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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 novembre 2013

"Ricordati di vivere": l'autobiografia civile e politica di Claudio Martelli

Non si tratta della solita autobiografia, bensì della storia di un'epoca, di una stagione.

Una stagione laica, liberale, libertaria, liberalsocialista. Una stagione che, molto probabilmente, in Italia non tornerà mai più.

La stagione di sapeva forse poche cose, ma le ricorda benissimo. La stagione di chi si ricorda di vivere e che del “Primum vivere” di nenniana memoria, ha fatto la sua bandiera.

“Ricordati di vivere” è l'autobiografia di Claudio Martelli edita in questi giorni da Bompiani.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Martelli ne diventerà Vicesegretario Nazionale e ricoprirà anche importanti cariche istituzionali quali la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1989 e diverrà Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991.

Un uomo tutt'altro che di potere, Claudio Martelli, e lo dimosterà sia la sua vita personale e politica, sia il fatto di essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.

Giovane militante, a soli tredici anni, del Partito Repubblicano Italiano e dunque della Federazione Giovanile Repubblicana, come il fratello Antonio, sarà ispirato per tutta la vita dalla figura di Giuseppe Mazzini e dai suoi “Doveri dell'Uomo”, saggio che invita gli operai italiani all'emancipazione ed alla ricerca dell'unità fra capitale e lavoro, in antitesi rispetto al materialismo marxista.

Lascierà il PRI di Ugo La Malfa ai tempi dell'Università, una volta stretta l'amicizia con Ugo Finetti, giovane studente come lui, che aveva lasciato da poco il PCI in quanto mal sopportava il “centralismo democratico”. Con Ugo Finetti – oggi fine storico e giornalista – lo studente Martelli e molti altri giovani repubblicani mazziniani e comunisti di ispirazione riformatrice, approderà al PSI di Pietro Nenni, con un obiettivo preciso: quello di unificare le forze laiche e riformatrici della sinistra italiana.

Si sposerà giovane il Nostro, a soli vent'anni, con Daniela Maffezzoli di soli sedici anni, ma il loro matrimonio durerà poco. Anni dopo intraprenderà la carriera di studente e poi professore di Filosofia e qui incontrerà l'altro amore della sua vita, Annarosa, sua allieva con la quale si sposerà e dalla quale avrà Giacomo, il primo figlio tanto amato.

Amore e passione politica saranno il binomio che condurrà Claudio Martelli durante tutto il corso della sua vita e che sono racchiuse nella sua autobiografia. Amore per le donne, per la filosofia laica, libertaria e libertina, per il teatro e la politica, intesa come servizio e modernizzazione della società.

Di qui il sodalizio con i radicali di Marco Pannella, oltre che con i repubblicani, i liberali e, negli Anni '80, anche con i socialdemocratici con i quali costituirà una sorta di federazione laica che vide uniti, in alcuni collegi al Senato, PSI, PSDI e Radicali.

Il sodalizio con Pietro Nenni, colonna portante del socialismo italiano e con Bettino Craxi, nacque subito, negli Anni '60. Li legava la volontà di modernizzare il Paese, smarcarsi dalla Democrazia Cristiana con la quale pur erano al governo, cercare un'intesa con gli altri partiti laici e contrastre l'avanzata di un Partito Comunista sorretto dalla dittatura sovietica.

Con Craxi, infatti, Martelli aderì subito alla corrente riformista ed autonomista di Nenni, in contrapposizione alla sinistra lombardiana che voleva mantenere un rapporto privilegiato con il PCI. Sin da ragazzo fu, infatti, intransigentemente anticomunista in quanto non poteva sopportare le angherie dell'URSS nei confronti di ungheresi e cecolsovacchi, aspetti che denunciò immediatamente nei congressi dell'Internazionale Giovanile Socialista (IUSY).

Oltre a partecipare con Bettino Craxi, agli incontri con i più grandi esponenti del Socialismo europeo quali Willy Brandt e François Mitterrand, farà in modo di costruire una piattaforma interna al PSI che da una parte recuperava il liberalsocialismo di Turati e dei Rosselli e dall'altra guardasse al futuro, auspicando un Partito Socialista moderno, alleato ai partiti laici e, in questo senso, tentò di ammodernarlo, promuovendo la democrazia interna e tentando di combattere il carrierismo ed il malcostume delle “tessere fittizzie”. Purtuttavia, per sua stessa ammissione, non vi riuscì.

Claudio Martelli, in “Ricordati di vivere”, ripercorre la sua battaglia politica assieme a Craxi nel 1976, ai tempi del Midas, ovvero allorquando la corrente autonomista conquistò il Partito e lo rinnovò nei contenuti e nelle proposte politiche.

Racconta di come Craxi fu il primo a proporre una riforma dei partiti e del sistema politico in senso “americano”, proponendo di introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e di un Parlamento forte ma più snello, con meno esponenti, ed eletto con il sistema uninominale.

In questo senso Martelli elaborò quella che egli definirà la vera “terza via”, lontana e diversa dalle prospettive di Berlinguer e dei comunisti, ovvero la piattaforma per una sinistra di governo socialista e liberale al contempo, che parlasse soprattutto di meriti e di meritocrazia, oltre che di bisogni. In questo senso riuscì a costruire ottime sinergie anche con esponenti dell'ex sinistra extraparlamentare, libertaria e verde-ecologista quali Franco Piro (poi deputato PSI), Adriano Sofri, Alex Langer e Michele Boato (che diverranno, successivamente, deputati Verdi).

Una piattaforma che, del resto, lo porterà a sostenere i referendum Radicali, Verdi e Socialisti sulla giustizia giusta per la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile del giudice ed il referendum sul nucleare.

Martelli elaborò dunque, prima del crollo della Prima Repubblica, l'idea di un Partito Democratico all'americana che nelle sue intenzioni poteva nascere dalla sinergia fra Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, Radicali, Verdi e post-comunisti di estrazione migliorista e riformista.

Un'idea che, sotto la spinta della clava giustizialista di Tangentopoli, soccomberà e condurrà l'Italia nella sua prima svolta a destra, con Berlusconi al governo e con la nascita di un PD conservatore, ondivago, inciucista (non a caso oggi al governo con la destra). Ovvero l'esatto opposto di quello che avrebbe potuto diventare il partito democratico di ispitazione liberalsocialista ideato da Martelli.

“Ricordati di vivere” racconta anche delle lotte di potere fra Craxi e De Mita, ovvero fra visioni contrapposte della società: fra un socialismo democratico ed un conservatorismo vecchia maniera.

E racconta degli ottimi risultati ottenuti dal Governo Craxi in soli quattro anni: pareggio di bilancio, riduzione a due cifre dell'inflazione, avvio delle prime liberalizzazioni e credibilità internazionale.

Ed il saggio di Martelli restituisce nuova luce – semmai ve ne fosse bisogno – alla figura del giudice Giovanni Falcone, grande amico del Nostro e grande collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia ai tempi del dicastero Martelli. Falcone, eroe dell'antimafia ingiustamente attaccato (e solo successivamente e tardivamente beatificato) da Leoloca Orlando e dai comunisti. Falcone che, attaccato da una certa sinistra, finirà trucidato, come il giudice Borsellino, in un tragico attentato mafioso.

Claudio Martelli, inoltre, ricorda l'introduzione della legge che porterà il suo nome, ovvero la prima che regolerà l'immigrazione, garantendo da una parte i diritti umani degli immigrati e dall'altra una certa sicurezza, poi del tutto disattesa dalle successive leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Senza contare il racconto del sistema delle tangenti, da sempre esistente, nel bene o nel male, che purtuttavia oggi, in assenza della democrazia dei partiti ed in presenza, invece – parole di Martelli – di un'oligarchia al potere, si è triplicato, come i fenomeni di spreco di danaro pubblico e di clientelismo.

Un racconto franco, quello di Martelli, raccolto in “Ricordati di vivere”. Un documento storico prezioso per ricordare, non dimenticare e tramandare ai giovani un'epoca ormai lontana dalla nostra. Fatta di passione civile e politica autentica.


Luca Bagatin



8 febbraio 2013

Lo spirito della Repubblica Romana e FARE per Fermare il Declino



Appare scontato, anche se non dovrebbe esserlo.
Che cosa appare scontato ?
Che nessuno, o quasi, sappia che cosa sia accaduto il 9 febbraio del 1849. Che questa data passi, da sempre, sotto il più totale silenzio. Che nessuno dica che il 9 febbraio 1849, per la prima volta nella Storia d'Italia, entrò in vigore una Costituzione civile, democratica e liberale, molto più liberale dell'attuale Costituzione della Repubblica dei partiti e dei loro lacchè, fondata nel 1948.
Il 9 febbraio 1849 fu proclamata, a Roma, la Repubblica Romana. Voluta da Giuseppe Mazzini e da Giuseppe Garibaldi, fondata su principi di laicità, libertà e moralità.
Principi che l'Italia post-risorgimentale, fascista e postfascista (e mai autenticamente antifascista) ha del tutto dimenticato e disconosciuto.
Oggi negli Stati Uniti d'America, in Inghilterra ed in Francia si parla di matrimonio omosessuale, così come ieri si parlava di eutanasia e di suicidio assistito; di ricerca scientifica; di opportunità di lavoro per i giovani cervelli e si garantiva ciò. Ciò che il nostro Paese incivile, partitocratico, socialista in favore dei più forti e fascista nei confronti dei più deboli, non ha mai nemmeno voluto sentir nominare.
Da noi Mario Monti incassa l'appoggio del Vaticano che, a sua volta, trova la sua sponda nel Pd di Bersani e nel PdL di Berlusconi. Ovviamente, in tutto ciò, nessuno ricorda quei giovani combattenti della Repubblica Romana, i quali si batterono contro il Vaticano (e non già contro il cristianesimo o contro il cattolicesimo, tutt'altro !) per garantire che la libertà dei singoli fosse a garanzia della libertà di tutto il popolo.
"Dio e Popolo", non a caso, era il motto di Giuseppe Mazzini. Un Dio al di sopra dei dogmi papali ed al di sopra delle beghe del Potere di ieri e di oggi.
La Repubblica Romana, pur nella sua breve esistenza, dimostrò come con la forza del popolo sovrano, civile e democratico, possano nascere leggi giuste. Ovvero l'esatto opposto di quanto accaduto con l'avvento degli autocrati e dei partitocrati senza principi.
Oggi noi ricordiamo la Repubblica Romana del 9 febbraio 1849, ma pensiamo al 24 febbraio 2013, ove nessuno più parla di diritti civili e di garanzie democratiche.
Pensiamo che varrebbe la pena disertare le urne, se non fosse che almeno una personalità, fra le tante mezze calze, ancora a quei principi crede e con quei principi si è sempre presentata. Stiamo parlando di Oscar Giannino, liberale e repubblicano della prima ora che non a caso ha voluto mettere in piedi un'operazione de-ideologizzata per FARE per fermare il declino del Paese. Ovvero non per "chiacchierare a tarallucci e vino", magari spartendosi e lottizzandosi le poltrone e/o i sottogoverni.
Ecco quindi che il ricordo della Repubblica Romana potrebbe tornare vivo ed attivo proprio grazie a Giannino ed a FARE per Fermare il Declino, ed in questo senso è necessario che ci si attivi. Che ci si attivi contro l'imperversare dei Bersani-Berlusconi-Monti, il cui ritorno è terribilmente di nuovo dietro l'angolo. Ed il Paese, che ha già purtroppo conosciuto i Pio IX, i Mussolini, i Togliatti, i Fanfani, i Berlinguer, gli Andreotti ed i De Mita, non può davvero più permetterselo.

Luca Bagatin



27 ottobre 2012

L'invito di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it al NON voto in Sicilia



Di fronte alla presenza di 32 indagati in pressoché tutte le liste (salvo il M5Stelle di Grillo) presenti alle elezioni amministrative siciliane di domani; di fronte ad un fronte unico, da destra a sinistra, di continuità con le politiche nefaste di questi anni attuate da Raffaele Lombardo ed infine, di fronte alla ingiusta mancata presentazione della lista civica "LeAli alla Sicilia" guidata dal giornalista Davide Giacalone , il presente blog invita TUTTI gli elettori onesti della Sicilia a NON ANDARE A VOTARE.
Al fine di non essere complici di questo sistema di illegalità e di omologazione a volontà oligarchiche.
Riportiamo di seguito anche le dichiarazioni di Società Aperta, il movimento politico-culturale guidato da Enrico Cisnetto ed un articolo di Davide Giacalone.
Buon NON voto, nel segno della trasparenza e del coraggio.

L.B.

Da Terzarepubblica, organo di Società Aperta

A proposito di Sicilia, due parole sono dovute per quel tentativo – la lista “LeAli alla Sicilia” capitanata da Davide Giacalone – che Società Aperta ha condiviso e sottoscritto con entusiasmo, e che non ha nemmeno varcato la soglia del voto. La lista non è stata ammessa: per la presenza di un candidato con la fedina penale sporca – salvo aver scoperto dopo che trattavasi di un clamoroso caso di omonimia – e per un ritardo nella presentazione delle firme raccolte, segno di un deficit organizzativo e di risorse che certifica come in queste circostanze la buona volontà non sia sufficiente. Giacalone ci ha provato a combattere a mani nude contro chi le aveva piene di soldi, ed ha comunque vinto – anche senza essere presente al voto – per essere riuscito a marcare la differenza tra chi è portatore di idee e di progetti e chi, invece, sguazza in quel potere che ha portato la Sicilia al disastro. È poco e molto, nello stesso tempo. Dopo il voto, che sarà comunque significativo per quanto potrà poi accadere in Lombardia e nel Lazio e quindi a livello nazionale, sarà il caso di ripartire da quel “tanto” senza per questo dimenticare le ragioni di quel “poco”.



Domenica si aprono le urne, intanto hanno chiuso, chiudono e chiuderanno le aziende. Da ultimo quelle edili, che hanno deciso di fermare tutti i cantieri pubblici, perché la regione, in Sicilia, è già fallita e non paga. Né pagherà. Farà solo crescere il debito. Per avere un’idea della campagna elettorale, nell’isola, basterà osservare che di questo, vale a dire del problema più grosso e pressante, neanche s’è parlato. Quando si conteranno i voti ci saranno due sconfitti, un profittatore e un vincitore.

1. Il centro destra ne uscirà sconfitto perché c’è entrato spappolato. I vertici nazionali hanno sperato di evitarlo, piegandosi a candidare Gianfranco Micciché. Lo annunciarono ufficialmente, dimostrandosi incapaci di capire che un pezzo del loro mondo non lo avrebbe mai digerito e che lo stesso Micciché era ormai preso nel gioco di Raffaele Lombardo. Eppure hanno sperato di tenerlo, accettando che fosse Micciché a indicare la seconda scelta: Nello Musumeci. Non è bastato, la rottura s’è consumata. Così non hanno l’unità, non hanno una candidato forte, non hanno una linea politica. Dietro Musumeci c’è il vuoto. Accanto a Musumeci c’è un Angelino Alfano che spera di vederlo vincere, in modo da trovare la forza per affermare la propria leadership, anche in vista delle primarie. Mentre Musumeci è un galantuomo figlio di una cultura estremista, la cui campagna elettorale (come anche quella della sinistra) s’è ridotta a fare il verso alle cose più scialbe e insignificanti dell’antipolitica. Sono onesto, dice di sé. Bella cosa, ma gli servirà a nulla con la regione in deafult e privo di maggioranza.

2. Il centro sinistra perderà le elezioni, perché anche su questo fronte la spaccatura è insanabile: in Italia il Pd è alleato di Sel e diviso dall’Udc, in Sicilia è alleato dell’Udc e diviso da Sel. Se vincessero non sarebbe una vittoria della linea della segreteria nazionale e se perdessero sarebbe una sua sconfitta. Non una bella prospettiva. Se Rosario Crocetta dovesse prendere un voto più di Musumeci si troverebbe a governare con i lombardiani. Se ne prenderà uno in meno si verificherà la rottura con i casiniani. Un obbrobrio trasformista. Dietro Crocetta ci sono liste più solide di quelle che accompagnano Musumeci, anche perché il mondo degli affari ha guardato più a sinistra che a destra. L’ex sindaco di Gela si fa un vanto della propria esperienza amministrativa, ma il posto dove lo voteranno meno è proprio la sua citta. Lo conoscono. In un dibattito pubblico disse che i dipendenti regionali in esubero potrebbero essere assunti nei comuni. Delirio, unito alla consapevolezza che ragionare seriamente non porta voti.

3. I lombardiani osservano la campagna dei due perdenti che si contendono la falsa vittoria, e si fregano le mani. A guidare la terza compagine c’è un Micciché pronto a dire qualsiasi cosa, compreso lisciare il pelo all’indipendentismo. Ma rischia: la trattativa di potere, una volta chiuse le urne, tornerà nelle mani di Lombardo. Posto che Lombardo e Micciché, alleati, si disprezzano con sicula passione. Il presidente uscente, che intanto piazza il figlio, ha una posizione forte: l’Udc è il suo partito d’origine; il Pd è quello che lo ha appoggiato; il Pdl quello che lo ha portato alla presidenza. O fanno un accordo fra di loro, assai improbabile, o uno di loro deve mettersi d’accordo con lui. Intanto si toglie uno sfizio: mentre gli altri negano il default, bollandolo come persecuzione delle demoniache forze nordiche (lo dissero anche a me, che sono siciliano), lui fa dire ad un suo assessore (Armao) che è imminente. Ma per colpa degli altri. Fossimo al circo, non resterebbe che applaudire il giocoliere. Purtroppo è il circo ad essere in noi.

4. Il vincitore delle elezioni è Beppe Grillo, che ha fatto una campagna perfetta. Ha saputo parlare alla pancia degli elettori di destra, che considerano ripugnante questa politica. S’è rivolto a quelli di sinistra, dimostrando facilmente che non sono i loro beniamini gli antagonisti dell’affarismo e del malgoverno, posto che alcuni ne sono i protagonisti. Ha fatto un fischio alla marea di elettori che non provano alcun gusto a votare, invitandoli a portare il pernacchio nell’urna. Si dice: non ha proposte e programmi. Ne ha più degli altri, se è per questo. Ma è una discussione inutile: vince perché dimostra che gli altri sono in stato confusionale, nonché di saper sfruttare la confusione. Per il resto, Parma docet: mica vuol governare.

Leggo analisti e politici che dicono: attendiamo le elezioni siciliane, per capire e orientarci. Ma che minchia ci dovete capire? Un’accozzaglia di perdenti popolerà un Parlamento regionale senza sapere cosa fare e lasciando affondare l’economia. Leonardo Sciascia vedeva avanzare la “linea della palma”. Qui una politica agonizzante vedrà dilagare la linea della salma.



29 settembre 2012

Democrazia Natura Amore, Fermare il Declino, Radicali Italiani, Le Ali Alla Sicilia: ecco i movimenti laici, liberali, liberalsocialisti e libertari contro la partitocrazia e la mafiosità politica d'oggi



Ilona Staller, in arte Cicciolina, ex pornostar ed ex parlamentare del Partito Radicale, ha ufficializzato la presentazione della lista Democrazia Natura Amore alle prossime elezioni politiche italiane del 2013.
Il programma è presto detto: colpire gli indennizzi dei parlamentari e delle alte cariche pubbliche, le quali devono essere rapportate al paniere di vita degli altri cittadini, senza esuberi; abolizione dei senatori a vita, dei tribunali e dei giudici di pace ed abolizione delle tasse universitarie, al fine di garantire l'istruzione a tutti i meritevoli; riduzione della pressione fiscale a partire da IVA, IRPEF ed IMU; limitazione degli impieghi pubblici ad un membro per famiglia, così da evitare indecorose "parentopoli".
Questi, in sostanza, alcuni dei punti del programma, uniti a quelli di sempre della Staller: tutela dell'ambiente e dei diritti degli animali; legalizzazione della prostituzione; introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole; legalizzazione della cannabis; diritti civili dei carcerati, ecc.
Da tempo, dalle colonne del mio blog, sostengo il movimento di Ilona Staller che, finalmente, ha deciso di sciogliere le riserve e presentarsi.
Assieme a questa buona notizia c'è anche la discesa in politca di Fermare il Declino, a quanto pare, a cui già un recente sondaggio del Corriere della Sera attribuisce l'8%, guidato dal giornalista economico Oscar Giannino e sostenuto da eminenti economisti dell'area liberale, fra cui spicca Luigi Zingales.
Anche qui, il programma del movimento di Giannino, non è lontano da quello della Staller: riduzione della spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali; riduzione della pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali; sostenere chi perde il lavoro e non difendere un posto di lavoro a tutti i costi e/o le imprese inefficienti; introduzione di una legislazione organica sul conflitto di interessi; introduzione di un autentico federalismo.
Una sinergia fra Democrazia Natura Amore e Fermare il Declino, a nostro parere, sarebbe auspicabile oltre che necessaria.
Come auspicabile sarebbe una sinergia anche con i Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, da sempre impegnati sotto il profilo economico nell'ambito della libertà del lavoro e dell'impresa, oltre che della riduzione del carico pubblico e del carico fiscale e, sotto il profilo civile, per una legislazione che garantisca le libertà individuali.
Sinergie, dunque, auspicabili in quanto questi tre movimenti presentano caratteristiche ed obiettivi comuni e necessarie in quanto utili a semplificare il quadro politico.
Occorre, in sostanza, contrapporre valori liberali e libertari a disvalori partitocratici e conservatori, incarnati, questi ultimi, dal Pd di Bersani, dal PdL di Berlusconi ed Alfano, dall'Udc di Casini, dalla Lega Nord magnacciona, dallo sfascismo di SeL ed IdV e dalle furberie dell'associazione Grillo-Casaleggio-Il (mis)Fatto Quotidiano.
Già in Sicilia, alle prossime elezioni regionali del 28 ottobre, assistiamo finalmente alla presenza di una lista civica antipartitocratica ed anticorruzione: Le Ali alla Sicilia, guidata dall'amico giornalista Davide Giacalone, un grande liberale dalle mani e dalla coscienza pulita, che, a scapito del suo stesso mestiere e della sua stessa carriera professionale, ha deciso di mettersi al servizio della comunità sicialiana. Contrapponendosi alla partitocrazia locale che, nei fatti, è in continuità con il regime di Raffaele Lombardo.
E non è un caso che i mass media abbiano spesso oscurato la presenza dell'amico Giacalone ed oscurino, a livello nazionale, il movimento della Staller, quello di Giannino e dei Radicali.
Siamo, forse, gli ultimi resistenti in una Repubblica democratica che, purtroppo, tale non è più: sosteniamoli, sosteneteci, liberiamoci da questo nuovo fascismo partitocratico ! Facciamo, per quanto possibile, trionfare il merito e la trasparenza !

Luca Bagatin


Davide Giacalone, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, buttato fuori da un dibattito fra candidati.
Quando la mafiosità politica, di destra, centro e sinistra, amiche di Raffaele Lombardo, è contro la democrazia e la legalità.



11 settembre 2012

CHI E' GIANFRANCO MICCICHE' ? di Paolo Bianchi

Amiche e amici visitatori del blog di Luca Bagatin, il mio nome è Paolo Bianchi e sono un cittadino italiano (e qui parlo da semplice cittadino italiano); in quanto tale sono interessato (e spesso preoccupato) per le sorti dell'Italia, di tutta l'Italia.  

Si presentano imminenti le elezioni in Sicilia: una regione critica da sempre per le tante ragioni tristemente note.
Tra i candidati alla presidenza della Sicilia c'è anche l'on. Miccichè, appoggiato da una lista comune composta dal Partito Liberale Italiano e da Futuro e Libertà per l'Italia. 
Io, pur essendo anche il Commissario Nazionale della Gioventù Liberale Italiana (GLI), che è la sezione giovanile del Partito Liberale Italiano (PLI), ho esplicitato liberamente, rivolgendomi ai massimi dirigenti del partito, la mia più assoluta contrarietà a tale scelta politica. I motivi di questa mia posizione non c'è bisogno che ve li spieghi, si desumono facilmente dal breve articolo (una semplice nota biografica, ma totalmente attendibile) che ha trovato accoglienza qui, sul blog dell'amico e autentico liberale Luca Bagatin, che ancora ringrazio.
Perché, qualunque sia la nostra opinione, è sempre bene esprimerla; per dirla con Martin Luther King: "Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".
"Buona" lettura,

Paolo Bianchi

Chi è Gianfranco Miccichè?
di Paolo Bianchi




L’on. Gianfranco Miccichè, attuale leader di “Grande Sud”, nasce a Palermo il 1° aprile del 1954.
È stato due volte sottosegretario, una volta vice ministro del Ministero dell’Economia e delle Finanze e,
tra 2005 e 2006, Ministro dello Sviluppo e Coesione territoriale. Tutte le volte sotto la presidenza di Silvio
Berlusconi.
Nato da un’agiata famiglia della borghesia palermitana; si attiva politicamente negli anni ’70, aderendo
alla formazione extraparlamentare di orientamento comunista rivoluzionario “Lotta Continua”, per poi
cominciare nel 1993, con l’adesione a “Forza Italia”, il lungo connubio berlusconiano.
Nell’estate del 2006 viene eletto Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Da Presidente della “Fondazione Federico II” nomina direttore generale l’ex deputato Alberto Acierno, che
sarà arrestato tre anni più tardi dalla Guardia di Finanza per aver usato le carte di credito della Fondazione per pagare bollette Sky ed Enel, viaggi e scommesse effettuate su casinò on line.
Nel 1988 Micciché, che all’epoca lavorava presso “Publitalia ‘80” (grazie alla conoscenza di Marcello
Dell’Utri), è stato interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga a Palermo, in quanto
sospettato di spaccio. La risposta dell’onorevole è stata: “Non sono uno spacciatore, ma solo un assuntore di cocaina”.
Alcune sue dichiarazioni hanno, negli anni, creato scalpore: nel 2001 dichiarò che “se per fare gli appalti
dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”; lo disse in difesa di
Pietro Lunardi , il quale aveva precedentemente affermato che “con mafia e camorra bisogna convivere”.
Nell’ottobre 2007 Micciché ha criticato l’intitolazione dell’aeroporto di Palermo ai giudici Falcone e
Borsellino; poiché tale titolo sarebbe causa di un’immagine negativa.
Di questi giorni è la notizia che il Partito Liberale Italiano e Futuro e Libertà per l’Italia sosterranno, con liste comuni, la candidatura di Gianfranco Micciché a Presidente della Regione Sicilia.



28 agosto 2012

Questa partitocrazia non vuole una legge elettorale democratica e liberale



Temiamo che, presto o tardi, questi partiti troveranno un'accordo sulla legge elettorale e, ancora una volta - come da copione degli ultimi anni - ne sforneranno una a tutto svantaggio degli elettori (ovvero a tutto svantaggio di governabilità e rappresentanza) ed a tutto vantaggio del sistema di potere partitocratico dominante (dominato dal Pd-PdL, ma anche da Lega Nord, IdV, SeL, Udc).
Eppure, fare una legge elettorale che sappia garantire rappresentanza e governabilità, sarebbe molto semplice ed immediato.
La riassumo in tre punti.
Reintroduzione delle preferenze, innanzitutto, visto che non è affatto democratico che siano le Segreterie di partito a decidere chi deve essere nominato e chi no.
Attribuzione del 51% dei seggi al primo partito (non alla coalizione) che raccoglie più voti e che quindi andrà a governare.
Ripartizione dei rimanenti seggi secondo il sistema proporzionale puro, con sbarramento massimo all'1%.
Ecco garantite, in un solo colpo, democrazia, governabilità a rappresentanza.
Ciò, ad ogni modo, non fa comodo ai partiti che amano gli accordi sottobanco. Non fa comodo agli amanti delle ammucchiate. Non fa comodo perché, ad esempio il partito di Beppe Grillo o il possibile nascente movimento liberale di Oscar Giannino potrebbero rischiare di prendere più voti degli altri e quindi di andare al governo.
Ve li immaginate Bersani, Berlusconi, Casini, Maroni, Vendola e Di Pietro, finalmente, tutti assieme, all'opposizione per cinque anni ?
Ve l'immaginate un'Italia nuova e finalmente democratica, libera da questi Generalissimi populisti ?
Questa sarebbe la democrazia, signori miei. Non certo la dittatura partitocratica alla quale siamo abituati da troppi anni.
E non ha alcun senso alzare i toni della discussione fra accuse e contro accuse di "fascismo". Il fascismo è morto e sepolto. Il regime partitocratico, purtroppo, ancora no.
Noi, ad ogni modo, abbiamo lanciato il sasso nello stagno della stagnante stagione che viviamo.

Luca Bagatin



4 luglio 2012

Zeropositivi o sieropositivi ? Che triste fine ha fatto il Partito Repubblicano Italiano (sic !)


Mi è capitato oggi di leggere il numero dell'ex quotidiano del PRI "La Voce Repubblicana" del 15 giugno scorso, che non avevo ancora letto in quanto a quella data mi trovavo a Roma.
Il caustico ed insopportabile "il condor" - nella sua rubrichina in basso a destra -  scrive: "Sabato scorso si sono riuniti a Roma gli zero positivi derivati dal FLI. I derivati come insegna la finanza sono titoli pericolosi. Sarebbe stato meglio una riunione di sieropositivi: la sofferenza fa ragionare meglio".
Ora, si dà il caso che, trovandomi a Roma, a quella riunione di zero positivi ci fossi anch'io. C'erano moltissime e moltissimi giovani. Amici liberali e repubblicani intelligenti e non faziosi. Fra loro ne cito solo alcuni: Davide Giacalone, Roberta Culiersi, Paolo Montesi, Luigi Di Placido. C'era il caro amico Daniele Priori di Gay Lib. C'erano le pasionarie Flavia Perina (una vera beatnik) e Sara Giudice ed anche il libertario Carmelo Palma e molti, molti altri (fra cui reppresentanti dell'Istituto Bruno Leoni).
Mi ha fatto piacere discorrere con loro, che conoscevo solo tramite internet. Mi ha fatto piacere sentire parlare ancora di laicità, liberalismo, libertarismo. In questi anni di grande apatia e di dittatura partitocratica (Pd-PdL-Lega Nord-IdV-Udc).
Quanto all'ex organo del PRI, oggi organo del PNT (Partito Nucara Torchia), per il quale sono fiero di non collaborare più, stenderei un velo pietosissimo.
"Il condor", poi, si commenta da sè. E chissà mai chi è...


Roma, Domus Talenti, 9 giugno 2012: il sottoscritto con Roberta Culiersi ed altri Zeropositivi



1 luglio 2012

Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)



Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)


Vendola: alleanza con il Pd solo se c'è Di Pietro.

Via libera, dunque, al fasciocomunismo (sic !)


Maroni - Alfano: prove di alleanza.
Ecco a voi il ladrocomunismo (sic !)



Al centro, a sinistra, a destra, il Comunismo non è morto !
VIVA MARX - VIVA LENIN - VIVA SAN-DRO-BONDI !



8 maggio 2012

Analisi delle amministrative 2012 e proposte per un vero Partito per le Libertà (civili, economiche, sociali, sessuali)


Sensibile calo dell'affluenza alle urne, pieno successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e disfatta del PdL.
Questa la fotografia delle amministrative 2012.
Una fotografia che, invero, era non solo prevedibile, ma persino auspicabile.
Auspicabile in quanto monito per una classe politica incapace, corrotta, tartassona, burocratica e partitocratica.
Una classe politica che, negli ultimi vent'anni, ha lanciato slogan e promesse a vanvera, senza riformare alcunchè.
Anzi: tale classe politica ha esautorato i cittadini del loro diritto al voto per mezzo di leggi elettorali "ad hoc" per favorire questo o quel candidato scelto dalle Segreterie nazionali; ha scippato agli elettori i risultati dei referendum su abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione della Rai, nonché ha disatteso l'abolizione delle Province, come richiesto dalla maggioranza degli elettori italiani.
Elettori in particolare liberali e moderati che, giustamente, oggi non si riconoscono più nel PdL, ormai diventato un comitato d'affari ad uso e consumo degli accoliti di Berlusconi, peraltro con evidenti tendenze stataliste e burocratiche. Gli elettori liberali e moderati, hanno ormai dimostrato che preferiscono o non andare a votare, oppure scelgliere il partito di Grillo.
Ora, io non sono d'accordo con moltissimi punti programmatici di Beppe Grillo, purtuttavia riconosco una profonda validità di ciò che afferma, quando si propone di contrastare la partitocrazia e la corruzione dilagante. E' vergognoso, infatti, candidare inquisiti e corrotti. E' altrettanto vergognoso che i partiti si facciano le leggi a loro esclusivo uso e consumo ed a diretto danno dei cittadini-elettori.
E' quanto è accaduto ed, in questo senso, Beppe Grillo ha ragione da vendere. Oltretutto ha il grandissimo pregio di presentarsi al di fuori di qualsiasi schieramento e logica politica "destra-sinistra".
E' questione annosa, quella della lotta alla partitocrazia. Una lotta che, in tanti anni, hanno combattuto i soli Radicali di Pannunzio e successivamente di Pannella ed il movimento Unione Democratica Nuova Repubblica, fondato dal repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi, negli anni '60.
Oggi è una battaglia più che mai prioritaria e necessaria, poichè, la vera antipolitica, è quella che portano avanti il Pd ed il PdL, in primis, da troppi anni. Ed i risultati, in termini di sfacelo economico-politico, si sono visti.
Occorre ridare voce ai liberali ed ai moderati italiani, che oggi non hanno più una casa. Occorre dare voce alle partite IVA, alle piccole e medie aziende soffocate da debiti ed imposte elevatissime. Occorre dare voce ai laici, che mal sopportano le elucubrazioni religiose del Vaticano, le quali impediscono all'Italia una seria e sana ricerca scientifica e che impediscono alle coppie di fatto di avere i medesimi diritti delle coppie sposate.
Occorre un nuovo, vero, Partito per le Libertà. Civili, economiche, sociali, sessuali. Un partito che sappia dialogare anche con Beppe Grillo e che prenda dal Movimento 5 Stelle, quanto di meglio ha da dare in termini di onestà morale ed intellettuale.
Un partito che parli un linguaggio non ideologico, leggero, antipartitocratico. Che non parli ai soliti "accoliti", ma alle persone comuni e che si contrapponga ad un carrozzone cattocomunista "centrosinistro" che, se tornasse al governo, saprebbe riportare in auge solamente tasse, burocrazia e vantaggi per i soliti noti.
Se non ora, quando ?
Diversamente, a noi liberali, moderati e libertari, non rimarrà che un arma. Civile e nonviolenta: l'ormai consueto sciopero del voto.

Luca Bagatin



4 aprile 2012

Un nuovo progetto per l'Italia


Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera del 2 aprile scorso, ha ragione da vendere. L'Italia, per ripartire, ha bisogno di due cose: ridurre la spesa pubblica ed abbassare le imposte.
Due cose che nessun governo sino ad oggi - salvo qualche timido tentativo del Governo Monti - ha mai fatto. Anzi.
Due cose che, per poter essere attuate, necessitano di maggioranze compatte ed autentiche, non di pasticci partitocratici, come quello - l'ennesimo - che la classe politica italiana ci sta nuovamente per confezionare, fatto di nessun vincolo di coalizione e sbarramenti.
I pasticci partitocratici servono unicamente a dare la possibilità a più forze politiche di spartirsi la torta e, dunque, le risorse pubbliche che, diversamente, andrebbero ridotte. Lo spiega Panebianco nel suo editoriale, così come da decenni lo spiegano gli economisti liberali in tutto il mondo.
Occorrerebbe un'Italia nuova: presidenziale con un Presidente della Repubblica eletto, a turno unico, da tutti i cittadini e slegato dai partiti e - finalmente - con piene funzioni di governo. Occorrerebbe abolire del tutto il finanziamento diretto o indiretto ai partiti (i famosi rimborsi o rimborseggi che dir si voglia). Partiti che possono comunque essere liberamente rappresentati in Parlamento (monocamerale !), con sistema proporzionale puro, ma non possono interferire nell'attività di governo, bensì dovrebbero avere solo funzioni di discussione delle leggi e di controllo, così come avviene per il Congresso degli Stati Uniti d'America. E soprattutto devono reggersi su finanziamenti propri, privati e volontari.
Occorrerebbe, poi, un nuovo centrodestra: finalmente laico, liberale, libertario e liberista, che possa accogliere anche chi di centrodestra non è o non è mai stato, come quei liberalsocialisti che hanno storicamente occupato posizioni nobili nella sinistra, ma hanno abbandonato completamente lo statalismo.
Una base di partenza potrebbe essere la fusione, in un unico soggetto, di FLI, UDC, API, Partito Liberale, Partito Repubblicano, Radicali Italiani, Liberalsocialisti sparsi in questa o quella coalizione e l'area vicina a Montezemolo. Oppure la costituzione di una coalizione fra FLI, UDC, API ed un nuovo soggetto che raccolga Radicali, Repubblicani, Liberali, Liberalsocialisti e Montezemolo.
Una coalizione o un partito unico (meglio quest'ultimo), che parli, in primis, di riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte. Che riduca l'Iva anzichè aumentarla, che privatizzi la Rai, che abolisca le Province, che abolisca l'articolo 18 che è un disincentivo alle assunzioni, specialmente quelle dei giovani.
Una coalizione o un partito unico con all'interno anche posizioni diverse su temi etici e di coscienza, così come avviene anche nell'UMP frencese o nel Partito Repubblicano americano, ove convivono anime religiose e conservatrici assieme ad anime laiciste e libertarie.
Occorre, insomma, pensare al radicalmente nuovo...per l'Italia. Che poi è ciò che nell'Occidente democratico esiste lungo da tempo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini