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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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2 aprile 2015

La necessità di rilanciare la scuola pubblica, il ruolo degli insegnanti e la formazione


L'immagine è tratta dalla locandina del film-documentario (di cui si parla nell'articolo) "Educazione affettiva"

Ho sempre pensato che la professione di insegnante sia, in assoluto, la professione più nobile e degna che possa esistere.

La formazione, molto più della mera e spesso mediata informazione, è lo strumento di base attraverso il quale un bambino può non solo e non tanto approcciare al mondo adulto, ma raggiungere la piena maturità esistenziale, che gli permetterà di avere tutti gli strumenti – formativi, appunto – per poter essere l'uomo o la donna del domani.

E' veramente triste, invece, assistere da decenni – con il contributo dei Governi e degli Stati, sempre più asserviti alle logiche dei mercati – ad una vera e propria privatizzazione della scuola pubblica – e, dunque, della formazione. Una privatizzazione finalizzata a trasformare gli studenti in nuove generazioni di consumatori/lavoratori passivi e schiavizzati da un sistema che li sta privando, sempre più, di autentiche basi culturali, emotive, affettive e, dunque, formative.

Uno Stato civile e democratico, che ha a cuore il benessere delle persone, non può permettersi di tagliare i bilanci delle scuole. E non può permettersi di far entrare sponsor o privati nelle medesime, che è ciò che, nei fatti, avviene da decenni, inseguendo il modello statunitense che, peraltro, produce da sempre generazioni di somari.

Mi ha fatto molto piacere, dunque, essere stato invitato ieri – presso l'Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati – alla proiezione ufficiale del film-documentario “Educazione affettiva”, di Federico Bondi e Clemente Bicocchi, prodotto dalla Ardaco, una casa di produzione indipendente (www.educazioneaffettiva.com).

Molte le insegnenti e gli studenti presenti ed anche qualche politico ha fatto capolino.

Interessante e leggero il documentario, realizzato dai bambini della quinta elementare della Scuola-Città Pestalozzi di Firenze e dai loro insegnanti, Matteo e Paolo.

Il film-documentario racconta alcuni momenti della vita scolastica della classe, l'ultima gita, le lezioni di educazione affettiva per imparare a rapportarsi con l'altro ed infine i consigli che i maestri danno agli allievi, nel difficile passaggio che accompagna i bambini verso l'adolescenza.

E' un film, a parer mio, che nella sua semplicità aiuta a riflettere sul ruolo centrale dell'insegnante, sin dalle scuole elementari. Ruolo spesso non compreso sia dai genitori dei ragazzi, che dalla classe politica italiana che, forse, non ha nemmeno le basi formative per comprenderlo.

Ruolo spesso marginale o marginalizzato. Così come ritenuta marginale o marginalizzata è l'educazione affettiva ed anche quella sessuale che – salvo una proposta di legge dell'On. Ilona Staller negli Anni '80 ed oggi dell'On. Valentina Vezzali (che presto intervisteremo) – è ritenuta tabù nelle scuole italiane.

Fa piacere che, ogni tanto, anche la politica getti uno sguardo su tali tematiche.

Farebbe ancor più piacere che si invertisse la rotta, ovvero che si iniziasse a fare spallucce di fronte ai tanti vincoli di bilancio e, dunque, si investisse di più nella scuola pubblica, nella formazione degli insegnanti, nella stabilizzazione di tutti i precari (senza costringerli a pagare fior fior di quattrini per abilitarsi !), nell'istituzione di corsi di educazione affettiva e sessuale sin dalle scuole elementari !

Sarebbe una bella utopia, ma un'utopia lucida e concreta, sulla quale sarà opportuno iniziare a ragionare e sulla quale sarebbe urgente attivarsi.


Luca Bagatin



6 marzo 2014

"Senato ? Sì. Assennato": articolo del prof. Aldo A. Mola

“Senatores boni viri, Senatus mala bestia”. E' cosa vecchia. Ma oggi in Italia il Senato è necessario. Abbiamo bisogno di un Senato Assennato come quello dell'antico Regno d'Italia: 2400 membri in 100 anni, il meglio delle istituzioni, della politica, delle professioni, delle arti e di vere “illustrazioni della Patria”, con una spesa minima da parte dello Stato. C'è bisogno di Senato oggi in Italia come nell'antica Roma, modello insuperato di equilibrio tra i poteri: genus mixtum scrisse Marco Tullio Cicerone. Non un tiranno, non una oligarchia, non il dominio della piazza. La Res publica aveva due consoli, plenipotenziari ma solo per un anno e, in via eccezionale, un dittatore, ma al massimo per soli sei mesi; il Senato (comprendente patrizi e homines novi capaci e meritevoli); e i comizi del popolo. Il tutto era riassunto nei labari delle Legioni sormontati dalle Aquile: SPQR, il Senato e il popolo romano.

Dopo il crollo dell'Impero, in Occidente gli imperatori e i sovrani assoluti fecero i conti con il potere del “popolo”, un soggetto polivalente come la “nobiltà” e i Comuni. E li fecero soprattutto con gli ecclesiastici, espressione della fonte suprema della legge, il Vicario di Cristo, che “consacrava” i depositari (transitori) del governo (gli imperatori, i re), perché “ogni potere viene da Dio”.

In Occidente il Potere non ebbe mai la grandezza di quello d'Oriente, non fu mai ierocrazia, Sacerdozio: in Persia, Cina, in Cocincina ( lo si coglie ad Angkor, in Cambogia, il più grande santuario del mondo: spazi immensi, cuspidi e sorrisi ieratici) e in Giappone, ove si tocca con mano la congiunzione tra la quotidianità e il Sacro, ove ogni dettaglio riverbera l'Eterno. In Occidente il potere decadde a “ufficio”: un'agenzia, un contratto senza sentimenti. Convivenza per convenienza.

Il declino del Sacro Romano Impero coincise con l'avvento di dittature parlamentari: quella di Oliver Cromwell, il Lord Protettore che fece decapitare Carlo I d'Inghilterra, la Convenzione francese del 1792-94, che nacque dalle stragi e ghigliottinò Luigi XVI, Maria Antonietta e i migliori illuministi francesi, l'Assemblea dei Soviet dominati da Lenin e Stalin, la Camera tedesca prona a Hitler...

A inizio Ottocento, due secoli orsono, l'Europa si trovò a scegliere: la costituzione spagnola (detta “di Cadice”) prevedeva una sola Camera; quella inglese ne aveva e ne ha due, i Comuni e i Lord. Dopo gli sbandamenti del 1820-1821 tutti gli Stati d'Italia optarono per il bicameralismo, garante di equilibrio tra i poteri, un nuovo genus mixtum: da una parte l'elezione popolare dei deputati, dall'altra una Camera dei Pari (l'antico Senato) nominato dal re o espressione di corpi qualificati, il governo e, al di sopra di tutti, il sovrano, garante dell'equilibrio. Era la monarchia costituzionale, fondata sulla ragione, in un Occidente antropologicamente pagano.

Perciò sconcertano le polemiche in corso nei confronti del Senato quasi la Camera Alta sia la causa del collasso della vita pubblica italiana. Il bicameralismo è una garanzia. Esso è imperfetto se è perfetto, cioè se le Camere svolgono identiche funzioni. E' perfetto, invece, se le Camere si compensano a vicenda. Il male dei mali era, è e sarà il monocameralismo, ovunque e sempre degenerato in dittatura.

Il bicameralismo è indispensabile specialmente per un Paese quale l'Italia, storicamente incline al massimalismo. Lo è soprattutto in regime repubblicano, cioè in assenza di un potere davvero super partes “a prescindere” da maggioranze cangianti, come del resto avviene in una decina di paesi europei retti da monarchie costituzionali. L'Italia, purtroppo, è da sempre terra di guerre civili. Non conobbe eresie, rese superflue dalle gare tra cardinali. Ce lo dicono le opere di Mommsen, Gregorovius, von Pastor... Nel 150° del trasferimento della capitale da Torino a Firenze e all'indomani del fratricidio tra due “politici” toscani è d'obbligo ricordare la sanguigna Firenze dei tempi di Dante Alighieri, spaccata tra Guelfi (filopapali) e Ghibellini (filoimperiali). Quando i Guelfi ebbero la meglio esiliarono i ghibellini ma si divisero tra guelfi neri e guelfi bianchi. Tra questi Dante fu condannato all'esilio e suppliziato in effige. E' sepolto a Ravenna, protetto dalla corona di bronzo dell'Esercito Italiano vittorioso nella Grande Guerra. La storia insegna che nei regimi monocamerali (la Repubblica romana di Mazzini, la Costituente del 1946-1947...) l'amore diviene umore.

Il Senato, lo dice la parola, è un'assemblea di Anziani: uomini (sta anche per “donne”) fatti saggi dalla vita, che è anche sempre studio. Tanto più viene abbassata la soglia dell'accesso al diritto di voto (molti vorrebbero anticiparlo a 16 anni, salvo scoprire la drammatica fragilità degli adolescenti), tanto più v'è bisogno di una Camera di “patres”, eletta magari dai quarantenni anziché dai venticinquenni (come oggi avviene) e riservata a quanti ne abbiano almeno cinquanta, ma con poteri non inferiori a quelli della Camera Bassa.

Questa, non altra, è tutta la differenziazione oggi possibile tra le Camere nella repubblica attuale. Sognare un Senato del Sapere (come alcuni fanno), oltre tutto di ampia nomina presidenziale, è pura utopia. Occorrerebbe riscrivere da cima a fondo la Costituzione: evento oggi improponibile se non con una nuova Assemblea Costituente e un referendum sulla forma dello Stato. Le dispute in corso sul Senato in realtà mettono a nudo il nodo irrisolto. Il regime repubblicano ricalca la monarchia costituzionale sabauda, ma con due differenze sostanziali: il capo dello Stato è votato dal Parlamento, a maggioranza talora ampia, a volte risicata. Fatica sempre più a rappresentare i cittadini. Il Senato non è quello del regno (che fu il meglio del meglio) ma viene eletto da un corpo pressoché identico a quello che vota i deputati. Dunque non vi è equilibrio tra le Camere, ma replica. Il Legislativo è a sua volta impastoiato da poteri arcani: la Corte Costituzionale, la magistratura ordinaria, i tribunali amministrativi regionali, un groviglio che si somma a quello dei super-poteri non nazionali, non votati dai cittadini e tuttavia incombenti: Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione Europea, a tacere della Nato, che comporta la totale subordinazione delle forze armate italiane.

Sbandierare l' “abolizione del Senato” come toccasana dei mali istituzionali, politici ed economici dell'Italia odierna vuol dire giocare con i soldatini di piombo mentre il Pianeta è in fiamme. La misera polemica contro il Senato riecheggia lo straziante lamento di Cristo: “Padre, perdona loro perché non sanno quel che si fanno”. Infatti non esiste nessuna opera sulla storia del Senato, né del Regno né della Repubblica. Così come sono davvero poche gli studi sulle Province, altro capro espiatorio degli apprendisti stregoni oggi imperversanti. Anche esse rischiano di scomparire senza che se ne conoscano opere e giorni. E' il punto di arrivo di una repubblica nata da generose illusioni e fondata sulla cancellazione della storia. Scriverlo forse non serve a nulla, ma almeno rimane traccia che non tutti sono ignari e conniventi.


Aldo A. Mola



17 febbraio 2013

Presentazione del nuovo saggio del prof. Luigi Pruneti "Aquile e Corone" (Editrice Le Lettere)



L. PRUNETI, Aquile e Corone, L’Italia il Montenegro e la massoneria dalle nozze di Vittorio IIII ed Elena al governo Mussolini,  con introduzione di A. A. Mola, Le Lettere, Firenze 2012, pp. 170, €. 16,00.

Aquile e Corone è un libro nato da un’approfondita ricerca che si è avvalsa non solo di vaste letture ma anche dall’esame di numerosi documenti, spesso inediti, dell’Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito e di vari fondi massonici.

Il periodo preso in esame ha inizio con il matrimonio di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro. Le vicende della coppia reale, definita da Denis Mack Smith la “più felice dell’età moderna”, è il file rouge  della narrazione che esamina la politica estera italiana e le sue ambizioni egemoniche nello scacchiere adriatico, prima durante e dopo il primo conflitto mondiale.

Sullo sfondo di momenti drammatici, di scelte e di non scelte spesso epocali, si proietta sempre l’ombra della massoneria italiana e internazionale capace d’incidere sul corso della storia di quegli anni.

Ne fuoriesce un volume che, pur nella sua sinteticità, formula prospettive di ricerca nuove, ipotesi diverse da quelle comunemente accettate e che per di più, senza rinunciare alla prova documentata e al valore scientifico della ricerca, si legge come un romanzo. 

(Tratto da www.granloggia.it)



25 gennaio 2013

"Tarli senza cornici" di Marcella Andreini: un romanzo sulla follia e l'emarginazione

Il Sig. L., attore in pensione, sessantenne, una famiglia a carico che non ricorda nemmeno di avere.
Vittoria, barbona per scelta o, meglio, poetessa per vocazione. Sessantenne anche lei, con un figlio che l'ha abbandonata.
Lui è o, meglio, diventa Giuseppe, mentre Vittoria diventa Vittorina e, dopo aver conosciuto lui, sceglie di essere Luce e, infine, Maria.
Giuseppe e Maria, due emarginati che decidono di ricostruire - al giorno d'oggi - la Sacra Famiglia.
Giuseppe, figura da sempre di secondo piano dell'iconografia cristiana, alla ricerca di un figlio che ha perduto, che non è mai stato "suo" nel senso naturale del termine.
Maria, madre di un figlio morto sulla croce, che vuole scrivere al Papa per essere ricevuta ed accettata per quello che è oggi: vecchia e brutta.
Giuseppe e Maria o, meglio, i protagonisti di "Tarli senza cornici", secondo romanzo di Marcella Andreini, decidono di andare a Firenze in treno - agli Uffizi - per osservare le varie esposizioni delle Sacre Famiglie. In treno incontrano Valerio, 11 anni, genitori separati, che va da solo a Pisa dal padre. Giuseppe e Maria gli chiedono di diventare, per finta, il loro unico nipote e così il piccolo incarnerà una sorta di Gesù che si affezionerà più ai suoi presunti nonni che ai genitori, i quali non si amano più.
Valerio, come è logico che sia, non recandosi più a Pisa, bensì a Firenze, sarà dichiarato scomparso e la vicenda sarà seguita, oltre che dalle forze dell'ordine, dalla televisione e dai media.
Giuseppe e Maria, o, meglio, il Sig. L. e Vittoria, intanto, vivono la loro finzione di impersonare i veri Giuseppe e Maria. Osserveranno, nei dipinti, un Cristo biondo e con gli occhi azzurri, anziché un galileo, con occhi e pelle bruni. Osserveranno una Madonna giovane e bella, lontana dalla figura di una vera madre. Ed un Giuseppe marginale, quasi inutile.
La finzione è veramente loro o, piuttosto, quella di un'iconografia cristiana che ha alterato la realtà ? La finzione è veramente di questi due folli emarginati o, piuttosto, quella dei mass media che seguono le loro vicende, con feticistica morbosità ?
Valerio, infondo, non è stato realmente rapito. Valerio vuol bene a Giuseppe e Maria che, purtuttavia, una volta intercettati dai Carabinieri, finiranno in manicomio. "Sani nell'arte e pazzi per la gente".
Un romanzo suggestivo, quello di Marcella Andreini, che già con il suo "Volevo solo essere adorata" ha affrontato il tema scottante del suicidio. Con "Tarli senza cornici" affronta così l'altra tematica tabù della società moderna, ovvero la follia e l'emarginazione. In un affresco dai contorni laico-religiosi, spirituali, filosofici che rapisce anche il lettore meno sensibile.

Luca Bagatin



11 dicembre 2012

"Volevo solo essere adorata" di Marcella Andreini: un libro che racconta l'anima inquieta di una studentessa



"Volevo solo essere adorata" (Edizioni L'Autore Libri - Firenze), scritto da Marcella Andreini, cara amica laureata in lingue e letterature straniere nonché blogger (www.orlando-kokoro.blogspot.it), è la storia di due studentesse che abitano nella stessa strada.
Meglio ancora, il libro di Marcella Andreini, è la storia di Emilia, la cui storia è raccontata dall'amica, in prima persona.
Emilia, anima fragile, enigmatica, profondamente riflessiva. Anima fragile non in quanto debole, tutt'altro. Anima fragile in quanto, piuttosto, capace di andare al di là delle apparenze, dei meri rapporti umani, spesso vuoti e fatti di "normalità".
Quella "normalità" che vede nelle sorelle e nella madre. Nella sorella che sta per sposarsi e vuole dei figli. Emilia no. Non li desidera. Lei ama dipingere e vuole andare a Capo Nord.
Lei ama "auto-intervistarsi". E' un modo per riflettere su sé stessa. E' un modo, come il suo dipingere, per far sì che l'artista prevalga sulla persona, altrimenti la realtà prenderà il sopravvento, come lei stessa afferma.
Una realtà, quella che la (ci) circonda, che Emilia non accetta. Dentro di lei si sente profondamente sola, è come ...essere strigliati da una spazzola di metallo sotto la pelle, aghi che ti percorrono le ossa, le vene...tutto il corpo.... Emilia non ama la vita e vuole farla finita. Lo confessa alla sua amica, dicendole che la sua vuole essere una scelta di coerenza con sé stessa, ponderata e preparata da anni.
E così avverrà. Del resto Emilia all'amica diceva cose come: Forse è qui il segreto della mia apparente serenità: sapere che volendo uno può farla finita. Emilia si toglierà la vita, senza che la sua amica abbia potuto fare nulla per lei, se non ascoltarla, in vita, così come Emilia le chiedeva. In verità Emilia non ha mai chiesto niente a nessuno. E' volata via, in punta di piedi. Lucidamente e razionalmente.
"Volevo solo essere adorata", io credo, è un piccolo romanzo per andare al cuore, all'anima della sua protagonista, che può essere anche l'anima di ciascuno di noi. Un'anima spesso inascoltata, tormentata, bombardata e violentata da miriadi di informazioni, personalità, affetti passati che forse non torneranno più. Oppure affetti presenti, che sono lì, silenti, in attesa di riunirsi alla nostra anima, ancora confusa, ancora preda di futili attaccamenti.

Luca Bagatin



17 febbraio 2012

Lino Salvini: l'uomo, il medico, il politico ed il massone



Dell'ex Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Lino Salvini si parla sempre troppo poco, anche nello stesso GOI. Sembra quasi figura dimenticata, del passato, dalla quale a volte prendere le distanze. E certo Lino Salvini non meritò nè merita tanto distacco, tutt'altro.
Fortunatamente ad onorarne la memoria è stato costituito, nel 1987, l'Istituto di Studi Lino Salvini di Firenze, che ogni anno pubblica ottimi volumi di cultura massonica ed umanistica, riservati ai soci ed a quanti, inviando un piccolo contributo, desiderano riceverne copia.
In particolare, nel 1992, fu pubblicato un bel libro commemorativo interamente dedicato alla figura di Lino Salvini: uomo, politico, medico e massone e recante le firme di Filippo Alfano, Raul Verreschi, Giancarlo Domenichini ed Aldo Chiarle.
Lino Salvini nacque a Firenze il 21 luglio 1925 e, giovanissimo, intraprese la carriera di medico, occupandosi in particolare di problemi legati alla tiroide ed in tal senso dando un fondamentale contributo alla scienza medica, dando alla luce, peraltro, fra il 1950 ed il 1963, numerose pubblicazioni scientifiche e fondando, nel 1966 la Società Italiana per l'Automazione in Medicina.
Lino Salvini non nascose mai la sua passione per la politica, sin da quando, studente liceale, fondò l'associazione LOTO, ovvero Libera Organizzazione Tendenti Omnia, ovvero un cenacolo aperto ad ogni discussione dello scibile.
Nonchè fu attivissimo nell'Unione Goliardica Italiana, ovvero l'organizzazione studentesca di matrice laica, liberale e socialista.
Liberalsocialista Salvini lo sarà tutta la vita, non rinunciando alla tessera del PSI nemmeno quando ricoprirà la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.
Lontano anni luce dal marxismo, Salvini credeva nel liberalsocialismo dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, ovvero nella libertà individuale, capace di andare di pari passo con la giustizia sociale. Credeva, in sostanza, in una sinistra democratica e per questo - nei settori comunisti e para comunisti - era ritenuto uomo "di destra".
Lino Salvini fu eletto Gran Maestro del GOI il 13 gennaio 1970, ma ricordiamo che divenne Maestro Venerabile nel 1962, presso la Rispettabile Loggia "La Concordia" all'Oriente di Firenze.
Salvini fu diretto continuatore della politica diplomatica del suo predecessore Giordano Gamberini e riuscì ad ottenere il riconoscimento della regolarità massonica del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra il 13 settembre 1972.
Aldo Chiarle, nella sezione che dedica alla Gran Maestranza di Salvini, commette purtuttavia un'imprecisione storica. Vero è che, il 18 settembre 1973, Salvini riuscì a far confluire nel Grande Oriente d'Italia la Serenissima Gran Loggia d'Italia guidata dal Gran Maestro Francesco Bellantonio, aumentando così i suoi iscritti, ma non è vero - come scrive Chiarle - che ciò pose fine allo scisma del 1908, allorquando vi fu una frattura fra Grande Oriente ed una parte consistente di Fratelli che, in nome della libertà religiosa, costituì una nuova comunione massonica di Rito Scozzese: l'attuale Gran Loggia d'Italia degli ALAM.
Come possiamo infatti notare a pagina 188 degli "Annali" della Gran Loggia d'Italia a cura di Luigi Pruneti ed edita lo scorso anno, è riportato chiaramente che, in data 29 settembre 1973, la Giunta Esecutiva di Piazza del Gesù sancì, con un Ordine del Giorno, che la Gran Loggia d'Italia è incontestabilmente la legittima e diretta continuatrice di Piazza del Gesù conseguente allo scisma del 1908.
Lino Salvini, purtroppo, sul finire della sua Gran Maestranza,
sarà ingiustamente trascinato nel falso scandalo P2.
Volendo infatti ricostruire i fatti, la Loggia Massonica Propaganda (P) era infatti una loggia regolare (e per nulla segreta) del GOI, fondata del 1877 dal garibaldino Giuseppe Mazzoni ed alla quale furono iscritte eminentissime personalità del Risorgimento quali Aurelio Saffi, Giusue Carducci, Ernesto Nathan e Giovanni Bovio ed il suo scopo fosse duplice: unificare massoni che, per motivi professionali, non avevano un domicilio fisso ed anche mantenere riservati i nomi di quei Fratelli che, per motivi sempre legati alla loro professione, potevano essere preseguitati per il solo fatto di essere massoni.
Dopo l'oscurantismo fascista e la messa fuori legge delle Logge massoniche, la Loggia Propaganda fu ricostituita e prese il nome Loggia Massonica Propaganda Nr. 2 ed aveva sempre lo scopo di tutelare la riservatezza dei massoni che ne facevano parte, pur non essendo una loggia nè segreta nè golpista come certa stampa e forze politiche andarono dicendo.
Saranno proprio queste forze oscure cattocomuniste, fasciste e clericali a lanciare codesta nuova caccia alle streghe contro presunti piduisti, ovvero massoni regolari.
Ma, allorquando scoppiò il falso scandalo P2, ovvero nel 1981, Lino Salvini non era già più Gran Maestro del GOI e morì prematuramente l'anno successivo e valga per tutti il ricordo del suo successore, il Gran Maestro Ennio Battelli: "La morte di Salvini è una grossa perdita per tutta la Famiglia massonica. Era un uomo che ha sofferto, che ha dato tutto ed ha sempre pagato per tutti. La storia farà giustizia di tutte le calunnie..."

Il lavoro umano, medico, politico e massonico, di Lino Salvini, merita certamente di essere ricordato, studiato, approfondito. Affinchè non prevalgano le tesi dei "cacciatori di streghe" e dei novelli oscurantisti il cui credo nel dogma è più saldo persino della loro stessa umanità. Semmai ne possedessero una.

Luca Bagatin



23 novembre 2011

Lino Salvini: Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia


Lino Salvini fu sicuramente, dopo Giordano Gamberini, il più eminente Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia del secolo scorso.
A lui è oggi dedicato l'Istituto di Studi "Lino Salvini" di Firenze (www.istitutodistudilinosalvini.com), fondato da Gaetano Tucci e presieduto da Giancarlo Domenichini ed al quale, peraltro, chi scrive è associato.
Di Lino Salvini ci parla un piccolo ma prezioso libro scritto e curato da Aldo Chiarle, già partigiano socialista ed amico di Salvini.
Nel suo "Lino Salvini Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia", edito dalla casa editrice Bastogi - specializzata in opere massoniche - e con prefazione dello stesso Gaetano Tucci, Chiarle ricorda quest'eminente figura di massone fiorentino, nato nel 1925, laureato in Medicina e Chirurgia e libero docente all'Università degli Studi di Firenze.
Salvini divenne Maestro Venerabile nel 1962, presso la Rispettabile Loggia "La Concordia" all'Oriente di Firenze e, dal 1970 al 1979, resse il Supremo Maglietto di Gran Maestro del GOI.
Di ideali socialisti ed iscritto al PSI, il Salvini fu profondamente laico, oltre che rispettoso delle fedi altrui. Di lui, oltre alla battaglia per la rintroduzione del XX Settembre quale festività nazionale, si ricorda l'adesione al Manifesto per il Divorzio nel 1970 ed il suo appello, nel 1974, a difesa della Legge liberale e socialista che istituì il divorzio in Italia e contro i clericali, promotori del referendum per la sua abrogazione.
Lino Salvini fu diretto continuatore della politica diplomatica del suo predecessore Gamberini e riuscì ad ottenere il riconoscimento della regolarità massonica del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra il 13 settembre 1972.
Nel libro di Aldo Chiarle, scritto con evidente passione, c'è purtuttavia un'imprecisione storica. Vero è che, il 18 settembre 1973, Salvini riuscì a far confluire nel Grande Oriente d'Italia la Serenissima Gran Loggia d'Italia guidata dal Gran Maestro Francesco Bellantonio, aumentando così i suoi iscritti, ma non è vero - come scrive Chiarle - che ciò pose fine allo scisma del 1908, allorquando vi fu una frattura fra Grande Oriente ed una parte consistente di Fratelli che, in nome della libertà religiosa, costituì una nuova comunione massonica di Rito Scozzese: l'attuale Gran Loggia d'Italia degli ALAM.
Come possiamo infatti notare a pagina 188 degli "Annali" della Gran Loggia d'Italia a cura di Luigi Pruneti ed edita lo scorso anno, è riportato chiaramente che, in data 29 settembre 1973, la Giunta Esecutiva di Piazza del Gesù sancì, con un Ordine del Giorno, che la Gran Loggia d'Italia è incontestabilmente la legittima e diretta continuatrice di Piazza del Gesù conseguente allo scisma del 1908.
Aldo Chiarle, nel suo libro, non può non ricordare inoltre il falso scandalo P2, nel quale fu ingiustamente trascinato anche il Gran Maestro Salvini.
Come già documentato da Pier Carpi e dallo storico Aldo A. Mola, anche Chiarle spiega come la Loggia Propaganda Massonica fosse una loggia regolare del GOI, fondata del 1877 dal garibaldino Giuseppe Mazzoni ed alla quale furono iscritte eminentissime personalità del Risorgimento quali Aurelio Saffi, Giusue Carducci, Ernesto Nathan e Giovanni Bovio ed il suo scopo fosse duplice: unificare massoni che, per motivi professionali, non avevano un domicilio fisso ed anche mantenere riservati i nomi di quei Fratelli che, per motivi sempre legati alla loro professione, potevano essere preseguitati per il solo fatto di essere massoni.
Dopo l'oscurantismo fascista e la messa fuori legge delle Logge massoniche, la Loggia Propaganda fu ricostituita e prese il nome Loggia Propaganda Massonica 2 ed aveva sempre lo scopo di tutelare la riservatezza dei massoni che ne facevano parte, pur non essendo una loggia nè segreta nè golpista come certa stampa e forze politiche andarono dicendo.
Saranno proprio queste forze oscure cattocomuniste, fasciste e clericali a lanciare codesta nuova caccia alle streghe contro presunti piduisti, ovvero massoni regolari.
Ma, allorquando scoppiò il falso scandalo P2, ovvero nel 1981, Lino Salvini non era già più Gran Maestro del GOI e morì prematuramente l'anno successivo e valga per tutti il ricordo del suo successore, il Gran Maestro Ennio Battelli: "La morte di Salvini è una grossa perdita per tutta la Famiglia massonica. Era un uomo che ha sofferto, che ha dato tutto ed ha sempre pagato per tutti. La storia farà giustizia di tutte le calunnie..."
Il volume curato da Aldo Chiarle su Salvini è inoltre impreziosito da importanti immagini, fotografie e documenti. Gli attestati di stima dell'allora Vicepresidente degli USA Gerald Ford, eminente massone, relativamente all'operato di Salvini; fotografie dell'epoca relative alle celebrazioni laiche del XX Settembre o al monumento in ricordo di Garibaldi a New York ed inoltre, di particolare rinomanza, sono le cosiddette "balaustre", ovvero i discorsi ufficiali del Gran Maestro Salvini ai Fratelli del Grande Oriente d'Italia e finanche un'orazione del Fratello Edoardo Di Giovanni a Porta Pia, a ricordo delle lotte anticlericali dei massoni contro il potere temporale.
Ricordi fondamentali, commossi, di una parte d'Italia combattente e di vera passione e fede nell'Umanità, incarnati anche nella figura di Lino Salvini: medico, politico e massone.

Luca Bagatin



31 ottobre 2011

Le prospettive politiche di Matteo Renzi


Matteo Renzi, il "rottamatore". Matteo Renzi, il "rinnovatore".
Matteo Renzi, un passato nel Partito Popolare Italiano, un moderato decisamente ed un ottimo Sindaco di Firenze dalle idee e prospettive bipartisan, come si usa dire oggi.
Matteo Renzi, il trentaseienne che è mal digerito dall'apparato cattocomunista e dal "nuovo Ulivo", il trittico Bersani-Vendola-Di Pietro.
Ed anche questo ce lo rende simpatico, assieme alle sue prospettive dal sapore liberale, capaci di andare oltre il berlusconismo e l'antiberlusconismo.
Le parole d'ordine di Matteo Renzi in sintesi: "No all'egualitarismo, sì all'uguaglianza"; "No al berlusconismo ed all'antiberlusconismo"; "Sì ad andare in pensione più tardi, per garantire un futuro alle giovani generazioni"; "Abolizione del valore legale del titolo di studio"; "No al finanziamento pubblico ai partiti;" "Abolizione dei vitalizi ai parlamentari"; "Meritocrazia".
Idee vecchie, secondo Bersani. Che però è uno sconfitto dalla Storia, assieme ai tutto il gruppo dirigente cattocom del Pd.
Idee riformatrici e liberali, pare, quelle di Renzi, invece, che hanno vinto in tutto il mondo Occidentale e nella sinistra democratica europea: da Gonzalez a Craxi, da Papandreu a Mitterrand, da Blair a Zapatero.
Matteo Renzi mette i bastoni fra le ruote ad una sinistra italiana di matrice cattocomunista e conservatrice, incapace di governare, triste e bacchettona, che garantisce chi è già garantito e penalizza tutti gli altri.
Se il Pd fosse Matteo Renzi, insomma, sarebbe un partito progressista e liberaldemocratico. Ma così non è.
Matteo Renzi disegna uno scenario che potrebbe vedere uniti i liberali, i liberisti (ovvero gli umanisti liberali, volendo citare il compianto prof. De Marchi), ed i libertari di entrambi gli schieramenti: Antonio Martino con Enrico Morando, Renato Brunetta con Pietro Ichino, allargando il cerchio a Futuro e Libertà, al Partito Repubblicano ed a quello Liberale.
Una riedizione del mitico "lib-lab", ovvero la convergenza di quei riformatori che, nei primi anni '90, desideravano un futuro fatto di libertà di impresa, di lavoro sostenibile e di garanzie per chi non è mai stato garantito.
Chissà se sarà davvero così. Nell'Italia degli ultimi anni gli uomini di buona volontà, infondo e purtroppo, non sono mai stati amati e premiati.
Speriamo che la rotta si inverta presto, altrimenti, i dolori della crisi, si acutizzeranno ulteriormente.


Luca Bagatin



17 settembre 2007

MANIFESTAZIONE XX SETTEMBRE a Firenze

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Carissimi Laici di ogni sigla ed organizzazione,

            mi rivolgo a voi con estrema umiltà e senza avere altri mezzi all’infuori di questo e di una passione Repubblicana e fede Laica. Non sono infatti né un leader politico di quelli in voga, né un influente giornalista, né un acclamato professore-guru: sono solo un comune cittadino, Segretario sì politico, ma della microscopica e spesso riottosa sezione MRE di Firenze; questa militanza oggi poco importa in questo mio appello trans-partitico ..... nonostante tutte le frammentazioni che ci caratterizzano, siamo infatti TUTTI accomunati da un forte sentimento di disagio per l’accanita campagna neo-integralista e moralizzatrice che quotidianamente viene portata avanti dal Vaticano !!

Stiamo pericolosamente imboccando la china dell’involuzione culturale, che rischia di trasformare il nostro sistema laico e democratico in un regime medioeval-teocratico. Una larga fetta del Parlamento è infatti asservito ai dettami del cattolicesimo più intransigente; quello che stigmatizza coloro che non si uniformano alla Chiesa; quello che lede le libertà fondamentali e la stessa dignità dei cittadini, sostenendo che la loro piena libertà DEVE sempre conciliarsi (più spesso sottomettersi) all'autorità religiosa. E’ insomma quel tipo di cattolicesimo che mette in discussione la stessa idea di democrazia, minando i più elementari diritti civili e spingendo all’intolleranza del “non-conforme” (altri credi religiosi, divorziati, gay, abortisti etc.) !  

Rivendichiamo, invece, l'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso. Laico è infatti chiunque ritenga di dover garantire incondizionatamente la libertà di scelta e di azione dell’Uomo; chiunque ritenga di dover esprimere l’autonomia dei principi, dei valori e delle leggi dello Stato da qualsiasi Chiesa. Dobbiamo lottare uniti per riaffermare queste idee; dobbiamo continuare a rispondere all'arroganza in modo pacifico e non violento, dimostrando che – nonostante le nostre diversità ideologico/culturali - su questo fronte siamo assolutamente compatti !!

In occasione del prossimo 20 settembre (ricorrenza di Porta Pia), lancio da qui un’iniziativa e un appello a far seguire alle campagne tipo “Uno straccio di Libertà”, una manifestazione nazionale di riaffermazione Laica dal titolo-slogan  “SEMPRE SULLA BRECCIA”, consistente nell’osservare – alle ore 12,30 in modo che possa aderire quanta più gente possibile ed essere sincronizzati in tutta Italia - un minuto di raccoglimento e deporre una corona sui monumenti ai Caduti per la Libertà, posti nelle varie Piazze intitolate all’Unità d’Italia o al XX Settembre.

Scenderemo  così contemporaneamente nelle suddette piazze di tutte le maggiori città e anche nei piccoli centri di tutta Italia , magari con gli straccetti rossi e/o le varie bandiere e striscioni, per portare avanti la nostra pacifica e fondamentale lotta di Libertà e Laicità. Chi poi non potesse aderire fisicamente andando in piazza, potrà comunque osservare il minuto di raccoglimento sul posto di lavoro, invitando i colleghi più sensibile ad unirsi a lui. Chi fosse in auto o in moto, potrebbe invece fermarsi e spegnere il motore. I modi insomma possono essere tanti e questo BLOG è stato aperto proprio per meglio organizzarci e coordinarci.

Spero di avere l’adesione e fattiva collaborazione di tutti Voi con ogni mezzo a vostra disposizione (Radio,  giornali, Blog, Mailing List, Siti, Tv, comunicati stampa etc.). Questo Blog è qui allo scopo di facilitare l'organizzazione e il coordinamento, per cui vi chiedo di postare tutti i Vs contributi, adesioni e segnalazioni delle iniziative, nonché  segnalare il blog e mettere il link : http://sempresullabreccia.myblog.it  nei vostri blog o siti (nazionali e/o locali che siano).

Conto sulla fattiva collaborazione e sull'aiuto di TUTTI VOI, nessuno escluso :

Gli Uomini, in certi momenti, sono padroni del loro destino (W. Shakespeare)

Per quanto riguarda la città di Firenze, l’appuntamento è alle ore 12 in Piazza Unità (zona Stazione, dove c'è l'Hotel Baglioni); il punto di ritrovo è di fronte al monumento ai caduti per la deposizione della corona.

Un sincero grazie e un ideale abbraccio,

Daniele Massarri


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini