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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 novembre 2013

Intervista esclusiva di Luca Bagatin all'attrice e performer Damiana Verdemare Fiammenghi

Damiana Verdemare Fiammenghi, ventinovenne romana di nascita, ma abruzzese d'origine.

Bellissimi occhi verdi dal sapore mediorientale e labbra dolcemente carnose, che le hanno anche permesso di vincere un concorso come “Sosia ufficiale di Angelina Jolie”.

A parere di chi scrive, Damiana, ad ogni modo, è assolutamente più dolce e femminile della Jolie e, se è vero che una donna è veramente bellissima quando è senza trucco, Damiana incarna perfettamente tale tipo di donna.

Damiana è un'attrice dall'ampio curriculum, oltre che un possibile futuro da cantante quale solista di band/rock, che l'ha portata a partecipare, fra l'altro, al “Festival della canzone romana”.

Inizia a lavorare a diciannove anni, in teatro, con “La moglie ingenua e il marito malato” di Achille Campanile, diretta da Claudio Capecelatro. Prosegue poi la sua carriera fra spot, teatro, televisione e cinema, anche in ruoli da co-protagonista nel film sull'antisemitismo “Tutto quel che abbiamo vissuto”, per la regia di Ciro Formisano e Giangiacomo Scocchera e da protagonista nel recente cortometraggio “Swan”, per la regia di Daniele Misischia.

Oggi abbiamo la possibilità di intervistarla, sia relativamente alla sua carriera artistico-professionale, sia relativamente alla sua personalità.


Luca Bagatin: So che ti piace farti chiamare “Verdemare”, piuttosto che Damiana, come mai ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Non è esattamente così, amo entrambi i nomi. “Verdemare” era il nome di battesimo della mia nonna materna, nonché mio secondo nome. Ero molto legata a mia nonna, era una delle poche persone che credeva fermamente e pienamente in me e mi sosteneva completamente nelle mie scelte. L’ho amata e l’amo tuttora alla follia: usare il suo nome per me equivale a renderle omaggio, a ringraziarla e, in un certo senso, a farla rivivere in me e con me. Anche uno dei miei tatuaggi “porta” il suo nome.

Luca Bagatin: Iniziasti a recitare e a lavorare in teatro già a diciannove anni, ovvero appena maggiorenne. Come nasce la tua passione per la recitazione ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Fin da piccola ho sempre amato guardare film e ho sempre provato una grandissima ammirazione per quelle “persone” che vedevo sul grande schermo o dentro quella “scatoletta” che abbiamo in casa che chiamiamo televisione. Li ammiravo perché riuscivano a farmi ridere, a farmi piangere, a emozionarmi: era tutto così vero ! Pensavo: “certo che questo deve essere davvero un mestiere difficilissimo ! Come faranno ?”.Inoltre, ogni mattina passavo davanti agli studi di Cinecittà per prendere la metro per andare a scuola e ogni volta provavo ad immaginare tutto quello che c’era e che succedeva lì dentro, set, attori, registi, scenografi, macchine da presa... Lo immaginavo perché non ci ero mai entrata e mi chiedevo se un giorno mi si sarebbero mai aperte le porte di quel “Paese dei Balocchi”. Il penultimo anno del liceo venne organizzato dalla mia scuola un laboratorio teatrale diretto da Claudio Capecelatro, appunto. E fu proprio lì che cominciai a trasformare in azione quello che fino a quel momento era semplicemente rimasto racchiuso nei miei pensieri.

Luca Bagatin: Ho letto che da bambina volevi fare la veterinaria, visto il tuo spasmodico amore per gli animali. Come mai poi cambiasti idea?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Io amo in una maniera quasi morbosa gli animali, ogni specie, ogni razza, belli, brutti...tutti !!! Purtroppo però per fare un lavoro delicato come quello non basta l’amore che provi nei loro confronti, ma bisogna affrontare un duro e impegnativo percorso di studi e diciamo che io sono stata “rapita” da altro (sorride)...

Luca Bagatin: Oltre a recitare, avendo tu una bellissima voce, ho scoperto che canti anche molto bene. Sei un'autodidatta della canzone oppure hai studiato canto ? Pensi che il canto potrà essere il tuo futuro?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Non ho mai studiato canto. Mi ha trasmesso questa passione mio padre Marcello, cantante di canzoni romane. Cantare mi fa sentire bene e mi piace da matti ! Vorrei includere il canto nella mia carriera, mi piacerebbe molto, infatti, fare musical, che raggruppa più discipline artistiche. Come ogni cosa però va affrontata con preparazione, quindi inizierò presto a prendere delle lezioni per perfezionare questa dote che mi è stata regalata.

Luca Bagatin: Attualmente - come già in passato peraltro – se non erro, ti occupi anche di organizzare eventi e workshop in qualità di ufficio stampa. In che cosa consiste questo tuo lavoro ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Parallelamente al mio percorso artistico ho sempre portato avanti altre esperienze lavorative, in modo particolare l’organizzazione di eventi e la comunicazione. Ho aperto una società che si occupa proprio di questo: organizzazione di eventi, servizi e ufficio stampa. Ho, però, integrato il tutto con l’organizzazione di workshop per attori. Grazie agli studi che periodicamente faccio a Los Angeles, ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con bravissimi professionisti e ho pensato di “importare” il loro talento artistico per dare la possibilità a chi non può allontanarsi dall’Italia di poter entrare in contatto con loro e di imparare da loro, senza dover per forza trasferirsi all'estero. Ho anche coinvolto grandi professionisti del panorama italiano sia in ambito recitativo, della regia, della scrittura, del make up, del giornalismo. La cosa che più mi interessa e che più mi preme è offrire dei prodotti di qualità; i nostri allievi devono aver voglia di tornare da noi, perché si sono resi conto di essere davvero cresciuti professionalmente. Restando sempre nell’ambito della formazione collaboro con la nuova Scuola di Cinema “Accademia Studios”, sita proprio all’interno degli Studios (ex De Paolis), la quale dà l’opportunità agli aspiranti attori, registi e/o sceneggiatori di imparare il cinema dove si fa cinema, che mi sembra un’opportunità unica e straordinaria!

Luca Bagatin: Pensi che oggi sia difficile, per una donna, sfondare nel mondo dell'arte ? Ritieni, inoltre, che ci siano molte rivalità fra donne, in generale ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Penso che oggi le donne facciano fatica ad emergere non solo nel nostro ambito, ma un po’ in tutti gli ambiti. Ad occupare posti di potere sono ancora prevalentemente gli uomini, un po’ per maschilismo e un po’ per colpa di un pregiudizio nei confronti delle donne, che spero venga scardinato presto. Rivalità ? Sicuramente sono presenti, anche se fortunatamente è una cosa che non mi appartiene. Sono una grande sostenitrice della solidarietà e della collaborazione fra donne, credo davvero che unite potremmo creare un mondo migliore: John Lennon una volta disse:“Un sogno che fai da solo è solo un sogno, ma un sogno che fai insieme diventa realtà.” Se dovessi raccogliere il mio pensiero in tre parole griderei:“VIVA LA SORELLANZA !”

Luca Bagatin: Per finire ti chiedo: come si definirebbe Damiana Fiammenghi ? Che tipo di donna, oltre che di artista, intendo.

Damiana Verdemare Fiammenghi: Questa è una domanda difficile. Dunque, sono una donna tenace, determinata, alla quale piacciono le sfide e la pressione mi aiuta a dare il meglio di me. Credo nel pensiero positivo e nella buona energia e questa è una cosa che cerco nelle persone che mi circondano. Sono convinta che quando dai ricevi il doppio, sempre. Sono grata, tutti i giorni: anche nella peggiore delle giornate la mia giornata sarà comunque più bella e fortunata di quella di tante persone al mondo. La mia famiglia è al primo gradino della piramide, un punto di riferimento fondamentale. Sono perfezionista ed esigente, a volte troppo. Credo nel sorriso, la miglior cura che esista; credo nell’amore, che muove il mondo; credo nei sogni e nella assoluta possibilità di realizzarli perché “La distanza tra i nostri sogni e la realtà si chiama azione” e tutti abbiamo l’opportunità di agire.

Luca Bagatin



7 aprile 2013

"Nuova intervista esclusiva all'attrice Lavinia Guglielman" di Luca Bagatin

Abbiamo parlato della rivelazione del momento – l'attrice Lavinia Guglielman - a settembre intervistandola e successivamente in novembre a proposito della sua partecipazione alla web serie horror-thriller "Edgar Just Before Dark", ove la vedemmo calarsi nel ruolo di vampira.
Lavinia, lo, ricordiamo, iniziò a recitare all'età di soli nove anni nel film drammatico "Và dove ti porta il cuore" - a fianco di Virna Lisi – e, in questi ultimi anni, ha partecipato a numerose fiction per la tv, oltre che essere stata protagonista di film drammatici quali “Samir”, per la regia di Francesco Munzi e della commedia di Luca Verdone “La ninfetta e il maggiordomo”.

Oggi vogliamo ancora dedicare ampio spazio a questa graziosa Ninfa dell'Arte, che ci parlerà del nuovo film in lavorazione, nel quale ha – ancora una volta - un ruolo da protagonista.

Luca Bagatin: Dunque, carissima, possiamo dire che la tua carriera è proprio in ascesa...

Lavinia Guglielman: Spero proprio di si ! Anzi mi fa molto piacere che tu lo pensi.


Luca Bagatin: Il nuovo film che state girando proprio in questi giorni è un thriller, se non erro. E tu ricoprirai, come abbiamo detto, un ruolo da protagonista. Puoi dirci il titolo del film e raccontarci, brevemente, la trama ?

Lavinia Guglielman: Si intitolerà Multiplex o per lo meno questo è il titolo provvisorio ed è diretto da Stefano Calvagna. Per quanto riguarda la trama, come già hai detto è un thriller e, qualsiasi anticipazione potrebbe togliere allo spettatore la sorpresa di scoprire sequenza dopo sequenza quello che accadrà. Quindi preferisco non raccontarla !


Luca Bagatin: Ancora una volta un film a cui partecipi nel quale la protagonista autentica è la "tensione" pura. Prima nel ruolo di vampira ed oggi....
E' stato difficile, per te, calarti in ruoli sostanzialmente diversi da quelli che ricoprivi sino a qualche anno fa, piuttosto drammatici e sentimentali ?

Lavinia Guglielman: Non particolarmente, anche se ogni personaggio richiede uno studio accurato ed approfondito. In tutti i personaggi che ho interpretato, volontariamente o involontariamente, ho sempre portato qualcosa di me. Credo che fra l’attore e il personaggio ci sia sempre un inevitabile e necessario scambio osmotico.


Luca Bagatin: Dunque, ancora una volta protagonista come nel 2004 con “Samir”. Quante ore stai dedicando, al giorno, allo studio della tua parte ? Che tecniche utilizzi per calarti nel ruolo del personaggio ? Ti ispiri a qualche modello particolare oppure ti viene piuttosto naturale ?
Lavinia Guglielman: Il tempo che dedico alla preparazione di un personaggio è quello che serve a renderlo credibile. Cerco di interiorizzarlo al massimo, senza tuttavia spersonalizzarmi. Per capirlo meglio, immagino il suo passato, la sua storia e lo vivo di conseguenza in questa sua dimensione. Non ho modelli particolari cui ispirarmi,anche se ammiro molti attori. Comunque è innegabile che, poiché sono un’appassionata di cinema, certi modelli, magari inconsciamente, possano ritrovarsi nella mia recitazione. In ogni caso, spero con tutta me stessa di essere un’attrice originale e molto personale.


Luca Bagatin: So che fra le tue attrici preferite c'è Anna Magnani. Oggi, a tuo parere, c'è ancora spazio per un'attrice del suo calibro, capace di far sorridere e commuovere allo stesso tempo ?

Lavinia Guglielman: Attrici del calibro di Anna Magnani ne nascono una ogni secolo. Il secolo passato ha avuto lei. Per il prossimo, al momento, c’è un grande punto interrogativo. Attualmente, la più grande attrice è innegabilmente Meryl Streep, che riesce a rendere indimenticabile ogni personaggio ,come per esempio la casalinga de “I ponti di Madison County”, Miranda Priestly ne “Il diavolo veste Prada”, per non parlare della sua versatilità in “Mamma mia”.


Luca Bagatin: Oggi, secondo te, nel panorama artistico, è privilegiato il merito o piuttosto la raccomandazione ? Quanto è difficile, secondo te, per una persona preparata come te, approdare al cinema ?

Lavinia Guglielman: Io sono per la meritocrazia, ma in qualsiasi ambiente lavorativo si può incappare nella raccomandazione. Ma non posso parlarne direttamente perché, avendo iniziato da piccola, mi sono fatta conoscere dagli addetti ai lavori provino dopo provino, con impegno e serietà. Fare cinema è il sogno di molti giovani, ma non è facile perché c’è molta concorrenza. Quello dell’attore non è un mestiere che si può improvvisare, è importante lo studio, la preparazione, una fisicità che non è necessariamente la bellezza, può essere uno sguardo, un sorriso, anche un difetto, che rendano unico quell’attore. A tutto questo dobbiamo aggiungere che, come in ogni cosa, serve un pizzico di fortuna.


Luca Bagatin: Ed ora una domanda che esula dal tuo lavoro. Come valuti l'attuale situazione italiana. Certamente ti sarai fatta un'idea e mi interesserebbe sapere una tuo opinione in merito. Senza peli sulla lingua.

Lavinia Guglielman: Il periodo storico che stiamo vivendo è un periodo molto difficile, di grande confusione sociale, morale ed intellettuale. Ma questo non riguarda solo l’Italia. Sarà molto difficile venirne fuori nell’immediato. Speriamo che venga messo da parte l’utilitarismo a favore di una visione più equa e giusta della società, soprattutto per le categorie più a rischio, mi riferisco ai giovani, agli anziani e ai poveri che sono, purtroppo, sempre piu numerosi. Nonostante questo, non sono pessimista e credo che alla fine prevarrà, per quanto riguarda la situazione italiana, il buonsenso, si troveranno accordi che permetteranno la governabilità di questo paese, che merita veramente qualcosa di più.



24 marzo 2013

"Intervista esclusiva all'attrice Crisula Stafida": di Luca Bagatin

Foto di Stefano Colarieti

Crisula Stafida è una giovane attrice romana che non tradisce le origini greche della madre, della quale porta, peraltro, l'esotico cognome.

Crisula si è imposta all'attenzione del pubblico interpretando in particolare ruoli d'azione anche in fiction televisive quali “RIS - Delitti Imperfetti” e “Distretto di Polizia”, oltre che calandosi nei panni di personaggi dalle personalità forti, dai tratti noir, thriller e polizieschi, in film quali “Il peso dell'aria” e “Ganja Fiction”, inoltre è stata la protagonista femminile del film “Il Marito Perfetto” di Lucas Pavetto, thriller nel quale ha ricevuto una nomination come migliore attrice protagonista al “Buffalo Screams Horror Film Festival 2011” di New York. Tutti film, in sostanza, ove l'azione è la protagonista principale. Di converso, è stata la protagonista del video “Superamore” di Gigi D'Alessio. 
Nel 2012 ha recitato nel film horror “Tulpa” di Federico Zampaglione, altro capolavoro del noir ove il binomio azione-sangue non mancano certo di lasciare gli spettatori incollati alla poltrona.
Oggi, pur spaventati da cotanto curriculum, abbiamo la possibilità di intervistare la bellissima Crisula, amichevolmente, in esclusiva.

A sinistra: foto di Luigi Scuderi. A destra: foto di Stefano Colarieti

Luca Bagatin: Accidenti, Crisula, sorge spontaneo dire che sei l'eroina del nuovo cinema noir-thriller italiano ! Come mai ti capita spesso di interpretare ruoli nell'ambito di tale genere ? Sarà forse il tuo sguardo conturbante, che ricorda un po' quello di Greta Garbo nel ruolo di Mata Hari ?

Crisula Stafida: Non saprei…ma chi mi ha scelta per questi ruoli lo ha fatto sicuramente sia per la mia immagine non certo rassicurante, sia per la mia capacita’ “di soffrire” molto bene davanti alla macchina da presa…pare che ci abbiano preso gusto a prendermi a secchiate di sangue…e io se devo dirla tutta mi ci diverto parecchio.

Luca Bagatin: Stafida è il cognome di tua madre. In realtà tu saresti Crisula Secco. Come mai hai scelto il suo cognome?

Crisula Stafida: Si accostava meglio a Crisula. Poi sono molto legata a mia madre e ho preferito usare il suo cognome.

Luca Bagatin: Come è iniziata la tua carriera artistica ?


Crisula Stafida:
La prima volta ho recitato in uno spettacolo teatrale allestito per i turisti ad Ibiza. Lavoravo come animatrice turistica l’estate per pagarmi gli studi. E’ scoccata la scintilla e questa passione non mi ha mai piu’ abbandonata. Ho iniziato a studiare recitazione a Milano e poi a Roma mi sono iscritta ad un’agenzia per attori. Mossi i primi passi davanti alla macchina da presa in “Ris- Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia” e al cinema per la prima volta con un piccolo ruolo in “Nero Bifamiliare”.

Luca Bagatin: Preferisci interpretare ruoli drammatici, noir, erotici, oppure preferisci quelli meno impegnati delle commedie ?


Crisula Stafida:
Mi diverte interpretare personaggi “forti” e trasgressivi. Ho avuto occasione di recitare piu’ ruoli noir che di commedia, a parte Ganja Fiction in cui ho un ruolo dai toni più leggeri e simpatici (dovrebbe uscire al cinema quest’anno) e in una sit com che ho girato in passato. Ora mi piacerebbe cimentarmi in un ruolo drammatico.

Luca Bagatin: In passato hai lavorato anche in teatro. Preferisci lavorare sul palcoscenico, oppure davanti alla macchina da presa ?


Crisula Stafida:
Sicuramente potendo scegliere, sceglierei il Cinema. Sempre e comunque.

Luca Bagatin: Com'è Crisula davvero ? Una donna tutta d'un pezzo e conturbante come nei ruoli che interpreta, romantica e sognatrice oppure una via di mezzo fra i due aspetti ?


Crisula Stafida:
Un labirinto. Mi rendo conto di avere un carattere particolare… Sono una persona semplice, ma nel contempo intricata. Puo’ sembrare una risposta controversa, ma in realtà è proprio così. D’altronde penso che la scelta stessa di voler per mestiere interpretare ruoli, quindi vite alternative, sia già un segnale abbastanza chiaro di instabilità.

Luca Bagatin: Ricordo che una cosa che mi colpì favorevolmente in una tua intervista di qualche anno fa, fu quando rispondesti all'intervistatore che per te il numero perfetto è il due. So che non ami parlare della tua vita privata, ma hai voluto dire inequivocabilmente che sei orientata alla famiglia ed alla fedeltà di coppia, cosa forse rara di questi tempi. Come ti immagini, dunque, fra qualche anno ?


Crisula Stafida:
Va beh ma le cose con il tempo cambiano (ride). Non ho programmi sentimentali…diciamo che sono una persona che da sola si basta. Ho amici, amiche e non sento l’esigenza di avere una vita di coppia per forza. Sono estremamente esigente e su certe cose non transigo, quindi dovrò trovare la persona che fa veramente per me….Credo che esistano degli incastri naturali, per cui due persone si incontrano e senza tanti se e tanti ma, semplicemente non si lasciano più, perché hanno uguali valori e uguali misure. Magari questa persona è già nella mia vita…



21 novembre 2012

Edgar - Just Before Dark: la web serie



Il web ha cambiato il mondo.
Lo ha cambiato nel modo di lavorare, di produrre, di giocare, ma soprattutto nel modo di comunicare.
Il web ha aperto una vera e propria finestra sul mondo. Una finestra trasversale e multidimensionale. Con il web si sono ridotte distanze e si sono esplorati universi sino a prima sconosciuti.
Il web sta persino surclassando gli stessi mezzi di comunicazione di massa dell'era moderna, ovvero giornali e televisione.
Sul web, oggi, si possono addirittura seguire telefilm o serie televisive (web-serie, per l'esattezza !), in formato, appunto, digitale.
E questo, anche se è ancora un canale comunicativo purtroppo sottovalutato, probabilmente sarà il futuro, anche dello spettacolo, dell'intrattenimento, dell'arte cinematografica.
Per noi appassionati di mistero, esoterismo ed aspetti dell'occulto, "Edgar Just Before Dark" è una web-serie di sicuro interesse e, lo ammettiamo, non solo per i suoi contenuti che stiamo via via cercando di svelare, di dipanare nel corso delle brevi ma intriganti puntate che il canale in streaming Empire (www.empire.twww.tv) sta proponendo dal 29 ottobre, ogni lunedì sera alle 21.00.
"Edgar" è una web-serie girata in vari Paesi (Inghilterra, Giappone, Olanda, Germania, Italia, Spagna e Zambia), ideata da Dario Gulli e diretta - per l'Italia - da un carissimo amico, giovane attore esordiente, che già qualche tempo fa intervistammo, Andrea Galatà, co-protagonista della serie assieme a Gerry Shanahan, in collaborazione con Chiara De Caroli, altra amica oltre che ottima attrice, presente nel cast.
Edgar è un investigatore britannico, la cui indagine verte sulla sua stessa morte. Strani suicidi si stanno infatti susseguendo nel mondo, in posti apparentemente scollegati fra loro, ma il cui artefice pare essere un ambiguo e misterioso personaggio: Ian Toth.
Le forze delle tenebre, vampiri ed esseri demoniaci, renderanno nel frattempo a Roma difficile la vita di Padre Damien (interpretato proprio da Galatà)...
Il cast di "Edgar" è molto vasto (oltre agli attori già citati, comprende anche Iaeli Anselmo, Nela Lucic e Rossana Colace), ma non posso non citare due miei carissimi amici, oltre che amici di questo blog: l'attrice Lavinia Guglielman e lo scrittore Martin Rua, già citato in diversi miei articoli sulla Massoneria, oltre che ex blogger del Cannocchiale.
Il prossimo appuntamento con il mistero è dunque confermato per lunedì prossimo alle ore 21.00 su www.empire.twww.tv (ma, se vi dovesse capitare di perdere una puntata, potete sempre ricercarla nel sito stesso con il sistema "on demand").

Luca Bagatin


Da sinistra: Iaeli Anselmo e Lavinia Guglielman; Rossana Colace e Nela Lucic


Lavinia Guglielman e Andrea Galatà



10 novembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Ho perso". Racconto by Baglu


Ho perso un'amicizia importante, per cui oggi sono più triste del solito.
Sono triste perché penso ancora a Lei, certo, ma sono triste anche perché penso all'amiciza con una persona importante che ho perduto ieri sera così, per una sorta di incomprensione, credo.
Credo, perché non lo so.
Per me era un'amicizia importante, anche se non ci conoscevamo se non per qualche scambio di battute. E pensavo che il conoscersi poco, forse, non avrebbe mai prodotto ferite. Non è andata così.
A me piace spiegare le cose e capirle. Ho difficoltà quando di fronte mi trovo una sorta di guscio impenetrabile. Però quel "guscio" lo comprendo, nonostante tutto. O, almeno, credo di comprenderlo.
Però mi piacerebbe capire, spiegare e farmi spiegare. Perché solo spiegandosi ci si può comprendere veramente. Può essere che io sbagli, non lo so.
Non ho mai avuto una grande dimestichezza con i rapporti umani, in particolare con le donne della mia generazione. Mi sono sempre trovato a chiacchierare bene con donne o più giovani di me o molto più agè.
Non lo so perché. Forse perché la mia generazione, quella che chiamavano "X", è sempre stata un'incognita. Appunto.
Io, a dirla tutta, avrei preferito che il Muro di Berlino non fosse mai crollato. Forse è stato quello il danno per la nostra generazione. Assieme al muro è crollato anche il resto.
Ma non lo so, non mi va di perdermi in questioni sociologico-politiche, ma solo dire, esprimermi perché parlare mi ha sempre fatto bene. Soprattutto parlare da solo.
Sono propenso a dire che la colpa, delle persone, è sempre al 50%. Però io mi assumo tutte le responsabilità. Mi scuso e cospargo il capo di cenere. Lo dico davvero, seriamente.
A volte capita di essere impulsivi e di soffirire e/o far soffrire per questo. Però ci sono cose che possono essere rimediate, come una parola che sfugge, oppure un atteggiamento ostile che ha fatto soffrire. A me ed all'altra persona sono capitate entrambe le cose. Però, io credo, ci si può perdonare. Ci si può perdonare, eh ?
Ecco, se c'è una cosa che non vorrei mai fare è far soffrire qualcuno. E, poi, vorrei anche non soffrire, ma questa è sempre stata una cosa difficile.
E forse per questo a volte sono un po' burbero, un po' stronzo, a volte incazzoso.
Non mi sto giustificando, ma pensando ad alta voce, qui, su questa mia panchina, in attesa che qualcosa mi porti via per sempre.
Ieri notte poi ho fatto un sogno curioso, che potrebbe anche far sorridere e che, anzi, a me ha fatto sorridere molto.
Ho sognato di trovarmi in un ufficio, con Luciana Litizzetto che, nel sogno, mi si è presentata come la signora Enza Busta Bustetti.
Lo so, è assurdo, ma è ancora più assurdo che - quando mi sono svegliato - la prima cosa che mi sono chiesto è se quel "Busta" fosse il suo secondo nome, oppure il suo primo cognome.
Sto alternando risate a lacrime di amarezza.
E, ora, non so che altro dire.



21 settembre 2012

"Intervista esclusiva all'attrice Lavinia Guglielman" di Luca Bagatin

Lavinia Guglielman è una giovane attrice italiana.
Romana, figlia della scrittrice toscana Tiziana Marini, sin da piccola inizia a frequentare la Dance School Academy e, ancora bambina, viene notata dalla regista Cristina Comencini e ciò le ha permesso di lavorare nel film "Và dove ti porta il cuore", a fianco di Virna Lisi, tratto dall'omonimo romanzo di Susanna Tamaro.
Da allora ha interpretato numerosi ruoli, in particolare drammatici, come ad esempio il ruolo della figlia di Enzo Tortora, Gaia, nel film di Maurizio Zaccaro "Un uomo perbene" ed è apparsa in numerose fiction per la televisione.
Ha vinto la "Rosa d'Argento della città di Roseto degli Abruzzi" come protagonista del film "Samir"; il premio "Sogno D'Amore" al Gran Galà di San Valentino della Città di Terni per "Distretto di Polizia"; nonché il premio "Cristallo dei corti di Sabaudia 2006" come protagonista del corto "La ninfetta e il maggiordomo" di Luca Verdone.
Seguo Lavinia da molto tempo, come raro esempio di talento italiano in ambito artistico. Inoltre non posso negare che è una cara amica dalla spiccata simpatia ed è anche per questo che ho deciso di proporle quest'intervista, in esclusiva.



Luca Bagatin: Dunque, Lavinia, hai iniziato la tua carriera artistica con la danza. E certamente non presso una scuola qualsiasi. Chi ti ha infuso questa passione ? Come mai sei approdata proprio alla Dance School Academy ?

Lavinia Guglielman: Ricordo perfettamente che fin da piccolissime io e mia sorella Ilaria passavamo intere giornate davanti alla televisione ad imitare in ogni minimo dettaglio i passi di danza delle ballerine dei corpi di ballo e, i miei genitori, vedendo la passione che ci mettevamo, hanno deciso di iscriverci presso questa scuola, dove ho trovato insegnanti favolosi che mi hanno insegnato tecnica e disciplina e hanno radicato ancora di più in me l’amore verso quest’arte meravigliosa .


Luca Bagatin: Il tuo primo ruolo come attrice, peraltro molto commovente (ancora ricordiamo i tuoi tristi occhioni neri), lo interpretasti bambina.
Com'è stato per Lavinia-bambina recitare quel ruolo ?

Lavinia Guglielman: Avevo 9 anni quando ho recitato con Virna Lisi in “Và dove ti porta il cuore” e per me fu una grande opportunità. Recitare è un divertente gioco per i grandi, figuriamoci per i bambini ! Loro si immedesimano con molta più naturalezza e spigliatezza degli adulti. Per me questa è stata 'un’occasione di esprimere, fare, dire, inventare, creare situazioni, il tutto seguita da grandi professionisti che mi hanno coccolato dal primo all’ultimo giorno di set.


Luca Bagatin: Tu di provini, sin da bambina, ne hai fatti parecchi, in effetti...

Lavinia Guglielman: Penso che la vita in generale sia un continuo provino. Come diceva Eduardo “gli esami non finiscono mai”. Sì ,è vero,ho fatto tanti provini. Credo, in realtà,di non averne mai saltato uno. E questo per coerenza e serietà professionale. Il provino è un momento molto importante per un attore, inutile negarlo. Se va bene, può cambiarti la vita, se va male “domani è un altro giorno” e ci sarà una nuova occasione. Io metto in questo aspetto del mio lavoro un po’ di sano ottimismo e mi avvicino ai provini con la massima preparazione.


Luca Bagatin: I ruoli che spesso interpreti sono drammatici ed il tuo sguardo, ad un'attenta osservazione, è in effetti profondo ed a tratti un po' malinconico.
Cosa c'è, nello sguardo di Lavinia Guglielman ?

Lavinia Guglielman: Nello sguardo di tutti c’è il nostro vissuto, i momenti più belli ma anche quelli più delicati della nostra vita, e forse, data la mia forte sensibilità che con il tempo ho cercato di far diventare il mio punto di forza, c’è proprio questo. L’aver vissuto ogni situazione con grande partecipazione emotiva. Quando recito, quelle emozioni diventano lo strumento atraverso il quale affronto un personaggio.


Luca Bagatin: Sei molto giovane, ma hai già un interessante curriculum alle spalle. Pensi di continuare a recitare, oppure hai altri progetti per il futuro ?

Lavinia Guglielman: Sì, sono convinta che è quello che voglio fare. E' ciò che mi fa stare bene e, dato che di vita ce ne è stata data solo una, voglio viverla facendo quello che amo fare.


Luca Bagatin: Una cosa che mi colpì molto di te, chiacchierando in privato, fu che anche tu detesti profondamente gli errori grammaticali (in particolare l'uso scorretto del congiuntivo !) inseriti nelle sceneggiature dei copioni di film e fiction.

Lavinia Guglielman: Fortunatamente sono nata e cresciuta in una famiglia che mi ha insegnato a parlare e scrivere bene, ma mi rendo conto che, per i più svariati motivi, non per tutti è così. Al di là di questo penso che spesso i giovani abbiano una sorta di pigrizia nello scrivere, per cui tendono ad abbreviare con sigle incomprensibili ciò che vogliono dire e ad usare lo stesso tempo per passato, presente e futuro e ciò si riflette anche nel modo di parlare. Detto ciò, quasi sempre i copioni e le sceneggiature riflettono la lingua parlata. Quindi va anche bene che talvolta l’indicativo renda più scorrevole e realistico il discorso rispetto al congiuntivo. Certo, ovviamente tutto questo va contestualizzato e visto nell’ottica del personaggio che si sta esprimendo. Insomma,sono per una lingua vera, parlata, ma mai sgrammaticata! In generale, abbiamo degli ottimi sceneggiatori. Certo, qualche volta ci sono delle incoerenze, delle lacune, a mio avviso, ma non è facile esprimere un giudizio e non mi metto certo in cattedra a fare la maestrina. Tuttavia sono sempre per la qualità e purtroppo talvolta non la percepisco.


Luca Bagatin: Preferisci recitare in teatro, in un film o in una fiction ?

Lavinia Guglielman: Non ho una preferenza particolare. La mia esperienza riguarda di più la telecamera, ma per me recitare è recitare, in qualsiasi forma.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della televisione di oggi ? E, peraltro, avendo una madre scrittrice, della cultura d'oggi ?

Lavinia Guglielman: La televisione è lo specchio dei tempi. Talvolta ci troviamo a guardare programmi superficiali e di basso livello culturale. Ora, poiché ritengo che fra i compiti della televisione ci sia quello di migliorare il livello culturale dell’ascoltatore medio, sono contraria a certi programmi un po’ stupidi. Però ritengo anche che la tv, proprio perché specchio dei tempi debba offrire una vasta gamma di prodotti al suo pubblico, che è ovviamente eterogeneo. Credo che ognuno debba poter trovare il “suo programma”. E poi non dimentichiamoci che lo spettatore ha un’arma potentissima per neutralizzare le eventuali imbecillità e cioè il telecomando. Comunque devo dire che oggi l’offerta della tv è molto ampia, per cui alla fine qualcosa di buono si trova sempre. La cultura oggi ? Ce n’è di buona e di cattiva. Non si deve mai generalizzare e non è facile dare un giudizio. Però penso che, volendo, senza spendere troppo si possono leggere buoni libri, si può andare al cinema e a teatro. Insomma, anche la tv a suo modo è cultura, i giornali, internet. Insomma voglio dire che ognuno può arricchire cuore e mente in modi diversi, come meglio crede. Io sono per una cultura che salvi la creatività, l’originalità, la fantasia, l’intelligenza, la memoria, sempre con un occhio rivolto all’uomo ed alla società. Non mi piace la cultura che omologa e appiattisce.


Luca Bagatin



17 settembre 2012

"Bella Addormentata" di Marco Bellocchio: metafora dell'Italia

"Bella Addormentata" di Marco Bellocchio è un pugno nello stomaco dello spettatore.
Immagini forti, tutt'altro che scontate, ma, soprattutto, tematica forte e profondamente importante quella del diritto alla morte, poiché non ci può essere vero diritto alla vita, se prima di tutto non è rispettato il diritto alla dignità della morte.
Sullo sfondo la vicenda di Eluana Englaro, il cui corpo è trasportato alla clinica "La Quiete" di Udine ove, forse, potrà finalmente essere liberato dall'indegnità di una vita-non più tale, da diciassette anni.
Era il 2009, solamente tre anni fa, ma sembra il Medioevo. Vedere gruppi di persone invasate, a pregare, brandendo ceri e bottogliette di acqua, e gridare che "Eluana si deve svegliare", che non deve essere "uccisa". Persone incuranti di ogni pietà, veri bestemmiatori di quel Dio nel quale dicono di credere. Ed invece lo mortificano. Perché, come afferma il vero protagonista del film di Bellocchio, un Senatore del PdL interpretato dal magistrale Toni Servillo, la sofferenza mortifica la vita, perché umilia l'essere umano.
"Bella Addormentata" è la storia di Eluana, ma anche di un politico di ispirazione laica che, a costo di ribellarsi ai voleri del suo partito - il PdL - prende la decisione di dimettersi. Alla faccia della tanto decantata "disciplina di partito" che, in ogni partito, è totale mancanza di libertà e di rispetto d'ogni tipo di onestà morale ed intellettuale.
E' la storia di un medico, che salva dal suicidio una ragazza tossicodipendente. E' la storia di una madre profondamente cattolica, che, pur struggendosi e distruggendosi dal dolore, vuole a tutti i costi che sua figlia, nelle stesse condizioni di Eluana Englaro, rimanga per sempre attaccata ad una macchina.
E' la storia di una ragazza cattolica che comprenderà le scelte ideali del padre, il Senatore Beffardi, anche di fronte alla scelta di accorciare le sofferenze di sua madre, alla quale egli praticherà l'eutanasia. Ed è la storia di un amore fra questa ragazza ed un giovane che cerca disperatamente di accudire il fratello, il quale ha spesso violente crisi di nervi.
E' una storia di ordinaria sofferenza, di cui però nessuno parla. Perché tocca profondamente le corde più intime dell'animo italico, abituato ad essere fintamente "rassicurato" da religiosi senza alcuna intima fede, da politici corrotti e corruttori delle menti e da mezzi di comunicazione di massa volutamente deformatori.
E' un film nel quale non vi è alcuna speranza autentica (forse perché è la vita stessa di ciascuno a non dare alcuna certezza ed è bene averne consapevolezza), se non la capacità di ciascuno di ragionare con la propria mente e di aprire il proprio cuore al sentimento. Verso il prossimo, verso i propri famigliari più cari ed intimi, nel momento di più estrema sofferenza.
"Bella Addormentata" è forse la metafora di un Paese addormentato, che si rifiuta di parlare della morte, di comprenderla, di accettarla, sublimandone la sofferenza che non è mai santità, ma chiusura dell'anima, imbarbarimento, violenza.
E' forse l'Italia la "bella addormentata" di Bellocchio, che non ha una legge sul testamento biologico e che costringe i malati terminali e i loro famigliari a praticare comunque l'eutanasia, ad abbreviare in qualche modo le sofferenze del proprio caro.
Dov'è la pietà cristiana in tutto ciò ? Non certo nelle aberranti parole dei Gaetano Quaglieriello, che ebbe il coraggio di affermare che Eluana Englaro è stata uccisa. Da chi ? Da suo padre Beppino che la amava ? E' sconvolgente come è sconvolgente risentire le parole di quel “rappresentante del popolo”, nel film di Bellocchio.
E' sconvolgente quanto politica e religione, in Italia, possano essere sorde di fronte alle vicissitudini umane.
E non potrete uscire dalla sala cinematografica, dopo aver visto "Bella Addormentata", senza un profondo senso di smarrimento, mitigato forse solamente dalla presenza di quel medico che, solo perché animato da un briciolo di umanità, si accosterà alle sofferenze di una tossicodipendente, evitata da tutti.

Luca Bagatin



4 settembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Acque": monologo by Baglu



Stavo leggendo il giornale, seduto sulla mia panchina.
Anche oggi, come ieri e l'altro ieri ed il giorno precendente, quella ragazza passeggiava, con il suo cane. E mi salutava, con un sorriso appena accennato.
Era la ragazza che mi aveva fatto il prelievo del sangue, il mese scorso. Capelli neri lisci, occhi verdi, molto, molto alta. Passeggiava sempre, con il suo cane, per il parco.
"Domani la fermo", mi ero sempre detto, senza mai averne il coraggio.
No, non è che mi mancasse il coraggio, è che non avevo voglia di parlare con qualcuno. Tantomeno con lei, perché, forse, non volevo disturbarla.
"Salve"
"Salve, lei è..."
"Sì, Alessandra".
"Sì, mi ricordo"
"Ci vediamo, arrivederci"
"No, aspetti...No, non è che voglio disturbarla è che, mi chiedevo se..."
"Se ?"
"Mah, no, mi chiedevo se, ne avesse voglia, potevamo andare a berci un caffè qui, da Mario"
"Perché no ? Un giorno magari"
"Eh perché no mi sa, però"
Lei mi guardò con un'aria interrogativa, ma senza farmi sentire in imbarazzo.
"Perché vede, lei mi è molto simpatica, io la vedo passeggiare, tutti i giorni. La saluto, osservo i suoi occhi verdi che mi ricordano quelli di Duchessa, che era una gatta che avevo quando avevo pressappoco dieci anni. Era il 1989. Si ricorderà certo, lei, l'89. Infondo avremo più o meno la stessa età. Se li ricorda, i Pink Floyd che, il 15 luglio del 1989, suonarono "The Wall" a Venezia ? Erano in diretta mondiale mi sembra. Allora stava per cadere il Muro. E' difficile che la maggior parte delle persone mi risulti simpatica. E' che lei mi fa sentire a mio agio, ogni volta che passa di qui e mi saluta, però mi fa sentire a mio agio così, senza che ci conosciamo troppo. Perché poi, se ci si conosce troppo, si finisce per odiarsi. E poi io ho un pessimo carattere e....ecco, lo vede ? Parlo troppo. Penso e ripeto sempre ciò che penso, così, ad alta voce. Lei mi prenderà per pazzo, è così, vero ?"
"No, assolutamente, anzi, la capisco. Lei mi sembra solo un uomo uscito da un romanzo, tutto qui"
"Lo prendo con un complimento, allora"
"Lo è", mi disse lei, sorridendo.
"Arrivederci, Alessandra"
"Arrivederci, Baglu".
Rimasi così, a bocca un po' aperta. Consoceva il mio nome. Forse mi aveva sentito chiacchierare con Mario o con qualcuno che, di tanto, veniva a trovarmi qui al parco, sulla mia panchina.



13 agosto 2012

"L'ultima avventura di Dylan Dog": racconto horror d'annata di Luca Bagatin

Devo confessare che, girovagando per il mio blog, mi sono imbattuto in un vecchissimo racconto horror che scrissi anni fa, con protaginista Dylan Dog e, beh, mi sono commosso come non mi accadeva dall'anteguerra (chi mi conosce bene sa che ho un cuore di pietra o, comunque, poco incline a queste cose).
Dylan Dog, del resto, è uno dei miei tre alter ego (è puramente casuale il fatto che indossiamo entrambi camicie rosse e jeans blu, oltre che clarks o simili...non è casuale il mestiere di "indagatori" dell'incubo o del mistero, che ci siamo scelti entrambi).
Era il 4 luglio 2005 e mi sono anche accorto che allora sapevo scrivere "racconti come si deve".
Vabè, poche chiacchiere. Ve lo ripropongo, nudo e crudo e poi mi prendo una pausa di alcuni giorni, perché di scrivere - per un po' - non ne posso più (andrò, infatti, alla ricerca di cadaveri).

Luca Bagatin


L'ULTIMA AVVENTURA DI DYLAN DOG
di Luca Bagatin
(4 luglio 2005)




Salve ragazzi, sono Dylan.
Dylan Dog, sì, proprio lui.
Si scende, ragazzi. Siamo alla fine. Sono alla fine.
Groucho si è suicidato il mese scorso. Si è sparato un colpo di pistola alla tempia. Si è sparato con la mia pistola. Un colpo e gli sono saltate le cervella. Perché? Forse perché si era accorto che le sue barzellette non mi hanno mai fatto ridere.
Povero Groucho. L'ho ucciso io.
L'Ispettore Bloch è morto d'infarto un anno fa. Un anno prima di prendere la pensione. Non lascia né mogli né figli. Morto solo come un cane.
Solo come un cane. Come me, ora.
Stanno portando via i miei mobili. Mi stanno sfrattando dopo quasi sei mesi di arretrati con l'affitto. L'affitto. Questo sconosciuto. Questo maledetto. Questo maledetto sconosciuto.
Del resto sono sei mesi che non ho un cliente. Anche le mie donne non si fanno più vive. Del resto ho sempre vissuto in un mondo di morti.
Sono qui alla scrivania che sto scrivendo con la mia penna d'oca questi pensieri. Il galeone della Revell non l'ho più completato e adesso ecco...eccoti gettato nel cestino dei rifiuti. Vorrei ricominciare ad attaccarmi alla bottiglia, ma non ho più un soldo. "Uaaaaahaaaaag!". Il campanello. Una cliente. Un'avvenente cliente.
Una moracciona elegante e poco vestita. La mando via. Sì, la mando via.
Voglio restare solo. Solo nella mia solitudine. Solo nella mia indifferenza. Solo e solitario, ma senza fare solitari. Solo perché..."Uaaaaaaahaaag!". Il campanello. Solo il campanello.
Una bambina alla porta. Una tenera bambina di otto anni.
"Ciao, signor Dog, sono Alice". e mi porge la sua manina. Poi prosegue in un pianto nervoso: "Ho paura....ho paura..." proferisce nel suo pianto strozzato nel suo visino contratto...
Mi inginocchio e piango anch'io. Non riesco a proferir parola (ma perché almeno i bimbi non riescono ad essere felici?). Mi abbraccia. La prendo in braccio e mi prendo coraggio: "Che hai...piccola...?" e con lo sguardo scorgo l'ultima copia del "Times" sotto la porta del mio appartamento dal titolo: "MADRE E FIGLIA SQUOIATE DAL PADRE DOPO ESSERE STATE VIOLENTATE".
Rimango interdetto. Con Alice in braccio prendo il mano il giornale e soprattutto mi prendo coraggio (non leggo mai gli articoli di cronaca nera. La vita è già triste così.). "Londra. I corpi martoriati di Sara Parker e della figlioletta Alice sono stati ritrovati ieri notte nel loro appartamento di Baker Street. Le analisi della scientifica hanno stabilito che sui corpi vi sono evidenti segni di violenza sessuale. Il marito della vittima nonché padre della bimba, Jason O'Connor è stato arrestato in quanto colto dalla polizia nel mentre stava asportando gli organi vitali delle due."
Alice continua: "Ho paura...signor Dog..." (è la prima volta che non me ne fregava nulla di essere chiamato signor Dog).
D'improvviso la porta dell'appartamento semivuoto si apre. Un uomo dalla lama d'acciaio. Alice mi abbraccia più forte. Si tratta di suo padre Jason.
Lo guardo interdetto (come devo essere buffo e idiota). L'uomo dalla lama d'acciaio avanza verso di noi.
"Ho paura...ho paura..." prosegue Alice.
Lo sguardo lubrico di Jason avanza. Sì. Pare proprio che sia lo sguardo assassino del tizio ad avanzare. Prendo la mia pistola (scarica) dalla scrivania e gliela punto addosso. Lo zombie pare fregarsene e con un colpo cerca di affondare la sua lama nel mio petto e contemporaneamente di sottrarmi la bimba dalle braccia (confesso che nella frazione di un secondo ho pensato: "Uccidimi...voglio morire!"). Lo afferro per il braccio. Poi, d'improvviso il mio cuore inizia a pulsare forte...più forte...
Inizia ad uscire da esso un'abbagliante luce rossa e poi azzurra che acceca l'uomo dalla lama d'acciaio. Le lacrime dai miei occhi iniziano ad uscire copiose (i pensieri in quel momento mi risultano confusi: "speranzaDylansperanzaDylansperanzaDylan; vitavitavitavita; vitacontromortepaurapreoccupazionedepressione).
Jason emette un lamento e viene improvvisamente risucchiato dal mio cuore pulsante e palpitante di luce e....(Amore?). DISSOLVENZA IN NERO (un classico, ma sempre d'effetto). Mi ritrovo disteso. Disteso (a terra?).
Apro gli occhi e mi accorgo di essermi addormentato sul pavimento del mio appartamento che stranamente contiene tutti i mobili che mi erano stati portati via. "Capooooooo!!!! Chi dorme non pigli pesci. Se tu fossi un ortolano potrei dirti tranquillamente che: chi dorme non piglia pere". Groucho. E' tornato? E' uno zombie? E'...è proprio lui. Il Groucho di sempre. E lo abbraccio.
"Felice di rivederti, amico!"
"Capo, ti sei bevuto il cervello? Ci siamo visti dieci minuti fa e già sentivi la mia mancanza?".
Vado alla porta e scorgo l'ultima copia del "Times": NON E' SUCCESSO NIENTE, titola. E una serie interminabile di fogli bianchi. Il cuore mi si apre. E anche la porta. Alice. Accompagnata da una donna (la madre?).
"Ciao, signor Dog", mi sorride (i bambini sorridono, certo).
"Dylan, piccola".
"Questa è mia madre. E' una tua ammiratrice, ha seguito tutte le tue vicende orrorifiche..." ".....(vicende orribili penso io...) piacere" "Sono Sara. Sara Parker".
Una macchina della polizia si ferma davanti a noi. "Ehy, old boy! Sempre beato fra le donne vedo!". E' l'Ispettore Bloch. Vivo anche lui. Come non mai.
NON E' SUCCESSO NIENTE.

Vent'anni dopo. Laggiù il sole al tramonto. Laggiù il sole che nasce. Alice mi tiene per mano. L'uno di fianco all'altra. Io e lei. Lei ed io. Camminiamo verso il sole. Verso una nuova alba. Fondendoci in esso.
NON E' SUCCESSO NIENTE.
MA E' PROPRIO QUANDO NIENTE SUCCEDE CHE LE COSE ACCADONO.




1 agosto 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Certe volte". Pensieri estivi by Baglu




Sono su questa mia panchina e non è una novità.
Agosto è appena cominciato ed io sono davanti ad una scuola.
Fingo di aspettare mia figlia. La Figlia che Non ho, avuta dalla Donna che Non ho.
Lei, ai vecchi tempi, mi diceva una cosa tipo: "certe volte penso che tu saresti un padre perfetto".
E, "certe volte", sosteneva persino che fossi "l'uomo perfetto". Ovviamente precisando il "certe volte".
Questo "certe volte" è sempre stato rassicurante.
Io penso, più semplicemente, di essere un uomo imperfettissimo e che sarei un padre possessivo ed autoritario. Mah, non lo so. Forse sarei solo apprensivo ed innamorato.
Della mia donna e dei miei figli.
Ma che sto dicendo ? Ma perché mi vengono in mente queste cose ?
Dovrei scrivere la sceneggiatura di un film ed invece me ne sto qui, su questa panchina, a pensare.
Eccola, arriva. Ecco, la saluto e le sorrido, come ogni giorno. E' la ragazza che porta a spasso il cane. Sì, mi sembra che sia la ragazza dell'analisi del sangue della settimana scorsa, sì, quell'infermiera alla quale devo essere sembrato un tipo strano.
Non lo so. Non ricordo. Sì, è lei. Vabè e allora ?
Preferisco lasciarmi scivolare le cose. E analizzare i miei sogni notturni, immaginando che con me ci siano Freud e Jung che discutono animatamente. Anche con me.
Squilla il cellulare.
"Sì, pronto ? Bonjour, comment allez-vous? Je vais bien, merci. Le film ? Non, je ne sais pas. Je suis assis sur un banc, regarder ma fille. Au revoir".
Da Mario fanno degli spaghetti niente male. Sì, penso che, prima che Mario chiuda per le vancanze estive, dovrei approfittarne. Sì, una porzione soltanto, va bene.



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