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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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22 settembre 2015

Beppe Grillo, la massonofobia ed il nuovo fascismo

Beppe Grillo, tornato dalle vacanze nella sua villa, nel suo lungo sproloquio dal 2042 dell'altro giorno, non dimentica di tirare in ballo la Massoneria, dichiarando che, con il suo partito al governo, essa sarebbe abolita ed i massoni non potrebbero essere candidati.

Ora, come abbiamo scritto più volte, Beppe Grillo ed i suoi adepti si comportano esattamente come fecero i fascisti, i nazisti ed i comunisti autoritari di tutto il pianeta e, prima di loro, i monarchi autoritari ed i clericali: abolire un'istituzione di libero pensiero, nella quale, peraltro, nei Paesi latini, hanno trovato posto e fatto carriera anche noti rivoluzionari e riformatori sociali quali Voltaire, Simon Bolivar, George Washington, Benjamin Franklin, Giuseppe Garibaldi, Che Guevara, Gandhi, Salvador Allende e moltissimi altri.

Tutto ciò o Grillo lo ignora - ma ne dubitiamo - oppure il suo disegno autoritario è completo: mettere il bavaglio a possibili sobillatori della sua autorità indiscussa e quella degli imprenditori Casaleggio & Associati, mica di operai, impiegati, casalinghi qualsiasi !

Si noti come il Paese rischi di finire nelle mani, dopo gli autoritarismi antisociali di Berlusconi e Renzi, nell'ennesimo autoritarismo.

Si noti, peraltro, come il movimento di Grillo sia costituito non solo da un ricco comico già lanciato in Rai da Pippo Baudo e nella quale ha fatto ampia carriera, ma anche da imprenditori quali i Casaleggio, come imprenditore era Silvio Berlusconi (amico, peraltro, dell'oligarca autoritario Vladimir Putin) e come dagli imprenditori è finanziato Matteo Renzi, il premier che, più di tutti, ha attuato leggi antisociali e antidemocratiche. L'esatto opposto, insomma, di forze politiche nate dal basso, dalle esigenze dei diseredati, degli operai e delle operaie, degli impiegati e delle impiegate, dei casalinghi e dei casalinghi, degli insegnanti (martoriati da una riforma della scuola che tende ad escludere e a premiare il demerito e la raccomandazione) e così via.

Tutte forze politiche peraltro - i Cinque Stelle fra questi - elettoralistiche e quindi che non rappresentano affatto la maggioranza degli elettori che, in massa, non a caso, alle elezioni si astengono.

La parola, infatti, dovrebbe passare ai cittadini, ovvero alla vera democrazia diretta, fondata su comitati popolari o assemblee spontanee, volendo anche estratte a sorte, come ai tempi della democrazia ateniese. Abolendo, come sostiene il saggista belga David Van Reybrouck nel suo ultimo saggio, le elezioni che, nei fatti, rappresentano solo i politicanti e le loro lobby economiche di riferimento.

Pensiamo ad esempio alla tanto sbandierata riforma del Senato. Finalmente ci sarebbe la possibilità di dare la parola ai cittadini, rendendo il Senato non già elettivo e composto da politicanti, bensì da cittadini estratti a sorte. Finalmente la parola passerebbe davvero a rappresentanti comuni del popolo e potrebbe fungere da contrappeso agli interessi delle lobby politico-economiche, dei partiti, dei pagati dai contribuenti che impongono le loro leggi. Leggi non decise dai cittadini in primis.

Sappiamo purtuttavia come stanno andando le cose e le varie forze politiche - dal Pd a Forza Italia sino ai Cinque Stelle grillini - stanno studiando una riforma che favorisca questo piuttosto che l'altro partito, in un bailamme autoritario ed antidemocratico, in quanto non deciso dai cittadini.

Del resto, in un Paese addormentato come il nostro, ove la politica e l'economia hanno ucciso il pensiero, le persone hanno smesso di mostrare il loro volto rivoluzionario. Come accadde invece durante il Risorgimento, anche e proprio grazie all'istituzione massonica, guida morale ed intellettuale per e degli spiriti liberi e rivoluzionari. Come durante la Rivoluzione Americana. Come durante la Rivoluzione cubana, ove la maggioranza dei castristi era anche componente della Massoneria, Che Guevara in primis. Oppure durante la Rivoluzione nonviolenta dell'India ove il massone Mohandas Gandhi ispirò la sua azione a quella dei mazziniani e dei teosofi.

Oggi, diversamente, assistiamo a sedicenti massoni o a ex iniziati alla Massoneria che si divertono a scrivere libelli antimassonici, discettando di presunte “Ur-Lodges” (di cui dicono di aver fatto parte) ed il loro scopo è unicamente quello di occupare posti di potere (come fecero quando erano affiliati alle “Ur-Lodges”, peraltro !), fondando ulteriori partiti elettoralistici contigui, peraltro, al caravanserraglio di Beppe Grillo e della Casaleggio & soci.

Occorre che le menti si risveglino. Approfondiscano, studino, lottino con ogni mezzo contro l'avanzare di questo nuovo fascismo fatto, ancora una volta, da gente ricca e che, ancora una volta, vuole comandare su tutti.

Occorre che le menti libere ricerchino l'autogestione e l'autogoverno: delle imprese, della politica, dell'economia, del proprio corpo, della propria anima. Smettendo di andare a votare e imparando a ricercare nuovi (o, meglio, antichi quanto l'Agorà Greca e le società matriarcali) strumenti di governo e di gestione dell'economia. Puntando all'economia del dono tipica delle società matriarcali. Puntando all'abolizione del debito pubblico, all'abolizione del libero commercio (che, nei fatti, è prostituzuone), al ritorno allo stato di natura, ovvero alla ricerca della Civiltà dell'Amore, alternativa a quella attuale dell'odio, del dolore e della prevaricazione del Potere sulle menti e sui corpi.


Luca Bagatin



8 settembre 2015

Il "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi

Il verde, nella cultura islamica, è il colore della conoscenza e dei santi. Il verde ricorda peraltro Al-Khidr, l'Uomo Verde protettore delle tribù nomadi, che incarna la provvidenza divina.

E proprio in una tribù di nomadi beduini è nato Mu'Ammar Gheddafi, colonnello e Raìs della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare e Socialista sino alla barbara morte che dovette subire nel 2011, complici gli anglo-franco-statunitensi.

E verde è il nome del testo pubblicato da Gheddafi stesso nel 1975 – il "Libro Verde", appunto – rivolgendosi al suo popolo e nel quale ha voluto fissare i punti salienti del suo pensiero.

Un pensiero tutt'altro che dittatoriale, tutt'altro che liberticida, tutt'altro che retrogrado come da troppo tempo creduto in un Occidente che poco ha voluto approfondire la figura del Raìs libico.

Il "Libro Verde", nella sua parte iniziale, muove una critica serrata ai sistemi elettorali, fatti di partiti e di parlamenti, che, nei fatti, non rappresentano affatto la reale volontà popolare ma unicamente quella del partito che ha raccolto più voti e che come tale non rappresenta di fatto il popolo, ma solo una parte ideologica, peraltro formata da una fetta esigua di rappresentanti, ovvero i parlamentari.

Il partito, per Gheddafi, è come una classe o una tribù: rappresenta solo una fazione e, se questa prevale sulle altre, allora questa di fatto rappresena un regime dittatoriale, non permettendo alle altre classi ed idee di essere rappresentate.

Gheddafi infatti scrive: "La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato che ha ottenuto il 51% dell’insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie di democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governoche non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura.

Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente. Ma, se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli "sconfitti", si avrebbe una schiacciante maggioranza".

E' peraltro di questi giorni l'uscita in Italia del saggio edito da Feltrinelli “Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico” del saggista belga David Van Reybrouck, il quale giunge alle medesime conclusioni del Raìs e ritiene che il sistema più democratico sia quello fondato sull'Agorà Greca, attraverso il sorteggio e la partecipazione popolare diretta.

Mu'Ammar Gheddafi, infatti, lungi dal propugnare un sistema dittatoriale, fonda la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari attraverso appositi Congressi e Comitati popolari di cui spiegherà nel "Libro Verde" la funzione.

Il Colonnello Gheddafi scrive in proposito: "In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall’insieme delle Segreterie si formano , in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l’insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l’amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l’esecuzione di tale politica. In questo modo sia l’amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari e si porterebbe così fine alla vecchia definizione di democrazia che dice: "la democrazia è il controllo del popolo su se stesso". Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione e per le lorofunzioni, a varie categorie o settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s’incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all’anno, è riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base. Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l’incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari. In questo modo il problema dello strumento di governo sarà di fatto risolto e si porrà fine ai regimi dittatoriali. Il popolo diverrà strumento di governo ed il problema della democrazia nel mondo sarà definitivamente risolto".

Si noti bene, dunque, come il modello della Jamahiriyya libica sia per molti versi ricalcato sul modello ateniese dell'Antica Grecia, culla della democrazia occidentale, ma che l'Occidente cosiddetto “democratico” ha abbandonato da tempo per sostituirlo con sistemi di governo basati su politici di professione che, teoricamente, dovrebbero rappresentare il popolo. Ma che, nei fatti, curano piuttosto i loro interessi e quelli delle loro lobby di riferimento.

Relativamente alle leggi, il Raìs libico ritiene che esse debbano ispirarsi alla natura ed alla religione del popolo. In questo senso vi è purtuttavia da dire che la sua visione dell'Islam non ha nulla di estremistico o di radicale, al punto che nessun tipo di legge del taglione è stata mai applicata nella Libia di Gheddafi.

Relativamente alla libertà di stampa, Gheddafi nel suo saggio muove una critica alla proprietà dei giornali da parte delle singole persone fisiche e giuridiche. Egli ritiene che la vera stampa libera sia unicamente quella redatta dai Comitati popolari, in quanto rappresentante di tutta la società e non solo di una parte.

Più interessante è la visione economica del Raìs libico, il quale nel “Libro Verde” enuncia i principi di quella che lui definisce Terza Teoria Universale, alternativa al capitalismo sfruttatore ed al comunismo ateo, materialista e ingannatore.

Egli ritiene innanzitutto che i lavoratori debbano essere considerati produttori, non più dei salariati e dunque ciò che loro producono deve essere di loro proprietà. Il salario, per Gheddafi, è indice di sfruttamento ed un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone, né privato né statale. Oltre a ciò, il Raìs, ritiene che nessuno possa possedere più di quanto gli sia necessario per vivere in quanto l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.

In questo senso nel “Libro Verde” è specificato che nessuno può possedere più di una abitazione e più di un mezzo di trasporto privato. L'affitto o il noleggio sono da considerarsi come fenomeno di sfruttamento del bisogno altrui e ove vi è bisogno non vi può essere, conseguentemente, libertà dell'individuo.

La Terza Teoria Universale – in pieno contrasto con la visione capitalistico-borghese e con quella collettivista-statalista-marxista - propone dunque che ciascuno lavori o per sé oppure in aziende socialiste autogestite dai lavoratori medesimi ove ciascuno è produttore e socio alla pari, oppure ancora che si lavori a beneficio della società e dei bisognosi.

In questo senso nel “Libro Verde” è scritto: "Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…) A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani".

Senza dimenticare il contesto nel quale è stato scritto, il “Libro Verde” pone la famiglia al centro della società e Gheddafi afferma che essa è molto più importante dello Stato in quanto culla, origine e riparo sociale dell'essere umano.

Contrariamente a quanto si tende a credere, Gheddafi è molto duro con i nazionalismi intesi come particolarismi che tendono a dividere e scrive: "(…) sono male e detrimento all’umanità il particolarismo nazionale e l’uso della forza nazionale contro le nazioni deboli; oppure il progresso nazionale conseguito appropriandosi di ciò che appartiene ad altra nazione. Però l’individuo forte, rispettoso di se stesso, consapevole delle sue responsabilità personali è importante ed utile alla famiglia; la famiglia rispettosa, forte, consapevole della sua importanza è socialmente e materialmente utile alla tribù; la nazione progredita, produttiva e civilizzata è utile al mondo intero. Per contro, la struttura (binà’) politica e quella nazionale si corrompono se scendono a livello sociale, cioè familiare e tribale, interferendo con esso e assumendone i punti di vista".

Un capitolo del “Libro Verde” è dedicato alla donna e la visione di Gheddafi, lungi da ogni maschilismo e pur essendo stato un emancipatore nel mondo islamico ed aver ammesso le donne nell'esercito ed aver costituito addirittura il corpo militare delle “Amazzoni”, la sua visione è piuttosto familista e la sua visione della donna è di moglie, madre ed “angelo del focolare”.

Egli sulla donna in particolare scrive: "E’ ingiustizia e crudeltà l’eguaglianza fra di loro in un lavoro sporco che sfigura la bellezza di una donna, privandola della sua femminilità. E’ anche ingiustizia e crudeltà addestrare la donna ad un programma che, di conseguenza la conduce allo svolgimento di un lavoro non confacente alla sua natura. Fra l’uomo e la donna non esiste differenza sul piano umano: a nessuno dei due è lecito sposare l’altro senza il suo libero consenso, né sciogliere il matrimonio senza un equo arbitrato che lo ratifichi, o senza l’accordo delle due volontà dell’uomo e della donna al di fuori dell’arbitrato".

Il “Libro Verde”, oltre a profetizzare la dominazione del mondo da parte dei neri, per secoli sfruttati, prosegue muovendo critiche alla coercizione del sistema educativo scolastico e ritenendo che le facoltà ed i corsi di studi dovrebbero comprendere ogni materia dello scibile umano, in modo che l'essere umano non sia privato di determinate conoscenze.

I capitoli finali riguardano la necessità che l'individuo ricerchi un'unica lingua per esprimersi in modo che tutta l'umanità possa dialogare e comprendersi, mentre l'ultimo capitolo riguarda la necessità che le masse pratichino lo sport anziché ne fruiscano passivamente.

Il “Libro Verde”, saggio breve e semplice, scritto per le masse incolte, ma con l'idea di essere diffuso anche in Occidente, pone ad ogni modo riflessioni interessanti. Riflessioni interessanti in ambito politico-elettorale in primis ed anche in ambito economico. Propone da una parte la partecipazione popolare in ambito politico e l'autogestione in ambito economico, muovendo critiche al dittatoriale sistema elettorale ed al sistema economico capitalistico e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Mu'Ammar Gheddafi, lungi dall'essere stato un dittatore, bensì capo di una rivoluzione incruenta – la Rivoluzione Verde del 1969, appunto – merita oggi di essere studiato. Personaggio storico che, non a caso, ha dato filo da torcere sia al fondamentalismo islamico che all'Occidente capitalista e sovietico, in quanto fieramente indipedente ed orgoglioso del suo modello.

Modello distrutto dalle sedicenti “primavere” arabe, ovvero dai colpi di Stato sostenuti anche da Francia, Usa, Gran Bretagna e dalla Nato intera. E che oggi ci hanno regalato Daesh, ovvero quell'Isis che avanza inesorabilmente indisturbato.


Luca Bagatin




1 ottobre 2014

Moana Pozzi, Maria Elena Boschi, "Ritratti di Donna" e il mito junghiano della Donna Selvaggia

Moana Pozzi e Maria Elena Boschi.

Due donne affascinanti. Due pasionarie, ciascuna a suo modo.

La prima un'ex attrice e pornodiva, poi diventata intellettuale e politica, emancipatasi da Riccardo Schicchi e dal mondo dell'hard attraverso il Partito dell'Amore. Un partito di ispirazione garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricorda il suo fondatore, Mauro Biuzzi, da me intervistato oltre un anno fa. Non certo il partito delle pornostar, ma un partito di libertà ed emancipazione civile, umana e sociale.

La seconda è una giovane ministra, senza un background politico alle spalle, ma proprio per questo potenzialmente nuova icona della politica italiana, come ho scritto più e più volte, paragonandola anche ad una possibile novella Anita Garibaldi (vista anche la sua passione per il colore rosso), se solo si emancipasse dal patriarca Matteo Renzi, figlio di una politica vecchia e stantìa, figlio dei De Mita, lontano anni luce dell'emancipazione e dai diritti civili e sociali di cui un'eroina di sinistra o di estremo centro (collocazione politica naturale del Partito dell'Amore) dovrebbe invece essere simbolo. Come lo è stata Anita e come lo è stata Evita Peron e la stessa Moana.

I soliti idioti dei media o dei social-media, paragonano Maria Elena Boschi a Moana Pozzi. Il che, francamente, non dovrebbe essere visto come un insulto. Né per l'una, né per la memoria dell'altra, alla quale, peraltro, dedicai il mio ultimo saggio “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni), che tratta anche di aspetti politici e del mito junghiano della Donna Selvaggia.

E, peraltro, tramite un amico che lavora a Montecitorio, feci anche in modo di regalarne una copia alla signora Boschi, con tanto di dedica: “L'unico ritratto di donna ancora mancante”.

Ecco, io credo e continuo a credere che Maria Elena Boschi potrebbe diventare una nuova icona di amore e di libertà. Di freschezza femminile e, non a caso, oggetto di invidia e di invettive sterili da parte di tutto il marciume della mediaticità nostrana, fatta di selfie, twitterate, wattsappate, facebukkate e tutto il caravanserraglio para-tecnologico socialmente involutivo di oggi.

Moana, passata dall'essere una diva all'americana e diventata leader di una piccola ma agguerrita formazione (anti)politica, seppe incarnare pienamente il mito junghiano della Donna Selvaggia: una donna libera e liberata dai condizionamenti tipici dell'(in)cultura patriarcale, sessista, disumanitaria, libera dai condizionamenti dei media, dell'economia, della pubblicità commerciale e della mercificazione dei corpi e delle menti.

Maria Elena potrebbe, potenzialmente, da ministra renziana, emanciparsi dal renzismo, dal culto di una personalità poltica senza costrutto, di una politica vecchia e stantìa che le sta facendo perdere ogni possibile credibilità, diventare un'icona della nuova Donna Selvaggia e di un'ideale Repubblica dell'Amore: fondata sui diritti di libertà e sulla felicità, contro la non-Repubblica dell'odio e della disoccupazione endemica.

E' quanto scrivo ed affermo da parecchi mesi, anche nelle interviste di presentazione del mio saggio “Ritratti di Donna” e nell'ambito del mio movimento “Amore e Libertà”. Penso che il futuro, per molti versi, mi darà ragione.


Luca Bagatin



25 luglio 2014

Maria Elena Boschi potenziale Donna Selvaggia

Il punto non è che Maria Elena Boschi necessita di una compagna come Selvaggia Lucarelli, come quest'ultima va blaterando, tanto per farsi mediaticamente notare.

Maria Elena Boschi - come dissi in occasione della presentazione ufficiale del mio saggio "Ritratti di Donna" - necessita di riscoprire la sua natura di Donna Selvaggia al fine di liberarsi dal Patriarca Renzi e riscoprire la centralità politica della sua femminilità.



22 luglio 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Francesco Serra di Cassano, autore di "Tutta colpa di Berlinguer" (che inizialmente doveva intitolarsi "Prima di restare orfani")

Francesco Serra di Cassano è un amico con il quale ultimamente esco e chiacchiero spesso.

In realtà è un mio amico da poco tempo e la nostra conoscenza è avvenuta per caso.

Alla metà di giugno un'amica mi invita a presenziare ad un convegno a Montecitorio nel quale è presentato “Tutta colpa di Berlinguer”, il romanzo del giornalista Francesco Serra e che dovrebbe essere presentato dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. La mia amica sa che ho un debole per la Ministra Boschi e che le vorrei regalare una copia del mio ultimo saggio “Ritratti di Donna”.

Ci vado, dunque, ma il convegno alla fine è presentato da Veronica Gentili, attrice e amica dell'autore.

Ne faccio un articolo, purtroppo non entusiastico, in quanto si parla di tutto tranne che del romanzo di Serra. Si parla troppo di politica comunista e lo si fa con un piglio poco critico.

Francesco Serra, giorni dopo, legge il mio articolo e mi contatta, stranamente entusiasta. Mi dice di essere un lettore del mio blog da ben cinque anni, addirittura. Ne sono visibilmente felice e ci incontriamo.

Da allora scopro una persona squisita ed iniziamo ad uscire spesso assieme. Scopro uno spirito libero nato nel 1964, che vive a Roma ma che ha studiato filosofia a Pisa, che a vent'anni era giovane comunista e che i suoi avi erano i celebri Serra di Cassano di Napoli, che diedero un importante contributo alla causa della Repubblica napoletana del 1799.

Non posso, dunque, non intervistarlo, vista la moltitudine di spunti che la sua vita racchiude.


Luca Bagatin: Bene Francesco, non puoi sottrarti alla fatidica domanda di rito. Parlaci un po' di te e delle origini della tua famiglia.

Francesco Serra: Iniziamo con il dire che miei avi sono i Serra di Cassano, nobile famiglia napoletana di origine genovese che, nel 1799, si contraddistinsero per aver partecipato attivamente al movimento rivoluzionario della Repubblica napoletana, a fianco dei francesi.

Palazzo Serra di Cassano è stata proprio la sede del comitato rivoluzionario e si dice che il mio avo Gennaro Serra fosse non solo amico intimo, ma addirittura l'amante dell'eroina Eleonora Pimentel Fonseca.

Gennaro Serra, ad ogni modo, fu tradito da un libraio venduto ai Borboni e venne decapitato nella piazza di Napoli, a soli 27 anni.

Da allora i genitori di Gennaro decisero di chiudere il Palazzo per 200 anni, in segno di lutto e protesta contro il Regno Borbonico.

Mio nonno Francesco, che era un capitano d'industria, nel dopoguerra, si occupò del restauro del Palazzo e nel 1960 lo inaugurò, proprio in occasione delle Olimpiadi di Roma, dando a Palazzo una grande festa alla quale furono invitati, fra gli altri, Maria Callas e Aristotele Onassis.

Nel 1982, Palazzo Serra di Cassano, fu ceduto da mio nonno allo Stato ed è attualmente la sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.


Luca Bagatin: Di famiglia nobile, benché rivoluzionaria, dunque. Ma, come approdi al Partito Comunista Italiano?

Francesco Serra: Alla fine degli Anni '70 frequentavo l'Università statale di Pisa. Allora in città il partito più forte era quello comunista. Oltretutto mia madre fu, per diversi anni, la compagna dello sceneggiatore Franco Solinas, legato al PCI e fra l'altro sceneggiatore de “La battaglia di Algeri”. Respirai quell'aria sin da ragazzino, quindi.


Luca Bagatin: Come nasce il tuo rapporto con Enrico Berlinguer ? Raccontaci della tua gavetta di giovane comunista.

Francesco Serra: Nel 1989 mi laureo con una tesi su “Strategia del Compromesso Storico”. In quegli anni Antonio Tatò, segretario di Berlinguer, mi chiama a lavorare a Botteghe Oscure e, volendo io intraprendere la carriera del giornalista, inizio a collaborare a “L'Unità” e, successivamente, per due anni, divento collaboratore di Achille Occhetto. Anch'io, come lui, volevo che il PCI cambiasse nome. Io, purtuttavia, già allora mi sentivo uno spirito liberale - sarà che fra i miei avi ci sono stati anche liberali e repubbliani – e criticavo pesantemente l'ideologia comunista, sino a che uscii definitivamente dal partito.


Luca Bagatin: Dopo quell'esperienza nel PCI, hai continuato a fare politica ?

Francesco Serra: Negli Anni '90 inizio a collaborare e a lavorare come capo ufficio stampa di Alleanza Democratica, il partito di Ferdinando Adornato e Willer Bordon. Rappresentavano per me quella sinistra moderata di cui l'Italia aveva bisogno. Purtuttavia e purtroppo il partito scomparve presto dalla scena politica italiana. Dal 1995 al 1997 mi iscrissi al Partito Radicale Trasnazionale e quella fu definitivamente il mio ultimo rapporto con la politica attiva e di partito.


Luca Bagatin: Come nasce invece il tuo rapporto con la cultura ?

Francesco Serra: Nasce nel 2001. Allora decido di collaborare con il Festival della letteratura di Mantova e con la Fondazione cinema per Roma.


Luca Bagatin: Come nasce, invece, l'idea di un libro su Berlinguer ?

Francesco Serra: Nasce nel dicembre del 2012. Inizio a scrivere il romanzo perché mi disgusta la diatriba fra Renzi e Bersani e non è un caso che io non mi sia mai iscritto al PD. Questa diatriba rischiava nuovamente di far subire l'ennesima sconfitta alla sinistra e la causa l'ho individuata nel fatto che i dirigenti postcomunisti non hanno mai approfondito il loro passato, nel bene o nel male.

Il passato del PD non era né è stato metabolizzato, ovvero è stato sostituito da miti che non c'entravano nulla con la tradizione comunista, quali ad esempio Kennedy.

Ho voluto dunque far sì, con questo libro, che quelle persone ricordassero invece – nel bene o nel male – l'ultimo leader carismatico del PCI, ovvero Enrico Berlinguer.

Oggi non nego la mia simpatia per Renzi, che è più umana che politica e ciò perché Renzi ha, anche anagraficamente, oltre che politicamente, caratteristiche diverse rispetto agli eredi del PCI.

Tutta colpa di Berlinguer” è un romanzo prima di tutto autocritico, che fa leva su aspetti emozionali più che politici, infatti.


Luca Bagatin: Come mai un titolo così commerciale ? “Tutta colpa di Berlinguer”, come ho scritto in un mio precedente articolo, ricorda molto uno degli ultimi filmetti di grido, “Tutta colpa di Freud”.

Francesco Serra: Ti dirò che il titolo che avevo originariamente pensato doveva essere diverso e non a caso, ovvero: “Prima di restare orfani”. Poi, per ragioni di marketing e su consiglio anche di Concita De Gregorio, l'abbiamo cambiato in “Tutta colpa di Berlinguer”.


Luca Bagatin: Che cosa puoi dirmi del rapporto fra Berlinguer e Craxi ? Chi aveva ragione, secondo te ?

Francesco Serra: Il rapporto fra i due è certamente stato deleterio e per responsabilità di entrambi. Entrambi, peraltro, erano caratterialmente molto diversi fra loro. Craxi era arrogante e aveva una visione dinamica della società. Berlinguer, invece, era schivo e aveva una visione conservatrice, statica della società.

Sarebbe stato utile, per la sinistra, che le loro idee convergessero. Purtuttavia sarebbe stato impossibile in quanto Berlinguer si rifiutava di staccarsi dalla tradizione comunista e non avrebbe mai aderito al socialismo europeo.

Paradossalmente il PSI di Craxi dialogava molto di più con l'estrema sinistra (Lotta Continua, Autonomia Operaia) di quanto non lo facesse il PCI, anche perché aveva necessità di ritagliarsi uno spazio politico autonomo dai due blocchi PCI e DC.


Luca Bagatin: E come mai tu, spirito libero, non sei passato subito al PSI ?

Francesco Serra: Perché allora ero troppo giovane ed ideologizzato. Avevo una visione dottrinaria delle cose. Ne parlo anche nel mio romanzo, infatti.


Luca Bagatin: Che cosa rimane, oggi, di quella stagione ?

Francesco Serra: Non rimane nulla. Rimane, al massimo, nelle generazioni che quella stagione hanno vissuto, una consapevolezza superiore rispetto agli altri.


Luca Bagatin: E sulla politica di oggi, che mi dici ?

Francesco Serra: La politica, oggi, non mi appassiona più. Preferisco rimanere un battitore ed uno spirito libero.


Luca Bagatin



5 luglio 2014

"Ritratti di Donna" di Luca Bagatin, il libro che non ti aspetti. Articolo di Giancarlo Bertollini



Luca Bagatin e Debdeashakti presentano il saggio "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni)
presso il Melargo Caffè di Roma


Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizoni), il libro che non ti aspetti o, quantomeno, non ti aspetti che in un libro siano racchiuse tematiche che vanno dal femminismo sino all'eros, passando per la psicologia, la politica, i diritti dei disabili ed il diritto alla morte. E quindi alla vita.

Il 4 luglio scorso - l'autore del libro Luca Bagatin e l'autrice della prefazione allo stesso, Debdeashakti al secolo Debora De Angelis – presso il prestigioso Melargo Caffè di Via Milano, nel pieno centro di Roma, hanno dato vita a qualche cosa di inusitato.

“Parlare di donne non è argomento facile” - ha esordito Bagatin - “le donne sono da secoli bistrattate oppure oggetto di morbosità da parte di una società patriarcale, maschilista, frustrata, dedita alla ricerca di un piacere effimero e del guadagno facile”.

Debora De Angelis lo incalza: “Come mai hai voluto parlare di donne ed in particolare hai intervistato donne così diverse fra loro, ovvero musiciste, studiose, artiste dell'eros, attrici...?”

“Perché da sempre amo le donne, ovvero amo il mistero che emanano. In particolare amo un certo tipo di donna. Una donna che sia bella fuori perché bella dentro, che abbia qualche cosa da dare e da dire alla società. Per questo il mio saggio si conclude con Il mito della Donna Selvaggia. Il mio modello ideale è una donna libera e liberata. Libera dai condizionamenti esterni tipici della cultura patriarcale e dalla modernità senza alcuna anima, senza spiritualità. La Donna Selvaggia postmoderna è, a parer mio, la donna che sarà libera dal potere, dal danaro, dalla religione, ovvero che saprà recuperare la cultura tipica delle antiche civiltà della terra”.

Come hai incontrato la Donna Selvaggia ?”, domanda sempre Debdeashakti.

Per caso, direi, anche se, di fatto, il caso non esiste. Il fato ha voluto che una donna che mi piace molto e che è per me fonte di grande ispirazione creativa, Alessia, un anno fa stesse leggendo un saggio che non conoscevo “Donne che corrono coi lupi”, della professoressa Clarissa Pinkola Estés. Una psicanalista junghiana. Accidenti, mi sono detto ! Jung fa parte dei miei studi esoterici ! L'ho letto e ho capito che la Donna Selvaggia era esattamente il modello di donna che inseguivo, posso dire sin da bambino. La donna che, consciamente o meno, ho sempre amato come uomo che ricerca, incessantemente, la sua metà da amare per tutta la vita”.

Debora De Angelis rimane sul pezzo e continua ad incalzare, con domande via via sempre più dai risvolti sociali e politici: “Nel tuo saggio sono presenti diverse tipologie di donne, ovvero artiste nel senso convenzionale del termine (attrici, cantanti, modelle), che da tempo vedono riconosciuto il loro ruolo nella società contemporanea; non è così per altro tipo di donne di cui pur parli, penso a donne che si sono occupate di politica, di esoterismo, di erotismo...in altre parole: se fosse il femminile a guidare la politica e la religione sia nei suoi aspetti di massa che esoterici, che mondo ne verrebbe fuori ?”.

Bagatin risponde, con una certa passione, facendo un lungo ragionamento: “Ritratti di Donna in questo senso è un libro eretico, che vuole ribaltare le regole del gioco, ovvero tornare alle origini. La politica, da molti anni, è finita. E ciò non solo in Italia. Occorre tornare all'Agorà Greca, all'abolizione di governi e parlamenti, ovvero alla creazione di assemblee di liberi ed eguali, formate da persone estratte a sorte. Occorre un ritorno ai partiti veri, visti come scuole di pensiero, di formazione culturale, intellettuale, morale. Il modello al quale tendo e del quale parlo nell'ambito del movimento (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” che ho fondato un anno fa, è il partito d'azione di Giuseppe Mazzini ed il partito comunista di Marx ed Engels: grandi contenitori di idee che trovano il loro senso nell'analisi della storia, dell'economia, della società nella quale viviamo. Le donne in politica, se si comportano come gli uomini, ovvero rincorrono il potere, sono altrettanto dannose. Il punto è che il potere va abbattuto e questo le Donne Selvagge, libere da ogni condizionamento, lo sanno bene. Perché loro sanno che il vero potere sta nella nostra anima, nella nostra psiche, nel nostro cuore.

Per questo in Ritratti di Donna parlo di donne che la politica l'hanno fatta, ma non in modo convenzionale. Per questo il saggio è dedicato anche alla memoria di Moana Pozzi, che definisco donna eretica, erotica ed eroica. Moana era una Donna Selvaggia, che ha voluto allontanarsi dal mondo della pornografia e dei media per reinventarsi, per fare altro. Per fare politica con l'unica formazione politica che, nella storia dei partiti, ha proposto nelle sue liste persone comuni: il Partito dell'Amore. Altro che Movimento Cinque Stelle ! Beppe Grillo ha copiato Moana Pozzi, lo ammetta ! Anzi, l'ha scimmiottata, perché lui è un uomo dei media, mentre Moana era un'eroina delle persone comuni. E l'invidia fa sì che ancora oggi si infanghi la sua memoria con dicerie mediatiche assurde. E poi teniamo anche conto che la Storia ha avuto delle grandi eroine nel passato. Penso ad Anita Garibaldi, che non a caso ho voluto quale simbolo di “Amore e Libertà”, una brasiliana morta a soli 28 anni per l'unica Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana. E poi, permettetemi una piccola digressione-provocazione. Lo ammetto, sono innamorato della ministra Maria Elena Boschi, ma la mia passione va oltre il fisico che pure è affascinante ed in linea con il mio canone di bellezza femminile. Penso che la Boschi possa essere una potenziale Donna Selvaggia in politica, le cui ali oggi le sono tarpate dal potere politico, dal Patriarca Matteo Renzi, al quale ne attribuiscono, ingiustamente, una relazione. E questo perché Maria Elena Boschi è donna ed è una donna affascinante ed intelligente. Il mio obiettivo è di aiutarla, in futuro, magari anche attraverso un'intervista, a liberarsi da ogni condizionamento. E diventare una nuovella Anita Garibaldi. A proposito delle religione, invece, occorre dire che le Religioni Monoteiste Isituzionalizzate hanno fatto strage e cancellato ogni aspetto legato agli antichi miti della terra, alle conoscenze gnostiche ed esoteriche, all'erotismo, alla cultura matriarcale. Le religioni, in sostanza, non sono dissimili dai partiti politici e dai prodotti commerciali: sono specchietti per le allodole, senza alcun contenuto, senza alcun messaggio spirituale autentico. Cristo, Buddha, Maometto e Krishna, invece, predicavano profondi messaggi spirituali e ben si guardavano dall'istituire delle religioni !”

Debdeashakti passa poi ad un altro argomento, molto trattato nel saggio di Bagatin, ovvero la disabilità e qui racconta del progetto che la vede protagonista, ovvero LoveGiver, un progetto che promuove l'assistenza sessuale ai disabili.

La disabilità è uno dei tabù per la nostra società di cui tratto nel saggio” - esordisce Bagatin e prosegue “La nostra società ci vorrebbe, da sempre, tutti sani, belli, vitali, magari però superficiali,

grezzi. Nel mio saggio parlo di sociale e disabilità e lo faccio attraverso figure trasgressive quali puoi essere tu Debora che, non a caso, hai accettato di scrivere la prefazione al libro. Tutti abbiamo diritto alla sessualità ed all'affettività. Ciò fa ancora scandalo, ma è questa la cosa che a me scandalizza di più ! E per questo ne parlo e ne scrivo. In Ritratti di Donna parlo anche di altri tabù, oltre a questo. Parlo del suicidio e lo faccio raccontando la vicenda di Roberta Tatafiore, una scrittrice e femminista, nota in particolare a cavallo fra gli Anni '70 e '90. Il vissuto politico di Roberta è simile al mio. Entrambi frequentatori, sin da giovani, dell'area laica e libertaria. Prima la militanza a sinistra, poi l'approdo al centrodestra, ma senza esserne iscritti, sempre da outsider. Ed infine il disgusto per i partiti, ovvero la riscoperta del fatto che si può trattare certe tematiche – dalla prostituzione ai diritti delle donne, dalla battaglia per l'eutanasia ed il suicidio assistito sino ai diritti delle coppie non sposate – senza necessariamente fare politica nelle istituzioni che, spesso, sono foriere di prostituzioni (vere !).

Roberta Tatafiore, nel 2009 ha deciso di suicidarsi. Come scrivo nel mio saggio, non la giudico, ma comprendo il suo atto. Il suo: salto nel vuoto di chi non sa adeguarsi alla norma, come lo definì lei stessa nel suo diario, pubblicato postumo da Rizzoli e recensito in Italia pressoché solamente da me. Così come solo da me è stato recensito il film di Cesare Lanza “La perfezionista”, che ha trattato il medesimo argomento.

Debora De Angelis pone la sua ultima domanda a Bagatin, forse la più spinosa: “Le donne in massoneria, i tuoi legami con la massoneria e il tuo precedente libro sulla massoneria. Facciamo un po' di chiarezza, dato che questa famigerata istituzione incute parecchio timore, ma suscita anche attrazione per via dell'aura misteriosa di cui si ammanta, ma infondo nessuno sa mai con precisione di che cosa si tratta.”

Innanzitutto cominciamo con il dire che la Massoneria è una scuola filosofica, spirituale, morale” - esordisce Bagatin - “che con tutti i complotti che le attribuiscono non ha nulla a che vedere. Nel mio primo saggio ne parlo diffusamente, qui mi limito a parlare dei rapporti fra donne e Massoneria. E lo faccio per mezzo delle interviste a Francesca Vigni, unica persona in Italia ad aver pubblicato un saggio sulle donne in Massoneria e l'intervista a Gabriella Bagnolesi, ex Gran Maestra della Gran Loggia Massonica Femmiline d'Italia che, pochi sanno, fu fondata dall'attrice Franca Bettoja, moglie di Ugo Tognazzi. Le donne in Massoneria possono assolutamente entrare e non perché lo dico io, ma perché lo dicono gli antichi misteri ai quali la Massoneria si rifà. Gli antichi culti solari erano officiati da sacerdotesse ed inoltre nei cantieri dei muratori operativi medievali vi erano anche donne. E poi oggi esiste una fra le maggiori Obbedienze massoniche italiane che, almeno dagli Anni '60, inizia alla Massoneria anche le donne, ovvero la Gran Loggia d'Italia degli ALAM, oggi retta dal Gran Maestro Antonio Binni. Così come, peraltro, ad iniziare le donne per primo in Massoneria fu il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, uno fra i pochi uomini della Storia ad infrangere molti tabù perché dotato di profondo senso di umanità, giustizia e fratellanza”.


Giancarlo Bertollini
www.studiostampa.com







30 giugno 2014

Presentazione ufficiale di RITRATTI DI DONNA (Ipertesto Edizioni) a Roma, il 4 luglio prossimo

PRESENTAZIONE DEL VOLUME


"RITRATTI DI DONNA"

(IPERTESTO EDIZIONI)

DI LUCA BAGATIN


VENERDI' 4 LUGULIO 2014

ALLE ORE 18.00

PRESSO CAFFE' MELARGO

VIA MILANO 58 A-B

(VICINO PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

DI VIA NAZIONALE)

ROMA


INTERVERRANNO

L'AUTORE E DEBDEASHAKTI, AUTRICE

DELLA PREFAZIONE AL VOLUME



25 giugno 2014

Maria Elena Boschi, nuova eroina in un Paese in disfacimento

Francamente vorremmo smetterla di solidarizzare con il Ministro Maria Elena Boschi.

Vorremmo smettere perché non solo lei sa benissimo difendersi da sola, ma perché vorremmo che gli attacchi alla sua persona – figli di una società che ha perso ogni senso di cavalleria, di buongusto, oltre che di rispetto per il prossimo – finissero per sempre.

E' evidente che, coloro i quali sulla pagina facebook di Grillo la insultano, sotto sotto la invidiano.

Invidiano il fatto che una donna affascinante, intelligente e colta, senza pregresse ideologie di partito alle spalle, possa ricoprire un ruolo politico.

E questa è e sarà la forza di Maria Elena Boschi da qui in avanti. E lo dovrà capire anche Matteino Renzi e tutto il cucuzzaro del Pd, che le ha rifilato un Ministero tutto sommato marginale !

Noi di “Amore e Libertà” lo abbiamo compreso da quel dì. E siamo certi che la signora Boschi stia facendo e si farà strada alla grande con le sue gambe, al punto che molti dovranno chinare il capo al suo passaggio e chiedere scusa per le sciocchezze che hanno affermato al suo indirizzo.

Per noi, inguaribili romantici che credono all'eroismo politico tipico degli eroi romantici (da Garibaldi a Bolivar, passando per Gabriele D'Annunzio ed Ernesto Nathan), oggi dimenticati dalla società dei consumi e dei media (di cui Grillo fa assolutamente parte, tanto quanto i suoi competitori destrosinistri), riteniamo che Maria Elena Boschi possa incarnare la nuova eroina, la nuova Anita Garibaldi, simbolo di un'ideale Repubblica dell'Amore. Repubblica che auspichiamo (e ci battiamo in tal senso) possa sorgere dalle ceneri dell'attuale non-repubblica dei partiti e dell'odio.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



23 giugno 2014

Tutta colpa di Francesco Serra (o, meglio, del sottoscritto) !

Non sapevo che Francesco Serra, autore del romanzo "Tutta colpa di Berlinguer" - di cui abbiamo parlato solo alcuni giorni fa - fosse un lettore del mio blog da diversi anni.
Me l'ha confessato questa mattina e, a mio rischio e pericolo (essendo lui visibilmente molto più bello e solo apparentemente più giovane di me), ho pertanto deciso di postare la foto che ci siamo scattati.
Sarà l'inizio di una possibile collaborazione ?





16 gennaio 2013

E l'allodola disse al gufo: "Io sono sveglia e tu ?" (Sprazzi e Spritz di una storia d'amore): il nuovo libro di Andrea G. Pinketts e Laura Avalle

Lui è un uomo della notte; lei una donna che ama il giorno.
Lui è un quarantenne che vive con la madre ed il suo cane Benvenuto; lei una studentessa che vive con la sorella, ex Miss Muretto di Alassio.
Lui è un'ex promessa della boxe, poi diventato scrittore di una certa fama; lei un'aspirante giornalista.
Lui ama il fumo e la birra; lei detesta entrambi.
Lui ostenta smodata sicurezza ed egocentrismo; lei ostenta una certa insicurezza, per molti versi, tipicamente femminile.
Lui è un patito della soap opera "Vivere"; lei un'adoratrice del "TG5".
Lui ama il cinema, in particolare gli horror ed i b-movie; anche lei ama il cinema, ma rigorosamente storie d'amore strappalacrime. Ma entrambi amano i cartoni animati.
Lui è Andrea G. Pinketts, celebre scrittore di noir, lei è Laura Avalle, ribattezzata da Pinketts "Laura Downvalley", giornalista piemontese e direttrice di diverse testate della Guido Veneziani editore.
La loro è una storia d'amore. Vissuta dieci anni fa, ma raccontata solo oggi in un bellissimo libretto che si legge d'un fiato. Adatto per le coppie male assortite, quelle in crisi, ma anche e soprattutto per quelle che - nonostante l'amore sia finito - continuano a volersi bene.
"E l'allodola disse al gufo: "Io sono sveglia e tu ?" (Sprazzi e Spritz di una storia d'amore)"
è il lunghissimo titolo di questo breve ma intenso ed appassionato libro-verità edito dalla Europa Edizioni e scritto, a quattro mani, da Pinketts e dalla Avalle.
Un libro, per l'esattezza, scritto a metà: cinquanta pagine di racconto della loro storia d'amore scritte da Pink e cinquanta scritte dalla Downvalley.
L'idea nacque a lei, la Avalle, allorquando propose al suo ex fidanzato Pinketts di scrivere un diario - ciascuno per conto proprio - della loro storia d'amore, per poi rileggerlo assieme e rivivere le loro emozioni passate.
Alla fine ne è nato questo bel libro, in un'elegante veste editoriale illustrata da intriganti vignette curate da Elena Cesana, illustratrice in particolare di noir, che ritrae Pinketts e la Avalle come se fossero Humphrey Bogart ed Ingrid Bergman in Casablanca.
Un libro da non perdere, che vi farà sicuramente sorridere, appassionare ma anche riflettere sull'amore. E sul come vi possano essere coppie apparentemente mal assortite, i cui componenti hanno abitudini, stili di vita ed interessi opposti, ma legate da un sentimento che supera ogni possibile barriera. E, per dirla con Pinketts, ogni possibile birreria.

Luca Bagatin

PS: Andrea G. Pinketts è un amico che non ha mai amato le confidenze. Da quando lo conosco non ha mai raccontato nulla delle sue ex e questo libro, debbo sottolinearlo, mi ha fatto scoprire un lato "meno duro" e più "sensibile" del Pink Nazionale.
In compenso, da quando lo conosco, gli ho confidato molte delle mie storie passate, presentandogli anche una mia “ex ex”. Ma soprattutto sono riuscito a contagiare tutte le mie ex con i suoi libri.
E, anche per me, come per Pink, non tutte le ex vorremmo che fossero ex e rimpiangiamo "quel" fatidico giorno in cui fummo lasciati.
Fu per entrambi "un duro colpo per l'arte". 



Una foto d'annata datata aprile 2005


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini