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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 aprile 2014

"Quando definiresti una donna, una bella donna ?": monologo/ritratto di donna di Luca Bagatin

Quando definiresti una donna, una bella donna ?

Prima di tutto non definirei mai una donna, una bella donna. E' una definizione banale e, per quanto io possa risultare banale, non mi limiterei mai a banalizzare la descrizione di una donna.

Definirei, al massimo, una donna "affascinante", ritenendo per "affascinante" così tante imprecettibili caratteristiche da non poter essere nemmeno descritte minuziosamente.

Gli occhi di una donna mi colpiscono. Specie se chiari, verdi o azzurri che siano.

Ma questo è e rimane un aspetto limitatissimo del tutto.

Trovo affascinante una donna che sorride e al contempo è misteriosa. Persino malinconica, a tratti.

Una donna che sappia tenermi testa è forse la donna che riesce anche a farmela perdere, la testa.

Non è un argomento facile, quello che sto cercando di affrontare e non voglio nemmeno troppo affrontarlo.

Al massimo mi limito e mi limiterò a scriverne, anche attraverso un saggio che a breve vedrà la luce nelle librerie italiane.

La bellezza, in senso relativo, può non essere rara. Ma il fascino che cerco io, ovvero l'assoluto che ricerco anche in una donna (e lo ricerco in una donna perché le donne sono gli unici esseri che, sin da ragazzino, riescono ad emozionarmi davvero), è qualche cosa di quasi introvabile. Impercettibile. Indescrivibile e che io stesso non riesco o, meglio, mi rifiuto addirittura di descrivere.

Mi si dirà che la mia apparente cripticità nasconde solo una percezione distorta della realtà. Del resto lo sapevo che, presto o tardi, qualcuno mi avrebbe dato addirittura del drogato.

Ebbene sì, forse sono drogato. Drogato da una passione che non sono mai riuscito ad afferrare e che mi pervade il corpo, lo spirito, l'anima. Passione per una donna che, anni fa, quando aprii questo blog (a causa della perdita di una donna), definivo Donna che Non ho.

E' per questo che le passioni preferisco spesso tenerle a freno o, meglio, sublimarle attraverso la scrittura, oppure attraverso progetti talmente ambiziosi da non sembrare veri, talvolta al limite dell'oscenità/eresia.

"I più" non mi hanno mai compreso.

E di ciò vado molto fiero, perché, se avessi voluto essere compreso "dai più", sarei stato un amante del "pop". Ed invece tutto ciò che viene comunemente definito "pop" per me è solo merda e vuoto di pensiero.

Chi ricerca l'assoluto non può certo accontentarsi, anche se dev'essere consapevole di essere destinato a soffrire per tutta la vita.

E' evidente che sono fra costoro.

Mi accendo un sigaro Antico Toscano, lo stringo fra i denti, tiro qualche boccata e passa la paura.


Dipinto di Barbara Pierno



18 agosto 2013

L'immondo squadrismo al Potere



C'è chi ancora oggi crede che abbia senso parlare di "sinistra" o di "destra", come se si avesse ancora contezza di che cosa significhino, o, meglio, significassero, questi due termini.

C'è chi oggi difende Berlusconi e si definisce "di destra" e talvolta anche "liberale", ma non si rende conto o fa finta di non rendersene conto, che Berlusconi è il miglior amico dei dittatori filo-comunisti e filo-islamisti d'occidente e oriente e, quando era al governo, ha fatto i suoi interessi e/o quelli della social-burocrazia.

C'è chi oggi parla di diritti e libertà e si definisce "di sinistra", ma al suo interno ha componenti omofobe, fascistoidi, conservatrici sotto il profilo economico-sociale. E governa con Berlusconi.

C'è chi, poi, forte di aver passato anni ad essere imboccato da Mamma-Rai (salvo essere stato stoppato da Craxi e forse giustamente), fa il "figo" gridando alla piazza, foraggiato dal suo sodale capellone che ha deciso che, ogni militante e ogni parlamentare, devono essere delle pedine nelle loro mani.

Sembra di essere in un film di Fellini ed invece è la realtà del Belpaese o, meglio, del Brutpaese alle soglie del 2014.

Ah, fra le altre cose c'è anche chi chiede la grazia per i pluripregiudicati direttamente a Napolitano e chi sta pensando di punire anche chi fuma nella propria automobile e non solo.

E' il nuovo Ventennio, senza più il Duce, ma con tanti ducetti più o meno incompetenti al comando di una nave che affonda.

Eppure sarebbe molto semplice cambiare le cose, senza ideologie, partiti o partitini. Basterebbe il buonsenso. Poche ma chiare regole.

Un possibile decalogo o giù di lì ?

Chi scrive, ovvero il sottoscritto, ha proposto quello di "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.blogspot.it)

1) piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti)

2) che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente.

3) che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente

4) lotta ad ogni forma di discriminazione, ovvero lotta al razzismo, all'omofobia, alla massonofobia e all'odio religioso


5) attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale

6) introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese.

7) introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero

8) introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale.

9) istituzione dei parchi dell'amore

10) lotta alla vivisezione, rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente

11) legalizzazione della prostituzione

12) introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale


13) introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”

14) abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane.

Possiamo anche aggiungere: aliquota unica, per tutti, al 20% ed IVA ridotta al 4%; separazione delle carriere dei magistrati e responsabilità civile del giudice; nessun divieto di fumo, nemmeno nei locali pubblici, salvo disposizione diversa del proprietario.

E comunque lo ribadiamo: non c'è destra o sinistra che tengano, né in Italia né in Europa.

Occorrono buonsenso, passione, amore e senso estremo di libertà individuale e dunque collettiva.

Mano Stato, più individuo. Più cuore e mente. Burocrazia ridotta all'osso e nessun incentivo per banche, grande industria e mafie più o meno legalizzate.

Ci riusciremo ? Per ora la strada è in salita e l'odio, l'oppressione e la criminalità...legalizzata regnano sovrane.

Luca Bagatin 



12 settembre 2009

Intervista esclusiva all'attrice Valentina D'Agostino per www.lucabagatin.ilcannocchiale.it by Luca Bagatin

Vorrei parlarvi di Valentina D'Agostino un'attice palermitana che mi ha subito colpito vedendola indossare i panni dell'esuberante piperina Alessia nella commedia a puntate "Piper", trasmessa recentemente da Canale 5 ed alla quale ho anche dedicato un entusiastico articolo.
Oggi ho avuto l'amichevole possibilità di intervistarla e, da amante della recitazione e dell'arte, confesso, non le avrei mai proposto un'intervista se non avessi da subito creduto nelle sue capacità artistiche.


Luca Bagatin: Come hai mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo ?

Valentina D'Agostino: Ho accompagnato in estate, dopo la maturità, una delle mie ex-compagne di scuola a un’audizione per la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Palermo e uno degli insegnanti mi chiese di salire sul palco e fare un esercizio di improvvisazione. Passai così la successiva selezione.

Luca Bagatin: In televisione sei ricordata in particolare per i ruoli che hai interpretato nelle miniserie "Raccontami" (nel ruolo di Italia) su Rai Uno e nel recente "Piper" (nel ruolo gi Alessia) su Canale 5.
In entrambi i casi hai recitato il ruolo di ragazze simpatiche, ma furbe...che utilizzano la loro avvenenza per un secondo fine. Per quanto senza vera cattiveria, per così dire. Hai avuto difficoltà a calarti in questi ruoli ?

Valentina D'Agostino: Interpretando Italia in “Raccontami” è stato divertimento allo stato puro. Interpretavo una siciliana, quindi avevo come punti di riferimento le donne della mia terra, che ho conosciuto nella mia infanzia: furbe e disinvolte, poi con i registi Riccardo Donna e Tiziana Aristarco e gli attori è scattato subito il feeling giusto. Alessia, in Piper, era un bel ruolo. Ho dovuto ripescare quegli atteggiamenti da Lolita che trovo teneri e a volte anche buffi.


Luca Bagatin: Da Palermo ti sei trasferita a Roma per lavoro. Ti manca molto la tua città ? Ti senti una palermitana doc o sei piuttosto una cosmopolita ?

Valentina D'Agostino: Mi sento palermitana, lo sono e lo mostro anche. Penso in siciliano a volte. Mi manca la città, i suoi ritmi (lentissimi), ma sono contenta d’essere riuscita quanto meno ad allentare il cordone ombelicale con Palermo, che bene non mi faceva.


Luca Bagatin:
Sei molto giovane, ma non vuoi rivelare la tua età. Un vezzo ?

Valentina D'Agostino: ho quasi 27 anni.

Luca Bagatin: Il sottoscritto, entusiasta per natura, ma anche misurato nei giudizi, ti ha definita in un recente articolo la "Brigitte Bardot degli anni 2000".
Ti riconosci in questa definizione ? Quanto di B.B. c'è veramente in te, che pur esteticamente e dal punto di vista recitativo sembri incarnare un'attrice d'altri tempi, simpatica ma smaliziata e disincantata al tempo stesso ?

Valentina D'Agostino: C'è di B.B. tutto in me nello sguardo degli altri. In molti mi dicono che le somiglio tanto. Cambierò colore di capelli, cambierà qualcosa?  Dal punto di vista recitativo, in “Raccontami” e “Piper” ero negli anni '60. Ho cercato di recuperare dalle foto e dai racconti il modo di fare, le movenze, il modo di pensare e quindi di parlare delle mie nonne. Se faccio così anche nei film ambientati ai giorni nostri mi sa che sarebbe un disastro….


Luca Bagatin: Hai recitato dal 2002 al 2006 anche per il teatro in importanti commedie. Preferisci il teatro o la televisione ?

Valentina D'Agostino: Preferisco il teatro che vuole comunicare qualcosa. Esprimerla quantomeno. I polpettoni di un teatro vecchissimo che si ripete sempre uguale a sé stesso mi avevano stancato...

Luca Bagatin: Che ruolo vorresti veramente interpretare ?

Valentina D'Agostino: Beatrice Cenci. Prima che io diventi troppo grande.

Luca Bagatin: Ti autodefinisci un'attirce precaria.....ma è veramente così ?

Valentina D'Agostino: No, non ho mai detto d’essere un'attrice precaria. Il mestiere dell’attore è precario.

Luca Bagatin: Quali sono le tue prospettive future, insomma ?

Valentina D'Agostino: Lavorative ? Ho finito di recitare in un film per Rai Uno, dal titolo “Le cose che restano” di Gianluca Tavarelli, il lavoro in assoluto che mi ha sin ora affascinato di più.




Ringrazio davvero Valentina per la sua immensa disponibilità nell'avermi concesso quest'amichevole intervista, riuscendo anche a prendermi in contropiede (rivelandomi fra l'altro la sua età...).
Ribadisco che questa ragazza sarà una vera rivelazione e non ci resta che attendere di vedere la nuova fiction "Le cose che restano" (nel cast anche Paola Cortellesi ed Ennio Fantastichini), di cui ci ha dato un'anticipazione e che sarà in onda nell'ambito della nuova stagione televisiva di Rai Uno in quattro puntate.

Luca Bagatin



16 agosto 2009

"MICHELE PALOMBELLA, QUASIOCCUPATO": cortometraggio by Luca Bagatin

Michele Palombella era dedito al fumo.
Fumava, fumava, pareva che la cosa che al mondo lo interessasse di più fosse fumare.....
Fumare incessantemente, ma non solo. Anche pensare...ricordare...vivere....




Mi chiamo Michele Palombella, ho quarant'anni e sono un quasioccupato.
Non mi chiedete che significa perché non lo so. E nemmeno mi interessa poi tanto dirvelo, visto che non mi ascoltate mai.
Quantomeno non mi ascoltate da venticinque anni.
Avevo quindici anni quando qualcuno di voi mi mise con la testa dentro al cesso ed in quel cesso ci sono rimasto per i successivi venticinque anni.
Il problema....il problema....ma perché mai dovrebbero esservi problemi.
Una quasifamiglia, una quasicasa, una quasirelazione, una quasiautomobile.
Prima dei diciannove anni stavo meglio. Anzi no, prima dei venti. Non è che stavo bene, questo no. Però stavo meglio.
Allora militai anche nelle file del partito...... Non che fossi realmente convinto delle idee di quel partito, però lì trovai qualcuno che mi faceva sentire parte....
Sentire parte.....
Che bello il verbo "sentire". Ai ventenni d'oggi interesserà veramente "sentire" qualcosa ?
E poi "parte"...essere parte....parteggiare...farsi le canne in compagnia....
I tagli che porto sul corpo non sono "ferite di guerra". Me li sono fatti io attorno ai ventidue anni. Due sul petto, un paio sulle braccia.....qualche mozzicone di sigaretta spento sul braccio.....
Ecco, ora voi pensate che io pensi ad alta voce.....e invece no. E INVECE NO ! Sto URLANDO ad alta voce.
Ma che ne sapete voi che cosa significhi non ridere mai, non ricordarsi come si piange, non riuscire a proferire parola con i vecchi amici perché.....perché sono vecchi e voi vi sentite ancora giovane.
Ma che ne sapete voi che pensate solo a scopare virtualmente, a crearvi per anni una vita virtuale e poi magari anche a scopare oltre lo schermo senza "vedere" chi vi sta attorno.
Chi vi sta attorno....che continua ad osservarvi, ad amarvi - per quella merda che siete - ....ma rimane in silenzio.
Ed in silenzio rimarrà per sempre.
Ma che ne sapete voi che significa passare una vita a smistare ricordi.
............
Il mio più grande difetto è quello di non saper comunicare. Cioè, è uno dei difetti. L'altro è l'avere un pessimo carattere.
Con gli anni ci si abitua. Voglio dire: con gli anni mi sono abitiato anche a me stesso. MI SONO ABITUATO A QUESTA VITA VUOI CHE NONMIABITUIAMESTESSO ?????
Una volta mi piaceva una ragazza e, come al solito, le ho chiesto se potevo innamorarmi di lei.
Ora, sembra che non sia possibile esternare così apertamente i propri sentimenti.
Sembra che non sia possibile.....
Sembra che tutto ti sfugga....come il fumo di una sigaretta.....
Sembra che la cosa più naturale del mondo tu debba complicarla.
Ma che ne sapete voi che vi vantate di sapere tutto perché l'avete visto in televisione a Uominiedonne.
Che ne sapete voi di che significa non temere la morte perché si è già morti e non si può morire due volte, no.
No, non si più.
Ora, c'è questa domanda che io vi faccio - sapendo che non potete sentirmi ovviamente - che cos'è un uomo senza una donna ?
No perché una donna senza un uomo sta benissimo, è assodato.
Ma viceversa.....?
...............



Michele Palombella, quarant'anni, quasioccupato.
Trovato morto il 15 agosto 200... con un colpo di pistola alla tempia.
Non ha lasciato messaggi.
Non ha lasciato nessuno.
Forse, è solo un eroe di "carta".

Igienica.



14 agosto 2009

UNA GONNA SENZA L'UOVO: surRenalità d'agosto


A Meri Lao, a Roberta Tatafiore, a tutte le femministe non fancazziste
Agli uomini come me che non amano le donne che li odiano
Alla fallocrisia, che è l'ipocrisia di colui il quale pensa che le dimensioni contino qualche cosa. Specie quanto perde una partita sotto il tavolino.
A Novembre, quando la città si accende in un istante.....nonostante a dicembre risulti ben più illuminata.
Ma soprattutto ai bambini che, innocentemente, hanno scoperto il gusto per la beSTIEmmia.
Perché Dio è, prima di tutto, un bambino che l'ha fatta grossa. E ne va pure fiero ! (anvedi un po'...mortacciSua).

Baglu - Libero Marinaio dell'Inverno che tarda a venire

Una donna senza uomo è...
E’ come un naso senza officina
Un capitombolo senza la mitria
Un dizionario senza benzina
Un parafulmine senza la cipria
Una donna senza uomo è
Un perizoma senza pignatta
Un pipistrello senza culatta
Un pomodoro senza ciabatta
Un purosangue senza cravatta Una donna senza uomo è
Un paralume senza bagnino
Un palissandro senza orecchino
Un palinsesto senza zerbino
Un partigiano senza girino
Una parentesi senza diuretico
Donna è
Una pellicola senza capezzolo
C’est une femme
Una piramide senza solletico
Woman is
Una polemica senza corbezzolo
Es mujer
Mentre un uomo senza donna
Mentre un uomo senza donna
Che cazz’è
Che cazz’è
Che cazz’è...

di Meri Lao per "La città delle donne" di Federico Fellini




Una gonna senza l'uovo
parafrasando uno
Sfogo figo di una figa
monologo suRenale apparentemente illogico
ma ontologicamente onto (dal Veneto: unto)

by Baglu

Una donna senza un uomo, diciamocelo pure chiaramente, checché se ne dica, vive meglio e - forse - anche più a lungo.
Una donne senza uomo è come un naso senza officina.
Ma soprattutto un perizoma senza pignatta. Orsù, e diciamocelo: ma che ci fa un perizoma con la pignatta ! Mica è sexy una pignatta con un perizoma !
Capirei una pignatta con il capezzolo con l'orecchino o un palissandro senza la mitria (quella del prete zoroastriano ?).
Ma un purosangue senza cravatta ! Ma dove si è mai visto un purosangue senza cravatta signoramia !
E poi quella storia di Lei che è dietro al bancone e lui le dice: hai una nuova pettinatura anche oggi ?
E lei: che te tu non ha niente da fare, bellino ?
Accipicchiaripicchia ! M'ha chiamato bellino !
E quello lì comincia a fantasticare........ Ecco, perché un uomo, oggi, sa solo fantasticare.
Mica sa crearsi un futuro: prendi la legna, appoggia la legna, riprendi la legna, riappoggia la cazzuola.
E i figli ? Mica possiamo affittare il furuto (il FU-RU-TO) dei nostri figli a Lucia Rizzi !
E pensare che c'è chi non farebbe un passo senza i consigli di Lucia Rizzi che sì, vabè, assomiglia a ......(non ricordo) ma con i bimbi ci sa fare eccome !
E poi mica possiamo diventare vecchi e sbavare dietro alla barista sexy vestita come arlekkino ad Harlem e chiederle: per favore UNA CONA !
Una che ? (ti chiede la barista stronza che si diverte a farti fare la figura del fregnone).
Una CONA, che si dice tale in quanto (che) non ho ancora mangiato abbastanza gelato da vomitare.
Se l'avessi fatto mi sarebbe venuto un CONato. E allora sì che sarebbe stato maschile !
Questa guerra fra i sessi !
Ordunque dicevamo: che cazz'è un uomo senza officina o una donna senza la cipria ?
O una donna che urla: sono fieVa delle mie Vughe ! Non ho paura d'invecchiare, non ho paura di morire e trovo che l'amore E' meraviglioso !
TUTTE LE DONNE SON GIOVANI
TUTTE LE DONNE SON BELLE !
TUTTE LE DONNE HANNO PAURA D'INVECCHIARE CON UN PANTOFOLAIO ROTTINCULO CHE UNA VOLTA STUFO DI LORO LE FA APPEZZI E LE FICCA DIETRO A UN MURO !
TUTTE LE DONNE HANNO VENT'ANNI.....NON COME LA DICCI' CHE A VENT'ANNI ERA GIA' COSI' PUTTANA !



27 luglio 2009

Un viaggio felliniano nel Pianeta Donna


Ammetto che è il mio film onirico preferito.
Adoro il Fellini grottesco e a tratti clownesco. Con “La città delle donne”, il regista romagnolo, è riuscito addirittura ad essere politico - nel periodo post-femminista - muovendo non tanto una critica al femminismo in sé, quanto piuttosto raccontando con sarcasmo una sorta di follia collettiva. Una follia che fu violenta nei gesti e negli slogan.
La follia di certe femministe scalmanate dell'epoca, fortemente sessiste, e l'ipocrisia di certi uomini fallocratici e sessualmente allupati, ma quasi sempre fondamentalmente impotenti. Anche nel senso lato del termine.
Ed ecco che, per mezzo di Snaporaz-Mastroianni, ovvero del protagonista incontrastato di questo affresco felliniano, riusciamo ad esplorare - con divertimento e giocosità - l'universo-pianeta donna in tutte le sue sfaccettature.
Dalla donna-moglie alla donna-amante; dalla donna-femminista alla donna-materna; dalla donna-castrante alla donna-lesbo-autosufficiente e così via in un crescendo di surrealismo e comicità.
Rivedendo questo ottimo film, ho potuto anche riscontrare una certa similitudine con quanto proposto televisivamente da Gianni Boncompagni fra la fine degli anni '80 ed i primi anni '90. Si pensi alla scena dell'inno “La donna senza uomo è.....”, cantato in coro dalle donne-femminist-felliniane sedute per terra, che ricordano moltissimo le ragazze di "Non è la Rai" o dei primi “Domenica In” di Boncompagni, appunto.
Le donne-giocose-soubrette senza ammiccamenti, magari piene di contraddizioni (come quella magistralmente interpretata da Donatella Damiani), divertenti, che prendono in giro e sanno prendersi in giro. Giocando allegramente fra loro (penso anche alla scena delle pattinatrici scalmanate che si tengono per mano e circondano Snaporaz-Mastroianni tenuto per mano dalla Damiani), con una complicità raramente immaginabile in anni in cui la competizione femminile pare aver superato di molto quella fra maschi per la conquista-del-territorio.
Le soubrette, per così dire, precedenti alle Veline di oggi, ma che in realtà fanno parte del loro stesso back-ground (e sbaglia in pieno chi considera le Veline una categoria assimilabile alle vallette vuote degli anni che furono).
Donne forse idealizzate dall'immaginario collettivo maschile ? Forse, ma anche no. Anzi, decisamente direi di no.
Perché talvolta l'universo maschile non va oltre il modello tette-culo driveiniano o tintobrassiano, rilanciato oggi dal modello trash Belen Rodriguez per intenderci, che, artisticamente, diciamolo pure, non rappresenta nulla se non il nulla della televisione d'oggi.
Perché non si capisce perché una donna bella, magari sensuale, ma anche una ragazza acqua e sapone particolarmente accattivante e simpatica, non possa anche avere la capacità di far sorridere oltremodo, anziché mostrare il culo. Appunto.
Attenzione però miei cari maschietti ! “La città delle donne” è un vero e proprio viaggio onirico di un uomo incerto (ed anche maturo), che si lascia attrarre con facilità dal bel sesso giungendo finanche a trascurare o tradire la moglie, anche se solo idealmente. E tutto sommato non facendoci nemmeno una gran bella figura.
Finzione ? Realtà ? Gioco ?
Tutto si mischia nel film di Federico Fellini, che ci regala come sempre nuovi spunti di ricerca interiore ed esteriore.
In questo caso nell'ambito dell'immarcescibile lotta-scontro-gioco fra i sessi. All'inizio degli edonisti anni '80, così come anche oggi, nei confusi e a tratti fumosi anni '00.

Luca Bagatin



16 luglio 2009

Poesia di morte



La tristezza mi ha colto
La tristezza dal basso mi assale
Sale, più sù, verso il mio cuore
E pian piano sento venir meno l'amore
L'orologio batte e ribatte incessante le ore
Mi sembr di non udir più nessun rumore
Solo freddo ed al petto molto, molto male
Dolore che cinge finanche il mio ventre
E' giunta ora l'ora fatale
Non c'è proprio più nulla.
Più nulla da fare.



8 luglio 2009

Amare sospesi



Domenica pomeriggio ho fatto una corsa in bicicletta, come ai vecchi tempi e con la vecchia biciletta anni '30 di mio nonno.
Sono andato da lei.
Fuori di casa sua, ma no, non me la sono sentita di suonare, di chiamarla.....magari non era nemmeno in casa, chissà.
Ho attraversato tutta la campagna dunque. Campi, alberi, una strada lunga, ma piacevole. Sotto questo sole estivo. Solo per respirare la stessa aria che respira lei. Solo per il piacere di correre e di fermarmi a due passi da lei.
E fumarmi una sigaretta a pochi passi da casa sua.
Lei non lo sa che mi piace, o forse sì.
Ma forse non è questo che veramente mi importa.
E' difficile, oggi, parlarsi, capirsi, persino vedersi. Perché un conto è vedersi con gli occhi, un altro con il cuore.
Sono finiti da un pezzo gli anni '60 e '70, ma io è come se mi sentissi ancora parte integrante di quegli anni, che pur non ho vissuto.
Anni in cui la comunicazione era più spontanea ed in cui il cuore, quello sì, batteva davvero.
Ed allora rigorosamente fumetti di Max Bunker e bicicletta. Persino qualche canzone di Battisti e Mogol nelle orecchie (mai usato un aipod in vita mia).
Oggi..... Oggi l'incomunicabiilità la fa da padrone. E' difficile parlarsi, persino amarsi.
Oggi il sesso, quello sì, sembra che lo incontri ad ogni angolo della strada con le ragazzine che fanno talvolta a gara per perdere la verginità entro i quindici anni. Per poi, sui trent'anni, mettere su una famiglia numerosa, per poi separarsi, divorziare e morire in pace.
Si fa per dire.
Oggi il massimo della trasgressione è andare sul web e trovare amici virtuali su Feisbuc. Quella roba inventata da quel ragazzetto poco brillante dal nome crucco. Zukerberger o giù di lì.
Mi piace la parola, ovvero il concetto del "fare l'amore". Fare sesso, non è che non mi piaccia. E' che mi lascia perplesso.
Non sono certo un bigotto e/o un moralista. Solo che nelle cose mi piace andare in profondità, non rimanere in superficie.
Le automobili sfrecciavano a velocità vorticosa su quella strada con ai lati solo alberi e campi sterminati. Ed io a pensare solo a lei.
A.......
Oggi si corre vorticosamente. Su strada si corre su quelle scatole di sardine dalle prestazioni sempre più prestanti.
Non guiderei un'automobile nemmeno se me la prestassero.
Non guido da anni non a caso.
La velocità va bene, certo, se dietro ad essa c'è emozione, profondità, sogno. Non certo ferraglia.
Non so se questa sia la vittoria dei Futuristi sui Dadaisti e, francamente, anche poco me ne importa.
Oggi si ha fretta, si corre, ma per andare dove ?
E poi si teme la morte. Si vorrebbe essere eterni. Per continuare a correre, correre, correre.
Ed evitare di pensare.
Ed evitare di parlare direttamente: senza l'ausilio dei tastini di un computer o quelli di un cellino.
Ed evitare di scoprire.
Ed evitare di amare.
Soprattutto quello.




10 aprile 2009

Pannunzio e la sua eredità: un saggio di Pier Franco Quaglieni


Sono passati 60 anni da quel 19 febbraio 1949, data di inizio della pubblicazione del settimanale liberale “Il Mondo”, creatura cogitata e diretta da Mario Pannunzio, già direttore di “Risorgimento Liberale”: il giornale dissidente che più e meglio di ogni altro denunciò le angherie di fascisti prima e di comunisti poi.
Il Centro Pannunzio di Torino, fondato da Arrigo Olivetti ed altri collaboratori di Pannunzio, nel 1968, è oggi l'unico vero ed autentico erede e custode della cultura pannunziana. Questo sarebbe bene dirlo e sottolinearlo per chi non ne fosse a conoscenza ed anche a chi parla di Mario Pannunzio a sproposito, attribuendosene la tradizione.
E così, a 60 anni dalla storica data di fondazione de “Il Mondo”, il prof. Pier Franco Quaglieni -    attuale Presidente del Centro Pannunzio - ci regala un raro testo sull'argomento.
Il suo “Liberali puri e duri – Pannunzio e la sua eredità”, edito da Genesi, è una vera e propria antologia di ricordi senza peli sulla lingua e di scritti di autorevoli giornalisti, scrittori ed autori vari che a “Il Mondo” collaborarono.
Il libro del prof. Quaglieni, amico e discepolo – per così dire – di Pannunzio, traccia un quadro limpido e cristallino del giornalista liberale lucchese, delle sue battaglie e del suo spirito autenticamente schietto e progressista. Il tutto con la prefazione del deputato europeo già eletto con il Partito Repubblicano Italiano ed oggi con Il PdL: Jas Gawronski.
Quaglieni restituisce nuova luce a questa tradizione culturale e politica di liberali puri e duri  (come la definì il repubblicano Francesco Compagna) appunto.
Liberali duri e puri che certo non sono stati i precursori del Partito Radicale di Marco Pannella, come spiega lo stesso Quaglieni: in quanto il Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici fondato dagli “Amici de Il Mondo” era ben altra cosa. Così come la tradizione di Pannunzio e dei pannunziani si rifaceva in toto a Benedetto Croce e non già a certo “azionismo” vicino agli ambienti giacobini e comunisti e, per finire, il prof. Quaglieni sfata il mito secondo il quale il quotidiano “La Repubblica” sia l'erede de “Il Mondo”, così come lo sia lo stesso direttore storico Eugenio Scalfari. Quaglieni ricorda quest'ultimo come giovane frequentatore del gruppo dei liberali pannunziani, ma poco dopo amico dei comunisti al punto che lo stesso Pannunzio – prima di morire – diede disposizione ad un amico di vietare a Scalfari di partecipare al suo funerale.
Da sottolineare come molti autorevoli collaboratori de “Il Mondo” avessero infatti scelto, negli anni successivi, di collaborare con il quotidiano “Il Giornale”, con una linea non a caso distante da quella de “La Repubblica”.
Mario Pannunzio ed i suoi liberali puri e duri erano infatti intransigentemente e laicamente antifascisti ed anticomunisti allo stesso tempo e per questo erano invisi al Partito Comunista ed ai suoi accoliti e da loro definiti, con spregio, “visi pallidi”.
Eppur fu questa tradizione, che va da Salvemini ad Ernesto Rossi, passando per Nicolò Carandini, Aldo Garosci, Leo Valiani, Giovanni Spadolini, Ugo La Malfa, Vittorio De Caprariis e molti altri, che combattè contro i monopoli, la speculazione edilizia, l'influenza del dogma ecclesiastico nelle leggi dello Stato, i privilegi delle corporazioni ed i Poteri Forti.
Battaglie difficili e combattute da un'esigua minoranza di intellettuali. Una minoranza purtuttavia consapevole della situazione dell'Italia di allora, che non è poi diversa da quella di oggi (con la differenza che oggi gli intellettuali e la cultura politica scarseggiano praticamente in ogni dove).
Ed ecco che il saggio del prof. Quaglieni, oltre a ripercorrere le tappe della vita giornalistica, politica e culturale di Mario Pannunzio, è una vera e propria antologia di figure di liberali che segnarono la vita stessa del giornale “Il Mondo”: da Benedetto Croce – padre nobile del Partito Liberale Italiano – ed ancora Carlo Antoni, Vittorio De Caprariis, Rosario Romeo, Ennio Flaiano, Nicolò Carandini, Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Spadolini e molti altri grandi nomi che fecero  - ciascuno nel suo specifico campo – dell'Italia un Paese migliore (oggi, francamente, facciamo assai fatica a scorgerne dello stesso calibro. Quelli che ci sono, per la maggior parte, sono emigrati all'estero. E non li biasimiamo).
Nella seconda parte del libro di Quaglieni, troviamo una serie di articoli di amici di Pannunzio che lo ricordano. Degni di nota gli interventi di Indro Montanelli che lo elogia sottolineando anche le grandi differenze fra loro due (fra cui il fatto che Montanelli fu fiero fascista, mente Pannunzio non lo fu mai).
Il volume è impreziosito da moltissime foto d'epoca che ricordano quella stagione e da foto recenti con coloro i quali in questi anni hanno ricevuto il premio intitolato a Mario Pannunzio (fra questi lo stesso Montanelli, Giorgio Forattini, Sergio Romano, Antonio Ricci e molti altri).
Degne di nota anche le simpatiche vignette satiriche di Mino Maccari, di Amerigo Bartoli e dell'immancabile Forattini (assolutamente caustica quella in cui è ritratto Pannunzio che “fa la carità” a Eugenio Scalfari).
Da segnalare il lungo articolo di Tiziana Conti ed Anna Ricotti dal titolo “Il Centro Pannunzio: quarant'anni fuori dai cori” che ripercorrono la storia del Centro, con la sua cultura saldamente liberaldemocratica e le sue iniziative presenti e future.
Questo è decisamente l'anno di Mario Pannunzio e delle sue “creature”.
Dal saggio di Massimo Tedori, a quello della professoressa Mirella Serri ed oggi a quello di Pier Franco Quaglieni, abbiamo la possibilità di leggere ed approfondire una figura assai vilipesa dall'egemonia culturale – proveniente dalle file marxiste e cattoliche - imposta all'Italia dal dopoguerra ad oggi.
E' ora di ricordare la migliore tradizione liberaldemocratica, che è anche quella che ha permesso al nostro Paese di rimanere ancorato all'Occidente democratico e di resistere alle tentazioni clericali provenienti dal Vaticano (per mezzo dei partiti laici più vicini alla cultura pannunziana come il PLI, il PRI ed il PSI di Craxi che riprese il concetto di “socialismo liberale”).
Se oggi ciò sarà ancora possibile lo sarà anche grazie a tutti coloro i quali avranno il coraggio di continuare questa tradizione di libertà oltre la destra e la sinistra.

Luca Bagatin



25 ottobre 2008

"Lucia "Rehab" Conti nel Paese delle Bambole": mediometraggio allegorico by Luca Bagatin



Non si sa com'è e/o come non è.
Fatto sta che Lucia "Rehab" Conti si ritrovò nel bosco circondata da bambole d'ogni specie e orsacchiotti di pezza dalle dimensioni a dir poco smisurate.
Vestita nel suo abito da sera più nero e fine, con indosso delle calze nere provocanti e delle scarpette rosse con il tacco da far invidia alla versione più avventente di "Dorothy" del Mago di Oz, ella guarda il nostro teleobiettivo, sorniona e divertita. Per nulla stupita da ciò che la circonda.
Il nostro teleobiettivo inquadra l'evidente scritta rossa sul suo decoltè: ALICE.
Ora si siede per terra, incurante del tavolino e delle sedie bianche sulle quali sono sedute talune bambole dagli abiti coloratissimi e financo d'epoca (vi sono bambole abbigliate con costumi del '500 e del '700).
Si ravviva i lunghi capelli neri. Si sente anch'ella un po' bambola, un po' bambina, un po' donna.
Se non che una di queste simpatiche creaturine immateriali prende vita. E' una Barbie o simila. Biondissima, con un abitino da collegiale, sorridente nella sua innocenza. Tende la mano a Lucia, la quale gliela bacia con una certa voluttà lasciandole copiosamente il segno del rossetto.
La bambola ritira la mano e se la porta alla bocca, baciando a sua volta il rossetto lasciato da Lucia, la quale si alza, fa l'occiolino verso di noi e porge le braccia al collo della biondona oramai non più immateriale.
La bambola la guarda con i suoi occhioni azzurri, le sorride ancora....ma il suo sorriso si ferma nel momento in cui Lucia la bacia sulla bocca con trasporto.
Le due donne si avvinghiano l'un l'altra giungendo a fondersi.
E' qui che il nostro teleobiettivo smette di riprenderle per lasciare tranquillamente alle loro effusioni.
L'orsacchiottone senza un occhio, seduto sulla bianca seggiola, ci guarda, un po' corrucciato. E' in quel momento che ci accorgiamo che, poco più in la, sono riuniti dei gatti d'ogni colore e razza, eretti su due zampe, in una stanza senza pareti ma con il solo pavimento a scacchi bianchi e neri. Bardati tutti quanti con fascie, medaglioni, guanti bianchi e grembiulini.
Si tratta senza dubbio della Gran Loggia dei Gatti.
Un gatto bianco, poco più grosso degli altri, è posto fra due colonne contrassegnate, alternativamente, dalle lettere J e B che sorreggono: l'una il Sole, l'altra la Luna.
Si tratta di Fat McQuack, il Maestro Venerabile.
Gli altri gatti, rispettosamente, lo ascoltano mentre lui brandisce un maglietto.
"Fratelli, i Lavori di questa Rispettabile Loggia devono proseguire nella Camera di Mezzo. Fratello Maestro delle Cerimonie, conduci i Fratelli Compagni d’Arte fuori dal Tempio, avvertendoli di attendere la ripresa dei Lavori nel loro Grado".
Uno dei gatti, quello rossiccio, esegue.
"Fratello Maestro delle Cerimonie, provvedi a decorare il Tempio per la Camera di Mezzo."
Il gatto Maestro delle Cerimonie esegue.
Il Venerabile McQuack batte tre colpi di maglietto.
Poi prosegue: "Fratello 1° Sorvegliante, sei tu Maestro Libero Muratore?"
Il gatto che ora inquadra il nostro teleobiettivo, a chiazze nere e bianche, risponde senza indugio: "Venerabilissimo Maestro, come Apprendista ho imparato a conoscere gli strumenti del Libero Muratore ed ho salito una scala dritta di tre gradini; come Compagno d’Arte ho imparato a servirmi degli strumenti ed ho salito una scala curva di cinque gradini; ora conosco l’Acacia e sono in grado di lavorare sulla Tavola da Disegno".
.........
La tenuta di Loggia è improvvisamente interrotta dall'arrivo di Lucia e della Barbie di cui sopra....
"MIAOOOOO.....Due donne !" qualche gatto afferma allarmato.
"Calmatevi, Fratelli !" interviene Fat McQuack. "Le signore avranno i loro buoni motivi per aver interrotto i lavori di questa Rispettabile Loggia....nevvero ?".
Lucia, sommessamente interviene: "Beh....no....dev'essere questo bosco...."
Fat McQuack la osserva, comprensivo e sorridente. Nell'ostilità generale, specie dei gatti-massoni più anziani.
"Siamo passate dalla stanza delle tende rosse....." cerca di spiegare Lucia.
Il Maestro Venerabile assume un'espressione improvvisamente seria e preoccupata.
Una luce abbaglia tutti i presenti e lo stesso nostro teleobiettivo si annebbia completamente.....sino a fissarsi su una figura, una donna in età, con i capelli castani e gli occhiali grandi e spessi. Tiene in mano un ceppo di legno. Ne siamo certi: è la Signora Ceppo.
"....ora l'afferra.....la sta schiantando a terra.....non c'è......non c'è più.....non c'è più il soffio.....il soffio della vita" proferisce con roca flebile voce scoppiando in un pianto a dirotto che si trasforma in un lamento e successivamente in un latrato.
La Signora Ceppo scompare.
Fat McQuack si mette una zampa sotto il mento, pensoso. "FORZA" "SAGGEZZA", gridano i gatti-massoni tutti quanti assieme.
Fat McQuack annuisce, poi afferma: "Contro l'ipocrisia". Fa un lungo silenzio, poi riprende: "L'individuo è lo specchio del mondo. L'ipocrisa presuppone il "non detto". Ma il vero Segreto è il Conosci te stesso. La menzogna e la calunnia, il non detto, l'ipocrisa....sono il tradimento del Segreto. La negazione della Vita".
"LO SPECCHIO RIFLETTE IL SEGRETO" proferiscono in coro i gatti-massoni.
Il nostro teleobiettivo inquadra la scritta rossa sul decoltè di Lucia: ALICE.
Lucia e Barbie si baciano appassionatamente.
DISSOLVENZA.
Nella scena successiva compare improvvisamente Leonardo Da Vinci (interpretato da Peter Boom) che fissa il nostro teleobiettivo, pensoso.
Con marcato accento olandese ci dice: "Sesso e genere sono insignificanti fra loro. L'essere umano è un essere sessuale completo. Il problema nasce con il condizionamento....esterno".
DISSOLVENZA
Lucia "Rehab" Conti ci guarda. Ci manda un bacio, mostrandoci il suo sguardo più accattivante.
Infine inghiotte una tartaruga.



by Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini