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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.

Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.

Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.

Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.

Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !

Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.

Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.

A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.


Luca Bagatin



27 agosto 2014

Aforismi e riflessioni sulla società del piacere, ovvero del dolore. By Luca Bagatin

Giovanni Giolitti un liberale ?

Ma se fu il criminale che soffocò nel sangue l'impresa libertaria di Fiume !
“Ministro della malavita” lo chiamò Gaetano Salvemini. E non aveva torto.


Al papponismo (di Stato e di mercato) preferisco il populismo (e l'autogestione) !


Corteggiare è certamente intrigante, ma ho smesso di farlo parecchi anni fa.


Ho aperto a caso “Il libro rosso” di Carl Gustav Jung e la prima frase che vi ho letto è stata: “L'amore vede, il piacere invece è cieco”. Le cose non capitano mai per caso.

Il gossip giornalistico è volgarità e vera pornografia. Un Paese civile, forse, non lo incoraggerebbe.


Penso che l'obiezione fiscale, di fronte al fatto che noi contribuenti paghiamo politicanti assai discutibili come Antonio Razzi (e non solo !), sarebbe più che giustificata.


L'umiltà, ammesso che sia tale, è la peggiore delle virtù.


I colori che mi affascinano di più in una donna ? Il rosso ed il blu elettrico.

A proposito dei limiti della democrazia diretta e dei partiti, penso che gli italiani siano un popolo profondamente masochista o sadomasochista, oppure la gran parte degli italiani soffre inconsapevolmente della Sindrome di Stoccolma.
Votano in massa per partiti e sostengono governi - non ultimo il Governo Renzi - che fra tasse e soprattasse (non ultime le varie Tari e Tasi) li/ci stanno portando nel baratro.
La questione andrebbe studiata approfonditamente sotto il profilo psicologico ed antropologico. E la mia non è affatto una battuta o una considerazione faceta.



25 agosto 2014

Il "Manuale del Rivoluzionario" di Gabriele D'Annunzio

La fantasia al potere, attraverso una critica del potere stesso, la porterà certamente Gabriele D'Annunzio (e non certo i figli di papà del '68 italiano), il Vate della letteratura italiana per eccellenza, il poeta armato, l'eroe dell'impresa di Fiume e che fece della città di Fiume – occupata con soli 1500 uomini e senza sparare un colpo – una città libera, liberata e libertaria.

Gabriele D'Annunzio fu, secondo le parole di Lenin, l'unico rivoluzionario dell'Italia dei suoi tempi e da molti fu considerato un novello Giuseppe Garibaldi, per il suo ardimento e per la sua portata socialisteggiante, dagli echi mazziniani e garibaldini.

Ce ne ha parlato a lungo lo storico Giordano Bruno Guerri, ma ce ne parla diffusamente – proprio attraverso gli scritti ed i discorsi di D'Annunzo stesso – il “suo” “Manuale del Rivoluzionario”, a cura di Emiliano Cannone ed edito dalla Tre Editori (www.treditori.com). Un bellissimo saggio che abbiamo scoperto e che desideriamo far conoscere e diffondere.

Un Manuale che, non a caso, reca in copertina un D'Annunzio nei panni di Lenin, contornato da bandiere rosse nell'atto di prendere d'assalto il Palazzo d'Inverno.

Il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu il potere, la casta politica, il governo di Nitti, di Vittorio Emanuele Orlando e di Giolitti, ovvero dei parrucconi della sua epoca. Ma il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu anche l'avanzante fascismo e quel Mussolini che cercò, in tutti i modi ma senza riuscirvi, di zittire il Vate della Nuova Italia.

Nel Manuale è rappresentata tutta l'anima anarchica, socialisteggiante, libertaria, antiparlamentare ed internazionalista del Nostro. Un D'Annunzio che, non a caso, dichiara che egli aspira ad un “comunismo senza dittatura” e che – ben prima e meglio di altri – lancerà invettive contro la “casta politica”, dichiarando, fra le altre cose: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.

D'Annunzio, in questo senso fu un eroe (anti)politico e, dunque, un eroe della vera democrazia, contro i soprusi e le ruberie del potere ed in questo senso non mancherà mai in D'Annunzio il suo appello all'Antica Grecia, al mito greco, all'arte ed alla bellezza in tutte le sue forme, quale valori fondanti per l'emancipazione umana. In questo senso – lo si evince dal Manuale stesso – egli scorgerà la natura della crisi dei suoi tempi, che poi è anche la natura della crisi economica e sociale dei nostri, ravvisando l'origine del problema nell'espansionismo capitalistico e nell'imperialismo anglosassone e statunitense, ovvero di coloro i quali egli definisce i “divoratori di carne cruda”. In questo senso D'Annunzio scrive: “La lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”. Ora sappiamo che fu profetico e nelle sue parole non possiamo non scorgere quanto avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda e, oggi, nel Medioriente martoriato ed ove non vi sono eroi, bensì criminali che uccidono, in ogni dove, vittime innocenti.

Ricchezza e potere all'origine della morte dell'umanità stessa, dunque.

Con l'impresa di Fiume possiamo dire che il D'Annunzio concretizzerà i suoi ideali ed i suoi principi. Nel 1919, infatti, in opposizione al Trattato di Versailles che negava la città di Fiume all'Italia, D'Annunzio - alla testa di un drappello di legionari - la occupò e ne fece una città libera in tutti i sensi, al punto che a Fiume erano tollerate e praticate le libertà sessuali, nonché era tollerata l'omosessualità e, grazie al contributo dell'aviatore Guido Keller e dello scrittore Giovanni Comisso, fu fondato il gruppo Yoga – avente per simbolo la svastica di origine vedica (che nulla aveva a che spartire con il nazismo, anzi !) ed una rosa a cinque petali - e che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà.

Non solo, in collaborazione con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, D'Annunzio redasse la famosa Costitituzione di Fiume o Carta del Carnaro, la quale fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio e altro ancora che, peraltro, non fu mai garantito nemmeno dalla Costituzione della Repubblica italiana partitocratica, fondata nel 1948 e nella quale viviamo tutt'oggi. Una Costituzione tanto decantata, ma assai poco approfondita e che poco aveva a che spartire con la vera democrazia della Repubblica Romana del 1849 e con la Carta del Carnaro, fondata da spiriti rivoluzionari e non già da canuti uomini politici, servi dei partiti e delle ideologie e che il potere ha reso schiavi.

Un'impresa unica nella Storia, dunque, quella di Fiume, purtroppo soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano di Giovanni Giolitti (tutt'altro che un liberale, bensì un famoso Ministro della malavita come lo soprannominò Gaetano Salvemini !) che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari.

Da non dimenticare frasi come queste, contenute nel “Manuale del Rivoluzionario”, che D'Annunzio lancia quali invettive ai governanti dell'Europa e del mondo di ieri, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.

Il “Manuale del Rivoluzionario”, che raccoglie gli scritti anarco-libertari, socialisti, internazionalisti ed umanitari di D'Annunzio è certamente una fortunata opera editoriale ed il merito va certamente all'ottimo Emiliano Cannone, giovane dottore di ricerca in italianistica, per averlo curato con, peraltro, un'ottima nota introduttiva e precise note a piè di pagina.

La veste editoriale del saggio, poi, curata dalla Tre Editori, è elegantissima, anche a dispetto dell'economico prezzo di copertina. Da notare che, la fine di ogni capitolo del Manuale, reca il simbolo della bandiera della Reggenza del Carnaro: un uroboro – ovvero un serpente che si morde la coda – antico simbolo esoterico e gnostico a rappresentare la natura ciclica delle cose, ovvero simbolo di immortalità (si rammenti che Gabriele D'Annunzio fu peraltro iniziato alla Massoneria della Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM e non ne fece mai mistero), con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.

Ulteriori spunti su cui riflettere ed approfondire attorno ad un personaggio poliedrico quale fu Gabriele D'Annunzio, troppo frettolosamente relegato fra i “poeti del nostro Paese”, senza rammentarne (o preferendo piuttosto oscurarne) la portata rivoluzionaria, libertaria ed eminentemente (anti)politica e (contro)culturale.


Luca Bagatin



2 agosto 2010

Per il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, un nuovo saggio a cura del prof. Pier Franco Quaglieni


Di questo 2010 saranno in pochi a ricordare il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, grande giornalista liberale lucchese.
Saranno in pochi perché purtroppo - o per fortuna - Pannunzio è la figura più scomoda del panorama politico e culturale del '900 italiano.
Scomodo a destra perché antifascista della prima ora, sin da quando collaborava con il pur conservatore Leo Longanesi ad "Omnibus".
Scomodo a sinistra perché anticomunista sino ad essere il primo a denunciare, sulle colonne del suo "Risorgimento Liberale", il dramma delle foibe e poi i crimini dei gulag sovietici, nei quali finì anche suo padre, pur militante comunista.
Scomodo a quel centro clericale democristiano che fu, nei fatti, il continuatore di certa politica conservatrice e fascista.
Mario Pannunzio, fra i fondatori del Partito Liberale Italiano, se ne discostò allorquando il partito di Cavour, Benedetto Croce e Luigi Einaudi, preferì l'alleanza con qualunquisti e monarchici.
Fu allora che Pannunzio fondò, nel 1949, il settimanale "Il Mondo": espressione della cultura e della politica laica e liberaldemocratica italiana.
A "Il Mondo" collaborò la crème del giornalismo, della politica e della cultura del dopoguerra: da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini; da Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini, a Luigi Einaudi, a Bendetto Croce, raccogliendo così gli ex azionisti non giacobini, i liberali, i repubblicani, i socialisti autonomisti e tutti coloro i quali ritenevano possibile uno spazio politico capace di contrapporsi alle due "Chiese" autoritarie: marxista e cattolica.
Sarà dunque "Il Mondo" ed il successivo Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici, fondato dalla stesso Pannunzio e dalla "sinistra liberale", a lanciare le prime battaglie contro la speculazione edilizia, contro i monopoli, la devastazione del paesaggio, a favore del divorzio e dei diritti delle minoranze e a denunciare il dilagante malcostume politico che nacque all'indomani della fondazione della Repubblica italiana.
Tutto ciò e molto altro ancora è raccontato fra le bellissime pagine di rievocazione del saggio curato dal prof. Pier Franco Quaglieni: "Mario Pannunzio. Da Longanesi al Mondo", edito da Rubbettino.
Si alternerano, qui, interventi di Pierluigi Battista, Marcello Staglieno, Carla Sodini, Girolamo Cotroneo, Guglielmo Gallino, Mirella Serri, Angiolo Bandinelli, Mario Soldati e dello stesso Quaglieni, che è Presidente del Centro Pannunzio di Torino e che oggi è il depositario di quanto ci è rimasto di Mario Pannunzio e della sua opera.
Un saggio fra i pochi, purtroppo, assieme a quelli di Massimo Teodori e di Mirella Serri che sono stati pubblicati in questi ultimi anni.
Un saggio di rievocazione storica e giornalistica, di un giornalismo di denuncia e di proposta politica che non c'è più, ma del quale si sente assolutamente necessità in un'Italia per nulla moderna.
Un'Italia che, come scriveva lo stesso Pannunzio, ha purtroppo da sempre espresso il proprio voto per partiti "indigeni" e conservatori: fossero essi comunisti, cattolici e persino fascisti o monarchici.
"Su un elettorato di trenta milioni di individui" - scriveva Pannunzio nel 1966 - "ventitue milioni vanno a partiti diciamo così indigeni che, ad esempio, in Inghilterra e in America, in Scandinavia in pratica neppure esistono".
Gli Amici de il Mondo ed i pannunziani si sentivano invece rappresentati dai partiti della cosiddetta "Terza forza": liberali, repubblicani, radicali e socialisti, i quali in Occidente erano infatti il sale della democrazia e si contrapponevano all'oscurantismo clericale, marxista o conservatore in genere.
Partiti che, al governo dell'Italia, argineranno sino al 1992 il clericalismo ed il conservatorismo della Dc, ma che fondamentalmente non riusciranno mai a costruire un'alternativa di governo alla stessa a causa della loro esiguità e delle loro divisioni interne.
E' così che il sogno di Mario Pannunzio rimarrà incompiuto. Interrotto,  alla sua morte, dal sessantottismo, successivamente dal nascente comporomesso storico fra le "Chiese" Dc e Pci ed ucciso del tutto dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli che, anziché moralizzare la vita pubblica, condannò a morte sicura i partiti democratici e consegnò l'Italia alle mezze calzette della politica d'oggi.

Luca Bagatin



20 dicembre 2008

"I profeti disarmati": l'ultimo saggio di Mirella Serri



Antifascisti contro “antifascisti”.
Liberali e democratici contro fascisti rossi o comunisti.
Profeti disarmati contro i “redenti”, ovvero i convertiti al sistema parlamentare democratico manovrati da Josef Stalin.
Questa la cosiddetta “guerra delle due sinistre” che la professoressa Mirella Serri ci racconta nel suo “I profeti disarmati” (edizioni “Il Corbaccio”).
Guerra culturale e politica “combattuta” - per così dire – fra il 1945 ed il 1948: da una parte il fronte liberale e democratico di Mario Pannunzio (ma anche di Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Ernesto Rossi, Luigi Einaudi) e del suo “Risorgimento Liberale”; dall'altra il fronte social-stalinian-comunista di Palmiro Togliatti e della sua “L'Unità”.
Una guerra senza esclusione di colpi che purtroppo ebbe i suoi morti in casa democratica e liberale  sin dai tempi della Guerra di Spagna: squadracce comuniste agli ordini di Stalin spedite a massacrare anarchici e repubblicani; squadracce comuniste nel primo dopoguerra in spedizione punitiva contro esponenti liberali, democristiani, qualunquisti, socialisti e rispettive sedi. Interi Comuni in mano al Partito Comunista (Caulonia fra questi, che venne chiamata "Repubblica Rossa") in preda all'espropriazione ed alle violenze contro chiunque non la pensasse come i “rossi” con falce e martello.
Violenze di cui è piena la nostra Storia, passati sotto silenzio e denunciati solamente dal piccolo quotidiano liberale di Mario Pannunzio testé citato.
Eventi minimizzati da “L'Unità” di allora, che chiamava i liberali con gli appellativi: “fascisti” e “uomini senza qualità”.
Mentre invece proprio quei liberali, fascisti non lo furono mai. Chi fu fascista furono invece numerosissimi esponenti del PCI di allora ed i nomi sono tutti riportati nel saggio di Mirella Serri con tanto di accurata documentazione.
Così come la professoressa Serri documenta il “caso Audisio”, ovvero il caso del famoso comandante partigiano comunista Walter Audisio e dei benefici che egli ottiene dal fascismo.
Un libro che restituisce dignità al liberalismo italiano ed alla sua stampa di cui Mario Pannunzio fu interprete prima con “Risorgimento Liberale” e poi, nel 1949, con “Il Mondo”. Ed egli fu anche espressione del “nuovo liberalismo”.
Proveniente dalla file del Partito Liberale Italiano, Pannunzio, ne esaltava le caratteristiche progressiste, in contrasto con i privilegi e gli interessi costituiti dell'alta finanza e dell'alta borghesia. Al punto che lo stesso Pannunzio coniò questa definizione: “Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.
Ciò peraltro mi ricorda la definizione che mi diede Sergio Stanzani, già deputato Radicale e fra i fondatori del primo Partito Radicale, nel 1955, con Ernesto Rossi e Pannunzio stesso, quanto lo intervistai nell'ambito del VI Congresso di Radicali Italiani l'anno scorso a Padova, quando mi disse che i liberali sono gli unici socialisti possibili proprio in quanto le libertà sono alla base della società e dei suoi bisogni.
“Guerra delle due sinistre”, così la definizione di Mirella Serri.
Meglio forse sarebbe definirla “guerra fra liberali e conservatori”. Ovvero fra i sostenitori dello Stato laico e garante delle libertà individuali, civili ed economiche ed i sostenitori dello Stato etico, comunista, fascista o clericale che sia e che fosse.
Sarebbe ora di ricordare che quel Palmiro Togliatti presente purtroppo ancora nella toponomastica della nostra povera Italia, fu amico del dittatore Stalin e seguì sempre le sue direttive; votò in favore dell'articolo 7 della Costituzione assieme alla DC per l'inserimento dei fascisti Patti Lateranensi che sancirono la religione cattolica come la religione di Stato e fu fiero oppositore di tutti i laici, liberali e democratici presenti nella cultura e nell'arco parlamentare italiano.
La professoressa Mirella Serri ce lo ricorda egregiamente con questo illuminante saggio con tanto di foto in copertina di Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Mario Pannunzio e Gaetano Salvemini: i profeti disarmati le cui idee hanno trionfato in tutte le democrazie occidentali, salvo nella nostra.
Purtroppo.

Luca Bagatin 



15 novembre 2008

LA "NOSTRA" STORIA NON E' LA "LORO"



Il libro di Mirella Serri "I profeti disarmati: la guerra fra le due sinistre" edito dal Corbaccio, getta nuova luce sulla stagione politica antifascista dei laici italiani.
Laici italiani, ovvero degli "Amici del Mondo", tanto cari a Massimo Teodori che ne ha realizzato ben due splendidi volumi. Il primo, edito nel 1998 dalla Fondazione Liberal, è una raccolta di scritti dei liberali, socialisti e repubblicani italiani che combatterono con grande determinazione il comunismo in tutte le sue forme dittatoriali e conservatrici. Il secondo è recentissimo.
Con il suo "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista", Teodori racconta quella ricca stagione intellettuale che ha dato voce al Partito Liberale e a quello Repubblicano e che ha dato vita al primo partito dei diritti civili italiano: quello Radicale.
Con "I profeti disarmati", sul quale mi riprometto di tornare anche in un mio prossimo articolo sull'argimento, la professoressa Serri vuole ripercorrere lo scontro fra le due principali culture dell'antifascismo cosiddetto "di sinistra": quella liberale e quella comunista.
In generale il volume mi appare appassionante ed agile dal punto di vista stilistico, grafico ed editoriale.
Purtuttavia non condivido una certa impostazione, assai indulgente nei confronti dei comunisti italiani e del loro partito che per me e per la gran parte dei laici è e rimane un partito antidemocratico e conservatore.
"Ultraconservatore" lo definiva Mario Pannunzio - fra i protagonisti del volume - direttore e fondatore dei quotidiano "Risorgimento Liberale" prima e de "Il Mondo" dopo, nel 1947, espressione del liberalismo italiano.
E Mario Pannunzio, assieme a Luigi Einaudi, Benedetto Croce, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini ed altri, furono gli animatori proprio dell'antifascismo democratico italiano: anticomunista ed anticlericale proprio in quanto comunismo e clericalismo erano, sono e rimangono espressioni conservatrici ed assai poco inclini alla democrazia ed alla civlità occidentale.
Civilità occidentale che si fonda prima di tutto sul valore della laicità e quindi sul rispetto per le opinioni e le diversità altrui, quale arricchimento dell'intera società ed umanità.
Mirella Serri definisce il gruppo di Pannunzio i "liberal di sinistra", purtuttavia ritengo che tale definizione non sia propriamente corretta.
Non lo è in quanto "liberal" è un termine che deriva dalla cultura anglosassone ed in special modo da quella statunitense ed indica genericamente il "progressista" e spesso il "socialdemocratico".
Ora, Pannunzio, così come Einaudi, Croce, Rossi e tutti gli "Amici de Il Mondo", non erano affatto dei "socialdemocratici". Bensì dei liberali a pieno titolo.
Liberali politici che fondarono e fondano la loro cultura in John Loke ed il suo principio di resistenza ad un governo e ad uno Stato ingiusto. E che non hanno alcuna simpatia per lo Stato assistenziale e per quello Etico, ai quali si conrappongono proprio per riaffermare la libertà del singolo individuo. Libertà economica, sociale e civile.
Ecco perché il liberale non può definirsi "liberal" e tantomeno genericamente "di sinistra". Egli racchiude in sé infatti il liberismo economico ed il libertarismo civile e democratico.
Che poi i partiti laici e la cultura pannunziana e quindi quella de "Il Mondo" fosse una cultura progressista, questo è più che certo.
Una cultura che in Italia ha conosciuto un florido sviluppo nel Risorgimento cavouriano, ma certamente ed incontrastabilmente in quello di matrice repubblicana mazziniana e garibaldina.
Una cultura che ha dato determinanti contibuti durante la Guerra di Spagna contro il fascismo franchista grazie alle Brigate di Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli e a quelle Garibaldi guidate dal repubblicano Randolfo Pacciardi, audace partigiano antifascista ed anticomunista. Anticomunista proprio anche in quanto conobbe e vide i massacri compiuti dai comunisti nei confronti dei "compagni" anarchici, repubblicani e socialisti, voluti da Stalin, sanguinario dittatore al pari di Hitler.
Una cultura, quella laica liberaldemocratica e liberalsocialista, attivissima durante la Resistenza in Italia con il Partito d'Azione che ebbe fra le sue fila numerosissimi martiri, ma che purtroppo terminò troppo presto la sua azione politica, nel 1947, in quanto non riuscì a contenere al suo interno le varie tendenze e culture che andavano da quella liberale-crociana a quella socialista.
E così fu del tutto normale una rottura fra i liberali ed i comunisti all'interno della concentrazione delle forze antifasciste.
I liberali non perdonerammo mai ai comunisti talune compromissioni con il Regime fascista ed il rifiuto di ritirarsi sull'Aventino assieme alle altre forze antifasciste all'indomani del delitto Matteotti.
E poi non dimentichiamoci che i comunisti, a differenza degli antifascisti liberali e democratici, votarono compatti con la Democrazia Cristiana, nel 1946, per l'introduzione nella Costituzione Repubblicana del clericalissimo Articolo 7 che introduceva i Patti Lateranensi firmati da Mussolini con il Vaticano nell'ordinamento del nuovo Stato democratico italiano.
Due culture, insomma, quella liberale e comunista, del tutto contrapposte che nel libro vengono indicate come le "due sinistre".
Con la differenza, forse, che mentre i libeeraldemocratici e liberalsocialisti puntavano ad una vera aggregazione delle forze laiche capaci di contrastare il clericalismo ed il nuovo fascismo, i comunisti avevano nel loro DNA posizioni fasciste (non a caso Mussolini era un socialista massimalista) e conservatrici che per moltissimi versi permettevano loro di strizzare l'occhio alla Dc.
I laici italiani, pannunziani ed ernestorossiani (che furono poi espressione istituzionale del PLI, del PRI, del primo Partito Radicale e dei socialisti non marxisti), puntavano ad una Terza Forza liberale e riformatrice che amavano finanche definire "Partito della Democrazia".
I comunisti, diversamente, da una parte incameravano i rubli di Mosca e dall'altra aprivano alla grande industria ed alle banche diventando un partito profondamente borghese e conformista.
Permettetemi una riflessione conclusiva.
Oggi la cultura liberaldemocratica e liberalsocialista - dopo la falsa rivoluzione di Tangentopoli - è drammaticamente minoritaria e pressoché assente e ciò non è certo un bel segnale in un Paese come il nostro che purtroppo non ha ancora completamente consolidato la sua vocazione democratica.
Diversamente, la cultura comunista, oggi postcomunista, ha messo in piedi con gli ex democristiani un partito che si autoproclama "democratico". Ed è alleato ad un partito giustizialista ed antilaico.
La Storia si ripete. Il Pci che strizza l'occhio alla Dc e fa di tutto per ostacolare i laici.
Fintanto che non vi sarà anche nel nostro Paese un forte Partito Liberaldemocratico, laico e libertario come in tutta Europa, che sappia contrapporsi alla culture conservatrici di destra e sinistra, l'Italia non potrà essere, ovvero definirsi, un Paese autenticamente civile e progredito.
Mario Pannunzio ed i "pazzi malinconici" de "Il Mondo" l'avevano capito sin dagli anni '50 del secolo scorso.

Luca Bagatin (nella foto con Aldo Chiarle, partigiano socialista della Brigata Garibaldi, che mi ha insegnato che non si può essere veri antifascisti senza essere anche anticomunisti ed anticlericali)



29 settembre 2008

Il ruolo dei Laici e dei Liberali per il futuro dell'Italia



Massimo Teodori, professore di Storia delle istituzioni degli Stati Uniti d'America all'Università di Perugia e già parlamentare del Partito Radicale prima e di Forza Italia poi, con "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista", completa un po' il ciclo di quei libri "clandestini" e "vieti" in quest'Italia, appunto, che ha visto i laici, liberaldemocratici, repubblicani e liberalsocialisti, relegati da sempre in un ruolo marginale. Pur essendo i vincitori della Storia e avendo costruito anche in questo Paese, le fondamenta di uno Stato civile, democratico e liberale.
Altro libro "vieto" è l'ormai quasi introvabile "Il Mondo 1949/66: Ragione ed illusione borghese" di Paolo Bonetti ed edito da Laterza negli anni che furono e che narra l'avventura del liberale Mario Pannunzio, del suo settimanale laico e dei suoi redattori "pazzi malinconici", già provenienti dalle file del Partito d'Azione, del Partito Repubblicano e del Partito Liberale. Nonché i contributi di quei socialisti in dissenso con la linea marxista del Psi di allora.
Massimo Teodori ci regalò anche, non molti anni fa, un volumetto da lui curato dal titolo "L'anticomunismo democratico in Italia: Liberali e Socialisti che non taquero su Stalin e Togliatti", edito dalla Fondazione Liberal ed in cui sono raccolti gli scritti di quei democratici e antifascisti italiani che si opposero con pari forza al comunismo sovietico ed italiano, con le sue violenze ed il suo autoritarismo.
Infine, sempre il Teodori, scrisse un pamphlet di denuncia nei confronti dei cosiddetti "atei devoti" o "laici pentiti", ovvero tutti quei politici e intellettuali che, partendo da posizioni laiche o financo atee, si ritrovano oggi a reggere la veste del Papa dei cattolici e plaudono alle sue ingerenze nella politica dello Stato Italiano.
Con "Storia dei laici", abbiamo ulteriormente modo di approfondire un antico filone storico e culturale che ha le sue radici nel Risorgimento mazziniano, garibaldino e cavouriano e che prosegue nella costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso da una parte e nell'edificazione dell'Italia Liberale dall'altra.
E così, la lotta al fascismo prima in nome della Repubblica ed al comunismo in nome della Libertà e dei valori occidentali passando per la lotta ai monopoli, ai Poteri Forti, alla speculazione edilizia, per il divorzio e la suola pubblica.
E così si va da Salvemini a Pannunzio, da Ernesto Rossi a Luigi Einaudi e Ugo La Malfa.
Pazzi malinconici, ma mai velleitari. Lucidi sognatori in perenne dialogo ed al governo con la Democrazia Cristiana, ma capaci di offrire un'alternativa ed un'argine laico ed occidentale ad essa ed al suo clericalismo imperante.
I laici di allora sognavano una Terza Forza liberaldemocratica e liberalsocialista che li unificasse. Il progetto fallì miseramente, spesso a causa di divisioni e gelosie dei vari partiti di riferimento.
Una riflessione sulla situazione attuale si impone.
Io sono fra coloro i quali ritengono che non si possa minimamente stare dalla parte dell'attuale opposizione di matrice cattocomunista e inconsistente su tutti i fronti, oltre che alleata ad un partito reazionario come l'Italia dei Valori.
L'attuale governo Berlusconi non è la panacea di tutti i mali, ma ha saputo dimostrare di risolverne taluni con misure liberali e financo socialiste: dalla cosiddetta Robin Tax sui petrolieri, alla lotta ai fannulloni, alla detassazione degli straordinari, all'emergenza rifiuti in Campania, alla recente proposta di Brunetta in favore dei diritti alle coppie di fatto.
Non a caso gli storici partiti laici (dal PLI al PRI al Nuovo PSI ai Riformatori Liberali) hanno, negli anni, preferito sostenere sempre la CdL o il PdL piuttosto che l'Ulivo o il Pd.
Certo, trattasi di un governo a sovranità limitata (Berlusconi non è eterno) e con, ahinoi, forti componenti reazionarie e sfasciste (penso alla fallimentare e proibizionista "guerra alla droga" o alla "guerra alle puttane e relativi cllienti").
E' per questo che oggi si può e si deve costruire l'alternativa per l'alternanza (come diceva Pannella, peccato che lui sia così confusionista da essere finito in pasto ai nipotini di Berlinguer e di Dossetti).
L'alternativa a partire dal sostegno contingente a questo governo, ma per garantire, nell'arco dei prossimi 5-10 anni, un'alternanza alla conservazione del PdL.
Per costruire un vero Partito della Libertà, della Laicità, della Democrazia Liberale. Un partito ancorato all'Internazionale Liberale e all'ELDR e che possa finalmente garantire anche all'Italia un vero bipolarismo o bipartitismo, se è questo che la maggioranza degli italiani vuole.
Ma un vero bipartitismo-bipolarismo, presuppone l'esistenza di culture politiche omogenee e radicate nella Storia dell'Europa e dell'Occidente.
E quindi: Liberali contro Conservatori.
Mi viene in mente la Gran Bretagna, ma anche la Francia, ove i laburisti e i socialisti hanno perso tutto il loro appeal riformatore, mentre i liberali avanzano. Portatori di nuovi diritti, di nuove opportunità individuali e quindi sociali.
In Italia la cosiddetta sinistra ha spazzato via il Partito Socialista prima, osteggia da sempre i Laici e i Liberali e, quando decide di fare opposizione, si appella al parolaio Di Pietro e ai suoi girotondi modaioli.
E' anche per questo che i Laici e quindi i Liberali di cui parla anche Massimo Teodori nel suo saggio, forti della loro Storia e cultura di governo, avrebbero la possibilità di fare un salto di qualità.
Non tanto e non solo per il loro bene, quanto per quello dell'Italia che altrimenti non conoscerà mai più una vera alternanza di governo capace di garantire il futuro a tutti noi ed alle generazioni future.

Luca Bagatin



22 marzo 2008

L'ALTERNATIVA LAICA E LIBERALE AL REGIME



Con l'avvento della Seconda Repubblica abbiamo assistito alla pressoché totale scomparsa dei laici dal panorama politico italiano. Dal 25 % al 2 o 3 %.
La caduta della Prima Repubblica per mezzo della "falsa rivoluzione giudiziaria" che consegnò alla "giustizia" i principali esponenti dei partiti democratici e liberali che aveveno governato l'Italia dal 1948 ha, di fatto, portando al governo populisti, macchiette e incompententi del calibro di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Pecoraro Scanio & Co(mpagnia rossa). Ovvero, in soldoni, ha portato al dissesto economico, finanziario e civile di questi ultimi 15 anni.
Ora, posto che il fenomeno della corruzione e del finanziamento illegale alla politica non è affatto debellato (anzi !), non si capisce che cosa Veltroni e Berlusconi, oggi, abbiano in più dei loro predecessori: Bettino Craxi, Ugo La Malfa, Luigi Einaudi e i loro eredi politici liberali, liberalsocialisti e riformatori.
Esemplificando direi che i due principali candidati premier hanno unicamente una gran faccia tosta.
La faccia tosta di prendere in giro gli italiani da quindici anni a questa parte; di aver confezionato ad arte due "partiti-detersivo" che non vogliono dire assolutamente nulla sia sotto il profilo storico che politico e culturale; nonché la faccia tosta di predicare appartenemente bene salvo imbrogliare le carte una volta al governo e rimangiarsi tutte le promesse (peraltro già di per sé limitate: si pensi alla proposta di una assai misera riduzione delle imposte quando invece l'Italia avrebbe bisogno di una radicale riduzione delle imposte a fronte di una radicale riduzione della spesa pubblica).
Il gioco è ormai chiaro a tutti: Veltroni e Berlusconi mirano al pareggio per instaurare, assieme, un vero e proprio regime mediatico alla faccia di chi, come noi, crede ancora ai sempiterni e maggioritari in Europa valori liberali e laici.
L'Italia, lo scriviamo da tempo, avrebbe bisogno d'altro. Ovvero di buona amministrazione riformatrice come negli anni in cui Psi, Psdi, Pri e Pli decisero di allearsi alla Dc sia per contenerne le spinte clericali sia per dare stabilità ad un Paese martoriato dal fascismo e minacciato, ad Est ed al suo interno, dal comunismo.
Fu così che molti di noi, dal 1948 ad oggi, scelsero l'"alternativa laica e democratica" alle Chiese totalitarie Dc e Pci.
E così nel '48 votammo magari per il Psdi (allora Psli ovvero Partito Socialista dei Lavoratori Italiani) di Saragat in antagonismo allo stalinismo di socialisti e comunisti; negli anni '60 votammo il Pri di Ugo La Malfa le cui ricette economiche risollevarono l'economia in crisi e le garantirono il cosiddetto "Boom economico" che ci avvicinò all'Europa; negli anni '80 sostenemmo il tanto odiato craxismo ovvero il dinamismo ed il Made in Italy e la lotta all'inflazione; negli anni '90 scegliemmo l'opzione Radical-pannelliana che denunciava tanto gli sprechi nella pubblica amministrazione e il connubio esistente sin dagli anni '70 fra Dc e Pci, quanto il giustizialismo dilagante che voleva mettere alla gogna chi "dava fastidio" proprio a queste due Chiese (si pensi all'"affaire" Craxi).
Oggi, con lo stesso spirito d'allora, ritengo che, per chi come noi ha nel sangue i valori laici e riformatori, l'unica alternativa sia il pur piccolo Partito Liberale Italiano che, con coraggio, si presenterà in tutta Italia alle elezioni del 13 e 14 aprile proprio contro il Veltrusconismo, ma soprattuto per una radicale riduzione delle imposte per garantire lo sviluppo, per le libertà civili e la ricerca scientifica che guardi al merito e non alle clientele e per un vero abbattimento degli enti pubblici inutili quali Province e comunità montane.
Siamo degli utopici utopisti ? Dei velleitari ? Dei pazzi malinconici come ci definiva e definiva sé stesso il nostro maestro Gaetano Salvemini ?
Non credo.
Penso piuttosto che siamo degli amanti della libertà a 360 gradi. E dell'intelligenza.
Di un'intelligenza che "vedette mediatiche" come il sig. Veltroni e il sig. Berlusconi vorrebbero spegnere con i loro slogan e i loro faccioni debordanti di falsità per continuare a fare il bello ed il cattivo tempo alle spalle di chi lavora, o, non certo a causa sua, è disoccupato; paga le tasse e crede ancora nei valori di laicità e democrazia.



Luca Bagatin



15 febbraio 2008

Marco Pannella scrive (anche) a Luca Bagatin. Luca Bagatin gli risponde (financo per le rime !)

Caro Luca,

ti mando in anteprima la pagina pubblicitaria che giovedì 14 febbrario troverai su il Riformista (segnalalo per favore a quante più persone possibili, in ufficio, al lavoro, agli amici). Come vedi non ci arrendiamo, è possibile che l'appello sortisca gli effetti che speriamo.

Che ti pare dell'appello?

Ciao,

  

      
Marco (pannella@radicali.it)


Caro Marco,
mi pare che siano soldi buttati e per una causa non solo persa ma anche indegna della storia radicale che si abbassa al disegno cattocomunista e neoautoritario di Veltroni & Co (che peraltro vi ha recentemente insultati anche per bocca di Fassino).
Sono deluso di voi da molto tempo, ovvero da quando fondaste la Rosa nel Pugno con i boselliani (che peraltro vi tradirono...come loro costume del resto) e vi alleaste a Prodi.
L'unica alternativa Laica, Liberale, Socialista, Radicale, Repubblicana è quella di costruire una Terza Forza Liberaldemocratica e Liberalsocialista per costruire un Eldr italiano contrapposto al conservatorismo del Pd e del Pdl, peraltro indegni eredi financo del socialismo e del popolarismo europeo.
Ma la lezione dei Salvemini, dei Rossi, dei Pannunzio e di tutto il Mondo ve la siete davvero scordata ?
Un caro saluto.


Luca Bagatin (burroughs279@yahoo.it)



2 febbraio 2008

"IL MONDO" 1949/1966 - RAGIONE E ILLUSIONE BORGHESE


Mai testata giornalistica fu più liberale de "Il Mondo", il settimanale fondato e diretto da Mario Pannunzio dal 19 febbraio 1949 all'8 marzo 1966.
Diciassette anni di battaglie laiche, liberali, libertarie e riformatrici in un'Italia da sempre (oggi ancor più di ieri, peraltro) pasticciona, burocratica, clericale, socialcomunista e socialfascista.
Diciassette anni di denunce di un "sistema" corrotto e corruttore fatto di sottogoverno delle maggioranze (che videro protagonisti Dc e Pci in primis, abbracciati sino alla morte....ed oggi non a caso uniti nel Partito Democratico sostenuto dai Poteri Forti !); di ingerenza vaticana (per quanto allora fosse in qualche modo arginata dalla Dc alla quale va dato comunque il merito di essere un partito di gran lunga più laico degli attuali Pd, Forza Italia, Alleanza Nazionale e potremmo continuare nell'elenco dei partiti baciapile dell'Italia d'oggi) e di connubio fra mondo politico e mondo economico (aspetto che oggi ha raggiunto l'apice al punto che è l'economia - guidata da un capitalismo straccione, antiliberista ed antiliberale -  a governare la politica !).
I diciassette anni pannunziani de "Il Mondo", animati da spiriti liberi, da "pazzi malinconici" borghesi sino al midollo, da liberali, repubblicani, socialisti e laici senza tessera, furono forse gli anni più "utopici" proprio perché inusitatamente realistici e concreti dell'Italia del dopoguerra.
Anni in cui i partiti laici Pri, Pli e Psdi (ai quali "Il Mondo" faceva per molti versi riferimento) avevano giustamente dato il loro sostegno alla politica filo-occidentale ed atlantica di De Gasperi e via via tentato di ricostruire un' Italia martoriata dalla guerra e dal fascismo. Il tutto con la feroce opposizione dei comunisti e dei socialisti nenniani allora sostenuti dalla dittatura sovietica.
E così, gli "Amici de il Mondo", ovvero i suoi collaboratori e simpatizzanti (dai padri del Liberalismo italiano Benedetto Croce e Luigi Einaudi, agli azionisti Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini e Aldo Garosci; dal liberista Panfilo Gentile, ai repubblicani Ugo La Malfa e Adolfo Battaglia, sino ad un giovanissimo Marco Pannella, tanto per citarne alcuni) contribuirono a creare le basi per una cultura "alternativa" e "dell'alternativa" al monolitismo conservatore democristiano e marxista che permeava la società italiana da poco uscita dal fascismo di cui proprio democristiani e marxisti furono i diretti continuatori sotto il profilo ideologico, politico e culturale.
E così "Il Mondo" ospitò fra le sue colonne intellettuali del calibro di Orwell, Thomas Mann, Ennio Flaiano e Alberto Arbasino, nonché, dal 1955, organizzò i "Convegni del Mondo" come risposta laica ai problemi che attanagliavano l'Italia di quegli anni (e, è il caso di dirlo, l'Italia di questi anni):  dal rapporto fra Stato e Chiesa al nucleare; dalla lotta ai monopoli alla questione della scuola sino all'unificazione europea di cui "Il Mondo" fu tra i più accesi sostenitori.
Mario Pannunzio, padre de "Il Mondo", fu rarissimo esempio di professionismo giornalistico: egli leggeva personalmente ogni singolo articolo, si occupava personalmente della stesura dei titoli e delle didascalie nonché della scelta delle foto e dell'impaginazione. Ogni settimana ne uscive così un giornale, a detta anche dei maggiori critici dell'epoca, "elegante", "raffinato" ed "europeo".
Certo l'indipendenza dal potere economico e politico del giornale costò cara al punto che esso dovette chiudere prematuramente nel  '66 con grande felicità di tutti i suoi denigratori (missini e comunisti in primo luogo).
Certo "Il Mondo" lasciò il solco nel mondo laico. Esso fu il primo a teorizzare la costituzione di una Terza Forza comprendente liberali, repubblicani, socialisti e socialdemocratici capace di contrapporsi alla Dc ed al Pci (ricordiamo in questo senso l'articolo "Qualche sasso in capponaia" di Gaetano Salvemini, pubblicato nel dicembre del 1949).
Grazie al contributo ideale di questo piccolo-grande settimanale liberale e attraverso una scissione del Partito Liberale Italiano, nacque il  Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici, il cui simbolo era la Minerva con il berretto frigio, e che recuperò la tradizione risorgimentale di Felice Cavallotti e prima ancora quella di Giuseppe Mazzini e le cui battaglie politiche si concretizzarono nella lotta alla speculazione edilizia (contro i cosiddetti "palazzinari", quelli che ci sono ancora oggi, guarda un po' !), nella lotta ai Poteri Forti (in particolare negli intrecci fra la Dc e la Federconsorzi) e nelle battaglie per uno Stato ed una scuola laica e pubblica.
La battaglia radicale, rarissimo esempio di volontà di modernizzazione e di occidentalizzazione del nostro Paese, rimase tuttavia puro velleitarismo ed "Il Mondo" si trovò costretto a ripiegare nella teorizzazione del Centro-Sinistra (l'unico vero Centro-Sinistra che l'Italia conobbe mai) attraverso la proposta di far entrare il Psi nella coalizione di Governo, all'indomani della Rivoluzione d'Ungheria del '56 in cui esso aveva condannato lo stalinismo e si avviava verso l'abiura del marxismo).
Sappiamo bene anche oggi che le istanze laiche, liberali, liberiste, anticlericali e libertarie, tipiche della storia e della cultura de "Il Mondo", vengono ancora bollate come astrusità velleitarie. Esse infatti sono da sempre un pericolo nei confronti dell'Ordine costituito dal monolitismo "catto-comun-clerical-fascista" che da un quindicennio a questa parte ha preso nomi e simboli pittoreschi, così, tanto per dare una mano di vernice: i già citati Partito Democratico, Forza Italia, Alleanza Nazionale, Sinistra Comunista Arcobaleno, Lega Nord, Udeur ecc... 
Nel rileggere oggi le pagine di quel bellissimo libro di Paolo Bonetti "Il Mondo 1949/66 - Ragione ed illusione borghese" edito nel 1975 da Laterza, viene una grande nostalgia.
Forse allora erano altri tempi. Allora la politica (intesa a 360 gradi, non certo come mera ideologia) aveva un senso in ogni aspetto della vita ed era vissuta dai suoi militanti proprio come mezzo di confronto e d'elevazione financo intellettuale.
Oggi, o meglio, dal '92 ad oggi, la politica fa veramente ribrezzo e chi se ne occupa ancora ha secondo me un grande stomaco.
Parlando nello specifico della cosiddetta "area laica", vedo da troppo tempo solo grandi polveroni: tanto fumo e niente arrosto.
I socialisti sono divisi e, se proprio esistono ancora, hanno messo in piedi un partito di reduci "sasso in capponaia" e "utile idiota" di Veltroni & Co. I repubblicani ancora non mi è chiaro che cosa vogliono fare: se rimanere con Berlusconi per ottenere ancora qualche posto in Parlamento (da inascoltati), oppure finalmente cercheranno di porsi come apripista di un Partito dei Liberali e dei Riformatori in Italia (nel frattempo personalmente ho dato la mia adesione al loro movimento giovanile - la Federazione Giovanile Repubblicana - perché senza di questi giovani il partito di La Malfa e Nucara sarebbe davvero perso per sempre); i liberali non si sa davvero più dove siano e, quanto ai radicali di Pannella e Bonino, dopo essere stati imbrogliati da Enrico Boselli e dallo Sdi nell'affaire Rosa nel Pugno, oggi sono inspiegabilmente i più accaniti sostenitori del cattocomunismo prodiano (ma non erano contro l'accanimento terapeutico ?).
Un'alternativa, forse, ci sarebbe ancora (ma sottolineo il "forse" !): la nascita o la ri-nascita, all'interno di questi partiti, di nuclei di persone pensanti (in questo senso Beppe Grillo ha profondamente ragione, altro che antipolitica !), di spiriti liberi che non si lascino cooptare o raggirare dai "caporioni" dei loro rispettivi gruppi dirigenti.
Se lo scanzonato ma concretissimo spirito di Ernesto Rossi e degli "Amici de Il Mondo" aleggiasse ancora in casa laica sono certo che tutti ne trarrebbero immenso e produttivo vantaggio.
Peccato che...siamo pressoché totalmente pessimisti in questo senso.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini