ha assunto la denominazione di L'Altra Russia, ovvero Drugaja Rossija.

Drugaja Rossija, nel 2006, era la denominazione della coalizione elettorale costituita da nazbol, liberali, nazionalisti, socialisti e comunisti fondata da Limonov e Garri Kasparov per contrastare Putin e la sua deriva autoritaria. Coalizione, purtroppo, naufragata nel 2010, con le prime sconfitte elettorali.

In Russia si sa, le persone sono abituate a sostenere il partito di governo e così Putin, dal 2000 ad oggi, continua – fra una frode elettorale e l'altra, fra un'intimidazione e l'altra – ad essere rieletto.

L'unica opposizione, in Russia, a parte i comunisti del KPRF, sono le attiviste di Femen, i Nazbol di Limonov e i liberali di Kasparov.

Dopo la rottura con Kasparov, ad ogni modo, L'Altra Russia diviene la denominazione dei Nazbol di Limonov e di Zachar Prilepin, altro noto scrittore e giornalista di fama mondiale, il quale, oltre ad aver collaborato con la Politkovskaja nella redazione del giornale indipendente di opposizione “Novaja Gazeta”, ha scritto numerosi romanzi – pubblicati in Italia da Voland – nei quali racconta la vita della provincia russa post-sovietica e, con il suo “San'kja”, descrive la vita e la storia di un giovane sbandato che, attraverso il partito rosso-bruno dei Nazbol, trova finalmente una dimensione ed una famiglia fatta di amici che lottano per la rivoluzione sociale. Una sorta di romanzo autobiografico che, invero, racchiude per molti versi anche la storia di Limonov, la cui avventurosa biografia fu raccontata dallo scrittore Emmanuel Carrère nel 2012.

Quella russa è, solo apparentemente, una realtà lontana dalla nostra.

La Russia è infatti una democrazia per modo di dire, ove vige ancora la legge del più forte e che ha visto aumentare le diseguaglianze sociali e la povertà, anziché vedersi diffondere la ricchezza ed i diritti di libertà, come illusoriamente fu fatto credere al momento del crollo dell'Unione Sovietica.

Una situazione conseguenza anche di una globalizzazione imposta dall'alto. Da una realpolitik che ha visto coincidere gli interessi dei molti oligarchi economici e politici dal 1992 ad oggi in tutti i Paesi del mondo: dagli USA di Clinton e Bush, passando per l'Italia martoriata dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli (che da tempo vede un solo uomo al comando attuare politiche antisociali e senza alcun mandato democratico), ad un'Europa austera e grigia, sino alla Russia di Eltsin e di quel Putin messo a capo del governo proprio da taluni ricchi oligarchi russi, come ben la Storia ci ha raccontato. Le politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Federal Reserve, della Banca Centrale Europea e dell'oligarchia dell'est al potere, in sostanza. La morte della politica e del pensiero politico.

In tutto ciò, alcune eroine e alcuni eroi che, proprio perché eroi, finiscono per essere in minoranza e inevitabilmente sconfitti. Ma, proprio per questo, ammirabili: le Femen, i Nazbol, i Kasparov.

Resistono, ad una globalizzazione senz'anima, anche la gran parte dei Paesi dell'America Latina che pur sono a rischio destabilizzazione ogni giorno: il Nicaragua del sandinista Ortega, la Bolivia di Morales, il Venezuela chavista, il Brasile della Roussef, il Cile della Bachelet, l'Uruguay di Tabarè Vasquez, l'Ecuador di Correa, l'Argentina peronista.

Minoranze resistenti, nazionaliste e socialiste, oltre la destra e la sinistra. Che in quei Paesi, gli unici forse oggi davvero democratici, rimangono al governo. Ed il cui esempio, ci auguriamo, possa contagiare l'intero pianeta.


Luca Bagatin



4 agosto 2015

Le politiche nazifasciste di Cameron e Hollande. Stop allo sfruttamento del Terzo Mondo da parte dell'Occidente pseudo-democratico !

Pensano di costrastare un fenomeno che hanno creato loro.

E vogliono contrastarlo con misure barbariche, naziste. A Calais, a Ventimiglia....

Stiamo parlando delle ex grandi potenze colonialiste, Francia e Gran Bretagna, peraltro grandi esportatrici di armi nel mondo assieme anche al nostro Paese e non solo.

Paesi che hanno bombardato impunemente Stati sovrani quali la Libia, regalandoci così i criminali di Daesh, l'Isis, peraltro amico dei loro amici imperialisti statunitensi.

Paesi che oggi vogliono contrastare l'immigrazionismo, avendo però per secoli e decenni sfruttato la manodopera a basso costo e le risorse naturali del Nord Africa, dell'America Latina e non solo.

La stessa barbara uccisione del leone Cecil in Zimbabwe e di altre specie protette non è che la metafora di un Occidente barbarico, edonista, opulento e pseudo-democratico che depreda un Terzo Mondo i cui usi e costumi vogliono essere legittimamente diversi e che necessita solo di pace e prosperità e non già di sradicamento, deportazione finanche in nome di presunti “diritti umani” da esportare, di “democrazia” elettiva che non funziona nemmeno da noi.

E così Cameron e Hollande si trasformano in nuovi Hitler, ponendo steccati come fa la fascista Francia di Hollande che, anziché chiedere scusa – coprendosi il capo di cenere - ai popoli del Nord Africa e Terzo Mondo e aiutandoli ad uscire dalla deportazione, dallo sradicamento, dalla fame e dall'analfabetismo, li discrimina, li vuole fuori, pone steccati e aiuta quella Gran Bretagna che per secoli ha fatto strage di vite umane in nome di una Corona che non si è dimostrata diversa dall'Olocausto nazista e dalle barbarie sovietiche, specie se contiamo i numeri delle vite umane trucidate e calpestate nei secoli.

Occorre una visione diversa del pianeta e dell'Europa. Una visione che globalizzi i sentimenti umani e non già gli interessi dei Governi, degli Stati, delle imprese, del sistema bancario e dei ricchi.

Occorre chiedere scusa a chi ha subito i danni del colonialismo e del capitalismo, ai quali non solo va condonato ogni debito, ma non vanno più vendute armi e vanno anche offerte - a titolo gratuito e di risarcimento danni - risorse affinché questi si emancipino attraverso sistemi che riterranno loro e solo loro più consoni alla loro cultura e mentalità.

Pura utopia, allo stato dei fatti, lo sappiamo. Ma l'unica alternativa alle barbarie moderne prodotte proprio dalla nostra sedicente “civiltà”.


Luca Bagatin



16 giugno 2015

Un'alternativa latina, ellenica e terzomondista all'Unione Europea globalista

Lo abbiamo visto anche in quest'ultima occasione: l'Unione Europea semplicemente non c'è. O, meglio, c'è solo quando deve battere cassa e pretende che Stati sovrani come la Grecia o la nostra Italia, rispettino i patti di stabilità. Ma di quale stabilità stiamo parlando, visto che il debito degli Stati è comunque matematicamente impagabile ? Ma di quale stabilità stiamo parlando ? Forse di quella dei banchieri, delle grandi imprese e delle multinazionali che attraverso le misure di austerità e della flessibilità del lavoro possono continuare ad arricchirsi alle spalle del prossimo.

Così come è facile oggi per la Francia scaricare il peso dell'immigrazione sull'Italia. Proprio la Francia che decise per prima di bombardare l'ultimo baluardo contro il fondamentalismo islamico e contro gli sbarchi indisciminati, ovvero il Colonnello Gheddafi.

E' facile per le potenze globaliste d'Europa scaricare il peso sui Paesi Euromediterranei, già preda di una pesante crisi economico-finanziaria dalla quale possono uscire solo attraverso un comune sforzo di solidarietà, di abolizione del debito e di misure che vadano incontro alle esigenze dei poveri e dei diseredati.

Ecco, forse più che un'Unione Europea ci vorrebbe un'Unione dei Paesi Euromediterranei e del Sud del Mondo, in un rinnovato dialogo con il mondo ellenico, latino, latinoamericano, terzomondista, per sconfiggere fame, terrorismo, povertà, esclusione, che certo non sono risolvibili con l'accettazione supina alle regole del mercato capitalista, allo sradicamento dei popoli ed alla loro “democratica” deportazione, all'instaurazione di fantomatici grandi mercati transatlantici che di fatto impongono, ancora una volta, gli interessi di Washingon al mondo intero.

Un'Unione latina, latinoamericana, ellenica, terzomondista, alternativa tanto al blocco Nordamericano che a quello Russo-putiniano che, nei fatti, rappresentano i due nuovi blocchi di una nuova Guerra Fredda nella quale a rimetterci sono e saranno i popoli, i poveri, gli oppressi di sempre.

Utiopia o forse l'unica autentica realtà possibile ?


Luca Bagatin



15 maggio 2015

Risveglio delle anime, risveglio dei popoli



"Ricordo nitidamente la tristezza provata nello scoprire che nel mondo c'erano i poveri e i ricchi; e la cosa strana è che non mi addolorava tanto l'esistenza dei poveri quanto il fatto di sapere che, al tempo stesso, esistevano i ricchi"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"...ho capito che non deve essere molto difficile morire per una causa che si ama. O più semplicemente: morire per amore"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"La religione è l'oppio del popoli, ma la spiritualità è il risveglio dell'anima e del cuore"

(Luca Bagatin)




3 maggio 2015

Gli scontri di Milano e le manifestazioni violente rafforzano da sempre il Potere. L'alternativa è voltare le spalle al Sistema

E' chiaro che non sono teppistelli, ma terroristi. E' grave che a chiamarli “teppistelli” sia il Capo del Governo, che, come solitamente fa, tende a minimizzare un atto gravissimo. Atto gravissimo che, peraltro, rafforza il Potere ed il Governo in carica. E tutti i governi repressivi.

Come nella Genova del G8 2001, anche questa volta è andato in onda un vero e proprio atto di guerriglia che, anziché danneggiare i Potenti, ha danneggiato la povera gente, la quale dovrebbe essere risarcita dagli stessi terroristi arrestati e dalle loro famiglie, siano residenti anche nella Papua Nuova Guinea !

Danneggiare abitazioni, automobili private, piccoli negozi, oltre ad essere un atto di terrorismo (e come tale andrebbe considerato e sanzionato), è un atto che con la lotta alla globalizzazione ed al sistema economico, non ha davvero nulla a che vedere. Anzi.

E' un danno alla cittadinanza (e cittadini sono anche i poliziotti, con stipendi da fame, come già ci ricordò Pier Paolo Pasolini), a persone inermi già tartassate dagli Stati e dai Governi e già sfruttate dal capitalismo, al punto che fa pensare che i black bloc, oltre che degli scalmanati, siano anche dei provocatori prodotti dal sistema globalista.

Noi, che siamo cresciuti a pane raffermo e controcultura, preferiamo ricordare un militante controculturale e libertario puro, uno che ha subito e affrontato spesso le angherie del governo statunitense (al punto da essere costretto ad andare in clandestinità alla fine degli Anni '70 e a doversi sottoporre a plastica facciale), che ha combattuto il sistema solamente con la goliardia e la nonviolenza: Abbie Hoffman.

Abbie Hoffman fu, fra le altre cose, il leader del partito degli Yippie e protagonista di tutte le battaglie contro la guerra nel Vietnam negli Anni '60 e '70 e di una lotta serrata al sistema capitalistico al punto che goliardicamente, nel 1967, si mise a gettare biglietti da un dollaro sugli scambisti della Borsa di New York e organizzò numerosissime manifestazioni provocatorie e nonviolente contro il Sistema (come proporre la candidatura alle elezioni politiche di un maiale chiamato Pigasus o facendo marciare 50.000 persone attorno al Pentagono con il proposito di far lievitare l'edificio in aria).

Abbie Hoffman fu la persona che, assieme a Timothy Leary (che Nixon definì “l'uomo più pericoloso d'America”), diede più filo da torcere ai governi statunitensi ed al Sistema politico-economico di qualsiasi altro. Ed il tutto attraverso l'uso del cosiddetto “teatro di strada”, della nonviolenza, della goliardia, dell'irrisione, della de-mediaticizzazione del Sistema.

Questo i ragazzi ed i ragazzini di oggi nemmeno lo sanno. A loro basta trasformarsi in terroristi, far parlare di sé in televisione, postare video idioti nei cosiddetti “social” (che di sociale non hanno proprio nulla e sono stati ideati – non a caso - dall'ennesimo ragazzino in cerca di fama e soldi !) e fottere la povera gente, dando così una mano al Sistema politico-economico imperante.

Se volete fare la rivoluzione davvero, allora fatela contro i Potenti. Che hanno nomi e cognomi e che appaiono continuamente nei media. E soprattutto improntate la vostra vita in modo tale che il Sistema non vi riguardi più, che sia solo un'illusione. Smettendo così di collaborare con esso.

Non comperate più gli ultimi modelli di smartphone; non comperate più automobili (smettete di guidare, visto che esistono i mezzi pubblici !); non guardate la televisione e, comunque, se lo fate, cambiate canale quando trasmettono la pubblicità commerciale; non accettate alcuna offerta commerciale (che è l'ennesima ruberia legalizzata !); smettete di acquistare prodotti di marca e prodotti da multinazionali, le quali sfruttano da sempre i lavoratori; usate la rete, ma solo per diffondere messaggi d'amore e solo per ricercare rapporti d'amore e per comunicare messaggi profondi e meditati, che non inseguano stupide mode o piaceri effimeri; cercate di comprendere che i doveri (verso voi stessi, i vostri cari, l'umanità) sono più importanti dei diritti (leggere un rivoluzionario vero come Giuseppe Mazzini non vi farebbe male !); smettete di andare a votare, perché i politici ricercano il vostro voto solo per poter manipolare il vostro modo di essere e di vivere: informatevi ed autogestitevi, quindi; iniziate a coltivare la terra, anche un piccolo orto in casa, in modo da cercare di essere autosufficienti il più possibile; create reti sociali, società cooperative autentiche, con lo scopo di autogestire il vostro stesso lavoro; smettete di dare peso agli eventi mediatici e voltate loro le spalle.

Ritiratevi progressivamente dal Sistema, dunque. Smettete di essere consumatori/elettori/individui passivi. Acquisite consapevolezza spirituale e morale. Rifiutate il materialismo ed il modernismo.

Tutte cose che spaventeranno qualsiasi Potente, specie se attuate su vastissima scala. E che ci restituiranno un mondo migliore e delle persone più consapevoli, spiritualmente attive, autogestite.


Luca Bagatin



16 aprile 2015

NO alla DITTATURA della BCE (e del Fondo Monetario Internazionale) !



La fine della sovranità nazionale. L'alternativa alla dittatura del danaro proposta da Alain De Benoist. Articolo di Luca Bagatin




Vorremmo vedere questo banchere cagars...addoss....ehm...imbarazzarsi (chi ha detto cagarsi addosso ???!!!) di fronte a una donna più spesso.
Forse scopa poco e se ne rende conto solo alla soglia dei settanta ?
Cambi mestiere !
I pornoattori vintage pare siano molto quotat
i.





3 aprile 2015

La fine della sovranità nazionale. L'alternativa alla dittatura del danaro proposta da Alain De Benoist

Come siamo arrivati alla crisi economica globale ? Come siamo arrivati a perdere potere d'acquisto ? Come siamo arrivati ad essere spremuti come limoni da Stati europei che hanno, conseguentemente, ridotto drasticamente il welfare, i servizi pubblici e privatizzato indiscriminatamente ?

Come siamo arrivati, dunque, a perdere la nostra sovranità nazionale in favore di un'economia globalizzata, governata da lobby, multinazionali e sistema bancario ?

Alain De Benoist, scrittore, filosofo ed intellettuale francese dei nostri giorni ce lo spiega in un bellissimo ed agile saggio che andrebbe letto da ogni cittadino e da ogni personalità politica intellettualmente onesta, pubblicato in Italia da Arianna Editrice con introduzione di Eduardo Zarelli e dal significativo titolo: “La fine della sovranità – Come la dittatura del denaro toglie potere ai popoli”.

De Benoist ci spiega che la fine del mondo è avvenuta. Pressoché senza che ce ne rendessimo conto, spalmata su più decenni. Nel “vecchio mondo” i bambini sapevano leggere e scrivere, venivano ammirati gli eroi e non le vittime, la politica non era ancora al servizio dell'economia e vi erano frontiere che garantivano ai popoli di vivere tranquillamente, all'interno di una società che conoscevano.

Il “nuovo mondo”, diversamente, ha spazzato via tutto. E' diventato liquido, in nome dell'ideologia del danaro, del capitalismo, del libero-scambismo, dell'ideologia del desiderio – ovvero dell'egoismo - e, nei fatti, ha reso schiavi i popoli e li ha omologati. Un mondo osannato sia da quella che De Benoist definisce la “destra finanziaria” che dalla “sinistra multiculturale”, che si regge su quella che è definita la governance, ovvero una sorta di cesarismo finanziario che governa i popoli tenendoli in disparte rispetto a qualsiasi decisione democratica e civile.

E' così che, l'Europa, sotto la spinta delle politiche di austerità, sta scivolando nella recessione, con un costante aumento della disoccupazione e l'altrettanto costante smantellamento dei servizi pubblici ed il conseguente crollo del potere d'acquisto delle persone, che, sempre più, stanno scivolando nella povertà.

Alain De Benoist, profondo critico del capitalismo, spiega nel suo saggio come un tempo l'internazionalizzazione degli scambi commerciali non ha mai implicato l'integrazione delle diverse comunità umane in un'unica società di mercato. Le merci potevano circolare liberamente, ma ciò non ha mai impedito ai singoli Stati di esistere. Attualmente, invece, assistiamo sia all'esportazione di capitali attraverso investimenti all'estero, sia al fenomeno della delocalizzazione delle imprese, che sfruttano manodopera a basso costo in Paesi ove è più conveniente reperirla - o che magari hanno legislazioni meno restrittive in materia ambientale - , causando pertanto disoccupazione ove la manodopera è ritenuta più costosa e danni all'ambiente e all'ecosistema.

Il capitalismo speculativo e finanziario, dunque, ha preso il posto del capitalismo industriale e di mercato e pertanto, siamo completamente sottomessi alla logica del profitto e l'economia, di fatto, governa sulla politica e sui cittadini.

La globalizzazione o, come la definisce De Benoist, la mondializzazione, volendo integrare il mercato locale in un grande mercato planetario, ha soppresso ogni misura protezionistica, a tutto svantaggio, peraltro, delle colture e dei prodotti tipici locali, impoverendone i produttori e costringendoli a chiudere le loro imprese.

La globalizzazione, dunque, il cui processo è diventato inarrestabile nel corso degli Anni '80 e '90, non consiste più tanto in scambi commerciali, quanto piuttosto nella circolazione mondiale dei capitali. Il reddito finanziario diventa così ben più importante rispetto alla funzione produttiva e così i mercati si distaccano totalmente dalla produzione reale di beni e servizi e, come spiega ottimamente De Benoist, l'impennata dei dividendi degli azionisti in borsa impone che i salari dei lavoratori diminuiscano, pur in presenza di un'elevata produttività del lavoro !

I veri perdenti della globalizzazione, dunque, sono i cittadini.

Sino a qualche decennio fa la politica degli Stati si fondava su tre pilastri: sovranità economica, sovranità militare e sovranità culturale. Oggi non è decisamente più così.

E' così che i sostenitori della globalizzazione e del capitalismo hanno trovato il sistema per porre gli Stati al loro servizio attraverso l'indebitamento dei medesimi con il sistema bancario privato e, a loro volta, gli Stati si sono messi al servizio dei mercati finanziari e delle agenzie di valutazione, al fine di rendersi più “appetibili” nei confronti degli investitori privati.

E' così che la gran parte degli Stati europei, dagli Anni '90, ha iniziato un'attività di privatizzazione selvaggia, indiscriminata e spesso di svendita e di regalìa. I politici che alle privatizzazioni si opponevano, del resto - come Bettino Craxi in Italia - sappiamo bene come sono stati liquidati (sic !). I mercati, poi, sono stati ulteriormente deregolamentati ed il welfare state è stato ridotto all'osso, così come sono stati ridotti all'osso i bilanci di scuola, ricerca e santità e la legislazione sul lavoro è stata resa sempre più flessibile, ad uso e consumo del capitale e dell'oligarchia finanziaria.

La scuola, come scrive De Benoist nel suo saggio, è stata trasformata – da luogo di cultura e formazione – in luogo di prestazione di servizi e anticamera del lavoro.

Conseguentemente gli Stati hanno iniziato a rinunciare alla loro sovranità giuridica affidandosi ad organismi internazionali; alla loro sovranità finanziaria affidandosi, come già detto, alle banche private ed infine hanno riununciato alla loro sovranità di bilancio affidandosi alla Commissione europea, oggi Unione europea.

L'unico ambito nel quale gli Stati non hanno ceduto sovranità e, anzi, hanno investito, è la cosiddetta “lotta al terrorismo” (sic !).

Diversamente da quanto sostenuto dai neo-liberali e dai capitalisti, l'arricchimento da parte di tutti i Paesi, la riduzione delle ineguaglianze e l'arricchimento di tutte le economie non c'è stato. Anzi.

La povertà, l'ineguaglianza e l'esclusione sociale è aumentata a dismisura e oggi il 10% delle persone controlla controlla l'85% delle ricchezze mondiali !

L'esperienza dimostra, infatti, che è un'elevata protezione sociale e non politiche di austerità che favoriscono l'espansione economica. Ovvero l'esatto opposto di quanto sta avvenendo ora nella quasi totalità degli Stati d'Europa.

Venendo alla questione del debito pubblico, Alain De Benoist dedica un'intero capitolo alla questione. Innanzitutto ci spiega a chi dobbiamo pagare questo debito, ovvero alle banche private, alle assicurazioni, ai mercati finanziari ed ai fondi pensionistici. Gli istituti finanziari, poi, a loro volta, scambiano il debito che hanno “acquistato” in prodotti finanziari per poter speculare a loro volta sui mercati. Il debito di ogni Stato europeo è, pertanto, in mano ad azionisti privati stranieri !

Come se non bastasse gli Stati europei, fra il 2008 ed il 2009, hanno malauguratamente deciso di salvare le banche dal fallimento e, pertanto, hanno dovuto a loro volta contrarre prestiti sui mercati finanziari, aumentando così il loro già elevato debito pubblico ! Come se non bastasse, le banche salvate, si sono trovate così creditrici nei confronti dei propri Stati-salvatori. Il cosiddetto “cane che si morde la coda”, insomma !

Fra la fine degli Anni '40 e la metà degli Anni '70, anche le famiglie si sono indebitate a dismisura con le banche private, attraverso l'accensione di mutui per l'acquisto di immobili...sino a che si è giunti al 2007 allorquando le famiglie statunitensi – incapaci di risparmiare - non sono più state in grado di restituire i prestiti che avevano contratto. Ecco l'inizio della crisi globale.

Si consideri, poi, che dalla metà degli Anni '70, negli USA, non è stato più possibile convertire le monete in oro e ciò ha favorito la creazione di moneta sostanzialmente virtuale e, dunque, non più legata ad un valore reale.

Per quanto riguarda gli Stati europei possiamo dire che la gran parte dei debiti pubblici si trova nei conti correnti delle banche private, non essendo peraltro possibile alla Banca Centrale Europea prestare danaro agli Stati. Le banche private, invece, possono continuare a chiedere prestiti alla BCE a un tasso ridicolo dell'1%, per poi prestarlo agli Stati ad un tasso che va dal 3,5% al 7%. Se non è un vero imbroglio legalizzato a tutto vantaggio del capitalismo finanziario questo !!!!

Va da sé, dunque, che il debito pubblico degli Stati – con tanto di interessi - sia impagabile, per quanto gli Stati medesimi ci stiano imponendo assurde, inutili e dannose misure dittatoriali di austerità, con aumenti delle imposte dirette e indirette, con lo smantellamento dei servizi pubblici, con riduzioni del bilancio di settori chiave dell'economia nazionale, con politiche di flessibilità del lavoro. L'effetto, dunque, è che la crisi economica, anziché arrestarsi, finisce per aggraversi ogni giorno di più, con conseguente disoccupazione, perdita del potere d'acquisto e suicidi sempre più in aumento. Il capitalismo finanziario, dunque, non va sottovalutato e si sta rivelando la peggiore e più pericolosa delle dittature che l'Europa abbia mai subìto.

Quali le soluzioni suggerite da Alain De Benoist ? La BCE dovrebbe avere la possibilità di prestare danaro agli Stati o, meglio ancora, il debito pubblico andrebbe cancellato, ma ciò sarebbe possibile solo se tutti gli Stati fossero d'accordo nel chiederne la cancellazione.

Come se non bastasse, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), istituito nel 2012, stabilisce che ogni Stato membro deve contribuire in ragione del proprio PIL ad aumentare il capitale inizialmente fissato in 80 miliardi di euro, sino ad aumentarlo progressivamente a 700 miliardi di euro e, lo Stato contravvenente, potrà essere processato dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea !

Va da sé che gli Stati dell'UE hanno completamente perduto ogni sovranità e che i Parlamenti dei medesimi hanno solo formalmente la possibilità di dibattere sugli orientamenti di bilancio e sulla messa in opera.

Alain De Benoist spiega che l'uscita dall'euro potrebbe essere una soluzione, in quanto permetterebbe la svalutazione delle monete nazionali, ma avrà senso ed efficacia solo se tutti i Paesi decideranno, di concerto, di uscirvi.

Oltre a tale misura – per uscire dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei meccanismi dell'UE - andrebbe applicato un protezionismo europeo e nazionalizzate le banche, socializzando il credito.

Nel saggio “Le fine della sovranità”, De Benoist mette inoltre in guardia i lettori ed i cittadini tutti di fronte all'istituzione del “Grande Mercato Transatlantico” che di fatto ingloberà l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente, i diritti dei lavoratori.

“La fine della sovranità” è dunque un testo di Resistenza. Un saggio per menti pensanti che desiderano resistere ad una nuova dittatura che, questa volta, ha il volto “rassicurante” dello speculatore finanziario, del governatore europeo, del banchiere, del politico che si è fatto corrompere.

Un testo agile per chi vuole capire e non vuole farsi inglobare all'interno di un mercato che non ha scelto; da logiche che altri - nei salotti buoni di Bruxelles o di Washington - hanno stabilito per lui.


Luca Bagatin



31 marzo 2015

"Politica VS Sensualità": riflessioni (anti)politiche e (contro)culturali by Luca Bagatin

"Ragazzo e ragazza, l'uno tra le braccia dell'altra, Maggie e Jack, nella triste pista da ballo della vita, già demoralizzati, gli angoli della bocca pieni di rinuncia, le spalle che si afflosciano, accigliati, le menti prevenute - l'amore è amaro, dolce è la morte"

(Jack Kerouac)
Viviamo in un'epoca di apparente ricchezza e di reale povertà (interiore, economica...). Questa la conseguenza della globalizzazione e del capitalismo. Ovvero dell'egoismo.
Un tempo si chiamavano usurai e falsari. Oggi si chiamano banchieri.
L'alternativa alla crisi economica mondiale può essere l'esproprio e la conseguente nazonalizzazione/socializzazione del sistema bancario privato.
Prima lo si comprende meglio è.
Ogni qual volta sento proferire dalla bocca di un politico o di un imprenditore le parole "crescita", "innovazione" e "competitività" dalla mia bocca fuoriesce un rutto.
Le battute a sfondo sessuale non hanno mai fatto male a nessuno. Anzi.
E' la malizia che fa male, tanto quanto l'ipocrisia umana.
Due aspetti che rifuggo il più possibile.
Barack Obama paragonò il Colosseo di Roma ad un campo da baseball.
Questo il livello culturale del Presidente di una Repubblica federale che con la cultura ha sempre fatto a cazzotti.
Perdendo inesorabilmente.
Più conosco "sexy star" e più mi rendo conto di quanto siano interessanti e diverse dagli "stereotipi", dalla "vulgata" che le vorrebbe tutte corpo e nulla di più.
La parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) è l'anima.
Ed è la parte che mi piace sempre scoprire...di più.




22 marzo 2015

La necessità di una critica alla globalizzazione, alla dittatura del danaro, dell'egoismo, dello sfruttamento

Occorre lanciare o, forse, rilanciare un'autentica Terza Via o, meglio, una Terza Posizione fra capitalismo e marxismo o, meglio ancora, fra liberalismo e social-burocrazia. Una Terza Posizione che sia, come afferma l'intellettuale francese Alain De Benoist, critica nei confronti della globalizzazione, della modernità senza radici, della dittatura del danaro che, di fatto, ha reso schiavi i popoli in una spirale di sfruttamento senza fine da parte dell'economia e della politica delle élite.

Da tempo osservo, in questo senso, l'evoluzione dell'America Latina e trovo sia un esempio, un laboratorio di nuova emancipazione sociale e popolare iniziato alla fine degli Anni '90 con l'elezione di Hugo Chavez a Presidente del Venezuela e proseguito con l'elezione di Evo Morales in Bolivia, dei Kirchner in Argentina, di Lula e della Roussef in Brasile, di Pepe Mujica e Vasquez in Uruguay, di Correa in Equador.

Ne parlavo proprio alcuni giorni fa con l'On. Liberale Stefano De Luca, su posizioni molto lontane dalle mie sulla questione, facendogli notare come Matteo Renzi non sia affatto un nuovo “caudillo” latinoamericano, bensì l'ennesimo figlio delle Banche Centrali e del Fondo Monetario, come lo sono stati i Roosvelt, i Kennedy, i Bush negli USA e come lo sono gli Juncker, le Merkel, gli Hollande e gli Sarkozy in Europa.

I popoli latini degli ultimi decenni e le classi dirigenti che hanno eletto, tutte espressione delle periferie più povere– diversamente - hanno compreso, prima di noi, la necessità di mettere al primo posto dell'agenda politica l'emancipazione sociale, la lotta all'analfabetismo ed alla fame, la sovranità nazionale, gli insegnamenti umanitari del Cristo, anche in un rinnovato contesto laico che ha visto il riconoscimento del matrimonio omosessuale e delle unioni civili in Brasile, Argentina, Uruguay ed in quest'ultimo è stata anche legalizzata la cannabis.

Non hanno messo affatto al primo punto scoraggianti politiche di austerità, politiche di riduzione di un debito pubblico che – come per tutti i debiti pubblici degli Stati del mondo – è e rimarrà comunque impagabile e che di fatto è utile solo a mantenere schiavi i cittadini, obbligandoli a pagare imposte, tasse ed interessi ed a lavorare incessantemente per ripagare i debiti, sia contratti dagli Stati (con le banche), sia da loro stessi, attraverso l'accensione dei mutui. Un sistema che, non a caso, ha generato l'attuale crisi mondiale che molto probabilmente sarà destinata a non avere fine.

Esempio storico ed illuminante di alternativa (anti)politica o di Terza Via al di là del liberalismo e della social-burocrazia, ce lo diede del resto anche il Poeta Soldato, il Vate della Letteratura italiana Gabriele D'Annunzio, allorquando, occupando nel 1919 la città di Fiume con un drappello di legionari, costituì la libertaria Repubblica del Carnaro, redigendo la famosa Carta del Carnaro assieme al sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris.

La Carta del Carnaro fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio.

Come scrissi anche in un mio articolo dell'agosto scorso, D'Annunzio lanciò anche invettive ai governanti dell'Europa, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.

Già all'epoca, dunque, D'Annunzio e De Ambris, avrebbero sostenuto la necessità di un'alternativa a questo sistema economico-politico di sfruttamento dei popoli da parte dei governi e delle élite economico-finanziarie.

Che cosa è accaduto da noi in Occidente, in Europa ed in Italia in particolare ? Negli Anni '90 – grazie anche alla falsa rivoluzione di Tangentopoli - si è privatizzato in modo indiscrimunato, in favore di banche e multinazionali, svendendo un patrimonio pubblico strategico e di fatto trasformando aziende ex pubbliche in società private spesso poco trasparenti.

Si abbattuto il Partito Socialista Italiano, che era la punta di diamante del Socialismo Euromediterraneo assieme a quello francese e greco, molto diverso dalle social-burocrazie del Nord-Europa e dagli pseudo-socialisti di oggi.

E si è istituita una Banca Centrale Europea, non dissimile dalla Federal Reserve statunitense, unificando l'Europa unicamente sotto il profilo economoco e di fatto facendo perdere sovranità ai cittadini dei singoli Stati.

Si è favorito un'immigrazionismo senza regole che di fatto ha favorito la criminalità organizzata che costringe spesso gli immigrati clandestini a pagare ingenti somme di danaro per approdare sulle nostre coste ove a loro volta vengono sfruttati da aziende europee come manodopera a basso costo.

Si è favorita la delocalizzazione delle imprese, con conseguente perdita di posti di lavoro nei Paesi sovrani e sfruttamento della manodopera a basso costo in altri Paesi.

Alain De Benoist nel suo “La fine della sovranità” scrive giustamente: "Il capitalismo non riconosce alcun limite e neppure alcun ostacolo politico, etico, sociale o economico, e uno dei suoi effetti diretti è stato l'affidamento del potere concreto ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers. Vanno in tal senso anche le decisioni prese dall'Unione europea con il Meccanismo europeo di stabilità (MES), il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) e il Partenariato transatlantico sul commercio e sugli investimenti (TTIP), che equivalgono a un totale esproprio di ciò che rimaneva della sovranità delle nazioni. I parlamenti nazionali - palesemente subalterni, e quindi complici - si vedono amputare una delle loro principali ragioni d'essere: il potere di decidere le entrate e le spese dello Stato, ruolo ormai trasferito alla Commissione europea, mentre i contenziosi tra gli Stati diventano ormai di competenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea, così come la totale deregolamentazione del commercio euroatlantico, nel perverso connubio con gli interessi della NATO, porta alla mercificazione dell'economia. Una dittatura del denaro, che toglie la sovranità ai Popoli."

Ecco la situazione nella quale viviamo oggi, che è tutt'altro che idilliaca, che è drammatica e che vìola costantemente i diritti politici, umani e civili dei cittadini.

Forse, come ho scritto all'inizio di questa mia lunga riflessione sull'attualità politica, occorre ricercare un'alternativa che può fondare le sue radici solo nel risveglio della coscienza dei singoli popoli nazionali, i quali devono riscoprire le proprie radici, la propria cultura, formarsi politicamente e culturalmente, oltre che non lasciarsi più imbrogliare dalla politica dei governi, delle multinazionali, dei venditori di una “modernità di plastica” sottoforma di smartphone, di selfie e di (a)socialnetwork.

Le estreme periferie del mondo e l'America Latina con il suo Socialismo del Ventunesimo Secolo, in particolare, ribadisco, ha molto da insegnarci e persino un Papa dei cattolici come quello attuale, Jorge Mario Bergoglio - che pur all'inizio mi lasciava perplesso - oggi sembra essere un faro di speranza emancipatoria e d'amore in un mondo che l'amore sembra volerlo vendere solo al supermercato.


Luca Bagatin


La foto documenta il mio confronto con l'On. Stefano De Luca.
Al centro la giustamente perpessa Amelia Scrocco osserva l'On. De Luca


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini