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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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23 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DODICESIMO)

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

PER UNA RAGIONE A ME IGNOTA, DA OGGI CI SONO DEI PROBLEMI DI VISUALIZZAZIONE DI QUESTO BLOG CON IL BROWSER "INTERNET EXPOLRER".   A CHIUNQUE VOLESSE VISUALIZZARLO INTERAMENTE - SENZA ALCUN PROBLEMA - CONSIGLIO DI SCARICARE DAL WEB IL BROWSER "MOZZILLA FIREFOX" E DI VISUALIZZARLO ACCEDENDO DA ESSO.

L.B.

Et voilà....proseguiamo con il dodicesimo capitolo del FEUILLETTON che da qualche mese sta imperversando su questi schermi telenettici.
Lo scrissi all'età di quattordici anni - nel 1993 - ambientandolo nella Prussia degli anni '30 del Settecento, in piena Guerra di Successione Polacca.
Un amore contrastato fra una nobile prussiana ed un giovane musicista........
Non è un gran che come opera, ma, ad ogni modo, resistete: siamo quasi giunti alla fine.....

Luca Bagatin


Capitolo dodicesimo


 

Il rapimento

Poco dopo essere fuggiti da Postdam, Heinz ed Einrich vennero fermati da alcune guardie austriache, le quali portavano importanti documenti al Maggiore Von Grimbukow e, dato che Bevern indossava l' uniforme del Maggiore, gli austriaci li consegnarono a lui e proseguirono il cammino verso Postdam.

I due fuggitivi non esitarono a scartabellare i documenti uno ad uno e videro che tutti riguardavano i piani di battaglia che il Generale austriaco Loudon, residente nel fortino di Francoforte nella Franconia Settentrionale, aveva minuziosamente preparato per il Barone.

Einrich, tuttavia, tra le varie ‘scartoffie’ trovò una lettera e, preso dalla curiosità, non esitò a leggerla.


 

Graziosissimo Barone,

sono prigioniera del Generale Loudon, il quale vuole sposarmi con la forza, contro la mia volontà. Vi prego con tutto il cuore di venire a liberarmi al più presto o per me sarà troppo tardi.


 

La Vostra amata Verusca Von Holstein


 

Il giovane, preoccupatissimo, disse all' amico: - Heinz, prosegui da solo il tragitto. Va a Weimar e qualche volta ricordati di me -

- Einrich, perché dobbiamo separarci? - gli chiese sbalordito il rozzo soldato.

- Amico mio, il Generale Loudon tiene prigioniera la mia diletta a Francoforte ed io mi sento in dovere di accorrere in suo aiuto e di liberarla, anche se lei, quando ha scritto questo biglietto, pensava a Von Grimbukow, suo promesso sposo -

Bevern, con le lacrime agli occhi disse al giovane: - Camerata,, abbi cura di te, e mi raccomando di non farti ammazzare! -

- Non preoccuparti, Heinz - rispose Einrich sorridendo.

Fu così che i due amici si salutarono ed andarono ognuno per la propria strada.

Einrich spronò il cavallo e partì per Francoforte decisissimo a far assaggiare la lama della sua spada al Generale austriaco.

Intanto, a Postdam, il Colonnello Maxen e Von Grimbukow avevano ripreso i sensi e messo in allarme tutto il fortino. D’un tratto quest’ultimo chiamò a gran voce tutti gli uomini: - Voglio che venti granatieri tra di voi mi riportino i fuggitivi vivi o morti, in particolare il soldato Von Breith. E' inoltre necessario mettere in allarme tutti gli accampamenti prussiani della zona! -

Immediatamente venti granatieri tra i quali un agente segreto austriaco, che era un’abilssima guida, furono pronti per partire alla ricerca dei disertori.

Calarono le tenebre ed Einrich si vide costretto a passare la notte in una locanda nei pressi di Lipsia, importante città del Brandeburghese.

La locanda era tuttavia occupata da quattro granatieri, i quali avevano ricevuto dagli agenti segreti di Postdam la descrizione particolareggiata di Einrich e del suo amico ed immediatamente riconobbero il giovane. In men che non si dica, sguainarono le spade e si scagliarono su di lui.

I militari combattevano bene, ma Einrich, più agile di loro, li ferì gravemente tutti e quattro costringendoli alla fuga.

Successivamente chiese alla locandiera una stanza ove si coricò e dormì per quasi tutta la notte, anche se spesso fu svegliato dall' incubo di non rivedere più la Duchessina Verusca.



 



 



5 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DECIMO)

Eh, povero, povero Einrich Von Breith......
Arruolato nell'esercito prussiano - in piena guerra contro la Francia - solo per sfuggire alla sua incommensurabile tristezza per aver perduto l'amore della sua tenera Verusca Von Holstein.....
Un amore Settecentesco in pieno stile, che per molti versi anticipa il Romanticismo ottocentesco.
In effetti, quando all'età di quattordici anni cogitai questo romanzetto, ero un appassionato dei cosiddetti "romanzi di appendice" ed al contempo ero un grande divoratore di fumetti e della vita di Giacomo Casanova.
Ai tempi avevo anche preso una cotta per una certa Verusca, mia coetanea, che non mi corrispondeva punto.
E a capo.
Ma mai avrei immaginato - nel "lontano" 1993 - che avrei battuto sul tempo Cinzia Th Torrini.
Alla faccia sua e di "Elisa di Rivombrosa" !


Luca Bagatin

Capitolo decimo


Il ritorno


L’alba padroneggiava a Postdam ed i soldati, compreso Einrich, erano tutti allineati al centro del fortino.

Il Comandante, un certo Schultz Maxen, presentò loro colui che li avrebbe condotti in battaglia: il Maggiore Mark Von Grimbukow degli ussari di Sua Maestà1.

Einrich lo riconobbe subito, anche se indossava un’uniforme nera e portava un copricapo tubolare con al centro un teschio con due ossa incrociate, simbolo appunto degli ussari di Sua Maestà.

Anche Mark lo riconobbe, ma fece finta di nulla.

Poco dopo arrivò in carrozza anche la Duchessina Verusca, la quale venne fatta scendere dal suo promesso sposo, ma non riconobbe immediatamente Einrich.

Il giovane Einrich, pervaso da un senso di rabbia ma al contempo di felicità, durante il periodo di riposo, si diresse verso la Duchessina, la quale stava conversando con il cocchiere.

- Verusca, come mai siete venuta in questo rude e volgare fortino? - le chiese impaziente Einrich.

- Messere, io appartengo all' aristocrazia tedesca e, se non lo sapete, ho il diritto e soprattutto il dovere di far visita ogni mese agli uomini di Sua Maestà - gli rispose formalmente Verusca.

Il ragazzo rimase sbalordito per il tono freddo che la sua amata usava nei suoi confronti e se ne andò sempre più amareggiato.

Distrattamente si scontrò con il Maggiore Von Grimbukow, il quale con tono di superiorità gli disse: - Soldato Von Breith, ancora tra i piedi? Lo sapete che qui non siamo nel mio maniero, ma nell' esercito migliore di tutta Europa? -

- Barone, non vi permetterò di sposare Verusca, anche a costo di sporcare le mie mani con il vostro lurido sangue! - rispose adirato Einrich che proseguì poi per la sua strada.

Diverse ore dopo i soldati vennero informati che il Comandante aveva preparato il piano di battaglia per cogliere di sorpresa i francesi, perciò pochi giorni dopo sarebbero dovuti partire per la Franconia, ove si trovavano gli accampamenti nemici.

Tra i camerati di Einrich ve n’era uno che borbottava in continuazione e, quando seppe di dover partire in battaglia, grugnò dicendo: - Uffa! E’ mai possibile che non succeda mai nulla in questo stramaledetto posto? -. Poi si rivolse ad Einrich: - Tu, camerata, non pensi la stessa cosa? -. Il giovane rispose sorridendo: - Penso che questa guerra sia inutile. La Prussia non trarrà certo beneficio da essa, anzi, morti e distruzioni di ogni genere! -

Allora il soldato, che era parecchio più grosso di Einrich, poco più basso e con i baffi rossicci, gli chiese: - Come mai allora ti sei arruolato volontario, come mi risulta? Io, almeno, ci sono stato costretto! -

- Ho intenzione di cambiare vita: ho perso il lavoro, ma soprattutto ho perso l' amore. E allora, perché continuare a condurre una vita inutile? - rispose il giovane.

- Bè, almeno, conducendo una vita inutile non rischi di farti ammazzare! - disse scherzosamente il camerata.

- Non mi è mai importato di vivere, tanto meno ora che tutto è crollato in me!- gli rispose disperato Einrich.

- Hai tutta la mia comprensione, camerata. Io sono Heinz, Heinz Bevern - gli disse il soldato stringendogli caldamente la mano.


1 soldati a cavallo.



28 novembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO OTTAVO E NONO)

Sedici anni fa cogitai questo FEUILLETTON ambientato nella Prussia settecentesca: fra guerre, intrighi e tradimenti.......
Un amore senza fine, un amore contrastato......un amore impossibile fra un semplice musicista ed una nobildonna......
Quattordici capitoli che vi terrenno con il fiato sul collo.
Altro che sospeso !
(tranquilli, il mio medico mi ha sconsigliato di mangiare aglio).

Luca Bagatin

Capitolo ottavo


La sconfitta

Turning era ormai morto e Mark ‘uscì dall'ombra’. Verusca gli venne incontro e lo abbracciò.

- Amore mio, perché abbracci colui che ci ha fatto passare tutti questi brutti momenti? -, chiese Einrich, adirato, alla sua amata.

La giovane lo guardò, e con le lacrime agli occhi gli rispose: - Einrich, devi capire che amo quest' uomo e non mi importa ciò che ha fatto in precedenza. L' importante è che non lo rifaccia mai più, vero, amore? -

Il Barone le sorrise e le disse: - Certo cara, ci sposeremo e vivremo sempre felici. Quanto a questo borghese, può anche tornarsene a casa! -

Einrich subì così la prima grande sconfitta della sua vita.


Capitolo nono


L' arruolamento

Einrich Von Breith era finalmente ritornato a Brema, anche se molto deluso e amareggiato per la presa di posizione della Duchessina Verusca.

Poco lontano dalla sua vecchissima dimora, udì una voce maschile che urlava a squarciagola: - Cittadini di Brema! Arruolatevi nel corpo dei Granatieri Giganti di Re Federico Guglielmo I. La paga è di un tallero al giorno e il vitto e l’alloggio sono entrambi a carico di Sua Maestà!-

Einrich fu lì lì per arruolarsi, tuttavia un vecchio lo prese per il braccio e lo fermò: - Ragazzo, non farlo, non sai che cosa ti aspetta nel Corpo dei Granatieri Giganti! Fatica ... sangue ... fame... -

- Lo so, Signore, ma voglio dimenticare il mio passato e crearmi un’altra vita. La carriera militare nel Corpo più prestigioso di Prussia è quello che ci vuole! -, rispose coraggiosamente il ragazzo.

Il vecchio per un po’ rimase ammutolito, ma poi disse: - Hai fegato, ragazzo. Sono pochi quelli che vogliono far carriera nell' esercito del maledetto Re ‘Sergente’ ed in particolare in questo periodo, in cui la Prussia è in guerra1! -

Einrich alzò le spalle e si arruolò ugualmente.

Gli venne poi consegnata un’attillatissima uniforme blu con i calzoni bianchi, un cappello appuntito grigio ed inoltre, la parrucca bianca che portava in testa, venne sostituita con un’altra parrucca castana che terminava con una lunghissima treccia.

In seguito gli vennero consegnate le armi: uno spadino in metallo da tenere alla cintura, un fucile munito di una baionetta affilatissima, della polvere da sparo ed uno stoppino per caricare il fucile e pulirne la canna.

Fu così pronto per la lunga marcia che lo avrebbe condotto, insieme ai suoi camerati, a Postdam, proprio dove egli era precedentemente stato.

L’austero ambiente militare di Postdam non era certo il posto adatto ad Einrich, che amava l' arte, le belle donne, gli scherzi e le burle. A Postdam vigevano infatti l’ordine e la disciplina e chi non rispettava gli ordini dei superiori, veniva severamente punito. La pena più comune consisteva nell' essere frustati dagli ufficiali o dagli stessi camerati, con gli stoppini in metallo utilizzati per caricare i fucili!

Einrich, come si è già detto, odiava inizialmente quell' ambiente e i duri esercizi fisici a cui era sottoposto, ma ben presto cominciò ad amare tutto ciò, riuscendo a comprendere che per fare di un uomo un buon soldato, era necessario essere rigidi e inflessibili, senza mai cedere.

1 Guerra di Successione Polacca.



16 novembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO SETTIMO)

E con questo siamo alla metà dell'opera del mio FEUILLETTON che scrissi ben sedici anni fa.
Sette capitoli su quattordici, dunque !
Perdonate ancora una volta la mia scrittura giovanile ed "inesperta"...ma lasciatevi comunque avvincere quest'oper(ett)a in stile settecentesco scritta - peraltro - ben prima di Armida di Rovombrombretta dalla Cinzia col Tiacca Torrigiani.

Luca Bagatin

Capitolo settimo



Il tradimento


    Alcuni giorni dopo, Morgan Turning venne a conoscenza del fallimento del suo piano, mediante un informatore e ne diede conoscenza al Barone Von Grimbukow, il quale propose di uccidere personalmente Einrich.
    Il vecchio tuttavia gli disse: - Messere, lasciate che ce ne occupiamo io ed i miei uomini, dato che abbiamo più dimestichezza in questo genere di cosette...-
    - Quel maledetto borghese insidia la mia amata e per questo ho il diritto e il dovere di battermi con lui e di ucciderlo! -
    Il vecchio insistette ancora: - Barone, guardate la cosa da un altro punto di vista: se sarà Von Breith ad uccidervi, morirete con disonore ed inoltre non potrete più rivedere la Duchessina e mettere mano alle sue ricchezze; mentre ciò non potrà di certo accadere a me o ad uno dei miei uomini! -
    - Bene, Morgy, mi avete convinto! Partite pure alla ricerca del giovane borghese! -
    Una volta partito il vecchio, Mark lo seguì, ormai deciso a porre fine all' esistenza del giovane Von Breith.
    Einrich, Verusca ed Alexandra, salutarono e ringraziarono il Principe Federico ed il Conte e quest’ultimo donò loro una nuova carrozza con la quale avrebbero proseguito il viaggio, dato che ormai troppi erano a conoscenza del loro soggiorno a Weimar.
    Einrich decise che era il caso di dirigersi verso Berlino. Là, infatti, avrebbero goduto della protezione del Re di Prussia. Tuttavia il misterioso informatore di Turning , venne ben presto a conoscenza di ciò e ne diede comunicazione al suo padrone, mediante il solito messaggio legato ad un piccione viaggiatore.
    Dopo alcuni giorni, Einrich e le due dame, arrivarono a Postdam, principale presidio militare di Re Federico Guglielmo I.
    Poche ore dopo arrivò anche Morgan Turning, il quale, intercettato Einrich, estrasse la spada.
    - Von Breith, finalmente possiamo scontrarci e per giunta nella città cara al Re "Sergente"(soprannome del Re di Prussia Federico Guglielmo I con il quale passò anche alla Storia. N.d.A.) ! -
    A quelle parole Einrich sguainò la spada e, con uno scatto furtivo, fu immediatamente dinnanzi al vecchio Morgy.
    I due iniziarono a duellare senza sosta, osservati a distanza, non solo dalle spaventate dame, ma anche dal Barone Von Grimbukow, il quale era momentaneamente nascosto dal muretto di una piccola abitazione.
    Entrambi i duellanti erano stremati dal combattimento, ma d’un tratto Turning lasciò cadere la spada, estrasse la pistola dalla tasca della giubba, prese violentemente il braccio di Verusca e gliela puntò alla tempia.
    - Von Breith, non siete morto, ma siete stato ugualmente sconfitto! Ora tornerò a Brema con la Duchessina e chiederò un riscatto di duemila talleri al suo fidanzato, anche se, fino a ieri, è stato un mio fido alleato! -
    - Che cosa intendete dire con: “è stato un mio fido alleato”? -, chiese Einrich sorpreso.
    - Il Barone Von Grimbukow non è stato altro che una pedina fra le mie mani; gli avevo promesso di uccidervi in cambio delle ricchezze della Duchessina che ci saremo equamente spartiti, ma ora voglio molto di più di quanto mi sarebbe spettato! Von Breith, sappiate che tramavo tutto ciò fin dal momento in cui scrissi l’orribile minaccia che trovaste in camera vostra! -
    D' un tratto si udì uno sparo e successivamente Morgan Turning cadde a terra privo di vita. Il colpo era partito dalla pistola del giovane Von Grimbukow, il quale aveva così vendicato il tradimento subito dal vecchio ‘Satana’.




30 ottobre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO QUARTO)

Et voilà Madames et Messieurs il quarto capitolo del romanzetto che scrissi alla brutta età di quattordici anni, ancora pieno di brufoli, pustole e verruche (successivamente mi feci crescere la barba per coprire il tutto). Come sempre l'ambientazione è singolare (difficile immaginare un'ambientazione plurale in effetti !): la Prussia Settecentesca di Federico il Grande.
Un amore contrastato fra una nobildonna ed un semplice musicista....pronto a tutto.


Luca Bagatin

Capitolo quarto


L' alleanza

Einrich si rivolse verso Verusca e le disse: - Amore mio, portate con voi alcuni abiti. E' necessario lasciare al più presto la città, prima che Morgan ci uccida tutti! -.

Alexandra fu persuasa dall' idea del giovane ed anche lei esortò l' amica-padroncina a preparare il suo bagaglio per lasciare Brema.

Verusca, pensierosa, disse: - Come faremo a lasciare la città senza che Mark sappia nulla? Ci farà certamente cercare dalle guardie e per voi, Einrich, sarà la fine! -

Einrich tuttavia rispose tranquillamente: - Non importa ciò che mi accadrà! A me preme solamente di salvare la vostra vita e quella della vostra amica dalla perfidia di quel demonio!-

Quando Verusca ed Alexandra furono pronte, Einrich ordinò al cocchiere di Corte di scortarli sino a Weimar, ove il giovane aveva importanti conoscenze.

La carrozza partì in piena notte ed il Barone Mark Von Grimbukow, appena rientrato da un' importante discussione d’affari al cospetto del Re di Prussia1, la vide e chiese spiegazioni ai cortigiani.

I cavalieri e le dame gli illustrarono il precedente accaduto e lui, irritatissimo, uscì da Palazzo pronto a salire in groppa al suo cavallo per raggiungere la carrozza ed impedire la fuga.

Improvvisamente apparve il vecchio Turning, che gli disse con fare amichevole: - Barone, voi volete a tutti i costi ritrovare la duchessina ed uccidere quel maledetto Von Breith; mentre io, oltre a voler uccidere , come voi, Von Breith e se mi riesce anche quella sgualdrinella di Alexandra, vorrei in particolare mettere mano alle ricchezze della vostra promessa sposa, che, naturalmente, ci divideremo in parti uguali. So infatti che il vostro è più che altro un matrimonio di interesse ... diciamo pure ... ehm... economico... perciò vorrei proporvi di unire le nostre forze al fine di concretizzare questi nostri perfidi ma astuti propositi -

Mark lo guardò sbalordito ma al contempo compiaciuto. - Chi siete, messere? Sicuramente un personaggio che dovrebbe certamente frequentare la mia amatissima Corte -

- Mi chiamo Morgan, Morgan Turning, ma voi potete anche chiamarmi Morgy, come mi chiamano gli amici dei quartieri malfamati della città. Ah, ah, ah...Ma ora veniamo a noi: ho molte conoscenze, non solo tra i delinquenti di Brema, ma anche presso i nobili frequentanti le Corti d' Inghilterra e Prussia, le due eterne potenze alleate. Potrei quindi facilmente servirmi di queste mie conoscenze e, naturalmente con l' aiuto dei vostri fidi granatieri, potremmo acciuffare il giovane Einrich, rinchiuderlo e condannarlo a morte e, a quel punto, voi avreste la strada libera per riconquistare la duchessina ed io, insieme naturalmente a voi, diventerei il malfattore più ricco di Prussia -

Rise sguaiatamente come era solito fare. Poi continuò: - Ho sentito che i due ‘ piccioncini’ e l'amica, sono in viaggio per Weimar. Avvertirò immediatamente il mio amico, il marchese Fritz Hausbrand, ora in gravissime condizioni economiche, mediante un piccione viaggiatore. Fritz risiede proprio nel cuore di Weimar e per pochi talleri infilzerebbe chiunque! Fin dai tempi in cui frequentavamo la Scuola di scherma di Londra, infatti, era il miglior spadaccino d' Europa , ed ora, pare che non abbia perso la sua fama -

Il barone sorrise: - Morgy, è un piano veramente diabolico, degno di un vero genio del crimine! Accetto le vostre proposte con vero piacere -

Turning salutò il giovane e si affrettò a raggiungere la sua tetra dimora, ove prelevò, tra i suoi piccioni viaggiatori, quello che gli pareva più veloce; gli legò ad una zampa il messaggio per il marchese Hausbrand e lo fece volare verso Weimar.

1 Federico Guglielmo I (1688/1740)



23 ottobre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO SECONDO E TERZO)

Proseguiamo - per la neo rubrica FEUILLETTON - con la pubblicazione del secondo e terzo capitolo del romanzetto inedito che scrissi all'età di quattordici anni ambientato nel '700 prussiano.....

L.B.

Capitolo secondo



Il duello

    Il giorno seguente  era un giorno di pioggia e per questo il giovane Einrich era triste, tuttavia lo consolò il fatto di fare nuovamente visita alla sua amata Verusca.
    Arrivato a Palazzo, venne fermato da un giovane che all'apparenza poteva avere la sua stessa età, non molto alto, imberbe, vestito con una giubba rossa con borchie in oro e dei calzoni blu e, fatto curioso per l' epoca, non portava parrucca ma aveva ben in mostra i suoi corti capelli castani. Il giovane puntò la sua pistola contro Einrich.
    - Con chi ho il piacere di parlare, messere?-, chiese Einrich stizzito.
    - Sono il barone Mark Von Grimbukow, fidanzato della duchessina Verusca Von Holstein e suo futuro sposo e non vi permetterò più di conversare con lei come avete fatto ieri, altrimenti dovrete risponderne alla mia spada!-
    Einrich, nonostante tutto non si diede per vinto e gli disse apertamente: - Caro barone, voi non potete obbligare né la duchessina a non vedermi, né tantomeno me a non poterla vedere, altrimenti mi vedrò costretto a sporcare con il vostro sangue la mia spada -
    I due rimasero alcuni istanti guardandosi fissi negli occhi, poi di colpo Einrich scese da cavallo, estrasse la spada ed iniziò a duellare con il nobile.
    Poco dopo, avvertita dalle sue amiche del duello, arrivò Verusca, la quale pregò i due di non commettere pazzie e di interrompere la tenzone. Einrich, alle parole della sua amata, rifoderò immediatamente la spada, mentre il barone ne approfittò per ferirlo alla spalla. Il giovane, privo di sensi venne soccorso da Verusca, ma l'aristocratico la prese violentemente per il braccio e la riportò nel palazzo, dicendo: - Quel romantico borghesotto non ha il diritto di vivere, lasciamolo alla sua sorte ! - e rise sguaiatamente.
    Einrich, successivamente, ripresi i sensi, saltò nuovamente in groppa al suo cavallo, ormai deciso ad uccidere Von Grimbukow e a conquistare la sua adorata Verusca.


Capitolo terzo


L' uccisore

Le tenebre erano appena calate quando Einrich rientrò a casa.

La prima cosa che fece fu togliersi la giubba, ormai sgualcita e strappata, che ripose sopra il suo enorme letto.

D’un tratto notò un foglio insanguinato attaccato con un coltello alla porta della stanza. Lo lesse e rimase sbalordito. Fu quasi sul punto di perdere la testa: si trattava di una pesante minaccia!

Caro amico, se tenete alla vita della duchessina ed alla vostra, uccidete la sua amica Alexandra, residente nella stanza accanto a quella della vostra amata

Morgan Turning, detto “l' uccisore”

Il giovane, alcuni istanti dopo, si riprese dallo stato confusionale che lo aveva colpito, impugnò la spada, scese nella scuderia e, come se le fatiche della giornata fossero state risucchiate dal vento, montò in groppa al suo cavallo e cercò di raggiungere il più velocemente possibile il maniero degli Holstein-Grimbukow.

Alcune guardie tentarono di fermarlo, ma lui non esitò ad abbatterle e ben presto penetrò nel Palazzo. Salì le scale e si precipitò nella stanza della giovane Alexandra, la quale, vedendolo, si intimorì e lo ammonì: - Messere, nessuno vi ha insegnato a bussare prima di entrare in una stanza e, per giunta, di una ragazza? -

Einrich ne rimase mortificato e rispose: - Scusate madama, ma, insieme alla duchessina, dovete lasciare al più presto la città. Ho infatti ricevuto un messaggio che diceva che avrei dovuto uccidervi e che se non l' avessi fatto, la duchessina sarebbe sicuramente morta -

La ragazza sorrise e non si preoccupò affatto dell' accaduto.

- Messere, chi volete che abbia intenzione di uccidere una giovane ed indifesa dama di Corte come me? Se volete conquistare la duchessina, cercate almeno delle scuse più credibili! -

- Vi dice nulla il nome di Morgan Turning, madama? - intervenne Einrich.

Alexandra, alle parole del giovane, svenne ed Einrich le venne in soccorso.

Pochi istanti dopo entrò nella stanza la duchessina Verusca, la quale era solita, ogni sera, dare la buona notte alla sua amica e, vedendo Einrich e l' amica svenuta, non esitò a dare un urlo così forte che il grosso della Corte era salito a vedere cosa fosse accaduto.

D' un tratto apparve dalla finestra della stanza di Alexandra, un uomo molto anziano, con il viso ricoperto di rughe, gli occhi gonfi ed il naso grosso e lungo. Indossava un abito verde chiaro, tempestato quà e là da brillanti e zaffiri di ogni forma, inoltre, portava una parrucca grigiastra che terminava con un codino legato a treccia: era Morgan Turning, il famoso "uccisore", l' autore del perfido messaggio.

Il vecchio si rivolse ad Einrich: -Tu, tu, piccolo borghesotto, invece di uccidere Alexandra la soccorri. Allora vorrà dire che ucciderò la tua adorata Verusca! - e, ridendo sguaiatamente, estrasse la pistola, scese dal davanzale della finestra, e la puntò alla tempia della duchessina, la quale era in preda ad un prossimo svenimento.

Einrich allora, con uno scatto fulmineo degno di un lupo, atterrò Morgan, gli tolse di mano la pistola e gliela puntò contro; poi gli chiese: - Chi siete? Perché volete uccidere Alexandra, messere? -

- Perché questa dolcissima fanciulla mi ha abbandonato dopo il nostro felice matrimonio, e, quanto alla prima domanda: io sono il Maggiore Morgan Turning, ex ufficiale dell' esercito inglese al servizio di Sua Maestà Re Giorgio II - rispose divertito il vecchio.

Alexandra, calmatasi, intervenne dicendo: - Non credete alle sue parole, messere, egli non è altri che un pazzo che perseguitò per anni la mia famiglia: uccise prima mio padre, poi mia madre, ed infine il mio unico fratello. Così ... senza una precisa ragione ... credo. Ed ora ... ora vuole uccidere anche me... -

Morgan l’interruppe dicendo: - Vi sbagliate Alexandra, io non uccido “senza una precisa ragione”, bensì per la più nobile delle ragioni, quella di dare un senso alla mia vita! -

Einrich gli chiese pensieroso: - Non capisco: perché volevate che la uccidessi proprio io? Perché dite di uccidere solo per dare un senso alla vostra vita? -

Turning rispose:- Dovevate ucciderla voi perché credevo che, essendo un ingenuo borghesotto innamorato della duchessina, avreste ceduto all' astuto ricatto. Alla seconda domanda posso rispondervi con le stesse parole di Alexandra: io sono pazzo, sì, è vero, ma voi tutti, non mi avrete mai! - e si gettò dalla finestra scomparendo nel nulla.

‘Una creatura dell' Inferno’, pensarono tutti.




16 ottobre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO PRIMO)

APPENDICE O APPENDICITE ?
presentazione by Luca Bagatin

Quel che vorrei proporvi - aprendo peraltro la nuova rubrica FEUILLETTON -  è un mio scritto inedito, anzi, di più, il mio primo romanzo e - pergiunta - inedito.
Lo scrissi nel 1993, a quattordici anni, ed è e rimane una mezza bojata (è, infatti, inedito per scelta del sottoscritto e non di presunti editori ai quali mai lo sottoposi, tanto fa schifino).
Non che l'idea fosse malaccio, per carità, anzi. Anticipò di anni quel polpettone chiamato "Elisa di Rivombrosa" sia per ambientazione che per trama. Con la differenza che il mio "Un amore senza fine" è decisamente più avventuroso e meno melenso.
Un Luca Bagatin anticipante Cinzia TH Torrini, quindi ? Un Luca TH Bagatin insomma, in cui il TH sta per THE (e si pronuncia letteralmente THE, senza quella orribile pronuncia anglofona che ti costringe a mettere la lingua fra i denti e spruzzare saliva a chi ti sta di fronte) !
"Un amore senza fine" l'ho dunque pensato sedici anni fa, come un soggetto per un film o, ancor meglio, per un fotoromanzo.
Ne è uscito un feuilletton, un fogliettone, un romanzo più d'appendicite che d'appendice.
Un romanzo che voglio somministrarvi - di capitolo in capitolo - settimanalmente sino ai primi di gennaio o giù di lì.
Un romanzo che vi terrà dunque con il fiato...sul collo. Alitandovi ogni settimana come un venticello che vi capulterà (letteralmente) nel XVIII secolo, nella Prussia degli Hohenzollern.
Vivrete dunque le (dis)avventure di due teneri amanti, Einrich Von Breith e Verusca Von Holstein....fra duelli, guerre e tradimenti.
Come ho scritto all'inizio, tengasi conto che il tutto lo scrissi in pieno periodo di acne giovanile. Forma e lessico sono dunque assai poco "raffinati" e così anche il resto che - ribadisco - renderebbe molto meglio se se ne realizzasse un lungometraggio o un fotoromanzo.
Buona lettura....

Luca Bagatin

Capitolo primo



L' incontro

Correva l' anno 1735 e a Brema erano appena suonate le quattordici, quando un giovane borghese, alto come un granatiere, emaciato, vestito con una giubba di velluto bianco, dei pantaloni di raso dello stesso colore, un ampio tricorno nero ed una parrucca bianchissima e riccioluta, usciva dalla sua dimora, la quale non era certo una reggia, dato che era molto antica e quindi "barcollante", tanto che quando si salivano le scale per andare ai piani superiori, bisognava far attenzione a dove si poggiavano i piedi per non rischiare di sfondare i gradini di legno scuro.

Il giovane si chiamava Einrich Von Breith ed era un discreto musicista ed un accanito collezionista di armi, tanto che aveva speso quasi tutti i suoi risparmi per acquistare l' ultimo modello di pistola ricaricabile con stoppino in ottone finissimo.

Ora, infatti, si trovava in gravi condizioni economiche ed aveva addirittura perso il posto come maestro di musica presso la Cappella di Brema, per aver schiaffeggiato pubblicamente il cappellano, che precedentemente aveva tirato le orecchie ad un giovane mendicante che aveva rubato delle mele nel suo giardino.

Einrich infatti diceva: - Tutte le cose create dalla natura sono di tutti ed ha maggior ragione che lo siano dei mendicanti, i quali non possono permettersi di comperarle! Ho perso il posto, bene, ma l' ho perso con onore e per una causa più che giusta! -

Poco tempo dopo nel Gran Piazzale apparve la maestosa carrozza della duchessina di Brema: Verusca Von Holstein. Ella era una ragazza molto giovane, aveva i capelli mossi e neri nascosti, tuttavia, da un' enorme parrucca bianca che detestava per la sua scomodità.

Verusca era molto pallida, aveva le labbra sottili e gli occhi chiari, di perla, che riflettevano tutta la sua persona.

Einrich, come del resto tutti gli abitanti della città, ammirava la festosa parata e rimase subito colpito dall' infinita bellezza della duchessina, tanto che decise di seguire, con il suo fedele cavallo bianco (ormai una delle sue pochissime proprietà), la carrozza, che si fermò davanti al Palazzo Ducale: un enorme maniero bianco con il tetto blu, facilmente paragonabile alla reggia del Re di Prussia.

Einrich aveva molti amici presso i granatieri che difendevano la reggia e per questo gli fu facile penetrarvi.

Entrato, si fece annunciare come il nuovo compositore di Corte e si inchinò dinanzi alla duchessina. La giovane, stupita ed incuriosita, ordinò alla servitù di uscire ed Einrich, rimasto solo con lei, non negò di esserne innamorato e, per dimostrarglielo, le regalò un semplice mazzetto di variopinti fiori che aveva colto pochi minuti prima.

La duchessina lo osservò divertita per alcuni istanti e poi disse: -Voi, messere, siete molto gentile ma il mio cuore appartiene ad un altro-

Il giovane la guardò sbalordito e le rispose: -Madama, chiamatemi pure Einrich. Ed io, se non sono troppo imprudente, come posso chiamarvi?-.

-Verusca-, rispose la giovane.

Einrich continuò: -Io sono solo un semplice borghese, non un nobile come voi o come probabilmente il vostro promesso, tuttavia sappiate che farei qualsiasi cosa pur di far breccia nel vostro cuore, e che comunque vi amerò per sempre! Se volete posso venire a farvi visita ogni giorno e, quando e se lo vorrete, potrei accompagnarvi a fare una passeggiata-

Verusca tuttavia rispose che c'era già qualcun altro che l' avrebbe accompagnata ed Einrich si vide costretto a lasciare il maniero deluso ed amareggiato, ma ricolmo d' amore, un amore che lo aveva portato a spingersi fino al cospetto di una fra i più importanti nobili di Prussia: la sua amata!


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini