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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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20 febbraio 2011

Evviva il 17 marzo ! Evviva il 20 Settembre ! Evviva la Terza Italia !



E finalmente è stata istituita la Festa dell'Unità d'Italia del 17 marzo !
Ma ci voleva tanto, mi chiedo io ?
Sì, perché, senza l'Unità d'Italia nemmeno i vari Bossi, Calderoli & scalmanati della Lega Nord vari, avrebbero potuto dire le loro astrusità in piena libertà e sedere nel Parlamento nazionale, a dispetto del loro anti-patriottismo.
L'Unità d'Italia è, come il 20 Settembre, un avvenimento storico che ha visto uniti repubblicani e monarchici, i quali hanno combattuto strenuamente e con sprezzo del pericolo per un ideale di unità nazionale, contro l'oppressione austriaca, borbonica e papalina.
Un ideale che oggi sembra non esserci più, tutti presi a parlare di un federalismo senza basi, che potrebbe comportare solamente un aumento indiscriminato delle imposte a livello locale.
Eh sì, perché federalista era anche Carlo Cattaneo, insigne pensatore repubblicano mazziniano, lontano però dalle spartizioni di Potere dei leghisti.
Un conto, insomma, è demandare taluni poteri alle Regioni, abolendo prima gli enti inutili intermendi e burocratici come le Province, un altro è riempirsi la bocca di "devolution" con l'auspicio di costituire dei novelli "Steterelli accentratori".
Rimango basito quando sento dire - persino dal Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello, che è un liberale storico - che si è perplessi relativamente al fatto che il 17 marzo diventi giorno festivo, in quanto ciò potrebbe comportare un danno alla nostra economia. Sarebbe infatti sufficiente, per riequilibrare il tutto, abolire qualche festa religiosa, come il lunedì di pasquetta o ferragosto, assolutamente in contrasto con lo spirito laico e liberale della nostra Repubblica.
E a quel punto si potrebbe re-introdurre, finalmente, anche la festa nazionale del 20 Settembre - abolita dal fascismo - che mise fine al potere temporale dei Papi e proclamò Roma Capitale d'Italia.
Verrebbe da chiedersi, una volta per tutte, se si preferisce un'Italia divisa in piccoli Stati, taluni comandati dal Papa o dal leghista scalmanato di turno, oppure un'Italia laica, repubblicana, liberale.
Siamo nel 2011 ed ancora parliamo di questo.
Un soggiorno in Iran a qualcuno, forse, farebbe davvero bene.

Luca Bagatin



1 agosto 2009

Giù le mani dalla Giovine Italia !



In questi giorni La Voce Repubblicana e l'amico Enzo Cardone hanno sollevato la questione relativa alla denominazione che intende assumere il movimento giovanile del PdL: "Giovane Italia".
"Giovane", o, meglio "Giovine Italia" fu il nome che il nostro Giuseppe Mazzini diede al movimento insurrezionale, di stampo carbonaro, che mirava durante il Risorgimento a rendere l'Italia una Repubblica sovrana ed indipendente dal giogo austriaco, francese, papalino e borbonico.
Ora, che cosa c'entri il PdL con tutto ciò proprio non si capisce.
Ma andiamo a monte, ovvero allorquanto l'On. Stefania Craxi decise di fondare l'Associzione Giovane Italia, braccio politico della Fondazione Craxi, a sua volta braccio culturale di Forza Italia.
Che confusione !
Figuriamoci che nel 2000 Stefania Craxi rispose di suo pugno (inviandomi una missiva direttamente a casa) ad una mia lettera nella quale le facevo i complimenti per l'iniziativa di mettere in piedi una Fondazione intitolata a suo padre, grande socialista liberale ingiustamente vilipeso. Una Fondazione, ovvero un "luogo di dibattito culturale" e non già un "luogo politico" ad uso e consumo di qualcuno.
Stefania Craxi, anche a dispetto di ciò che mi scrisse, agì diversamente e si fece eleggere finanche in Parlamento.
Ma che cosa c'entra la "Giovine Italia" con il partito di Berlusconi ? Nulla.
Se diversamente l'operazione di Stefania Craxi prima e dei giovani del PdL poi, fosse quella di riconoscere i meriti dell'azione mazziniana, tanto varrebbe che costoro si iscrivessero al PRI.
Diversamente trattasi di un'operazione simile a quella dei cattocomunisti che in questi anni sull'Unità si mettono a pubblicare Salvemini o a tirare per la giacca Mario Pannunzio, in prossimità del centenario della sua nascita.
Operazioni furbesche e mistificatorie, visto che Salvemini e Pannunzio combatterono con ferocia il cattocomunismo e furono i primi a denunciarne la pericolosità ed incapacità politica.
Personalmente, purtuttavia, ritengo che i giovani del PdL manchino semplicemente di originalità nella scelta della loro denominazione. E mi chiedo anche se conoscano davvero l'opera politica e culturale di Mazzini.
E allora varrebbe la pena che facessero come i giovani di Alleanza Nazionale qui da noi, a Pordenone, in cui continuano orgogliosamente a chiamarsi Azione Giovani come prima e a tenersi la loro bella fiamma tricolore quale simbolo.
Quanto al PdL, in sé, mi si permetta una breve riflessione.
Trattasi di un partito di transizione, che esisterà sin tanto che esisterà Silvio Berlusconi.
Senza radici e senza una vera linea politica, è partito a noi tutti utile per governare oggi l'Italia in assenza di un'opposizione credibile visto che il Pd ed i suoi alleati non possono ritenersi credibili per governare il nostro Paese, né oggi né in futuro.
Il PdL è partito che con il tempo andrebbe trasformato e finanche spaccato al fine di ridisegnare un nuovo bipolarismo di cui questo Paese ha bisogno.
Da una parte i Liberaldemocratici e dall'altra i Conservatori.
Il dopo-Berlusconi è dietro l'angolo: diamoci da fare anche noi.

Luca Bagatin



2 luglio 2009

Pierre-Joseph Proudhon: un filosofo-operaio antimarxista fra libertarismo e liberalismo

Tratto dall'articolo di Luciano Pellicani per "Critica Sociale" numero 3-4 2009



Nella "Sacra famiglia" Marx ed Engels avevano definito Proudhon un pensatore proletario, uno sfruttato che parlava a nome degli sfruttati, i cui libri per ciò stesso erano assai significativi e storicamente importanti di tutta la produzione teorica degli intellettuali. Nella "Miseria della filosofia" il giudizio è rovesciato con una disinvoltura a dir poco stupefacente. Proudhon di colpo perde il suo status di membro della classe operaia per trasformarsi in un piccolo borghese. In tal modo si viene a creare questa bizzarra situazione: il piccolo borghese Marx accusa l'operaio Proudhon di essere un piccolo borghese !

.....per Proudhon la cosa più importante del nuovo ordine è il principio della concorrenza, poiché è grazie ad esso che gli uomini hanno potuto liberarsi della tutela dei grandi apparati burocratici (la Chiesa e lo Stato).

Proudhon ha capito, meglio persino dei teorici liberali del suo tempo, che la proprietà è l'argine più solido contro lo Stato e che quest'ultimo può essere limitato e contenuto nel suo fisiologico imperialismo solo a condizione che non abbia il controllo monopolistico dei mezzi di produzione.

Ma anarchismo e liberalismo non sono che i poli estremi fra i quali ha oscillato, come un pendolo, il pensiero proudhoniano, senza comunque mai fermarsi a lungo su uno di essi. Il punto attorno al quale le oscillazioni sono più frequenti e ravvicinate è un altro: è il socialismo di mercato, che egli condensò in due concetti fondamentali: federalismo e mutualismo.



15 settembre 2008

PER UN VERO FEDERALISMO SENZA STATALISMI (ANCHE) "PADANI"



Federalismo sì, federalismo no.
Ma sì, dai. Ovviamente se questo è funzionale, come diceva il patriota repubblicano Carlo Cattaneo - grande teorico federalista - a gestire meglio la cosa pubblica da parte dei cittadini.
Abbiamo da sempre invece fortissimi dubbi e perplessità sulla Lega Nord che è e rimarrà per noi un partito statalista, parolaio, che continua a tirare a campare sulla base di slogan vuoti e comunque traditi dai fatti sin dai tempi della Secessione.
Le prime sparate di Bossi & Co. erano contro la Prima Repubblica e "Roma Ladrona", come se nelle sue file "lumbard" tutti fossero onesti e liberisti.
Lo stesso Umberto Bossi era un attivista del Partito Comunista Italiano in anni non sospetti e, oltre a ciò, il suo movimento non ha mai nascosto le sue antipatie per il liberalismo.
Basti pensare al rifiuto della Lega alla proposta nel PdL di abolire le Province e le Comunità Montane. E sì che questa dovrebbe essere la premessa per un vero federalismo, per una vera riduzione della spesa pubblica e per un conseguente abbassamento delle tasse.
Le Province sono utilissime, ma solo come enti tecnico-amministrativi di collegamento fra Regioni e Comuni. Punto e stop. Presidenti, giunta provinciale e relativi consiglieri sono assolutamente inutili, costosi e spesso di impiccio.
Quella dell'abolizione delle Province quale ente politico è una proposta che lanciò l'allora Segretario del Partito Repubblicano Italiano Ugo La Malfa e fu il suo cavallo di battaglia dal secondo dopoguerra sino alla morte.
Alle elezioni provinciali del 2004 di Pordenone, una delle poche volte che scesi in lizza, mi candidai alla carica di consigliere in una lista civica indipendente che sosteneva proprio come punto fondamentale del programma l'abolizione di questo ente inutile. Fummo e di gran lunga superati dalla Lega che proponeva l'ennesimo slogan: "Pordenone Provincia autonoma", il che equivaleva a dire: "aria fritta in salsa padana".
Gli elettori di oggi, quindi, non si lascino intortare anche questa volta dalle camicie verdi.
Già Roberto Calderoli parlava di una nuova introduzione dell'ICI (la più iniqua tassa che potesse esistere), subito smentito dai suoi alleati, ed oggi il Disegno di Legge da lui avanzato sul federalismo parla di una non meglio precisata "tassa di scopo" !
Occhio alla Lega, dunque. Perché federalismo, può anche significare nuovo statalismo se a governare le varie realtà locali non ci sono dei veri liberali.
E' uscito venerdì 12 settembre in edicola, abbinato al quotidiano "Libero" di Vittorio Feltri, un agile ed ottimo volumetto a cura dell'Istituto Bruno Leoni e dell'economista Oscar Giannino (peraltro membro del Direttivo del PRI) dal titolo "Tassiamoci da soli". Lo sto leggendo e sfogliando ed in ogni pagina vi leggo cose interessantissime e sacrosante.
Si parla principalmente del federalismo svizzero e di come lì le cose funzionino davvero. Al punto che taluni Cantoni hanno introdotto la salutare "flat tax", ovvero l'aliquota unica, invocata anche dall'Eurispes per l'Italia e che sarebbe una vera mano santa per la crescita economica e per tutelare financo i redditi più bassi.
In Svizzera, insomma, il federalismo funziona ed è collaudato da anni.
Qui da noi, invece, ancora troppi slogan e poco pragmatismo. Auguriamoci che il Premier sappia bypassare presto la Lega e che porti una ventata di vero liberalismo federalista.

Luca Bagatin



16 giugno 2008

Renato Brunetta ha scoperto l'acqua calda !



"Ho scoperto l'acqua calda !", così ha esordito venerdì 13 giugno scorso il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta nella gremita Sala della Regione di Via Roma a Pordenone, presentatosi in abbigliamento sportivissimo con camicia a righe rosse e giubbino smanicato bianco.
"Ho fatto pubblicare i dati sui tassi di assenteismo sul sito web del mio Ministero e presto farò pubblicare anche i dati relativi ai permessi sindacali dei miei dipendenti".
Trasparenza. Questa la parola d'ordine del Ministro che ha chiesto anche agli altri suoi colleghi di Governo di fare altrettanto ma, per ora, come egli stesso ammette, hanno fatto orecchie da mercante.
Renato Brunetta, già economista di scuola liberale e già a suo tempo vicino al Psi di Bettino Craxi, va avanti per la sua strada: legittimo prendere permessi nella pubblica amministrazione, purché i cittadini ne siano informati e possano controllarne l'attività !
Puro buonsenso , pressoché mai introdotto nei governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni.
Il Ministro ne ha anche per la Sinistra Arcobaleno di cui un gruppetto di 6-7 persone volantinava al di fuori della sala citando un articolo del giorno prima de "Il Piccolo" di Trieste che aveva pubblicato dei dati sull'assenteismo dello stesso Brunetta al Parlamento Europeo quando era deputato.
"Questo volantino è merda !", ha tuonato senza mezzi termini Brunetta, piccato, informando i volantinatori e tutta la platea che quei dati sono fasulli al punto che lo stesso "Il Piccolo" ha pubblicato la smentita lo stesso venerdì 13, confermando i dati ufficiali che attestano le sue presenze fra il 60 ed il 70 %.
"E' necessario premiare i migliori e punire i furbi ed i fannulloni, magari a partire dal licenziamento di coloro i quali nel settore pubblico presentano certificati medici fasulli. E punire i medici stessi che si prestano a tale truffa", questa la linea del Ministro dell'Innovazione il quale prospetta anche che l'attuale Governo farà di tutto per ridurre la spesa pubblica cominciando con l'abolizione delle comunità montane e con la riduzione del numero delle Provincie.
E poi si spinge oltre: "Entro i prossimi 3 anni arriveremo a coprire con la banda larga tutta l'Italia e a semplificare i bilanci dei Comuni sotto i 3000 abitanti mediante l'introduzione di una modulistica semplificata".
E ancora, il Ministro Brunetta, ha parlato della riforma federale dello Stato che prevede che ciascuna Regione italiana trattenga al suo interno l'80% della ricchezza prodotta. Il che significherebbe maggiore responsabilità nella spesa pubblica. Diversamente si può arrivare anche al commissariamento della regione stessa.
E termina parlando di un ambito non di sua competenza ministeriale, ma che lo ha sempre appassionato: quello del lavoro.
"E' vergognoso che in Italia vi siano pochissimi ispettori del lavoro" utili tanto per i controlli sulla sicurezza che sulla trasparenza dei contratti. Ricorda come anni fa proponeva di spostare gli impiegati dal settore del collocamento del lavoro, ormai abolito, a funzioni di ispettorato, ma incontrò la totale opposizione dei sindacati.
Renato Brunetta, ad ogni modo, non è disposto a lasciarsi intimidire e almeno nella Pubblica Amministrazione farà di tutto per rivoluzionarla, in quanto, sottolinea: "I servizi pubblici sono di tutto vantaggio dei ceti più deboli e meno abbienti".
Un Renato Brunetta che parla come un uomo di sinistra e da rivoluzionario, almeno nella definizione classica del termine.
Un Ministro che darà certamente filo da torcere ma, a giudicare dall'ovazione tributatagli dalla platea pordenonese e dai sondaggi, destinato a diventare sempre più popolare.


Luca Bagatin



30 aprile 2008

L'immagine del Partito Repubblicano Italiano da Ugo La Malfa a Francesco Nucara



Nella lunga storia del pensiero repubblicano, c'è tutto il senso della nostra battaglia.
Io passerò, ma il partito dell'unità e dell'indipendenza del paese, il partito dell'europeismo di Mazzini e del federalismo di Cattaneo, continuerà.
Non vedo ancora l'Italia che sognavo e questo rimane un compito che attende i giovani. Ma sono convinto che sapremo reinserire l'Italia fra le società più avanzate dell'Occidente: esiste ancora un grande avvenire per il nostro Paese.

(dall'intervento di Ugo La Malfa al 33° Congresso del Partito Repubblicano Italiano)



Ugo La Malfa fu politico repubblicano che seppe guardare lontano. Lo chiamavano financo "Cassandra" per questo.
Ugo La Malfa sostenne financo scelte impopolari pur di garantire un futuro a questo nostro Paese.
Ugo La Malfa fu il politico che, negli anni '60 e '70, seppe arrestare il declino economico e portare l'Italia ad uno sviluppo che oggi ha quasi completamente perduto
Ugo La Malfa fu il politico laico che sosteneva come l'Italia fosse "il Paese della Controriforma".
Un vero "protestante", il nostro La Malfa. Un vero liberaldemocratico che seppe garantire al PRI il suo periodo più glorioso.
Oggi che il PRI esiste ancora, ma per esigenze elettorali è collocato nel PDL  (lo schieramento a parer nostro sicuramente meno controriformista), il nostro Paese non è ancora un Paese pienamente moderno: tutt'altro.
Purtuttavia, piano piano, se saremo in grado di non chinare mai la testa potremo ancora riuscire a risalire la china.
Per ora vi lascio ad un bellissimo articolo di Antonella Priori tratto da www.diario21.net che segnala l'uscita dell'interessante libro illustrato di Michele Spera sulla storia del Partito Repubblicano attraverso i suoi manifesti dal 1962 ad oggi: "L'immagine del Partito Repubblicano: Una rilettura 1962-2008" Gangemi Editore.
Mezzi di comunicazione sempre vivi per un Partito ancora protagonista della storia italiana.

Luca Bagatin



Quarantasei anni di storia di battaglie del Pri ripercorsi attraverso una galleria di immagini inconfondibili: oltre mille tra manifesti, opuscoli, materiali di propaganda politica realizzati da Michele Spera tra il 1962 e il 2008.
Michele SperaCaso unico nella storia dei partiti politici, il Partito repubblicano vanta una riconoscibilità visiva forte, incisiva, coerente della propria essenza, una continuità nella evocazione razionale ma al tempo stesso poetica dei propri valori. Dopo oltre cento anni dalla sua costituzione, resta infatti l’edera l’unico simbolo immutato nel panorama politico italiano, lontano dalla caducità di slogan e segni utilizzati per rendere ideologie astratte o bisogni temporanei. Il pensiero e l’azione di donne e uomini che hanno partecipato -e tutt’oggi partecipano- alla costruzione di un’Italia democratica, libera, laica sono stati -e sono- rappresentati attraverso l’utilizzo di un linguaggio moderno che, con i suoi segni e con i suoi colori, ha anticipato tutti gli attuali meccanismi della comunicazione.
E’ attraverso questa comunicazione, così innovativa e così tesa a sollecitare le riflessioni del cittadino, che Michele Spera ripercorre gli eventi, i personaggi, le idee di un’epoca, consentendo al lettore di ricostruire nella propria mente, con l’aiuto di brevi note, la storia del Partito repubblicano e insieme la storia dell’Italia, con i suoi momenti topici, le illusioni e le disillusioni, le speranze e le battaglie a favore della società civile.
Un esempio tra molti, lo schierarsi dei repubblicani contro l’abolizione della legge sul divorzio, sostenuta dal referendum del 12 maggio del 1974: Michele Spera realizza un manifesto che sollecita la riflessione e la scelta, dove il ‘NO’ non è un grido bensì un invito alla partecipazione, democratica, di tutti. Evitati i toni cupi di una scelta morale e di coscienza, si trattava di adeguare la legislazione italiana a quella dei Paesi economicamente e socialmente più avanzati, serenamente. E sereno è il cielo su cui si staglia -luminoso- un ‘NO’ chiaro, inequivocabile, ma che non preme, non asfissia, non coercizza; al contrario, suggerisce una scelta di libertà.
E ancora, poche righe dell’autore, riprese da un articolo pubblicato su La Voce Repubblicana nel 1975, spiegano i dettagli di una campagna molto particolare, quella che i repubblicani intrapresero per coinvolgere i cittadini nella lotta al terrorismo: manifesti che riproducevano foto originali di azioni terroristiche venivano affissi al mattino e i passanti si fermavano a guardare quelle immagini cruente, in un momento in cui il terrorismo contava sulla paura per mettere radici; alla sera, le stesse immagini venivano ricoperte da manifesti bianchi recanti, semplicemente, una ‘X’, segno chiaro, inequivocabile ed efficace del rifiuto, della cancellazione della pratica dell’eversione. Un segno deciso, inoppugnabile contro la violenza e la morte. La volontà dei cittadini di riappropriarsi della propria quotidianità e del proprio destino storico.
Creativo di fama internazionale, già nel 1965 ebbe l’intuizione di utilizzare il volto del leader -e poi addirittura la sua firma- per pubblicizzare le idee e i programmi che il Partito repubblicano andava affermando, causando non poche polemiche, come lui stesso, all’inizio del libro, spiega: “Ci furono per questo manifesto casi di isterismo politico, di minacce di scissione; fui difeso dai miei amici, ma l’accusa di ‘culto della personalità’ ce la trascinammo per anni”. Spera aveva visto giusto, Ugo La Malfa sarebbe diventato leader indiscusso del Partito e figura centrale della politica italiana negli anni ’60 e ’70.
Scrive Francesco Nucara (attuale Segretario del PRI n.d.r.) nell’Introduzione: “L’uscita dei manifesti repubblicani era negli anni Sessanta un evento; brillavano per i loro colori forti, per i segni possenti, per la sottile armonia che li accomunava: comunicavano un forte impatto emotivo sull’elettore che subito riconosceva la loro matrice politica”.
Nella Prefazione di Domenico De Masi, invece, conosciamo uno Spera più privato, a partire dal momento in cui, ragazzo, lascia la Lucania per dedicarsi a quella professione che poi, nel corso degli anni e delle esperienze, diventerà una vera e propria arte. Racconta: “Ho lavorato anche con molti altri designer, ma con Michele si riesce a pensare in mezz’ora ciò che con gli altri si penserebbe in due settimane. Covata fulmineamente l’idea, ne segue per Michele una realizzazione meditata, attentissima, quasi chirurgica, che si ferma solo quando il risultato è perfetto. Molti giovani, nati dopo l’avvento del computer, stenteranno a credere che alcune composizioni di Spera sono state realizzate quando non si poteva disegnare se non a mano. In realtà, la computer grafica, che ora Spera padroneggia, e che è connaturale al suo stile, gli ha consentito solo una maggiore velocità, ma non una maggiore perfezione. Se il computer fosse natura, nel caso di Michele potremmo dire che la natura imita l’arte…”.
Un libro da leggere e da guardare. Una ‘rilettura’ per quanti conoscono gli eventi e in essi si riconosceranno. Una piacevole, nuova lettura per quanti, incuriositi dalle oltre mille proposte grafiche, vorranno intravedere in esse le geniali intuizioni di chi assume il panorama visivo quale contesto indispensabile all’innovazione politica e civile di un Paese.




6 settembre 2007

UTOPIE CONCRETE: ALTIERO SPINELLI E GAETANO SALVEMINI

 


GAETANO SALVEMINI E ALTIERO SPINELLI: DA SEMPRE PER UN'EUROPA E UN'ITALIA LAICA, DEMOCRATICA, FEDERALISTA CONTRO LE GERARCHIE VATICANE, LE RELIGIONI ISTITUZIONALIZZATE E LE SOCIALBUROCRAZIE.

Proprio in questi giorni ricorre il centenario della nascita di Altiero Spinelli (31 agosto 1907), padre dell'Europa unita, indipendente e federalista che, nel 1941 scrisse assieme all'azionista Ernesto Rossi il "Manifesto di Ventotene" nel quale teorizzò quella che oggi è appunto pressoché quasi diventata realtà, per quanto siamo ancora lontani da una vera integrazione politica europea.
Parimenti, oggi 6 settembre 2007, ricorrono i 50 anni dalla morte di un grande Maestro degli Azionisti e dei Liberalsocialisti da Carlo Rosselli ad Ernesto Rossi, allo stesso Spinelli, ovvero Gaetano Salvemini, nato a Molfetta nel 1873 e morto nel 1957.
Quest'ultimo, iscritto in un primo tempo al Partito Socialista di Filippo Turati, si battè a lungo contro il protezionismo ed i dazi doganali e per la rinascita del Mezzogiorno d'Italia e nel corso degli anni elaborò una linea politica che fosse socialista nei fini di giustizia e liberale nel metodo, contro ogni privilegio e che infiammò gli animi dei primi liberalsocialisti quali i fratelli Rosselli ed Ernesto Rossi con i quali condivise la lotta antifascista negli anni '20 e '30 fondando anche l'organo clandestino "Non Mollare" ed ispirando la nascita delle brigate di "Giustizia e Libertà" e del Partito d'Azione.
Nel dopoguerra si distinguerà ancora una volta assieme ai compagni azionisti e repubblicani per la lotta ad ogni dogmatismo: contro il clericalismo proponendo l'abolizione del Concordato e quindi dei Patti Lateranensi voluti dal fascismo e che il nuovo Stato italiano aveva recepito per volontà di democristiani e comunisti e contro ogni forma di statalismo e comunismo "espressione del totalitarismo di sinistra" come lo definiva Salvemini stesso.
Di Salvemini e di Spinelli ci rimangono oggi molte testimonanze vitali che tuttavia meriterebbero di essere valorizzate e riprese in mano.
Di Spinelli oggi è ancora attivo il suo "Movimento Federalista Europeo" che fondò nel 1943 e che ancora oggi si batte per la piena creazione della Federazione Europea.
Di Salvemini, parimenti, ci rimangono le lotte per le quali si battè in prima persona e che sono tutt'altro che vinte: si pensino ai privilegi dei nostri governanti, agli sprechi nella pubblica amministrazione, ad una Chiesa cattolica che vuole sempre più imporre la sua morale allo Stato, ad una sinistra comunista che vorrebbe imporre le sue improduttive e controproducenti utopie.
Oggi, pur a distanza di molti decenni, abbiamo ancora bisogno di persone come Spinelli e Salvemini. Abbiamo bisogno di laicismo, europeismo, atlantismo,  anticlericalismo, liberalismo, liberalsocialismo.
Perché purtroppo i conservatori di ieri (fascisti, clericali, comunisti), per quanto possano chiamarsi con nomi diversi, sono maggioritari ancora oggi in questo nostro Paese allo sbando.
 
Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
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 Giuseppe Mazzini