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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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23 aprile 2013

La fine della politica e l'ultimo Papa Re (Giorgio): dall'elezione del "vecchio" Presidente della Repubblica alla vittoria dell'astensionismo in Friuli Venezia Giulia

L'elezione del nuovo (leggi "vecchio") Presidente della Repubblica e le elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia, sono state un banco di prova.
Un banco di prova per una partitocrazia defunta. Partitocrazia di cui fa parte totalmente il Movimento di Beppe Grillo e di Casaleggio, che ha proposto quale candidato Presidente il già pluricandidato comunista Rodotà, già autore di una pessima legge sulla privacy.
Nessuno dei partiti al Potere, non a caso, ha optato per l'elezione dell'unica donna autenticamente Garante della Costituzione, ovvero Emma Bonino.
Si è optato prima per Amato, poi per Marini, poi per Prodi: tutti vecchi arnesi della politica e tutti affossatori dell'unico vero centrosinistra che l'Italia ricordi, ovvero quello composto da laici, liberali, socialisti, repubblicani e Dc.
Infine, per far contento il neo-comunista Berlusconi, hanno rieletto Giorgio Napolitano, uomo d'apparato buono per tutte le stagioni, già autore del Governo Monti e dei cosiddetti "Saggi" inconcludenti. Bella roba davvero.
In Friuli, il segnale dei cittadini-elettori non si è fatto attendere: solamente il 50% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne. Sconfitta piena dei berluscones, grave flessione del Movimento grillesco e perdita del 3,5% dei voti del carro cattocomunista.
La partitocrazia è morta e gli elettori si stanno svegliando.
Non vogliono più essere né imbrogliati né rimanere imbrigliati. Peccato solo che "questi" partiti non abbiano ancora colto il segnale.
Se lo avessero colto, infatti, tutti i loro dirigenti si sarebbero dimessi (anche dalla carica di deputato e senatore), si sarebbero ritirati a vita privata e si sarebbero indette elezioni per un'Assemblea Costituente, capace di riscrivere le regole del gioco.
Occorre ripensare un nuovo modo di fare politica, con partiti completamente rinnovati, che abbiano cultura e memoria storica e che i candidati siano selezionati attraverso criteri meritocratici.
Occorre una Grande Riforma elettorale e costituzionale, sull'esempio della Repubblica Romana di Giuseppe Mazzini, ovvero che introduca un Presidenzialismo che parta dal basso, al di fuori delle beghe e delle alchimie partitico-clientelari. Purtroppo, sin dai tempi di Mazzini, tutti coloro i quali hanno proposto codesta Grande Riforma sono stati annientati e/o criminalizzati.
Ricordiamo qui i partigiani antifascisti ed anticomunisti Randolfo Pacciardi ed Edgardo Sogno, ingiustamente accusati di "golpismo" dal comunista Luciano Violante. E ricordiamo Bettino Craxi, lasciato morire ad Hammamet come "latitante matricolato", anziché essere ricordato come grande statista, capace di annientare i disegni autoritari del clericofascismo e del cattocomunismo giustizialista, sin dalla fine degli Anni '70.
L'elettorato italiano, ad ogni modo, non è più disposto a perdonare.
I politicanti sono ormai avvisati.

Luca Bagatin



27 marzo 2013

Franco Battiato, uno spirito libero stoppato dalla partitocrazia

ma quando ritorno in me,
sulla mia via, a leggere e studiare,
ascoltando i grandi del passato?
mi basta una sonata di corelli,
perché mi meravigli del creato!
(Franco Battiato)


Franco Battiato è certamente uno fra i più grandi artisti postmoderni del nostro Paese.
Musicista, cantautore, spiritualista, regista, persino attore, oltre che - da sempre - politicamente impegnato, libertariamente e anti-ipocritamente parlando, senza faziosità alcuna.
Franco Battiato, una vita coerente, la sua, anche quando si è trattato di assumere l'incarico di Assessore al Turismo - a titolo gratuito, peraltro - della Regione Sicilia, guidata da Crocetta.
Ma, in politica, si sa, quando dici le cose come stanno finisce poi che ti sparano addosso e ti dicono che no, l'hai detta e fatta grossa, che hai oltraggiato questo e quello. Ipocritamente.
Franco Battiato, che ipocrita non è, dicevamo, ha espresso una pur greve e prosaica opinione sul mercimonio della politica dei parlamentari. Ora, se qualcuno dovrebbe offendersi, forse dovrebbero essere quelle prostitute che hanno scelto di vendere il proprio corpo per scelta e per mestiere e che, come tali, andrebbero regolamentate e permesso loro di svolgere la professione, con opportuni controlli igienico-sanitari ed in luoghi comodi e piacevoli, con tanto di partita IVA.
Purtroppo, sono almeno vent'anni che i politici nostrani oltraggiano le istituzioni della Repubblica - fondata sul sangue dei martiri del Risorgimento e della Resistenza - e lo fanno con leggi elettorali incostituzionali, antidemocratiche, non rappresentative dell'elettorato. E le oltraggiano con promesse elettorali mai mantenute e con vincoli di mandato che non esistono, in barba ai programmi sottoscritti con gli elettori: a destra come a sinistra.
Ora, è Franco Battiato a doversi vedere revocato il mandato di Assessore della Giunta Crocetta, oppure doverebbero essere gran parte dei parlamentari italiani, peraltro non eletti da nessuno, visto che è in vigore la legge elettorale denominata "Porcellum", ove i parlamentari sono nominati direttamente dalla Segreterie di partito ?
Spiace che una personalità sensibile ed intelligente come il Presidente Crocetta non abbia compreso ciò e si sia, diversamente, accodato al Circo Barnum ipocrita della partitocrazia italica.
Possibile che i politicanti italiani, anziché fare mea culpa, abbiano puntato il dito contro l'artista Franco Battiato per dichiarazioni pur prosaiche, ma sulle quali ci sarebbe non poco da riflettere ? E che cosa ne pensano, poi, i parlamentati europei che quelle parole di Battiato hanno ascoltato ? Non pensano, forse, che la politica italiana sia ormai alla frutta, tutta presa nel difendere l'indifendibile ?

E non ci lamentiamo poi se la signora Merkel ci da lezioni di politica !
Se ci fosse un minimo di serietà, responsabilità, alta considerazione delle Istituzioni e soprattutto degli elettori italiani, allora i parlamentari italiani - non eletti da nessuno, lo ripetiamo - dovrebbero dimettersi seduta stante. Ammettere la non democraticità del "Porcellum" ed indire subito le elezioni per un'Assemblea Costituente, eletta su base proporzionale da tutti gli aventi diritto al voto, che riscrive le regole del gioco ed une legge elettorale sulla quale vigili un Presidente della Repubblica ed una Corte Costituzionale realmente rispettosi dei principi di rappresentatività e democrazia, iscritti nella Carta Costituzionale. E il governo, mi si dirà ? Si commissari il governo per il tempo necessario ad indire delle vere e democratiche elezioni politiche, come hanno fatto in Belgio.
Purtroppo, ad oggi, pare che codesta serietà da parte delle istituzioni nei confronti dell'elettorato sia del tutto assente.
E, ancora una volta, a rimetterci è uno spirito libero che dice ciò che pensa.

Luca Bagatin



16 febbraio 2013

Alessandro De Nicola a Pordenone per spiegare come FARE per Fermare il Declino dell'Italia



Alessandro De Nicola, giurista e Presidente della Adam Smith Society - associazione che si occupa della diffusione dei principi di libera iniziativa economica e di libera concorrenza - oltre che fondatore del movimento politico FARE per Fermare il Declino, è stato presente nella città di Pordenone venerdì 15 febbraio scorso, per presentare il movimento che, alle elezioni politiche del 24 febbraio, candida Oscar Giannino alla carica di Premier.
FARE per Fermare il Declino, come spiegato dal coordinatore pordenonese Michele Daniel, non ha preso un solo euro di finanziamento pubblico ai partiti, né intende prenderlo. Per questo, ogni candidato in lista, ha versato una quota associativa allo scopo di autofinanziare il movimento.
Un movimento che, come spiegato da De Nicola, nasce dalla buona volontà di sette persone, fra giuristi, economisti e giornalisti economici fra cui Luigi Zingales, Michele Boldrin e lo stesso Giannino, con lo scopo di abbattere drasticamente la spesa pubblica e, successivamente, abbattere drasticamente le imposte. Vere cause - spesa pubblica e imposte elevate - della recessione economica e dell'impoverimento dei cittadini meno abbienti e meritevoli.
"FARE per Fermare il Declino è nato da un senso di angoscia" - ha spiegato De Nicola - da parte di persone come noi, che non hanno mai fatto politica, ma che hanno pensato ai propri figli, ormai condannati a cercare lavoro all'estero in quanto, in Italia, il merito ed il talento sono penalizzati".
E così, il gruppo costitutivo di FARE per Fermare il Declino - fra la fine di luglio e gli inizi di agosto 2012 - ha pagato degli spazi pubblicitari sul Sole 24 Ore, Il Fatto Quotidiano, Il Gazzettino, Il Mattino, il Messaggero di Roma ed Il Foglio, per diffondere dieci punti concreti per abbattere la spesa pubblica e ridurre le imposte. Nel giro di una settimana il movimento ha ricevuto ben 120.000 adesioni ed 85.000 euro di contributi volontari da singoli cittadini.
E' chiaro che, FARE per Fermare il Declino, non è un movimento improvvisato, "che parla a vanvera come fanno Bersani, Berlusconi e Monti, proponendo di tutto e di più", ha proseguito Alessandro De Nicola, ma un movimento che "propone innanzitutto di togliere i 25 miliardi di sussidi statali alle imprese, in modo da rompere il clientelismo fra imprese e politica; togliere l'IRAP sulle imprese, permettendo loro di crescere ed assumere; ridurre il carico pensionistico in quanto in Italia si spende ben il 17% del PIL in particolare in pensioni d'oro a fronte del 13% in Francia e dell'11% in Germania; abolire i 5.600 Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti; abolire le Comunità montane e le Province (in tutto riusciremo a recuperare il 4,2% del PIL); vendere i beni immobili dello Stato, che esso stesso mal amministra; vendere le aziende pubbliche".
Questi, in sostanza, i punti programmatici di FARE per Fermare il Declino che, come ha concluso Alessandro De Nicola, ha anche lo scopo di "cambiare il paradigma culturale, ovvero vogliamo un'Italia ove a primeggiare siano il merito, l'opportunità, la concorrenza e la diffusione della conoscenza, proprio per rispondere alle aspettative dei cittadini più svantaggiati".

Luca Bagatin



13 novembre 2012

La Gran Loggia d'Italia degli ALAM organizza a Udine un Convegno su bioetica, testamento biologico ed eutanasia

Convegno nazionale, Sabato 17 novembre 2012 E.V., ore 9,00,

Hotel La' Di Moret, Udine, viale Tricesimo 276

tratto dal sito www.granloggia.it


Da una felice sinergia fra la Regione Massonica Friuli e la Consulta Nazionale di Bioetica della Gran Loggia d’Italia, e' nato il progetto del Convegno in oggetto che si terra' in un centro congressuale di prestigio ed ottimamente attrezzato, quale l'Hotel La' di Moret.

Il tema dell'incontro e' particolarmente intrigante: “Vita e pensiero dei momenti ultimi".

Con questo titolo si è voluto porre in risalto, rispetto ad altri eventi simili, non il momento della morte ma quello della vita negli ultimi istanti dell’esistenza. 

In altre occasioni, infatti, le tematiche si sono limitate ad affrontare aspetti tecnici, quali le dichiarazioni anticipate di fine vita (testamento biologico), o l'eutanasia. Argomenti importanti ma circostanziati ad una sfera medica, biologia, giuridica. Tutto sembra, in tal caso, ridursi a parametri "tecnici", dettati da dati clinici e da procedure notarili, indicate dalla legge.

Ciò che si dimentica e' l'aspetto più importante, quello umano di una persona che vede avvicinarsi la morte ma che ancora vive ed ha il diritto di farlo. Siffatta esigenza sarà,  invece, predominante nell'evento del 17 novembre, dove argomenti tipici della bioetica saranno esaminati in un'ottica tipicamente massonica.

Ben quattordici relatori estremamente qualificati da punto di vista professionale hanno accolto l’invito ad affrontare da diverse angolature, la vita e il pensiero dei momenti ultimi.

Gli interventi, ripartiti in tre sessioni aperte al pubblico, seguiranno un filo conduttore complesso ed esaustivo che, partendo dall'etica massonica, approderanno ad un esame della gestione del "fine vita" nel nostro paese e all'estero.

Il programma del Convegno è scaricabile qui: http://www.granloggia.it/GLDI/GetDoc.aspx/2174/PieghevolePublic2.pdf



6 ottobre 2012

A proposito di antimassoneria e massonofobia: una testimonianza di Franca Barbetti Celetto, Delegata Magistrale in Friuli della Gran Loggia d'Italia degli ALAM


Da quel lontano 3 marzo 1983, data del mio ingresso nell’Obbedienza della Gran Loggia d’Italia, ne ho viste davvero tante di campagne diffamatorie nei nostri confronti.

Lo scandalo della P2, l’inchiesta Cordova degli anni 90, quando alle 6 di mattina sono piombati in casa di mio padre portandogli via di tutto e di più, le reiterate pubblicazioni sulla stampa locale e nazionale di elenchi, il più delle volte obsoleti, con nomi di Fratelli e Sorelle da tempo passati all’Oriente Eterno. Ma non importa, tutto va bene, purchè si diffami, anzi si infami!

Davvero penso che ci sia chi vorrebbe costringerci ad andare in giro con vergogna con la squadra e il compasso al collo per additarci e riconoscerci...come facevano i nazisti con gli ebrei…e pensare che invece quella squadra e quel compasso noi li portiamo davvero addosso, ma volentieri, con orgoglio, proprio per riconoscerci e farci riconoscere.

Qui in Friuli Venezia Giulia tutti coloro che sono stati nominati per incarichi regionali hanno dovuto, per anni, dichiarare la loro appartenenza alla Massoneria, finchè questo obbrobrio non è stato cancellato, ma, nonostante tutto, lo hanno fatto con fierezza di appartenenza.

Due anni fa abbiamo inaugurato a Udine la mostra sull’Antimassoneria. Sono venuti in tanti, molti si sono meravigliati di tanto livore nei nostri confronti, in fondo ci conoscevano come persone “normali”, anzi il più delle volte come “brave persone”;  insomma proprio non potevano credere che “mangiassimo i bambini”!

Anche la stampa ha pubblicato riscontri positivi della manifestazione e riscontri ancor più positivi li ha pubblicati lo scorso anno in occasione del Meeting dei Giovani, quando improvvisamente in molti si sono accorti che la Massoneria non è un ritrovo di vecchi bacucchi, tristemente bardati nelle loro fasce e nei loro grembiuli, ma un’istituzione vivace, moderna, capace di attrarre i giovani non perché offre loro potere, soldi o appoggi politici, ma VALORI, quei valori che tanto mancano oggi in questo nostro Paese che ha perso la bussola.

Dopo di allora un’altra campagna stampa ci ha toccati, ma erano beghe politiche…noi eravamo solo un pretesto per fare le scarpe a qualche concorrente politico poco gradito.

E così da anni ed anni andiamo avanti per la nostra strada, tra alti e bassi, tra momenti di insolita pace e periodi di vera e propria guerra.

Quando finalmente il nostro diventerà un Paese “normale”, allora forse si renderà conto che l’unico, vero, importante, metro di giudizio, non è quello di essere ritenuti appartenenti a questa o quella istituzione, ma l‘esempio che ciascuno di noi offre giorno per giorno, con il suo comportamento, la sua credibilità ed il suo onore."


Franca Barbetti Celetto

Delegata Magistrale per il Friuli Venezia Giulia della Gran Loggia d'Italia degli ALAM



22 luglio 2011

Ridare dignità ai cittadini-elettori contro la casta politica di oggi



Con il rischio di una nuova Tangentopoli, la classe politica odierna tenta di correre ai ripari attraverso qualche ritocco alla spesa pubblica improduttiva qua e là: qualche accorpamento di Provincia, qualche riduzione del numero dei parlamentari, qualche ritocco ai costi del Quirinale. Nulla di strutturale, insomma, solo qualche pennellata, tanto per distrarre gli elettori dal fallimento degli ultimi vent'anni di governi "destra-sinistra", che porterà ben presto all'archiviazione della Seconda Repubblica e, forse, di queste forze politiche che hanno saputo essere di gran lunga peggiori di quelle della Prima.
Il Pentapartito, nel '92, quando aveva stravinto le elezioni, almeno, ebbe il coraggio di proporre riforme radicali e di struttura. E forse anche per questo gli si avventarono contro i Poteri Forti e le procure. Oggi, invece, un falso bipolarismo fatto di inciuci bipartisan, sembra piuttosto proporre molto fumo e nessun arrosto.
Le uniche forze politiche che, oggi come ieri, propongono radicali riforme di struttura sono purtuttavia sotto rappresentate: parliamo dei Repubblicani del PRI, dei Liberali del PLI e dei Radicali che però, questi ultimi, da parecchi anni vanno al traino del Pd controriformatore.
Per rimettere in sesto i conti pubblici, ridare credibilità alla politica e rilanciare il Paese, occorre, diversamente, un progetto serio ed organico e che preveda: l'abolizione delle Province, dei Consorzi, delle Comunità montane; l'accorpamento dei Comuni inferiori a 15.000 abitanti; la privatizzazione del carrozzone Rai; l'accorpamento delle aliquote fiscali ad un massimo di tre, innalzando la no-tax area per i redditi medio-bassi; la riforma del sistema pensionistico e sindacale, evitando veti sindacali a vantaggio solamente di alcune categorie protuttive ed a totale svantaggio di altre categorie e del Paese; occorre ridurre il numero dei parlamentari, dei loro stipendi e di quelli dei Consiglieri regionali, almeno del 30 %; occorre poi riformare la Costituzione - rilanciando un'Assemblea Costituente - in senso liberale, ovvero abolendo quegli articoli come il 41 ed il 42 che non garantiscono i pieni diritti di proprietà privata e riformando la legge elettorale e le funzioni del Presidente della Repubblica.
Occorre che il Presidente della Repubblica sia eletto direttamente dai cittadini - a turno unico - abbia funzioni di governo e sia slegato dai partiti. Il Parlamento, invece, dovrebbe tornare alla sua funzione originaria di organo legislativo e di controllo e dovrebbe essere eletto su base proporzionale pura, con il sistema delle preferenze, per garantire il massimo della democrazia e della rappresentatività.
Molte altre sono le riforme che attendono questo Paese in balìa di un Parlamento che lo sta totalmente danneggiando. Occorre finalmente riformare la giustizia, separando le fuinzioni dei giudici da quelle dei PM; far eleggere direttamente dai cittadini i componenti del CSM ed introdurre la responsabilità civile del giudice. La giustizia, insomma, non dovrebbe più rispondere alla politica, bensì direttamente ai cittadini-elettori.
Non parliamo poi dell'introduzione di normative di diritto civile, come l'introduzione del riconoscimento delle unioni civili; la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati e la legalizzazione della prostituzione.
Un programma di riforme organico, insomma, contro la casta e che ridia finalmente dignità ad un elettorato che non ne può davvero più.

Luca Bagatin



7 maggio 2011

Motivazioni e riflessioni relative alla mia candidatura alle elezioni amministrative di Pordenone


Vorrei affidare a "La Voce Repubblicana" ed al mio blog (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it) le motivazioni che mi hanno portato ad accettare la candidatura come Repubblicano alle elezioni comunali di Pordenone.
Innanzitutto diciamo che non ho alcuna velleità di elezione.
Ho iniziato a fare politica giovanissimo, neanche maggiorenne, nell'area laica, liberale e libertaria, ma, da diversi anni, sono deluso dalla politica d'oggi al punto che non vado più nemmeno a votare. E lo affermo anche con una punta di orgoglio.
In questi ultimi anni mi sono occupato d'altro, specie sotto il profilo professionale, ovvero di cultura, studi massonici ed esoterici e di Storia risorgimentale, collaborando, fra l'altro, a riviste specializzate e scientifiche.
Continuerò ovviamente a farlo negli anni a venire, poichè ciò mi ha dato e continua a darmi maggiore soddisfazione rispetto ad un'attività politica ormai ridotta a mediaticità, senza alcuno spazio di discussione ed approfondimento utile ad intavolare un discorso che possa coinvolgere le singole intelligenze.
Se ho accettato di candidarmi a queste elezioni l'ho fatto unicamente per tali seguenti motivazioni, ovvero: per veicolare e diffondere le idee del Partito Repubblicano Italiano, partito storico di lunga tradizione liberale; per onorare il ventennale della morte di Randolfo Pacciardi, il più grande, a parer mio, fra i Repubblicani; perché non potevamo non essere presenti - anche a Pordenone - nel 150enario dell'Unità d'Italia; perché mi sono sempre occupato di diritti civili, di ambiente e di libertà individuali e non potevo venir meno alla mia storia politica; perché gli amici Repubblicani di Pordenone hanno così simpaticamente insistito che non potevo rifiutare; perché è tornato nel PRI Alessandro Cecchi Paone, che ho sempre stimato moltissimo, giudicandolo uno fra i più grandi giornalisti e studiosi del nostro tempo; perché, anche se non ho alcuna possibilità di elezione, sono un utopista che, se eletto, romperei le uova nel paniere agli assetati di Potere ed ai soliti ipocriti della politica.
Mi sono candidato come Repubblicano in una lista civica - Il Ponte - che candida Gianni Zanolin. L'ho fatto perché si candida al di fuori e contro i due grandi calderoni politici e, qualora non andasse al ballottaggio, sarò il primo a dire (anche attirandomi eventuali critiche interne e/o esterne) che, al secondo turno, non dobbiamo nè venderci nè svenderci al miglior offerente: dobbiamo andare all'opposizione per batterci per il programma con il quale, autonomamente, ci siamo presentati.
In politica, infatti, non penso sia mai stato onorevole scendere a patti con il Diavolo (o rosso o blu).
Non penso di essere pessimista, bensì realista, quando affermo che la politica d'oggi non sarà riformabile in tempi brevi. Che per farlo occorrerebbero persone e forze politiche più liberali che democratiche e che dovrebbero avere il piglio di Randolfo Pacciardi ed Edgardo Sogno.
L'ipocrisia regna sovrana; l'indistinzione ed il vuoto la fanno da padroni ed i partiti d'oggi - che nulla hanno della tradizione dei partiti storici - sarebbe corretto chiamarli con il loro nome: "comitati d'affari", “combriccole eversive”.
E' con questo spirito che mi appresto a lanciarmi nel calderone delle elezioni amministrative. Dicendo le cose come stanno, con franchezza, ed auspicando che sempre maggiori candidati e persone comprendano che, per mutare il sistema politico attuale, non occorrono grandi rivoluzioni, bensì maggior onestà intellettuale e volontà di ragionare con la propria testa.

Luca Bagatin



6 maggio 2011

L'Arcigay di Pordenone rilancia le sue iniziative politiche



L'Arcigay di Pordenone rilancia con il bacio gay.
Già l'anno scorso fece "scalpore" nel mondo politico friulano la campagna di manifesti "Civiltà: prodotto tipico friulano" con Giacomo Deperu, Vicepresidente di Arcigay di Pordenone, che si baciava con il suo compagno e, in altro manifesto, due esponenti di Arcilesbica nello stesso atteggiamento affettivo.
Ecco che, a distanza di un anno esatto, il movimento omosessuale friulano rilancia con un confronto pubblico fra i sei candidati a Sindaco di Pordenone, rilanciando anche la campagna dei manifesti a livello nazionale, con il sostegno di sedici associazioni trasversali, fra cui GayLib, il movimento omosessuale che fa riferimento all'area libertaria di centro-destra.
Assente giustificato il candidato Maurizio Salvador dell'Udc che, ad ogni modo, in un comunicato ha fatto sapere che per il suo partito l'unica forma di famiglia possibile è quella eterosessuale.
Esordisce il candidato de Il Ponte, Gianni Zanolin, che plaude all'iniziativa di Arcigay, che, a suo parere, ha rappresentato un forte momento di coesione fra le persone e la comunità, che deve riconoscersi anche in valori come l'affettività. Un'affettività che non ha colore o orientamento sessuale.
Il candidato del centrodestra, Giuseppe Pedicini, non mostra imbarazzi nel sostenere la campagna di Arcigay, nonostante il Presidente della Provincia di Pordenone, il PdL Alessandro Ciriani, abbia con forza negato il patrocinio gratuito all'iniziativa. Pedicini ritiene che un bacio, anche omosessuale, sia oggi accettato dalla nostra società.
Diverso l'atteggiamento del candidato dell'Api e Futuro Pordenone Alberto Rossi, che, da cattolico, ritiene che tale campagna rappresenti un'ostentazione dell'omosessualità e sia, pertanto, inopportuna.
Il candidato di Sinistra e Libertà e Italia dei Valori, Giovanni Del Ben, pensa invece che con iniziative di questo genere siano cadute molte ipocrisie della nostra società e, per finire, il candidato del centrosinistra Claudio Pedrotti chiosa dicendo che è necessario fare molta attenzione alle discriminazioni, anche di tipo sessuale.
Giacomo Deperu di Arcigay, ha poi rilanciato due concrete iniziative, ovvero la necessità di istituire corsi nelle scuole, con personale specializzato, al fine di far conoscere la realtà omosessuale e di combattere il bullismo omofobico e la lodevole iniziativa di istituire una sezione della Biblioteca civica di Pordenone alla letteratura omosessuale, intitolandola al militante dei diritti civili dei gay, recentemente scomparso, Italo Corai.
Le iniziative sono state accolte con entusiasmo da tutti i candidati a Sindaco che, stranamente, si sono anche detti tutti a favore dell'istituzione del registro comunale delle unioni civili.
La cosa mi ha parecchio stupito, considerando che il sottoscritto, che da anni è andato proponendolo anche al centodestra ed al cosiddetto Terzo Polo, ha sempre ricevuto sonori rifiuti e perplessità. Senza poi contare che, tale argomento, nel centrosinistra è stato sempre considerato un tabù (l'unico candidato da sempre a favore è il candidato indipendente e civico Gianni Zanolin e, non a caso, mi sono candidato nella sua lista).
Bravo dunque a Giacomo Deperu, che ha saputo prendere per le corna i politicanti locali, i quali dimostrano spesso di essere lontani anni luce dalla società - cosiddetta - civile, ma, se messi alle strette, finiscono per far decadere le loro ipocrisie e tabù.

Luca Bagatin



11 marzo 2011

Ciao Italo !



Ho appreso ora della morte di Italo Corai, scrittore pordenonese e mio maestro politico (nonostante da diversi anni ci fossimo allontanati).
Avevo visto Italo solo venerdì scorso, alla presentazione del volume del suo caro amico Angelo Pezzana "Un omosessuale normale". Era allegro ed entusiasta nel vedere così tanti militanti gay riuniti assieme, che avevano finalmente il coraggio di mostrare la loro faccia in pubblico.
Ricordava, lui, primo militante omosessuale del Friuli Venezia Giulia - nota terra bigotta -
come ai suoi tempi gli omosessuali fossero guardati con sospetto e sberleffo. E di come anche lui, allora insegnante di matematica, fosse stato spesso discriminato.
Conobbi Italo nel 1996, quando avevo diciassette anni. Allora, dopo una lunga militanza nel Partito Radicale, ricopriva la carica di Portavoce dei Verdi di Pordenone. Fu lui ad insegnarmi i rudimenti della militanza politica e se oggi ho un carattere più sicuro di allora, lo devo a lui ed al suo piglio coriaceo.
Io, in cambio, gli insegnai ad utilizzare il computer ed i primi ridumenti di internet.
Ci eravamo persi da anni, ma eravamo felici di esserci rivisti, anche solo per un saluto, alcuni giorni fa.
Ciao Italo.

Luca



11 maggio 2010

C'è un luogo ove da ragazzino......



C'è un luogo, qui, nella provincia di Pordenone, ove andavo a rifugiarmi da ragazzino quando avevo voglia di riflettere sul mondo, sulla vita, sulle cose e soprattutto avevo bisogno di nuovi spunti creativi, alla ricerca di rinnovati mondi alla Lewis Carroll e persino alla David Lynch.
Mondi abitati unicamente da prati, alberi, acqua e qualche ancestrale o insonsueto elemento architettonico, per così dire.



Mi recavo lì per leggere, scrivere e persino correre a perdifiato nella più assoluta tranquillità.
Ci sono tornato alcuni giorni fa, nel Parco di Villa Varda a San Cassiano di Brugnera di Pordenone, dopo un quindicennio circa di assenza.
Nulla era cambiato a parte la triste scoperta di quanto poco sia oggi curato il bellissimo stagno (che per decenza ho preferito non fotografare). Di quanto sia sporco come la coscienza di taluni amministratori locali che, ne sono da sempre convinto, ovunque essi amministrino, andrebbero destituiti per legge. Una legge che proviene dal basso, inappellabile, ontologicamente sovrana.





Il Parco di Villa Varda rimane purtuttavia un luogo ameno in una cittadina di provincia tanto ricca, zeppa di gran villone ed industrie, quanto triste e povera di interiorità e di luoghi di ritrovo e comunicazione interpersonale e ciò che del Parco mi ha colpito di più, tornandoci, è stata l'iniziativa di alcuni volontari di adibire l'ex serra della Villa, a stanza "book crossing", ovvero di libero scambio di libri e riviste. Una stanza dalle enormi finestrone di vetro, completamente avvolta nel verde circostante............



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini