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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 aprile 2013

San Giuseppe Garibaldi


E se Garibaldi, anziché unificare l'Italia e poi cederla a Casa Savoia, avesse combattuto per conto del Papa ?
E se Garibaldi, anziché essere stato un acceso anticlericale, avesse ambito ad una Chiesa dei poveri ?
E se Garibaldi, anziché essere diventato icona del mondo laico e risorgimentale, fosse diventato icona sacra del mondo religioso e cattolico ?
Questa, l'ipotesi fantastorica di "San Giuseppe Garibaldi", edito da Editoriale Albero e scritto, nel 1987, da Franca Bigliardi Carpi, che per questo romanzo ricevette il premio L'Espresso da una giuria di altissimo livello composta, fra gli altri, da Alberto Arbasino, Alberto Moravia, Leonardo Sciascia ed Enzo Golino.
Franca Bigliardi Carpi, moglie del compianto scrittore Pier Carpi, dopo aver letto tutto ciò che c'era da leggere sull'Eroe dei due Mondi, immagina Giuseppe Garibaldi esattamente così com'era, con tanto di pregi e difetti: eroe appassionato ed al contempo ingenuo; scrittore per passione ma senza averne le doti; stratega dal grande cuore e di grande fede. Una fede che Garibaldi professerà - nella realtà storica - in seno alla Massoneria, divenendone Gran Maestro ma che, nel romanzo della Bigliardi, troverà vigore nella Chiesa cattolica ed in Pio IX, che la scrittrice immagina come un buon cattolico, animato da principi liberali e purtroppo manovrato dalla Curia vaticana, con in testa il Cardinale Antonelli.
Il Giuseppe Garibaldi del romanzo, postosi, con le sue Camicie Rosse, al servizio volontario del Papa, vorrà unificare l'Italia sotto la bandiera Pontificia e con un sogno nel cuore: una Chiesa fatta di umili e di semplici, come nel desiderio originario di Gesù detto Il Cristo ed unificare l'intera Europa e, perché no, tutto il mondo, attraverso rivoluzioni di popolo, abbattendo monarchie e principati.
Un Garibaldi che, per principi, non sarà poi così dissimile dal Garibaldi che la Storia ci ha donato.
Un Garibaldi allora ostacolato dai Savoia e, nel romanzo, ostacolato dal Cardinale Antonelli, tutto preso nel sostenere i Re "cristiani" e lo status quo.

Un Garibaldi che, alla fine del romanzo...sarà addirittura e meritatamente eletto nuovo Papa !
"San Giuseppe Garibaldi" è un romanzo fantastorico ed umoristico, purtroppo fuori catalogo da molti anni, scritto con un linguaggio elegante, che vuole essere un omaggio all'Eroe dei due Mondi, ma anche di critica a certa politica risorgimentale, animata dall'intrigo e dall'intrallazzo, piuttosto che da sani principi.
La Storia - peraltro - ci insegna che, Garibaldi, una volta unificata l'Italia, si ritirò ben presto a vita privata nella sua Caprera, a fare il contadino. Deluso e sdegnato da una politica di intrallazzi che mai amò e che mai potè fare sua. Esempio per tutti del vero rappresentante - assieme a Cagliostro, Mazzini, Gandhi e pochi altri - del “Cristo Cosmico” sulla terra, ovvero dell'Eroe immortale, che, dopo duecento anni, ancora manca all'Italia ed al mondo intero.

Luca Bagatin



20 giugno 2011

Pier Carpi, l'autore (volutamente) dimenticato



Di Pier Carpi, in realtà, non ci siamo mai dimenticati.
Abbiamo cercato, per quanto difficile possa essere stato - nell'ignoranza generale - di farlo ri-conoscere per mezzo delle pagine elettroniche di questo blog ed attraverso gli organi di stampa con i quali collaboriamo.
Pier Carpi, il disegnatore, fumettista, giornalista, esperto di esoterismo e massoneria, sceneggiatore e regista, morto nell'indifferenza generale nel 2000, lasciando oggi una moglie, la scrittrice Franca Bigliardi, in condizioni di gravi difficoltà economiche.
Siamo amici del curatore delle opere di Pier Carpi, Salvatore Vaglica, che ci ha concesso anche un'intervista, qualche tempo fa ed assieme a lui, laddove è possibile, cerchiamo di gettare luce su quest'autore, sicuramente non convenzionale, eterodosso, lontano dal Potere e dalla cultura clerico-marxista tipica dell'epoca nella quale è vissuto.
Un'autore che ha pagato con l'isolamento la sua arte ed il suo anticonformismo.
Evidentemente di Pier Carpi non ci ricordiamo solo noi, ma anche moderni fans che, su youtube, hanno postato alcuni dei suoi capolavori cinematografici e fumettistici.
Che qui vi riproponiamo.

L.B.


30 agosto 2010

"MACCHE' GENIO ! SE ERA SOLTANTO UN BIDONE" di Pier Carpi

E SE LEONARDO DA VINCI FOSSE STATO UN INCAPACE ?
presentazione di Luca Bagatin

Chi è abituato a leggere questo mio blog, sa che ho da sempre una profonda ammirazione per il compianto scrittore, giornalista, regista e fumettista Pier Carpi.
Tale ammirazione nasce dal fatto che egli, oltre ad avere utilizzato nelle sue opere uno stile romanzesco, si è sempre occupato di personaggi controversi (Leonardo da Vinci, Cagliostro, i Kennedy, Licio Gelli....) e sempre con punti di vista nuovi, documentati, diversi da quanto "la vulgata" ha voluto raccontarci di loro.
Oggi, a curarne la memoria e gli scritti, oltre alla moglie Franca Bigliardi, c'è l'amico Salvatore Vaglica, con il quale sono in contatto da un anno e che recentemente mi ha fatto pervenire questo scritto inedito su Leonardo da Vinci, appunto.
Lo scritto non è tutto sommato lungo, ma la documentazione raccolta da Pier Carpi è sicuramente notevole.
Personalmente non prendo posizione in merito. Mi limito solamente ad offrirvi un ulteriore strumento di approfondimento.

Luca Bagatin

MACCHE' GENIO ! SE ERA SOLTANTO UN BIDONE
di Pier Carpi

Furbo e intrigante, non fu né ingegnere né architetto, non capiva nulla di matematica e di anatomia, plagiò le sue celebri invenzioni, non conosceva l'affresco ed era semianalfabeta. Ecco come la storiografia più aggiornata ha ridimensionato il mito leonardesco.

Messer Liunardo da Vinci, il nostro geniale Leonardo, poteva diventare il più grande pittore di ogni tempo. Sicuramente fu uno tra i massimi disegnatori. Ma rinunciò alla carriera per motivi venali: il mestiere di "dipintore" non rendeva abbastanza e gli artisti vivevano alla giornata nelle loro botteghe, come testimonia lo stesso Verrocchio, quando si lamenta che " un cuoco guadagna più di un dipintore". non aveva torto, poichè alla sua morte, trovò sepoltura soltanto grazie alla generosità di un ricco allievo, che ospitò il suo corpo nella cappella di famiglia. Botticelli e il Ghirlandaio non ebbero miglior fortuna.
Scrive Kenneth Clark, uno dei massimi esperti vinciani, dell'Università di Yale : " Possiamo presumere che Leonardo, al pari di altri giovani di talento, trascorse gran parte della sua vita a non fare assolutamente niente ". Infatti, quando Leonardo venne assolto nell'ingiusto processo per sodomia, Verrocchio rimane stupito nel vedere che, nonostante la non più giovane età, non si decideva ad aprire bottega per conto suo. Non sapeva che il maturo allievo aveva ben altri progetti. Arricchire, e alla svelta. Intanto, pensava di vendicarsi di colui che lo aveva denunciato all'urna di Palazzo Vecchio. E preparava un veleno, iniettando sostanze in un alberello, che avrebbe germogliato pesche letali e che lui avrebbe fatto pervenire al suo calunniatore. non sappiamo se il progetto giunse a termine. Ma sappiamo pultroppo che Leonardo, rinunciano al mestiere di dipintore, sprecava il suo unico talento, riscontrabile oggi in pochissime opere, come la Monna Lisa, la Vergine delle Rocce e la Sant'Anna. Altri quadri, come La Vergine e il bambino ( orribile per i vistosi errori anatomici ) il San Giovanni, Il Bacco Androgino, sono decisamente brutti e comunque in gran parte opera di suoi allievi. Da tempo il mito leonardesco è stato scalfito da studiosi qualificati tutt'altro che di parte, come il vinciano professor Auguste Koyré, dell' Istitute For Advanced Studies di Princeton, che scrive: " Benché Leonardo sia stato definito un grande scienziato e studioso, i moderni storici respingono quasi unanimemente tale interpretazione" . Eppure l'agiografia continua a presentarci un Leonardo. Come genio assoluto, summa scientifica, faro del Rinascimento. Si improvvisò scultore, combinando disastri e non scolpi mai nulla, perché ne era incapace. Si tramandava la sua leggendaria fama di architetto e costruì soltanto una stella. Si favoleggia delle sue invenzioni e armi segrete, che furono plagi di lavori già noti o banali fantasticherie, e quando si tentò di attuarle portarono al ridicolo. Si parla di lui come di grande ingegnere, ma si limitò a tentare una ridicola e costosissima deviazione dell'Arno, che non si poté terminare perché contro ogni legge scientifica e naturale. Odora ancora di zolfo per la sua fama di astrologo, ma lasciò scritto di ritenere l'astrologia una gran fandonia, e le sue imprese occulte furono a metà tra la sete di vendetta e il puro intrattenimento per le corti compiacenti. E' considerato un grande anatomista, per i suoi studi e disegni sul corpo umano, e invece non ne capiva nulla : per fortuna rimasero i disegni, i migliori della sua produzione. Lo si saluta come l'ideatore del volo umano, ma i suoi tentativi, basati su antichi disegni altrui, caddero nel ridicolo. tutt'al più si può parlare di Leonardo come del precursore del mondano deltaplano, Inoltre era semianalfabeta, scriveva in modo rozzo quanto presuntuoso, con macroscopici errori e con linguaggio contadino. Afferma il professor Giorgio De Santillana, dell'Università di Harvard, nel suo A man without letters, dedicato al problema specifico : " Leonardo scrive esattamente come i contadini del suo tempo e come quelli odierni. La sua ortografia è quella di una domestica" Il fatto di scrivere da sinistra a destra era considerato da lui un codice impenetrabile e, accanto a simili ingenuità non lesinava gli incensamenti alla propria grandezza, alla smania di gloria e soprattutto di denaro.
Leonardo si potrebbe definire con la famosa frase di Robespierre : Che cos'è questo miscuglio di genio e volgarità ? " certamente era in buona fede, rafforzato dalla massima presunzione . Sentendosi genio incompreso. Sentendosi genio incompreso e inaccettato, fece in modo di essere compreso, accettato e ben pagato, senza essere un genio. In questo riuscì grazie alla sua capacità istrionesca di convincere chiunque delle proprie fantasie, col talento di un moderno press-agent di se stesso. Sapeva vendersi bene, non esitava a bluffare e anche a barare e soprattutto seppe essere un cortigiano impareggiabile. Si scatenava nell'allestire feste e fuochi d'artificio, spettacoli e divertimenti per il signore di turno, mentre sceglieva sempre il partito migliore, nelle diverse fazioni. Tagliò le gambe ai nemici, fu sempre puntiglioso e vendicativo, come ricorda in The tragic pursuit of perfection, l'esperta vinciana Antonine Vallentin : " Leonardo aveva una sua irresponsabile passione per i tiri mancini " Capì che il successo era dovuto alla protezione delle grandi amanti, e se ne fece servo, lacchè, persino ruffiano, non esitando a cambiar padrona non appena una prediletta cadeva in disgrazia.Tutto questo per un solo scopo : vedere riconosciuti i suoi meriti di onnisciente, di genio dei geni. Se fece di tutto, sbagliando sempre, fu per la sua smania di arrivare, di stupire, di arricchire: solo una immensa fortuna, pensava e scriveva, gli avrebbe consentito di dedicarsi alle grandi opere in ogni campo dello scibile, che altrimenti non avrebbe potuto compiere. Purtroppo non fece nulla: ci ha lasciato pochi quadri, molti bellissimi disegni e tante follie disegnate e descritte nei suoi celebri codici. Ma tra tutti, c'è rimasto il suo capolavoro: Leonardo, lui stesso, la luce del Rinascimento. Era riuscito almeno in questo, a creare la propria leggenda. Il suo semianalfabetismo è dovuto al fatto di aver appreso a leggere e a scrivere dalla modesta matrigna Albiera, che in seguito morì di parto. Trascurato da un padre che lo odiava, il giovane Leonardo frequentò poco la scuola, per disertarla poi completamente. presto a bottega dal Verrocchio, cerco di rifarsi da autodidattica, ma commise l'errore di studiare sul testo De re militari di Vitruvio. Non imparò né latino né italiano, ma fu affascinato dalle armi e dalle macchine di guerra, tanto da plagiare da quel testo antichi congegni bellici di cui si attribuì l'invenzione. A bottega, lavorava poco e malvolentieri, soprattutto alle tavole del Verrocchio. Molti sono i lavori di quel periodo attribuiti a Leonardo. Forse, l'angelo del Battesimo di Cristo, ma esperti come Morelli, Thiis, Cruttwell, Grizzoni, Siren e Bodner negano che gli altri dipinti a lui attribuiti siano di sua mano, in particolare l'Annunciazione, già erroneamente attribuita al Ghirlandaio, i due ritratti della Vergine e il quadro della dama nobile, attualmente negli Stati Uniti, nel museo di Detroit, il cui curatore, il professor W.R. Felentiner, dichiara : " il primo dipinto senza alcun dubbio di mano di Leonardo è lo schizzo dell'Adorazione dei Magi, da lui eseguito all'età di trent'anni".
Il Verrocchio, che aveva simpatia per il non più giovane allievo che non concludeva nulla, lo presentò a Lorenzo il Magnifico, sollecitandogli un incarico.Ebbe un anticipo vistoso, di ben venticinque fiorini, per dipingere un San Bernardo in una pala d'altare. Molte altre volte prese anticipi e non realizzò nessun lavoro, facendosi anche condannare dai tribunali. Non aveva ancora iniziato la pala quando, dopo la congiura dei pazzi e la dichiarazione di guerra a Firenze da Parte di Papa Sisto, vide la possibilità di mettere finalmente in mostra il proprio genio. Presentò alla Signoria i suoi progetti di armi micidiali e di macchine belliche, garantendo la sconfitta nemica. Ma il Gonfaloniere respinse il tutto, sottolineando come si trattasse di strumenti già in uso presso gli antichi Persiani e gli stessi Romani, inattuabili e addirittura pericolosi. Tra gli altri, il vecchio sistema persiano di mettere lame alle ruote dei carri di guerra, per falciare la cavalleria nemica. Già all'epoca venne scartato poichè otteneva l'effetto opposto, quello di distruggere i carri amici e di falciare la propria cavalleria. Consigliato di dedicarsi alla pala, naturalmente tornò ai suoi studi, alla ricerca della grande scoperta che potesse renderlo famoso. Si impegnò negli studi scientifici e nelle elaborazioni matematiche, credendo di aver raggiunto risultati eccezionali. Scrive il matematico George Sarton dell'università di Havard, nel suo Art and science: "Nonostante tutte le asserzioni del contrario, Leonardo non era un matematico. nel prodigioso campo della matematica era unicamente in grado di brancolare come un cieco". infatti, fini per costruire uno stravagante strumento musicale, un liuto, che incuriosì Nannina Rucellai, sorella di Lorenzo. Il Magnifico, che non voleva saperne di Leonardo che lo aveva truffato con una pala d'altare, poi con una seconda, per la quale aveva versato un altro forte anticipo senza vedere nulla, fu costretto dalla sorella a ricevere il genio. Ascoltò l'esibizione con quello strano strumento e colse l'occasione per liberarsi di Leonardo: si disse pronto a pagarlo, purché fosse lui stesso a recarlo in dono a Ludovico Sforza, a Milano. Leonardo arrivò così alla corte ducale, carico di sogni e di progetti. Il liuto doveva essere soltanto la chiave per entrare nel cuore del nuovo signore e assumere ben altri ruoli di protagonista. Il duca ricevette Leonardo, ascoltò annoiato l'esibizione con il liuto e lo congedò. Ma il genio trasse all'iprovviso un documento e pretese di leggerlo, tra la noia generale: in esso, con una presunzione incredibile, si presentava come detentore di segreti di guerra, ingegnere matematico, architetto, scienziato in ogni campo, persino come scultore. Sapendo che il duca aveva in progetto la costruzione di un monumento equestre in bronzo in onore del padre, si disse in grado di eseguirne uno impareggiabile, lui che non aveva mai scolpito nulla. Ma nessuna sua proposta colpì Ludovico : né le armi da guerra, come le navi inattaccabili dagli esplosivi e dal fuoco, né le bombarde a retrocarica, né i ponti mobili, né il monumento equestre. Non offrì nessun posto al postulante e lo congedò bruscamente. Sarebbe stata la miseria, se alcuni individui non avessero trovato per il genio un forte anticipo per la solita pala d'altare che non sarebbe mai stata dipinta.

Quando a Milano esplose la peste Leonardo si buttò con impegno a risolvere il problema. Per avere un idea della sua follia, oltre che dell'inconsistenza delle leggende che lo vogliono esperto in medicina e grande architetto, basterà ricordare le idee che lui propose al duca, per debellare il flagello. partendo dall'assurda convinzione che la peste si trasmettesse via aria, consigliò semplicemente di radere al suolo Milano e far costruire al suo posto, dieci città, di trentamila abitanti l'una, da sistemare lungo il Ticino. Le disegnò puntigliosamente: una parte in superficie, per i ricchi, una parte sottoterra, per i poveri. Sistemò le fognature con scarico nel Ticino, dimenticando che in estate, con l'abbassamento delle acque, i risultati sarebbero stati terrificanti. E non curandosi del fatto che i poveri delle città sotterranee dovessero vivere nelle fogne, al buio. Non ricevette mai risposta, mentre gli arrivavano pressioni per la pala d'altare nemmeno iniziata. Però riuscì ad avvicinare l'amante del duca, Cecilia Gallerani, ottenendo di farle il ritratto. Attraverso lei, ebbe finalmente l'incarico di realizzare il monumento equestre a Francesco Sforza. Accettò con incoscienza: detestava la scultura, non aveva mai scolpito , non sapeva nulla della fusione in bronzo. Non solo, ma non si curò del fatto che tutti gli artisti già interpellati avessero rifiutato l'incarico, per l'impossibilità di fondere in bronzo una statua dalle dimensioni enormi, come il duca pretendeva. Anzi, sbalordì tutti con l'annuncio che la sua statua sarebbe pesata cinquantamila chili e il suo cavallo, senza il cavaliere, sarebbe stato alto quindici metri e in grado di reggersi soltanto sulle sue zampe posteriori. Una follia da realizzare in due anni. Due anni dopo, non c'era nulla, nemmeno dei disegni, tanto che il duca protestò con Lorenzo de' Medici, chiedendo che mandasse qualcuno a eseguire il lavoro al posto di quell'incapace. Il Magnifico non trovò in Firenze un solo scultore che accettasse di sostituire o aiutare Leonardo, a nessun prezzo, e si limitò a inviare due disegni del Pollaiuolo, che il genio naturalmente buttò via con disprezzo. Stava per essere licenziato quando, per sua fortuna, in vista delle nozze del figlio del duca, si ammalò l'addetto ai festeggiamenti e assunse quel ruolo.Nel quale seppe dare il meglio di se stesso, facendo dimenticare cavallo e pala. Risale a quei giorni l'unica opera architettonica veramente eseguita da Leonardo. Una scuderia per cavalli arabi, per conto del generale Sanseverino, comandante dell'inesistente esercito di Milano. Vezzeggiato a corte, prese a vestirsi con eleganza, a impomatarsi e incipriarsi e persino a lavorare. Rimise mano al cavallo con altri sistemi, ridimensionandolo ma non cambiando nulla, e riprese i suoi studi di anatomia. Basta vedere i disegni del tempo, per constatare quanta fosse la sua ignoranza in materia. Nella celebre rappresentazione del coito, nel pene sono disegnati due canali, uno per sperma e urina e un altro per una non meglio precisa anima. Intanto il duca cambiò amante e Leonardo si affrettò ad attaccarsi a lei, per non perdere il posto di festaiolo di corte, abbandonando la vecchia benefattrice. E ottenne l'incarico di dipingere la celebre Ultima Cena. Aveva accettato con la consueta incoscienza, poiché non aveva mai dipinto su muri e non conosceva nemmeno i rudimenti della tecnica. Intascò l'anticipo e pensò ad altre invenzioni, che potessero arricchirlo: una industria con macchine capaci di affilare aghi, in grado, scrive lui stesso, di fruttargli ben sessantamila fiorini l'anno; un orditorio, ancora più redditizio, quindi una macchina per cuscinetti a rulli. Ma ecco la realtà scuoterlo: il re di Francia marciava alla conquista di Milano. Doveva salvare il ducato e le sue prebende, fece progetti di difesa, disegnò macchine di guerra. Ma ricevette soltanto l'incarico di sistemare i tubi di riscaldamento nel bagno della duchessa. Ridotto a idraulico, rinunciò. Ma solo perché non era riuscito a risolvere nemmeno quel piccolo problema. Inoltre era preoccupato per l'Ultima Cena, che già andava sgretolandosi, perdendo i colori, deformandosi. L'opera è celebre e sin troppo lodata, ma in effetti è molto brutta. Il famoso critico Bernard Berenson tra i massimi esperti vinciani, scrive "E' un'assordante, fragorosa lite su una pizza di mercato napoletano ". Il disegno è sbagliato, con vistosi errori di calcolo, estremamente rozzo, per un dipinto privo di senso religioso e platealmente teatrale. Già guardando le mani si può capire quali siano gli errori del disegno di base. Come scrive Kenneth Clark, già poco dopo che l'affresco fu ultimato, il muro era già screpolato e crepato in modo disastroso. Ciò che vediamo dell'Ultima Cena " è oggi in gran parte opera del tempo e dei restauratori. Le smorfie sono solo ciò che il tempo e il restauro ci hanno lasciato ".Incapace di risolvere il problema idraulico della duchessa, Leonardo ottenne udienza da Ludovico. Ci fu una lite per compensi arretrati, dopo le proposte per il fallito monumento, ma il duca temeva soprattutto i francesi. Chiese a Leonardo di fare tutto il possibile per difendere la città e gli donò una vigna. Il genio militare visitò le fortificazioni e, dopo giorni e giorni di riflessioni, concluse testualmente " Poiché il potere delle artiglierie è aumentato di un terzo, i bastioni dovranno essere fatti d' un terzo più forti ". Il problema per lui era così risolto. Attese l'arrivo dei francesi e si mise al loro servizio. Fu introdotto presso Cesare Borgia, che lo lodò per le fortificazioni di Milano. Leonardo si tenne gli elogi, ben guardandosi dal rivelare che il costruttore non era affatto lui. Si disse onorato di servire anche la famiglia Borgia, si fece fissare un lauto stipendio e rimase in attesa di ordini. Ma ecco tornare Ludovico, con un esercito di svizzeri e tedeschi. Leonardo coi suoi collaboratori fuggi a Mantova. Incontrò il matematico fracescano Luca Pacioli, che lo indusse a mettere i suoi segreti militari al servizio di Venezia, minacciata dai Turchi. Leonardo non esitò, raggiunse la Serenissima e giurò che grazie alle sue invenzioni e armi segrete, avrebbe affondato la flotta di Reis Kemal Pascià, ancorata in laguna. Presentò il suo progetto del palombaro, che in realtà aveva copiato dai disegni del senese Giacomo Mariano. Ebbe denaro e collaborazione, mise in mare i suoi " sommozzatori ", ma nessuna nave nemica venne affondata o scalfita e Leonardo dovette fuggire. Chiamato da Cesare Borgia, lavoro per lui, con i soliti risultati. Disegnò un progetto allucinante e irrealizzabile per prosciugare le paludi di Piombino, quindi fu incaricato di far saltare la fortezza di Arezzo, che resisteva al Valentino. Predispose nuovi formidabili esplosivi che non ebbero nessun risultato, tanto che la città fu presa per fame. Anche il Borgia si stancò di quell'individuo inconcludente ed esoso, che finì per tornare a Firenze: dell'Ultima Cena si parlava molto e siccome nessuno l'aveva vista, poteva vivere campando di tanta fama. Ma il suo incontro con Niccolò Machiavelli lo distolse dal sogno di passare una serena vecchiaia dipingendo. C'era la guerra con Pisa e Leonardo fu incaricato di usare i suoi segreti militari a favore di Firenze. Il genio considerò che i pisani potevano combattere solo perchè ricevevano viveri e rifornimenti via acqua, sull' Arno. Così decise di deviarne il corso . E fu preso sul serio. Machiavelli si lasciò convincere dall'idea di non far passare più l'Arno per Pisa e concesse a Leonardo denaro, cantieri, uomini a volontà. I comandanti militari risero dell' impresa, ma dovettero obbedire e ci misero tutto l'impegno. Mentre essi lavoravano, Leonardo studiò un altro progetto, per due canali d'Arno verso Firenze: uno per fare arrivare le merci direttamente dal mare, l'altro per legare via mare le città alleate, come Pistoia, Serravalle, Prato. Nonostante la delusione per lo stallo della deviazione dell'Arno, la Signoria si lasciò convincere anche in questa seconda assurda impresa, per la quale Leonardo aveva calcolato un guadagno di ben duecentomila fiorini l'anno. Intanto assunse anche l'incarico di dipingere la Battaglia di Anghiari, impresa che finì miseramente per incapacità, così come caddero nel ridicolo le costose e folli deviazioni dell'arno e i canali. Per arrivare a Serravalle, l'acqua avrebbe dovuto salire di ben centocinquanta metri e Leonardo pensò di costruire una enorme pompa aspirante, che non si fece mai. Scrive il professor Ralph Raeder, studioso vinciano e ingegnere: " Il progetto e i disegni per il canale d'Arno formano una pagina di calcoli labirintici, un documento di delirio matematico" .

Ma venne la resa dei conti. La Signoria pretese che terminasse i lavori per i quali era stato pagato, cominciando dalla Battaglia di Anghieri. Contemporaneamente una secca dell'Arno interruppe i lavori dei canali e della deviazione, poiché le acque non potevano essere manovrate. I lavoratori protestarono e si rifiutarono di proseguire nella folle impresa. La Signoria ordinò che proseguissero. E fu il disastro. Le piogge, quasi un diluvio travolse tutto. in un amibente sempre più ostile, Leonardo pensò di risolvere tutti i propri problemi diventando ricco grazie alla realizzazione del volo umano. Sono sin troppo note le disavventure in proposito, mentre progetti e disegni non avevano alcuna consistenza e tantomeno possibilità di realizzazione. Scrive Ivor B. Hart, direttore dei servizi didattici del Ministero dell'aviazione britannica: " Si può affermare senz'altro che, nel complesso, i disegni di macchine volanti eseguiti da Leonardo sono di scarsa incidenza scientifica.Si tratta di semplici curiosità, di splendide illustrazioni eseguite da un genio con la passione della meccanica, che si abbandona senza remore ai propri sogni, speranze, illusioni" . Anche la leggenda del Leonardo precursore dell'elicottero è smentita autorevolmente, sia dagli studi del Professor Ladislao Reti sugli elicotteri e i giroplani, sia da H. C Gibbs - Smith, nell'analisi specifica fatta in Origins of the Helicopter. inoltre un primordiale elicottero è dipinto persino su un quadro sacro, con Gesù Bambino intento " a giocare con un oggetto simile a un elicottero", del 1460 e oggi conservato nel museo di Le Mans. Dopo la famosa contesa con la Signoria e il conseguente sequestro dei centocinquanta fiorini lasciati in garanzia per i lavori non eseguiti, Leonardo fu ancora a Milano presso il vicerè. Riprese il suo adorato ruolo di cortigiano e organizzatore di grandi feste. Ma non smise mai con i suoi sogni di genialità e ricchezza. Nemmeno quando, usurpando una fama di costruttore e architetto, seguì il re di Francia, riuscendo finalmente a vivere in un castello, come un principe. Pensava a nuove invenzioni, come una lacca indelebile, a costruire armi micidiali, trabocchetti diabolici da sistemare in sotterranei. Propose di costruire una nuova reggia, che per fortuna non gli fu affidata. Riprese i suoi studi sul corpo umano, lasciando testimonianze patetiche: " La lunghezza dei palmi è stessa di quella del piede... La lunghezza del dito più lungo è uguale a quello della larghezza della bocca... La larghezza del calcagno è uguale a quella del polso... Il piede è lungo quanto l'intera testa di un uomo... Dall'ombelico ai genitali vi è la lunghezza di una faccia..." Ma non costruì nulla, nemmeno la torre traforata nel castello di Blois, che gli venne erroneamente attribuita. Disegnò progetti di palazzi e giardini all'italiana, la ricostruzione della reggia, parti anatomiche, lavorò alla seconda tavola della Vergine delle Rocce e portò a termine quella Monna Lisa che doveva renderlo immortale. La vera testimonianza di un genio e di un talento sprecati. A ricordarci che davvero Leonardo avrebbe potuto diventare uno dei massimi pittori di ogni tempo, c'è appunto la Monna Lisa. Una tela che il re, dopo la scomparsa dell'artista, incamerò senza versare un soldo. In quella solitudine principesca, integro nei suoi sogni non realizzati e quindi vivi, messer Liunardo da Vinci riceveva ospiti, parlava, dissertava, teneva una sua corte, si compiaceva di insegnare ciò che non aveva mai saputo. Era la sua ultima grande festa di corte, ma stavolta da protagonista. Ma ormai, senza più illusioni, aveva scritto " Ho sprecato le mie ore".

Pier Carpi



21 dicembre 2009

Un ricordo di Pier Carpi



Dello scrittore, giornalista, regista, fumettista ed esoterista Pier Carpi parlai diffusamente in un mio articolo del 2 settembre 2009, pubblicato anche su questo blog. A distanza di quasi dieci anni dalla sua morte, avvenuta nel più tetro e lugubre silenzio. Un silenzio che, purtroppo, dura ancora e che costringe oggi la vedova Carpi - la scrittrice  Franca Bigliardi - a vivere una situazione economica assai difficile.
Pier Carpi fu personaggio del panorama culturale italiano spesso avversato per le sue prese di posizione "contocorrente" e - per questo - volutamente rimosso in quest'Italia dalla scarsa memoria storica ed ove l'"egemonia culturale" di gramsciana memoria incombe come un macigno, non permettendo quella fondamentale apertura necessaria all'approfondimento, allo scambio ed alla diffusione delle idee.
Di Pier Carpi ricordiamo qui - brevemente - numerosissime opere sulla Storia della Magia, sulle Società Segrete, su Cagliostro di cui realizzò anche un prestigioso film, su Papa Giovanni XXIIIesimo, sulla figura di Gesù e su Licio Gelli, di cui peraltro fu amico.
Pier Carpi realizzò e sceneggiò anche il film horror "Un'ombra nell'ombra", nel 1979, con attrici del calibro di Valentina Cortese ed Irene Papas, nonché collaborò con Alfredo Castelli nella redazione di alcuni numeri del fumetto cult "Martin Mystere" della Bonelli Editore.
Vorrei qui riportarvi un paio di video a lui dedicati: un'intervista all'autore sul suo ultimo libro "Gesù contro Cristo", ed uno spezzone tratto dal film "Un'ombra nell'ombra" (per taluni considerato - a torto - un film di serie B).
Oggi, Pier Carpi, è seppellito a Viadana (MN), sotto un semplice cumulo di terra.
Morì a soli 60 anni nel 2000.

L.B.



2 settembre 2009

Pier Carpi e il Venerabile

STORIA DI UN AUTORE TRISTEMENTE DIMENTICATO A CAUSA DI UNA TRAGEDIA SCRITTA DA GIGANTI, MA RECITATA DA NANI IMPAZZITI (come egli stesso ebbe a dire)
di Luca Bagatin

Ho scoperto Pier Carpi aggirandomi, come spesso mi accade, fra la sezione esoterismo di una nota libreria veneziana.
"Le profezie di Papa Giovanni XXIII" fu il primo suo libro che lessi d'un fiato. Fu solo poi che scoprii che Pier Carpi (pseudonimo di Piero Arnaldo Carpi), emiliano, classe 1940, era prima di tutto conosciuto - specie negli anni '60 '70 - come fumettista e finanche giallista, autore de "Il romanzo di Diabolik", di molte storie a fumetti di Topolino e finanche di qualche numero di "Martin Mystere" della Sergio Bonelli Editore, in collaborazione con l'ottimo Alfredo Castelli, con il quale fonderà anche la rivista "Horror" nel 1970.
Da allora ricercai tutto su di lui, ma trovai ben poco. Quasi tutte le sue opere sono fuori catalogo da tempo, forse finanche da prima della sua prematura morte, avvenuta nel giugno del 2000.
Approfondii sulle pagine da lui magistralmente scritte in “Cagliostro il Taumaturgo”, la figura del conte Alessandro Cagliostro (di cui realizzò anche un film, nel 1974, oggi pressoché introvabile, con la sceneggiatura anche di un'insospettabile Enrica Bonaccorti), scoprendo che egli era un autentico Grande Iniziato e non l'imbroglione Giuseppe Balsamo come l'Inquisizione avrebbe voluto far credere. Mi immersi nel mondo degli imbroglioni dell'occulto con "I mercanti dell'occulto" e consigliai quel libro, con ironia ed una punta di disprezzo, alle varie fattucchiere ed imbonitrici nelle quali - in occasioni sporadiche ed assolutamente accidentali - mi capitò d'imbattermi.
E poi approfondii la figura di Licio Gelli, di cui Pier Carpi fu amico per tutta la vita e che ebbe il coraggio di riabilitare nel saggio “Il caso Gelli”, del 1982, ove dimostrò come l'inchiesta sulla P2 non fosse che una bolla di sapone costruita ad arte dal Potere politico dell'epoca per nascondere le sue malefatte.
E proprio di recente ho avuto la fortuna di trovare ed acquistare uno fra gli ultimi romanzi-verità di Pier Carpi, scritto nel 1993, sulla figura di Gelli: "Il Venerabile", edito dal suo amico tipografo Ivo Zarotti con il quale collaborò in gioventù. Romanzo dal quale avrebbe voluto trarre una sceneggiatura per un film.
Ne "Il Venerabile" Carpi ricostruisce, a mò di romanzo, la biografia di Gelli, ma anche la storia della sua stessa vita. Ovvero di quando Carpi crebbe in un orfanotrofio, maltrattato e vilipeso, e successivamente cresciuto con amore dai frati benedettini. Del suo incontro, a sedici anni, con la moglia Franca Bigliardi che ancora oggi ne onora la memoria.
E poi della sua amicizia-inimicizia con il disegnatore Hugo Pratt, della sua carriera come fumettista, regista e ricercatore del mistero. E dunque le sue ricerche sulla Massoneria che lo portarono a collaborare direttamente con la Loggia P2 del Grande Oriente d'Italia ai tempi della Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Loggia discreta, per nulla segreta, come fu erroneamente fatto credere. Visto che nell'Obbedienza di Palazzo Giustiniani non esistono, sino a prova contraria, Logge segrete o presunte tali.
A Pier Carpi capitò infatti di collaborare con la P2 quando ancora Licio Gelli era un Signor Nessuno, per così dire.
In qualità di giornalista, infatti, gli fu chiesto da alcuni membri della P2 di intervistare Vittorio Emanuele - il Re d'Italia in esilio in Svizzera - e Marina Doria. Vittorio Emanuele era allora membro di spicco della P2 e ben presto divenne molto amico di Pier Carpi e della moglie.
A Carpi venne dunque in mente di studiare la questione al fine di far concedere il riconoscimento del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (fondatrice della Massoneria speculativa nel 1717). E pensò di farlo proprio per mezzo di Vittorio Emanuele che, essendo massone d'origine nobile, avrebbe potuto convincere il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia inglese di diritto, a concedere il riconoscimento ufficiale al GOI.
Così puntualmente avvenne. E pochissimi sanno che fu proprio merito del nostro Pier Carpi (tale riconoscimento fu revocato nel periodo successivo al presunto scandalo P2).
Fu così purtuttavia che Pier Carpi si trovò inserito a sua insaputa (lo seppe solo tempo dopo) nelle liste della P2, pur non essendo mai stato iniziato regolarmente alla Massoneria.
Tempo dopo ebbe modo di conoscere Licio Gelli e fu in quell'occasione che diventarono molto amici.
Ne "Il Venerabile", appunto, Carpi ci mostra il Gelli dei tempi del Fascismo, ardito nella Guerra di Spagna e successivamente in Albania. Capo del Fascio di Pistoia, ma anche filantropo nei confronti dei molti ebrei e compaesani partigiani che salvò dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Un Gelli sicuramente calcolatore, fascista convinto, ma anche umano. Come la Storia - scritta e spesso mistificata sempre dai vincitori - non ce lo ha mai presentato.
Fu allorquando scoppiò il presunto scandalo P2 che Pier Carpi si trovò seriamente nei guai, pur non avendo commesso nulla.
Come amico di Gelli ed iscritto nei registri della Loggia, si vide ingiustamente indagato, vilipeso e non riuscì neppure più a lavorare. Le sue condizioni di salute, peraltro, si aggravarono e lo porteranno, come sopra scritto, ad una prematura morte all'età di 60 anni.
In questo suo romanzo-verità, dunque, egli racconta tutto ciò, non risparmiando nulla. Chiarendo, come successivamente i fatti si incaricheranno di chiarire, che la P2 era una Loggia discreta, non segreta, che di massonico aveva ben poco, certo, ma che non aveva né intenzione di complottare contro lo Stato né altro illecito scopo.
Licio Gelli aveva unicamente in testa l'obiettivo di rendere la Massoneria italiana un'organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano di Rinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni '70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c'entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all'indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via....
Pier Carpi, sostanzialmente, queste cose le spiegò ne “Il caso Gelli” e successivamente le riprese nel romanzo-verità di cui stiamo parlando.
Libri che gli costarono davvero l'isolamento fisico e morale nel panorama culturale italiano d'allora, spesso monolitico, poco incline all'approfondimento, chino nei confronti del Potere (quello vero !).
E fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l'ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo.
Peccato purtuttavia che Licio Gelli, oggi completamente riabilitato, si sia totalmente dimenticato dell'amico Pier Carpi e della moglie, la scrittrice Franca Bigliardi (nota per aver scritto “Il ventre di Maria”) già sopra citata, che si trova oggi in condizioni economiche precarie al punto di essersi trovata costretta a vendere tutti i diritti del marito per pochi euro.
Oggi, di Pier Carpi, ci rimane dunque solo un piccolo Centro Studi (piercarpi.interfree.it) messo in piedi dalla stessa moglie e da Salvatore Vaglica, amico e procuratore dello scrittore, e che vorrei ringraziare per la collaborazione prestatami per la redazione di questo mio pezzo. Entrambi hanno annunciato che sarà presto ripubblicato di Pier Carpi il primo numero del “Romanzo di Diabolik”, nel '67 edito da Sansoni ed oggi curato dalla Larus Edizioni e che sarà distribuito in tutte le librerie.
E' volontà del Centro Studi intitolato a Pier Carpi, dunque, la ripubblicazione di tutte le sue opere, negli anni a venire.
Un primo importante passo per far tornare alla ribalta un grande maestro della letteratura, del cinema, del fumetto e dell'esoterismo serio e chi scrive è sin d'ora ben intenzionato a proseguire la collaborazione con il Centro Studi Pier Carpi per la promozione di tali opere, con profondo senso di gratitudine ed ammirazione.

Luca Bagatin

Un giovane Pier Carpi e, qui di seguito, alcuni dei suoi successi editoriali, fumettistici, cinematografici e saggistici fra gli anni '60 e gli anni '90



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini