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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 dicembre 2015

Marine Le Pen: la nuova Marianna di Francia che piace agli sfruttati, ai laici, ai libertari e a tutti gli oppositori della globalizzazione e del capitalismo

A temerla sono, in sostanza, gli euroburocrati, i finti socialisti come Valls e Hollande – venduti al capitale e al Fondo Monetario Internazionale, già diretto dal finto socialista Dominique Strauss-Kahn, già noto per i suoi numerosi e vergognosi scandali a sfondo sessuale – e gli pseudo-repubblicani alla Sarkozy, già noti per aver bombardato la Libia sovrana di Gheddafi e la sua popolazione inerme, consegnandola, di fatto, ai terroristi di Daesh.

Stiamo parlando della nuova Marianna di Francia, ovvero di Marine Le Pen.

Marine, come scrivemmo già in altri articoli, guida un Front National completamente rinnovato che, se definire “di destra” è errato, definirlo “xenofobo” è totalmente fuorviante.

Il Front National di Marine Le Pen è infatti un partito sovranista, laico, repubblicano e persino socialista, visto che guarda alle politiche sociali e degli alloggi molto più che gli esponenti del PS francese, tutti presi nel non contraddire le politiche di austerità imposte dalla BCE e dal FMI.

Certo, Marine pone al primo posto l'identità, la nazionalità e la meritocrazia, ovvero tutte cose che hanno sempre sostenuto nei tempi d'oro della Francia i De Gaulle ed i Mitterrand, ovvero l'esatto opposto dei sedicenti “repubblicani” e dei sedicenti “socialisti” della Francia odierna.

La stessa Flavia Perina, qualche giorno fa sull'Huffington Post, ricordava come Marine Le Pen si definisca “né di destra né di sinistra”, sino al punto di scrivere, sulla sua pagina Facebook alla voce tendenza politica “altro”. E la stessa Perina afferma come il Front National, checchè ne pensino i vari Salvini, Meloni e Berlusconi di casa nostra, non ha nulla a che vedere con il clericale e sfascista centrodestra italiano, al punto che la Le Pen ha scelto, come suo vice, Florian Philippot, omosessuale dichiarato (oltre che già simpatizzante del Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon) e come lei stessa sia favorevole alla legge sulle unioni civili.

Marine Le Pen fa dunque breccia fra vittime della globalizzazione e del capitalismo: sui giovani, sugli abitanti delle periferie e delle banlieue, sugli anziani, sulle donne. Su coloro i quali, in sostanza, sono stati snobbati sia dalla destra di Sarkozy che dalla sinistra di Hollande.

E si oppone fortemente al TTIP, ovvero al trattato di libero scambio USA-Unione Europea, che di fatto ingloberebbe l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente e i diritti dei lavoratori.

Da notare, peraltro, che la Le Pen è una lettrice ed estimatrice di Antonio Gramsci e che ai suoi comizi, spesso, si sono viste bandiere ed effigi raffiguranti Che Guevara, Mu'Ammar Gheddafi e Hugo Chavez, ovvero i leader storici del socialismo libertario e nazionale.

Come ha giustamente scritto Flavia Perina, infatti, Marine Le Pen ha conquistato il Quarto Stato della Francia. Quello che, nel mondo (in)globalizzato, non ha più una voce. Un mondo (in)globalizzato che infatti ha generato povertà e nuovo sfruttamento anche e soprattutto in quel Terzo Mondo preda delle ruberie delle multinazionali ed i cui conflitti hanno generato un'immigrazionismo utile solo alle grandi imprese sfruttatrici.

Sono dunque assoluamente sciocchi ed irresponsabili le dichirazioni del premier francese Valls quando afferma che una vittoria di Marine Le Pen segnerebbe una guerra civile in Francia. La guerra civile rischia di essere generata dalle politiche globaliste, fallimentari e di sfruttamento portate avanti proprio da Valls, Hollande e prima di loro da Sarkozy e Chirac.

Confidiamo, dunque, in una ventata nazionale e popolare che porti prossimamente Marine Le Pen all'Eliseo e che il Front National prosegua nella sua evoluzione storico-politica, magari comprendendo davvero che i Matteo Salvini capital-fascisti (che hanno già mal-governato l'Italia), non hanno davvero nulla a che vedere con la politica portata avanti da Marine e dai suoi sostenitori.


Luca Bagatin



4 luglio 2012

Zeropositivi o sieropositivi ? Che triste fine ha fatto il Partito Repubblicano Italiano (sic !)


Mi è capitato oggi di leggere il numero dell'ex quotidiano del PRI "La Voce Repubblicana" del 15 giugno scorso, che non avevo ancora letto in quanto a quella data mi trovavo a Roma.
Il caustico ed insopportabile "il condor" - nella sua rubrichina in basso a destra -  scrive: "Sabato scorso si sono riuniti a Roma gli zero positivi derivati dal FLI. I derivati come insegna la finanza sono titoli pericolosi. Sarebbe stato meglio una riunione di sieropositivi: la sofferenza fa ragionare meglio".
Ora, si dà il caso che, trovandomi a Roma, a quella riunione di zero positivi ci fossi anch'io. C'erano moltissime e moltissimi giovani. Amici liberali e repubblicani intelligenti e non faziosi. Fra loro ne cito solo alcuni: Davide Giacalone, Roberta Culiersi, Paolo Montesi, Luigi Di Placido. C'era il caro amico Daniele Priori di Gay Lib. C'erano le pasionarie Flavia Perina (una vera beatnik) e Sara Giudice ed anche il libertario Carmelo Palma e molti, molti altri (fra cui reppresentanti dell'Istituto Bruno Leoni).
Mi ha fatto piacere discorrere con loro, che conoscevo solo tramite internet. Mi ha fatto piacere sentire parlare ancora di laicità, liberalismo, libertarismo. In questi anni di grande apatia e di dittatura partitocratica (Pd-PdL-Lega Nord-IdV-Udc).
Quanto all'ex organo del PRI, oggi organo del PNT (Partito Nucara Torchia), per il quale sono fiero di non collaborare più, stenderei un velo pietosissimo.
"Il condor", poi, si commenta da sè. E chissà mai chi è...


Roma, Domus Talenti, 9 giugno 2012: il sottoscritto con Roberta Culiersi ed altri Zeropositivi



29 aprile 2010

Le scorrettezze giornalistiche de "Il Secolo d'Italia" (non sarà pensiero unico ?)



Domenica scorsa ho pensato di inviare a "Il Secolo d'Italia" - organo ufficiale di Alleanza Nazionale - l'articolo che ho scritto e pubblicato sul mio blog del 22 aprile scorso, dal titolo: "Costruire con Gianfranco Fini l'alternativa Gollista e Liberaldemocratica per l'Italia".
Ho deciso di inviarlo senza pensare peraltro che l'avrebbero pubblicato, ma mi sembrava doveroso alimentare il dibattito nel principale organo di riferimento del Presidente della Camera.
Il mio pezzo è stato pubblicato martedì 27 aprile, ma, con mia somma amarezza, oltre ad essere stato tagliato nelle sue parti fondamentali (ove proponevo un'alleanza fra finiani, laici, liberali, repubblicani, Udc ed Api), è stato anche completamente stravolto per quanto concerne i contenuti.
Piuttosto che incorrere in certe scorrettezze, infatti, sarebbe stato preferibile che il pezzo in questione non fosse pubblicato.
Ad ogni modo, passo ad evidenziarvi le frasi/concetti "incriminati".
La redazione de "Il Secolo d'Italia" ha modificato - stravolgendola - la mia frase: "Gianfranco Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prima e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che spartire con la destra liberale europea" con la frase: "Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prime e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che vedere con la gestione del potere".
Ma quando mai ? Il Msi, partito neo-fascista, non si sarà mai spartito poltrone, ma era un partito di picchiatori che i liberali li schifava alquanto. Ed An non è certo partito che non ha gestito o che non gestisce il potere. Anzi.
In seconda battuta, quelli de "Il Secolo d'Italia", hanno pensato bene di "annacquare" la mia frase: "Il che, infatti, gli (riferito a Fini) è costata la scissione dei fascisti della destra sociale di Storace e della Santanchè", con la frase "Il che gli è costata la scissione dei populisti ed estremisti alla Storace e alla Santanché".
Populisti ? A me risulta che Storace e la Santanché siano storicamente dei fascisti della destra sociale e ne vadano anche fieri. Non è certo un insulto, ma un dato di fatto. Dato di fatto che, chissà mai perché, a quelli del "Secolo" non piace. E così si passa alla mistificazione delle lettere altrui ! Sic !
Proseguendo nelle modifiche che quelli del "Secolo d'Italia" hanno apportato al mio articolo - ormai ridotto a letterina a loro stesso uso e consumo quasi fossi un loro collaboratore prezzolato - il mio "destra liberale" si è trasformato in "destra innovatrice" (evidentemente la parola "liberale" è ritenuta proppo "progressive" per chi si sta avvicinando ai valori liberali solo da un anno e solo grazie al suo leader) ed il mio auspicare una coalizione di centro-trattino-destra si è trasformato in "coalizione di centrodestra" a guida finiana.
"Il Secolo d'Italia" ha dunque ben pensato di rimuovere ogni mio riferimento ad una auspicabile spaccatura del PdL, alla creazione di un Movimento di Fini e alla costituzione di una coalizione a quattro con Laico-Liberali; Udc ed Api.
Martedì 27 stesso, ho pensato bene di inviare una mail di rettifica auspicandone la pubblicazione. Ad oggi non solo non è stato pubblicato nulla, ma quelli del "Secolo" non si sono nemmeno pregiati di scrivere due righe di scuse.
Confesso che un simile trattamento non me lo sarei mai aspettato da un foglio - "Il Secolo d'Italia", appunto - che negli ultimi tempi sembrava essersi evoluto, aver fatto autocritica ed essere passato dal corporativismo fascista alla scoperta dei diritti civili, della cultura libertaria e beatnik, con tanto di recensioni ai libri di Thoreau sulla disobbedienza civile.
Evidentemente tale evoluzione è ancora lunga e le recenti "ragioni di Stato" hanno forse messo il freno anche allo stesso Gianfranco Fini.
Ad ogni modo ciò non giustifica certa mancanza di rispetto nei confronti dei lettori e certe palesi mistificazioni ed arbitrarie modifiche.

Luca Bagatin



24 aprile 2010

La parola fine di Roberta Tatafiore



E' passato un anno dalla tragica morte di Roberta Tatafiore, la militante dei diritti civili delle donne e delle prostitute, la libertaria, la sociologa, la scrittirice, la giornalista eclettica.
Una morte che lei stessa ha cercato, voluto, pianificato.
E così, alla fine, Roberta ci ha lasciato un diario, pubblicato nei giorni scorsi dalla Rizzoli: "La parola fine - diario di un suicidio".
Un diario profondissimo nel quale parla, senza pudori, della "composizione della sua morte".
Toccante è anche l'introduzione-biografia dello scrittore e giornalista Daniele Scalise, già militante dei diritti civili degli omosessuali e contro le discriminazioni razziali.
Scalise traccia i primi anni della Tatafiore, nata a Foggia nel 1943, in piena Seconda Guerra mondiale, sotto i bombardamenti degli Alleati.
Racconta dei rapporti con la madre, con le sorelle e con il padre che sarà poi - nel 1960 - ucciso da un operaio uscito di senno della fabbrica nella quale lavorava.
Sarà questo che, forse, segnerà la vita di Roberta. Ma sarà anche la sua profonda sensibilità a tratti "mortifera" e "suicidaria", come afferma lei stessa nel suo diario.
E via via, gli anni '70 di Roberta Tatafiore, come giornalista femminista per il giornale "noidonne", di ispirazione social-comunista e la sua militanza nell'Unione Donne Italiane.
Roberta Tatafiore, come ricorda Scalise, studierà successivamente il tedesco e sarà la curatrice e traduttrice italiana del celebre best-seller "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" di Christiane F., che racconta la storia di questa ragazza dalla vita difficile fra tossicodipendenza e prostituzione.
Negli Anni '80, sarà la stessa Tatafiore ad occuparsi di prostituzione, con l'incontro - a Pordenone - di Pia Covre e Carla Corso, fondatrici del Comitato per i Diritti Civili delle Prostutite (con il quale, ironia della sorte, collaborai io stesso una decina d'anni fa).
Con Carla e Pia fonderà dunque il periodico "Lucciola" e, come sociologa, studierà a fondo il fenomeno, ponendosi sempre dalla parte delle prostitute, dei loro diritti ed affermando sempre: "E Dio non voglia che arrivi anche da noi una legislazione come quella svedese, contro il "cliente" e per la rieducazione delle prostitute !".
Arriverà dunque a collaborare, come consulente, con il Ministro della Solidarietà Sociale Livia Turco per la stesura di una legge per la depenalizzazione della prostutizione. Legge che purtuttavia non arriverà mai.
L'impegno militante di Roberta Tatafiore nell'ambito dei diritti civili proseguirà negli anni '90 con la vicinanza ai Radicali che, nel 1994, si stavano avvicinando al nascente movimento di Silvio Berlusconi e nel 2000 sarà fra i fondatori di Polo Laico, assieme a Taradash, Giovanni Negri, Arturo Diaconale ed altri: per un centro-destra laico, liberale e libertario.
Il progetto, purtuttavia, naufragherà presto per l'indisponibilità di Berlusconi a candidare in Parlamento rappresentanti dell'area laico-liberale.
Roberta inizierà dunque a collaborare a testate quali l'"Indipendente", diretto da Giordano Bruno Guerri, "Il Foglio", "Il Giornale" ed infine per "Il Secolo d'Italia" - quotidiano di Alleanza Nazionale -  curando la rubrica "Thelma & Louise", assieme a Isabella Rauti e affermando - nel suo stesso diario - "....mi piacciono la direttrice (Flavia Perina n.d.r.) e il vicedirettore di questo stravagante foglio di fronda e di governo, perché scrivere per l'unico quotidiano di destra che opera un'intelligente rivisitazione della cultura fascista mi interessa, perché Gianfranco Fini è il politico più laico e sagace del momento".
Sarà profetica.
E proprio alle pagine de "Il Secolo d'Italia" affiderà la sua difesa estrema del diritto all'eutanasia, con particolare riferimento al "caso Eglaro" che sarà l'ultimo ad appassionarla politicamente.
"La parola fine - diario di un suicidio" è dunque un documento toccante. Nel leggerlo non si può non riflettere sulla vita, sulla morte....sul....."a chi appartiene la vita ?". E non si può non commuoversi, non rimenerne rapiti.
Roberta Tatafiore programmò di scriverlo il 1 gennaio del 2009 e di concluderlo il 31 marzo. Poi, si sarebbe tolta la vita in un'albergo dell'Esquilino, poco lontano da casa sua, con l'assunzione di barbiturici.
La sua sarà dunque una scelta meditata. Una scelta consapevole.
"La parola fine" è l'unico ed ultimo documento che ci rimane di una donna che ha voluto presentarci il suo suicidio come "gesto politico", ovvero, come lei afferma, libertariamente: "il salto nel vuoto di chi non sa adeguarsi alla norma".
"A chi appartiene la vita ? Alla società ? A Dio ? A noi stessi ? Credo che la vita appartenga ad ogni individuo libero di affidarla a chi vuole in base a ciò che gli suggerisce la coscienza".
E' la frase che conclude, nel retro-copertina, il diario di Roberta Tatafiore. Una donna coerente sino alla sua ultima, estrema, scelta.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini