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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 gennaio 2012

Appello ai laici italiani: unitevi, sciogliete i vostri partitini in un unico soggetto, aggregatevi al Terzo Polo e candidate solo giovani



E' almeno dal 2006 che lo vado dicendo e scrivendo.
Non mi interessa avere la primogenitura di alcunchè, ma, francamente, sono stanco. E ritengo che ad essere stanchi siamo in molti.
Sono stanco di un Paese come l'Italia ove la laicità, le libertà economiche, civili, sociali, sono negate ed ove i laici sono preda di classi dirigenti vecchie, inascoltate, pressochè ininfluenti.
Sono stanco di chi, in Parlamento, si garantisce poltrona e pensione. Magari con slogan e promesse alle quali non crede più nessuno.
Già nel 2006 scrivevo agli amici e compagni laici, liberali, libertari, liberalsocialisti, radicali, repubblicani e suggerivo un progetto di ampio, ampissimo respiro, assai lontano dalla partitocrazia, dal mero elettoralismo, dalle poltrone.
Evidentemente, sono rimasto inascoltato, visto che i vecchi vizi sono duri a morire e l'ininfluenza dell'area laica regna sovrana.
Ieri come oggi proponevo due cose semplici, alle quali, oggi, ne vorrei aggiungere un'altra.
Scioglietevi, sciogliamoci, in un unico soggetto politico: trasformate, trasformiamo, i vostri/nostri vecchi partiti e partitini in fondazioni e circoli culturali, smettetela/smettiamola di difendere Edere, Garofani, Foglie di fico. Lasciatele/lasciamole alla Storia ed alla cultura, ma oggi, parlate/parliamo alle persone di cose più concrete. Tirate/tiriamo fuori programmi concreti che ce ne sono e ce ne sarebbero. E soprattutto unitevi.
Uniamoci.
Non più Liberali, Repubblicani, Radicali, Socialisti, ma Laici Uniti.
Mandate/mandiamo in pensione, oltre che le nostre classi dirigenti, anche il PRI, PLI, Radicali, socialismi sparsi. Unitevi/uniamoci in un unico soggetto e candidate/candidiamo solo giovani.
Solo giovani dai 18 ai 35 anni, nella misura del 100, 90, 85%. E sicuramente a capo di questo nuovo soggetto politico: sia nella Direzione nazionale che in Parlamento.
Basta ai partitini laici fatti di reduci e di mummie da Antico Egitto. Stop all'autoreferenzialità ed all'ininfulenza. Stop a risultati elettorali da zerovirgola.
E soprattutto pensiamo alle alleanze, perché, con qualsiasi sitema elettorale se ne uscirà, esse sono sempre e comunque prioritarie.
Aggregatevi/aggreghiamoci al Terzo Polo, perché è l'unica coalizione oggi in grado di dimostrare moderazione ed equilibrio e maggiormente aperta al liberalismo ed alla laictià (pensate solo alla presenza dell'associazione Libertiamo e di Gay Lib in Futuro e Libertà).
Contrastate/contrastiamo gli estremisti, la destra e la sinistra italiane che, nei fatti, rappresentano il pantano della politica degli ultimi vent'anni.
Prendete e prendiamo esempio dal Parti Radical francese (www.partiradical.net) di Jean-Louis Borloo, che è alleato all'Unione per il Movimento Popolare di Sarkozy, rappresentandone l'anima laica, repubblicana, liberale e liberalsocialista.
E poi prendiamo esempio dal candidato libertario alle primarie del Partito Repubblicano americano, ovvero Ron Paul, che sta risalendo sempre più nei consensi, con il suo programma liberale in economia e libertario nei diritti civili.
Occorre contrapporsi alla social-Burocrazia ed al conservatorismo.
Dobbiamo costruire un grande movimento laico-liberale-libertario che sia parte integrande di un più ampio schieramento riformatore, moderato e liberale. Ne abbiamo tutte le possibilità, se solo sapremo e vorremo sfruttarle.
Per quanto riguarda il nostro possibile programma unitario è presto detto:

- Introduzione della flat tax al 20% ed innalzamento della no tax area per i redditi sino ai 12.000 euro annui

- Abolizione degli Ordini professionali

- Privatizzazione della Rai

- Pagamento dell'ICI da parte del Vaticano sui relativi immobili

- Abolizione di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico a partiti e sindacati

- Aumento delle pensioni sociali

- Ammortizzatori sociali per chi non ha un lavoro

- Abolizione delle Province, delle Comunità Montane e dei Consorzi

- Privatizzazione delle Municipalizzate

- Riforma elettorale che preveda l'elezione diretta - a turno unico - del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e del Parlamento con sistema proporzionale

- Separazione delle carriere dei magistrati

- Introduzione della responsabilità civile dei magistrati

- Legalizzazione di cannabis e derivati

- Legalizzazione dell'eutanasia

- Introduzione di programmi medici che prevedano la somministrazione controllata di eroina ai tossicodipendenti

- Legalizzazione della prostituzione

- Legge sulle unioni civili ed il matrimonio omosessuale, con conseguente possibilità di adozioni

Queste alcune possibili proposte di un movimento fusionista laico.
Chiamatelo, chiamiamolo Laici Uniti, oppure Unione Democratica Liberale, come piacerebbe a me, oppure ancora Partito Radicalsocialista, oppure Partito Radical-liberale.
Non sono importanti i nomi, le sigle, ma i contenuti, la fusione dei soggetti, la candidatura di soli giovani e giovanissimi.
Diversamente, cari laici, candidatevi e candidiamoci alla scomparsa, all'estinzione, in un'Italia che non ha mai fatto prigionieri.

Luca Bagatin



14 agosto 2011

Il cattocomunismo è tornato a fare danni !



I Prodi, i Visco e i Bertinotti sono tornarti.
Oggi si chiamano Berlusconi, Tremonti e Calderoli.
Cambiano i nomi e, apparentemente, gli schieramenti politici, ma la sostanza rimane la stessa: nuovi prelievi fiscali e solo qualche sforbiciata qua e là ai costi della politica.
In effetti fu Berlusconi stesso a definire il suo un "governo di sinistra", peccato si sia dimenticato di aggiungere che il suo è sì un governo di sinistra, ma di sinistra cattocomunista e reazionaria, tutt'altro che liberale.
Come se non bastasse si sono soppresse anche le festività laiche come il 25 aprile ed il 2 giugno (figuriamoci che noi laici-risorgimentali sono anni che chiediamo il ripristino della festività del 20 settembre !), mentre non si toccano quelle religiose ! Ovvero: si tagliano le festività di tutti gli italiani, ma si mantengono quelle di una comunità religiosa.
Assurdo.
Ma le assurdità e i danni ai cittadini-elettori non finiscono qui.
Si accorpano solamente i Comuni di numero inferiore ai 1.000 abitanti. Una riformetta, quando occorrerebbe invece accorpare i Comuni con un numero inferiore almeno ai 15.000 abitanti !
E si aboliscono solamente 36 Province, quando invece occorrerebbe restituire alle Province il loro ruolo di ente tecnico-amministrativo, ma abolirle in toto come ente politico ! Per gestire una Provincia sono sufficienti i dirigenti pubblici: Presidenti, Assessori e Consigli provinciali sono totalmente inutili e sono lì solo per scaldare la seggiola !
Ci fermiamo qui e ci sembra anche sufficiente aver delineato a grandi linee i contenuti di una manovra che tradisce l'elettorato liberale e libertario che aveva dato fiducia al governo Berlusconi.
Un esecutivo che aveva promesso: prima la flat tax, poi la riduzione a tre aliquote fiscali...sino a giungere a comportarsi, invece, come la fotocopia del centrosinistra nostrano di matrice cattocomunista.
Una vera mazzata, l'ennesima, per l'elettorato nel suo complesso.
Forse sarebbe stato meglio che, quest'estate, i politici, anzichè ridursele, si fossero aumentate le ferie. Avrebbero certamente fatto meno danni.
Meglio ancora sarebbe, per il popolo tutto, se decidessero di andarsene tutti in pensione anticipata, si indicesse un'Assemblea Costituente su base proporzionale e si fondasse finalmente una Nuova Repubblica che riscriva, dal basso, le regole del gioco: punti ad un esecutivo eletto direttamente dai cittadini e slegato dai partiti; ad un Parlamento eletto direttamente dall'elettorato su base proporzionale e ad un potere giudiziario spoliticizzato ed eletto, anch'esso, dai cittadini.

Luca Bagatin



3 febbraio 2011

In memoria di Ronald Reagan nel Centenario della nascita



Un centinaio di anni fa, ovvero 6 febbraio del 1911, nacque Ronald Reagan: ex attore di successo ed indiscusso leader - dalle umili origini famigliari - del Republican Party of America, nonché quarantesimo Presidente degli Stati Uniti (1981 - 1989).
Reagan, per chi ha un'indole liberale e libertaria anche in economia, non può non essere considerato un autentico politico rivoluzionario del suo tempo.
Egli ebbe, nella sua carriera politica, due grandi nemici: il comunismo internazionale e la lotta alla pressione fiscale. In entrambi i casi ne uscì vincitore.
Il comunismo sovietico, infatti, collassò alla fine del suo mandato e, per quanto concerne la lotta alla pressione fiscale, Reagan, coadiuvato dall'economista Arthur Laffer, riuscì a ridurre le imposte del 25 % in quattro anni. E Laffer infatti, fu il primo economista a dimostrare (con la sua celebre "Curva di Laffer") come le aliquote uniche o flat tax, siano il miglior sistema per garantire maggiori entrate fiscali per mezzo di un prevedibile aumento dell'attività economica ed al contempo il maggior antidoto all'evasione fiscale.
Pochissimi sono infine a conoscenza del fatto che Reagan, pur lungi dall'essere un paladino dei diritti civili, incassò, per la sua indole antistatalista, il consenso di Gene McCartney, leader della cosiddetta Nuova Sinistra libertaria negli anni '70 e di Eldridge Cleaver, leader delle Pantere Nere.
Chissà, se magari oggi anche in Italia avessimo un Ronald Reagan capace di ridurre la spesa pubblica improduttiva e di introdurre la flat tax, la crisi economica sarebbe un tantino arginata.
Lo attendevamo negli anni '90 ed invece, con l'avvento di Tangentopoli, del giustizialismo, del cattocomunismo e del berlusconismo, abbiamo assistito a tutt'altra musica.
La Rivoluzione Liberale, purtroppo, qui da noi, dovrà attendere.

Luca Bagatin



15 settembre 2008

PER UN VERO FEDERALISMO SENZA STATALISMI (ANCHE) "PADANI"



Federalismo sì, federalismo no.
Ma sì, dai. Ovviamente se questo è funzionale, come diceva il patriota repubblicano Carlo Cattaneo - grande teorico federalista - a gestire meglio la cosa pubblica da parte dei cittadini.
Abbiamo da sempre invece fortissimi dubbi e perplessità sulla Lega Nord che è e rimarrà per noi un partito statalista, parolaio, che continua a tirare a campare sulla base di slogan vuoti e comunque traditi dai fatti sin dai tempi della Secessione.
Le prime sparate di Bossi & Co. erano contro la Prima Repubblica e "Roma Ladrona", come se nelle sue file "lumbard" tutti fossero onesti e liberisti.
Lo stesso Umberto Bossi era un attivista del Partito Comunista Italiano in anni non sospetti e, oltre a ciò, il suo movimento non ha mai nascosto le sue antipatie per il liberalismo.
Basti pensare al rifiuto della Lega alla proposta nel PdL di abolire le Province e le Comunità Montane. E sì che questa dovrebbe essere la premessa per un vero federalismo, per una vera riduzione della spesa pubblica e per un conseguente abbassamento delle tasse.
Le Province sono utilissime, ma solo come enti tecnico-amministrativi di collegamento fra Regioni e Comuni. Punto e stop. Presidenti, giunta provinciale e relativi consiglieri sono assolutamente inutili, costosi e spesso di impiccio.
Quella dell'abolizione delle Province quale ente politico è una proposta che lanciò l'allora Segretario del Partito Repubblicano Italiano Ugo La Malfa e fu il suo cavallo di battaglia dal secondo dopoguerra sino alla morte.
Alle elezioni provinciali del 2004 di Pordenone, una delle poche volte che scesi in lizza, mi candidai alla carica di consigliere in una lista civica indipendente che sosteneva proprio come punto fondamentale del programma l'abolizione di questo ente inutile. Fummo e di gran lunga superati dalla Lega che proponeva l'ennesimo slogan: "Pordenone Provincia autonoma", il che equivaleva a dire: "aria fritta in salsa padana".
Gli elettori di oggi, quindi, non si lascino intortare anche questa volta dalle camicie verdi.
Già Roberto Calderoli parlava di una nuova introduzione dell'ICI (la più iniqua tassa che potesse esistere), subito smentito dai suoi alleati, ed oggi il Disegno di Legge da lui avanzato sul federalismo parla di una non meglio precisata "tassa di scopo" !
Occhio alla Lega, dunque. Perché federalismo, può anche significare nuovo statalismo se a governare le varie realtà locali non ci sono dei veri liberali.
E' uscito venerdì 12 settembre in edicola, abbinato al quotidiano "Libero" di Vittorio Feltri, un agile ed ottimo volumetto a cura dell'Istituto Bruno Leoni e dell'economista Oscar Giannino (peraltro membro del Direttivo del PRI) dal titolo "Tassiamoci da soli". Lo sto leggendo e sfogliando ed in ogni pagina vi leggo cose interessantissime e sacrosante.
Si parla principalmente del federalismo svizzero e di come lì le cose funzionino davvero. Al punto che taluni Cantoni hanno introdotto la salutare "flat tax", ovvero l'aliquota unica, invocata anche dall'Eurispes per l'Italia e che sarebbe una vera mano santa per la crescita economica e per tutelare financo i redditi più bassi.
In Svizzera, insomma, il federalismo funziona ed è collaudato da anni.
Qui da noi, invece, ancora troppi slogan e poco pragmatismo. Auguriamoci che il Premier sappia bypassare presto la Lega e che porti una ventata di vero liberalismo federalista.

Luca Bagatin



15 aprile 2008

ELEZIONI. RISULTATO SCONTATO: PREMIATA L'ITALIA DEL GRANDE FRATELLO E DINTORNI



Il risultato delle elezioni del 13 e 14 aprile era più che scontato.
Berlusconi ha vinto grazie ai disastri del Governo Prodi ed a quelli dell'impresentabile coalizione veltronian-dipietrista buonista e buonina a presentarsi nei salotti buoni. Un po' meno di fronte agli elettori nel loro complesso. Una coalizione con al suo interno i cattocom e i giustizialisti di sempre; i radicali "ultimi giapponesi a sostegno di Prodi" (come amavano definirsi - contenti loro - loro stessi); i Bassolino-Iervolino alla monnezza e le varie clientele "democratiche" nelle amministazioni locali (e non solo nelle Regioni "rosse").
Berlusconi non ha grossi meriti suoi a parte una timida riduzione delle imposte nei cinque anni in cui ha governato.
L'astensionismo al 4 %, del resto, è lì a dimostrarlo: non ha vinto il migliore. Al massimo il "meno peggio" (ovviamente per chi ritiene che ci possa essere un "meno peggio" al "peggio").
Spazzata via l'estrema destra e l'estrema sinistra. Il voto identitario ai neo-democristiani ed ai socialisti boselliani non è premiato dagli elettori che, evidentemente, ormai sembrano gradire solo ed unicamente i "partiti Dixan" che li hanno malgovernati in questi quindici anni.
Tanto fumo e niente arrosto: sia al governo che all'opposizione, miei cari elettori. Del resto le elezioni fotografano molto probabilmente il volto della società attuale: quello del Grande Fratello e del "Tirapacchi" di Rai Uno (programmi tv da sempre seguitissimi).
Che dire: ben vi sta !
Personalmente, per quanto concerne i miei amici Liberali del PLI, mi spiace che non vadano oltre lo 0,3 %, ma ahinoi, l'Italia non ha mai avuto una grande tradizione liberale ed infatti ne paghiamo le conseguenze in termini economici (siamo il Paese ove lo Stato è onnipresente sotto e sopra le lenzuola dei cittadini e financo nelle loro tasche) e nell'ambito dei diritti civili.
Pazienza.
Purtuttavia non si smetta di fare gli ottusi liberali e libertari. Anzi.
Si parta da questo identitario zoccolo duro dello 0,3 % (che poi sono quasi 104.000 elettori, mica bruscoletti !) e si sia fieri dei tre repubblicani eletti in Parlamento nelle file del PDL (Nucara, La Malfa, Del Pennino).
Ci si prepari dunque alle Elezioni Europee dell'anno prossimo e si insista ancora caparbiamente nella Costituente di una forza Laica-Liberaldemocratica-Liberalsocialista nell'Eldr, ovvero il Partito Liberaldemocratico e Riformatore Europeo.
Si dialoghi poi con i tanti senza tessera e i delusi dalla politica di oggi.
Si crei una "rete" anche con il contributo di Società Aperta di Enrico Cisnetto ed i suoi "Circoli per l'Altra Italia" che si battono da anni per arrestare il declino del nostro Paese con ricette squisitamente liberaldemocratiche.
Abbiamo in ogni caso necessità di far passare pochi ma incisivi punti programmatici: flat tax al 20 %; abolizione delle provincie, delle comunità montane ed accorpamento dei piccoli Comuni; piena attuazione della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali su un modello di welfare anglosassone; ritorno al nucleare; introduzione delle unioni civili senza distinzioni di orientamento sessuale; legalizzazione delle non-droghe e introduzione della sperimentazione controllata di eroina sul modello svizzero; legalizzazione dell'eutanasia.
Punti programmatici concreti: laici, liberali, libertari e liberisti per chi ancora non vuole vendersi o svendersi come un fustino di detersivo.



Luca Bagatin



1 marzo 2008

I Laici, Liberali e Riformatori alle elezioni del 13 e 14 aprile e la posizione ufficale assunta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Arturo Diaconale, direttore storico dell'Opinione delle Libertà, nel suo editorale del 26 febbraio ha fotografato ottimamente la situazione dei laici, liberali e riformatori italiani i quali non avranno pressoché rappresentanza alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Questo bipartitismo-bipolarismo coatto (in tutti i sensi) che vede contrapporsi due grandi calderoni con all'interno di tutto e di più come da un quindicennio a questa parte, oltre a non offrire la possibilità di un voto autenticamente laico e liberale, non offre alcuna vera alternativa al declino del Paese che ha urgente bisogno non tanto di assegni per i bebé o di sostegno alle coppie sposate quanto piuttosto di una sensibile riduzione delle imposte dirette ed indirette per rilanciare i consumi e gli investimenti (l'Eurispes stesso suggerisce la liberale "flat tax" ovvero l'imposta unica sulle persone fisiche al 20%); una seria e radicale riforma delle pensioni; l'abolizione degli enti inutili e dispendiosi come le Province, le Comunità Montane e la Tv di Stato; nuovi investimenti nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica senza pregiudizi, preconcetti o elucubrazioni mentali dettati da chissà quale dogma religioso. E poi è indispensabile una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, alla pedofilia, alla violenza sulle donne e sui minori ed ai clientelismi di ogni colore politico.
Gli italiani si sentono sempre meno sicuri e rischiano financo di scadere in un assurdo e becero razzismo proprio in quanto sono pressoché totalmente abbandonati da uno Stato che preferisce continuare ad alimentare sé stesso ed i suoi privilegi piuttosto che scendere nel concreto ed affrontare radicalmente tali questioni, spesso trattate superficialmente sia da Berlusconi che da Veltroni e dai loro sodali.
E, per concludere, i temi cosiddetti "etici" (anche se personalmente detesto questo termine che mi fa pensare allo "Stato etico" di hitleriana, mussoliniana e staliniana memoria).
Ma è possibile che l'Italia sia così indietro anche in questo settore, ovvero che non abbia una legge che consenta le unioni civili delle coppie eterosessuali ed omosessuali; che non abbia una legge che consenta la commercializzazione delle pillola RU486; una normativa che consenta la regolamentazione delle non-droghe ovvero della cannabis e dei suoi derivati togliendo così alla criminalità questo mercato senza alcun controllo e, per finire, una normativa che permetta di garantirsi una morte dignitosa consentendo l'eutanasia (che significa letteralmente "buona morte") e quindi il pieno diritto del malato terminale e sofferente ad un'"uscita indolore" ?
Le uniche forze che storicamente hanno posto nei loro programmi tutti i progetti e prospettive citate in questo articolo, sono proprio quelle che saranno scarsamente o pressoché non rappresentate nel prossimo Parlamento della Repubblica Medievale e Mediatica d'Italia.
Penso al PRI che, forse, avrà 3 deputati nelle liste di Berlusconi; penso ai Radicali che avranno 8 deputati per essersi svenduti ai cattocomunisti del Pd; penso ai Riformatori ed ai Liberali come Capezzone che, se tutto va bene, avranno un seggio o due; ed infine penso ai socialisti sparsi: a quelli berlusconiani che forse avranno un paio di seggi ed a quelli boselliani che è molto probabile che non raggiungano nemmeno la soglia minima per entrare in Parlamento (e che in tutti questi anni sono stati gli "utili idioti" di Romano Prodi, D'Alema, Veltroni & Co. e da loro sempre trattati a pesci in faccia).
Mi è tuttavia giunta ieri la voce (dall'amico giornalista Aldo Chiarle che ha ricevuto un'entusiastica  telefonata direttamente dal Segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca), oggi confermata dal web, che il PLI presenterà in tutta Italia l'unica lista Laica e Liberaldemocratica come auspicato anche in un mio articolo in data 16 febbraio scorso.
Non siamo certi che riuscirà a raccogliere il 4%, però vogliamo sostenerla con forza ed entusiasmo anche alla luce del suo programma (che trovate al link http://www.partitoliberale.it/page4/page4.html). Tutto ciò considerato anche che il PLI pone fra i suoi obiettivi un coerente incontro fra tutti i Repubblicani (ha recentemente siglato un patto federativo con il PRI....pecceto però che quest'ultimo, alle politiche, abbia scelto ancora una volta di presentarsi sotto le insegne berlusconiane); i Socialisti e tutte le altre componenti Laiche e Riformatrici riprendendo la formula anni '80 del Lib-Lab ovvero dell'incontro fra Liberali e Socialisti (altro che l'aberrante incontro fra laici e cattolici, utilissimo solo al Vaticano per imporre le sue astruse elucubrazioni religiose in politica e nella società fortunatamente secolarizzata e democraticizzata) contro il conservatorismo di destra e sinistra nostrane.
Un discorso che sosteniamo da lunghissimo tempo, utile all'Italia, all'Europa e all'Occidente.
Una prospettiva semplicemente Laica, Liberale, Libertaria e Riformatrice.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini