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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 agosto 2014

Il "Manuale del Rivoluzionario" di Gabriele D'Annunzio

La fantasia al potere, attraverso una critica del potere stesso, la porterà certamente Gabriele D'Annunzio (e non certo i figli di papà del '68 italiano), il Vate della letteratura italiana per eccellenza, il poeta armato, l'eroe dell'impresa di Fiume e che fece della città di Fiume – occupata con soli 1500 uomini e senza sparare un colpo – una città libera, liberata e libertaria.

Gabriele D'Annunzio fu, secondo le parole di Lenin, l'unico rivoluzionario dell'Italia dei suoi tempi e da molti fu considerato un novello Giuseppe Garibaldi, per il suo ardimento e per la sua portata socialisteggiante, dagli echi mazziniani e garibaldini.

Ce ne ha parlato a lungo lo storico Giordano Bruno Guerri, ma ce ne parla diffusamente – proprio attraverso gli scritti ed i discorsi di D'Annunzo stesso – il “suo” “Manuale del Rivoluzionario”, a cura di Emiliano Cannone ed edito dalla Tre Editori (www.treditori.com). Un bellissimo saggio che abbiamo scoperto e che desideriamo far conoscere e diffondere.

Un Manuale che, non a caso, reca in copertina un D'Annunzio nei panni di Lenin, contornato da bandiere rosse nell'atto di prendere d'assalto il Palazzo d'Inverno.

Il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu il potere, la casta politica, il governo di Nitti, di Vittorio Emanuele Orlando e di Giolitti, ovvero dei parrucconi della sua epoca. Ma il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu anche l'avanzante fascismo e quel Mussolini che cercò, in tutti i modi ma senza riuscirvi, di zittire il Vate della Nuova Italia.

Nel Manuale è rappresentata tutta l'anima anarchica, socialisteggiante, libertaria, antiparlamentare ed internazionalista del Nostro. Un D'Annunzio che, non a caso, dichiara che egli aspira ad un “comunismo senza dittatura” e che – ben prima e meglio di altri – lancerà invettive contro la “casta politica”, dichiarando, fra le altre cose: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.

D'Annunzio, in questo senso fu un eroe (anti)politico e, dunque, un eroe della vera democrazia, contro i soprusi e le ruberie del potere ed in questo senso non mancherà mai in D'Annunzio il suo appello all'Antica Grecia, al mito greco, all'arte ed alla bellezza in tutte le sue forme, quale valori fondanti per l'emancipazione umana. In questo senso – lo si evince dal Manuale stesso – egli scorgerà la natura della crisi dei suoi tempi, che poi è anche la natura della crisi economica e sociale dei nostri, ravvisando l'origine del problema nell'espansionismo capitalistico e nell'imperialismo anglosassone e statunitense, ovvero di coloro i quali egli definisce i “divoratori di carne cruda”. In questo senso D'Annunzio scrive: “La lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”. Ora sappiamo che fu profetico e nelle sue parole non possiamo non scorgere quanto avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda e, oggi, nel Medioriente martoriato ed ove non vi sono eroi, bensì criminali che uccidono, in ogni dove, vittime innocenti.

Ricchezza e potere all'origine della morte dell'umanità stessa, dunque.

Con l'impresa di Fiume possiamo dire che il D'Annunzio concretizzerà i suoi ideali ed i suoi principi. Nel 1919, infatti, in opposizione al Trattato di Versailles che negava la città di Fiume all'Italia, D'Annunzio - alla testa di un drappello di legionari - la occupò e ne fece una città libera in tutti i sensi, al punto che a Fiume erano tollerate e praticate le libertà sessuali, nonché era tollerata l'omosessualità e, grazie al contributo dell'aviatore Guido Keller e dello scrittore Giovanni Comisso, fu fondato il gruppo Yoga – avente per simbolo la svastica di origine vedica (che nulla aveva a che spartire con il nazismo, anzi !) ed una rosa a cinque petali - e che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà.

Non solo, in collaborazione con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, D'Annunzio redasse la famosa Costitituzione di Fiume o Carta del Carnaro, la quale fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio e altro ancora che, peraltro, non fu mai garantito nemmeno dalla Costituzione della Repubblica italiana partitocratica, fondata nel 1948 e nella quale viviamo tutt'oggi. Una Costituzione tanto decantata, ma assai poco approfondita e che poco aveva a che spartire con la vera democrazia della Repubblica Romana del 1849 e con la Carta del Carnaro, fondata da spiriti rivoluzionari e non già da canuti uomini politici, servi dei partiti e delle ideologie e che il potere ha reso schiavi.

Un'impresa unica nella Storia, dunque, quella di Fiume, purtroppo soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano di Giovanni Giolitti (tutt'altro che un liberale, bensì un famoso Ministro della malavita come lo soprannominò Gaetano Salvemini !) che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari.

Da non dimenticare frasi come queste, contenute nel “Manuale del Rivoluzionario”, che D'Annunzio lancia quali invettive ai governanti dell'Europa e del mondo di ieri, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.

Il “Manuale del Rivoluzionario”, che raccoglie gli scritti anarco-libertari, socialisti, internazionalisti ed umanitari di D'Annunzio è certamente una fortunata opera editoriale ed il merito va certamente all'ottimo Emiliano Cannone, giovane dottore di ricerca in italianistica, per averlo curato con, peraltro, un'ottima nota introduttiva e precise note a piè di pagina.

La veste editoriale del saggio, poi, curata dalla Tre Editori, è elegantissima, anche a dispetto dell'economico prezzo di copertina. Da notare che, la fine di ogni capitolo del Manuale, reca il simbolo della bandiera della Reggenza del Carnaro: un uroboro – ovvero un serpente che si morde la coda – antico simbolo esoterico e gnostico a rappresentare la natura ciclica delle cose, ovvero simbolo di immortalità (si rammenti che Gabriele D'Annunzio fu peraltro iniziato alla Massoneria della Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM e non ne fece mai mistero), con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.

Ulteriori spunti su cui riflettere ed approfondire attorno ad un personaggio poliedrico quale fu Gabriele D'Annunzio, troppo frettolosamente relegato fra i “poeti del nostro Paese”, senza rammentarne (o preferendo piuttosto oscurarne) la portata rivoluzionaria, libertaria ed eminentemente (anti)politica e (contro)culturale.


Luca Bagatin



16 luglio 2014

Un incontro con il prof. Antonio Binni, Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli Alam


Ieri pomeriggio ho avuto - presso il suo studio di Palazzo Vitelleschi, in Roma - un amichevole colloquio con il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, prof. Antonio Binni.
Avvocato civilista, Antonio Binni, è succeduto al prof. Luigi Pruneti alla guida dell'Obbedienza di Piazza del Gesù-Palazzo Vitelleschi nel dicembre del 2013.
Ho avuto modo, con il prof. Binni, di parlare di diversi argomenti di interesse comune, fra cui il suo recupero storico-giuridico del valore della Carta del Carnaro (scaturita dall'impresa di Fiume condotta da Gabriele D'Annunzio in primis), scritta dal sindacalista repubblicano mazziniano e socialista Alceste De Ambris, ovvero la prima Costituzione sociale mai scritta che prevedeva, fra le altre cose: la democrazia diretta, la libertà di associazione, la libertà di divorziare, la libertà religiosa e di coscienza (al punto che si proibirono i discriminarori crocifissi nelle scuole), l'assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, la promozione di referendum, la promozione della scuola pubblica ed il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario ed altro ancora.
Ho avuto inoltre modo di donare, al prof. Binni, il mio ultimo saggio "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni) e conto, nell'autunno prossimo, di proseguire la mia collaborazione culturale con la Gran Loggia d'Italia, proponendo al Gran Maestro anche un'intervista inedita.



18 settembre 2010

Esther Freud a Pordenonelegge 2010: la scrittura come modo per raccontarsi....dal punto di vista dei minori



Dietro all'aria seria e compassata si cela una profonda osservatrice dell'anima fanciullesca.
Questa è Esther Freud, londinese, figlia del pittore Lucian Freud e pronipote del Padre della Psicanalisi Sigmund, autrice del recente "Innamoramenti" (Voland editore), che ama raccontare le storie dal punto di vista dei ragazzi, degli adolescenti, persino dei bambini.
Storie autobiografiche, come ella ha spiegato nel corso della conferenza stampa di sabato 18 settembre a Pordenone nel corso della manifestazione "Pordenonelegge".
Esther Freud non riesce, infatti, a non scrivere storie che partano dal suo vissuto, sin dai primi ricordi ed emozioni che ella stessa ha provato fra i quattro ed i sei anni. E poi via via nel corso dell'adolescenza.
Esther utilizza, infatti, la scrittura come una forma di meditazione - praticata ogni mattina dedicando ad essa almeno quattro ore - che le permette di condividere i suoi segreti, i suoi ricordi, il suo vissuto anche familiare. Ella avverte infatti una vera e propria "urgenza" di raccontare. Al fine di sentirsi così più presente alla vita.
La signora Freud, che non da alcuna importanza al suo altisonante nome, ritiene che lo scrittore dovrebbe innanzitutto scrivere ciò che a lui stesso interessa e non necessariamente ciò che conosce. E se ella stessa ha al suo attivo anche dei romanzi storici, ciò non esclude che anche in essi vi ha riposto molti ricordi e racconti del padre.
In "Innamoramenti", Esther Freud, si è decisamente ispirata alla figura del padre ed ha voluto proporre il profondo amore che prova per lui, che è persino superiore a quello che la protagonista del romanzo - Lara, alter ego dell'autrice - prova per il ragazzo conosciuto in un viaggio in Toscana.
Il romanzo che attualmente sta finendo di scrivere e che sarà pubblicato l'anno prossimo in Inghilterra si intitola "Luky Break" e parla di attori. In esso, infatti, inserisce moltissimi aneddoti del suo passato di attrice e della passione per il teatro che condivide con il marito, attore anch'egli.
Nel giugno del 2011 è invece prevista l'uscita, in Italia, di "Marrakech", già conosciuto al pubblico per il film "Un treno per Marrakech", del '98, con Kate Winset. Ovvero la storia di una giovane donna e delle sue due bambine (una delle quali, Lucy, di cinque anni, è la narratrice del romanzo), in fuga dalle convenzioni della società inglese per mezzo di un cammino iniziatico che la porterà a conoscere la tradizione mistica del sufismo diffusa in Marocco.
Una vera scoperta, dunque, la signora Freud. Capace di affascinare con le sue storie e di appassionare tutti coloro i quali hanno frenesia di raccontare. E, soprattutto, di raccontarsi.

Luca Bagatin

PS: sono riuscito a scrivere il pezzo quasi in tempo reale, subito dopo la conferenza stampa, a causa dell'annullamento dell'incontro sulla storia della Democrazia Cristiana con Mino Martinazzoli e Massimo Franco



21 settembre 2009

Giordano Bruno Guerri e il suo D'Annunzio libertario....a Pordenonelegge


Piacevolissimo l'incontro tenutosi presso il Palazzo della Provincia di Pordenone nell'ambito del Festival Pordenonelegge, con Giordano Bruno Guerri, storico, specie di Gabriele D'Annunzio e del Futurismo, nonché neo Presidente del Vittoriale e con la professoressa Antonella Sbuelz Carignani, che ha presentato il suo “Il romanzo di Fiume”, ovvero una microstoria nell'ambito della vicenda fiumana.
Una vera e propria lettura e rilettura di D'Annunzio, quella di Guerri in particolare. Un D'Annunzio che ha cambiato tutti i canoni della comunicazione dei primi del '900, anticipando per moltissimi versi quella di oggi.
Un D'Annunzio esteta e uomo libero. Persino libertario, allorquando nel 1919, con la sua Fiat 500 sventolante una simpatica bandierina con la scritta “Me ne frego”, raggiunse Fiume e la occupò – senza sparare un colpo e/o causare spargimento di sangue -  con soli 1500 uomini al seguito ed ingraziandosi tutta la popolazione, fatta per la maggior parte di disertori.
Una vera e propria sfida al potere dello Stato, per edificare una Città-Stato dionisiaca, libertaria, senza alcuna distinzione di sesso (le donne potevano far parte dell'esercito) e di orientamento sessuale (l'omosessualità non era condannata ed era praticata alla luce del sole).
Una città di visionari ed utopisti, per nulla precursori o sostenitori di quel totalitarismo che passerà alla Storia con il nome di Fascismo, come certa storiografia mistificatoria vorrebbe far credere.
“Viva l'amore” era lo slogan del D'Annunzio, poeta ed intellettuale di fama europea, che mai avrebbe immaginato la follia e le barbarie nazifasciste.
Un'utopia che durò poco, come ricorda lo stesso Giordano Bruno Guerri. Ma decisamente emblematica e da ricordare, nella Storia d'Italia.


Luca Bagatin (nella foto con Giordano Bruno Guerri.....il cui look dai jeans volutamente consunti e strappati pare aver fatto colpo)


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini