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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 febbraio 2015

"Pensamientos" by Maria José Peon Marquez for Luca Bagatin's blog (Vol. 3)

Quiero que guardes mis días en tu vida,

tu amor en mis besos, y tu llanto...en mi sonrisa.

Nacería siendo música,

crecería siendo melodía, moriría siendo una canción...de esas que núnca se olvidan.

No fue un sueño, te dije "te quiero" mientras dormías,

te hablé de cosas que salen del alma, antes de que abrieras los ojos...antes del alba.

Sin saberlo, aquel beso selló un despido,

un adiós sin entenderlo con sentimientos reprimidos,

la esperanza falleció y no fué tiempo perdido,

como el tiempo que tuvimos, al final quedó en suspiros,

no hay tristeza sin razón en el fondo del olvido,

todo queda entre tú y yo...pero en distintos caminos.



11 febbraio 2015

Gilettate grondanti ipocrisia (e viva ora e siempre Mario Capanna, ultimo Mohicano !)

C'è chi fa tanto la morale a Mario Capanna, ex deputato di Democrazia Proletaria e dei Verdi che, oltre ad essere stato eletto in Parlamento per più legislature e con voti di preferenza veri (ai suoi tempi la legge elettorale, per fortuna, non prevedeva ancora i parlamentari "nominati"), ha sempre portato avanti battaglie molto serie sull'ambiente, i diritti civili e sociali.
C'è chi, oltre a fare la morale, si permette anche di gettare con spregio a terra un libro (quello di Capanna, appunto), in diretta televisiva, rievocandoci alla memoria ben altri "roghi".
Purtuttavia chi getta il libro e fa la morale sul vitalizio da parlamentare di Capanna, dimentica di dire che - oltre ad essere pagato dai contribuenti con i soldi del canone Rai - è anche fidanzato con un'attuale parlamentare italiana !
Mai ipocrisia fu più manifesta.



Di Giletti, Cesare Lanza che ben lo conobbe, disse -  in tempi non sospetti - del resto:
http://blog.libero.it/Daniela65/6760661.html

Noi, diversamente, preferiamo invitare alla lettura di qualche cosa di ben più serio ed utile.
Specie per coloro i quali si sono involuti, negli anni, a suon di televisione italidiotica



Dalla resistenza contro le derive sociali e politiche del boom economico alla difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, dall’intensa attività parlamentare all’incontro e confronto costanti con studenti e giovani, dalle ripetute missioni di pace a quelle ecologiste, dalla tutela della biodiversità al lavoro dei campi e all’apicoltura, dall’attività di fine e autorevole saggista a uomo del dialogo e del confronto con credenti e non credenti, comunisti e fascisti… le “storie” dell’impegno di Mario Capanna attraversano e incrociano la storia da oltre cinquant’anni. Oggi, che di anni ne ha settanta, le comuni vie d’uscita da lui prospettate nel corso del tempo continuano a risultare fresche, innovative e praticabili, e soprattutto non smettono di dare impulso e speranza alla coscienza delle nuove generazioni.
Con testimonianze di: Vittorio Agnoletto, Dario Capanna, Ivana Carboni, Vittorio Feltri, Umberto Galimberti, Marco Janni, Gianni Letta, Uliano Lucas, Romano Màdera, Eugenio Melandri, Lidia Menapace, Fabio Minazzi, Giovanni Minoli, Emilio Molinari, Salvatore Natoli, Luciano Neri, Gaspare Nuccio, Gaetano Pecorella, Franco Piperno, Guido Pollice, Antonio Ricci, Stefano Rodotà, Giovanni Russo Spena, Emanuele Severino, padre Bartolomeo Sorge, Luigi Vero Tarca, Fabio Treves, don Celestino Vaiani, Marcello Veneziani, Ivan Verga, padre Alex Zanotelli.



18 febbraio 2013

"Intervista esclusiva a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore" di Luca Bagatin

A sinistra: Mauro Biuzzi, oggi, con il sibolo del Partito dell'Amore, recante il volto di Moana Pozzi; a destra: Moana Pozzi e Mauro Biuzzi nella campagna elettorale del 1992


Moana presenta il simbolo del suo partito

Ti credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;

La pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai pornografi;
Solo il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico” - contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore - ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e prematuramente scomparsa nel 1994.

Mauro si definisce un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi – che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.

Già fra i primi obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70, Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su iniziativa del Partito Radicale.

Architetto ed artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda, nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”, ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona Staller e Moana Pozzi.

Non a caso il personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto, “Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !) Violante Placido.

Mauro Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it) e fondatore dell'Associazione Moana Pozzi (www.moanamoana.it) - è un simpatico amico -  peraltro già in passato in contatto con il nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom profondamente colto, intelligente ed arguto.

Oggi abbiamo il piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).


A sinistra: lo staff del Partito dell'Amore con, al centro, Moana Pozzi; a destra: Ilona Staller, Marcella Zingarini e Mauro Biuzzi



Moana Pozzi candidata a Sindaco di Roma nel 1993 con il Partito dell'Amore

Luca Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Il nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del Partito dell’Amore [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html]. Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito: “Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in quest’avventura politica che stimava come un’ennesima “pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di Schicchi/Staller era durato solo un mese.


Luca Bagatin: Chi era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?

Mauro Biuzzi: Moana fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte anti-conformiste.


Luca Bagatin: Ricordo che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma, alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?

Mauro Biuzzi: Perché Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine. E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993, riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile. Altro che economia politica !


Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo Schicchi, il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: La scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli. Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.


Luca Bagatin: Ma il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ? Che cosa rappresenta, nello specifico ?

Mauro Biuzzi: L’icona nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html], la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti, ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html]. Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media dell’epoca.


Luca Bagatin: Quali i punti salienti del programma cultural-politico del Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Dichiarammo subito sul retro del volantino di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html ]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di programma, come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico (intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione punk, che come tutti sanno, si oppose a quella hippie sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel 1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua morte simbolica, dell’anti-partito, come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992 [http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò, infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html]. Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi economica mondiale. Generazione X. Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica, un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la diversità ma l’alterità, non la trasgressione ma la seduzione fatale. Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo, l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma Roma e ad Accattone.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si presenta alle elezioni politiche, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché il PdA è un partito cristiano-dionisiaco, nel senso che proprio con il parlare silenzioso del corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta mass-mediatica che il politico sia un opinionista televisivo, un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto alla libertà d’espressione, si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su tutto. Dittatura della Doxa che si esprime ai suoi massimi livelli nei social network, veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa (oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come hanno fatto i preti “vietandolo”.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e scrivendo di un socialismo del cuore che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere ragione, ma amore no.


Luca Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto", ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza "alter-politica". In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi inaugurato?

Mauro Biuzzi: Per l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione di coscienza elettorale, che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già detto, noi ci proponiamo sempre come critici dello spettacolo elettorale, e in particolare, critici della comunicazione pornografica come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare il critico della politica. E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana Pozzi. Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che furono espulsi dal PdA nel 1992 [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html] proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche. Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io fui nominato capolista su proposta di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html]. In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico. Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori, essendo ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro (alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa. Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti, qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra e del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo esportazione della democrazia, una specie di Pax romana fatta da bottegai e top-guns), riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in Italia e nel mondo.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Ho già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica si è ridotta ad economia politica. In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero una Vedette al servizio della Governance mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori), come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni ex-Sarkozy (che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con tutti i primati di genere ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone, vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale, per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.


Luca Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia, per il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Non ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente della loro sovranità culturale e popolare, vero motivo della crisi della rappresentanza elettorale (in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager, le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo ? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del Made in Italy ? Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992, l’avvento in Italia di una Videocrazia senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11 settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale). Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco: la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei simboli più significativi della volontà di emancipazione di una Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html]. In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai critici sessantottini che sostengono il Trash all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano futuro.


Luca Bagatin



15 febbraio 2013

Il testamento massonico di Peter Boom. All'insegna della pace e dell'amore universali.



Peter Boom, carissimo amico fraterno purtroppo scomparso, nonché collaboratore di questo blog, già attivista per i diritti civili degli omosessuali ed in favore delle libertà sessuali in genere, attore olandese, scrittore, cantante, artista poliedrico e ideatore della Teoria della Pansessualità, oltre a tutto ciò, era anche un Iniziato alla Massoneria.
Lui stesso non ne faceva mistero, anche se non lo sbandierava. Era un "massone in sonno" da diversi anni, quando lo conobbi io, ma mi raccontò della sua iniziazione - negli Anni '50 - in una Loggia olandese e, successivamente della sua affiliazione, una volta giunto in Italia, al Grande Oriente d'Italia e della sua amicizia con l'eminente dignitario del GOI Elvio Sciubba.
Peter era prima di tutto un libero pensatore e la sua idea di Massoneria era essenzialmente pratica. I suoi ideali di fratellanza universale ed amore incondizionato, mal gli facevano comprendere e sopportare le varie divisioni interne ed esterne all'Istituzione, per cui aveva, da anni, scelto la strada dell'attivismo libertario.
Peter, la cui presenza mi manca davvero molto, mi aveva affidato questo suo "testamento massonico", pronunciato in Loggia quando ancora il mondo viveva in piena Guerra Fredda.
E' stato per me un piacere trascriverlo e trasmetterlo, qui, di seguito, integralmente, sia in forma cartacea che scritta (l'italiano è un po' incerto, a causa del fatto che - quando Peter lo scrisse - era da poco giunto del nostro Paese).

L.B.






Quando sono entrato per la prima volta bendato nel tempio per l'iniziazione, sono stato in grado di lasciarmi guidare con molta fiducia dal Maestro esperto, specialmente perché sapevo di essere cieco; come siamo ciechi tutti perché non sappiamo finora vedere completamente la via di portare le responsabilità dateci dal Grande Architetto.
Poi perché avevo simbolicamente lasciato dietro di me i metalli (oro, argento, danaro ecc...), che spesso fanno deboli gli uomini.
*************** cioè "conosci te stesso" c'era scritto sul tempio di Apollo a Delfi, ed è la massima che Socrate fece propria.
Anche noi dobbiamo sempre tener presente che siamo deboli ed aperti a tante influenze, buone e cattive, che non sappiamo ancora ben conoscere.
Perché un nostro grandissimo Maestro, Gesù Cristo, scacciò fuori dal tempio con la frusta quelli che facevano affari là dentro e cambiavano moneta ?
Perché sapeva bene cosa è il denaro e come dannosamente influisce su noi esseri umani.
Egli desiderava vedere nel tempio un'atmosfera di purezza umana senza nulla che potesse richiamare alla mente la corruzione.
A che cosa servirebbero nei templi i simboli significativi e le profonde parole che ci indirizzano sempre di nuovo verso un buon lavoro e verso nobili pensieri ? Questi simboli che influenzano l'uomo più spesso attraverso l'inconscio sono stati usati anche purtroppo, da tante forze religiose per soggiogare intere popolazioni, invece di far uso di questo simbolismo misterico per allargare la mente umana e indirizzarla verso il bene.
Hanno creato così fra l'altro con un regime di paura ed assolutismo un falso cristianesimo il più delle volte per il proprio interesse; non avendo compreso che il proprio interesse dev'essere allargato tanto da abbracciare l'interesse comune, l'interesse di tutti.
L'egoismo dev'essere sviluppato tanto da diventare egosimo comune; io come uomo voglio star bene, ma so di non star bene se tutti non stanno bene, per la semplice ragione che possono scoppiare dei conflitti come per esempio: guerre, scioperi, rivolte, scandali, liti ecc. ecc.
Questa è socialità nata da una visione più larga del proprio interesse, ecco perché "Conosci te stesso".
Se conoscessimo noi stessi sapremo come praticare la vita, potremo anche portare le nostre responsabilità. Non è forse un'onta per l'umanità che non sia possibile nemmeno porre termine alle guerre ?
I popoli si dividono per motivi irrazionali di nazionalismo, fanaticamente inteso, e si lasciano entusiasmare per una guerra in pochi giorni dalla propaganda.
Nemmeno noi Massoni di tutto il mondo siamo stati capaci di riunirci veramente e viviamo ancora divisi dentro la nostra organizzazione stessa. Perché non ci sappiamo riunire sotto gli auspici del Grande Architetto dell'Universo con quel senso di religiosità cosmica (come lo chiamava Einstein) ? La quale è quel profondo meravigliarci della vita e delle cose, e che renderci conto che noi siamo qui in mezzo all'Universo semplicemente per vivere, e per imparare a vivere bene, senza gettare la colpa delle nostre sfortune su qualche povero Dio per sbrigarci così delle nostre responsabilità.
Non per niente un uomo come Einstein, che fu un essere umano molto libero di pensiero, ha potuto scoprire la "relatività".
Perché per concepire l'idea della relatività bisogna essere dei veri liberi pensatori, se no è facile che ci si perda nel vuoto e che non si sappia più dov'è il posto dell'uomo e perché si vive.
Negli ultimi anni grandi uomini fra i quali, appunto, Einstein, e poi Gandhi, Russell ed altri, hanno lottato per la pace in tutto il mondo, ma i governi restavano sordi.
Si diceva: sì ! è buono questo tentativo, ma cosa può fare un solo uomo, o che cosa può fare un solo governo ?
E' così che non si è potuto fare completamente nulla, e stiamo tutti qui come bambini senza far niente.
Ci si domanda talvolta: perché vivere ancora a questo mondo se non si può cambiare nulla ?
Per quale motivo facciamo ancora quel poco lavoro che facciamo, sapendo che andando avanti così esso non ha più alcuna importanza ? Ma noi non vogliamo continuare così.
E proprio adesso è il tempo di cominciare a cambiare le cose, e di riunirci tutti per aprire quella porta chiusa, che noi stessi teniamo serrata.
Noi uomini di buona volontà di tutto il mondo abbiamo in mano la chiave di quella porta che ci apre la via della pace.
Ma, abbiamo detto, che cosa può fare un solo uomo, un solo governo, una sola metà libera del mondo ?
A guardare bene, ciascun uomo può fare molto nel proprio ambiente, dando un buon esempio nella pratica della vita (morale etc.) e portando un po' di luce nelle menti più ristrette, che sanno pensare soltanto in termini di nazionalismo fanatico ed intollerantamente.
Ciascun governo può fare molto associandosi in alleanze o, meglio, in federazioni con altri governi, scambiando liberamente punti di vista con altri Paesi e lottando contro il ristretto sentimento nazionale e contro i monopoli, dannosi per la libertà dei popoli.
Una sola metà del mondo potrebbe fare tutto, se lavorasse positivamente e onestamente all'evoluzione progressiva; perché credo che l'altra metà a poco a poco si libererebbe e seguirebbe vedendo il lavoro positivo e le buone conseguenze di una tale attività.
Tutto questo è nel nostro stesso interesse !
In ciò secondo me noi Massoni abbiamo un compiato da svolgere: aprire le porte dei pregiudizi ristretti e locali, che ci hanno tenuto finora nella terribile schiavitù delle guerre, delle miserie e delle paure non necessarie, e affratellare le nazioni con la progressiva abolizione delle frontiere e l'istituzione di governi comuni, per realizzare questo ideale di quasi tutta l'umanità: la pace.


Peter Boom



7 febbraio 2012

Per una Nuova Repubblica...ricordando quella Romana


La Repubblica Romana e chi se la ricorda più ?
Se non ci si ricorda di essa allora significa che non la si è voluta ricordare. Ed in effetti, se andiamo alle cronache scolastiche, non è che la si approfondisca poi molto, per quanto, tale storico avvenimento è e fu per l'Italia la base della sua futura democrazia.
Ma, andiamo con ordine.
Che cosa accadde esattamente il 9 febbraio del 1849 ?
Fu proclamata, appunto, la prima Repubblica libera, democratica e laica d'Italia. Con una Costituzione ben più libera, democratica e laica, persino della Costituzione della Repubblica italiana del 1948 che, invero, nacque dal tristissimo compromesso fra clericali e comunisti, ovvero i continuatori di quel fascismo che, a parole, dicevano di voler combattere.
Ordunque della Repubblica Romana e della conseguente Costituzione, Giuseppe Mazzini ne fu il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini e dal popolo romano, se i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Fu dunque una rivoluzione di popolo quella che porterà Mazzini al Quirinale, trimunviro assieme ai repubblicani Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
Una volta scacciato Papa Pio IX, dunque, la Repubblica si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l’eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d’America redatta alla fine del ‘700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt’altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all’Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le “guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale” e, all’Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
I risorgimentali mazziniani, peraltro, fondarono la Repubblica non su valori materialisti ed ateistici, bensì su valori spirituali e teisti, considerando la Divinità - ovvero il concetto "Dio e Popolo" impresso nella bandiera Tricolore della Repubblica - quale entità adogmatica al di sopra di ogni Potere costituito o, peggio, prostituito come invece era quello papalino.
La Repubblica Romana sopravvisse solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati al Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l’Unità d’Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall’influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, dicevamo, a parte qualche fugace passaggio televisivo come ad esempio la fiction dedicata alla figura di Anita Garibaldi, recentemente andata in onda su Rai Uno, della Repubblica Romana non vi è quasi traccia fra il popolo, spesso bue, che rischia ogni giorno di più di involvere e di mandare al Potere la solita masnada clericale, cattocomunista, leghista o conservatrice senza nè arte nè parte.
Occorrerebbe tornare allo spirito dei giovani mazziniani che si immolavano per la Repubblica. Una Repubblica che, con Randolfo Pacciardi, vorremmo Nuova: senza finanziamenti pubblici a partiti e sindacati; Presidenziale nel solco degli insegnamenti di Mazzini; laica perché non asservita a nessuna volontà religiosa o di parte.
Occorrerebbe un'unità dei laici, dei repubblicani, dei liberali, dei liberalsocialisti sparsi in ogni dove. Occorrono soprattutto giovani che delle "mummificate celebrazioni" accademiche non ne possono più. E che non ne possono più di essere soggetti e personale politico incapace o quasi centenario.
Sono appena passate le celebrazioni dei 150 anni di Unità d'Italia, ma nessuno ancora si rende conto che, forse, l'Italia andrebbe riunificata nuovamente. Andrebbero denunciate ed annullate le sacche di parassitismo, clientelismo, corruttela presenti in ogni dove. Andrebbero decurtati del 40 - 50% tutti gli emolumenti e stipendi alla classe politica, che dovrebbe svolgere una funzione di servizio alla comunità e non vivere alle spalle di essa. Andrebbero laicizzati e democratizzati i programmi di insegnamento, introducendo nelle scuole i "Doveri dell'Uomo" di Mazzini, piccolo compedio di vita morale, etica e civile, lontana anni luce dalle assurdità anti-umanitarie del marxismo che corruppe un'infinità di menti a cavallo fra gli anni '60 e '70 del Novecento.
Occorre, insomma, tornare sulle barricate per una nuova Repubblica Romana, anzi, per una nuova Repubblica Italiana.
Perché questa qui non ci piace punto.


Luca Bagatin



21 marzo 2011

"Il sofisma di Peano": racconto surRenale by Baglu



"Pietro e Paolo sono apostoli, gli apostoli sono dodici, quindi Pietro e Paolo sono dodici", diceva Peano nel suo sofisma.
Peano era un sofistico a cui tutto dava fastidio. Pietro e Paolo erano due peones.
Bruno, che conosco da ben quindici anni saluta sempre tutti dicendo: un oceanico cielo solare di gloriosa felicità. No, scusate, ho sbagliato. Un oceanico cielo solare di accidiosa oceanità. Un cielo sereno oceanico di solare felice solarità. Un sereno oceanico e solare oceano felice di solitaria felicità.
Bruno è un pazzo. Da almeno quarant'anni. Non dategli ascolto.
Pietro e Paolo sono apostoli, gli apostoli sono dodici, quindi Pietro e Paolo sono due dodicesimi degli apostoli. Pietro e Paolo erano astigmatici, ma, poichè ai tempi di Gesù gli occhiali da vista non erano ancora stati inventati, gli apostoli erano solamente sei. La fame, gli stenti, la miopia, l'astigmatismo fece sì che se ne vedessero sempre dodici.
Dodici decimi.
In gruppo o a coppie.
Pietro e Paolo erano due mentre Bruno, che si crede un profeta, è uno solo. Pietro e Paolo sono morti mentre Bruno è vivo. Anche se sembra un vegetale.
Pietro e Paolo erano vegetariani.
Luca e Paolo sono due comici, i comici nel mondo sono milioni, quindi Luca e Paolo al Festival di Sanremo hanno guadagnato milioni di euri.
Non soffocate un sofisma, specie se di Peano.
Peano potrebbe adontarsene.
Oggi, al posto di Peano, alla cattedra di Logica Matematica di Torino siede Piergiorgio Odifreddi.
Lino Sacchi sostiene che Odifreddi sia un parricida di Peano.
Ma, lasciamo perdere le disquisizioni ed andiamo alla sostanza.
Sostanzialmente Peano era un matematico logico, un po' come Odifreddi che però è un matematico catodico.
Catodico come il tubo della televisione, sì, certo.
Catodico come l'adepto della religione del tubo.
Viva oggi e sempre il catodicesimo ! Altrimenti il canone Rai-Tv-FurtodiStato-edi-mercato sarebbe ben più salato.
Chi la fa l'aspetti.
Ed i cocci sono suoi.



6 febbraio 2010

Morgan fra ipocrisie pubbliche, private e politiche



Tanto perché si alzino gli ascolti della 60esima edizione del Festival di Sanremo - il sempre più inguardato show musicale che mammaRai ci propina, stancamente, ogni anno - ecco arrivare il "caso Morgan".
L'ipocrisia piove come melassa.
La droga fa male.....Lo slogan più agitato in questi giorni in questo Paese ove pare che i suoi cittadini-sudditi-contribuenti-spettatori siano dei bimbetti scemi da addomesticare.
Sì, dei bimbetti scemi che vanno dietro a qualsiasi cosa. A qualsiasi moda.
Come se il problema droga fosse solo il problema coca, eroina ecc....
Il problema è molto più complesso e lo sanno bene lorsignori.
Il problema è che la televisione è e può diventare una droga.
Ma lo è anche il cibo, a diversi livelli e....molte altre cose.
La droga più pericolosa è purtuttavia l'abitudine all'ipocrisia ed alla menzogna.
Morgan, che purtuttavia ora fa ipocritamente marcia indietro anche lui, che cosa aveva detto infondo ?
Che a lui la coca fa bene. Fatti suoi.
Che Freud - padre della psicanalisi - ne faceva uso e che la prescriveva. Verissimo, e allora ?
E allora dov'è lo scandalo ?
Lo scandalo è quello di un Paese che ha avuto il peggior '68 del mondo Occidentale, dove si scimmiottavano gli hippies e non si conoscevano punto i beat (come Kerouac, Ferlinghetti, Burroughs e tutti i grandi come loro).
Un Paese ove le ricerche libertarie del Dr. Timothy Leary sull'LSD sono pressoché sconosciute e così quelle - sul piano letterario - dello scrittore Aldous Huxley.
Un Paese che mangia le ostie della Televisione di Stato come accadeva nell'Urss o accade oggi nel Venenzuela di Chavez.
Un Paese ove è lo Stato - ovvero la politica - a giudicare ciò che è bene e ciò che è male. Così si fa, così no.
Un Paese controriformatore che da secoli cerca riforme che non si faranno mai: spirituali prima ancora che politiche.
Un Paese con una classe dirigente che ha paura dell'antiproibizionismo sulla cannabis, sull'hashish e su tutte queste non-droghe (sia detto una volta per tutte), ma che - di nascosto - è capacissima di farsi d'altro.
Un Paese di frequentatori di transessuali....nel privato, ma di bigotti nel pubblico. Per il bene della nostra amata famiglia !
Un Paese che non ama legalizzare la prostituzione perché l'illegalità - tutto sommato - fa comodo (sic !).
Ecco, l'illegalità.
L'illegalità è sinonimo spessissimo di proibizione dei costumi, di qualche cosa che si preferisce tenere nascosto agli occhi dei più. Qualcosa che agevola pochi a danno dei molti.
Il nostro Paese pare amare tale eterna ipocrisia di fondo. Ipocrisia impensabile in un Paese anglosassone e luterano (e dunque Riformato), ove è la responsabilità individuale a dettare l'agenda morale di ciascuno.
Responsabilità individuale che prevede, infatti, il concetto di "libertà individuale", di "libertà di coscienza" e non quello di "ipocrisia collettiva" e/o di "moralismo diffuso".
Mai come in questi mesi un discorso di questo tipo è più attuale.
Il Re, come si diceva un tempo, è nudo. Più nudo che mai.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini