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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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22 agosto 2010

E' il momento di una coalizione laica e liberale



Chi l'avrebbe mai detto che la situazione politica italiana sarebbe mutata sotto il sole d'agosto ?
Sarà che il Berlusca era stufo dei continui "distinguo" laici e liberali di Gianfranco Fini e della sua componente; sarà che per far contenta l'inconcludente Lega Nord ha fatto in modo di espellere la truppa finiana dal PdL; sarà che, come se non bastasse, contro Gianfranco Fini ha persino scatenato l'immancabile stampa-killer facendogli piovere addosso (stranamente solo ora !) accuse ancora tutte da provare, in perfetto stile giustizialista.
Sarà, forse, che Silvio Berlusconi non ha più nulla da dire, dopo aver ampiamente tradito egli stesso il patto elettorale con i cittadini che l'hanno votato.
Perché mai ? Detto fatto.
Non ha abolito le costosissime Province; non ha ridotto la burocrazia statale; non ha ridotto di un centesimo la spesa pubblica improduttiva; non ha abbassato le imposte nè tantomeno ridotto l'imposizione fiscale a due o tre aliquote; non ha introdotto - nonostrante la crisi che ha colpito molte famiglie italiane - congrui ammortizzatori sociali; non ha riformato la giustizia introducendo la separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzando il CSM.
L'elenco potrebbe continuare.
Ora, se un Gianfranco Fini, un Fabio Granata, un Benedetto Della Vedova, un Luca Barbareschi, alzano la voce per riportare il governo al proprio mandato, ecco che l'espulsione è immediata.
Triste, triste davvero.
E l'Umberto-Senatur-Bossi che fa ? Grida alle elezioni anticipate se Fini non si dimette da Presidente della Camera !
Ora, o Bossi non capisce nulla di politica, oppure è in totale malafede.
Un Presidente della Camera è espressione del Parlamento e non del governo. Dunque, non ha alcun obbligo nei confronti della maggioranza di governo ed in questo senso, Fini, è più che legittimato a stare dove sta.
Il punto è che a Bossi, visti i sondaggi, andare ad elezioni anticipate farebbe più che comodo. Idem all'Italia dei Valori di Di Pietro.
Aprite gli occhi, dunque, gente !
Non fatevi intortare da questi furbettini del quartierino sostenuti da "Il Giornale", da "Libero" e compagnia cantante in perfetto stile - lo ribadiamo - marxista-leninista (non sarà che le troppe frequentazioni del Berlusca in casa Putin hanno finito per condizionare anche la sua truppa e consacrarla ad un nuovo stalinismo ?).
Occorre qui costruire una coalizione di laici e liberali da contrapporre a conservatori e furbetti.
"Futuro e Libertà per l'Italia" potrebbe essere un'ottima partenza.

Luca Bagatin



4 agosto 2010

Con Gianfranco Fini per un nuovo Centro-Destra: laico e liberale



Gianfranco Fini è decisamente cresciuto. Politicamente, si intende.
Non è più il vecchio missino e postfascista che conoscevamo sino a qualche anno fa, ma il portavoce di una destra che mira ad essere moderna, europea, laica, liberale e forse anche un tantino libertaria.
Una destra che guarda a David Cameron e Nicolas Sarkozy: aperta verso le minoranze, gli omosessuali, disposta a dare il voto agli immigrati regolari, ad abolire finalmente le Province e a ridurre la spesa pubblica improduttiva.
I sassolini dalle scarpe, Fini ed i suoi di Generazone Italia, se li sono finalmente tolti al punto che sono stati espulsi dal Partito di cui è Padre Padrone il Cav. Silvio Berlusconi, sostenuto dai cortigiani Bondi, Capezzone e Cicchitto.
Un partito, il PdL, che non rappresenta più gli interessi della collettività e che ha rotto da tempo il mandato con i suoi stessi elettori.
Il PdL, oramai al soldo del Padre Padrone di cui sopra e della Lega Nord alla quale il Ministro Tremonti è disposto a concedere tutto, è, nemmeno nato, già finito. Tutto come previsto per un partito che, come il suo omologo Pd, non è altro che un cartello elettorale senza storia e cultura.
E così ecco aprirsi un varco per i finiani. Un varco che potrebbe vedere la nascita di un nuovo e diverso Centro-Destra (con il trattino, ben intesi !).
Una coalizione che potrebbe vedere protagonisti i finiani, l'Udc, l'Api di Rutelli e Tabacci e noi laici, liberali, repubblicani, radicali e socialisti sparsi.
Una coalizione che potrebbe unirsi da subito attorno a pochi, ma necessari punti programmatici: abolizione delle Province, riforma elettorale con il ritorno alle preferenze, riduzione della spesa pubblica improduttiva e conseguente abbassamento delle imposte ed innalzamento della soglia della no-tax area per favorire i redditi più bassi.
Quanto ai temi laici e di diritto civile, si lasci a ciascuno libertà di coscienza in Parlamento: che i laici facciano i laici e che i cattolici giochino la loro parte conservatrice.
Ora tutto si giocherà sui numeri ed io penso che una coalizione di questo tipo, vista la crisi endemica del Pd e del PdL, non possa raccogliere meno del 20 - 25 % e giungere finanche a condizionare gli equilibri politici.

Luca Bagatin



29 aprile 2010

Le scorrettezze giornalistiche de "Il Secolo d'Italia" (non sarà pensiero unico ?)



Domenica scorsa ho pensato di inviare a "Il Secolo d'Italia" - organo ufficiale di Alleanza Nazionale - l'articolo che ho scritto e pubblicato sul mio blog del 22 aprile scorso, dal titolo: "Costruire con Gianfranco Fini l'alternativa Gollista e Liberaldemocratica per l'Italia".
Ho deciso di inviarlo senza pensare peraltro che l'avrebbero pubblicato, ma mi sembrava doveroso alimentare il dibattito nel principale organo di riferimento del Presidente della Camera.
Il mio pezzo è stato pubblicato martedì 27 aprile, ma, con mia somma amarezza, oltre ad essere stato tagliato nelle sue parti fondamentali (ove proponevo un'alleanza fra finiani, laici, liberali, repubblicani, Udc ed Api), è stato anche completamente stravolto per quanto concerne i contenuti.
Piuttosto che incorrere in certe scorrettezze, infatti, sarebbe stato preferibile che il pezzo in questione non fosse pubblicato.
Ad ogni modo, passo ad evidenziarvi le frasi/concetti "incriminati".
La redazione de "Il Secolo d'Italia" ha modificato - stravolgendola - la mia frase: "Gianfranco Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prima e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che spartire con la destra liberale europea" con la frase: "Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prime e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che vedere con la gestione del potere".
Ma quando mai ? Il Msi, partito neo-fascista, non si sarà mai spartito poltrone, ma era un partito di picchiatori che i liberali li schifava alquanto. Ed An non è certo partito che non ha gestito o che non gestisce il potere. Anzi.
In seconda battuta, quelli de "Il Secolo d'Italia", hanno pensato bene di "annacquare" la mia frase: "Il che, infatti, gli (riferito a Fini) è costata la scissione dei fascisti della destra sociale di Storace e della Santanchè", con la frase "Il che gli è costata la scissione dei populisti ed estremisti alla Storace e alla Santanché".
Populisti ? A me risulta che Storace e la Santanché siano storicamente dei fascisti della destra sociale e ne vadano anche fieri. Non è certo un insulto, ma un dato di fatto. Dato di fatto che, chissà mai perché, a quelli del "Secolo" non piace. E così si passa alla mistificazione delle lettere altrui ! Sic !
Proseguendo nelle modifiche che quelli del "Secolo d'Italia" hanno apportato al mio articolo - ormai ridotto a letterina a loro stesso uso e consumo quasi fossi un loro collaboratore prezzolato - il mio "destra liberale" si è trasformato in "destra innovatrice" (evidentemente la parola "liberale" è ritenuta proppo "progressive" per chi si sta avvicinando ai valori liberali solo da un anno e solo grazie al suo leader) ed il mio auspicare una coalizione di centro-trattino-destra si è trasformato in "coalizione di centrodestra" a guida finiana.
"Il Secolo d'Italia" ha dunque ben pensato di rimuovere ogni mio riferimento ad una auspicabile spaccatura del PdL, alla creazione di un Movimento di Fini e alla costituzione di una coalizione a quattro con Laico-Liberali; Udc ed Api.
Martedì 27 stesso, ho pensato bene di inviare una mail di rettifica auspicandone la pubblicazione. Ad oggi non solo non è stato pubblicato nulla, ma quelli del "Secolo" non si sono nemmeno pregiati di scrivere due righe di scuse.
Confesso che un simile trattamento non me lo sarei mai aspettato da un foglio - "Il Secolo d'Italia", appunto - che negli ultimi tempi sembrava essersi evoluto, aver fatto autocritica ed essere passato dal corporativismo fascista alla scoperta dei diritti civili, della cultura libertaria e beatnik, con tanto di recensioni ai libri di Thoreau sulla disobbedienza civile.
Evidentemente tale evoluzione è ancora lunga e le recenti "ragioni di Stato" hanno forse messo il freno anche allo stesso Gianfranco Fini.
Ad ogni modo ciò non giustifica certa mancanza di rispetto nei confronti dei lettori e certe palesi mistificazioni ed arbitrarie modifiche.

Luca Bagatin



30 novembre 2009

Berlusconi scelga: o con i Riformatori o con gli Statalisti


Ma sì, Brunetta è un economista di stampo liberale, mentre Tremonti uno statalista d'antan.
Niente di diverso da quel che sapevamo sin da quando questi due signori iniziarono a gravitare attorno ai movimenti costruiti da Silvio Berlusconi dal 1994 a questa parte.
E così, riteniamo che il Premier debba – una volta per tutte - scegliere la linea da seguire: o quella riformatrice o quelle conservatrice.
Oppure rassegnarsi ad una spaccatura imminente del PdL già annunciata dai continui strappi di Gianfranco Fini e da molti suoi fedelissimi.
Perché stupirsi ? Se questo governo sta facendo poco o nulla rispetto a quanto annunciato in campagna elettorale è più che giusto che qualuno faccia la voce grossa.
Dov'è finita la drastica riduzione delle imposte ? Dov'è finita l'abolizione delle Province e degli enti inutili ? Dov'è finita la riduzione della spesa pubblica improduttiva ? Dove sono finiti gli investimenti alla ricerca ?
Quanto chiede il Ministro Renato Brunetta non è altro che quanto chiede il Paese e quanto annunciato anche dal Governo Berlusconi IV dal suo insediamento.
Tremonti e la Lega Nord hanno fatto di tutto per remare contro ed allora.....eccoci qui ancora una volta senza riforme.
Berlusconi, quindi, scelga da che parte stare.
Abbia anche il coraggio di sostituire Tremonti alla guida del Ministero dell'Economia con politici liberali seri: con lo stesso Brunetta oppure con l'ottimo Antonio Martino, ingiustamente ed immeritatamente messo in soffitta da tempo dal Cavaliere di Arcore.
Si modifichino quindi anche le alleanze: si defenestri la Lega Nord e si imbarchi l'Udc ed i suoi nuovi alleati centristi.
Se così non sarà non si vede quali prospettive di rinnovamento possa aspettarsi il Paese.
E personalmente intravedo all'orizzonte un nuovo possibile cambio di rotta anche per il dopo-Berlusconi: un'aggregazione riformatrice che abbia come leader proprio Gianfranco Fini e Renato Brunetta, alleata a tutti i laici, liberali, repubblicani, radicali ed ai centristi di Casini. Capace di contrapporsi allo statalismo social-Burocratico del Pd, della sinistra e della destra estreme, di Tremonti, della Lega Nord ed al giustizialismo di Di Pietro.
Finalmente l'Italia vivrebbe così una vera contrapposizione: Liberali e Riformatori contro Statalisti e Conservatori. Con ai secondi un'opposizione assicurata per i prossimi decenni.

Luca Bagatin



7 settembre 2009

Libertà di stampa: forse Berlusconi non ha tutti i torti



Confesso che non avrei voluto parlarne più di tanto.
Questa cosa delle libertà/illibertà di stampa alimentata dal gossip denigratorio sta davvero raggiungendo livelli di insopportabilità.
Saranno gli ultimi rimasugli del caldo torrido di quest'estate ?
Premetto che non entrerò più di tanto nel merito delle questioni, limitandomi a dire che non sono per nulla d'accordo con l'appello dei giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, relativamente ad una presunta mancanza di libertà di stampa nel nostro Paese.
Un conto è la libertà di stampa, un altro il killeraggio politico ovvero la denigrazione dell'avversario con illazioni mai provate.
E ciò sarebbe anche possibile, per carità, ma solo se determinati giornali fossero organi dichiaratamente militanti ed i cui giornalisti/collaboratori esprimessero esclusivamente e dichiaratamente la loro personali opinioni.
Se invece si scrivono cose pretendendo di spacciarle per notizie, verità e compagia cantante, con il mostro sbattuto in prima pagina, beh, va a finire che la gente ci crede ed addio informazione libera e trasparente.
E' una cosa veramente becera, questa sì veramente antidemocratica.
Sul caso Boffo personalmente non avrei nemmeno calcato la mano giornalisticamente parlando. E' triste che una persona venga messa a nudo mediaticamente: sia che sia vero o no quel che ha fatto. Idem sul caso di Garlasco, ove quel ragazzo (assassino o meno) è stato messo alla gogna, dato in pasto ai media.
L'Italia non può dirsi Paese democratico, ma più per questo che per altro. Perché il giornalismo nostrano appare piuttosto e troppo spesso sciacallaggio.
E lo sciacallaggio, penso, non abbia nulla a che vedere con la libertà di stampa.
Il giornalismo italiano (ma non solo quello) è uso pressoché da sempre deformare i fatti. Personalmente lo scrissi anche in un mio articolo, affermando che la "formazione" è più importante ed utile dell'"informazione". Ovvero che gli scrittori, i letterati, sarebbero di gran lunga preferibili ai giornalisti. E portai a sostegno di ciò anche quanto scrisse Gurdjieff a proposito della professione di giornalista.
Ovvero: “Il pubblico non sa mai chi è che scrive. Conosce soltanto il giornale, il quale appartiene a un gruppo di esperti commercianti. Che cosa sanno esattamente coloro che scrivono su quei giornali, e che cosa succede dietro le quinte della redazione? Il lettore lo ignora completamente. I rappresentanti della civiltà contemporanea, trovandosi a un grado di sviluppo morale e psichico molto inferiore, sono come dei bambini che giocano col fuoco, incapaci di misurare la forza con la quale si esercita l'influenza della letteratura sulla massa." Ed ancora: "Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell'intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male de nostri tempi, nel senso che esercita un'influenza funesta sui rapporti umani. Questo genere di letteratura si è molto diffuso i questi ultimi tempi perché - ne sono fermamente convinto - esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà".
Il problema è dunque forse a monte.
Quanto Berlusconi, se proprio dobbiamo e vogliamo parlarne qui, ovvero alla sua presenza nei media, io penso che finalmente gli si stia dando il giusto spazio (cosa che non è stata fatta negli anni precedenti, in cui l'ostracismo era profondissimo per questo imprenditore televisivo definito "parvenu" dai maitre à penser nostrani). Penso anche ciò sia dovuto al fatto che per la prima volta egli ha messo in piedi un governo, nel bene o nel male, di gran lunga più riformatore dei precedenti negli ultimi sedici anni.
Io stesso, che pur non ho mai avuto simpatia politica per il centrodestra (ma nemmeno per il centrosinistra, avendo preferito votare per i Radicali, i Socialisti del Garofano o per i Liberali del PLI, quando si presentarono slegati dai due schieramenti, oppure preferendo l'astensionismo, come negli ultimi anni), però oggi sono un sostenitore di questo governo e di questa maggioranza, alla quale alle prossime elezioni sono pressoché certo darò il mio voto.
Lo sono per tutti i motivi che ho scritto nei miei articoli dell'ultimo anno e mezzo ed anche perché ritengo sia l'unico schieramento che ha garantito un minimo di voce a noi laici. Lo dico anche per esperienza personale a livello locale.
Il fatto è che Berlusconi rappresenta, sin dagli anni '80, un nemico per i veri Poteri Forti: le banche, la grande industria, la Rai-Tv....
Berlusconi, come Craxi e come tutti coloro i quali si misero di traverso al Potere Dc-Pci che faceva comodo a daterminati settori economici illiberali ed illiberisti.
La questione della vita privata del Berlusca poi....si rivolterà contro lo stesso Pd (e viene agitata perché l'opposizione non ha ormai più nulla da dire). Ed è anche profondamente triste che si vada a spulcare nella vita privata di un politico solo per denigrarlo (lo pensai anche nel caso Lewinsky, una vera americanata puritana....).
Tutte cose che peraltro ho scritto questa mattina anche ad un amico e che sostengo da anni.
Il problema, ordunque, lo ribadisco, è un altro. E sta a monte. Non certo a valle.

Luca Bagatin



5 settembre 2009

SE GESU' VENISSE IN VISITA UFFICIALE A VITERBO...articolo by Peter Boom

(E) SE GESU' FOSSE STATO ODIATO (e ucciso) IN QUANTO "DIVERSO" DALLA MASSA ?
presentazione di Luca Bagatin



La gente ha bisogno di certezze e non si accorge che la vita è fatta solo di sicure insicurezze.
La gente non sa più "quando stiamo andando su questa terra"...direbbe Quelo, l'idolo inventato dalla follia di Corrado Guzzanti.
Ho imparato presto a diffidare della gente nel suo complesso. Preferendo di gran lunga i singoli individui, con i quali, forse, è possibile anche - talvolta - ragionare.
Peter Boom, qui, ci parla di un ipotetico Gesù Cristo, che va in visita a Viterbo, ove lui stesso risiede. Un Gesù buono, amorevole e caritatevole.
Forse una controfigura dello stesso Peter !
Eh sì, Peter Boom, per come lo conosco io è davvero un buono.
Io non lo sono, così come non sono nemmeno troppo tollerante con il mio prossimo che mi auguro sempre essere il meno venturo possibile.
E' proprio per questo che lascio a Peter Boom sempre ampio spazio.
Perché dice cose buone & giuste & ragionevoli con un linguaggio meno astioso del mio.
Cose buone & giuste, quasi come un novello Gesù detto il Cristo.
Senza dare certezze, insegnamenti vani, inform-deformazioni, ma solo ulteriori spunti di riflessione.

Luca Bagatin


SE GESU' VENISSE IN VISITA UFFICIALE A VITERBO …
di Peter Boom



La gente ha bisogno di credere in qualcosa di buono. Anticamente le insicurezze ed i problemi esistenziali portarono le persone ad adorare o temere deità legate alla natura (la terra grande madre, il sole, la luna, il fulmine, il mare, etc ). In seguito si sono sviluppate religioni di diverso tipo in tutto il mondo, ognuna con la propria verità che andava difesa con ogni mezzo come le guerre sante, torture, emarginazioni, condanne a morte ed altre amenità del genere.
Ancora oggi il mondo va avanti così. Ma … un cambiamento globale sta sorgendo.
Un segnale di speranza è senza dubbio l'elezione del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama per il quale ad ognuno deve essere consentito di credere in ciò che vuole, ma senza imporre il proprio credo ad altre persone e tantomeno essere violento od incitare al disprezzo e all'emarginazione.
Gesù Cristo è un'idea (non è il caso di divagare qui sulla sua reale esistenza o meno) di un semidio caritatevole, moralmente ineccepibile, quasi mai violento, buono e comprensivo con tutti gli esseri umani, tante qualità che indussero tante folle di credere e di sperare in lui.
Una speranza anche per i più reietti.
Se venisse lui a Viterbo, vestito in modo semplice come sempre lo vediamo raffigurato, non avrebbe richiesto una enorme prevenzione e controllo da parte delle Forze dell'Ordine, gli amministratori non avrebbero ritenuto di dover stravolgere in tutta fretta una vallata sottraendo ingenti somme ad una provincia ed una città già al collasso. Uomo povero, Re senza regno, nullatenente, senza Stato, senza banca, non governava niente di questo, verrebbe armato solo di forza spirituale.
Forse avrebbe preso la frusta, quella che aveva adoperato per cacciare fuori dal tempio i preti farisei i quali ne avevano creato un centro per i loro ambigui affari.
Forse avrebbe distribuito le enormi ricchezze accumulate dalla chiesa romana per distribuirle disinteressatamente, avrebbe abolita quella banca che fuori da ogni controllo è nota come ricettatrice di grandi capitali da riciclare. Avrebbe abolito tutti i loschi segreti ordinati da Papi e cardinali, tra i quali spicca quello orrendo sui crimini dei preti pedofili, che ha avuto conseguenze tristemente note in tutto il mondo. Quante piccole vittime (che i pargoli vengano a me) ci sarebbero state in meno senza questo plurifavoreggiamento della pedofilia!
No, se verrebbe Gesù Cristo, sarebbe un'altra cosa e la gente forse potrebbe ricominciare a credere in qualcosa di buono senza mettere in croce nessuno.

Peter Boom.
www.pansexuality.it



17 giugno 2009

Perché suggerisco di andare a votare al referendum del 21 giugno e di votare per il SI


Ho sempre avuto forti perplessita, se non contrarietà, relativamente all'esistenza del quorum per quanto concerne i referendum.
Lo trovo una vera e propria presa in giro nei confronti degli elettori-contribuenti e poco importa se è previsto dalla Costituzione.
Intendiamoci: che cosa si direbbe se si introducesse un quorum per le elezioni politiche ? Se non si raggiungesse la metà più uno degli aventi diritto al voto che cosa si farebbe ? Elezioni annullate ? L'anarchia ? Il caos ? La dittatura ?
Non è serio e stupisce davvero che, quando si parla di riforma della Costituzione, non si pensi mai all'unica cosa veramente da abolire in quanto indecorosa: la presenza del quorum nei referendum.
O una persona vota per il SI o vota per il NO. Altre scappatoie sono mere furbate della classe politica nazionale. E' sempre stato così in questi ultimi anni e, personalmente, a questo gioco non ho mai accettato di starci.
Mi dispiace che moltissimi esponenti politici a me vicini - persone preparatissime e che stimo profondamente - dell'area liberale e repubblicana e relativi partiti, preferiscano aggregarsi in un comitato unitario per battere il referendum del 21 giugno- come affermano loro – mediante il non voto.
Si può essere o meno d'accordo sui singoli quesiti, ma il voler far fallire un referendum significa aver buttato danari pubblici dalla finestra. Specie se a vincere saranno i SI: indipendentemente dal numero degli elettori.
E' già successo con il referendum sulla procreazione assistita, allorquando la Chiesa cattolica ed i suoi accoliti fecero campagna per l'astensione e mi ricordo gli amici repubblicani, liberali e radicali (ed io con loro) schierati a dire che no, chi faceva campagna elettorale per l'astensione rifiutava il confronto aperto.
Ora sono io che affermo: cari amici e compagni, ora siete voi che temete l'esito delle urne !
E francamente non capisco nemmeno perché, visto che non è l'attuale legge elettorale che riuscirà mai a rappresentarvi in Parlamento.
E non è nemmeno vero che i tre questiti referendari del 21 giugno peggioreranno la situazione, in sé.
I primi due quesiti stabiliscono semplicemente che alla Camera ed al Senato vincerà il partito che ha raccolto più voti. Non mi pare ci sia nulla di scandaloso in sé, visto che ciò accade già nei Paesi anglosassoni. Posso contestare al massimo la presenza comunque degli sbarramenti – 4% per la Camera e 8% per il Senato – ma essi esistono anche nell'attuale legge elettorale.
Il problema dell'attuale legge elettorale e che il referendum vuole cancellare, è che favorisce due soli partiti: la Lega Nord ed il partito di Di Pietro. Due partiti populisti ed estremisti che condizionano pesantemente le
coalizioni (avrei capito se si fosse trattato di partiti liberali o moderati....ma così evidentemente non è).
In particolare, se passasse il SI ai due quesiti referendari, la Lega Nord vedrebbe definitivamente sbarrarsi il passo e non sarebbe più legittimata a governare e dunque a bloccare le riforme dell'attuale governo come quella dell'abolizione degli enti inutili. Province in testa.
E' a quel punto che dal PdL, partito che rimarrebbe in sella a lungo vista l'incapacità del Pd a progettare riforme credibili, potrebbe ridisegnarsi il nuovo bipolarismo per mezzo di una spaccatura costruttiva al suo interno. Da una parte potremmo così avere i Liberali (Renato Brunetta in testa seguito da Antonio Martino e con un ruolo da protagonisti di tutti i repubblicani, radicali e socialisti sparsi) e dall'altra i Conservatori (fra i quali potrebbero anche aggregarsi Rutelli e Franceschini che vedrei benissimo accanto a Maurizio Lupi ed a Bocchino).
Quanto al terzo quesito referendario, esso non prevede altro che una cosa sacrosanta e tanto invisa alle forze politiche attuali (fra cui i radicali che anche a queste ultime elezioni europee ne anno abusato): l'abolizione delle candidature multiple. Ovvero la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni e quindi frodare implicitamente l'elettorato (un po' come la candidatura di Berlusconi in tutte le circoscrizioni italiane, quando si sapeve peraltro benissimo che egli non avrebbe potuto fare il Parlamentare europeo ! Sic !).
Ordunque non mi scandalizzerei più di tanto per i tre quesiti referendari del 21 giugno.
Mi scandalizzano ben di più il quorum e queste forze politiche, che dagli anni '90 ad oggi hanno prodotto leggi elettorali assolutamente scandalose, ovvero veri e propri scippi nei confronti degli elettori, al punto che oggi molti di loro non si recano nemmeno più alle urne.
Certo, nessuno dei quesiti referendari prevede il ritorno alle preferenze e questo è l'ennesimo scandalo italiano (anche qui lo zampino della Lega Nord c'è tutto) al quale andrà presto posto rimedio.
Ad ogni modo ciò che temo è che questi referendum andranno disertati e gli italiani si ritroveranno ancora una volta con una legge elettorale
ad hoc per il partito localista di Bossi e Calderoli. Il che, scusate, non è né il massimo né il minimo.

Luca Bagatin



23 maggio 2009

Sulla libertà ed i liberali. In relazione all'articolo dell'On. Paolo Guzzanti



Il 13 maggio, su "Il Giornale", il simpatico battitore libero Paolo Guzzanti, oggi Vicesegretario del Partito Liberale Italiano, ha scritto un interessante articolo sulla "libertà", partendo anche dal fatto che oggi tutti si dicono liberali. Anche chi, ovviamente, non lo è mai stato o non lo è affatto (e sono i più, purtroppo).
L'ottimo Guzzanti si pone anche una banale, ma emblematica domanda: che cos'ha la libertà di speciale ? E, a sua volta, cerca di rispondere con un'ulteriore domanda: libertà di che cosa ?
Libertà di scegliere. Ovviamente fermo restando il dovere alla responsabilità. Conclude sostanzialmente il Nostro, elogiando il libero arbitrio e la conoscenza.
Tutto bene. Però, per quanto lo stesso Guzzanti affermi in conclusione che il discorso è appena iniziato e che un articolo non è un saggio noioso, ci pare che il discorso - in sé - sia un tantino limitato e forse anche a tratti semplicistico.
In effetti trovo che la domanda che ci si dovrebbe porre allorquando si disquisice di libertà sia: libertà da che cosa ? E non già di che cosa.
Libertà dalla paura, dalla fame, dal bisogno, dall'ignoranza, dal dogma, dal pregiudizio. Si potrebbe rispondere continuando su questo tono in un crescendo emancipatorio.
Ed il libero arbitrio, se hai la pancia vuota o sei oppresso, è assai difficile che ti possa essere d'aiuto.
E' forse anche per questo che il nostro Giuseppe Mazzini affermava il primato del "dovere" sul diritto e dunque il dovere verso sé stessi e verso l'Umanità. Emancipazione individuale, quindi, che diviene successivamente ed inevitabilmente emancipazione collettiva.
Emancipazione individuale per mezzo della ricerca di sé stessi, ma anche dell'unità fra capitale e lavoro e che condanni la lotta fra le classi sociali, fra le nazioni, fra i popoli. Emancipazione spirituale e non già meramente materiale e materialistica.
Oggi è assai facile parlare di "libertà di scelta", al punto che siamo così tanto bombardati dalle infinite scelte che ci propinano la televisione, i media, il supermercato, magari anche il parente e/o il vicino di casa che....talvolta facciamo addirittura fatica a scegliere....e spesso evitiamo anche di farlo (delegando magari qualcun altro per noi, un classico) !
Abbiamo forse perduto l'autentico significato del concetto di "libertà". Che è intrinsecamente legato a quello di "individualità", ovvero di ricerca di noi stessi liberati da tutti gli orpelli che una società massificata-marketingizzata intrisa di pregiudizi, di superstizioni, di astruse ed ancestrali credenze, di fobie collettive, di messaggi ad effetto, di slogan fini a sé stessi, inconsciamente ci impone in quanto essa stessa vittima in primis.
Tutto ciò dunque, non vuole minimamente contrapporsi al pensiero di Paolo Guzzanti, che apprezziamo da sempre e sosteniamo con amicizia, ma semplicamente completarlo ed ampliarlo.
Ritenendo che i “finti liberali” che si aggirano da un quindicennio a sinistra, al centro e a destra nella politica italiana, farebbero bene ad approfondire prima di tutto la Storia onde evitare di fare quantomeno la figura degli ignoranti, se non degli inopportuni adescatori di voti.
Giuseppe Mazzini ed anche il buon conte Camillo Benso di Cavour sono là a ricordarcelo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini