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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 ottobre 2015

"Masters of the World": un interessante simulatore geopolitico

Il celebre Cancelliere imperiale del XIXsecolo Otto Von Bismark, definì la politica come “l'arte del possibile”. Ma può, l'arte, essere utilizzata per comprendere la politica ?

A risponderci è la casa produttrice francese Eversim, la quale realizza principalmente simulatori e “seriuous game” (letteralmente “giochi seriosi”) che, con il suo videogioco per pc “Masters of the World” è riuscita – attraverso la sua arte grafico-strategica - a realizzare il primo simulatore geopolitico al mondo.

Governare un Paese è il mestiere più complesso al mondo, in quanto le variabili sul campo sono numerose: economiche, commerciali, militari, geo-strategiche e così via e lo possiamo ben comprendere seguendo ogni giorno i mass-media, internet e così via.

Eversim – che, ricordiamolo, si occupa da anni di realizzazione di giochi di simulazione spesso utilizzati anche per la formazione di diplomatici e di consulenti NATO, ci permette con il suo “Masters of the World” - scaricabile al sito www.masters-of-the-world.com - di vestire i panni di un Capo di Stato o di Governo e di gestire, in modo sufficientemente realistico, la politica di uno dei 175 Paesi del mondo.

Chi scrive ha testato personalmente il gioco e lo ha trovato davvero entusiasmante e realistico, oltre che educativo. La grafica è semplice, ma comunque di buona qualità, se consideriamo che nel gioco sono riprodotti pressoché fedelmente tutti i Capi di Stato e di Governo attualmente in carica, oltre che i relativi Ministri (per l'Italia, considerando che il gioco è aggiornato al 2014, il Premier è Enrico Letta e i suoi relativi ministri dell'epoca ed all'opposizione sono riprodotti i vari Grillo, Berlusconi ecc...).

Il gioco consiste, in sostanza, nel gestire il sistema legislativo, delle imposte, la politica interna ed estera (gestendo i relativi Ministeri, interfacciandosi con i relativi Ministri), le relazioni economiche nazionali ed internazionali, il sistema dei servizi segreti e così via, attraverso un vastissimo menu. Gli obiettivi del gioco sono presto detti: rimanere al governo con un indice di popolarità elevato, risollevando le sorti del Paese e, successivamente, essere anche rieletti. Il che, ve lo posso garantire, è tutt'altro che semplice e per potervi riuscire occorre essere muniti di grande pazienza e di capacità di ragionamento, un po' come se ci trovassimo davvero nella “stanza dei bottoni” della politica nazionale ed internazionale.

E' molto facile, ad esempio, se aumentate troppo talune imposte, oppure se tagliate troppo talune spese, che l'opposizione o i sindacati organizzino scioperi e manifestazioni ad oltranza, bloccando, di fatto, il Paese. A quel punto avete alcune opzioni: andare in tv e spiegare alla popolazione le vostre intenzioni; ritirare o cambiare la vostra politica fiscale; far intervenire la polizia o l'esercito per far arrestare i facinorosi, oppure, addirittura, tentare di corromperli.

Viceversa, se ad esempio abbassate le imposte o talune spese, il vostro indice di popolarità aumenta ma...attenzione ! Il deficit statale aumenta e così i relativi interessi sul debito. Interessi che, peraltro, potete tentare di negoziare attraverso appositi incontri con i “prestatori” internazionali e le agenzie di rating. Occorre dunque fare molta attenzione a quali imposte aumentare o diminuire, quali spese ridurre o aumentare, a seconda delle esigenze economico/politiche del momento. I Ministri del vostro governo virtuale, ad ogni modo, vi forniranno spesso dei suggerimenti in merito che potrete assecondare, oppure, eventualmente, ignorare.

Badate bene che ogni scelta di aumento delle imposte o l'introduzione di nuove leggi (ad esempio la modifica della legge elettorale, l'introduzione dell'eutanasia ecc...) deve obbligatoriamente passare per la votazione nel nostro/vostro Parlamento virtuale (oppure tramite referendum, se scegliete di cedere la parola agli elettori) e, anch'essa, funziona in modo piuttosto realistico.


Oltre a ciò vi sono gli incontri internazionali, ovvero la possibilità di gestire importazioni ed esportazioni del Paese e, dunque, negoziare con la Merkel, Hollande, Putin (riprodotti graficamente in modo fedelissimo) e tutti gli altri Capi di Stato del mondo.

Altro dato di realismo del gioco sono le organizzazioni internazionali delle quali fate parte e/o con cui avrete a che fare nel corso della partita: ONU, Fondo Monetario Internazionale, NATO, BRICS, Mercosur e così via e ciò vi permetterà di comprendere ancora meglio il loro funzionamento nella vita reale e quanto ciò incida nella vita quotidiana di tutti noi.

“Masters of the Word” prevede inoltre la giocabilità di diversi “scenari” realistici fra cui: “Salvataggio della Grecia”, “Fiscal cliff USA”, “Escalation Israele-Iran” e molti altri. In questo modo non solo si possono comprendere meglio le problematiche relative alla geopolitica di quei Paesi, ma anche testare le nostre capacità strategiche di risoluzione dei problemi relativi.

Altro aspetto accattivante del “serious game” in questione è lo scenario che ci permette di interpretare il ruolo del capo di uno qualsiasi dei partiti d'opposizione che, nello scenario in questione, verrà eletto e dunque salirà al potere. Importante è, ad ogni modo, anche la coerenza ideologica: se il partito al governo ha un orientamento di “sinistra” le misure politiche adottate dovranno essere coerenti con questo orientamento; la medesima cosa accadrà se il partito al governo ha un orientamento di “destra”. Se il Premier in questione da noi interpretato deciderà, ad ogni modo, di prendere decisioni in contrasto con la sua maggioranza, potrebbe avere non pochi grattacapi con i suoi Ministri e parlamentari e, dunque, subire diverse crisi di governo. Come, nei fatti, accade nella realtà !

“Masters of the Word” è, dunque, un'esperienza unica nel suo genere, anche perché ci risulta essere l'unico videogame geopolitico attualmente in commercio e merita di essere provato non solo dai giovani appassionati di videogiochi gestionali, ma anche dagli addetti ai lavori: siano costoro giornalisti, appassionati di politica o personalità politiche medesime.


Luca Bagatin



2 settembre 2015

Il Socialismo Arabo di Mu'Ammar Gheddafi

Oggi sappiamo che quelle “primavere” erano delle estati torride, oppure dei freddi inverni.

Oggi sappiamo che quelle “primavere arabe” furono dei veri e propri Colpi di Stato sostenuti dalla NATO, da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d'America in primis e non hanno affatto portato democrazia, anzi, hanno completamente spazzato via - in Libia - la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari voluto dal Colonnello Mu'Ammar Gheddafi, barbaramente ucciso nel 2011.

Oggi Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Germania e compagnia triste, piangono per l'avvento di un'immigrazione incontrollata da loro peraltro causata, attraverso la destabilizzazione di Paesi sovrani, dalla Libia alla Siria, oggi in mano a Daesh, ovvero quell'Isis terrorista di cui sentiamo tanto parlare, per decenni peraltro finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America, come di recente raccontato dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita.

Ecco che cosa ci hanno “regalato” i nostri sedicenti governanti “democratici e liberali” che oggi si stracciano le vesti, come Obama – il quale farebbe bene ad iniziare ad accogliere un po' di profughi, viste le sue totali responsabilità belliche che meriterebbero un'incriminazione, assieme a Sarkozy e Cameron, per violazione dei diritti umani – come le varie Merkel, Hollande, Renzi...e quel Cameron che pensa che sia sufficiente chiudere, nazisticamente, le frontiere...sic !

Che tristezza questi “soloni” euro-yankee, i cui padri politici hanno per secoli sfruttato il Terzo Mondo, arricchendosi alle spalle dei poveri, sfruttando le loro risorse anziché insegnare loro ad usarle al meglio.

E' per questo che saggi come “Socialismo e Tradizione” di Mu'Ammar Gheddafi, edito dalla casa editrice Edizioni all'Insegna del Veltro (www.insegnadelveltro.it) aiutano a conoscere meglio un grande idealista e successivamente Capo di Stato, ingiustamente accusato di barbarie e di essere un vile dittatore.

Mu'Ammar Gheddafi, di cui ci ripromettiamo di parlare in diversi altri articoli, nato in una poverissima famiglia di beduini, fu un rivoluzionario incruento che, nel 1969 – a soli ventisette anni – rovesciò il regime monarchico di Re Idris I al-Senussi. Egli rovesciò quel regime corrotto senza alcun spargimento di sangue, solo con la forza della ragione, del carisma nel convincere le masse incolte, povere e sfruttate. Ed alle masse restituì il potere e la sovranità, in accordo con i principi del Socialismo Arabo enunciati da Gamal Abd el-Nasser, Presidente dell'Egitto negli Anni '50 e primi '60. Un socialismo – quello di Nasser e Gheddafi - alternativo rispetto al comunismo marxista ateo e materialista ed al capitalismo sfruttatore. Un socialismo che ricercava l'autogestione dei mezzi di produzione e l'inclusione delle masse nell'attività di governo, al posto dei partiti e dei parlamenti.

Un socialismo adatto ai Paesi non allineati e del Terzo Mondo, ma assolutamente esportabile in ogni Paese che volesse e voglia includere il popolo nelle decisioni politiche, in ogni Paese che abbia compreso che democrazia significa “forza di popolo” e non “forza di una parte del popolo”, ovvero delle oligarchie partitocratiche, delle sette, delle ideologie totalitarie o dei sistemi economici fondati sullo sfruttamento del lavoro salariato.

Di questo il Presidente Gheddafi parla diffusamente nel suo “Libro Verde”, nel quale enuncia i principi della sua rivoluzione sociale e di cui parleremo in successivi articoli.

Il saggio “Socialismo e Tradizione” è invece un raro testo, di piccole e maneggevoli dimensioni, presentato da Claudio Mutti, già presidente dell'Associazione Italia-Libia negli Anni '70.

Nell'introduzione Claudio Mutti spiega il ruolo strategico e geopolitico della Libia di Ghieddafi, la quale, con la “Rivoluzione Verde” del '69, è riuscita a liberarsi non solo della monarchia corrotta, ma anche e soprattutto dell'imperialismo statunitense e inglese, rilanciando il panarabismo ed il panafricanismo, ovvero ricercando l'unità – in pieno spirito di fratellanza - dei popoli arabi e africani. Tentativi, purtroppo, tutti falliti, ma che ricordano molto i tentativi del Presidente del Venezuela Hugo Chavez – ottimo amico di Gheddafi – di ricercare un'unità dei Paesi Latinoamericani e, nel passato, i tentativi del Presidente dell'Argentina Juan Domingo Peron, di ricercare l'unità dei Paesi non allineati e non asserviti né all'URSS, né agli USA.

Come ricorda Claudio Mutti, fu dal 1999 in poi che Gheddafi diventò in particolare “Ghieddafi l'Africano”, intervenendo spesso nella risoluzione di conflitti sul continente africano e fu anche forse l'unico ad arginare il fondamentalismo islamico, ricordando che l'Islam è fondamentalmente una religione di pace, che guarda all'emancipazione dei popoli.

Solo i governi dell'unico vero Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero i governi Craxi e Andreotti dialogheranno con questo leader africano e così farà - opportunisticamente e per un breve lasso di tempo - il solito Berlusconi che purtuttavia – con il sostegno dei cattocomunisti oggi al governo - tradirà Gheddafi ben presto e sosterrà anche lui la guerra contro la Libia a fianco delle potenze imperialiste e neo-colonialiste.

Nel saggio “Socialismo e Tradizione” troviamo dunque un'importante testimonianza di chi sia stato il Colonnello e Capo di Stato Mu'Ammar Gheddafi. Nel testo, infatti, sono riportati suoi importanti discorsi pronunciati nel corso degli Anni '70, che delineano le linee guida della Rivoluzione Verde Libica e dell'Unione Socialista Araba.

Mai come oggi è necessario comprendere chi sia stato questo uomo. Solo così possiamo capire le ragioni per le quali è stato barbaramente ucciso ed il drammatico presente che stiamo solo per iniziare a vivere. Un presente drammatico per il quale dobbiamo ringraziare solo i tanti sedicenti “democratici e liberali” di cui abbiamo già parlato, assetati di potere e di ricchezza. Da Obama a Cameron, da Hollande alla Merkel sino a Renzi e compagnia. Persone tutt'altro che amate dai loro stessi popoli, i quali, presto o tardi, dovranno iniziare a risvegliarsi.


Luca Bagatin



4 agosto 2015

Le politiche nazifasciste di Cameron e Hollande. Stop allo sfruttamento del Terzo Mondo da parte dell'Occidente pseudo-democratico !

Pensano di costrastare un fenomeno che hanno creato loro.

E vogliono contrastarlo con misure barbariche, naziste. A Calais, a Ventimiglia....

Stiamo parlando delle ex grandi potenze colonialiste, Francia e Gran Bretagna, peraltro grandi esportatrici di armi nel mondo assieme anche al nostro Paese e non solo.

Paesi che hanno bombardato impunemente Stati sovrani quali la Libia, regalandoci così i criminali di Daesh, l'Isis, peraltro amico dei loro amici imperialisti statunitensi.

Paesi che oggi vogliono contrastare l'immigrazionismo, avendo però per secoli e decenni sfruttato la manodopera a basso costo e le risorse naturali del Nord Africa, dell'America Latina e non solo.

La stessa barbara uccisione del leone Cecil in Zimbabwe e di altre specie protette non è che la metafora di un Occidente barbarico, edonista, opulento e pseudo-democratico che depreda un Terzo Mondo i cui usi e costumi vogliono essere legittimamente diversi e che necessita solo di pace e prosperità e non già di sradicamento, deportazione finanche in nome di presunti “diritti umani” da esportare, di “democrazia” elettiva che non funziona nemmeno da noi.

E così Cameron e Hollande si trasformano in nuovi Hitler, ponendo steccati come fa la fascista Francia di Hollande che, anziché chiedere scusa – coprendosi il capo di cenere - ai popoli del Nord Africa e Terzo Mondo e aiutandoli ad uscire dalla deportazione, dallo sradicamento, dalla fame e dall'analfabetismo, li discrimina, li vuole fuori, pone steccati e aiuta quella Gran Bretagna che per secoli ha fatto strage di vite umane in nome di una Corona che non si è dimostrata diversa dall'Olocausto nazista e dalle barbarie sovietiche, specie se contiamo i numeri delle vite umane trucidate e calpestate nei secoli.

Occorre una visione diversa del pianeta e dell'Europa. Una visione che globalizzi i sentimenti umani e non già gli interessi dei Governi, degli Stati, delle imprese, del sistema bancario e dei ricchi.

Occorre chiedere scusa a chi ha subito i danni del colonialismo e del capitalismo, ai quali non solo va condonato ogni debito, ma non vanno più vendute armi e vanno anche offerte - a titolo gratuito e di risarcimento danni - risorse affinché questi si emancipino attraverso sistemi che riterranno loro e solo loro più consoni alla loro cultura e mentalità.

Pura utopia, allo stato dei fatti, lo sappiamo. Ma l'unica alternativa alle barbarie moderne prodotte proprio dalla nostra sedicente “civiltà”.


Luca Bagatin



26 giugno 2015

El presidente de la paz: Hugo Chavez


Marinella Correggia e il suo saggio "El presidente de la paz" (Sankara Edizioni)

Hugo Chavez Frias, il Presidente che viene dalla periferia, nato a Sabaneta, piccola cittadina dello Stato venezuelano di Barinas.

E proprio nella periferia di Roma, ironia della sorte, è stato presentato un bellissimo saggio a lui dedicato, scritto dalla giornalista Marinella Correggia che il 25 giugno scorso, presso la Biblioteca Vaccheria Nardi di Via Grotta di Gregna, ha infatti intrattenuto appassionati e lettori con il suo “El presidente de la paz” (Sankara Edizioni).

El presidente de la paz è lui, Hugo Chavez, purtroppo scomparso nel 2013 per un tumore, e che ha guidato il Venezuela dal 1999 sino alla sua morte.

A Chavez ho dedicato numerosi articoli, alcuni dei quali saranno anche presenti nel mio prossimo saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore” e per me è il Giuseppe Garibaldi del XXIesimo secolo.

La particolarità del saggio di Marinella Correggia è che si vanno a toccare tematiche meno conosciute e più di scottante attualità geopolitica. Il ruolo del Presidente Chavez, del Venezuela e dei Paesi dell'Alba (Alleanza bolivariana per le Americhe, comprendenti Venezuela, Cuba, Nicaragua e Bolivia) per la prevenzione delle guerre e dei conflitti internazionali.

Guerre che, come ben sappiamo, sono foriere di un'immigrazione forzata, di un vero e proprio sradicamento di persone dalle proprie terre d'origine, con il conseguente sfruttamento nei Paesi occidentali, falsamente definiti “democratici” (visto anche che spesso hanno causato quelle guerre !).

Pensiamo alla guerra in Iraq durata dagli Anni '90 sino a pochi anni fa e a quella dell'Afghanistan, ennesime guerre per le risorse petrolifere e spacciate per “interventi umanitari”, per “guerre preventive” o peggio ancora di “esportazione della democrazia”. Guerre fatte sulla pelle dei popoli e di bambini inermi. Veri e propri crimini contro l'umanità commessi da Capi di Stato presunti democratici (solo perché eletti !) quali i Bush e Tony Blair, denunciati più volte dallo stesso Chavez, il quale più volte ne ha chiesto l'incriminazione in sede internazionale, ma ancora oggi rimasto inascoltato.

Pensiamo alla guerra in Libia del 2011, all'invasione franco-anglo-statunitense – un vero e proprio Asse della Guerra - di uno Stato sovrano, spacciata anch'essa per “protezione dei civili e dei diritti umani”. Civili che, intanto, sono stati bombardati dall'Occidente (sic !). La medesima cosa, peraltro, è accaduta in Siria e ne pagano le conseguenze interi popoli, costretti peraltro a migrare in quell'Occidente che li ha sfruttati e sfrattati per secoli e continua a farlo, chiudendo le porte come fa la Francia, i cui governi hanno le mani sporche di sangue sin dai tempi della Guerra d'Algeria degli anni '50 e '60. Purtuttavia sono considerati “civili e democratici” e finanche “repubblicani” (sic !). Mai terroristi. Stranamente. E così gli USA di Barack Obama, che ha ricevuto un Premio Nobel per la Pace in modo totalmente ingiustificato e ingiusto. Perché chi uccide e bombarda, tutto è tranne che un uomo di pace.

In tutto ciò l'azione dei Paesi latinoamericani dell'Alba. Hugo Chavez in prima linea per trovare una soluzione che evitasse l'intervento della Nato in Libia come in Siria, tentando anche di coinvolgere i Paesi fratelli e non allineati dell'Africa, ma senza purtuttavia successo. Le forze dell'Asse della Guerra Nato-petromonarchie saranno infatti troppo forti. E riusciranno a coinvolgere tutta l'Europa, persino l'Italia (che pur con Gheddafi aveva raggiunto un ottimo accordo) con l'avallo del Presidente Giorgio Napolitano, il quale – come ricordato nel saggio di Marinella Correggia – assumerà un ruolo interventista e quindi anticostituzionale, a cento anni dalla colonizzazione italiana della Libia (sic !).

Solo i Paesi dell'Alba e gli altri Paesi latinoamericani che guardano al Foro di San Paolo, fra cui il Brasile e l'Argentina, si oppongono alla guerra imperialista in Libia e Siria, spacciate anche dai social-network come delle guerre di librazione nazionale (sic !).

Una guerra che, ancora una volta, mira all'accaparramento delle risorse petrolifere ed economiche. Fanno gola infatti soprattutto le riserve libiche collocate nelle banche occidentali. Una guerra che, oggi, ci ha consegnato l'attuale situazione di migrazione di massa e ci ha consegnato l'Isis, per decenni finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America, come di recente raccontato dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita. Ma nessuno ne parla. Nessuno ha memoria del suo passato, anche perché i governi ed i media hanno fatto in modo di distorcerlo ad uso e consumo di chi sulle guerre lucra e continua a lucrare: governi, sistema bancario, multinazionali...oltre che le cooperative mafiose di casa nostra. Come abbiamo ben visto con la recente inchiesta su mafia Capitale.

E continueranno a farlo se seguiteremo a delegare ad altri, se seguiteremo a rinunciare alla nostra sovranità ed alla cooperazione internazionale. Che poi è la nostra libertà e quella di tutti i popoli della terra.

Marinella Correggia, nel raccontare di questo - che è peraltro il fulcro del suo saggio su Chavez - racconta la suggestione di un economista gandhiano durante la Guerra di Corea, J.C. Kumarappa, il quale fece un appello a tutti i Paesi non allineati della Terra - spesso appartenenti al cosiddetto Terzo Mondo - affinché si coalizzassero in termini di cooperazione economica in chiave anti-bellica e dunque anti-statunitense, oltre che anti-sovietica. E ciò proprio al fine di costruire una prospettiva di pace, al di fuori dei due blocchi, capitalista e comunista. Il suo pensiero, purtroppo, non influenzò per nulla la nostra vecchia Europa, la quale è sempre finita fra i Paesi belligeranti e si è resa colpevole, come abbiamo già detto, di milioni di morti fra i civili.

Il saggio di Marinella Correggia è dunque un pretesto per parlare di chi ha lavorato contro le guerre nel mondo, a quarant'anni, peraltro, della fine della Guerra in Vietnam. E per parlare inevitabilmente di anticolonialismo e di antimperialismo, ovvero di sovranità nazionale, oltre che delle prospettive ecosocialiste del Venezuela chavista.

Un Venezuela che, assieme alla Cuba dei fratelli Castro, alla Bolivia di Morales ed al Nicaragua del sandinista Ortega, si è subito adoperato per una prospettiva umanitaria e proprio per questo, nel 2002, è stato destabilizzato da un colpo di Stato finanziato dagli USA e nel 2014, il governo del chavista Maduro ha subìto l'attacco da parte dell'opposizione di destra – sostenuta dai ricchi oligarchi – attraverso violente manifestazioni di piazza.

Il secondo capitolo de “El presidente de la paz” pone in parallelo la vicenda di Hugo Chavez con quella di Thomas Sankara, Presidente per soli quattro anni del Burkina Faso, assassinato nel 1987 a soli 38 anni nel corso di un colpo di Stato.

Anche Sankara, come Chavez, fu un sognatore con i piedi per terra, un lucido utopista, un rivoluzionario non a caso definito il “Che Guevara africano”, che avviò una serie di progetti di lotta ai privilegi ed agli sprechi e di sviluppo nazionale che permisero al Burkina Faso di essere indipendente economicamente e socialmente, senza per forza dover dipendere da organismi esterni, usurai ed oligarchici quali il Fondo Monetario Internazionale.

Dei progetti che permisero ai cittadini di avere due pasti al giorno, l'acqua, l'assistenza sanitaria gratuita, un programma di istruzione gratuita, di rimboschimento, di redistribuzione delle terre e di politiche in favore delle donne, contro l'infibulazione genitale femminile e la poligamia.

Progetti che richiamano il “Plan de la Patria 2013 – 2019” avviato da Hugo Chavez che, oltre a richiamare principi di collaborazione geopolitica fra i Paesi del Sud del Mondo in chiave antimilitarista, propone un progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, le cosiddette comunas ed un progetto ecosocialista che vada oltre l'estrattivismo petrolifero e che punti allo sviluppo delle energie e delle risorse rinnovabili.

Ecco che, dunque, Marinella Correggia con il suo piccolo saggio - i cui proventi peraltro andranno all'opera dei Fratelli maristi, i quali gestiscono un ospedale ad Aleppo - in Siria - e varie attività sociali, assistenziali ed educative – ci ha aperto un mondo, misconosciuto ai più.

Il mondo dei poveri e dei diseredati. Degli abitanti delle periferie del mondo, dei socialisti del XXIesimo secolo, dei bolivariani, dei sandinisti, degli amici di Sankara. Di coloro i quali, sfruttati da secoli di colonialismo e di neo-colonialismo, hanno ricercato una loro via di liberazione che è ogni giorno messa a rischio dai Signori della guerra, dai signori del danaro. Dai tiranni senza cuore, ovvero senza amore, che si proclamano, a torto, difensori di una libertà e di una democrazia che non conoscono.


Luca Bagatin



Salviamo le biblioteche di Roma !

A questo link la petizione da diffondere e firmare.



11 gennaio 2015

"Non so se sono Charlie. Posso solo dire che sono triste. Perché a prevalere è sempre la stupidità degli uomini" Monologo by Baglu

Sulla questione ho preferito non scrivere nulla e nemmeno dichiarare "Io sono Charlie" o, appunto, "Je suis Charlie".

Io, Charlie Hebdo, sino all'altro giorno, nemmeno lo conoscevo, così come immagino molti altri non ne avessero mai sentito parlare, nel nostro Paese e/o altrove. Mi sarebbe sembrato ipocrita associarmi ad un coro che ho trovato e trovo assai mediatico.

Mi sono sentito vicino alla moglie del direttore ucciso, Stéphane Charbonnier. Mi sono commosso quando lei ha pianto, in televisione. Così come mi sento vicino al dolore di tutte le famiglie che hanno perduto i loro cari a causa di un gesto di profonda violenza e stupidità perpetrato da due balordi in nome di un Dio che credevano, così, di onorare.

Il dolore è intimo e va pertanto rispettato.

Così come va rispettata la satira, che è spesso più seria della cronaca, del mero giornalismo mediatico d'accatto. La satira, lo si è visto, come il dolore, fa riflettere e va sempre a segno.

Ho visto le vignette di Charlie e francamente non solo le condivido, ma mi piace il loro spirito libertario e graffiante. E, una volta di più, penso che le tre Religioni Monoteiste Istituzionalizzate siano da sempre foriere di stupidità, ignoranza, violenza intima. Perché vilipedono lo stesso Dio che dicono, ma solo a parole, di onorare. 


Baglu



7 agosto 2013

"Il settimo templare": un incontro fra Storia e Massoneria

Questa volta è la Newton Compton Editori a pubblicare in italiano il nuovo gustosissimo romanzo di Eric Giacometti e Jacques Ravenne, due fra i migliori autori di thriller a sfondo massonico ed esoterico che esistano al mondo.

“Il settimo templare” è infatti il quinto romanzo del duo francese pubblicato in Italia dopo “Il rituale dell'ombra”, “I Fratelli oscuri”, “La congiura Casanova” e “La setta del Kaos”. Il pubblico italiano si attendeva anche gli altri due libri di Giacometti e Ravenne, già pubblicati in Francia dalla Fleuve Noir (“Lux Tenebrae” e “Apocalypse”), ma probabilmente dovremo ancora attendere.La trilogia del commissario Antoine Marcas in Francia è diventata un vero culto, al punto che ne stanno anche realizzando un ottimo fumetto.Antoine Marcas, commissario di polizia francese del dipartimento Beni Culturali, è un massone dichiarato appartenente al Grande Oriente di Francia.
E' lui l'avventuroso protagonista dei romanzi di Giacometti (noto per aver condotto diverse inchieste giornalistiche sulla Massoneria) e Ravenne (Maestro massone di Rito Francese) che, attraverso la sua cultura esoterica, riuscirà a risolvere intricati enigmi.
Ne “Il settimo templare” Marcas si troverà a dover risolvere l'enigma relavito alla decapitazione del Fratello massone Jean Balmont, peraltro stranamente appartenente all'Ordine dei Gesuiti (da sempre in lotta contro la Massoneria) e fondatore della Loggia di derivazione templare Secreti Templum, composta da sette templari massoni legati alla Chiesa cattolica, i quali si dice custodiscano il segreto relativo alla vendetta dei Cavalieri Templari nei confronti di Re Filippo Il Bello e di Papa Clemente V, rei nel 1307, di aver fatto arrestare e condannare a morte i Cavalieri del Tempio per meri intrighi di potere e di ricchezza.
Che cosa si cela dietro al motto della Loggia Secreti Templum, ovvero “Sette Templari, tre porte, un'unica Verità” ?
Come mai il Vaticano ha assoldato dei pericolosi terroristi dell'Est allo scopo di conoscere il segreto di tale Loggia ?
Dove si trova il mitico tesoro che i Templari fuggiti alla persecuzione si dice siano riusciti ad occultare ?
Come sempre i romanzi di Giacometti e Ravenne sono scritti su due livelli narrativi: uno storico e l'altro ambientato ai giorni nostri. La terribile persecuzione ai danni dei Templari e la loro conseguente vendetta si mescolano agli avvenimenti odierni. Così come i rituali dei Templari che, secoli dopo, saranno mutuati dalle Logge massoniche, sono perfettamente descritti tanto quanto i rituali della moderna Massoneria.
Il lettore, dunque, più che in un romanzo qualsiasi, sembra di vivere la Storia. Una Storia che si tramanda – nel secretum – anche ai giorni nostri. La spiritualità templare e massonica contrapposta alla religione cattolica, fondata piuttosto sul potere e sulla ricchezza, piuttosto che su solide basi gnostiche e spirituali.
I romanzi di Giacometti e Ravenne si soffermano molto su che cos'è la Massoneria e sul suo ruolo storico e moderno. Per questo possono essere di assoluto interesse, sia per l'Iniziato che per il profano che di Massoneria ed esoterismo serio mastica poco o ne ha solo sentito lontanamente parlare.
Oggi, in particolare nei Paesi mediterranei quali Francia e Italia, i massoni sono spesso e anche a ragione, ritenuti anticlericali. Ma anticamente poteva dirsi così ? Si pensi che i massoni del XV secolo erano profondamente credenti in Cristo che si dice essere stato anch'egli un Libero Muratore. Fu poi l'ortodossìa cattolica a renderli anticericali, in quanto questa si discostò profondamente dal messaggio cristiano di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che ancora oggi è alla base della moderna Massoneria .
Ne “Il settimo templare” vedremo come nel 1314 i Cavalieri Templari – per sfuggire all'Inquisizione cattolica - divennero muratori operativi e portarono nelle Logge le conoscenze provenienti da Oriente. E scopriremo come mai nella Chiesa di Saint-Merri, costruita a Parigi nel XVI secolo, sia ben visibile una statua raffigurante il Bafometto dei Templari, ovvero una sorta di “demone androgino”, che, secondo molti occultisti, potrebbe simboleggiare il “Padre della Conoscenza”.
Scopriremo anche il significato del grado massonico praticato nel Rito Scozzese Antico ed Accettato, ovvero il grado di Cavaliere Kadosh, simbolo della vendetta templare ai danni di Trono (potere statuale) ed altare (potere temporale), ovvero i due poteri che negarono da sempre le conoscenze gnostiche dell'Antichità portate avanti dai cosiddetti “eretici”, fossero questi Bogomili, Catari, Templari, Alchimisti o Liberi Muratori.
Antonie Marcas in quest'avventura si avvarrà inoltre della collaborazione di Gabrielle, una Sorella massona della Gran Loggia Femminile di Francia ed anche tale particolare elemento non può che essere di sicuro interesse per il lettore che desidera addentrarsi nella conoscenze delle Obbedienze massoniche femminili che, banché ritenute minoritarie, sono invece, sia in Francia che nella nostra Italia, molto attive.

Luca Bagatin



4 maggio 2012

"Selezioni" di personale discriminatorie o, quantomeno, arbitrarie



Da qualche tempo sono persuaso che dovrei scrivere un articolo lungo ed esaustivo, relativo alle "selezioni" di personale, in ambito lavorativo.
E come potrebbe essere diversamente visto che, molti, moltissimi, in particolare giovani, in questi ultimi anni, stanno disperatamente cercando (o perdendo) un'occupazione ?
Non è un discorso retorico e, se c'è una cosa che detesto, sono i discorsi retorici.
Non voglio, qui, soffermarmi sulle cause della disoccupazione, in particolare giovanile, che è spesso causata da una legislazione penalizzante per le aziende in termini di possibilità di assumere un giovane: troppi oneri fiscali e parafiscali in primis. Troppi vincoli ai lincenziamenti (il famoso e vetusto Articolo 18 !).
Vorrei qui soffermarmi, piuttosto, sulle troppe e nemmeno troppo celate discriminazioni di aspiranti lavoratori, fra richieste di foto da allegare ai curriculum, limiti di età e spesso anche differenze di genere sessuale (e questo non vale solo per le femminucce, anche i maschietti sono spesso discriminati).
Mi chiedo quale origine antropologica abbia la psicosi di coloro i quali sono deputati a "selezionare" in siffatto modo e che, per quanto mi riguarda, se fossi un imprenditore, potrebbero anche restarsene a casetta loro.
Non si comprende davvero perché discriminare in base all'aspetto fisico (non parlo di cura dell'aspetto fisico, bensì di semplice aspetto fisico), in base al sesso, in base all'età, un candidato ad un qualsivoglia impiego ed, invece, non si selezioni piuttosto in base alle capacità, al merito, al curriculum di studi, alle esperienze, sia lavorative, che formative, che culturali. Persino in base alle passioni ed alla creatività del candidato !
Se ci si sofferma a pensare, ad osservare tutto ciò, si scorge una realtà aberrante, che pure esiste ed è vicina, ed è aberrante proprio perché potenzialmente tocca tutti noi: alti, bassi, in sovrappeso, magri, presunti belli e/o presunti brutti, giovani, giovanissimi, non più giovani, maturi, quasi maturi, vecchi.
Tutte considerate "categorie" da "selezionare" in base ad arbitrarissimi criteri.
Andrebbe fatta una vera inchiesta approfondita, relativamente a ciò. A quanto accade in Italia e, magari, anche all'estero (ove mi dicono che, ad esempio, negli Stati Uniti d'America, nei curriculum non sia - fortunatamente - nemmeno richiesta l'età del candidato all'impiego).
Si potrebbero scoprire scenari davvero curiosi e, spesso, poco produttivi e poco meritorcatici.

Luca Bagatin



1 settembre 2011

Intervista esclusiva allo Storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola firmata da Luca Bagatin

Il prof. Aldo A. Mola in un disegno di Franco Bongiovanni

Il prof. Aldo Alessandro Mola, nato a Cuneo nel 1943, è il maggior storico della Massoneria e del Risorgimento in Italia. Dal 1980 Medaglia d'Oro di benemerito della scuola e della cultura, è direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e della sezione “Urbano Rattazzi” (Alessandria) del Centro “Mario Pannunzio”.

E' stato fondatore del Centro per la Storia della Massoneria e, dalla metà degli anni ’70, collabora con le maggiori Obbedienze massoniche quali il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli ALAM. E' infatti componente del Comitato di Redazione delle riviste “Hiram” e “Officinae”, rispettivamente del GOI e della GLDI.

Autore di numerosissimi saggi storici su Giolitti, Garibaldi, Mazzini, il Partito d'Azione, la Monarchia italiana, Silvio Pellico, Giosue Carducci e, recentemente, ha pubblicato un saggio su Licio Gelli e la P2, nonchè – proprio in questi giorni – stanno andando in libreria i suoi ultimi quattro volumi: “Italia. Un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell'Unità” (Edizioni del Capricorno - Torino).

Oggi abbiamo l'amichevole possibilità di intervistarlo.




Luca Bagatin: Prof. Mola, come nasce il suo interesse per la Massoneria ?

Aldo A. Mola: Nacque nel periodo del liceo e degli studi universitari.

Negli anni 1965/1967 scrissi i miei primi libri sul Partito d'Azione (pubblicati con prefazione di Ferruccio Parri) e sulle figure di Mazzini e Garibaldi e la Storia dell’Amministrazione provinciale di Cuneo (1971). Nel loro corso mi imbattei nelle figure di molti massoni e mi resi conto che in Italia non vi era nessuna pubblicazione che parlasse di storia della Massoneria. Mi adoperai, dunque, per colmare questa lacuna. Presi contatti con il Grande Oriente d'Italia; Lino Salvini, Gran Maestro di allora, e il suo predecessore Giordano Gamberini, letti i lavori da me già pubblicati, mi aprirono gli archivi, che confrontai con i fondi dell’Archivio Centrale dello Stato, studiati con la guida della prof. Paola Carucci, ora Sovrintendente all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica. Dopo anni di ricerche scrissi la “Storia della Massoneria italiana”, pubblicata nel novembre 1976, che poi ebbe due edizioni aggiornate, nel 1992 e nel 1994, e molte ristampe .


Luca Bagatin: Giordano Gamberini, già Vescovo della Chiesa Gnostica, fu un Gran Maestro lungimirante sotto il profilo iniziatico ed esoterico. Che cosa può dirci di lui ?

Aldo A. Mola: Giordano Gamberini fu il più lungimirante fra tutti i Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia dal 1943 ad oggi, per ben tre motivi: mirò al riconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra; rese nuovamente protagonista la Massoneria grazie al dialogo con la Chiesa cattolica e tutte le altre confessioni; ottenne il riconoscimento pubblico della Massoneria nella vita istituzionale italiana e l’attenuazione dell’ostilità da parte di partiti che tradizionalmente le erano avversi o addirittura nemici. I frutti dei nove anni della sua gran maestranza vennero raccolti durante quella del suo successore, Salvini (a sua volta di grande merito): lo scambio dei garanti d’amicizia con la GLU d’Inghilterra; la lettera del cardinale Seper, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che dichiarò compatibili logge e sacramenti cattolici e la presenza del GOI in iniziative pubbliche.


Luca Bagatin: Lei fu, peraltro, negli anni '80, il fondatore del Centro per la Storia della Massoneria, comprendente studiosi sia massoni sia profani. Ci racconti la sua personale esperienza.

Aldo A. Mola: Con il Gran Maestro Armando Corona, fondai il Centro per la Storia della Massoneria (CeSM) che esiste tutt'ora. Il successore di Corona, Giuliano Di Bernardo tentò di estromettermi per farne uno strumento suo perché del resto concepiva lo stesso Grande Oriente come uno strumento al proprio servizio. Il tempo mi dette ragione. Nel 2008 mi venne proposto un colloquio per superare l’impasse; ma le cose sono come erano e debbono essere: se vogliono essere davvero scientifici, gli studi sono e debbono essere liberi.

A prescindere dall’episodio Di Bernardo, molto più devastante di ogni altro per la storia del Grande Oriente come istituzione iniziatica, ho ottimi rapporti con i massoni del Grande Oriente d’Italia.


Luca Bagatin: Che cosa pensa del Gran Maestro attuale del GOI, l'Avvocato Gustavo Raffi ?

Aldo A. Mola: Ha dovuto e deve affrontare gravi difficoltà. Dopo il disconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (capolavoro di perfidia ai danni della Massoneria italiana: basta andare a rileggerne le motivazioni: addussero persino le mie lettere di direttore del CeSM a storici del Grande Oriente di Francia), il Grande Oriente d’Italia finì in un tunnel, al di fuori dei circuiti massoni internazionali (la GLU da un canto, le Obbedienze in relazioni fraterne con il Grande Oriente di Francia dall'altro). Il GOI puntò molto sulla GL Nazionale Francese la cui vicende non sono edificanti, tanto che, caso unico nella storia delle massoneria dei Paesi occidentali, è stata “commissariata”. In molti casi il GOI risultò sovraesposto sul terreno partitico, con dichiarazioni poco opportune. Infine venne e viene ostentato un anticlericalismo arcaico, di maniera, come se la Chiesa cattolica fosse ancora ferma al Sillabo e al potere temporale d’antan.

Gli osservatori constatano che il Gran Maestro Raffi non ha avviato un dialogo con l'altra Obbedienza massonica legittima e regolare italiana, cioè la Gran Loggia d'Italia, quasi che i suoi affiliati non siano anch’essi Fratelli massoni ! Il Sovrano e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Luigi Pruneti, ha pubblicato gli Annali della Gran Loggia d’Italia, 1908-2010: cinquecento pagine di date, fatti, profili biografici, informazioni statistiche. E’ infantile fingere che la realtà non esista.


Luca Bagatin: La Gran Loggia d'Italia, peraltro, a differenza del Grande Oriente d'Italia, inizia anche le donne alla Massoneria. Che cosa pensa dell'Iniziazione femminile ?

Aldo A. Mola: In origine, è vero, le donne furono escluse dall'accettazione. Sappiamo bene, però, che all’origine le Logge britanniche praticavano molte altre forme di esclusione e che, a lungo preclusi in quelle degli USA i neri organizzarono una loro massoneria di colore. Non è mai stata fornita una motivazione chiara dell’esclusione delle femmine dall’accettazione in loggia, né quindi si comprende per quale motivo la Massoneria debba ancora attenersi a tale vincolo. La Massoneria non conosce dogmi; le sue norme possono essere modificate. Le Costituzioni di Anderson sono documento di un’epoca, ma come tutte le leggi umane sono soggette alle decisioni sovrane di quanti le hanno accettate e che, nella loro sovranità di persone libere, possono modificarle. La Massoneria non si fonda su una Rivelazione ma su una Convenzione, su Regole deliberate e condivise sino a quando non se ne decida la modifica.

Il Grande Oriente di Francia, che abolì l’obbligo della formula iniziatica AGDGADU (un passo molto più audace rispetto alla preclusione dell’iniziazione femminile), sino allo scorso anno escluse l’iniziazione delle donne, ma ora la ammette.


Luca Bagatin: Lei è stato fra i pochissimi, assieme allo scrittore Pier Carpi, a “sdoganare” la figura controversa di Licio Gelli e la P2 e lo ha fatto con tanto di prove documentate pubblicate nel suo ultimo saggio, edito dalla Bastogi: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”.

Che cosa l'ha portata a parlare, senza pregiudizi, di Gelli e della P2 ?

Aldo A. Mola: Ho scritto quel libro perché, a trent'anni di distanza dal falso scandalo P2, non c'è stato un solo convegno scientifico nel quale si sia discusso criticamente che cosa fu la P2, l’uso (e abuso) che se ne fece. Né si parla delle vite spezzate con l’accusa, in sé inconsistente, di “piduismo”: un modo come un’altro per continuare a diffondere il mito del complotto ai danni dello Stato, della democrazia, tutte fiabe che oggi lasciano indifferenti i cittadini.

Il mio libro, peraltro, venne recensito con molto favore dal periodico “Humanisme” del Grande Oriente di Francia, ora è tradotto in romeno con prefazione di Constantin Savoiu, gran maestro della Gran Loggia Nazionale di Romania“1880”, una Obbedienza legittima e regolare, che continua coraggiosamente la tradizione dei massoni fondatori della moderna Romania.

La P2 non fu un'associazione segreta. Non organizzò complotti militari o politici. Lo stabilirono, sentenze passate in giudicato.

Il falso scandalo P2 fu, invece, il preludio a Tangentopoli: esso consistette nella criminalizzazione da parte del Partito Comunista Italiano delle forze politiche e di governo di ispirazione risorgimentale e atlantica. Tale criminalizzazione colpì, infatti, gli aderenti alla P2 che appartenevano a tali forze politiche (repubblicani, socialdemocratici, socialisti, liberali e la componente “occidentale” della Democrazia cristiana, tollerante, dialogante).

I partiti democratici e di governo, dunque, vennero screditati e, con Tangentopoli, negli anni '90, subirono il colpo finale. Da allora furono elevate agli onori quelle forze politiche ed i politici di ispirazione antiliberale e antiatlantica, come i comunisti ed i democristiani di sinistra, oggi componenti del Partito Democratico. La convivenza tra ex comunisti e sinistra democristiana nel partito democratico è una coabitazione basata su ambiguità e baruffe. I primi tentarono di incriminare persino l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga “reo” - così dissero – di non aver mai condannato la P2 e la Massoneria. I cattolici del PD chiesero che venisse formalmente decretata l’incompatibilità tra iscrizione al partito e logge, come già avevano fatto Mussolini e Lenin. Chissà come finirà…


Luca Bagatin: Ma Raffi dice che la Gelli e la P2 stanno alla Massoneria come le Brigate Rosse al Partito comunista….

Aldo A. Mola: Appunto. Il Partito comunista (ex Partito comunista d’Italia, membro della Terza Internazionale di Lenin e Stalin ) ebbe sempre al proprio interno nuclei rivoluzionari. Del pari il Grande Oriente d’Italia ebbe dal 1877 la ”Propaganda Massonica”, una loggia “di élite”, sintesi di un possibile, auspicabile “partito dello Stato” in un Paese nel quale lo Stato rischiò troppe volte di ridursi a zerbino strumento dei partiti.

Così essa venne concepita da Adriano Lemmi e così venne pensata da Gamberini, Lino Salvini e da Licio Gelli, creato Maestro Venerabile della loggia Propaganda Se si legge senza preconcetti il Piano di Rinascita della P2 si deve constatare che esso mirava a consolidare la democrazia e a conciliare i cittadini.


Luca Bagatin: Quale futuro può avere, a suo giudizio, la Massoneria in Italia?

Aldo A. Mola: Per molti aspetti la vera vita della Massoneria in Italia può cominciare ora. Il nostro è un Paese di formazione recente ma ormai è abbastanza solido, Ha retto ai totalitarismi ideologici catto-comunisti e, recentemente, ai borbottii di partiti regionali che addebitano a complotti massonici internazionali la loro incapacità di proporre un discorso filosofico e civile da Terzo Millennio.

La Massoneria ha ottenuto ragione dalla Storia con il riconoscimento dell’Unità come valore da parte della Santa Sede. Perciò ora è libera da quel passato. A cospetto dell’eclissi di partiti e sindacati e mentre le istituzioni attendono interventi restaurativi urgenti, in presenza del tracollo delle Università (parlo delle Facoltà umanistiche), la Massoneria può essere laboratorio di pensiero libero. La maggiori Obbedienze dovrebbero però dare qualche segnale preliminare. Per esempio il riconoscimento della propria storia recente da parte del Grande Oriente (ma qualcuno vanta invece di aver azzerato tutti i grandi maestri da Gamberini a Salvini, da Battelli a Corona) e un incontro pubblico tra le Obbedienze.

Il peggior segnale è invece un’anacronistica adunata a Porta Pia come se a Roma vi fossero ancora Pio IX e il generale Kanzler. In questo modo ci si fa contare e si fa constatare che non si conta nulla. Ma, come dicevano i latini, ognuno è fabbro della propria sorte. Se vuol essere davvero scuola di libertà la Massoneria deve liberarsi dai fantasmi del passato, incluso quello dell’antimassonismo.


Luca Bagatin



23 agosto 2011

Laicità contro integralismo: anche questo è Libera Muratoria





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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini