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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 gennaio 2016

Eduard Limonov: io, l'intellettuale bolscevico che odia Putin e Gorbaciov (tratto da "La Repubblica" del 13 gennaio 2016)

Lo scrittore maledetto si presenta in versione dimessa. Ma poi riemerge l'agitatore impegnato in una guerra personale contro i leader russi passati e presenti (e Brodskij, Solgenitsyn, Sacharov, Bulgakov...).  Quanto al libro che gli ha dedicato Carrère: «Perché fare precisazioni? Mi ha reso famoso. Va bene così»



MOSCA. Ma con chi stiamo parlando? Che tipo è quest'omino piccolo e magro con la barbetta alla Trotskij che continua a fissare il pavimento di linoleum e le verdastre pareti spoglie di una casa di periferia? Leggendo la storia della sua vita, ricostruita con qualche pennellata romanzesca da Emmanuel Carrère (Limonov, Adelphi), ci aspettavamo un eroe romantico e contraddittorio, una canaglia sfrontata e senza limitazioni piccolo-borghesi, uno scrittore maledetto, un po' sognatore rivoluzionario e un po' fanatico nazifascista. Ed Eduard Limonov deve essere più o meno fatto veramente così. Solo che non si vede. Sarebbe troppo facile. Stupire, spiazzare gli interlocutori, è la prima regola per un personaggio del suo stampo. Per questo si diverte a offrirci una versione dimessa ed eccessivamente senile per i suoi 69 anni. Guarda compiaciuto il libro fresco di stampa con l'aria finto umile del vecchietto che non credeva di meritare tanta notorietà. E ci concede perfino un banale sguardo nostalgico dei bei tempi andati tastando affettuosamente la copertina che lo ritrae giovane e spudorato da qualche parte degli Stati Uniti anni Settanta con un cappotto tutto alamari e spalline dell'Armata Rossa che fu. «Certo che diventare un mito dà un certo piacere. Ma un libro è un libro. C'è del vero e c'è del falso. Lasciamo perdere i dettagli». Avvertimento preciso. In questa chiacchierata non si parlerà di sesso. Nessun commento sugli episodi più scabrosi: lui che sodomizza la sua donna davanti alla tv che trasmette un discorso di Solgenitsyn; il suo concedersi a un giovane nero dietro a un cespuglio di Central Park; le sue avventure con partner di ogni genere e sesso; le sei mogli amate e perdute nel tempo, compresa la tenera sedicenne sposata quando lui aveva già superato i 55. «Perché contraddire o fare precisazioni su Carrère? Mi ha reso famoso. Va bene così».
Tutto bene tranne una cosa. La definizione che di Limonov ha dato lo scrittore francese: «Un genio con una vita di merda».
«Vita di merda lo dice lui. Io sono felice di quello che ho visto e che ho fatto. Quando sono nato, in un paesino sovietico di poveri operai ucraini, non avevo alcuna chance. Sarei morto di vodka e disperazione lavorando in qualche fabbrica».
E invece, una lunga cavalcata sempre controcorrente. I circoli letterari di Mosca, i primi romanzi, la fuga in America e la scoperta che quello non era proprio un mondo ideale.
«Mai avuta tanta simpatia per l'America e per il suo stile di vita. Avessi potuto scegliere sarei andato in Italia, o comunque in Europa. Anche in America mi ritrovai a contestare il sistema. D'altra parte i miei riferimenti, i miei amici, erano tutti legati alla sinistra europea. Che allora era più antiamericana dell'Urss».
E insieme alla insofferenza per il capitalismo americano venne fuori l'avversione per una vasta categoria di dissidenti sovietici che lì avevano trovato denaro e successo.
«Ho parlato spesso molto male di Brodskij. Ho i miei motivi. È stato un buon poeta, ma sopravvalutato. La sua fama mondiale non è dovuta al suo talento ma alle sue capacità imprenditoriali».
Lei invece?
«Non riuscii a pubblicare neanche una mia opera. Non ero bravo come Brodskij a lavorarmi editori e mass media».
Se è per questo ha parlato malissimo anche dell'altra icona dei dissidenti dell'epoca Aleksandr Solgenitsyn.
«Sì, è vero. In quegli anni non potevo soffrire i dissidenti di mestiere come Solgenitsyn e Andrej Sakharov. Li consideravo falsi, costruiti. Adesso però riconosco la loro grandezza».
Limonov pentito?
«Non esageriamo. Ammetto che la loro influenza è stata utile. E mi fanno pena per quello che hanno lasciato. Solo macerie. Solgenitsyn, che vagheggiava l'unione panslava di Russia, Ucraina e Bielorussia, ha visto morire i suoi sogni già nel '91. Mi mette tristezza pensare ad un uomo che vede crollare in diretta il suo sogno filosofico».
E Sakharov?
«Lui almeno non ha potuto vedere come è finita la sua coraggiosa battaglia. Non saprà mai di aver contribuito a fare arricchire i nuovi ladruncoli democratici».
Giudizi duri e sprezzanti anche su altri scrittori molto amati in Occidente e adesso mitizzati anche i Russia. Non ci sarà un po' di invidia?
Per la prima volta Limonov sembra arrabbiarsi: «Ma figuratevi se invidio gente come Bulgakov, per esempio. Il Maestro e Margherita è un'operina banale infarcita di intellettualismi da quattro soldi. Ma il suo capolavoro è Cuore di cane, zeppo di ripugnante razzismo sociale e di un disgustoso disprezzo per la classe operaia».
E non è finita.
«Vogliamo parlare di Venedikt Erofeev e del suo Mosca-Petuski? Una robetta presuntosa senza alcun valore letterario».
Ecco che piano piano affiora il Limonov che ci aspettavamo. L'uomo che ha smesso di scrivere romanzi dopo i successi del periodo francese e che si è dedicato alla sua guerra personale contro Putin tra le fila di un neo partito bolscevico.
Ma che vuol dire bolscevico nella Russia del 2012? Nostalgia di un passato dimenticato?
«In un certo senso sì. Molte cose andavano cambiate, adeguate ai tempi. Ma la distruzione di tutto è stato un errore gravissimo. Un disastro. Per questo non perdonerò mai Gorbaciov e Eltsin».
Gorbaciov in particolare.
«Per lui ci vorrebbe la ghigliottina, lo scriva. Voi occidentali continuate a considerarlo un eroe. Ma qui in Russia non lo sopporta nessuno. Vi siete mai chiesti il perché?».
In effetti sì, ma non ci sono molte risposte ragionevoli.
«Perché ha smantellato il Patto di Varsavia, ci ha fatto perdere tutto quello che controllavamo. Ha fatto riunire la Germania devastando ogni equilibrio in Europa». E la teoria di Limonov diventa elementare e diretta: «La Germania Unita ha per esempio fomentato la guerra in Jugoslavia. Le migliaia di vite perdute nella guerra dei Balcani sono tutte a carico del signor Gorbaciov».
Possibile che Gorbaciov sia un suo nemico più di Putin stesso?
«Certo che sì. Su Putin ho un atteggiamento freddo. Ci ha tolto la libertà, è vero. E lo combatto per questo. Ma con lui almeno si sopravvive. Negli anni del caos di Eltsin invece si faceva fatica pure a trovare il pane».
Dunque Putin meglio di Eltsin.
«Diciamo che la priorità è il pane. Poi viene la libertà. Dunque prima ero contro Eltsin e adesso contro Putin per motivi diversi».
Ma come fa a proporre ancora un modello bolscevico?
«Il partito bolscevico nacque in Germania prima della Rivoluzione. È a quello che mi ispiro. Diciamo che è una via di mezzo tra libertà individuale e giustizia sociale».
Intanto, così per restare controcorrente, il suo manipolo di fedelissimi diserta le grandi manifestazioni e preferisce protestare in disparte. Lui viene arrestato quasi ogni volta. Sconta una settimana o due di carcere. Poi torna fuori. «Non mi fido dei giovanotti piccolo-borghesi che protestano adesso. Sono confusi, velleitari, e sono manipolati da vecchi politicanti come Nemtsov che fanno il gioco del Cremlino. Tra un po' la moda passerà e io e i miei bolscevichi resteremo da soli contro questo regime».
Ma non sarà un po' geloso della popolarità di scrittori come Boris Akunin e Ljudmjla Ulitskaja che contestano in piazza mentre i suoi romanzi in Russia li leggono in pochi?
«Akunin è uno scrittore? Mi giunge nuovo. È un compilatore di gialli dozzinali che ha fatto i soldi e ora cerca altra notorietà. Ha venduto moltissimo da quando voi lo intervistate in piazza. La Ulitskaja poi, una romanziera mediocre che si ostina in un genere letterario ormai superato».
Cioè?
«Il romanzo, appunto. È nato nell'Ottocento, ma adesso non vale più niente. È una forma plebea di letteratura. E lo dico io che ne ho scritto 25 di buon livello. Adesso ho smesso. Mi dedico ai saggi. I romanzi sono ormai roba per adolescenti ignoranti».
E cosa dovrebbe scrivere uno scrittore moderno?
«La verità nuda e cruda. L'altro giorno rileggevo i verbali delle testimonianze nei miei confronti in uno dei tanti processi contro di me. C'erano le voci di decine di personaggi reali. Una densità drammatica che nemmeno Shakespeare sarebbe riuscito a realizzare. E comunque io non mi considero nemmeno uno scrittore».
Altro colpo di scena, come dobbiamo definirla allora?
«Un intellettuale. Che è ben diverso da essere un membro della intelligentsja. Di quelli ce ne sono tanti, in tutte le epoche. Si limitano a propagandare quello che gli intellettuali veri hanno elaborato almeno vent'anni prima».
E lei che cosa ha elaborato per le generazioni future?
Ghigno soddisfatto, gesto teatrale del braccio, voce in leggero falsetto con un pizzico di autoronia: «Rilegga con attenzione il libro di Carrère, qualcosa troverà».


Tratto da: http://www.repubblica.it/venerdi/interviste/2016/01/13/news/eduard_limonov_io_l_intelletuale_bolscevico_che_odia_putin_e_gorbaciov-131341860/



8 gennaio 2016

"Religione è schiavitù ! Spiritualità è libertà !" Riflessioni by Luca Bagatin

La vera bestemmia è dirsi rappresentanti di Dio sulla terra. Dio non necessita di rappresentanti perché Egli semplicemente E'.


Non mi interessano né i partiti né le organizzazioni.
Sono tutte cose composte da persone spesso senza principi, che amano avere addosso patacche inutili, che compiono gesti e rituali che spesso nemmeno comprendono, che dicono cose per il puro piacere di sentire che suono hanno nelle loro bocche.
Mi interessano piuttosto le grandi anime, i grandi spiriti, quelli che, nel corso dei Secoli, hanno combattuto a sprezzo del pericolo e della loro stessa vita: da Giovanna D'Arco a Bolivar da Garibaldi ad Anita.
Tutti sono bravi a parlare invano. Pochi sono bravi a morire non invano.


Solo la sessualità libera e consapevole può liberarci dalla religione, ovvero dalle conseguenze fondamentalistiche che essa comporta.


Per battere Renzi e il renzismo occorre un leader di destra che sappia essere di sinistra. Estrema.


L'amicizia fra due o più persone esiste quando queste si frequentano e/o si sentono spesso.
Quando ciò non avviene il loro rapporto si chiama "conoscenza".
Poi, all'interno di questa "conoscenza" ci può essere, eventualmente, l'"empatia".
Anche questa, come l'amicizia, non va declamata ma va PRATICATA e DIMOSTRATA.
Queste in breve le ragioni per le quali da anni:

a) ho deciso di non frequentare qualsi nessuno;
b) ho una grande considerazione per concetti quali "amicizia", "empatia", "fratellanza", ovvero per il loro AUTENTICO SIGNIFICATO PRATICO.


Tutti ad inneggiare quel despota amico dei ricchi oligarchi di Putin (che non è diverso da Obama nel farsi i suoi interessi).
Ecco, io invece inneggio al suo principale oppositore: Eduard Limonov, leader del Partito Nazional Bolscevico messo fuori legge proprio da Putin.
Nei Nazbol we trust !




14 novembre 2015

La nostra unica religione è l'Amore / Notre seule religion est l'Amour (tratto da www.amoreeliberta.blogspot.it)



21 ottobre 2015

L'opposizione democratica e anti-putiniana in Russia: i Nazbol


Manifestazione Nazional Bolscevica; Nazbol Girls; Manifestazione anti-Putin con Eduard Limonov e Garri Kasparov

Erano e sono dei desperados, ma, secondo la giornalista Anna Politkovskaja, che li difendeva a spada tratta, erano giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettevano di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese. Ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava, pur suggerendo loro di cambiare nome. Non le piaceva, infatti, il termine nazbol.

I Nazbol, ovvero i membri del Partito Nazional Boscevico russo, guidati dal poliedrico scrittore Eduard Limonov. Perlopiù giovani provenienti dalle periferie più remote della Russia, dell'Ucraina, della Lettonia e della Moldavia. Poveri, emarginati, punk o ex punk, libertari, sbandati o ex sbandati delusi dal crollo dell'Unione Sovietica e dall'avvento degli oligarchi, ovvero dei nuovi ricchi che, ad un sistema repressivo - quello sovietico - ne hanno sostituito uno peggiore, capitalista e fascista al contempo, e a vantaggio unicamente delle classi agiate.

I Nazbol hanno rappresentato, dal 1994 ad oggi, con il loro giornale politico, ma anche e soprattutto artistico e letterario “Limonka”, l'ungerground e la controcultura della Russia autoritaria di Vladimir Putin. Che, non a caso, oltre ad aver fatto assassinare la Politkovskaja, ha per un periodo fatto arrestare Eduard Limonov con l'accusa di terrorismo ed ha messo fuori legge il Partito Nazional Bolscevico, che, oggi, ha assunto la denominazione di L'Altra Russia, ovvero Drugaja Rossija.

Drugaja Rossija, nel 2006, era la denominazione della coalizione elettorale costituita da nazbol, liberali, nazionalisti, socialisti e comunisti fondata da Limonov e Garri Kasparov per contrastare Putin e la sua deriva autoritaria. Coalizione, purtroppo, naufragata nel 2010, con le prime sconfitte elettorali.

In Russia si sa, le persone sono abituate a sostenere il partito di governo e così Putin, dal 2000 ad oggi, continua – fra una frode elettorale e l'altra, fra un'intimidazione e l'altra – ad essere rieletto.

L'unica opposizione, in Russia, a parte i comunisti del KPRF, sono le attiviste di Femen, i Nazbol di Limonov e i liberali di Kasparov.

Dopo la rottura con Kasparov, ad ogni modo, L'Altra Russia diviene la denominazione dei Nazbol di Limonov e di Zachar Prilepin, altro noto scrittore e giornalista di fama mondiale, il quale, oltre ad aver collaborato con la Politkovskaja nella redazione del giornale indipendente di opposizione “Novaja Gazeta”, ha scritto numerosi romanzi – pubblicati in Italia da Voland – nei quali racconta la vita della provincia russa post-sovietica e, con il suo “San'kja”, descrive la vita e la storia di un giovane sbandato che, attraverso il partito rosso-bruno dei Nazbol, trova finalmente una dimensione ed una famiglia fatta di amici che lottano per la rivoluzione sociale. Una sorta di romanzo autobiografico che, invero, racchiude per molti versi anche la storia di Limonov, la cui avventurosa biografia fu raccontata dallo scrittore Emmanuel Carrère nel 2012.

Quella russa è, solo apparentemente, una realtà lontana dalla nostra.

La Russia è infatti una democrazia per modo di dire, ove vige ancora la legge del più forte e che ha visto aumentare le diseguaglianze sociali e la povertà, anziché vedersi diffondere la ricchezza ed i diritti di libertà, come illusoriamente fu fatto credere al momento del crollo dell'Unione Sovietica.

Una situazione conseguenza anche di una globalizzazione imposta dall'alto. Da una realpolitik che ha visto coincidere gli interessi dei molti oligarchi economici e politici dal 1992 ad oggi in tutti i Paesi del mondo: dagli USA di Clinton e Bush, passando per l'Italia martoriata dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli (che da tempo vede un solo uomo al comando attuare politiche antisociali e senza alcun mandato democratico), ad un'Europa austera e grigia, sino alla Russia di Eltsin e di quel Putin messo a capo del governo proprio da taluni ricchi oligarchi russi, come ben la Storia ci ha raccontato. Le politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Federal Reserve, della Banca Centrale Europea e dell'oligarchia dell'est al potere, in sostanza. La morte della politica e del pensiero politico.

In tutto ciò, alcune eroine e alcuni eroi che, proprio perché eroi, finiscono per essere in minoranza e inevitabilmente sconfitti. Ma, proprio per questo, ammirabili: le Femen, i Nazbol, i Kasparov.

Resistono, ad una globalizzazione senz'anima, anche la gran parte dei Paesi dell'America Latina che pur sono a rischio destabilizzazione ogni giorno: il Nicaragua del sandinista Ortega, la Bolivia di Morales, il Venezuela chavista, il Brasile della Roussef, il Cile della Bachelet, l'Uruguay di Tabarè Vasquez, l'Ecuador di Correa, l'Argentina peronista.

Minoranze resistenti, nazionaliste e socialiste, oltre la destra e la sinistra. Che in quei Paesi, gli unici forse oggi davvero democratici, rimangono al governo. Ed il cui esempio, ci auguriamo, possa contagiare l'intero pianeta.


Luca Bagatin



28 settembre 2015

Haile Selassie I: l'ultimo Re dei Re

Sembra così lontana ed invece è vicina.

Lo è non solo perché i suoi figli si sono rifugiati nelle nostre terre, da molto tempo, ma anche in quanto con lei siamo in debito e non già in credito, come pensano gli economisti, i governanti, gli arricchiti sulla pelle degli altri.

Stiamo parlando dell'Africa verso la quale abbiamo molti debiti, mai pagati.

In primis i debiti di guerra e coloniali, per averla sfruttata, martoriata, ucciso milioni di persone, calpestandone le tradizioni e costringendo ancora oggi milioni di persone ad abbandonarla, per cercare “fortuna” da noi, che pensiamo ancora una volta di sfruttare la loro manodopera.

Sembra una realtà lontana e invece è la nostra realtà. Solo che, essendo bianchi, ricchi ed europei (pur spesso discendenti da tribù barbariche !), pensiamo di esserle superiori, pensiamo che gli africani siano da sempre privi di qualsivoglia civiltà.

Nella fattispecie vorremmo parlare dell'Etiopia, già colonizzata da noi italiani per volontà del fascista Benito Mussolini, il quale pensò bene, per assoggettarla al suo dominio, di utilizzare sulla popolazione – per la prima volta nella Storia – le armi chimiche.

Quanti sanno, dunque, che proprio gli italiani si sono macchiati di questo grande crimine umanitario ?

Ma soprattutto quanti conoscono la storia di Haile Selassie I (1892 - 1975), il Negus, ovvero Imperatore d'Etiopia dal 1930 al 1936 e del 1941 al 1974 ?

Haile Selassie, ultimo Re dei Re, discendente della dinastia di Re Salomone e della Regina di Saba, fu un sovrano illuminato e combattivo, il quale, oltre a battersi strenuamente contro i fascisti, modernizzò la sua terra.

Della sua storia e dei suoi discorsi parla il bellissimo saggio “Haile Selassie I – discorsi scelti 1930 – 1973” a cura di Lorenzo Mazzoni ed edito da Stampa Alternativa.

Haile Selassie, incoronato nel 1930, nel 1936 pronunciò uno storico discorso a Ginevra, alla Società delle Nazioni, nel quale richiese l'aiuto delle nazioni civili e democratiche per scongiurare l'invasione fascista dell'Etiopia, denunciando, come dicevamo, l'utilizzo delle armi chimiche sulla popolazione civile. Il suo appello rimase inascoltato. Nessuna nazione cosiddetta “civile” raccolse il suo appello ed anzi, Francia e Gran Bretagna favorirono addirittura – in funzione anti-tedesca – l'invasione dell'Etiopia da parte dei fascisti. Solo l'alleanza fra Mussolini ed Hitler porterà la Gran Bretagna a schierarsi contro l'Italia e ad allearsi con le truppe del Negus che, nel 1941, poté rientrare ad Addis Abeba e in un'Etiopia finalmente indipendente. Si noti bene che, per volere del Negus e nonostante le violenze compiute dai fascisti sulla popolazione etiope, a nessun italiano sarà torto un capello ed i soldati italiani poterono rientrare in patria senza subire alcuna violenza.

Nel dopoguerra Haile Selassie iniziò l'opera di ricostruzione e di ammodernamento dello Stato, introducendo un'imposta progressiva sul reddito e tassando i beni ecclesiastici, oltre che limitando i poteri del clero. Successivamente fece stilare una nuova Costituzione attraverso la quale ogni cittadino poté essere liberamente eletto in Parlamento.

Il Negus fu sempre un sostenitore, oltre che della spiritualità cristiana, della scienza, ma fu anche da sempre fiero oppositore del pericolo nucleare e fra i più attivi sostenitori del Movimento dei Paesi Non Allineati, fondato dal Presidente jugoslavo Tito, il quale proclamava l'equidistanza sia dal blocco statunitense che sovietico.

Proprio in chiave di non allineamento e di risoluzione dei conflitti bellici, Haile Selassie, fondò – nel 1963 – l'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA), la quale in più occasioni riuscì a risolvere conflitti armati fra popolazioni e nazioni africane e fu da sempre un sostenitore dei movimenti anti-apartheid sudafricani.

I piani di pace e di modernizzazione dell'Etiopia furono purtuttavia interrotti dal colpo di Stato ordito dai militari dell'esercito nel 1974, che portarono il Paese a subire un'instabilità permanente sino praticamente ai giorni nostri. Haile Selassie invece fu probabilmente ucciso dai militari per soffocamento, come afferma lo storico Angelo Del Boca, per quanto le circostanze della sua morte non saranno mai chiarite.

Ciò che purtuttavia sappiamo è che la figura del Negus ha ispirato il movimento rasta ovvero il movimento detto Livity, diffuso anche grazie alla musica di Bob Marley.

Il movimento rasta, infatti, sorto in Giamaica, terra popolata dai discendenti di schiavi provenienti dall'Africa, a seguito delle profezie di Marcus Garvey, giornalista ed attivista dei diritti civili dei neri e del movimento panafricano, ritiene che Haile Selassie I, discendendo da Re Salomone e dalla Regina di Saba, ovvero dalla stirpe di Re Davide, come Gesù, sia un'incarnazione divina.

Da notare come Haile Selassie non abbia mai confermato né smentito tale affermazione e come ancora oggi il movimento Livity sia diffuso e, più che una religione, sia una filosofia di vita di pace ed amore fraterno fra tutti i popoli, come insegnato dal Negus.

Haile Selassie I, ultimo Re dei Re, rimane dunque figura terrena alle soglie della divinità/mitologia, di cui oggi, a parte il saggio di Mazzoni e quello di Del Boca, si parla molto poco nel nostro Paese.

Eppure è e rimane figura chiave per comprendere il popolo africano ed il suo percorso di emancipazione sociale ed il processo stesso di decolonizzazione africana. Processo dal quale, ancora oggi, complice organismi criminali come il Fondo Monetario Internazionale ed ex potenze coloniali senza scrupoli, ancora fatica a liberarsi.


Luca Bagatin



25 settembre 2015

"Non prendere, imprendere, pretendere. Semplicemente intraprendi !". Riflessioni e aforismi di Luca Bagatin

“Siete tutti figli di puttana ! Io sono il Casanova e il Che Guevara della letteratura russa ! In questo mondo di belle donne e di uomini malvagi, in questo mondo del sangue, della guerra, degli eroi e dei draghi, io mi sono già conquistato un posto alla tavola rotonda degli eventi”.


(Eduard Limonov)




Forse anche io avrei preferito vivere durante la Seconda Guerra Mondiale. Allora almeno c'erano i partigiani che, armi in pugno, si battevano contro i fascisti al governo. Oggi ci sono solo pappamolla. Eppure i fascisti al governo ci sono ancora.

Non ho capito perché tanti ce l'hanno con la nuova Miss Italia.
Il dramma è che esistano ancora manifestazioni ebeti per ragazze che possono mostrare solo il loro corpo (e solo in parte !) e non la loro anima.


Mi guardo bene dall'essere di sinistra, ma sicuramente non sono di destra.


La vita è mistero. Non possiamo che arrenderci al mistero e tentare di comprenderlo. Ma senza pretendere di giungere per forza alla verità. Ciò implica l'eterno dubbio.


Non credo ai ruoli imposti, alle risposte scontate e ai luoghi comuni.
Se sono diventato cinico e mi sono alquanto rotto le palle è perché la mentalità dell'universo mondo è pressoché piatta e appiattita su sé stessa.


Ho trovato più solitudine e isolamento a Roma che in trent'anni vissuti in un piccolo paese del nord.


Le donne sono imprevedibili e ciò non sempre in modo positivo. Personalmente mi sono dovuto organizzare di conseguenza.
Puoi stare con me per piacere o per amore, ma togliti dalla testa l'idea di fidanzarti o di spostarti con me.
Le storie non durano ed il mio cuore è stato fatto a pezzi già da quel dì.

(non so quanti uomini o, meglio, maschi, abbiano il coraggio di essere sinceri quanto me...)


La mia idea di impresa è una società senza imprese né imprenditori.
Ovvero senza sfruttatori né ladri.


Non voglio prendere, pretendere, imprendere. Ovvero non voglio rubare.
Preferisco intraprendere.





14 settembre 2015

"Senza pudori". Aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

Le case editrici che chiedono soldi agli autori non sono serie e vanno evitate. Piuttosto pubblicate il vostro lavoro in proprio, meglio se gratis e sul web.


L'editore dovrebbe credere nell autore, non spremerlo. Altrimenti non si chiama editore, ma ladro.


Direi che la mia donna ideale è un misto fra la principessa romantica, la donna guerriera e la pornostar.


Leggo in giro per la rete che c'è chi si schiera con Obama, chi con Putin.... Non capisco che cosa ci sia di interessante nello schierarsi con gente che scopa poco e che pensa solo ad esportare la guerra, sfruttando i suoi rispettivi popoli. Il mio Presidente idale, oggi, sarebbe Moana Pozzi.
Una donna che non può più parlare, ma ne avrebbe da dire su tutti.


L'unica economia non soggetta a bolle speculative è l'economia del dono.


Se proprio dovete sposarvi non dimenticate di sottoscrivere prima un contratto prematrimoniale. Se l'altra persona vi rovinerà la vita, quantomeno potete essere parzialmente risarciti del danno.


Mi sento da sempre un AN-archico. Ovvero, rinunciando ad assoggettarmi a qualsivoglia potere politico, preferisco contemplare, in ogni sua forma e dimensione, il sedere. Bello, sodo, femminile !


Per secoli se la sono presa con massoni e Massoneria. Salvo scoprire che le uniche forze eversive erano quelle politiche.


Anche di Moana dissero che era finanziata dal KGB, come oggi dicono che Femen sono finanziate da Soros e dalla CIA.
Che cosa non si inventano i seguaci del Potere pur di screditare le eroine !


E poi mi chiedono perché ho iniziato a fare politica sull'onda dell'elezione di Cicciolina in Parlamento !
Meglio una pornodiva nel palazzo, che tanti magnaccia !


Ecco perché preferisco da sempre - pur con tutte le loro contraddizioni e limiti - i Garibaldi, i Peron, i Pacciardi, i Craxi, i Gheddafi, i Chavez. I Caudillos popolari, populisti e repubblicani, che hanno combattuto e dato da mangiare ai poveri e tentato di includerli nell'attività di governo, anziché i politicanti "eletti" occidentali, che mai hanno combattuto, cravattoni succhiasoldi e affamapopoli, senza sogni, senza prospettive:

"La Libia è un laboratorio sociopolitico fondato su un miscuglio di oligarchia e anarchia, democrazia diretta e guidata, consumismo e rigorismo morale. La spinta ideologica viene sempre da Gheddafi che si dedica ad organizzare l'anarchia. (...) Pensa che il suo compito sia di condurre il suo piccolo popolo a fare a meno di ogni guida.

(...) Audace e appassionato come quando era un ragazzo, Gheddafi non ama essere l'uomo politico che si arrangia nel campo del possibile. Si trova più a suo agio ai confini fra realtà e utopia. (...) Alcuni sogni sono rimasti tali: il popolo libico non è diventato produttore, l'unità araba è ancora un miraggio. (...), ma molti sogni si sono avverati: i libici hanno ritrovato orgoglio, dignità e un senso di identità; la Libia di cui si diceva "è un Paese che non esiste", ha un posto di rilievo nell'atlante geopolitico; i particolrismi regionali e tribali sono superati; i diseredati non sono più tali; la sfida contro le onnipotenti compagnie del petrolio è stata vinta e ha messo in moto un meccanismo destinato a modificare gli equlibri mondiali".

(Mario Vignolo da "Gheddafi - Islam, petrolio e utopia" - Rizzoli, 1982).




8 settembre 2015

Il "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi

Il verde, nella cultura islamica, è il colore della conoscenza e dei santi. Il verde ricorda peraltro Al-Khidr, l'Uomo Verde protettore delle tribù nomadi, che incarna la provvidenza divina.

E proprio in una tribù di nomadi beduini è nato Mu'Ammar Gheddafi, colonnello e Raìs della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare e Socialista sino alla barbara morte che dovette subire nel 2011, complici gli anglo-franco-statunitensi.

E verde è il nome del testo pubblicato da Gheddafi stesso nel 1975 – il "Libro Verde", appunto – rivolgendosi al suo popolo e nel quale ha voluto fissare i punti salienti del suo pensiero.

Un pensiero tutt'altro che dittatoriale, tutt'altro che liberticida, tutt'altro che retrogrado come da troppo tempo creduto in un Occidente che poco ha voluto approfondire la figura del Raìs libico.

Il "Libro Verde", nella sua parte iniziale, muove una critica serrata ai sistemi elettorali, fatti di partiti e di parlamenti, che, nei fatti, non rappresentano affatto la reale volontà popolare ma unicamente quella del partito che ha raccolto più voti e che come tale non rappresenta di fatto il popolo, ma solo una parte ideologica, peraltro formata da una fetta esigua di rappresentanti, ovvero i parlamentari.

Il partito, per Gheddafi, è come una classe o una tribù: rappresenta solo una fazione e, se questa prevale sulle altre, allora questa di fatto rappresena un regime dittatoriale, non permettendo alle altre classi ed idee di essere rappresentate.

Gheddafi infatti scrive: "La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato che ha ottenuto il 51% dell’insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie di democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governoche non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura.

Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente. Ma, se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli "sconfitti", si avrebbe una schiacciante maggioranza".

E' peraltro di questi giorni l'uscita in Italia del saggio edito da Feltrinelli “Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico” del saggista belga David Van Reybrouck, il quale giunge alle medesime conclusioni del Raìs e ritiene che il sistema più democratico sia quello fondato sull'Agorà Greca, attraverso il sorteggio e la partecipazione popolare diretta.

Mu'Ammar Gheddafi, infatti, lungi dal propugnare un sistema dittatoriale, fonda la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari attraverso appositi Congressi e Comitati popolari di cui spiegherà nel "Libro Verde" la funzione.

Il Colonnello Gheddafi scrive in proposito: "In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall’insieme delle Segreterie si formano , in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l’insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l’amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l’esecuzione di tale politica. In questo modo sia l’amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari e si porterebbe così fine alla vecchia definizione di democrazia che dice: "la democrazia è il controllo del popolo su se stesso". Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione e per le lorofunzioni, a varie categorie o settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s’incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all’anno, è riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base. Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l’incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari. In questo modo il problema dello strumento di governo sarà di fatto risolto e si porrà fine ai regimi dittatoriali. Il popolo diverrà strumento di governo ed il problema della democrazia nel mondo sarà definitivamente risolto".

Si noti bene, dunque, come il modello della Jamahiriyya libica sia per molti versi ricalcato sul modello ateniese dell'Antica Grecia, culla della democrazia occidentale, ma che l'Occidente cosiddetto “democratico” ha abbandonato da tempo per sostituirlo con sistemi di governo basati su politici di professione che, teoricamente, dovrebbero rappresentare il popolo. Ma che, nei fatti, curano piuttosto i loro interessi e quelli delle loro lobby di riferimento.

Relativamente alle leggi, il Raìs libico ritiene che esse debbano ispirarsi alla natura ed alla religione del popolo. In questo senso vi è purtuttavia da dire che la sua visione dell'Islam non ha nulla di estremistico o di radicale, al punto che nessun tipo di legge del taglione è stata mai applicata nella Libia di Gheddafi.

Relativamente alla libertà di stampa, Gheddafi nel suo saggio muove una critica alla proprietà dei giornali da parte delle singole persone fisiche e giuridiche. Egli ritiene che la vera stampa libera sia unicamente quella redatta dai Comitati popolari, in quanto rappresentante di tutta la società e non solo di una parte.

Più interessante è la visione economica del Raìs libico, il quale nel “Libro Verde” enuncia i principi di quella che lui definisce Terza Teoria Universale, alternativa al capitalismo sfruttatore ed al comunismo ateo, materialista e ingannatore.

Egli ritiene innanzitutto che i lavoratori debbano essere considerati produttori, non più dei salariati e dunque ciò che loro producono deve essere di loro proprietà. Il salario, per Gheddafi, è indice di sfruttamento ed un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone, né privato né statale. Oltre a ciò, il Raìs, ritiene che nessuno possa possedere più di quanto gli sia necessario per vivere in quanto l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.

In questo senso nel “Libro Verde” è specificato che nessuno può possedere più di una abitazione e più di un mezzo di trasporto privato. L'affitto o il noleggio sono da considerarsi come fenomeno di sfruttamento del bisogno altrui e ove vi è bisogno non vi può essere, conseguentemente, libertà dell'individuo.

La Terza Teoria Universale – in pieno contrasto con la visione capitalistico-borghese e con quella collettivista-statalista-marxista - propone dunque che ciascuno lavori o per sé oppure in aziende socialiste autogestite dai lavoratori medesimi ove ciascuno è produttore e socio alla pari, oppure ancora che si lavori a beneficio della società e dei bisognosi.

In questo senso nel “Libro Verde” è scritto: "Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…) A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani".

Senza dimenticare il contesto nel quale è stato scritto, il “Libro Verde” pone la famiglia al centro della società e Gheddafi afferma che essa è molto più importante dello Stato in quanto culla, origine e riparo sociale dell'essere umano.

Contrariamente a quanto si tende a credere, Gheddafi è molto duro con i nazionalismi intesi come particolarismi che tendono a dividere e scrive: "(…) sono male e detrimento all’umanità il particolarismo nazionale e l’uso della forza nazionale contro le nazioni deboli; oppure il progresso nazionale conseguito appropriandosi di ciò che appartiene ad altra nazione. Però l’individuo forte, rispettoso di se stesso, consapevole delle sue responsabilità personali è importante ed utile alla famiglia; la famiglia rispettosa, forte, consapevole della sua importanza è socialmente e materialmente utile alla tribù; la nazione progredita, produttiva e civilizzata è utile al mondo intero. Per contro, la struttura (binà’) politica e quella nazionale si corrompono se scendono a livello sociale, cioè familiare e tribale, interferendo con esso e assumendone i punti di vista".

Un capitolo del “Libro Verde” è dedicato alla donna e la visione di Gheddafi, lungi da ogni maschilismo e pur essendo stato un emancipatore nel mondo islamico ed aver ammesso le donne nell'esercito ed aver costituito addirittura il corpo militare delle “Amazzoni”, la sua visione è piuttosto familista e la sua visione della donna è di moglie, madre ed “angelo del focolare”.

Egli sulla donna in particolare scrive: "E’ ingiustizia e crudeltà l’eguaglianza fra di loro in un lavoro sporco che sfigura la bellezza di una donna, privandola della sua femminilità. E’ anche ingiustizia e crudeltà addestrare la donna ad un programma che, di conseguenza la conduce allo svolgimento di un lavoro non confacente alla sua natura. Fra l’uomo e la donna non esiste differenza sul piano umano: a nessuno dei due è lecito sposare l’altro senza il suo libero consenso, né sciogliere il matrimonio senza un equo arbitrato che lo ratifichi, o senza l’accordo delle due volontà dell’uomo e della donna al di fuori dell’arbitrato".

Il “Libro Verde”, oltre a profetizzare la dominazione del mondo da parte dei neri, per secoli sfruttati, prosegue muovendo critiche alla coercizione del sistema educativo scolastico e ritenendo che le facoltà ed i corsi di studi dovrebbero comprendere ogni materia dello scibile umano, in modo che l'essere umano non sia privato di determinate conoscenze.

I capitoli finali riguardano la necessità che l'individuo ricerchi un'unica lingua per esprimersi in modo che tutta l'umanità possa dialogare e comprendersi, mentre l'ultimo capitolo riguarda la necessità che le masse pratichino lo sport anziché ne fruiscano passivamente.

Il “Libro Verde”, saggio breve e semplice, scritto per le masse incolte, ma con l'idea di essere diffuso anche in Occidente, pone ad ogni modo riflessioni interessanti. Riflessioni interessanti in ambito politico-elettorale in primis ed anche in ambito economico. Propone da una parte la partecipazione popolare in ambito politico e l'autogestione in ambito economico, muovendo critiche al dittatoriale sistema elettorale ed al sistema economico capitalistico e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Mu'Ammar Gheddafi, lungi dall'essere stato un dittatore, bensì capo di una rivoluzione incruenta – la Rivoluzione Verde del 1969, appunto – merita oggi di essere studiato. Personaggio storico che, non a caso, ha dato filo da torcere sia al fondamentalismo islamico che all'Occidente capitalista e sovietico, in quanto fieramente indipedente ed orgoglioso del suo modello.

Modello distrutto dalle sedicenti “primavere” arabe, ovvero dai colpi di Stato sostenuti anche da Francia, Usa, Gran Bretagna e dalla Nato intera. E che oggi ci hanno regalato Daesh, ovvero quell'Isis che avanza inesorabilmente indisturbato.


Luca Bagatin




9 agosto 2015

Undici anni di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Ne sono passati ormai undici ed abbiamo accumulato oltre sei milioni di visite.

Undici anni di questo blog, con ormai oltre sei milioni di visitatori.

In realtà da qualche tempo mi è un po' passata la voglia di scrivere, anche perché in undici anni penso di avere scritto molto di più di quanto non avrei mai pensato di fare.

Vorrei dedicarmi alle donne, in realtà. E' l'unico desiderio che avevo sin da bambino.

Vabè, sogni a parte, veniamo alle cose concrete.

Che cosa abbiamo realizzato in questo ultimo anno ?

Abbiamo parlato molto del risveglio dell'America Latina, delle prospettive (anti)politiche per una possibile Civiltà dell'Amore che si contrapponga alla società del piacere, dell'odio e della realpolitik. Abbiamo dunque rilanciato “Amore e Libertà”, pensatoio-movimento “clan-del-destino” che ha per simbolo una donna morta per la libertà a soli ventotto anni: Anita Garibaldi, moglie di un socialista e repubblicano senza alcuna tessera di partito.

Ne abbiamo anche realizzato un saggio che consta della prefazione del principe Tiberio A. Dobrynia “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, che al momento è in distribuzione gratuita a questo link https://drive.google.com/file/d/0B5hvm8jRoLWYNnBXZTZuYnZweVk/view in attesa che un editore coraggioso voglia farne un prodotto editoriale militante e di diffusione nelle librerie.

Abbiamo aperto la rubrica di aforismi in spagnolo “Pensamientos” dell'attrice e modella Maria José Peon Marquez, nostra nuova musa ispiratrice, che grazie a questo blog sta cominciando ad essere conosciuta anche in Italia.

Abbiamo tentato, ancora una volta, di smascherare i “furbetti del quartierino”: complottisti, pseudo-massoni, paraculi della televisione nostrana e della carta stampata. E lo abbiamo fatto, come sempre, da indipendenti. Da bestie da prima elementare che, pur non avendo alcuna laurea, alcuna tessera ed alcun titolo, non smettono di ricercare la verità per pura passione.

La passione ci anima da sempre. E' una passione finanche sessuale o, meglio, psico-sessuale.

E concludiamo questo post commemorativo ricordando a noi stessi ed ai lettori, che le uniche imprese che riteniamo degne di questo nome non sono certo quelle economiche e commerciali, bensì quelle eroiche, erotiche e sentimentali !


Luca Bagatin



Nella foto la modella e attrice Maria José Peon Marquez



Numero di visite di questo blog al 9 agosto 2015:
 6.017.389

(seimilionidiciassettemilatrecentottantanove)
mica calzettoni !



6 agosto 2015

Una di quelle notizie che non diffonde mai nessuno: a Cuba e in Venezuela operazioni gratuite alla vista (tratto da www.amoreeliberta.blogspot.it)

In Occidente stiamo per morire di fame, mentre a Cuba e in Venezuela operano gratuitamente agli occhi.
Il fallimento dell'egoismo liberal-democaZZico.
Il trionfo di Amore e Libertà.



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