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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 dicembre 2012

Silvio Berlusconi rasenta ormai il ridicolo



Silvio Berlusconi rischia di rasentare il ridicolo a causa della sua incoerenza politica. Prima fa cadere Monti al Senato, per una dichiarazione del Ministro Passera, costringendoci ad elezioni anticipate e, successivamente, lo candida alla guida dei moderati.
E' persona seria costui ?
Ma già ci aveva lasciati basiti allorquando disse di volersi ritirare dalla vita pubblica e di non ricandidarsi più e poi, invece, fece marcia indietro e dichiarò di volersi ricandidare.
Oggi Berlusconi dice anche di essere un "convinto europeista", come se non fosse stato lui ad appoggiare - quando era al governo - i nemici dell'Europa e dell'Occidente, ovvero Gheddafi, Lukeshenko e Putin.
Silvio Berlusconi e quel che resta del PdL hanno perduto ogni possibile credibilità ed i sondaggi li danno in caduta più che libera (bene che vada si attesteranno al 20% massimo dei consensi). Si sono rimangiati, oltretutto, ogni singola proposta liberale e di riforma dei loro programmi elettorali, non solo del '94, ma anche del 2001 e del 2008.
Che poi, volere un'alleanza di moderati assieme ai neofascisti ed estremisti de La Destra e quelli della Lega Nord...beh, anche qui ci scappa un tantino da ridere.
Non che nel carro sinistro le cose vadano meglio. Le primarie non hanno fatto altro che riproporre il leader dei cattocomunisti Pierluigi Bersani, che sta per allearsi con i neocomunisti di Vendola e quel che rimane dell'IdV.
Si torna, in sostanza, al '96, alla contrapposizione Berlusconi-Prodi, che è come se fossimo negli Anni '80 ed ascoltassimo ancora il Quartetto Cetra.
Un tristissimo spettacolo tutto partitocratico al quale ci auguriamo possano contrapporsi forze di alternativa quali Fermare il Declino di Oscar Giannino, Democrazia Natura Amore di Ilona Staller ed i Radicali. Auguriamocelo perché, con questa legge elettorale e con le firme da raccogliere in poco più di trenta giorni, si rischia davvero il tracollo del Paese ed il ritorno di zombie e mummie in Parlamento.

Luca Bagatin



27 ottobre 2012

L'invito di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it al NON voto in Sicilia



Di fronte alla presenza di 32 indagati in pressoché tutte le liste (salvo il M5Stelle di Grillo) presenti alle elezioni amministrative siciliane di domani; di fronte ad un fronte unico, da destra a sinistra, di continuità con le politiche nefaste di questi anni attuate da Raffaele Lombardo ed infine, di fronte alla ingiusta mancata presentazione della lista civica "LeAli alla Sicilia" guidata dal giornalista Davide Giacalone , il presente blog invita TUTTI gli elettori onesti della Sicilia a NON ANDARE A VOTARE.
Al fine di non essere complici di questo sistema di illegalità e di omologazione a volontà oligarchiche.
Riportiamo di seguito anche le dichiarazioni di Società Aperta, il movimento politico-culturale guidato da Enrico Cisnetto ed un articolo di Davide Giacalone.
Buon NON voto, nel segno della trasparenza e del coraggio.

L.B.

Da Terzarepubblica, organo di Società Aperta

A proposito di Sicilia, due parole sono dovute per quel tentativo – la lista “LeAli alla Sicilia” capitanata da Davide Giacalone – che Società Aperta ha condiviso e sottoscritto con entusiasmo, e che non ha nemmeno varcato la soglia del voto. La lista non è stata ammessa: per la presenza di un candidato con la fedina penale sporca – salvo aver scoperto dopo che trattavasi di un clamoroso caso di omonimia – e per un ritardo nella presentazione delle firme raccolte, segno di un deficit organizzativo e di risorse che certifica come in queste circostanze la buona volontà non sia sufficiente. Giacalone ci ha provato a combattere a mani nude contro chi le aveva piene di soldi, ed ha comunque vinto – anche senza essere presente al voto – per essere riuscito a marcare la differenza tra chi è portatore di idee e di progetti e chi, invece, sguazza in quel potere che ha portato la Sicilia al disastro. È poco e molto, nello stesso tempo. Dopo il voto, che sarà comunque significativo per quanto potrà poi accadere in Lombardia e nel Lazio e quindi a livello nazionale, sarà il caso di ripartire da quel “tanto” senza per questo dimenticare le ragioni di quel “poco”.



Domenica si aprono le urne, intanto hanno chiuso, chiudono e chiuderanno le aziende. Da ultimo quelle edili, che hanno deciso di fermare tutti i cantieri pubblici, perché la regione, in Sicilia, è già fallita e non paga. Né pagherà. Farà solo crescere il debito. Per avere un’idea della campagna elettorale, nell’isola, basterà osservare che di questo, vale a dire del problema più grosso e pressante, neanche s’è parlato. Quando si conteranno i voti ci saranno due sconfitti, un profittatore e un vincitore.

1. Il centro destra ne uscirà sconfitto perché c’è entrato spappolato. I vertici nazionali hanno sperato di evitarlo, piegandosi a candidare Gianfranco Micciché. Lo annunciarono ufficialmente, dimostrandosi incapaci di capire che un pezzo del loro mondo non lo avrebbe mai digerito e che lo stesso Micciché era ormai preso nel gioco di Raffaele Lombardo. Eppure hanno sperato di tenerlo, accettando che fosse Micciché a indicare la seconda scelta: Nello Musumeci. Non è bastato, la rottura s’è consumata. Così non hanno l’unità, non hanno una candidato forte, non hanno una linea politica. Dietro Musumeci c’è il vuoto. Accanto a Musumeci c’è un Angelino Alfano che spera di vederlo vincere, in modo da trovare la forza per affermare la propria leadership, anche in vista delle primarie. Mentre Musumeci è un galantuomo figlio di una cultura estremista, la cui campagna elettorale (come anche quella della sinistra) s’è ridotta a fare il verso alle cose più scialbe e insignificanti dell’antipolitica. Sono onesto, dice di sé. Bella cosa, ma gli servirà a nulla con la regione in deafult e privo di maggioranza.

2. Il centro sinistra perderà le elezioni, perché anche su questo fronte la spaccatura è insanabile: in Italia il Pd è alleato di Sel e diviso dall’Udc, in Sicilia è alleato dell’Udc e diviso da Sel. Se vincessero non sarebbe una vittoria della linea della segreteria nazionale e se perdessero sarebbe una sua sconfitta. Non una bella prospettiva. Se Rosario Crocetta dovesse prendere un voto più di Musumeci si troverebbe a governare con i lombardiani. Se ne prenderà uno in meno si verificherà la rottura con i casiniani. Un obbrobrio trasformista. Dietro Crocetta ci sono liste più solide di quelle che accompagnano Musumeci, anche perché il mondo degli affari ha guardato più a sinistra che a destra. L’ex sindaco di Gela si fa un vanto della propria esperienza amministrativa, ma il posto dove lo voteranno meno è proprio la sua citta. Lo conoscono. In un dibattito pubblico disse che i dipendenti regionali in esubero potrebbero essere assunti nei comuni. Delirio, unito alla consapevolezza che ragionare seriamente non porta voti.

3. I lombardiani osservano la campagna dei due perdenti che si contendono la falsa vittoria, e si fregano le mani. A guidare la terza compagine c’è un Micciché pronto a dire qualsiasi cosa, compreso lisciare il pelo all’indipendentismo. Ma rischia: la trattativa di potere, una volta chiuse le urne, tornerà nelle mani di Lombardo. Posto che Lombardo e Micciché, alleati, si disprezzano con sicula passione. Il presidente uscente, che intanto piazza il figlio, ha una posizione forte: l’Udc è il suo partito d’origine; il Pd è quello che lo ha appoggiato; il Pdl quello che lo ha portato alla presidenza. O fanno un accordo fra di loro, assai improbabile, o uno di loro deve mettersi d’accordo con lui. Intanto si toglie uno sfizio: mentre gli altri negano il default, bollandolo come persecuzione delle demoniache forze nordiche (lo dissero anche a me, che sono siciliano), lui fa dire ad un suo assessore (Armao) che è imminente. Ma per colpa degli altri. Fossimo al circo, non resterebbe che applaudire il giocoliere. Purtroppo è il circo ad essere in noi.

4. Il vincitore delle elezioni è Beppe Grillo, che ha fatto una campagna perfetta. Ha saputo parlare alla pancia degli elettori di destra, che considerano ripugnante questa politica. S’è rivolto a quelli di sinistra, dimostrando facilmente che non sono i loro beniamini gli antagonisti dell’affarismo e del malgoverno, posto che alcuni ne sono i protagonisti. Ha fatto un fischio alla marea di elettori che non provano alcun gusto a votare, invitandoli a portare il pernacchio nell’urna. Si dice: non ha proposte e programmi. Ne ha più degli altri, se è per questo. Ma è una discussione inutile: vince perché dimostra che gli altri sono in stato confusionale, nonché di saper sfruttare la confusione. Per il resto, Parma docet: mica vuol governare.

Leggo analisti e politici che dicono: attendiamo le elezioni siciliane, per capire e orientarci. Ma che minchia ci dovete capire? Un’accozzaglia di perdenti popolerà un Parlamento regionale senza sapere cosa fare e lasciando affondare l’economia. Leonardo Sciascia vedeva avanzare la “linea della palma”. Qui una politica agonizzante vedrà dilagare la linea della salma.



12 ottobre 2012

Quando le Istituzioni perdono credibilità e danneggiano i cittadini



E' di questi giorni la bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, dei tagli (peraltro mimini) che il governo, nel 2010, aveva introdotto agli stipendi di magistrati e di manager pubblici.
La motivazione della Corte è che tali tagli sono incostituzionali, in quanto vìolano il principio di uguaglianza fra dirigenti del settore pubblico e di quello privato.
Ora, posto che non c'è alcuna uguaglianza, per ragioni oggettive, fra settore pubblico (ove pagano i cittadini) ed il settore privato (ove a rischiare è l'impresa), a ledere il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini, ci pare sia proprio questa sentenza della Corte Costituzionale, che garantisce, ancora una volta, altissimi stipendi a magistrati (e dunque ai magistrati che compongono la Corte medesima) e manager, a fronte di nessun miglioramento nei settori della giustizia e dei servizi pubblici.
La Corte Costituzionale, ancora una volta, dunque, si propone quale Casta contro gli interessi pubblici. Da anni, peraltro, ci chiediamo dove fosse suddetta Corte, quando venivano introdotte leggi elettorali incostiuzionali, dal '93 ad oggi. Ed altresì ci chiediamo dove fosse questa Corte quando taluni partiti erano esclusi dai dibattiti pubblici televisivi e dove fosse, questa Corte, relativamente all'applicazione della Costituzione della Repubblica, sistematicamente violata anche dai Presidenti della Repubblica italiana stessi.
A questo vero e proprie "golpe di Stato", ovvero ordito dalle Istituzioni medesime, assistiamo alla presenza, in Parlamento, di una partitocrazia che ha appena approvato, al Senato, l'ennesimo testo di legge elettorale incostituzionale. Senza che la Corte Costituzionale, appunto, dica nulla.
Una legge elettorale che prevede incostituzionali sbarramenti ed assurdi premi di maggioranza alla coalizione vincente.
Ora, se siamo in presenza di sbarramenti del 4% - 5%, ci chiediamo che senso abbia, per milioni di elettori italiani, andare a votare.
Parimenti ci chiediamo che senso abbia andare a votare in presenza di accordi di coalizione fra forze eterogenee, ove fra i presunti "moderati" troviamo i neofascisti ed ove fra i presunti "riformisti" troviamo i comunisti.
E' chiaro che, tale legge, è ancora una volta utile alla partitocrazia per proseguire nell'attuazione di attività consociative, tali da garantire il mantenimento dello status quo, ovvero malgoverno, clientelismo, attività illecite ed illegali.
A destra si difendono le malefatte di Formigoni e delle sue ricevute inesistenti (oltre agli affari della sua ex giunta). A sinistra quelle di Vendola e dell'affare Ilva.
In tutto ciò ci sono primarie più o meno pilotate, ove si sa già per tempo che a vincerle sarà Bersani, con un Renzi che tenterà poi l'accordo con i presunti "moderati". Ove, ricordiamolo, fra codesti...ehm..."moderati" c'è Gaetano Quagliariello, quello che diede dell'"assassino" al padre di Eluana Englaro. E ci sono i leghisti delle forche e martello e dall'imbroglio facile (caso Bossi e Trota docet).
E Mario Monti ? Sembra lo vogliano ricandidare sia a destra che a sinistra. Senza che nessuno ricordi che, proprio Monti che aveva promesso nessun aumento dell'Iva, l'Iva l'ha invece aumentata e che le tasse, salvo qualche ritoccamento, non le ha diminuite punto.
Come se non bastasse sono imminenti le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciiana, ove l'altro giorno all'amico Davide Giacalone è stato impedito di presentare la propria lista civica. Proprio lui, ovvero l'unico a denunciare la mafiosità politica dei partiti siciliani di destra e sinistra.
Siamo amici e vicini al movimento di Oscar Giannino, ai Radicali ed al neomovimento di Ilona Staller, Democrazia Natura Amore. Temiamo che, fra sbarramenti ed imbrogli vari, questi amici e compagni non saranno sufficienti.
Meditiamo l'astensione e la ricerca di altre forme di lotta politica alternativa liberale e libertaria, cari amici e lettori.

Luca Bagatin



10 ottobre 2012

"ELEZIONI DA CANI": Davide Giacalone (purtroppo e furbescamente escluso dalla competizione elettorale) interviene a proposito delle imminenti elezioni amministrative siciliane



Stefano potrebbe ben figurare nel caravanserraglio della prossima Assemblea regionale siciliana. E’ vero, è un cane. E allora? Non è il solo candidato dotato di guinzaglio. Intanto è francese ed è molto giovane, il che lo rende estraneo alla colpa dei favoriti: non ha mai fatto comunella con Raffaele Lombardo, oramai divenuto incarnazione (oltre i suoi meriti e demeriti) di una classe dirigente dissennata, profittatrice, cieca e responsabile del fallimento siculo. Molti cittadini di Favara, nell"agrigentino, gli hanno attrezzato un comitato elettorale e hanno preparato i manifesti. La sua espressione spicca per lo sguardo penetrante e il piglio combattivo. Che manca alla gran parte di quelli che hanno buttato milionate per appicciare il proprio faccione in ogni dove.

Non è un cane l’ottimo Antonio Paladino, candidato nelle liste Udc che appoggiano Rosario Crocetta, ma anche in quelle di Grande sud, che appoggiano Gianfranco Micciché. Lo hanno preso variamente in giro, ma il nostro uomo ha una sola faccia (tanto che i due manifesti sono fatti con la medesima foto) e anche una certa coerenza: nei due schieramenti ci sono gli amici di Raffaele Lombardo. L’Udc lo fece nascere, il Pd lo tenne al governo, ora Grande sud ne ospita la famiglia. Peccato Paladino non si sia candidato anche nel centro destra, appoggiando equanimemente Nello Musumeci, scelto da Micciché dopo che il Pdl aveva scelto Micciché. Posto che il centro destra è responsabile di avere portato Lombardo alla presidenza. Un Paladino diverso da quelli dell’epica cavalleresca, ma pur sempre pupo capace di restituire l’assurdità delle elezioni siciliane. E Paladino previdente, perché nessuno avrà la maggioranza e i competitori odierni saranno alleati domani.

Straordinaria la performance di Micciché: il presidente devo farlo io perché ho amici in Europa e mio fratello in Banca Intesa. Impareggiabile il resoconto del suo dialogo con i potenti del Pdl, nel quale fino a ieri mattina si trovava: gli inceneritori si devono fare, ma non con la mafia. Sarebbe come dire che Lombardo (suo alleato) li fermò per osteggiare i picciotti. Salvo il fatto che un assessore della giunta Lombardo, Marco Venturi, va ripetendo (tardivamente) di avere trasmesso alla procura le prove della lunga, ripetuta e collaudata collaborazione fra Lombardo e la mafia. Sicché la domanda è: ma se si esclude di collaborare con la mafia è perché qualcuno lo sta già facendo o proposto? Nel qual caso, anziché mandare messaggi trasversali, incombe un solo dovere: fare denuncia.

Il governo centrale ha concesso a quello siciliano di derogare al patto di stabilità. Chi ha vinto? La paura. Quella di vedersi precipitare addosso un debito nascosto e negato, enormemente più grande di quello contabilizzato. Ma la deroga copre le necessità di poche settimane, passate le quali si torna al punto di prima. Più poveri. Si naviga a vista, guadagnando ore all’inabissamento.

Nel mentre va in scena tale grottesco contendere, si viene a sapere che la Corte d’Appello ammise liste totalmente irregolari. Non dietro le quinte, ma direttamente in piazza si accapigliano soggetti secondo cui da questo o quel listino il Tizio o la Caia sarebbero stati esclusi o inclusi all’ultimo minuto. C’è anche una quantificazione: 45 minuti prima della presentazione. Straordinario, nel qual caso sono false firme e autenticazioni. Alla Corte dovrebbero fare caso a un dettaglio: se l’autentica di accettazione del candidato è successiva a quella dell’elettore che lo sostiene è probabile che qualche pubblico ufficiale stia attestando il falso. Ma alla Corte sono distratti, talora. Posso affermarlo per esperienza diretta: presentammo liste disallineate e pisacanesche, prontamente fatte fuori da una Corte occhiuta e fedele al proprio lavoro (servivano 900 firme e ne raccogliemmo 950, ma pasticciando nella presentazione: bene, giusto, l’ho già detto), salvo il fatto che nel rigettarle scrisse che fra i candidati di quella lista (LeAli alla Sicilia) c’era un condannato, per delitto doloso, a tre anni e mezzo di carcere. Volevo buttarmi da un ponte. Che vergogna.

Vabbe’ essere dilettanti, ma anche criminali. Poi, però, abbiamo accertato che la Corte ha scritto il falso. Quel signore non è mai stato condannato, né si apprestano a farlo. Semplicemente non era lui. Peccato che quel falso ha funzionato da intimidazione, nei nostri confronti. Qui qualcuno deve pagare.

Stefano non è l’unico cane, in questa vicenda. La Sicilia ha imboccato una deriva da sobborgo colombiano. Vorrei fare osservare che da queste colonne denunciammo la follia di far entrare la regione anche in una compagnia aerea (non bastando gli altri sprechi). Confindustria ci ha messo una decina di giorni, per dire la stessa cosa, mentre i candidati della corresponsabilissima trinità non lo hanno ancora fatto. Che aspettano, la carta d’imbarco? E ricordo che non sussurrando in un orecchio, ma scrivendo qui abbiamo invitato le autorità a indagare sulla regolarità delle spese elettorali: fatturazioni, pagamenti, afflusso del denaro e sue fonti. Noi siamo dilettanti, e lo abbiamo dimostrato, ma se qualcuno pensa che lo stretto farà da cordone sanitario nel fermare l’infezione siciliana si sbaglia. Alla grande.

Davide Giacalone



1 agosto 2012

Ilona Staller denunciava il declino dell'Italia già nel 1989...



E' stupefacente come da sempre, per screditare l'avversario, in Italia, si sia ricorso a termini quali "qualunquismo" (senza conoscere o ricordare la storia del Fronte dell'Uomo Qualunque, che fu movimento schiettamente liberale, fondato dal già repubblicano mazziniano Guglielmo Giannini) e "antipolitica".
Tali termini sono spesso stati utilizzati e vengono utilizzati tutt'ora dalla "classe dirigente al Potere", al fine di gettare fumo negli occhi agli elettori, allorquando qualche personaggio illuminato ha iniziato o inizia a denunciare ciò che non funziona nel nostro Paese.
Decenni prima di Beppe Grillo, l'On. Elena Anna Staller, radicale, nota con gli pseudonimi di Ilona Staller e Cicciolina - da sempre attiva nel movimento per i diritti civili - denunciava ciò che oggi è praticamente sotto gli occhi di tutti gli italiani: malaffare diffuso, inconcludenza politica, mancato rispetto delle leggi da parte degli stessi rappresentanti delle Istituzioni, mancata legislazione sui diritti civili e le libertà individuali, tassazione ultra elevata, totale mancanza di meritocrazia.
E' per questo che, codesto blog, intende sostenere il suo movimento "Democrazia Natura Amore", qualora si presentasse alle prossime elezioni e, parimenti, intende sostenere il progetto politico di Oscar Giannino per "Fermare il declino", invitando ad aderire e sostenere il progetto al sito: www.fermareildeclino.it
La Rivoluzione Liberale e Libertaria passa tutta da qui.

L. B.





Questo fu il discorso che Ilona Staller (nota con lo pseudonimo di Cicciolina), tenne alla Camera, il 29 luglio 1989, durante la X Legislatura.

ELENA ANNA STALLER
: Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, vedo con piacere che dopo due mesi di crisi, risse e litigi, avete trovato il modo di dividervi le poltrone. Spero che adesso ve ne starete un po' tranquilli, almeno fino al 1992. Spero che adesso per un po' lascerete in pace la gente; quella gente che è sempre più delusa, ha sempre meno speranze e sta comprendendo sempre di più che tutti questi inutili litigi in famiglia servono solo a chi cerca il potere e vuole usarlo senza essere controllato.

Il nostro è il paese europeo in cui i governi e le legislature durano di meno, i cui elettori sono chiamati più spesso a votare, in media una volta ogni tre anni, ma in questo caso abbiamo rischiato di interromperla dopo neanche due anni dal suo inizio: un record dei record. Credo che denunciare tutto ciò sia molto importante per tutti. Il nostro rischia di diventare l'ultimo paese in Europa e questo non certo a causa mia, cioè della strega Cicciolina, ma per queste crisi continue che servono solo a chi vuole trovare nuovi equilibri di potere, ignorando completamente i contenuti, le proposte, le cose da fare. Le formule di Governo cambiano, ma le vostre facce rimangono sempre le stesse. C'è sempre Gava, c'è sempre Mammì, c'è sempre Misasi, c'è sempre cicciolino Andreotti. Siete sempre gli stessi, e la cosa più grave è che anche i problemi sono sempre gli stessi, ma voi fate finta di niente e continuate a chiedere voti, a far cadere i vostri stessi governi e a farli resuscitare. Gli anni passano e le vostre facce restano. Le facce di chi avrebbe potuto fare e non ha mai dato, di chi è sempre stato sospettato ma non è mai stato condannato, di chi si fa schiaffeggiare con finta tolleranza, di chi ha sempre promesso e non ha mai mantenuto.

A proposito di promesse non mantenute: quando era Presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita promise che avrebbe cacciato le pornostar dal Parlamento. È passato qualche mese, lui se ne è andato ed io sono rimasta.[Ilona Staller parla di violenza sulle donne, di aborto, di Aids, di pari opportunità, di libertà di opinione, d'espressione, della libertà della cultura, del diritto dei detenuti alla sessualità, poi conclude...]
Cari colleghi, abbiamo un nuovo Governo: è un Governo vecchio, vecchio negli uomini, vecchio nei programmi, vecchio nelle parole; è un Governo vecchio, composto dagli stessi uomini che sono colpevoli di avere permesso che le periferie delle nostre grandi, grandi città diventassero simili a villaggi messicani e i nostri mari a insalate di alghe. Governi vecchi come questo ne abbiamo avuti tanti che votare la sfiducia a tutti alla lunga è anche faticoso. Cosi, giuro che mi era venuta la tentazione di votargli la fiducia, giusto per regalargli il voto della pornostar di cui tutti quanti avete molta paura. Sarebbe un regalo che imbarazzerebbe un po' tutti i bigotti che ci sono tra voi; sarebbe un brutto regalo sicuramente, però ve lo sareste meritato. Poi ci ho ripensato: la fiducia è meglio darla solo al governo ombra di Achille Occhetto, il vostro è solo un'ombra di Governo e nulla merita.

Ma io spero che cicciolino Andreotti mi smentisca prima della fine della legislatura.



15 agosto 2011

Altre tristi note dal Palazzo...Della serie: l'estate del nostro scontento, fra tasse, balzelli, aumenti delle spese postali, abolizione degli sconti al 30% sui libri e aumenti dell'IVA

Casini vuole colpire i consumatori



Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, prima lamenta che l'attuale manovra colpisce il ceto medio e le famiglie e poi rilancia l'aumento dell'IVA.
Anche lui, insomma, vuole colpire i cittadini ed il loro consumi che, diversamente, proprio in quanto siamo in crisi, andrebbero rilanciati.

L.B.


Bossi staparla (ma questa, invero, non è una novità)



Umberto Bossi tuona contro Francia, Germania e la "massoneria internazionale".
Secondo questo assurdo politico italiano...ehm...padano (?!?) la colpa della crisi è tutta della "massoneria internazionale che vuole mettere le mani sui soldi della gente"  (come diceva peraltro un certo Hitler...parlando di massoni ed ebrei) e di Francia e Germania che vogliono le banche italiane.
Peccato che al governo dell'Italia ci sia anche lui e la sua Lega Nord: principale partito statalista e tartassone che si è opposto più di altri ai tagli alla "casta" a cominciare dalle Province.
Anche i bambini, di solito, quando colti con le mani nella marmellata, danno sempre la colpa al gatto.

L.B.



L'accozzaglia delle forze (a maggioranza "cattocom") contro il porcellum per tornare al mattarellum. Ovvero al porcellum precedente



Una manciata di forze politiche eterogenee a maggioranza "sinistra" (PD, IdV, SeL, PLI, Patto Segni), sta raccogliendo le firme per un referendum per abolire l'attuale legge elettorale - definita "porcellum" - per tornare al precedente "mattarellum", ovvero ad un sistema elettorale ugualmente antidemocratico e ugualmente incostituzionale.
Il mattarellum, infatti, prevede alleanze obbligate con chiunque, pur di accaparrarsi i collegi uninominali. Il sistema migliore, insomma, per sdoganare gli estremisti (Lega Nord, IdV, La Destra, SeL) di entrambi gli schieramenti e dunque, di fatto, farli comandare: qualsiasi sia il loro effettivo peso elettorale.
Diversamente, la nostra Costituzione prevede e stabilisce l'elezione del Parlamento su base proporzionale pura. Con un referendum incostituzionale, nel '93, è stato stravolto il senso stesso di tale legge. Introducendo, appunto, il mattarellum.
Ora non si capisce per quale motivo si debba tornare alla truffa del mattarellum e non alla Costituzione.
Ad ogni modo - a nostro parere - occorrerebbe una riforma costituzionale, con una apposita Assemblea che preveda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e slegato dai partiti e l'elezione del Parlamento su base proporzionale pura, con funzioni legislative.

L.B.


MA QUANTI PASTICCI E SCEMPI HANNO SAPUTO COMBINARE QUESTI POLITICI "BIPARTISAN" NEL GIRO DI QUALCHE GIORNO ??????



7 marzo 2010

Al via il decreto "salva incompetenti". Ed il PdL gongola alla grande alla faccia dei suoi elettori onesti.



E' entrato in vigore il decreto "salva incompetenti", in modo da "sanare" le irregolarità degli incompetenti - appunto - che in Lombardia e Lazio non hanno presentato le liste del PdL nei termini di legge.
Diciamo subito che il Presidente della Repubblica non poteva fare diversamente e quindi è assurdo e vergognoso tirarlo in causa: lui, i decreti, è comunque costretto a firmarli per il ruolo istituzionale praticamente ininfluente che occupa.
Vergognoso è invece il comportamento del Governo e del Presidente del Consiglio Berlusconi, che, anziché prendere per le orecchie gli incompetenti (ribadiamo il concetto) del suo partito, materiali responsabili della mancata presentazione delle liste del PdL in Lombardia e Lazio, se la prende con chi la legge l'ha voluta far rispettare. E per la prima volta nell'ambito della raccolta delle firme, visto che - come già dicevamo - le violazioni sono sempre state all'ordine del giorno da parte della stragrande maggioranza dei partiti.
Un decreto che - dunque - dà il via libera all'irresponsabilità di chi decide di cambiare i candidati nelle sue liste all'ultimo momento o preferisce andare a mangiarsi un panino, piuttosto che presentare la sua lista nei termini previsti della legge.
Bell'esempio di meritocrazia davvero !
A questo punto possiamo solamente augurare ai candidati del PdL di Lazio e di Lombardia di perdere sonoramente. Eviterebbero ulteriori brutte figure di fronte al loro stesso elettorato, che confidava in una ventata d'aria nuova ed in una vera rivoluzione meritocratica e liberale.

Luca Bagatin



4 marzo 2010

Sulla mancata presentazione di alcune liste non la si faccia tanto lunga



Finalmente la magistratura si è data da fare per beccare i "furbetti der quartierino".
Personalmente ho iniziato a raccogliere firme per la presentazione di liste elettorali quando avevo 17 anni. So che è un lavoraccio e so bene (cosa peraltro tristemente risaputa dagli "addetti ai lavori") che il 99% dei partiti era uso truccare le carte. Con firme e certificati fasulli in primis (anche di morti !) e con presentazioni discutibili (in ritardo ecc....).
Finalmente, questa volta, le cose sono andate diversamente !
Il PdL è fuori a Roma e Formigoni non ha i requisiti di legge per poter presentare la sua lista ?
Ben gli sta ! Evidentemente hanno assunto gente incompetente che non conosce le regole o - peggio - che sperava di farla franca anche questa volta.
Il sottoscritto - per anni - si è fatto il culo per raccogliere le firme e, assieme a pochi altri, ripulirle e andare in giro per i comuni a raccogliere i certificati elettorali. Lo facciano anche gli altri e, se non fanno le cose per bene, è giusto che siano esclusi.
La democrazia è rispetto delle regole, non paraculismo imperante.
Nel caso della lista Liberali & Riformatori nessuno ha gridato allo scandalo. Non hanno raccolto le firme necessarie. Punto e a casa.
Se ammettessero la lista del PdL o quella di Formigoni bisognerebbe davvero smettere di andare a votare. Ed io sarei il primo a voltare le spalle al carro berlusconiano (che pur preferisco all'armata cattocomunista e giustizialista indegna di un Paese civile).
Mancano di competenza e serietà e dovrebbero cospargersi il capo di cenere ammettendo una volta per tutte la loro pochezza.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini