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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 ottobre 2015

"Desiderio": poesia di Luca Bagatin a Maria José Peon Marquez

"Desiderio"

poesia di Luca Bagatin a Maria José


Le mie mani fra i tuoi capelli.

La tua mano sulla mia.

La mia bocca fra le tue labbra.

La tua bocca sulla mia.

I miei occhi si perdono nei tuoi.

I tuoi occhi nei miei.

Le lenzuola avvolgono le tue gambe lisce,

che le mie mani accarezzano,

dolcemente

ma senza pudore.

Desiderio è il tuo nome, Maria.

E il mio è Amore.



"Deseo"

poesía de Luca Bagatin a Maria José


Mis manos en su pelo.
Su mano sobre mi.
Mi boca entre tus labios.
Su boca en la mía.
Mis ojos se pierden en su.
Tus ojos en los míos.
Ropa de cama envolver las piernas lisas,
que mis manos acarician,
suavemente
pero sin vergüenza.
Deseo es tu nombre, María.
El mío es Amor.



22 marzo 2015

La necessità di una critica alla globalizzazione, alla dittatura del danaro, dell'egoismo, dello sfruttamento

Occorre lanciare o, forse, rilanciare un'autentica Terza Via o, meglio, una Terza Posizione fra capitalismo e marxismo o, meglio ancora, fra liberalismo e social-burocrazia. Una Terza Posizione che sia, come afferma l'intellettuale francese Alain De Benoist, critica nei confronti della globalizzazione, della modernità senza radici, della dittatura del danaro che, di fatto, ha reso schiavi i popoli in una spirale di sfruttamento senza fine da parte dell'economia e della politica delle élite.

Da tempo osservo, in questo senso, l'evoluzione dell'America Latina e trovo sia un esempio, un laboratorio di nuova emancipazione sociale e popolare iniziato alla fine degli Anni '90 con l'elezione di Hugo Chavez a Presidente del Venezuela e proseguito con l'elezione di Evo Morales in Bolivia, dei Kirchner in Argentina, di Lula e della Roussef in Brasile, di Pepe Mujica e Vasquez in Uruguay, di Correa in Equador.

Ne parlavo proprio alcuni giorni fa con l'On. Liberale Stefano De Luca, su posizioni molto lontane dalle mie sulla questione, facendogli notare come Matteo Renzi non sia affatto un nuovo “caudillo” latinoamericano, bensì l'ennesimo figlio delle Banche Centrali e del Fondo Monetario, come lo sono stati i Roosvelt, i Kennedy, i Bush negli USA e come lo sono gli Juncker, le Merkel, gli Hollande e gli Sarkozy in Europa.

I popoli latini degli ultimi decenni e le classi dirigenti che hanno eletto, tutte espressione delle periferie più povere– diversamente - hanno compreso, prima di noi, la necessità di mettere al primo posto dell'agenda politica l'emancipazione sociale, la lotta all'analfabetismo ed alla fame, la sovranità nazionale, gli insegnamenti umanitari del Cristo, anche in un rinnovato contesto laico che ha visto il riconoscimento del matrimonio omosessuale e delle unioni civili in Brasile, Argentina, Uruguay ed in quest'ultimo è stata anche legalizzata la cannabis.

Non hanno messo affatto al primo punto scoraggianti politiche di austerità, politiche di riduzione di un debito pubblico che – come per tutti i debiti pubblici degli Stati del mondo – è e rimarrà comunque impagabile e che di fatto è utile solo a mantenere schiavi i cittadini, obbligandoli a pagare imposte, tasse ed interessi ed a lavorare incessantemente per ripagare i debiti, sia contratti dagli Stati (con le banche), sia da loro stessi, attraverso l'accensione dei mutui. Un sistema che, non a caso, ha generato l'attuale crisi mondiale che molto probabilmente sarà destinata a non avere fine.

Esempio storico ed illuminante di alternativa (anti)politica o di Terza Via al di là del liberalismo e della social-burocrazia, ce lo diede del resto anche il Poeta Soldato, il Vate della Letteratura italiana Gabriele D'Annunzio, allorquando, occupando nel 1919 la città di Fiume con un drappello di legionari, costituì la libertaria Repubblica del Carnaro, redigendo la famosa Carta del Carnaro assieme al sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris.

La Carta del Carnaro fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio.

Come scrissi anche in un mio articolo dell'agosto scorso, D'Annunzio lanciò anche invettive ai governanti dell'Europa, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.

Già all'epoca, dunque, D'Annunzio e De Ambris, avrebbero sostenuto la necessità di un'alternativa a questo sistema economico-politico di sfruttamento dei popoli da parte dei governi e delle élite economico-finanziarie.

Che cosa è accaduto da noi in Occidente, in Europa ed in Italia in particolare ? Negli Anni '90 – grazie anche alla falsa rivoluzione di Tangentopoli - si è privatizzato in modo indiscrimunato, in favore di banche e multinazionali, svendendo un patrimonio pubblico strategico e di fatto trasformando aziende ex pubbliche in società private spesso poco trasparenti.

Si abbattuto il Partito Socialista Italiano, che era la punta di diamante del Socialismo Euromediterraneo assieme a quello francese e greco, molto diverso dalle social-burocrazie del Nord-Europa e dagli pseudo-socialisti di oggi.

E si è istituita una Banca Centrale Europea, non dissimile dalla Federal Reserve statunitense, unificando l'Europa unicamente sotto il profilo economoco e di fatto facendo perdere sovranità ai cittadini dei singoli Stati.

Si è favorito un'immigrazionismo senza regole che di fatto ha favorito la criminalità organizzata che costringe spesso gli immigrati clandestini a pagare ingenti somme di danaro per approdare sulle nostre coste ove a loro volta vengono sfruttati da aziende europee come manodopera a basso costo.

Si è favorita la delocalizzazione delle imprese, con conseguente perdita di posti di lavoro nei Paesi sovrani e sfruttamento della manodopera a basso costo in altri Paesi.

Alain De Benoist nel suo “La fine della sovranità” scrive giustamente: "Il capitalismo non riconosce alcun limite e neppure alcun ostacolo politico, etico, sociale o economico, e uno dei suoi effetti diretti è stato l'affidamento del potere concreto ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers. Vanno in tal senso anche le decisioni prese dall'Unione europea con il Meccanismo europeo di stabilità (MES), il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) e il Partenariato transatlantico sul commercio e sugli investimenti (TTIP), che equivalgono a un totale esproprio di ciò che rimaneva della sovranità delle nazioni. I parlamenti nazionali - palesemente subalterni, e quindi complici - si vedono amputare una delle loro principali ragioni d'essere: il potere di decidere le entrate e le spese dello Stato, ruolo ormai trasferito alla Commissione europea, mentre i contenziosi tra gli Stati diventano ormai di competenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea, così come la totale deregolamentazione del commercio euroatlantico, nel perverso connubio con gli interessi della NATO, porta alla mercificazione dell'economia. Una dittatura del denaro, che toglie la sovranità ai Popoli."

Ecco la situazione nella quale viviamo oggi, che è tutt'altro che idilliaca, che è drammatica e che vìola costantemente i diritti politici, umani e civili dei cittadini.

Forse, come ho scritto all'inizio di questa mia lunga riflessione sull'attualità politica, occorre ricercare un'alternativa che può fondare le sue radici solo nel risveglio della coscienza dei singoli popoli nazionali, i quali devono riscoprire le proprie radici, la propria cultura, formarsi politicamente e culturalmente, oltre che non lasciarsi più imbrogliare dalla politica dei governi, delle multinazionali, dei venditori di una “modernità di plastica” sottoforma di smartphone, di selfie e di (a)socialnetwork.

Le estreme periferie del mondo e l'America Latina con il suo Socialismo del Ventunesimo Secolo, in particolare, ribadisco, ha molto da insegnarci e persino un Papa dei cattolici come quello attuale, Jorge Mario Bergoglio - che pur all'inizio mi lasciava perplesso - oggi sembra essere un faro di speranza emancipatoria e d'amore in un mondo che l'amore sembra volerlo vendere solo al supermercato.


Luca Bagatin


La foto documenta il mio confronto con l'On. Stefano De Luca.
Al centro la giustamente perpessa Amelia Scrocco osserva l'On. De Luca



29 settembre 2014

"Il garibaldinismo non è certo il renzismo": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

  VERSUS
Matteo Renzi dichiara di non essere massone.
Infatti in Massoneria ci sono solo uomini liberi e di buoni costumi, animati da ideali quali la Fratellanza, l'Uguaglianza e la Libertà (e non già l'autoritarismo e/o la negazione dei diritti sociali).
Alla Massoneria sono stati affiliati anche grandi condottieri e rivoluzionari, quali ad esempio Simon Bolivar, Giuseppe Garibaldi e Gabriele D'Annunzio; persone dotate di grande spiritualità quali Madame Blavatsky, Annie Besant e il Mahatma Gandhi; oltre che fini menti politiche quali George Washington, il conte di Cavour, Ernesto Nathan e molti altri.
Uomini e donne, insomma, fatti d'una pasta ben diversa e distante rispetto a quella di persone come Matteo Renzi ed i tanti politicanti che da troppo tempo popolano il mondo. Al servizio della FED e della BCE e lontani anni luce dai popoli e dai principi di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà.
Per l'Italia, l'Europa ed il mondo intero vorrei la memoria di Anita Garibaldi alla Presidenza della Repubblica, la memoria di Moana Pozzi alla Presidenza del Consiglio, l'anima di Evita Peron nel cuore di tutti.
Ed il potere al popolo, attraverso il sistema dell'autogestione.
Riflettevo sul fatto che al Commendator Licio Gelli sono state attribuite le peggiori nefandezze italiane (mai dimostrate), purtuttavia - durante la Resistenza - pur essendo sempre stato un fascista dichiarato e decorato, ha salvato dalla deportazione degli ebrei e dei partigiani.
A differenza del tanto osannato On. Palmiro Togliatti, che, quando era Ministro della Giustizia, amnistiò i gerarchi fascisti.
Corrado Passera vuole scendere in politica e diventare il nuovo Berlusconi, contrapponendosi a Matteo Renzi.
Come se non avessimo già abbastanza problemi.
Due o più persone la possono pensare diversamente, ma comunque imparare l'una dall'altra, confrontandosi.
Per questo sono assolutamente convinto che le guerre siano unicamente frutto del potere e dello sfruttamento economico-politico dell'uomo sull'uomo.
La Costituzione di una vera Repubblica (garibaldina) dovrebbe essere fondata sull'Amore e sulla Felicità.
Chi ruba le idee altrui è evidentemente privo di originalità.



15 settembre 2014

Finalmente il PSE (ed i suoi rappresentanti) se ne va dall'Internazionale Socialista. Il Socialismo, infatti, vive nell'amore e nella libertà dei popoli !


Il volto triste dei paraculi del socialismo europeo


Il volto sorridente degli eredi della tradizione Socialista libertaria, umanitaria e nazionale di Simon Bolivar, Giuseppe Garibaldi, Juan Domingo Peron:
Kirchner, Morales, Lula, Chavez


Il PSE, ovvero il partito che da decenni usurpa e sporca il termine “socialista” in Europa, finalmente decide di uscire dall'Internazionale Socialista.

Un'Internazionale, peraltro, che già aveva accolto nel suo seno, vent'anni fa ed impunemente, gli eredi del comunismo sovietico...sic !

L'Internazionale, secondo il Generale Giuseppe Garibaldi, era il Sol dell'Avvenire. Questi “para-socialisti”, ovvero paraculi del “socialismo au caviar”, venduti alla Banca Centrale Europea, alla Federal Reserve ed al Fondo Monetario Internazionale (il fedifrago Dominique Strauss-Kahn, già direttore generale dello stesso, insegna), diversamente, con l'Internazionale dei Lavoratori non avevano nulla a che vedere.

Parliamo di personaggi quali Martin Schulz, François Hollande (altro noto fedifrago e chi è infedele con chi ha scelto di amare...non può che esserlo anche con il suo popolo !), Matteino Renzi (noto democristiano demitiano, peraltro !), Ed Milliband eccetera...

Parliamo di personaggi per nulla eroici e noti più per le politiche rigoriste applicate nei loro rispettivi Paesi, che per le inesistenti politiche sociali, in favore dei lavoratori e dei meno abbienti.

Oggi questi signori vogliono far parte di una fantomatica Alleanza Progessista, che in Italia ricorda tanto la sfigatissima “gioiosa macchina da guerra” messa in campo da Occhetto nel '94, alleata ai Poteri Forti ed al sistema bancario ed industriale italiano. Ed infatti siamo lì.

Ora, l'Europa si sa, ha rinunciato da tempo alla sua indipendenza e sovranità. Almeno dagli Anni '50 e '60, ovvero sin da quando si rifiutò di accettare la sfida anti-imperialista lanciata dal Generale Charles De Gaulle, alternativa al blocco statunitense e sovietico.

Come scrivevamo in un articolo di luglio: la nostra Europa non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile.

E' l'Europa di questi falsi socialisti, ovvero di questi veri politicanti venduti alle banche ed alle elite.

Nel medesimo articolo e in un articolo successivo, ponevamo l'attenzione sui possibili Stati Uniti dell'America Latina. Stati che hanno e si stanno via via emancipando dal Fondo Monetario Internazionale e dalla criminale ed imperialistica politica Statunitense (che ha dimenticato la lezione dei suoi nobili Padri fondatori, da Washinghton a Jefferson).

Gli unici veri leader del Socialismo mondiale, libertario ed umanitario, infatti, sono altri e spesso vivono proprio in America Latina. Sono gli eredi di Juan Domingo Peron, gli eredi di Hugo Chavez, gli Evo Morales, i José Mujica – Presidente dell'Uruguay che ha deciso di vivere in povertà - e tutti coloro i quali da decenni si oppongono ad una globalizzazione che ingloba l'individuo, anziché emanciparlo. Che lo costringe ad un nuovo sfruttamento del lavoro e/o alla disoccupazione endemica. Eredi di una tradizione che va da Simon Bolivar passando per Giuseppe Garibaldi e che nasce proprio in luoghi e territori sfruttati, vilipesi, ove i diritti e la dignità dei lavoratori e dei popoli venivano e continuano ad essere calpestati. Parliamo di Argentina, Bolivia, Uruguay, Venezuela ecc...

E non conta la destra o la sinistra, visto che gli eredi di questa gloriosa tradizione andavano e vanno ben oltre le ideologie. La loro unica ideologia era ed è il benessere del popolo ed il governo del popolo.

Aspetti che questi sedicenti “socialisti europei”, neo regressisti pseudo progressisti, conservatori e reazionari da sempre – ovvero gli Schulz, i Renzi, gli Hollande - non hanno mai voluto comprendere e fare propri. Costoro, per nulla in sintonia con l'anima profonda dei loro popoli, seguitano ed hanno seguitato nella loro realpolitik fatta di tasse, austerità, tagli, a tutto vantaggio dei loro amici e sodali banchieri.

Costoro, infatti, rappresentano – assieme ai loro sodali “popolari” e “liberali” (per nulla popolari e/o liberali, nei fatti) – il volto triste di un'Europa delle elite, che sta condannando noi europei alla povertà e ad una nuova forma di sfruttamento.


Luca Bagatin




25 agosto 2014

Il "Manuale del Rivoluzionario" di Gabriele D'Annunzio

La fantasia al potere, attraverso una critica del potere stesso, la porterà certamente Gabriele D'Annunzio (e non certo i figli di papà del '68 italiano), il Vate della letteratura italiana per eccellenza, il poeta armato, l'eroe dell'impresa di Fiume e che fece della città di Fiume – occupata con soli 1500 uomini e senza sparare un colpo – una città libera, liberata e libertaria.

Gabriele D'Annunzio fu, secondo le parole di Lenin, l'unico rivoluzionario dell'Italia dei suoi tempi e da molti fu considerato un novello Giuseppe Garibaldi, per il suo ardimento e per la sua portata socialisteggiante, dagli echi mazziniani e garibaldini.

Ce ne ha parlato a lungo lo storico Giordano Bruno Guerri, ma ce ne parla diffusamente – proprio attraverso gli scritti ed i discorsi di D'Annunzo stesso – il “suo” “Manuale del Rivoluzionario”, a cura di Emiliano Cannone ed edito dalla Tre Editori (www.treditori.com). Un bellissimo saggio che abbiamo scoperto e che desideriamo far conoscere e diffondere.

Un Manuale che, non a caso, reca in copertina un D'Annunzio nei panni di Lenin, contornato da bandiere rosse nell'atto di prendere d'assalto il Palazzo d'Inverno.

Il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu il potere, la casta politica, il governo di Nitti, di Vittorio Emanuele Orlando e di Giolitti, ovvero dei parrucconi della sua epoca. Ma il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu anche l'avanzante fascismo e quel Mussolini che cercò, in tutti i modi ma senza riuscirvi, di zittire il Vate della Nuova Italia.

Nel Manuale è rappresentata tutta l'anima anarchica, socialisteggiante, libertaria, antiparlamentare ed internazionalista del Nostro. Un D'Annunzio che, non a caso, dichiara che egli aspira ad un “comunismo senza dittatura” e che – ben prima e meglio di altri – lancerà invettive contro la “casta politica”, dichiarando, fra le altre cose: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.

D'Annunzio, in questo senso fu un eroe (anti)politico e, dunque, un eroe della vera democrazia, contro i soprusi e le ruberie del potere ed in questo senso non mancherà mai in D'Annunzio il suo appello all'Antica Grecia, al mito greco, all'arte ed alla bellezza in tutte le sue forme, quale valori fondanti per l'emancipazione umana. In questo senso – lo si evince dal Manuale stesso – egli scorgerà la natura della crisi dei suoi tempi, che poi è anche la natura della crisi economica e sociale dei nostri, ravvisando l'origine del problema nell'espansionismo capitalistico e nell'imperialismo anglosassone e statunitense, ovvero di coloro i quali egli definisce i “divoratori di carne cruda”. In questo senso D'Annunzio scrive: “La lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”. Ora sappiamo che fu profetico e nelle sue parole non possiamo non scorgere quanto avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda e, oggi, nel Medioriente martoriato ed ove non vi sono eroi, bensì criminali che uccidono, in ogni dove, vittime innocenti.

Ricchezza e potere all'origine della morte dell'umanità stessa, dunque.

Con l'impresa di Fiume possiamo dire che il D'Annunzio concretizzerà i suoi ideali ed i suoi principi. Nel 1919, infatti, in opposizione al Trattato di Versailles che negava la città di Fiume all'Italia, D'Annunzio - alla testa di un drappello di legionari - la occupò e ne fece una città libera in tutti i sensi, al punto che a Fiume erano tollerate e praticate le libertà sessuali, nonché era tollerata l'omosessualità e, grazie al contributo dell'aviatore Guido Keller e dello scrittore Giovanni Comisso, fu fondato il gruppo Yoga – avente per simbolo la svastica di origine vedica (che nulla aveva a che spartire con il nazismo, anzi !) ed una rosa a cinque petali - e che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà.

Non solo, in collaborazione con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, D'Annunzio redasse la famosa Costitituzione di Fiume o Carta del Carnaro, la quale fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio e altro ancora che, peraltro, non fu mai garantito nemmeno dalla Costituzione della Repubblica italiana partitocratica, fondata nel 1948 e nella quale viviamo tutt'oggi. Una Costituzione tanto decantata, ma assai poco approfondita e che poco aveva a che spartire con la vera democrazia della Repubblica Romana del 1849 e con la Carta del Carnaro, fondata da spiriti rivoluzionari e non già da canuti uomini politici, servi dei partiti e delle ideologie e che il potere ha reso schiavi.

Un'impresa unica nella Storia, dunque, quella di Fiume, purtroppo soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano di Giovanni Giolitti (tutt'altro che un liberale, bensì un famoso Ministro della malavita come lo soprannominò Gaetano Salvemini !) che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari.

Da non dimenticare frasi come queste, contenute nel “Manuale del Rivoluzionario”, che D'Annunzio lancia quali invettive ai governanti dell'Europa e del mondo di ieri, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.

Il “Manuale del Rivoluzionario”, che raccoglie gli scritti anarco-libertari, socialisti, internazionalisti ed umanitari di D'Annunzio è certamente una fortunata opera editoriale ed il merito va certamente all'ottimo Emiliano Cannone, giovane dottore di ricerca in italianistica, per averlo curato con, peraltro, un'ottima nota introduttiva e precise note a piè di pagina.

La veste editoriale del saggio, poi, curata dalla Tre Editori, è elegantissima, anche a dispetto dell'economico prezzo di copertina. Da notare che, la fine di ogni capitolo del Manuale, reca il simbolo della bandiera della Reggenza del Carnaro: un uroboro – ovvero un serpente che si morde la coda – antico simbolo esoterico e gnostico a rappresentare la natura ciclica delle cose, ovvero simbolo di immortalità (si rammenti che Gabriele D'Annunzio fu peraltro iniziato alla Massoneria della Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM e non ne fece mai mistero), con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.

Ulteriori spunti su cui riflettere ed approfondire attorno ad un personaggio poliedrico quale fu Gabriele D'Annunzio, troppo frettolosamente relegato fra i “poeti del nostro Paese”, senza rammentarne (o preferendo piuttosto oscurarne) la portata rivoluzionaria, libertaria ed eminentemente (anti)politica e (contro)culturale.


Luca Bagatin



22 agosto 2014

Eros e Thanatos



Il rapporto fra Eros e Thanatos è forte e imprescindibile. Quando l'Amore fisico raggiunge l'apice, allora ti rendi conto che non sei lontano dal morire e che la morte non è così brutta come viene dipinta dalla cultura dominante. Purtuttavia, per avere una buona morte occorre aver avuto una buona vita. Una vita zeppa di desideri e priva d'Amore ti condurrà in uno stato di illusione tale da non comprendere nemmeno la sacralità della tua morte. E rimarrai, per sempre, un non-morto, ovvero il fantasma di te stesso.

Luca Bagatin





19 agosto 2014

L'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla realpolitik fondata sull'economia e sul potere dei governi. Gli esempi di Bolivar, Garibaldi, D'Annunzio, Peron e Chavez

In un articolo di luglio focalizzammo l'attenzione sulla questione latinoamericana, contrapponendola a quella europea. Scrivemmo, in particolare: “Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi”. E, a proposito dell'Europa scrivevamo: E” vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile”.

In questo senso, volendo parlare dell'epopea di Bolivar e Garibaldi, ci rendiamo conto che questi eroi erano eroi (anti)politici. Non dimentichiamo mai che Giuseppe Garibaldi, prima di abbandonare per sempre il suo seggio al Parlamento italiano, per tornarsene nella sua Caprera a fare il contadino, schifato dalla politica post-risorgimentale dell'epoca, dichiarò: “Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca”. Così come (anti)politici – ma ingiustamente definiti in senso spregiativo “populisti” - furono il Generale Juan Domingo Peron ed il Comandante Hugo Chavez.

Figure del nostro recente passato, Peron e Chavez offrirono tanto al popolo argentino quanto al popolo venezuelano, una prospettiva “terzista”, alternativa rispetto al Potere statunitense e sovietico, alternativa alla destra ed alla sinistra, attraverso una chiave terzomondista ed umanitaria. Peron e Chavez, in sostanza, stavano, almeno idealmente, dalla parte dei poveri e dei diseredati sfruttati dalla corruzione e dalla politica-partitica e pseudo-democratica che, allontanatasi dall'Agorà greca, ha costituito una nuova oligarchia.

L'oligarchia dei Roosvelt che fecero uscire gli USA dal sistema aureo, ovvero vietarono la conversione del dollaro in oro, costringendoci all'attuale signoraggio bancario (consideriamo che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta non corrisponde affatto alle riserve auree possedute da ciascuno Stato e ciò a tutto vantaggio delle Banche Centrali e dei Governi); l'oligarchia dei Truman e dei Kennedy, noti guerrafondai ed imperialisti, colonizzatori di Stati indipendenti; l'oligarchia dei Clinton e dei Bush, altrettanto guerradondai, come i loro precessori, che contraddissero l'esempio libertario e umanitario dei Padri Fondatori degli USA quali George Washington e Thomas Jefferson, i quali affermavano che la nazione americana avrebbe dovuto basarsi sul non interventismo, secondo il motto di Jefferson: “Pace, commercio e amicizia tra tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”.

In questo senso, il XX ed il XXIesimo secolo hanno visto il consolidarsi negli USA - che di fatto condizionano l'economia e la politica europea e mondiale - di un'alleanza fra liberal e neocon. Fra Partito Democratico in salsa roosveltian-fascio-kennedyana e destra neofascista in salsa famiglia Bush. Un'alleanza anti-libertaria smascherata solamente da personalità quali Barry Goldwater e Ron Paul e dagli antimperialisti quali Peron prima e Chavez, Lula, Morales e Kirchner negli ultimi anni. Per non parlare del Vate italiano Gabriele d'Annunzio nei primi anni del '900, il quale non solo non lesinò critiche alla casta politica (“Veramente sembra che l'Italia non possa assistere allo spettacolo che dà la casta politica se non con le narici turate, come quei cavalieri dei suoi vecchi affreschi fermi davanti ai cadaveri verminosi nelle bare senca coperchio”), ma lanciò invettive anche contro l'economia come mera fonte di accumulazione della ricchezza: “Dovunque la lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”.

Il libertarismo e l'(anti)politica, dunque, smascherano la realpolitik e la costringono ad un confronto mediatico, per quanto i media tendano ad oscurare ed a mascherare l'(anti)politica, il libertarismo classico, il socialismo libertario, le posizioni terziste, oltre la destra e la sinistra, le posizioni che, di volta in volta, saranno bollate come “populiste”, “fasciste”, “comuniste”, “golpiste” o “reazionarie”.

Juan Peron era un Giustizialista. Hugo Chavez un Bolivariano.

Il limite dei due fu, semmai, un certo attaccamento al potere. Perché il potere è seduttivo e finisce per fagocitare gli uomini di contro-potere. Quando si scende nell'arena politica, nella competizione elettorale, si finisce spesso per perdere per strada gran parte delle buone intenzioni originarie.

Purtuttavia, ciò che ci interessa qui analizzare, sono le prospettive. Le prospettive di un Chavez che, nel 1992, si ribella alla corruzione che dilaga nel suo Paese, il Venezuela. Alla corruzione dei partiti e della politica e progetta un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe (anti)politico e libertario dell'America Latina.

Allorquanto Hugo Chavez lancia, fra il 1994 ed il 1995, la sua campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compie un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.

E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela, guidato oggi dal Presidente Nicolas Maduro - evoluzione del Movimento Quinta Republica – ha nuovamente la maggioranza dei seggi, pur con risultati non sempre soddisfacenti.

Il potere, ad ogni modo, è un brutto cancro e Maduro dovrebbe ricordarselo, così come tutti noi dovremmo sempre aver presente l'esempio di Bolivar, Garibaldi e del D'Annunzio dell'impresa di Fiume. Eroi con risultati alterni, grandi condottieri, ma animati unicamente dalla ricerca dell'amore per la libertà e della libertà come visione d'amore per l'umanità.

In questo senso l'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla politica, sulla realpolitik fondata sull'economia, sul mercimonio, sul potere dei governi e delle banche centrali, ovvero su un debito pubblico che, ogni economista serio sa bene, è impagabile ed è fonte unicamente di sfruttamento dell'individuo.

Il lungo ragionamento che abbiamo fatto potrebbe riassumersi in un'unica frase che, forse, potrebbe essere un piccolo incentivo all'uscita dalla crisi (che prima di tutto è umama, di valori, di mancanza d'amore fra gli individui): i popoli, anziché continuare ad eleggere e/o a seguire pedissequamente i propri rappresentanti, dovrebbero raggiungere un livello di evoluzione umana tale da imparare ad autogestirsi e ad auto-governarsi.

Questa è l'essenza dell'insegnamento dei nostri Padri storici e degli Eroi di un passato che è lì, pronto per essere riscoperto.


Luca Bagatin




26 luglio 2014

Riflessioni (anti)politiche d'Amore e Libertà by Luca Bagatin

L'unico Duce (ovvero Dux) che storicamente andrebbe riconosciuto è Giuseppe Garibaldi e, successivamente, Gabriele D'Annunzio durante la Reggenza del Carnaro. Il resto fu solo fuffa e follia ideologica. Non a caso in camicia...nera
E se rendessimo autogestibili società pubbliche o ex pubbliche come Telecom, Eni, Enel, Acea e tutte le municipalizzate, ovvero le facessimo gestire da tutti i cittadini italiani ?
Non sarebbe un incentivo al pagamento delle bollette ed un conseguente calmiere dei prezzi e magari anche una nuova occasione di lavoro - autenticamente cooperativo - per tutti ?
Penso che il cosiddetto "mercato libero" in Italia sia una vera e proprua truffa, ovvero una nuova forma di schiavitù.
Per non parlare di ciò che è diventato nell'Occidente sempre meno democratico.

Il punto non è che Maria Elena Boschi necessita di una compagna come Selvaggia Lucarelli, come quest'ultima va blaterando, tanto per farsi mediaticamente notare. Maria Elena Boschi - come dissi in occasione della presentazione ufficiale del mio saggio "Ritratti di Donna" - necessita di riscoprire la sua natura di Donna Selvaggia al fine di liberarsi dal Patriarca Renzi e riscoprire la centralità politica della sua femminilità.

Berlusconi - anzichè andarsene in pensione - scrive una lettera per unire i moderati (l'ennesima).
Il sottoscritto, diversamente, vorrebbe appellarsi agli immoderati, agli estremisti di centro perché al centro c'è l'individuo, agli (anti)politici extraparlamentari del cuore e dell'amore.
Per abbattere il sistema politico ed economico.
Per il ritorno all'Eden e ad una dimensione umanitaria e spirituale della realtà.

Il simbolo di "Amore e Libertà" è rosso all'interno, contornato da una moltitudine di cuori bianchi. Ciò a rappresentare la passionalità unita e non contrapposta all'amore romantico.