.
Annunci online

  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


EDIZIONI MEDITERRANEE
Margheritando il Cuore
M.
IL MIO LIBRO: Universo Massonico
IL MIO (secondo) LIBRO: Ritratti di Donna
Eduard Limonov
FRENTE TRANSVERSAL Peronista y Kirchnerista
Alianza Pais
FEMEN
Movimiento Evita
PATRICIA VEZZULI
Nathalie Cardone
DEBDEASHAKTI: la Dea che viene da Venere
Studio Stampa
FRENTE AMPLIO
Lettera e Spirito - Rivista di Studi Tradizionali
TRE EDITORI
Partido Socialista Unido de Venezuela
ISTITUTO JUAN DOMINGO PERON
La Vera Cronaca
SERENA MARZUCCHI
Ursula Davis Hula Hop
ARCHIVIO PERONISTA
Mattatoio N. 5
AMORE E LIBERTA' Official Website
Amore e Libertà Blog
Ilona Staller per Roma 2013
DEBDEASHAKTI
Ente Nazionale Protezione Animali
LAVINIA GUGLIELMAN
Massimilano Giannocco
FONDAZIONE "CHE" GUEVARA
Domenico Mazzullo
ASSOCIAZIONE MOANA POZZI
Francesca Veronica Sanzari
PARTITO DELL'AMORE
Partido Justicialista
LA GAUCHE MODERNE
Venexia Editore
ELENA OVECINA
Dignitas
MELAGIOLI
Il Gioco dell'Eroe by Gianluca Magi
ALAIN DE BENOIST
LA VOZ DEL SANDINISMO
PETER BOOM
Imperial Club
CAOS TRA LE PENTOLE
Book Crossing
ORLANDO
George Washington Masonic Memorial
ALDO GRITTI
Museo di Simbologia Massonica
LUIGI PRUNETI
Notiziario Massonico Italiano
ERICA MELARGO
Parti Radical (France)
C.L.I.P.S.A.S.
Venezolana de Television
RON PAUL 2012
Montichiari CONTRO GREEN HILL
LIBERILIBRI
Scaffale Massonico
ENRICA BONACCORTI
Editions Maconniques Castelli
ISTITUTO DI STUDI "LINO SALVINI"
IlSudEst
Grand Orient De France
EVO MORALES Presidente
Socrate 2000
L.I.C.E.
Metis Di Meo
SENTIERI REPUBBLICANI
Moreno Neri
MU'AMMAR GHEDDAFI
Evita Peron
Mouvement Européen pour la Démocratie Directe
Hugo Chavez
EDGARDO SOGNO
Ipertesto Edizioni
CARLO MANCOSU EDITORE
Bocca di strada
EROS E' LIBERAZIONE: Tinto Brass blog
Manfredi Pomar
FRANC MAçONNERIE MAGAZINE
Loggia Heredom 1224
GRAN LOGGIA D'ITALIA UMSOI
Regime Scozzese Rettificato
PSICOSINTESI
Rondò Veneziano
ILARIA DRAGO
Blog maçonnique d un jeune franc-maçon sur la Franc-Maçonnerie en France
PIER CARPI: UN MAESTRO
Secreta Magazine
BYE BYE BEAUTIFUL
Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici
QUATUOR CORONATI
SECRETA: il forum
CUATRO F Periodico del PSUV
Padre Anthony Elenjimittam
LA LETTERA G
FEDERAZIONE GIOVANILE REPUBBLICANA di Romagna
A.M.O.R.C.
Gruppo Studi Swedenborghiani
PORTOBELLO by Enzo Tortora
Hiram Blog
ALICE BAILEY
ROSSLYN CHAPEL
Gran Loggia Italiana
POLAR FRANC-MACON
BLOG DEL RITO DI YORK
Ho fatto SPLASH !
Delitti sotto la cenere by Nathan Gelb: il video
NATHAN GELB
Cagliostro e il Rito Egizio
MAURIZIO NICHETTI
Nuova Carboneria Italiana
RITO DI YORK
Un simpatico gioco McCain Vs Obama
DOVE ERAVAMO RIMASTI ?
Helena is Red
PAMELA SAINO
Ordine Iniziatico dei Cavalieri della Luce
LOGGIA 33
Per il Diritto ad una Morte Dignitosa
ENZO TORTORA
SATHYA SAI BABA Bhajans
Scuola Internazionale della Rosacroce d'Oro
LANFRANCO PALAZZOLO
Giovannino senza paura
ANGELO PEZZANA
ELENA ORLANDO
L'Italia è la mia Patria: Ambra
DISINCANTO
Patrizia D'Amico
CRISTINA KIRCHNER
Pansessualità
PETER BOOM
Giuseppe Varlotta
SICK GIRLS
Kuthuma: periodico di Alchimia e Tradizione Iniziatica Occidentale
MAX BUNKER Press
Blog di Giordano Bruno Guerri
OMBRA D'ARGENTO
Libertarian Party
BrUNO BoZzettO
IL PADRETERNO
Spincon
TRACINGBOARDS: A MASONIC SITE
Amici di Garibaldi
Bombay !!!
GIORDANO BRUNO GUERRI
Solo Pittori Artisti Mutilati
JUPITER EDIZIONI
Non è la Rai
NON E' LA RAI: X ANNI DOPO
Il Mistero di Paul McCartney
LE DROIT HUMAIN
Robert Lomas
Fratellanza Bianca Universale
STORIA DI IERI, OGGI E DOMANI
The Buick Brothers
GIUSTIZIA GIUSTA
IL TIBETANO: Le Scuole Iniziatiche dell'Antica Saggezza
REMO REMOTTI
Mito di Donna: LUCIA "REHAB" CONTI
Partito d'Azione Liberalsocialista
MINA "VAGANTE" WELBY
Il Silenzio Infranto
SEMPRE SULLA BRECCIA
ALACRAN EDIZIONI
Decidere.net
SOCIALISMO LIBERALE PROGRESSISTA
Socialisti.net
MISS WELBY: LA NIPOTE SEGRETA DEL CALIBANO
MARIA MONSE'
Radicali italiani
ITALIA LAICA
La Voce Socialista
L'OPINIONE DELLE LIBERTA'
Fondazione Craxi
ANDREA G. PINKETTS
Il Blog di Panther
Sai Baba
Società Teosofica
UNO STORICO MILITANTE SOCIALISTA: PIER LUIGI BAGLIONI
Laetitia Casta
ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA
Gran Loggia d'Italia
ASSOCIAZIONE REDUCI GARIBALDINI
Ordo Templi Orientis
SITO DEL PROF. CLAUDIO NICOLINI
Sito di Davide Giacalone
QUADERNI RADICALI
Il Riformista
ANTICLERICALE.NET
Associazione Luca Coscioni
CENTRO MARIO PANNUNZIO
Antiproibizionisti.it
ALESSANDRO CECCHI PAONE
ESOTERIA: Massoneria e dintorni
Grande Oriente d'Italia
G. MAZZINI 2005
Psychomedia: Salute Mentale e Comunicazione
LIBERALCAFE
Un simpatico gioco pro-referendum sulla ricerca scientifica sulle cellule staminali
IO CI METTO LA FACCIA
Lega del Filo d'Oro
ITALIALAICA: IL GIORNALE DEI LAICI
Jiddu Krishnamurti
RIFORMATORI LIBERALI
Giordano Bruno
CARBONERIA
Rito Scozzese Antico ed Accettato
LA TRADIZIONE INIZIATICA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE
La Loggia Montesion
WOODY ALLEN
La Melagrana: pagina di cultura esoterica
RITO SIMBOLICO ITALIANO
Federazione dei Liberaldemocratici
CARMELAAAAAA!!!
Ordine Martinista Universale
MOVIMENTO SUFI
Massoneria Italia
IL MANDIR DELLA PACE
Angelologia
LEGA ITALIANA ABOLIZIONE CONCORDATO
Movimento Federalista Europeo
LIBERTA' DI SPIRITO
Aislinn: la Fata-blogger
BAZARDELLEPAROLE
Picaresco: la BloggeRivista
NUVOLAROSSA: PASIONARIO DEL REPUBBLICANESIMO
DAL TRAMONTO ALL'ALBA: PORTALE DEL MISTERO
AKHENATON
MARTIN RUA: un blog massonico
Gran Loggia Regolare d'Italia
UNA STRONZA PERFETTA
Rito Orientale di Misraim e Memphis
BETTY FORD CENTER
Alice è sempre Alice
CALZETTA CHE PASSIONE
Bastogi: Casa Editrice esoterica
FILMOGRAFIA TRASH DI ANDREA G. PINKETTS
Pagine corsare di P.P. Pasolini
GIANFRANCO FUNARI
Le Trottoir
BerCamp: esperimenti democratici
OGGETTISTICA MASSONICA
Radicali di Sinistra
PROFONDO ROSSO STORE
LibMagazine
L'ORLANDO IL PORTENTO
Valeria la Vera
VIOLA VALENTINO
Valeria Manieri
LO SCIAMANO
Fuoco Sacro
AUTISMO ON-LINE
Epilessia Web
EDIZIONI TEOSOFICHE
Democrazia Laica
PER LA ROSA NEL PUGNO
Twin Peaks
TRENITALIA
Facciamo Breccia
Blog Italia
PLASTIC SOLDIER REVIEW
Arcana Intellego
IL FATTO ON LINE: BOLLETTINO D'ATTUALITA' ECO-COMPATIBILE
Severino Mingroni
SABRINA MARINANGELI
Critica Sociale
POLITICALINK
Massoneria sulla stampa
CHIESA EVANGELICA VALDESE
Capanno Garibaldi
SOCIETA' PER LA CREMAZIONE - TORINO
Cremazione.it
BLOG LAICI
Maria Montessori

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


1 settembre 2013

Caccia e cacciatori sinonimo di cretinismo e di impotenza sessuale



L'esempio più eclatante che, nella maggior parte dei casi, l'essere umano è un cretino, sta nel fatto che la caccia sia considerata ancora uno sport e per giunta sia ancora legale.

Sotto il profilo degli archetipi junghiani, potremmo paragonare il cacciatore con doppietta ad una sorta di impotente che, non potendosi accoppiare in altro modo, preferisce accanirsi contro poveri volatili, lepri indifese, cinghiali o altro.

Fatto sta che oggi riapre - peraltro con largo anticipo - la stagione della caccia e, chi scrive e questo blog, la caccia(ta) vorrebbero darla ai cacciatori. 'Sti criminali legalizzati !



23 aprile 2013

La fine della politica e l'ultimo Papa Re (Giorgio): dall'elezione del "vecchio" Presidente della Repubblica alla vittoria dell'astensionismo in Friuli Venezia Giulia

L'elezione del nuovo (leggi "vecchio") Presidente della Repubblica e le elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia, sono state un banco di prova.
Un banco di prova per una partitocrazia defunta. Partitocrazia di cui fa parte totalmente il Movimento di Beppe Grillo e di Casaleggio, che ha proposto quale candidato Presidente il già pluricandidato comunista Rodotà, già autore di una pessima legge sulla privacy.
Nessuno dei partiti al Potere, non a caso, ha optato per l'elezione dell'unica donna autenticamente Garante della Costituzione, ovvero Emma Bonino.
Si è optato prima per Amato, poi per Marini, poi per Prodi: tutti vecchi arnesi della politica e tutti affossatori dell'unico vero centrosinistra che l'Italia ricordi, ovvero quello composto da laici, liberali, socialisti, repubblicani e Dc.
Infine, per far contento il neo-comunista Berlusconi, hanno rieletto Giorgio Napolitano, uomo d'apparato buono per tutte le stagioni, già autore del Governo Monti e dei cosiddetti "Saggi" inconcludenti. Bella roba davvero.
In Friuli, il segnale dei cittadini-elettori non si è fatto attendere: solamente il 50% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne. Sconfitta piena dei berluscones, grave flessione del Movimento grillesco e perdita del 3,5% dei voti del carro cattocomunista.
La partitocrazia è morta e gli elettori si stanno svegliando.
Non vogliono più essere né imbrogliati né rimanere imbrigliati. Peccato solo che "questi" partiti non abbiano ancora colto il segnale.
Se lo avessero colto, infatti, tutti i loro dirigenti si sarebbero dimessi (anche dalla carica di deputato e senatore), si sarebbero ritirati a vita privata e si sarebbero indette elezioni per un'Assemblea Costituente, capace di riscrivere le regole del gioco.
Occorre ripensare un nuovo modo di fare politica, con partiti completamente rinnovati, che abbiano cultura e memoria storica e che i candidati siano selezionati attraverso criteri meritocratici.
Occorre una Grande Riforma elettorale e costituzionale, sull'esempio della Repubblica Romana di Giuseppe Mazzini, ovvero che introduca un Presidenzialismo che parta dal basso, al di fuori delle beghe e delle alchimie partitico-clientelari. Purtroppo, sin dai tempi di Mazzini, tutti coloro i quali hanno proposto codesta Grande Riforma sono stati annientati e/o criminalizzati.
Ricordiamo qui i partigiani antifascisti ed anticomunisti Randolfo Pacciardi ed Edgardo Sogno, ingiustamente accusati di "golpismo" dal comunista Luciano Violante. E ricordiamo Bettino Craxi, lasciato morire ad Hammamet come "latitante matricolato", anziché essere ricordato come grande statista, capace di annientare i disegni autoritari del clericofascismo e del cattocomunismo giustizialista, sin dalla fine degli Anni '70.
L'elettorato italiano, ad ogni modo, non è più disposto a perdonare.
I politicanti sono ormai avvisati.

Luca Bagatin



21 aprile 2013

Brevi considerazioni garibaldine sulla Presidenza della Repubblica e la Laidità del Non Stato

Francamente non comprendo coloro i quali esultano per la rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica, ovvero un comunista d'apparato espressione della peggior partitorcazia Pd-Pidiellin-Montiana.
Le Elite al Potere ringraziano.
I cittadini intellettualmente onesti no.
Ho avuto la conferma che non ci sono peggiori nemici di quelli che, potenzialmente, potrebbero pensarla come te.
Ho più nemici fra i laico-repubblican-liberal-massoni che fra fascisti, comunisti, clericali e grillini messi assieme. E questo pressoché da sempre.
Purtroppo però è l'ennesima conferma che - in certi ambienti e paradossalmente (forse perché i nobili ideali e princìpi sono una cosa, mentre il cervello umano, che devia da essi, un'altra) - non si riesce a guardare oltre la punta del proprio naso.
Ho detto.

Personalmente non sono né comunista né capitalista, bensì mazziniano e garibaldino, ovvero alternativo ai due sistemi anti-umanitari imposti dalla politica del Potere e dei media.

Penso che, in Italia, siamo giunti all'ennesimo tradimento della Repubblica ed in particolare di quella Romana del 1849.

Il liberalismo ed il repubblicanesimo, come princìpi ispiratori, sono definitivamente stati ammazzati.
Occorre farli Risorgere. Al di fuori della partitocrazia.



15 marzo 2013

Eventi Massonici

"Eventi Massonici" (Bastogi editrice) è l'ultimo saggio di Ernesto Laudicina, membro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed insigne studioso di questioni massoniche, il quale ha già all'attivo - nel settore - numerosissimi saggi, in particolare legati al rapporto fra Massoneria e Chiesa cattolica.
Con "Eventi Massonici", Laudicina, ripercorre tutta la storia della Libera Muratoria, non solo italiana, ma anche universale.
Dalla costruzione delle Cattedrali, ovvero allorquando i massoni erano "operativi", ovvero conoscitori dell'Arte dell'edificare Cattedrali alla gloria della Divinità, sino alla fondazione della Massoneria "speculativa", ovvero di matrice filosofico-spirituale.
Che cos'è la Massoneria se non la custode delle antiche conoscenze gnostiche legate alla Geometria Sacra, all'Arte ed all'Alchimia ?
Che cosa sono i massoni se non individui alla ricerca del perfezionamento interiore attraverso i rituali e le speculazioni filosofiche di cui si occupano nelle tornate rituali di Loggia ?
Ernesto Laudicina ci spiega - con il suo saggio - anche perché i massoni furono, nei secoli, perseguitati sia dal potere temporale che da quello statuale.
La Chiesa cattolica, infatti, vedeva nella Massoneria una potenziale concorrente nelle questioni relative alla fede, mentre i monarchi vedevano nei massoni dei potenziali rivoluzionari dell'ordine costituito.
Invero, non fu sempre né ovunque così.
Laudicina ripercorre dunque gli episodi che portarono alla fondazione della Massoneria Speculativa nel 1717, allorquando quattro logge inglesi si fusero per dare vita alla Gran Loggia Unita d'Inghilterra, fedelissima alla monarchia ed alla religione cristiana.
Purtuttavia notiamo come le Costituzioni del reverendo Andreson, del 1723, stabilissero la totale adogmaticità della Massoneria in campo politico e religioso, al punto che - nel corso dei secoli successivi - in particolare in Francia (1877), si permise anche ai non cristiani e persino agli atei di essere iniziati Liberi Muratori e ciò in nome della libertà di coscienza propugnata dalle Costituzioni di Anderson stesse.
Di qui la differenziazione e contrapposizione fra Massonerie dogmatiche, ovvero di matrice inglese (le quali si diedero nuove Costituzioni nel 1815) e Massonerie adogmatiche o liberali, di matrice francese.
Dal XVII secolo, ad ogni modo, la Massoneria operativa, fu permeata dalle speculazioni spirituali ed esoteriche derivanti dai Rosacroce e dai primi Alchimisti e ciò portò ad un definitivo mutamento in senso filosofico e talvolta mistico dell'Istituzione che, nel nostro Paese, trovò il suo massimo esponente nella figura del Principe di Sansevero, Raimondo di Sangro, già celebre inventore della sua epoca.
In Italia, in particolare, come ci fa notare Laudicina, abbiamo peraltro i primissimi martiri della Massoneria, ovvero il poeta Tommaso Crudeli ed il mistico conte Alessandro Cagliostro, entrambi imprigionati e torturati per mano dell'Inquisizione cattolica, sino alla prematura morte.
L'Italia, peraltro, deve moltissimo all'opera dei massoni, prima ancora che della Massoneria, in quanto fu proprio grazie a molti di costori che si potà addivenire all'Unità della Penisola nel 1861.
Da una parte i massoni di ispirazione monarchica - guidati dal conte di Cavour - dall'altra i massoni di ispirazione democratico-repubblicana, ispirati da Mazzini e guidati dal futuro Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, nominato "primo massone d'Italia".
Di qui, ancora, ulteriori contrasti con il potere temporale, culminatisi con la Breccia di Porta Pia, il XX Settembre, data significativamente massonica.
Nel 1910, ad ogni modo, l'allora Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese - il pastore valdese Saverio Fera - contrapponendosi all'acceso anticlericalismo dell'allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Ettore Ferrari, fondò una nuova comunione massonica, ovvero la Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM (GLDI), su posizioni adogmatiche, rispettose di tutte le fedi e, nel corso del Novecento, addirittura aperta alla presenza femminile fra le sue fila.
Il saggio di Ernesto Laudicina, "Eventi Massonici", con prefazione dell'attuale Gran Maestro della GLDI Luigi Pruneti, è un ottimo libro di ricerca storica, ricco di aneddoti ed episodi più o meno conosciuti della storia della Massoneria, che trascina per mano anche il lettore meno esperto e meno avezzo all'argomento.

Luca Bagatin



11 marzo 2013

BREVI NOTE SU GUGLIELMO OBERDAN di Carlo A.R. Porcella

Riceviamo e pubblichiamo volentieri l'articolo "Brevi note su Guglielmo Oberdan" - patriota mazziniano ed irredentista - inviatoci, in esclusiva, dallo storico Carlo A.R. Porcella.

L.B.

BREVI NOTE SU GUGLIELMO OBERDAN

di Carlo A.R. Porcella


Ricorre in questo anno il 130/mo anniversario della morte di Oberdan, parlare oggi del processo che lo condannò a morte è ancora per l’Austria molto imbarazzante poiché riapre una delle pagine di cattiva giustizia che purtroppo molte volte caratterizzano la storia delle nazioni anche europee. Tuttavia per completare l’informazione occorre precisare che il comportamento di Oberdan, durante la fase processuale, fu tale, voluto da lui stesso, per peggiorare le condizioni giudiziarie.

Guglielmo Oberdan o forse più esattamente come fu realmente registrato alla nascita Oberdank ma al di là della rappresentazione grafica nelle lingua nazionale del suo cognome egli resta sempre un patriota per cui due popoli, come disse Carducci, allora chiamavano giustizia a Dio.

Personalmente, per rispetto del volere dell’eroe in quanto segue parlerò sempre di Oberdan perché un giorno egli affermò che scrivere il cognome con la k finale era d’austriaco.

Egli nacque a Trieste il primo febbraio del 1858 e fu battezzato il giorno sette dello stesso mese nella parrocchiale di S. Antonio Nuovo, .con i nomi di Dionisio, Guglielmo e Carlo.

Il primo nome in ricordo del nonno paterno il secondo in ricordo del padrino, Guglielmo Rossi, mercante triestino. La madre era Gioseffa Oberdank, nata a Gorizia nel 1830 residente nella borgata di Sampasso da moltissimi anni con cittadinanza italiana. Cittadinanza confermata dall’ufficio anagrafico di Gorizia, infatti nei “ censimenti “ dell’impero la famiglia aveva sempre dichiarato di essere di nazionalità italiana. Il padre naturale era Falcier Valentino (o Falzier) era veneto di professione panettiere e allora prestava servizio nell’armata austriaca.

Poiché il matrimonio tra i genitori non fu contratto, Guglielmo assunse il cognome della madre, quando aveva già quattro anni, la madre si sposò regolarmente con Francesco Ferencich da cui nacquero altre figli che ebbero sempre un ottimo rapporto con Guglielmo.

Occorre anche evidenziare che nel censimento del 1865 il Ferencich inserì Guglielmo nel foglio di famiglia, atto questo che lascia ampiamente ipotizzare anche la volontà di legittimarlo, presumibilmente ostacolato da difficoltà di carattere legale dell’epoca. Pertanto è possibile affermare che ombre o dubbi sulla nazionalità di Guglielmo sostanzialmente non sono tali da attribuirgli nazionalità diversa da quella Italiana. Per completezza delle informazioni è doveroso ricordare che spesso il cognome della madre Oberdank è stato scritto anche con la ck finale e qualche volta anche con ch finale ma ciò non contrasta con il fatto che la famiglia d’origine della madre da diverse generazioni era iscritta fra quelle di nazionalità italiana. Certo tale “discussione” spesso anche con toni accesi non scalfì mai l’amore di Guglielmo per l’Italia. –

Le modeste condizioni economiche della famiglia non impedirono ai genitori di avviare Guglielmo agli studi anche se l’inizio non fu incoraggiante, tuttavia egli concluse i suoi studi il 20 luglio del 1877 con il massimo dei voti e fu proclamato maturo con distinzione per l’ammissione ad un Politecnico. Dai documenti scolastici e dalle testimonianze dei compagni di studio si evidenzia un carattere generoso con fermezza d’animo esemplare, l’amore per il bello e l’ardore per le idealità civili. Fu sempre amato ed apprezzato dai suoi maestri e benché di condizioni economiche modeste fu ammesso ai salotti letterati e politici della città, ove le sue doti umane e culturali furono sempre apprezzate. Ricordi relativi a quel periodo sono in gran parte della pittrice Argelia Butti e di Piero Vendrame, ma tale periodo nella sua formazione spirituale assume notevole importanza poiché allora si realizzò la coscienza politica di Guglielmo, grazie anche ad una profonda conoscenza degli scritti di Mazzini che con notevoli difficoltà riuscivano ad evitare i sequestri della polizia austriaca o a passare quasi indenni tra la corrispondenza privata. Dagli scritti di Mazzini Oberdan apprese la religione del sacrificio inoltre apprezzò molto l’opera del Guerrazzi ricordando anche che questi nell’opera Lo Assedio di Roma aveva voluto rendere omaggio ai triestini che avevano difeso Roma ed in particolare a Giacomo Venezian deceduto per le ferite riportate nello scontro del Vascello. Benché giovanissimo Oberdan non poteva avere un concetto ed un criterio politico completo e ben definito

Riuscì a perseguire un ideale che era quello della patria irredenta che con impegno costante si dedicò ad esso. Tuttavia nell’autunno del 1877 (il 12 ottobre) a soli diciannove anni Oberdan per proseguire gli studi presso il Politecnico si recò a Vienna ove seguì con regolarità gli studi almeno fino al luglio dell’anno successivo. Gli studenti italiani a Vienna erano numerosi ed in quel periodo molti avevano legami di amicizia con i polacchi presenti nella capitale austriaca, e tutti speravano che il trattato di Berlino in corso di definizione decretasse l’unità politica e l’indipendenza della Polonia. Quando il 1 luglio 1878 fu comunicato ufficialmente che il Congresso di Berlino aveva dato mandato all’Austria di invadere la Bosnia Erzegovina per sedare le agitazioni interne a tale regione, l’Austria proclamò una mobilitazione ridotta per poter adempiere al mandato ricevuto (era stato concordato con Germania ed Inghilterra). Inoltre il giorno 16 dello stesso mese fu vietato alla stampa austriaca di pubblicare qualsiasi notizia in merito ai preparativi militari in corso.

A Trieste tale circostanza provocò notevole disagio tra i giovani poiché vedevano abolito il diritto a non prestare l’obbligo del servizio militare che era stato in vigore per Trieste fino ad alcuni decenni prima, inoltre i giovani istriani e dalmati non gradivano indossare l’uniforme austriaca..

Sempre il 16 luglio 1878 un proclama di Garibaldi ed Avezzana unitamente ad un appello del Comitato Triestino per le Alpi Giulie con parole forti invitava i giovani trentini, triestini ed istriani ad insorgere. Tali appelli produssero numerose diserzioni nell’esercito austriaco tanto che l’Imperatore chiese al presidente del consiglio di essere costantemente informato in merito.

A tal punto è necessario evidenziare quali erano gli obblighi militari di Guglielmo verso il governo austriaco. Al compimento del ventesimo anno i giovani residenti nelle terre irredente avevano l’obbligo di sottoporsi all’esame personale per la leva ed Oberdan adempì a tale obbligo il 26 marzo 1878. Pertanto fu arruolato nel reggimento di fanteria Maresciallo Giuseppe barone Weber . Reparto questo a cui erano assoggettati tutti i giovani delle province meridionali dell’impero asburgico. Inoltre ad Oberdan fu riconosciuto il diritto di un anno di volontariato e fu iscritto fra i volontari a proprie spese. La chiamata alle armi, era prevista per l’ottobre 1880 ed era possibile anche ottenere una dilazione per il completamento degli studi, ma la mobilitazione parziale indetta dall’Austria anticipò la chiamata alle armi al luglio del 1878. Sul ritorno di Oberdan da Vienna a Trieste e la successiva fuga in Italia sono state riportate diverse narrazioni pertanto ritengo più corretto considerare la narrazione fatta dal patrigno di Oberdan alle autorità austriache anche perché essa è quella più documentata. La deposizione resa dal patrigno il 13 settembre 1878 al Tribunale provinciale di Trieste riporta che il foglio di chiamata fu inviato dal padre a Vienna preavvisandolo a mezzo telegrafo. Pertanto Oberdan ritornò a Trieste e si presento subito in caserma. Inoltre gli fu concessa la possibilità di dormire a casa ove aveva una sua cameretta. Una sera ritornando tardi da Sesana il patrigno, notata l’assenza di Guglielmo, chiese notizie a sua moglie che rispose dicendo che Guglielmo verso le 19 era arrivato a casa aveva indossato gli abiti borghesi per recarsi con amici alla trattoria Wastl, dopo tale comunicazione andò a letto tranquillo, ma al mattino successivo notò che Guglielmo non era ritornato a casa. Dopo qualche ora un caposquadra venne a chiedere di Guglielmo ma non essendoci, andò via per ritornare dopo circa due ore e ritirare l’uniforme e per invitarmi a presentarmi in caserma, cosa che fu fatta regolarmente.

Quella notte Guglielmo con altri due compagni fuggì in barca e dopo tre notti di viaggio fortunoso sbarcarono su una spiaggia tra Fano e Senigaglia successivamente proseguirono per Ancona.

In questa città furono accolti calorosamente dal direttore del “Lucifero” Domenico Basilari (tale giornale repubblicano è ancora in vita ed io lo ricevo regolarmente) unitamente al conte Bosdari ed all’avvocato Aurelio Salmona per il quale Oberdan aveva una lettera di presentazione. In Ancona era presente una numerosa comunità di profughi istriani giunta in quei giorni per gli stessi motivi.

In occasione di un comizio conobbe Matteo Renato Imbriani Poerio che il 21 maggio del 1877

Aveva fondato a Napoli l’Associazione “Pro Patria Irredenta” da allora i due non solo furono amici ma l’amicizia divenne quasi una venerazione per entrambi tanto che ogni azione progettata o attuata da Oberdan fu sempre concordata e preparata con Imbriani.

Imbriani è anche colui che per primo nel 1872 utilizzo il termine “irredentismo” per esporre le aspirazioni dei cittadini istriani e dalmati dell’impero asburgico.

Un amico di Oberdan residente in Roma, appreso del suo arrivo lo invitò a raggiungerlo, ma egli preferì restare in Ancona fino all’autunno. Giunse poi a Roma si unì ai numerosi esuli triestini ed istriani e con alcuni abitò in una cameretta di una casa tra Montecitorio e Piazza Navona.

Presto fu noto fuori della cerchia degli esuli tanto da partecipare con un proprio discorso alla commemorazione dei fatti di Villa Glori del 1867 .

Inoltre cercò di continuare i suoi studi e per vivere si procurò lezioni e lavori di disegnatore ebbe anche un sussidio di emigrazione erogato tramite il Comitato Triestino Istriano per le Alpi Giulie in Roma . Tale associazione nel gennaio del 1879 si costituì in Società assumendo la denominazione Associazione per le Alpi Giulie, Unione di Roma e per raccogliere fondi pubblicò anche una strenna a cui Oberdan partecipò attivamente. L’ingegno di Guglielmo fu ben presto apprezzato, tanto che durante l’ultimo anno ricoprì l’incarico di assistente di chimica presso il Regio Istituto Tecnico di Panisperna, fece alcuni lavori per la Direzione di statistica e fu anche disegnatore presso il ministero dell’agricoltura e commercio. Chi lo vide in Roma dal 1878 al 1882 narra che egli era sempre raggiante di entusiasmo, e che i suoi occhi cerulei si figgevano sempre in un punto ignoto e lontano, quasi a cercarvi un ideale irraggiungibile. Oberdan non pensava, non viveva che per la sua Trieste. Era quello l’ideale purissimo per cui egli non si lagnava della miseria, non sentiva tutta la sua sventura, per cui trovava di poter vivere. La vita esemplare, l’ingegno pronto, la seria tempra di studioso, la franca collegialità, i sentimenti magnanimi, gli entusiasmi patriottici, il complesso carattere insomma di giovane virtuoso che era in lui fecero si che non solo tra i suoi compaesani e compagni di lotta , ma anche fra la gioventù universitaria romana Guglielmo fosse ben voluto e stimato, tanto che negli ultimi tempi, quale socio del Circolo Universitario Democratico ne divenne rapidamente un esponente di primo piano. Le sue parole vibravano come dardi, parlava di rado ma con senno e spesso della sua Trieste, era uno dei migliori studenti. Condannò l’alleanza italo austriaca poiché provava uno sdegno profondo, come davanti ad un crimine di lesa patria. Negli anni romani lo spirito di sacrificio si radicò in Guglielmo per cui ritenne necessario che per la causa di Trieste fosse necessario un martire, allora nel suo animo restò ferma la risoluzione suprema, come da vero matematico la definì Cavallotti, per cui quando gli eventi furono per lui maturi passò all’azione.

Oberdan partecipò anche ai funerali di Garibaldi in Roma, portava la bandiera di Trieste abbrunata gli era stato accordato un posto d’onore dietro al feretro, subito dopo la rappresentanza della municipalità parigina. Quando il corteo passò davanti piazza Colonna egli notò che ai balconi di palazzo Fiano sede dell’ambasciata austriaca vi erano l’ambasciatore e gli impiegati, alzò lo stendardo minacciosamente in atto di sfida tanto che i poggioli si spopolarono immediatamente.

Nel maggio dell’anno precedente a Trieste su iniziativa del barone de (von) Pretis Cagnodo si preparavano i festeggiamenti per il quinto centenario dell’appartenenza all’Austria di Trieste mediante l’allestimento di una esposizione, logicamente la parte democratica dei cittadini ed una buona parte del Consiglio Comunale fu contraria ma le pressioni da Vienna nonché i contributi dei ministeri resero possibile il primo agosto del 1882 l’inaugurazione dell’Esposizione da parte dell’Arciduca Carlo Lodovico d’Austria. Tuttavia già nei giorni precedenti le organizzazioni irredentistiche presenti in Trieste erano decise a non rendere tranquilla la manifestazione, infatti nella note tra il 29 e 30 agosto era stato distrutto il vessillo sociale della società Unione Operaia Triestina, sodalizio fortemente austriacante, inoltre nella città furono distribuiti molti proclami delle associazioni irredentiste. La sera del giorno 2 agosto alle 21 mentre la fiaccolata dell’ Adunata dei veterani austriaci, partita dalla Caserma Grande e si dirigeva verso il Corso per rendere omaggio all’arciduca Carlo Lodovico, fu gettata una bomba in prossimità di via San Spiridione causando la morte di uno spettatore e ferendo dodici persone tra i quali il presidente dell’associazione dei veterani Raeeke ed il direttore del giornale Triester Zeitung dott. Dorn. Tale azione fu preparata dall’Oberdan che riuscì a varcare il confine dopo essersi sbarazzato della bomba all’Orsini non utilizzata buttandola in mare.

Tuttavia il ritorno in Italia di Oberdan fu tempestivo tanto che lasciò presso l’anziana signora Caterina Anagno nata Cerkvenik una valigetta contenete alcune lettere a lui indirizzate. A causa del successivo sfratto per morosità dell’Anagno nel successivo mese di settembre le lettere furono consegnate alla polizia e furono poi oggetto di tre interrogatori dopo l’arresto di Oberdan nel mese successivo.

Logicamente la polizia austriaca indagò con impegno senza riuscire almeno allora ad individuare l’autore o gli autori di quell’episodio. L’unico risultato concreto raggiunto fu un maggiore controllo della stampa irredentistica clandestina che veniva introdotta nella città di Trieste e per tali fatti alcuni marittimi furono denunciati.

Dopo la fuga da Trieste Oberdan per qualche tempo soggiorno in Friuli prima a Udine e poi a San Daniele ove fu ospite di Maria Ongaro superstite di una famiglia di patrioti friulani che avevano partecipato anche all’insurrezione mazziniana del 1864 nonché parente dei Delfino di Trieste. Si narra che Oberdan fu accolto con molto entusiasmo anche dalle figlie della signora Maria e pronunciò la seguente frase:

Beate loro che hanno la patria libera e che hanno avuto un Andreuzzi e tanti altri che seppero lottare e cooperare per la redenzione della patria. Bisognerebbe che anche Trieste avesse tali uomini e sopra a tutto bisognerebbe che anche Trieste avesse un martire.” .

Dopo il soggiorno in San Daniele, partì per Udine per recarsi prima a Napoli poi a Roma e per qualche giorno a Genova per poi ritornare a Roma. Qui verso la fine di agosto, fu presentato agli amici di un giornale repubblicano “il Dovere” a cui espose il suo progetto ideato con Ragosa e già approvato anche dai comitati triestini. Tuttavia si ritenne opportuno richiedere anche il parere dei principali esponenti del partito repubblicano che erano a Forlì questi ultimi disapprovavano il progetto, ma Guglielmo ancor più di Ragosa era fermamente deciso ad attuarlo. Il dodici settembre venne ufficialmente annunciata, con relativo programma, la visita dell’imperatore a Trieste per celebrare degnamente il quinto centenario della presenza austriaca a Trieste, l’arrivo dell’imperatore era previsto per il giorno 17 settembre.

Oberdan e Ragosa, partirono per Udine per vie diverse Ragosa via Orte Firenze Bologna e Oberdan

passando per Pisa Genova Milano Verona giunsero a Udine al mattino del giorno 15 settembre ma in ore diverse. A Udine si incontrarono con il Pontotti su indicazione di Imbriani. Pontotti comunicò ai due che dopo l’attentato del 2 agosto i confini con l’Austria erano presidiati con particolare attenzione inoltre la stessa polizia italiana vigilava costantemente sull’attività delle organizzazioni irredentistiche. A Udine prestava servizio un ispettore di pubblica sicurezza toscano Giamboni già al servizio del granduca e secondo alcuni fu questi ad informare la polizia austriaca della presenza di Oberdan.

Solo così può essere spiegato il sicuro arresto di Oberdan. Anche Cavallotti nel suo discorso a Pistoia parla dell’iscariota indicando Giamboni. Tuttavia il prefetto di Udine Gaetano Brussi, cospiratore e fervente patriota inviò due suoi agenti fidati per fermare Oberdan ma questi giunsero troppo tardi.

Molti storici o meglio la gran maggioranza di essi ritiene che ci fu un vero e proprio caso di delazione da parte di qualcuno che conosceva il piano si dice anche di un telegramma “convenzionale” fu inviato da Roma a da Venezia per segnalare la partenza di Oberdan.

Inoltre è da ricordare che in quel periodo l’azione del governo Depretis provocò lo sdegno della Società Friulana dei Veterani e Reduci delle Patrie Battaglie tanto da emettere un ordine del giorno con il quale si biasimava e si protestava per il controllo da parte della polizia di cittadini che avevano combattuto per la patria. Il 15 settembre Oberdan e Ragosa si recarono a Buttrio ove furono ospitati dal farmacista Giordani e cercarono anche un contrabbandiere per varcare il confine.

(QUANTO SEGUE è negli atti giudiziari dell’epoca poiché esistono diverse versioni sull’arresto di Oberdan ma tutte con scarsa documentazione attendibile anzi molto spesso incompleta)

La persona trovata fu Angelo Tavagnacco che a causa delle pessima condizioni atmosferiche di quella notte rinviò il passaggio del confine al giorno seguente. Il mattino seguente alle cinque partirono per varcare il confine. Oberdan nel lasciare la casa del Giordani lasciò alcuni oggetti oltre al bastone ed una piccola valigia con un libro che furono tutti nascosti dalla moglie del Giordani quando si ebbe notizia dell’arresto di Oberdan.(tali oggetti sono ora custoditi nel museo civico di Udine).

I due patrioti e la guida giunsero a Versa verso le sette del mattino ed ivi Oberdan pagò il contrabbandiere per proseguire il viaggio in vettura condotta dal vetturale Sabbadini che alle ore dieci giunse a Ronchi presso la locanda di Giovanni Berini ove Oberdan si fermò perché stanco e Ragosa proseguì il viaggio per Trieste con altra vettura.

Intanto il contrabbandiere guida Tavagnacco nel suo viaggio di ritorno a Buttrio incontrò l’agricoltore Giorgio Gregoratti e il fattore del conte Agricola di Udine Antonio De Marco

che lo interrogarono su quelli che aveva accompagnato. Il Tavagnacco riferì ai due che uno dei forestieri, Oberdan, lo aveva avvertito che in caso di incontro con la forza pubblica occorreva separarsi e scappare. Successivamente il Gregoratti riferì tutto al ricevitore doganale di Chiopris mentre il De Marco riferì al podestà di Lodovico Serravalle obbligando il Tavagnacco a ripetere quanto detto prima.

Successivamente il De Marco ed il Serravalle, si recarono a Gradisca per denunciare tutto al capitano distrettuale avvertendo anche il podestà di Versa Gian Natale Baldassi. Questi invio un messo comunale ad avvertire il capo dei gendarmi di Versa Tommasini, che era per servizio a Gradisca intanto a Versa veniva fermato il vetturale Sabbadini di ritorno da Trieste.

Il capo dei gendarmi Tommasini ricevuta la notizia si recò a Gradisca ove incontrò tutti i sopra citati per poi farsi accompagnare dal Sabbadini a Ronchi all’osteria dove i due giovani si erano fermati. Tommasini ipotizzando di essere in presenza di disertori dell’esercito italiano,. giunti all’osteria si recò nella stanza di Oberdan, dopo averlo fatto riconoscere dal Sabbadini, chiese le generalità e gli furono mostrati documenti intestati a Giovanni Rossi. Qualche istante dopo Oberdan tirò fuori un revolver senza riuscire a sparare per cui seguì una violenta colluttazione che terminò con l’arresto di Oberdan grazie all’intervento dell’oste e di due avventori dicui uno era il Gregoratti e l’altro un certo Minassi.

Oberdan fu pertanto condotto dal consigliere di Luogotenenza Vintasgau che dispose una immediata perquisizione della stanza in cui era stato Oberdan rinvenendo così le due bombe e le munizioni portate al seguito. Verso le cinque del pomeriggio giunse anche il giudice conte Dandini che iniziò l’istruttoria interrogando l’arrestato che continuò a chiamarsi Giovanni Rossi, senza curarsi in alcun modo di limitare le proprie responsabilità anzi esagerò volutamente i suoi intendimenti e l’italianità di Trieste. Pertanto fu indiziato di alto tradimento e sottoposto a custodia preventiva. Intanto Ragosa giunto a Trieste proseguì per l’Istria ma durante il viaggio seppe dell’arresto di Oberdan si nascose da amici per tre giorni per poi fuggire in barca a Venezia e proseguire poi per Roma. Ancora oggi non si conosce con esattezza quanto Oberdan si fece riconoscere con le proprie generalità, presumibilmente quando fu certo il suo trasferimento a Trieste, il primo verbale di interrogatorio in cui appare il suo vero nome è quello del 27 settembre

I giornali triestini avevano già pubblicato il suo nome il 18 settembre giorno successivo al suo arrivo a Trieste che coincise anche con la visita del sovrano asburgico. Oberdan fu sottoposto ad interrogatorio ancora il 30 settembre dagli organi giudiziari civili. Il 7 ottobre fu consegnato alle autorità militari e solo il 9 ottobre fu interrogato dagli organi giudiziari militari, Quello stesso giorno indirizzò una lettera alla madre per ringraziarla della visita fatta dal padre. Il processo ad Oberdan ancora oggi per l’ Austria rappresenta un processo svolto con molte ombre sul rispetto delle norme penali dell’epoca, esse apparvero già sulla stampa viennese del giorno 19 ottobre ossia il giorno successivo della visita della madre a Guglielmo il 15 ottobre con lo scopo di indurlo a chiedere la grazia. Al termine della visita la madre cadde svenuta e successivamente si recò a Vienna accompagnata da un legale per consegnare una domanda di grazia all’imperatore e al conte Taaffe, il primo era a Budapest per cui la domanda fu spedita ed il secondo ricevette la donna per dichiararle di non essere utile perché trattatasi di questione militare per cui era opportuno sperare nella grazia dell’imperatore. Secondo alcuni organi di stampa dell’epoca la sentenza era già stata pronunciata dal Tribunale Militare supremo di Vienna il 20 ottobre. Inoltre ci fu disparità di giudizio tra i componenti del collegio giudicante. Infatti il comandante militare di Trieste già ex capo di stato maggiore generale Schonfeld si sarebbe rifiutato di firmare la condanna a morte, e un vecchio uditore giudiziario di Innnsbruck, consultato per un parere dichiarò inammissibile la condanna a morte, inoltre il procuratore di stato Schrott sosteneva che la pena massima da concedere era di 20 anni di fortezza. Questi tre esponenti del mondo giudiziario poco tempo dopo dalla sentenza capitale, furono trasferiti ed uno di essi collocato in quiescenza. La sentenza di morte costituiva una evidente forzatura della norma relativa al reato di lesa maestà, ciò soprattutto in considerazioni del fatto che le prove certe erano solo costituite dalla diserzione, dalla resistenza a mano armata a pubblico ufficiale, di possesso illegale di ordigni esplosivi e di aver espresso l’opinione di voler attentare all’imperatore. Occorre anche ricordare che per lungo tempo i giovani triestini erano stati esentati dal servizio militare ed una alterazione di tale “privilegio” fu proprio la mobilitazione per la Bosnia Erzegovina.

A caratterizzare le anomalie del processo fatto ad Oberdan è anche un difetto di competenza giurisdizionale infatti il tribunale competente doveva essere quello di Gorizia poiché Monfalcone dipendeva da esso. Effettivamente il giorno 17 settembre il giudice istruttore di Gorizia avuta notizia dell’arresto si recò con il procuratore di stato si recò a Ronchi per i rilievi del caso anche in accordo con il giudice di Monfacone , ma quello stesso giorno giunse l’ordine non dal tribunale ma dal direttore di polizia in accordo con il procuratore superiore di stato il trasferimento di Oberdan a Trieste. Il procuratore superiore Schrott inoltre elimina di autorità ogni obiezione e invia il processo alla procura di Trieste. Il giorno seguente il tribunale di Gorizia ratifica il trasferimento a Trieste ai sensi dell’articolo 56 del codice di p.p. senza però accertare se la fattispecie del caso Oberdan è tra quelli previsti dal codice per il trasferimento. Inoltre dai documenti relativi all’avvio del processo a Trieste non si fa alcuna menzione al reato di diserzione, ciò fu dovuto al fatto che il tribunale di Trieste voleva accampare meriti presso la corte. Infatti le autorità militari per ben due volte sollecitarono la consegna del prigioniero e solo il 4 ottobre fu consegnato ad essa, in tale circostanza tutti i documenti della consegna furono retrodatati al primo ottobre. Tutte queste irregolarità generano notevoli dubbi sulla correttezza del comportamento delle autorità austriache.

A condannare Oberdan furono sicuramente le sue continue dichiarazioni di ostilità verso il governo e l’imperatore austriaco rese alle autorità inquirenti. Non dimentichiamo che nel 1849 dopo la caduta di Venezia a Udine fu fucilato, con sentenza di un tribunale militare Giacomo Grovic solo perché aveva parlato male dell’Austria mentre vigeva ancora la legge di guerra. Il processo a Oberdan già allora manifestò alcune pesanti ombre tanto che il giornale Allgemeine Zeitung riportò un articolo molto critico che si terminava con la seguente frase: “la situazione di Trieste richiede luce e non misteri”. L’atteggiamento non corretto della autorità giudiziaria fu essenzialmente dovuta al fatto che il ministero della giustizia austriaca già dopo l’episodio del due agosto aveva la ferma intenzione di sottrarre i processi all’ambiente locale, tale comportamento costituiva una palese violazione del diritto dell’imputato ad essere giudicato dal suo giudice naturale. Tale situazione giuridica ebbe ulteriore conferma con il processo al Sabbadini che iniziato tempo dopo e concluso con la pesante condanna a 12 anni di carcere per aver solo trasportato due patrioti di cui ne ignorava le generalità. Il tribunale supremo militare di Vienna emise la sentenza di condanna a morte mediante impiccagione il 4 novembre 1882 fu firmata dal Luogotenente Feld Maresciallo Knebel . In Italia la notizia della condanna a morte provocò numerose manifestazioni antiaustriache soprattutto quelle degli universitari bolognesi. La mattina del 19 dicembre 1882 il tribunale militare si riunì per leggere la sentenza a Oberdan che l’ascoltò scrollando le spalle senza tradire alcuna emozione.

Fu ricondotto in cella e sottoposto alla vigilanza di due sentinelle, durante tutto il giorno fumò più del solito e si divertiva gettando il fumo sulle sentinelle. Inoltre gli furono offerti i conforti religiosi che rifiutò per ben due volte dicendo: “ Sono matematico e Libero Pensatore, né credo nell’immortalità dell’anima” inoltre rifiutò l’incontro con i suoi congiunti. A tal punto è corretto evidenziare che Oberdan aderì alla Libera Muratoria soprattutto per il particolare legame di amicizia e di “cospirazione” che lo legava a Matteo Renato Imbriani Poerio . Trascorse la notte precedente all’esecuzione con tranquillità ma costantemente spiato dalle guardie per prevenire atti di autolesionismo. Oberdan si svegliò alle cinque del mattino e per evitare segni di agitazione lesse un libro almeno fino alle ore sei per poi sorbire una tazza di caffè latte, trascorse il resto del tempo fumando e passeggiando nella cella.

La forca allestita nel carcere non era una forca di forma classica ossia di L rovesciata ma semplicemente un palo di circa quattro metri di altezza sulla cui sommità era fissato un robusto uncino dal quale pendeva un robusto capestro.

Oberdan fu condotto fuori dalla cella nel cortile dove erano gia schierati un battaglione del reggimento Arciduca Alberto e altre due compagnie con bandiera e tamburi (questi listati a lutto)

Guglielmo indossava solo la giubba del reggimento Weber e dopo che il maggiore Fongarolli lesse nuovamente la sentenza fu consegnato al carnefice, in quel momento si avvicinò ancora il cappellano ma Obedan gli disse “Va via prete, non ho bisogno di te” e tolta la giubba gridò al boia

“ fa presto “ mentre il boia con due aiutanti gli legava le braccia pronunciò le seguenti parole (riportate da un soldato ungherese che conosceva bene la nostra lingua) “Muoio esultate, perché spero che la mia morte gioverà in breve a riunire la mia cara Trieste alla madre patria” .

Che Oberdan abbia parlato tutti poterono affermarlo benché il rullo dei tamburi coprisse le sue parole. Alle sette il capestro austriaco strozzava l’ultimo grido del martire “Viva Trieste libera, viva l’Italia, viva l’It “…ma ancora per altri sei minuti il corpo di Oberdan si dibattè nell’agonia e solo dopo che il medico del reggimento accertò la morte il cadavere fu staccato dalla forca e portato nella cella..

Alle 17 la salma fu portata all’ospedale militare ove fu sottoposta a sezione giudiziaria che terminò alle 20 e alle 23 fu rinchiusa in un cassone e condotta con un furgone, sotto scorta, al cimitero militare ove fu sepolta.

Secondo voci dell’epoca pare che al cadavere del patriota durante l’autopsia sia stata troncata la testa da inviare al museo antropologico di Vienna per studiarne il teschio. Tale voce non stupisce se si pensa che secondo alcuni storici la testa di Giacchino Murat (1815) fu inviata a Ferdinando IV di Borbone che la tenne presso di se fino alla sua morte.

Il sacrificio di Oberdan resta dunque sempre, ancora oggi, monito ai popoli, ai governi, ai despoti, ai dittatori. Gli avvenimenti politici successivi non hanno offuscato il valore della sua testimonianza di fede nell’idea mazziniana di libertà.


CARLO A.R. PORCELLA

Bibliografia

Nel 25/mo anniversario dell’impiccagione di Guglielmo Oberdan- appunti biografici e storici a cura del Comitato segreto della Gioventù triestina – Udine premiata Tipografia Tosolini 1907

Guglielmo Oberdan secondo gli atti segreti del processo carteggi diplomatici e altri documenti inediti- Francesco Salata – Bologna – Zanichelli 1924

Guglielmo Oberdan – Numero unico in occasione del centenario della nascita 1858- 1 febbraio 1958- scritti di A. Bandini Butti, G. Bruni, V. Furlani, G. Stuparich – Trieste Associazione Mazziniana sezione di Trieste 1958 – Udine Del Bianco.

In memoria di Antonio Giordani – Comitato onoranze nel 40/mo anniversario dell’ospitalità offerta ad Oberdan, 22 settembre 1922- Udine – Stab. Tip. Gustavo percotto & Figlio 1922

L’ora di Trieste – Giulio Caprin - Firenze- Bemporad& Figlio – Libreria A. Feltrami 1915

XX dicembre – in memoria di Guglielmo Oberdan –s.n. 1883

Quando non si poteva parlare … ed altri discorsi- Ferdinando Pasini – Trieste Libreria Internazionale c.u. Trani 1921



25 settembre 2012

"Viaggio nella notte": uno spaccato dell'alienazione vissuta e subita nel Nord Est italiano



"Viaggio nella notte" (Hacca edizioni), è il quinto romanzo dell'amico Massimiliano Santarossa, che è stato presentato in conferenza stampa a Pordenonelegge 2012.
Massimiliano, che peraltro conosco personalmente da almeno quindici anni e che so bene non essere un radical-chic, ma persona che conosce bene ciò di cui racconta, per averlo vissuto sulla sua pelle, ripercorre ancora una volta il rapporto "lavoro di fabbrica-periferia-Nord Est italiano".
Un filone alienante ed angosciante quello raccontato da Massimiliano, che narra di un periodo che va dagli anni '80 sino ai giorni nostri. Di un Nord Est che ha conosciuto un grande sviluppo economico, che però ne è stato anche la principale ragione del suo degrado: urbanistico ed umano in primis.
In nome di questo fantomatico "sviluppo" si sono cementificate le periferie, si è costretto i contadini ad abbandonare montagne e campagne, si è urbanizzato e omologato tutto quanto. In nome della cultura del "lavoro ad ogni costo", tipica della mentalità veneto-friulana, si sono persi i contatti con le tradizioni, si sono persino rifiutate le stesse, si sono ricercati piuttosto i "paradisi artificiali", lo sballo del sabato notte, al fine di dimenticare le dieci/dodici ore di lavoro in fabbrica.
Massimiliano Santarossa è assolutamente convinto che "lo sviluppo fine a sé stesso non basta più". E ricorda un'affermazione dell'ex Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, il quale si è letteralmente preso la "colpa generazionele" di aver pensato poco allo sviluppo del territorio in termini turistico-paesaggistici e di aver invece contribuito a cementificarlo.
"Viaggio nella notte" racconta la storia vera delle ultime tredici ore di vita di un ragazzo trent'enne della periferia del Nord Est. Operaio colto, il nostro protagonista, il quale incarna la metafora della perdita: perdita del lavoro inteso come mondo della fabbrica, alinenante, che si sta sgretolando. Perdita della famiglia, in quanto il padre morirà di crepacuore dopo una vita di lavoro e perdita della fede, intesa come visione di un Dio nel quale credere e sperare.
Il romanzo di Massimiliano Santarossa è dunque assente di ogni speranza, crudo come lo è la vita stessa. Vita che il protagonista del racconto deciderà di togliersi in quanto vuole fare "del suo corpo barriera", moderno Cristo, immolato affinché la sua morte sia di avvertimento e monito per la sua generazione e per le persone della sua terra, le quali, ingannate dallo "sviluppo facile" e dal "lavoro ad ogni costo" si sono trovate imbrigliate in una spirale disumanizzante senza fine.
E' forse anche una riflessione sul suicidio, che in Italia è ritenuto tabù, chissà mai perché, forse perché si è incapaci di andare oltre al pensiero della vita o, forse, perché non se ne comprendono taluni stati di alienazione.
Massimiliano Santarossa, ad ogni modo, è ottimista per il futuro e ritiene che le nuove generazioni, a differenza di quelle precedenti, siano molto più consapevoli della loro condizione e possano essere pronte a generare un nuovo cambiamento, con maggiore attenzione per il territorio e per la cultura.

Luca Bagatin (nella foto con Max Santarossa)



16 maggio 2011

Lotta all'omofobia, promozione di una sessualità consapevole: le sfide per il Paese del domani


E' incredibile come, proprio a distanza di pochi giorni dal 17 maggio - giornata mondiale contro l'omofobia - si sia scatenata un'ondata di casi di inciviltà omofobica gratuita.
Vediamoli nell'ordine.
Il rappresentante friulano del movimento politico neofascista La Destra, Ernesto Pezzetta, dichiara di voler oscurare i 15.000 manifesti contro l'omofobia promossi da Arcigay e da quindici associazioni.
Un ragazzo omosessuale triestino è stato aggredito a Lubiana.
A Brindisi è stata rifuitata la patente ad un ragazzo in quanto omosessuale. La stessa medesima cosa era peraltro già accaduta a Catania.
Vicende di ordinaria inciviltà, di ordinaria incultura, i cui responsabili andrebbero sanzionati con pene severe.
Sarebbe già un primo passo verso la civiltà, in un Paese come il nostro che, purtroppo, civile non lo è mai stato completamente.
Arcigay, Arcilesbica, GayLib e numerose altre associazioni per i diritti civili, sono da tempo impegnate in campagne di sensibilizzazione sulla questione omosessualità, anche nelle scuole.
E' fondamentale che ciò sia fatto: in ogni città, in ogni Comune, in ogni quartiere.
L'omofobia non è che frutto della non conoscenza del fenomeno. Un fenomeno del tutto naturale, visto che, l'omosessualità, è un orientamento sessuale assolutamente normale.
Rimango spesso stupito quando sento dire, anche da qualche rappresentante di partiti laici (a me è capitato con un amico, ad esempio), che "l'omosessualità va accettata quando non è ostentata".
Posso garantire che nessun omosessuale al mondo "ostenta" la sua omosessualità. E che la maggioranza degli omosessuali non è come è dipinta dall'immaginario collettivo: una macchietta effemminata.
L'omosessuale sei tu, sono io, siamo tutti noi. Persone qualsiasi.
E questo, a chi non conosce la questione, fa paura. Fa paura perché è molto facile associare l'omosessuale all'esibizionista, a colui che può mettere le mani addosso a chiunque. All'effemminato sculettante.
E' facile farlo perché molti non riescono a pensare ad altro che al sesso come ad una cosa morbosa.
Sono assolutamente scandalizzato quando sento persino dire che le Veline del programma satirico e di approfondimento "Striscia la Notizia" mercificano il loro corpo. Mai sciocchezza mediatica fu più grande.
Il punto è sempre quello: il corpo altrui, il corpo di una bella ragazza non ammiccante, visto semplicemente come aspetto morboso.
Penso sia il momento di educare le nuove generazioni ad una sessualità sana, a partire dalle scuole. Ove insegnare ai ragazzi che del proprio corpo non ci si deve vergognare, che sono belli tutti i corpi e che la morbosità è una cosa da malati di mente.
Che l'omosessuale è la variante dell'eterosessuale e che entrambi concorrono a costruire la nostra variegata società. Una società ove ciascuno vive appieno la propria sessualità, nel pieno rispetto gli uni degli altri.
Poi c'è l'aspetto squisitamente politico.
Perché devono esistere coppie di serie A e coppie di serie B ?
Perché due uomini o due donne che si amano debbono avere meno diritti rispetto ad un uomo e ad una donna ?
Perché dobbiamo lasciare che i sessuofobi ed i morbosi continuino a legiferare in maniera così scriteriata ?
Occorre il registro delle unioni di fatto. Direi di più: occorre garantire i medesimi diritti a tutte le coppie che decidono di contrarre un vincolo di amore reciproco. Anche nelle adizioni, certo.
Perché è assurdo pensare che due donne o due uomini non siano in grado di fornire un'esistenza sana ad un bambino.

Poi c'è la questione dei Parchi dell'Amore: perché non aprirne uno in ogni città ove ciascuno, in totale sicurezza ed igiene, possa appartarsi con il/la proprio/a partner ?
Ci arriveremo anche in Italia ?
La sfida è dunque fra rimanere un Paese che guarda al medioevo o va incontro alla civiltà.
Alla civiltà dell'amore e della sessualità consapevole.

Luca Bagatin



13 luglio 2009

La Massoneria in Friuli: errori rilevati dal dott. Carlo A.R. Porcella

Questo blog, fra le altre cose - come molti lettori già sanno - si occupa anche di Esoterismo e Massoneria, oltre che, naturalmente, di Storia.
Il dott. Carlo Porcella, Storico, mi ha fatto pervenire un elenco di errori contenuti in talune pubblicazioni storiche e massoniche che parlano della Massoneria nel nostro Friuli.
Gli ho proposto di pubblicarglieli in anteprima sul mio blog, così che magari qualcuno provveda a prenderne atto e rettificare (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem).
Ecco a voi, dunque, l'elenco del prof. Porcella.

L.B.



ELENCO DEGLI ERRORI 


Il manifesto fatto stampare dal G:.O:.I:. a Trieste il 26 luglio 1966 per celebrare il centenario dell’unione del Friuli all’Italia, riporta al nome di Giusto Muratti, combattente nella campagna del 1886 a Villa Glori – il manifesto è firmato dal G:.M:.Gamberini.
Le inesattezze, purtroppo non lievi, contenute nella  “voce” Massoneria curata dal Dott. Manlio Cecovini, nell’edizione del 1979 dell’Enciclopedia Monografica del Friuli Venezia Giulia, volume terzo, parte seconda, edita dall’ omonimo Istituto.
A pagina 779 l’immagine della chiave simbolica in argento, non identificava gli appartenenti alla  R:.Loggia dell’epoca, ma  era  il “gioiello distintivo” del Fratello Tesoriere.
A pagina 781 è indicata quale data di nascita della R:.L:. Des Amis De L’Ordre l’anno 1804 che non corrisponde alla data  del 13 maggio 1807 indicata nella Tavola Architettonica che descrive l’elevazione delle Colonne.
Tavola redatta a stampa in lingua francese, e di cui il sottoscritto ha curato la traduzione integrale.
(la traduzione è stata anche registrata presso la Siae) – 
Forse si potrebbe parlare del 1806 poiché il Grande Oriente di Francia per concedere il nullaosta per l’elevazione delle Colonne alle RR:.LL:. richiedeva un periodo di prova di circa un anno.
Inoltre presso la Biblioteca  Civica di Udine non esiste alcun elenco dei componenti della R:.L:. Napoleone ma solo una Tavola Architettonica redatta dal Segretario Bianchi e destinata agli Apprendisti datata 21.dicembre1808.
A pagina 783 occorre precisare:
che il piano rivoluzionario era opera solo di Antonio Andreuzzi  e che il patriota Giobatta Cella era alle dipendenze di Andreuzzi e operava in altra zona della regione. Inoltre il Cella non patecipò allo scontro di Monte Castello.
Nessuno archivio privato della regione contiene il manoscritto delle memorie di Andreuzzi Antonio, l’unico manoscritto esistente è presso i Civici Musei di Udine e per la regolarità della sua scrittura potrebbe essere una copia dell’originale. Secondo molti storici friulani e non la copia originale del manoscritto è stata distrutta durante l’occupazione austriaca di Udine del 1917.
Sono uno dei pochi cittadini che hanno consultato e ricopiato integralmente il predetto manoscritto con regolare permesso della Direzione dei Civici Musei. (La sezione di Udine dell’Associazione Mazziniana nello scorso anno ha pubblicato copia del manoscritto da me curato)
Non esiste alcun fatto d’armi relativo alla campagna del 1870 in località o prossimità di Villa Glori
l’unico fatto d’arme con tale denominazione riguarda la Campagna Garibaldina detta dell’Agro Romano e conclusa con la battaglia di Mentana nel 1867.
Alle pagine 784 e 785 mancano i riferimenti alla figura di un grande patriota e Libero Muratore
Elio Morpurgo e di tanti altri Fratelli che hanno fatto la Storia del Friuli.
A pagina 788 ove è riportata la bibliografia mancano opere di storici Friulani  nonché di altri storici quali Mack Smith  o Bracalini che hanno trattato, anche se  solo brevemente, l’insurrezione del Friuli del 1864 e le sue conseguenze. 
Il libro “La Massoneria la storia gli uomini, e le idee” – a cura di Zeffiro Ciuffoletti e Sergio Moravia – edizione Oscar Mondadori  2004  - Nel capitolo La Massoneria  e la costruzione della nazione italiana di Fulvio Conti , a pagina 141 riporta: Viallet pone assai poco l’accento invece sul fatto  che nel 1911 solo una provincia in Italia , quella di Udine risultava priva di aggregazioni liberomuratorie. Le pubblicazioni che smentiscono clamorosamente tale circostanza sono numerose tuttavia mi limito solo ricordare quanto scritto dalla stampa cattolica locale nel periodo menzionato. 

CARLO A.R. PORCELLA



15 maggio 2009

Oggi in Romagna......il Partito Repubblicano Italiano alla riscossa !

                     

Le imminenti elezioni europee del 6 e 7 giugno prossimi vedranno il mio più totale disimpegno.
E così le amministrative di Pordenone e provincia.
Non posso né mi sento di votare (e men che meno sostenere) chi non mi rappresenta, né rappresenta un briciolo dell'elettorato laico, liberale, libertario, repubblicano e liberalsocialista.
Ho l'orticaria per le liste personali, autoreferenziali e marketingizzate. Buone sicuramente per le fiere di paese, ma non certo per rappresentare l'Italia in Europa. Idem ho l'orticaria per chi con la politica non ha nulla a che fare.
Sanremo non è Strasburgo. E Strasburgo non è nemmeno Cologno Monzese o Cinecittà.
Per cui si elegga pure chi si vorrà eleggere. Ma molti fra noi rimpiangeranno di non aver potuto votare per partiti e candidati di altri Paesi europei ben più evoluti del nostro.
Ordunque, dirò anche che non impegnarmi politicamente del tutto proprio non so. Ho sul groppone 13 anni di attività politica e, nonostante ormai preferisca dedicarmi ad altro, non sono riuscito a non entusiasmarmi quando ho appreso che la gloriosa ed accogliente terra di Romagna vedrà impegnati fior fior di candidati Sindaco del Partito Repubblicano Italiano.
Quando recentemente mi sono recato in Romagna per una conferenza pubblica alla quale sono stato invitato come relatore, ho avuto occasione di rendermi conto non solo dell'ottima cucina (che per una buona forchetta come me è davvero il massimo) e della giovialità dei suoi cittadini, ma anche della presenza di una radicatissima tradizione e fede repubblican-mazziniana, come raramente è nel resto dello Stivale.
A Rimini ho visto addirittura negozi e librerie con all'interno busti e dipinti raffiguranti Giuseppe Mazzini, che è venerato ancora come un vero e proprio “santo laico”. E quanti iscritti all'Associazione Mazziniana Italiana vi sono in Romagna, ove peraltro vi è la Sede nazionale !
La Romagna è dunque terra di passione, rivoluzione dello spirito patriottico e genuino. Romagnolo è l'attuale attivissimo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi, già dirigente del PRI delle sue terre, ed in Romagna nacquero le primissime Società Operaie e di Mutuo Soccorso di matrice mazzinian-garibaldina (altro che socialista ! Lo stesso colore rosso era quello dei mazziniani, e rossa è ancora oggi la bandiera del PRI con l'Edera della Giovine Europa al centro).
Il PRI è dunque ancora radicatissimo in queste passionali e gioviali zone d'Italia e rappresenta ancora un crocevia fra rivoluzione ed evoluzione, fra giustizia sociale e liberalismo classico.
Ecco perché intendo sostenere la candidatura dei Repubblicani del PRI di Romagna, mettendo nel mio piccolo a disposizione alcuni post del mio blog culturale e personale – www.lucabagatin.ilcannocchiale.it - (che vanta un migliaio di visite al giorno e oltre), pubblicandovi siti web dei candidati e relativi manifesti elettorali.
Parlo ad esempio del giovane repubblicano Luigi Di Placido (www.luigidiplacido.it), candidato Sindaco di Cesena e sostenuto dal PRI, dalla Lega Nord e dalla Lista Civica Cesena Domani: un'alternativa di centro laico all'attuale governo del Pd.
Parlo del prof. Lorenzo Costa, candidato del PRI a Lugo di Romagna (RA) (www.prilugo.altervista.org).
Parlo del candidato Sindaco repubblicano Moraldo Fantini a Cervia (www.pricervia.it) e sostenuto, oltre che dal PRI anche dall'UDC e dal PDL.
Tre candidati a Sindaco repubblicani in Romagna. Penso che ciò sia importante, specie considerando il fatto che le elezioni amministrative sono le elezioni più importanti per un territorio, anche in quanto partono proprio dal basso e vanno alla radice delle problematiche locali.
Ed allora ecco che un cittadino pordenonese, liberalsocialista e repubblicano iscritto al PRI, come me, si sente spassionatamente di sostenere gli unici candidati che ha senso sostenere e votare il 6 ed il 7 giugno. E magari potessi votarli anch'io !
Tutto il resto, invece, che senso ha ?
Dunque, visto che al giorno d'oggi vanno tanto di moda gli slogan, concludiamo dicendo: oggi in Romagna domani in Italia. Per un mazzinianesimo alla riscossa. Per una riscossa repubblicana. Unica alternativa alla sbobba rancida oggi sul mercato elettorale.

Luca Bagatin


                                



28 maggio 2008

Michele Boselli VS Luca Bagatin: una (impari) lotta fra erotomani in quel di Porno Eden

Il soggetto qui sotto nella foto è quel travesta di Michele Boselli, in arte Miss Welby (www.misswelby.blogspot.com), il quale manca da Pordenone da tempo immemorabile.
Il suo nome mi ronza nelle orecchie da quando avevo 17 anni, ovvero da quando raccoglievo firme con i Club Pannella Riformatori assieme a persone equivoche che negli anni che furono adoravano scatenarsi in forsennati spogliarelli pubblici a sostegno di Ilona Staller in arte Cicciolina, eletta nel Parlamento italiano nei gloriosi anni '80.



Il soggetto qui sopra nella foto che scorrazza allegramente sul radical-trabiccolo, non si sa dove abiti oggi né di che cosa si occupi esattamente.
Voci di corridoio affermano che egli si occupi di spettacolo in rinomati locali "en travesti" a Londra. Altre voci mi parlano di lui come di un callcenterista e/o un venditore porta a porta.
Fatto sta che la galassia radicale è piena di fancazzisti.



Il soggetto con gli occhi pieni di borse di cui in queste foto è sempre lui: versione capelli e versione peli pubici.
Fatto sta che il Boselli di cui sopra (l'unico Boselli per cui potrei mai simpatizzare) mi ha definito BARBOSO EROTOMANE e mi ha dedicato questo lungo sproloquio in un barbaro linguaggio a me pressoché quasi del tutto sconosciuto (un po' come il friulano ed il triestino, linguaggi che mi lasciano del tutto basito).
Sproloquio che riporto interamente (con breve carrellata di mie recentissime foto, per la gioia di Sbriciolina !):


This disgusting individual with the piggy eye is the horribly failed Italian blogger Luca Barbatin. Nowadays you can't possibly visit any of the best and most beautiful fellow Italian liberal bloggers - such as Valeria, Vulvia and many others - without stumbling in his sickening comments asking them to bare their breasts, show up in high heels, or plainly proposing (actually begging) to have sex with him.
Which is the most unlikely thing on this planet - except for me winning the lottery or the planet itself being visited by aliens -, as Barbatin's penis is no bigger than his blog's pagerank or authority: close to zero.
Barbatin lives nearby Pordenone, a small town in North-East Italy which, coincidentally, you'll easily anagram into Porno Eden. Every single day he travels by bus to Pordenone in order to connect to the internet and sistematically harass any female blogger he finds by phishing in my blogroll, and yours'.
Mind you: not just women. He's also obsessed with journalist Mario Suttora and other masculine fellow bloggers. Anyone, anything he can pleasure himself with in front of a screen. I felt we must do something to relieve him out of his misery: kill him. My friend Londradical is a professional hitman who's going to take care of the pitiful case.


Michele Boselli, è, insomma, un genio.
Un genio della comicità internettica capace di inventarsi Miss Welby, la nipotina segreta di Piergiorgio detto il Calibano, e di trasformare quella desolatissima landa del NordEst chiamata Pordenone in Porno Eden.
Porno Eden come terra di mezzo.
Pordenone come terra da zappare.
Porno Eden come patria adottiva di Luca Barbatin (che infatti è nato a Roma).
Pordenone come patria adottiva dei suonatori di claxon a tutte le ore, come patria delle automobili che se possono ti investono SOPRATTUTTO se passi sulle striscie e con il verde pedonale (Luca Barbatin è fra i pochi che utilizzano ancora i mezzi pubblici che, come disse Bruno Lauzi, sono il mezzo di trasporto dei liberali).
Porno Eden come fucina della politica sexy.
Pordenone come fucina della politica spaccamaroni ai cittadini.
Porno Eden come la terra di quelli che da ragazzini raccoglievano firme antiproibizioniste, inneggiavano alla diversità di orientamento sessuale, andavano a cena con Mario Puiatti e sopportavano i suoi insopportabili rimproveri impartiti con cadenza marziale.
Pordenone come la terra di quei ragazzini che neanche conoscono il significato della parola "tazebao" (magari pensano sia un neologismo friulico o triestico. Sic !).
Ad ogni modo, BASTA !
Non querelerò Michele Boselli, ma gli erigerò un munumento !
Però erotomane.....iooooo ?!?
Ma dai, Londradical, che stai a dì ?
Al massimo, beh, sì, sono internetticamente perdutamente innamorato di tre DONNE.
Eccheddonne !



(beh, a dire il vero....nel caso specifico di quella sulla destra è lei che è internetticamente perdutamente persa per me...mentre io nicchio alquanto anzichenò. Per quanto, a suo dire, tutti pensano che io e lei siamo andati a letto. E forse non hanno tutti i torti....chi può dirlo !
Dora Pezzilli forse ?)


sfoglia     agosto        ottobre