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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Gabriele Maestri, giornalista e autore del saggio di imminente uscita "Per un pugno di simboli", relativo alla storia dei simboli di partiti e movimenti politici in Italia

Ma quanti e quali sono i simboli politici di partiti e movimenti presenti in Italia dal 1948 – ovvero da quanto fu fondata la Repubblica dei Partiti, appunto – ad oggi ?

La risposta ce la fornirà a breve l'ottimo giornalista e assegnista di diritto pubblico comparato all’Università di Roma Tre, ovvero Gabriele Maestri, 31enne emiliano.

Con il suo “Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male” (Aracne Editrice), con prefazione del giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli – nota firma di Panorama, La Stampa e La Repubblica – infatti, Maestri descrive per filo e per segno vita, morte e miracoli (soprattutto quest'ultimi !) di partiti, partitini e movimenti vari, che da decenni popolano la vastissima galassia politica dello Stivale.

Una raccolta, pensate, di ben oltre 700 simboli politici - varianti comprese - che, nel volume, saranno tutti riprodotti a colori, con tanto di cronistoria.

Non posso non ricordare qui, brevemente, che Gabriele Maestri ha dedicato un capitolo anche alla mia avventura politica con l’ex parlamentare radicale Ilona Staller in arte Cicciolina alle amministrative romane dello scorso anno ed alcune note le ha dedicate anche al mio movimento-non-movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) che, per la prima volta, viene presentato al grande pubblico attraverso la frizzante penna di questo giovane collega.

E' pertanto mio grande piacere intervistare amichevolmente qui Gabriele Maestri, per conoscere, in anteprima, i retroscena relativi alla sua opera d'inchiesta attorno ad uno degli aspetti più curiosi della politica nostrana.



Gabriele Maestri

Luca Bagatin: La domanda è d'obbligo. Com'è nata l'idea di un libro sulla storia dei simboli politici e/o di partito?


Gabriele Maestri:
L’idea certamente viene da lontano. L’interesse è arrivato quando ero bambino, coi simboli dei partiti che m’incuriosivano, per i colori e le figure, durante le lunghe dirette televisive post-elezioni; quando sono cresciuto la passione è cresciuta, proprio mentre la politica si complicava. Il libro che esce ora, in realtà, arriva dopo che nel 2012 avevo pubblicato la versione accademica di questa stessa ricerca, ovvero “I simboli della discordia “, che studiava per la prima volta sul piano giuridico gli emblemi dei partiti, a partire dalle regole da applicare in caso di scissioni o disaccordi. Avevo già l’idea di giungere a raccontare la storia dei simboli con venature pop, facendosi strada tra dichiarazioni, contraddizioni, liti, spinte, insulti, che non sono mancati in questi anni, furbizie e altri episodi che hanno caratterizzato queste vicende. Da giurista, però, avevo bisogno prima di raccontare una storia “seria” per tecnici, per poi farne una versione rivolta a tutti e, magari, divertente.


Luca Bagatin: Quanto tempo hai dedicato alla raccolta di informazioni relative ai simboli politici italiani ?


Gabriele Maestri:
Tanto tempo. Più di quanto sarebbe stato sano dedicare a questa ricerca: effetti della passione, anche se bisognerebbe controllarsi meglio. Comunque, nel 2010 è nata l’idea del libro “serio” e, per trovare i cumuli di documenti necessari - dagli atti notarili alle sentenze - ci è voluto un anno e mezzo, durante il quale ho cercato e scritto. Altri tre mesi sono stati solo di scrittura e limatura. Dopo il primo libro, per alleggerire i contenuti, c’è stato bisogno di infinite giornate di ricerca negli archivi online dei quotidiani, su libri e altre fonti, le informazioni che servivano, per non parlare delle testimonianze che ho raccolto - a volte macinandomi centinaia di chilometri - perché servivano o potevano completare il quadro. Tra ricerca e scrittura, quella che sembrava una semplice operazione di riscrittura ha richiesto almeno un altro anno. Il lavoro di ricerca dei simboli, tra vecchi e nuovi, invece non finisce mai.


Luca Bagatin: Nel tuo libro ci sono simboli e simboletti, spesso curiosi e coloriti, anche e soprattutto sotto il profilo linguistico. Quali sono i simboli che più ti hanno incuriosito e qual è la storia o il retroscena che ti ha incuriosito di più nell'ambito di questa tua ricerca/inchiesta ?

Gabriele Maestri: Da un certo punto di vista non si poteva non essere incuriositi - pur mettendosi le mani nei capelli - di fronte a quella pletora di emblemi che, a partire dagli anni ’90, sembrava avere trasformato la politica italiana in una dependance di Cartoonia: asinelli, elefantini, coccinelle, leoncini, mucchine col fiore in bocca, parevano davvero essere state tratte dai fumetti o dai cartoni animati e, acuti osservatori come Maria Laura Rodotà e Filippo Ceccarelli, avevano denunciato per tempo il livello preoccupante di regressione cui era arrivata la politica. Ora, in compenso, con una marea di simboli tinti del tricolore e magari anche di azzurro, non si comunica quasi più niente. Dovessi attenermi ai retroscena, citerei necessariamente gli episodi in cui certi simboli sono stati presentati non tanto per partecipare alle elezioni, ma per mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno, o almeno per provarci. È capitato nel 2013 con i “cloni” di Grillo, Monti e Ingroia. Era capitato nel 1995 con Lamberto Dini - un caso che ebbe davvero del clamoroso - e con altri. Non posso però fare a meno di dire che, in certi casi, più ancora dei simboli prodotti, è interessante la storia del personaggio che li ha fatti nascere, spesso ricca di particolari imperdibili. L’ultimo capitolo, non a caso, è tutto dedicato agli “eroi simbolici” che meritano di essere narrati a fondo.


Luca Bagatin: Per quanto lo stile che utilizzi nel raccontare la storia dei simboli di cui sopra sia leggero, possiamo dire che il tuo è essenzialmente un libro divulgativo, storico per molti versi e assolutamente non satirico. Quale pensi possa essere il tuo pubblico di riferimento ? I proprietari dei simboli come hanno reagito o come pensi reagiranno allorquando leggeranno il tuo libro ?

Gabriele Maestri: Il taglio è volutamente leggero, per evitare di rendere immasticabile un argomento complesso, che potrebbe risultare pesante. Certamente però la leggerezza non intacca la correttezza dei contenuti - completi non si può essere, corretti sì - e spero che possano trovarsi a proprio agio su queste pagine coloro i quali conoscono gli eventi, magari per averli vissuti, oltre ovviamente a coloro i quali vogliano saperne di più. Il libro è rivolto a tutti gli appassionati della politica e della comunicazione, ma anche solo ai curiosi che vogliano leggere, da un punto di vista particolare, gli ultimi decenni di storia italiana. Generalmente i creatori degli emblemi hanno reagito bene al mio progetto, anche perché troppo spesso il loro ruolo è poco riconosciuto. Quanto ai partiti, nuovi o vecchi, credo che molto dipenderà da come sono stati trattati nelle pagine: forse chi ha ricevuto qualche stoccata gradirà meno, ma io qui parlo da osservatore e da tecnico e non voglio certo offendere qualcuno.


Luca Bagatin: Il tuo libro sarà edito poco prima della data ufficiale delle elezioni europee del 2014. E' una scelta voluta, oppure casuale ?

Gabriele Maestri: Speravo che i miei tempi mi permettessero di anticipare ancora di più l’uscita, arrivando addirittura prima dei giorni per il deposito dei simboli, ovvero domenica 6 e lunedì 7 aprile. Chiaramente la scelta non ha nulla di casuale: in questo periodo, infatti, gli italiani sembrano riscoprire l’importanza degli emblemi, così come alcune persone o alcuni gruppi dimostrano la loro “esistenza in vita” proprio in occasione del deposito del simbolo. Chiaramente quei segni di identificazione e distinzione sono importanti tutto l’anno, ma è indubbio che nel periodo elettorale ci sia più attenzione.


Luca Bagatin: Il fenomeno della proliferazione dei simboli politici e di partito è solo un fenomeno italiano ? Come spieghi questo particolare fenomeno, per molti versi anche di costume, oltre che politico ?

Gabriele Maestri: Più che altro bisognerebbe dire che quello dei simboli partitici è un fenomeno molto italiano. Sono moltissimi, all’estero, i Paesi che non fanno uso di contrassegni per le liste e spesso non si ricorda che anche negli Stati Uniti - in cui si parla di asinelli ed elefanti - quegli stessi animali sono frutto di un’operazione satirica, non certo politica. La frammentazione, nvece, c’è anche all’estero. Persino Paesi che noi consideriamo bipartitici o quasi sono molto più complessi. In Italia però ci si divide su tutto, per cui in fatto di schegge più o meno impazzite siamo decentemente esperti. Sul piano del costume, probabilmente, si può invocare la massima di Ennio Flaiano in base alla quale «L’Italia è una collezione di casi unici». Ci si spacca anche su ragioni microscopiche che sembrano insormontabili e ognuno pretende di continuare a dire la sua. Poi ci sono i burloni e i buontemponi, che nel mezzo riescono a infilare una “Lista Bunga Bunga, o “Noi meridionali” con la croce prestampata. Di fronte ai loro colpi di genio o ci si indigna o si leva il cappello. A ognuno la sua scelta.


Luca Bagatin



24 marzo 2012

Ferruccio Pinotti e l'antimassoneria



"Fratelli d'Italia" di Ferruccio Pinotti, un pessimo libro dal sapore antimassonico pieno zeppo di errori ed imprecisioni, come già fece egregiamente notare la giornalista e direttrice Anna Giacomini - purtroppo recentemente scomparsa - che nel numero 1 del dicembre 2007 della prestigiosa rivista "Officinae", gli dedicò un ironicissimo e puntuale articolo evidenziandone tutte le incogruenze.
Ferruccio Pinotti oggi ritorna a giocare la carta massonofoba, con un articolo apparso il 17 marzo scorso sul "Corriere della Sera" di Brescia.
Nell'articolo, dal titolo "La carica dei massoni: è corsa alle logge", Ferruccio Pinotti accusa nuovamente la Massoneria di essere un "network di potere riservato".
Di quale potere egli parli non è dato di sapere, in quanto la Massoneria è un'organizzazione morale, spirituale, culturale e filosofica, ove di potere non si parla punto (visto che è vietato parlare di politica, oltre che di religione).
Quanto alla riservatezza...mah, forse il Pinotti non ha dato un'occhiata all'elenco telefonico di Roma, oppure a Paginebianche.it ove, ad esempio, è presente la Gran Loggia d'Italia degli ALAM, la cui sede si trova a Roma nella centralissima Via S. Nicola De' Cesarini 3 e le cui entrate sono regolarmente registrate e provenienti unicamente dagli affiliati.
Altra imprecisione dell'articolo di Pinotti è che non è vero che "gli elenci dei massoni non sono pubblici", al massimo - quelli sì - sono riservati, così come avviene per ogni tipo di associazione: sia essa culturale, sportiva, politica ecc... I soci, infatti, hanno il sacrosanto diritto alla privacy e, dunque, alla riservatezza.
E' ovvio che, come per ogni tipo di associazione, anche gli elenchi delle Obbedienze massoniche italiane sono certamente reperibili dalle pubbliche autorità.
Ferruccio Pinotti conclude poi l'articolo affermando: "Quindi al cittadino non è consentito sapere se un primario appena nominato è anche massone, o se lo è un magistrato che deve giudicare una causa nel quale uno dei due contendenti fa parte di una loggia. Il tema della «doppia lealtà» degli appartenenti a lobby e associazioni riservate non è mai stato risolto da leggi appropriate. E danneggia gravemente la democrazia".
Forse l'articolista non sa che in Italia la libertà di associazione è garantita persino dalla Costituzione della Repubblica. E la libertà di associazione prevede anche la possibilità di mantenere riservata l'appartenenza a qualsivoglia associazione, così come riservato può essere anche l'orientamento religioso, politico e sessuale di ogni cittadino.
Se un medico è massone, omosessuale, cattolico, musulmano ecc... non si vede che cosa ciò possa interessare al cittadino o al paziente. Oppure viviamo forse in una società ove è legittimo discriminare in base al colore, all'orientamento sessuale oppure all'appartenenza ?
Questa è la democrazia. Nelle dittature, diversamente, ciò non avveniva nè avviene e - non a caso - associazioni come la Massoneria erano perseguitate dai regimi (e lo sono tutt'ora nelle numerose dittature presenti nel mondo) al punto che, numerosi massoni, finirono nei campi di concentramento nazisti in Germania, oppure finirono, in Italia, al confino.
Questo, però, l'articolista Pinotti omette di dirlo. Così come Pinotti omette anche di dire che, con sentenza del 17 febbraio 2004, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, sancì il pieno diritto dei magistrati di appartenere a qualsiasi associazione legittima e quindi anche alla Massoneria e condannò l'Italia per violazione della libertà di associazione. Inoltre, la Corte di Strasburgo, già nel 2001, condannò la Regione Marche in quando aveva inserito una norma che prevedeva, per i suoi dipendenti e consiglieri, la "dichiarazione di non appartenenza a logge massoniche": norma ovviamente fortemente discriminatoria e lesiva della libertà di associazione.
Tutto ciò è documentato nel saggio da noi già recensito "Il lenzuolo del fantasma" (Edizioni Giuseppe Laterza), redatto dall'Avvocato Bruno Auricchio. Testo certamente non diffuso come il "Fratelli d'Italia" del Pinotti, ma certamente più attendibile e documentato.
Questa è la democrazia: ovvero libertà di associarsi, partecipare senza essere discriminati, lavorare senza essere discriminati, lottare, anzi, contro le discriminazioni.
Ciò, forse, l'articolista del "Corriere della Sera" di Brescia, l'ha probabilmente dimenticato.

Luca Bagatin



10 giugno 2011

"FRATELLI D'ITALIA" presentato a Venezia

ll giorno Venerdì 10 Giugno p.v., alle ore 17,30, presso la sala "Tintoretto" dell'Ateneo Veneto a Venezia, si terrà la presentazione del libro "FRATELLI D'ITALIA" scritto da Stefano Momentè, Maurizio Dal Maschio e Claudio Nobbio sui fratelli Liberi Muratori che lottarono e diedero la vita per l'Unità d'Italia.
Alla presentazione presenzierà il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Luigi Pruneti.



21 maggio 2011

Fratelli d'Italia: rapporto fra Massoneria e Risorgimento



"Fratelli d'Italia" dei veneziani Maurizio Del Maschio, Stefano Momentè e Claudio Nobbio, edito dalla Bastogi, è certamente il libro del 150enario dell'Unità d'Italia.
Non è solo o tanto un libro di "memorie sul rapporto fra Massoneria e Risorgimento" - come recita il sottotitolo - ma un vero e proprio compendio di Storia patria e risorgimentale.
Gli autori, significativamente, hanno voluto inserire - quale introduzione - un articolo del 1988, scritto dal già Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini dal titolo "Dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana".
Fine storico, Spadolini, ripropone l'excursus che portò l'Italia dalla forma monarchica costituzionale a quella repubblicana: dall'oligarchia alla democrazia.
Gli autori di "Fratelli d'Italia", conducono dunque il lettore dall'Italia dei Lumi all'Italia napoleonica, divisa ancora in piccoli staterelli, parlando in particolar modo dell'influenza della Massoneria e delle idee massoniche di emancipazione nel processo di unificazione.
Sono dunque illustrate eminenti figure quali: Giuseppe Mazzini (carbonaro sì, massone probabilmente no); Giuseppe Garibaldi (repubblicano, mazziniano, massone, mai socialista, per quanto socio onorario di gran parte delle Società Operaie e di Mutuo Soccorso dell'epoca); Re Carlo Alberto di Savoia, Re Vittorio Emanuele, il Conte di Cavour....sino a Goffredo Mameli, il cui inno nazionale musicato dal massone Michele Novaro - Fratelli d'italia, appunto - è, emblematicamente, di origine libero muratoria. Così come è di origine libero muratoria persino il Tricolore italiano.
L'ottimo libro storico si conclude dunque, in appendice, con gli Articoli di Legge dello Statuto Albertino e della Costituzione della Repubblica italiana.
Come scritto e dimostrato dagli autori, l'Italia fu fatta nel segno di tre simboli inequivocabilmente massonici e - citando lo storico Aldo A. Mola - cagliostriani: il Tricolore, simbolo della libertà; l'Inno nazionale, simbolo della Fratellanza e la Carta Costituzionale, simbolo dell'Uguaglianza.

Luca Bagatin



22 luglio 2008

VIVA L'INNO DI MAMELI !



L'Inno di Mameli, ovvero il "Canto degli Italiani", fa parte del nostro patrimonio nazionale, storico e culturale.
Un canto composto dal martire del Primo Risorgimento Goffredo Mameli, patriota italiano e massone.
Senza il Risorgimento, ovvero senza le lotte borghesi e operaie di mazziniani, garibaldini e liberali, oggi l'Italia non solo non esisterebbe, ma sarebbe sicuramente meno libera.
Una libertà che l'On. Bossi ed il suo partito attribuiscono idealisticamente alla liberazione dallo "strapotere romano".....salvo egli stesso condannare tutti quanti allo "strapotere (anche) Padano" delle Provincie, delle Comunità montane e dei piccoli Comuni inutili, che la Lega difende a spada tratta proprio perché da essi trae la sua linfa vitale e le sue poltrone sulle quali si è seduta da tempo per gestire un Potere Romano e Padano dal quale lo stesso Berlusconi deve guardarsi, se vuole realmente liberalizzare il nostro Paese.
Ora, il Risorgimento non è un periodo storico che Bossi e la Lega amano particolarmente. Forse anche perché in pochi fra loro l'hanno studiato.
Ad ogni modo anni fa conobbi Davide Scaglia, un giovane leghista pordenonese di cui ho perso le tracce ed allora Presidente del Circolo Libertario Leghista "Carlo Cattaneo". Ora, egli parlava di federalismo, ma quello serio e sensato di Cattaneo che certo non era né secessionismo né farneticazione bossiana.
Un federalismo che affondava le sue radici proprio nel Risorgimento Repubblicano (e non già monarchico o conservatore) di Giuseppe Mazzini, dal quale Cattaneo partì per sviluppare i suoi intenti.
Un federalismo puro, permeato di liberalismo economico e laicismo. Così lontano dalle sparate bossian-leghiste che odorano da qui ad un miglio di medioevo delle origini.....salvo i distinguo dei vari Bobo Maroni che francamente poco riusciamo a comprendere che cosa facciano in un partito come quello (così come ai tempi non comprendevamo che ci facevano nella Lega Nord Davide Scaglia e quelli del Circolo Cattaneo).
Ora, c'è anche chi a sinistra propone di abolire l'Inno risorgimentale o financo di modificarlo in quanto giudicato "maschilista".
L'ignoranza è una brutta bestia. Eh, se sapessero i "compagnucci" che proprio Giuseppe Mazzini fu forse il primo femminista della Storia italiana, il quale si battè per una vera emancipazione delle donne. Emancipazione, non già uguaglianza, non già mero lievellamento marxista !
E se si continuasse approfondendo la Storia risorgimentale si comprenderebbe anche come quella fosse una vera lotta per la libertà dell'Italia dal giogo straniero, certo, ma anche una lotta per l'emancipazione della classe lavoratrice (si ricordino le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso fondate dai Repubblicani di Mazzini e Garibaldi) e per la liberazione dall'oppressione culturale e politica della Chiesa cattolica.
Mai lotta in Italia fu più nobile di quella. Nemmeno la tanto decantata Resistenza (che spesso è stata teatro dei soprusi comunisti, ovvero fascisti rossi, a danno dei democratici antifascisti) è pagagonabile alla gloria del Risorgimento. Si leggano i volumi di Giovanni Spadolini, ma anche i saggi di Nello Rosselli e se ne avrà un quadro completo.
E fu nel Risorgimento che si teorizzò l'idea di Repubblica Universale per l'Italia e per l'Europa che ancora si trovava sotto il potente giogo monarchico ed imperiale.
E fu durante il Risorgimento mazziniano e garibaldino che si teorizzò l'idea di Fratellanza delle Nazioni che poi, un secolo dopo, portò all'origine all'Organizzazione delle Nazioni Unite.
Ecco allora il vero significato del "Canto degli Italiani" di Mameli.
Fratelli d'Italia, fratelli d'Europa, fratelli del Mondo, senza distinzioni di razza, colore, sesso, idali, orientamento sessuale, casta, credo religioso.
Un messaggio di semplice e lineare civiltà e religiosità laica.



Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini