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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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11 settembre 2012

CHI E' GIANFRANCO MICCICHE' ? di Paolo Bianchi

Amiche e amici visitatori del blog di Luca Bagatin, il mio nome è Paolo Bianchi e sono un cittadino italiano (e qui parlo da semplice cittadino italiano); in quanto tale sono interessato (e spesso preoccupato) per le sorti dell'Italia, di tutta l'Italia.  

Si presentano imminenti le elezioni in Sicilia: una regione critica da sempre per le tante ragioni tristemente note.
Tra i candidati alla presidenza della Sicilia c'è anche l'on. Miccichè, appoggiato da una lista comune composta dal Partito Liberale Italiano e da Futuro e Libertà per l'Italia. 
Io, pur essendo anche il Commissario Nazionale della Gioventù Liberale Italiana (GLI), che è la sezione giovanile del Partito Liberale Italiano (PLI), ho esplicitato liberamente, rivolgendomi ai massimi dirigenti del partito, la mia più assoluta contrarietà a tale scelta politica. I motivi di questa mia posizione non c'è bisogno che ve li spieghi, si desumono facilmente dal breve articolo (una semplice nota biografica, ma totalmente attendibile) che ha trovato accoglienza qui, sul blog dell'amico e autentico liberale Luca Bagatin, che ancora ringrazio.
Perché, qualunque sia la nostra opinione, è sempre bene esprimerla; per dirla con Martin Luther King: "Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".
"Buona" lettura,

Paolo Bianchi

Chi è Gianfranco Miccichè?
di Paolo Bianchi




L’on. Gianfranco Miccichè, attuale leader di “Grande Sud”, nasce a Palermo il 1° aprile del 1954.
È stato due volte sottosegretario, una volta vice ministro del Ministero dell’Economia e delle Finanze e,
tra 2005 e 2006, Ministro dello Sviluppo e Coesione territoriale. Tutte le volte sotto la presidenza di Silvio
Berlusconi.
Nato da un’agiata famiglia della borghesia palermitana; si attiva politicamente negli anni ’70, aderendo
alla formazione extraparlamentare di orientamento comunista rivoluzionario “Lotta Continua”, per poi
cominciare nel 1993, con l’adesione a “Forza Italia”, il lungo connubio berlusconiano.
Nell’estate del 2006 viene eletto Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Da Presidente della “Fondazione Federico II” nomina direttore generale l’ex deputato Alberto Acierno, che
sarà arrestato tre anni più tardi dalla Guardia di Finanza per aver usato le carte di credito della Fondazione per pagare bollette Sky ed Enel, viaggi e scommesse effettuate su casinò on line.
Nel 1988 Micciché, che all’epoca lavorava presso “Publitalia ‘80” (grazie alla conoscenza di Marcello
Dell’Utri), è stato interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga a Palermo, in quanto
sospettato di spaccio. La risposta dell’onorevole è stata: “Non sono uno spacciatore, ma solo un assuntore di cocaina”.
Alcune sue dichiarazioni hanno, negli anni, creato scalpore: nel 2001 dichiarò che “se per fare gli appalti
dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”; lo disse in difesa di
Pietro Lunardi , il quale aveva precedentemente affermato che “con mafia e camorra bisogna convivere”.
Nell’ottobre 2007 Micciché ha criticato l’intitolazione dell’aeroporto di Palermo ai giudici Falcone e
Borsellino; poiché tale titolo sarebbe causa di un’immagine negativa.
Di questi giorni è la notizia che il Partito Liberale Italiano e Futuro e Libertà per l’Italia sosterranno, con liste comuni, la candidatura di Gianfranco Micciché a Presidente della Regione Sicilia.



10 gennaio 2012

Il "progetto liberaldemocratico", così come delineato, è velleitario. Occorre più pragmatismo.



"Progetto liberaldemocratico", da troppo tempo sento, in casa Repubblicana e laica, parlare di questa cosa.
Lodevolissimo progetto, per carità, il quale, però, non è mai stato declinato, ovvero non se ne è mai parlato nello specifico se non per tramite di paroloni altisonanti, privi di fattivo contenuto.
A quanto mi è perso di capire si tratta dell'ennesima riproposizione della forza di ispirazione Liberaldemocratica europea, in Italia.
Peccato che progetti di questo tipo, dal '93 ad oggi, ce ne siano stati a bizzeffe e nemmeno uno sia sopravvissuto per più di qualche mese. Bene che sia andata.
Mi ricordo l'alleanza PRI-PLI alle elezioni europee del 1989; successivamente ricordo, nel 1999 la fondazione della Lista Emma Bonino, che raccoglieva anche laici e liberali; poi ancora, nel 2000 la fondazione del Polo Laico, con Giovanni Negri ed Arturo Diaconale; successivamente, nel 2004, l'idea di Diaconale e Davide Giacalone della fondazione della Casa Laica, che si sostanziò purtroppo nella mera presentazione di liste comuni alle regionali: PRI-PLI-NUOVO PSI (risultato: meno dell' 1%); poi ancora, la Rosa nel Pugno nel 2006 e successivamente, in Triveneto, nel 2007, ci inventammo il Coordinamento dei Liberaldemocratici e poi ancora, un paio di annetti fa, con un amico, mi inventai persino l'Associazione Laica Giuseppe Garibaldi, che raccoglieva repubblicani, radicali e qualche liberale del Pd e del PdL.
Tutti progetti svaniti entro pochissimo tempo: pochi mezzi, poche persone, pochi voti e sostegni.
In Italia, sia chiaro una volta per tutte, noi liberali e laici siamo degli appestati, l'arretratezza regna sovrana e gli sprechi in politica nemmeno si contano più.
Ora, a parer mio, il PRI, il PLI e quanto è rimasto dei partiti laici dovrebbero una volta per tutte sciogliersi in un nuovo unico partito: chiamatelo come volete, ma sappiate che con qualcuno, con qualsiasi legge elettorale vogliate, si deve alleare. Se va da solo perde e prende l'ennesimo zerovirgola, anche se nessuno ve lo vorrà raccontare con franchezza.
Ma dove vogliamo andare con Segretari che, con tutto il rispetto, hanno un'età da pensione ? No perché oggi, se parlo di PRI, PLI, radicali ecc... ancora mi sento rispondere: Nucara, De Luca, Pannella, la Bonino La Malfa, la Sbarbati...ed invece io vorrei sentire: Oscar Giannino, Cecchi Paone, Di Placido, Montesi, Kahlun, Palazzolo e qualche altro nome, magari ancor più sconosciuto, di persone che hanno sempre pagato di tasca loro per la politica e mai intascato un euro da essa. Che vivono d'altro.
Ma dove vogliamo andare con fantomatici "progetti liberaldemocratici", con troppe idee ma senza una prospettiva di lungo, lunghissimo periodo che duri almeno dieci o vent'anni minimo ?
Veniamo alle alleanze, perché ci si dovrà pur pensare.
Con chi vuoi allearti ? Con i cattocomunisti retrogradi attaccati al loro posto fisso, ma che non vogliono garantirlo ai giovani ? No.
Con i berluscones, peones, scilipotones, legisti e filo-statalisti del caravanserraglio "pseudo" centro-destrorso ? No.
Beh, rimangono i democristi, sì, certo. Ed anche i finiani.
Con i democristi i laici hanno governato dal 1948 al 1992. Con fasi alterne, certo, ma sicuramente non c'era alternativa. Fini invece è cambiato, si è dato una ripulita liberaldemocratica e Rutelli possiamo anche sopportarlo. Infondo nell'Api c'è anche Valerio Zanone che è comunque un amico.
La risposta ve/ce la siete/siamo dati da soli.
Il "progetto liberaldemocratico", insomma, è un progetto velleitario.
Un progetto di fusione laica, liberaldemocratica, liberalsocialista, che faccia da quarta gamba del Terzo Polo, invece, è l'unica alternativa pragmatica.
Prenderemmo il 2 %, benissimo che ci vada, ma almeno otterremo una cospicua rappresentanza parlamentare. Staremo in coalizione con i moderati, che è sempre meglio di stare con gli estremisti di sinistra e di destra. Non ci perderemo in feticismi di partito, perché i nostri vecchi partitini saranno messi in soffitta, fra i nostri ricordi più cari, magari li trasformeremo in Fondazioni o Circoli culturali, ma non più entità politiche/partitiche.
Forse, magari, a quel punto l'Italia sarà un po' più laica, più libera economicamente, meno spendacciona, perché saremo presenti uniti e non più divisi in mille rivoletti ideologici e un tantino feticisti.

Luca Bagatin



26 aprile 2009

Roberta Tatafiore: un ricordo



Ricordo che la prima volta che ho sentito parlare di lei è stato......
Avevo 17 anni ed allora ero un verde militante. Fu così che conobbi i primi radicali storici, quelli che avevano vissuto i mitici anni Sessanta, Settanta ed Ottanta con le loro lotte per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza alla leva militare, voto ai diciottenni, liberazione sessuale, omosessuale, transessuale, antiproibizionismo su droghe, non droghe, ricerca scientifica, ambientalismo laico, autogestione del proprio corpo e della propria mente....).
Frequentavo la sede dei Verdi di Pordenone, allora sita in Via Rovereto, ove oggi c'è un call center per immigrati. Mi avevano lasciato una copia delle chiavi ed allora mi dilettavo a riordinare il polverosissimo archivio fatto di vecchi numeri di Quaderni Radicali (ne conservo a casa ancora un sacco di copie), di Frigidaire (con un poster di Ilona Staller, al secolo Cicciolina), di Radicalchic (una rivistina radicale di satira che usciva nei primi anni '80), de Il Male, dei vecchissimi numeri di Lotta Continua e.....Lucciola, il giornale dei diritti delle prostitute diretto da lei: Roberta Tatafiore.
Non so perché, ma sono sempre stato attratto dai diritti degli “sconciati”, dei “diversi”, degli “emarginati”. Forse perché, sin da ragazzino, sono sempre stato un tipino abbastanza stravagante, poco incline al conformismo (nei comportamenti, nel modo di vestire, nelle abitudini, nel modo di pensare....), ontologicamente controcorrente.
Per me l'amore per tossici, puttane, disabili, froci e lesbiche e chi più ne ha più ne metta è stato dunque naturale. Più che amore è stata empatia, comprensione. Fra anticonformisti ci si riconosce a pelle.
E' così che ho iniziato a leggere quel vecchio numero di Lucciola, gli articoli della Tatafiore e ricordo persino un buffissimo quanto emblematico fotoromanzo a tema prostituzione con protagonisti la stessa Tatafiore ed un giovanissimo Chicco Testa.
Ma chi era Roberta Tafafiore ? Una femminista, proveniente dal quotidiano “Il Manifesto” e poi una militante radicale in prima linea per i diritti civili delle prostitute e dunque per la loro autogestione.
Ironia della sorte, nel 1999, collaborerò io stesso – lavorativamente parlando, pur per un breve periodo – con il Comitato dei Diritti Civili delle Prostitute, fondato anche con il contributo di quelle battaglie libertarie e con sede nazionale proprio a Pordenone.
Ormai abbandonata la militanza sinistrorsa nei Verdi (che stava diventando sin troppo sinistrorsa ed ideologizzata per un individialista liberale e libertario come me) e anche quella nella Lista Emma Bonino per la quale avevo comunque condotto – con nessun mezzo ed assieme alla radicale storica Paola Scaramuzza – la campagna elettorale per le europee in città (secondo partito a Pordenone con il 14% dei voti: ci dedicarono anche la prima pagina de “Il Gazzettino"), mi sono per molti versi avvicinato al progetto del Polo Laico e poi della Casa Laica. Per un'area libertaria nel centrodestra.
Il Polo Laico era animato da persone che culturalmente e politicamente stimavo molto: Givanni Negri, Arturo Diaconale, Luca Barbareschi e.....Roberta Tatafiore appunto !
Eccola che ritorna. Ascoltai su Radio Radicale anche il suo intervento di fondazione di quel progetto che pur ebbe vita breve.
Come poteva una femminista ex di sinistra avvicinarsi ad un progetto nell'alveo del centrodestra ? Poteva eccome, se era sufficientemente laica e libertaria da rendersi conto che dall'altra parte – nei salotti buoni della gauche au caviar - i “diversi” sono sempre stati trattati come degli appestati (personalmente ricordo che allora, solo con i giovani di Alleanza Nazionale riuscivo a parlare apertamente, in dibattiti pubblici e televisivi, di legalizzazione della cannabis e di somministrazione controllata di eroina ai tossicomani. Io a favore e loro contro. Con i “sinistri” era impensabile, tanto erano attenti a mantenere buoni rapporti con i loro amici cattolici).
Non a caso, lo storico leader del Partito Repubblicano Italiano, Randolfo Pacciardi, preferendo l'alleanza con i clericali piuttosto che quella con i comunisti, affermava: “Meglio una messa al giorno che una messa al muro”. Come non dargli torto !
Ma ecco che comunque, anche lì, fra quegli ingenui clericaloni e parrucconi del centrodestra berlusconiano, i laici, liberali e libertari duri e puri davano fastidio. Solo qualcuno si è salvato quà e là. Mi pare che la stessa Tatafiore abbia aderito ai Riformatori Liberali di Della Vedova e Taradash, ma, ad ogni modo.....non c'è stata trippa pè gatti !
Negli ultimi anni Roberta Tatafiore curava una rubrica  - Thelma e Louise - su “Il Secolo d'Italia”, in cui continuava a parlare libertariamente di femminismo con Isabella Rauti.
In un recente articolo su “La Voce Repubblicana” l'ho persino citata come rappresentante di quei radicali dalla mente libera (come anche Adele Faccio, Angelo Pezzana, Giovanni Negri....), che non hanno chinato la testa di fronte ai deliri pannelliani che hanno portato quella tradizione alla totale distruzione politica e culturale.
In questi giorni, per mezzo di un bellissimo articolo dell'amico Vittorio Lussana su “L'Opinione delle Libertà” (che con la Tatafiore per un periodo ha anche convissuto), vengo a sapere che ella si è tolta la vita all'età di 66 anni. Mi scende una lacrima, poi comprendo e rispetto.
Rispetto una scelta consapevole e rifletto. Rifletto sul fatto che – come andiamo ripetendo da anni - solo noi siamo i padroni della nostra esistenza, solo noi siamo in grado di gestirci ed autogestirci, perché noi siamo “il pilota” della nostra vita, della nostra mente, della nostra coscienza. E' un discorso filosofico, ma anche eminentemente politico. E forse Roberta Tatafiore ha così compiuto il suo ultimo, estremo, atto politico di un'esistenza profondamente coerente, liberale e libertaria.
Penso quindi ad Alex Langer. Poi a Piero Welby ed infine a Beppino Englaro ed a Eluana.
Esperienze che non c'entrano assolutamente nulla fra loro. Non le giudico, sorrido, e penso a quanto sia fortunato ad aver potuto comprendere ed apprendere – nel mio piccolo – qualche cosa dalle loro esistenze.

Luca Bagatin

Su youtube si può trovare questo bel video fotografico in ricordo di Roberta, al link
http://www.youtube.com/watch?v=x2vq7wDy28Q



30 marzo 2009

Perché non costituire un soggetto politico unitario di ispirazione Liberaldemocratico-Repubblicana ?


Fa piacere che vi sia un franco ed ampio dibattito all'interno di un partito storico come il Partito Repubblicano Italiano che, finalmente, sta per concludere la sua “diaspora” con il ritorno nelle sue file di Luciana Sbarbati e del MRE.
E' segnale che il PRI è un partito ancora vivo e vegeto.
Il Consiglio Nazionale dell'Edera ha già deciso che il PRI non si scioglierà e/o confluirà nel nascente PdL, ma, ad ogni modo, in questi giorni su“La Voce Repubblicana” si sta dibattendo sul futuro del partito.
Per ora la maggioranza degli interventi sono favorevoli alle decisioni prese dal CN, per quanto le posizioni di coloro i quali sostengono una possibile necessità di trasformare il PRI in una Fondazione e di confluire nel PdL non vadano del tutto sottovalutate.
Personalmente sono fra coloro i quali preferirebbero non svendere la storia e la cultura repubblicana in un calderone che ha deciso di collocarsi nel Popolarismo europeo.
La collocazione di un partito nazionale nell'ambito dello scacchiere europeo ed internazionale non è infatti secondaria.
Il PdL ha pertanto scelto di essere e diventare un partito centrista e neodemocristiano.
Decisione legittima e che personalmente plaudo: ha abbandonato la sua collocazione a tratti destrorsa ed ha evitato i confusionismi del suo antagonista PD.
Purtuttavia è chiaro a tutti che il neonato PdL non è un partito liberale né potrà esserlo.
Il Partito Repubblicano - liberaldemocratico e laico da sempre - non può dunque accettare di confluire in un partito che non rappresenta non solo i suoi ideali, ma nemmeno la sua storia e la sua cultura.
Purtuttavia c'è da chiedersi se il PRI può pensare di mantenersi in vita con le sue sole forze.....e qui cominciano i dubbi.
La sua storia è quella di un partito d'opinione, di grandi idee ed ideali concreti (molti dei quali recepiti da questa maggioranza di governo come il ritorno al nucleare, la lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione, la collocazione occidentale e a fianco di Israele e la proposta di abolizione delle Province....nonostante la contrarietà della statalista e antistorica Lega Nord).
Purtuttavia siamo un po' scarsi in risorse e voti da sempre, tanto più oggi che sono in auge i “calderoni senza idee” ovvero i “partiti senza storia”.
Ed allora non troverei disonorevole il pensare di andare oltre il PRI e dunque ad un suo scioglimento, che però rispetti la sua storia, cultura e tradizione.
Uno scioglimento che veda protagonista non il solo PRI, ma anche il PLI di De Luca e Guzzanti ed i Liberal-Democratici di Daniela Melchiorre (che peraltro hanno costituito già a suo tempo, in Parlamento, con il PRI, il gruppo Liberaldemocratici-Repubblicani).
Uno scioglimento che dia vita ad un soggetto politico unitario che potrebbe chiamarsi Alleanza Liberale o Unione Liberaldemocratica: che contenga nel suo simbolo sia l'Edera repubblicana che il Tricolore liberale.
Dare vita ad un nuovo soggetto politico unitario, capace di essere al contempo alleato, ma anche concorrente del PdL, quantomeno nel medio periodo e portatore di istanze di libertà individuale, di rigore nei conti pubblici, di rinnovato europeismo.
Tale soggetto non dovrà però essere una sorta di Rosa nel Pugno, ovvero non dovrà essere una mera alleanza elettorale o una federazione di partiti, bensì prevedere un proprio tesseramento e l'unità delle sedi e delle sezioni. Condizione minima per essere, ovvero ambire a diventare un grande partito unitario.
Il nostro obiettivo minimo dovrà essere il 4% e dunque la possibilità di essere gli unici autentici  rappresentanti dell'Eldr in Italia.
E' una proposta forse un po' ambiziosa, che purtuttavia sommessamente lancio a tutti i consociati del PRI, ai Consiglieri Nazionali, al Segretario Nucara, agli stessi organi dirigenti del PLI e dei Liberal-Democratici.
Forse ce la potremmo fare, magari anche a partire delle imminenti Elezioni Europee.

Luca Bagatin



13 dicembre 2008

Abolizione delle Province e Stati Uniti d'Europa: le ricette per il rilancio del Partito Repubblicano Italiano


Da alcune settimane su “La Voce Repubblicana”, organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, è in corso un interessante dibattito costruttivo sul futuro del partito stesso.
Collaboro peraltro da alcuni mesi a questa storica testata e sono lieto di farlo con contributi che spesso hanno poco a che vedere con la politica in senso stretto. Preferendo dedicarmi, infatti, ad approfondimenti storici e culturali.
Di politica, a dire la verità, non avrei più voluto occuparmi e debbo dire che sino a qualche giorno fa mi sarei voluto astenere a questo pur appassionante dibattito.
Ho iniziato a fare politica quasi tredici anni fa, all'età di diciassette anni, sempre nell'ambito della cosiddetta “area laica”.
L'ho fatto unicamente per scelta personale e non perché qualcuno a me vicino mi abbia spinto o incoraggiato (peraltro la mia famiglia non si è mai occupata di politica).
E' stata una scelta dettata dal mio personale studio ed approfondimento dei cosiddetti “massimi sistemi”. E soprattutto della Storia.
Una Storia che mi ha sempre entusiasmato ogni qual volta si tratta e si trattava di approfondire grandi principi ed ideali. Una Storia che mi ha avvicinato ad istituzioni quali Massoneria, Carboneria e finanche Teosofia e quindi a Mazzini e Garibaldi.
Una Storia che però (e purtroppo) non mi ha mai fatto amare granché il nostro Paese. Un Paese ove si coltivano così poco gli ideali di Uguaglianza, Libertà, Fratellanza, Individualità, e ove si tendono a dimenticare gli insegnamenti dei Padri e delle Madri (che hanno versato il sangue per l'Italia) per seguire – invece – il proprio unico tornaconto personale.
Sono da sempre convinto – invero - che gli italiani siano quasi sempre causa del loro mal.
E causa del loro mal è spessissimo certa cultura cattolica, che ha aperto le braccia al marxismo, al fascismo ed oggi al buonismo di certa “carità cristiana” che genera solamente nuove povertà, ovvero nuove lotte fra poveri e non già vera emancipazione dal bisogno.
Una (in)cultura che non accetta le diversità come tali. Che rifiuta orientamenti o diversità sessuali non consone alla Morale Cristiana. Una “morale” che è invero solamente un'elucubrazione mentale (e di mente morbose e sessuofobe trattasi) e nulla più.
E così mi trovo qui anch'io a discutere del futuro – che è anche il presente – del Partito Repubblicano Italiano.
Un partito nato nel 1895, ispirato da Giuseppe Mazzini e dal suo Partito d'Azione. Un partito al quale – da mazziniano e da laico – ho aderito la primavera scorsa, inizialmente senza grandi convinzioni.
Senza grandi convinzioni in quanto avevo deciso di abbandonare completamente la politica perché mi pareva (e per moltissimi versi mi appare tutt'ora) una grande perdita di tempo.
Una perdita di tempo per chi, come me e moltissimi compagni laici, liberali, liberalsocialisti ecc...., hanno lavorato alacremente per costituire un'alternativa di Terza Forza al nulla creato dal PD e dal PDL, ma non sono (siamo) riusciti a cavarne un ragno dal buco !
Purtuttavia mi sono ricreduto leggendo ogni giorno “La Voce Repubblicana” e soprattutto partecipando alle riunioni settimanali con i compagni Repubblicani della Provincia di Pordenone con i quali stiamo discutendo di tematiche concrete inerenti la città (e non di alleanze, poltrone o giochi di potere come so per certo accade in quasi tutti gli altri partiti. Anche dell'area laica, ahinoi).
Non ho mai creduto né mai crederò al bipolarismo in Italia. Men che meno al bipartitisimo.
Se così fosse ciò si tradurrebbe nella riedizione della contrapposizione fra cattocomunisti e clericofascisti. E proprio uno degli aspetti più marci e beceri del nostro sistema politico è che oggi siedono ancora in Parlamento gli eredi del Partito Comunista e del Movimento Sociale Italiano. Partiti antidemocratici e sconfitti dalla Storia in tutto il mondo occidentale, civile e democratico e che negli anni '70 si combattevano financo in piazza con scontri e stragi violente.
Questo è, a parer mio, un punto che non possiamo trascurare e che deve, come italiani, farci vergognare profondamente.
I cosiddetti due grandi partiti – PD e PDL – nascono proprio da questa grande contraddizione della Storia del nostro Paese.
Caduto il Muro di Berlino l'Italia avrebbe dovuto conoscere una rinnovata democrazia parlamentare ed istituzionale ed invece.....con il colpo di mano di Tangentopoli ecco decaduti i partiti democratici (ed il nostro PRI fra questi) ed ecco saliti al potere gli eredi dell'estrema sinistra e dell'estrema destra (neanche fossero e fossero stati i più onesti !).
Oggi “ripuliti” in contenitori di plastica dai nomi alquanto bizzarri (da una parte abbiamo un partito democratico senza vera democrazia interna, dall'altro un partito delle libertà senza vere libertà civili).
Ora, benché io consideri oggi il PDL l'aggregazione “meno peggio” e che grazie al premier Berlusconi ha saputo garantire importanti ruoli e posizioni ai laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti italiani (cosa mai avvenuta nell'Ulivo prima e nel PD oggi), ritengo sia prioritario porre il nostro partito, ma anche gli altri laici, quale “testa di ponte” di una rinnovata aggregazione che potrebbe nascere proprio dalla costola laico-liberale del PDL.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista capace di occupare la posizione che oggi il PD veltronian-rutellian-prodiano non riesce e non riuscirà mai ad avere proprio in quanto partito rappresentante della conservazione sociale, civile ed economica del nostro Paese.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista guidata da Francesco Nucara, Antonio Del Pennino, Antonio Martino, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi ed altri amici.
Ora, pare che io stia sognando, ma vi assicuro che questo progetto non penso sia così lontano dalla realtà dei fatti per come si presentano, ovvero potrebbero presentarsi nei prossimi mesi ed anni.
Per l'intanto accontentiamoci – si fa per dire – di ragionare nell'immediato.
In primavera abbiamo diverse tornate amministrative da affrontare e le elezioni europee.
Innanzitutto diciamo chiaramente che siamo oggi gli unici a dire e a dare ricette concrete per quanto riguarda la riduzione della spesa pubblica. Aboliamo da subito le Province come ente politico, le comunità montane ed i piccoli Comuni. I Repubblicani lo dicono dagli anni '70 !
Presentiamo pertanto alle prossime elezioni amministrative delle liste che abbiano un richiamo di ciò anche nel nostro simbolo con l'Edera al centro e chiamiamole: “Partito Repubblicano Italiano – Aboliamo le Province”.
E perché per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo non rilanciamo la battaglia federalista di Mazzini, ma anche di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed altri ? Una battaglia che è da sempre nostra. Lanciamo delle liste federate al Partito Liberale Italiano, al Partito Radicale, coinvolgiamo il Movimento Federalista Europeo, gli amici mazziniani... Lanciamo una “Lista Liberaldemocratica per gli Stati Uniti d'Europa”.
Sto esagerando ? Troppe idee ? Forse, ma forse anche no.
Cari compagni, io come vedete butto lì generosamente tutto sul tavolo verde-edera della discussione della “Voce” e sul mio blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ormai giunto ad oltre 600 visite quotidiane.
Per il resto prosegua questa nostra costruttiva discussione, possibilmente cominciando a pensare positivamente ed in grande !

Luca Bagatin



11 ottobre 2008

IL RUOLO ED IL FUTURO DEI REPUBBLICANI E DEI LAICI ITALIANI



Sulla rediviva ma sempre verde (come l'Edera e la Speranza !) "La Voce Repubblicana", organo ufficale del Partito Repubblicano Italiano, si è aperto da un paio di settimane un interessante dibattito sul ruolo dei Repubblicani e dei Laici nell'attuale panorama politico italiano. In particolare sul ruolo dei Repubblicani all'interno del Popolo delle Libertà.
E così, il PRI, invitato al tavolo della costruzione del Partito Unico delle Libertà (quali ? quante ?), vive le sue perplessità e le sue differenti posizioni interne.
Abbiamo lo storico leader del PRI (ma non più Segretario Nazionale da qualche anno), Giorgio La Malfa, il quale in Parlamento ha già aderito al gruppo del PdL e sarebbe ben felice di un possibile Partito Unico.
Dall'altra parte abbiamo lo zoccolo duro del PRI, Segretario Francesco Nucara in testa, che proprio di aderire ad un Partito Unico della Conservazione Popolar-Democrista in salsa Aennina non ci sta.
Bene, dicevamo anche in un nostro precedente articolo apparso anche sulle colonne de "La Voce Repubblicana" stessa (lo scorso 4 ottobre, per l'esattezza), che questo Governo e questa maggioranza hanno fatto e stanno facendo qualche cosa di riformatore: dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa alla Robin Tax; dalla detassazione degli straordinari alla lotta ai fannulloni passando per la ripulitura di Napoli sino alle aperture nei confronti delle coppie di fatto ed alla riforma della Giustizia in senso garantista e liberaldemocratico con la separazione delle carriere dei magistrati.
Si osservi che queste riforme  - peraltro popolarissime fra l'opinione pubblica - provengono per il 90% dall'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica del carro berlusconiano.
Mentre le controriforme: nuovo proibizionismo sulle droghe, lotta alle puttane ed ai relativi clienti, secco no all'abolizione delle Province ed alle Comunità Montane, provengono tutte dalle file aennine, leghiste, stataliste del PdL. Ovvero da quelle file alle quali i Repubblicani, pur alleati di Berlusconi, si contrappongono da sempre. Così come si contrappongono alla conservazione del Pd e dell'IdV, forze senza alcun approdo riformatore e pragmatico (la "collaborazione veltroniana" non è altro che un modo per dire che sono alla frutta e senza idee concrete, come il governo Prodi ha peraltro ampiamente dimostrato !).
E così, tornando al nocciolo del dibattito Laico-Repubblicano, ho letto con attenzione l'articolo dell'ottimo Renato Traquandi (cugino del valoroso partigiano antifascista del Partito d'Azione, Nello Traquandi) del 4 ottobre sulla "Voce".
Di Renato (a cui mi unisce anche la comune adesione all'Associazione Mazziniana Italiana) solitamente condivido tutto, ma questa volta debbo dire di no.
Egli sostanzialmente ritiene che i Repubblicani rimarranno comunque tali anche se si scioglieranno del Partito Unico del PdL, che ne saranno i maestri fra i tanti allievi e che per mantenere vivo l'Ideale mazziniano dovrebbero costituire una Fondazione.
Ora, di fondazioni repubblicane, liberaldemocratiche e laiche ne esistono già a bizeffe: dalla già citata Mazziniana, sino alla Fondazione Ugo La Malfa, alla Fondazione Spadolini - Nuova Antologia, passando per l'Associazione Società Aperta di Enrico Cisnetto ecc....
Fondazioni ed Associazioni importantissime sotto il profilo culturale e dell'approfondimento politico. Ma che debbono rimanere lontane dai partiti e dalla politica spicciola in quanto al di là e al di fuori, proprio per garantire elevazione culturale e morale di coloro i quali vogliono avvicinarsi all'ideale di emancipazione mazziniana. Ma senza entrare nelle "beghe del Palazzo".
Il Partito Unico del PdL è stato già deciso a monte che: sarà il rappresentante del Partito Popolare Europeo in Italia (e quindi esclude a priori la tradizione laica e liberaldemocratica di cui i Repubblicani sono parte integrante e fondativa) e inoltre sarà un partito "ripartito" in base alle quote numeriche degli iscritti dei partiti che lo compongono. Ovvero, a livello nazionale e locale, esso sarà composto da: iscritti a Forza Italia per la percentuale più alta e, via via, da quelli di AN in percentuale più bassa e così, a scendere, per i partitini minori (socialisti, repubblicani, liberali, se questi intenderanno farne parte).
Ovvero, così come è avvenuto per il PD, sarà un partito antidemocratico a ripartizione percentuale in base alla superiorità dei "pesci grossi".
La qual cosa, peraltro, fa il paio con la possibile nuova legge elettorale per le elezioni europee, la quale ha come obiettivo proprio quello di falcidiare i laici. E così, il Calderoli di turno (di cui ci perimettiamo di dubitare in merito alla sua conoscenza della Storia d'Italia), vuole sbarrarci la strada proponendo il suo sbarramento al 5% (oggi che la Laga è uscita dal suo 3,5% però !!! Ma non è detto che non vi ritorni.....nel momento in cui gli elettori apriranno gli occhi e si rendano conto di quanto statalista sia quel partito pseudo-celtico) !
L'ottimo Guglielmo Castagnetti, già Deputato e fuoriuscito da Forza Italia per aderire recentemente con convinzione e passione al Partito Repubblicano Italiano, dichiara su "La Voce Repubblicana" del 7 ottobre scorso: "La presenza dei laici è necessaria al progresso del Paese" e prosegue sostenendo che è necessario contrastare il disegno dei "partiti egemoni" di voler cancellare i laici dal panorama politico italiano.
Personalmente, pur non volendomi oggi occupare più di tanto di politica attiva (preferendo dedicarmi alla scrittura ed alla redazione di articoli), ho aderito da qualche tempo al PRI proprio in quanto storico partito laico portatore di libertà, di europeismo, di modernità ed emancipazione individuale. Collocato, al momento, nello schieramento politico "meno peggio", per così dire.
In questo governo ed in questa maggioranza ci sono significative presenze laiche, liberalsocialiste e liberaldemocratiche.
Si consideri inoltre che Berlusconi non è eterno. Da una parte vogliono costruire il Partito Popolare Italiano, alleato alla Lega Nord e in casa laica che si fa ?
Perché non pensare di costruire la vera opposizione liberaldemocratica alla conservazione dei Calderoli, delle Carfagna, degli Alemanno ?
Dalla nostra abbiamo Brunetta, Sacconi, Nucara, Frattini, Dario Rivolta, Antonio Martino. Mica bruscolini, insomma !
Se un giorno si arriverà alla spaccatura dell'attuale maggioranza, che essa sia costruttiva e produttiva per il Paese: ovvero si costituiscano due filoni, uno Liberale e l'altro Conservatore.
Due filoni che possono essere anche alleati nei momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo oggi), ma contrapposti su specifici temi di democrazia e libertà come la ricerca scientifica, i diritti individuali e le scelte economiche.
Chi mi sta leggendo forse si chiederà dove e come colloco l'attuale "opposizione" veltroniana e dipietrina. Ebbene, non la colloco.
Augurandomi semplicemente che rimanga opposizione a vita o quantomeno per i prossimi 20-30 anni, così come meriterebbero da sempre gli ultra-conservatori e gli sconfitti dalla Storia in tutto il mondo civile.

Luca Bagatin



10 maggio 2008

Governo Berlusconi quater: un Esecutivo (anche) di laici, liberali, liberalsocialisti



Da sinistra a destra i cinque ministri laici e liberalsocialisti del Governo Berlusconi quater: Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Franco Frattini, Elio Vito e Stefania Prestigiacomo.

Ci voleva un Governo di centrodestra per avere ben 3 ministri liberalsocialisti, un radicale e molti laici al punto che Luca Volontè  dell'Udc, su "Libero" dell'8 maggio, polemizza denunciando la pressoché totale assenza dei cattolici impegnati in politica.
Ci voleva un nuovo Governo Berlusconi per far strabuzzare gli occhi a tutti noi laici, liberali, repubblicani che sino all'altro giorno lo vedevamo come il fumo negli occhi (ma mai tanto quanto la compagine "democrat-cattocom" prodiana) e che sospettavamo avrebbe aperto ad un Governo di inciuci con Veltroni & Co. che spazzasse via tutte le nostre battaglie e la nostra storia autenticamente civile ed occidentale.
Ed invece, con l'ottimo Maurizio Sacconi al Welfare ed alla Salute; con i liberalissimo e storicamente liberalsocialista Renato Brunetta all'Innovazione tecnologica (già consigliere economico del Governo Craxi negli anni '80); Franco Frattini agli Esteri (ma non ci sarebbe dispiaciuta nemmeno la pasionaria Margherita Boniver); il radicale Elio Vito ai Repporti con il Parlamento e la laicissima e impegnatissima Stefania Prestigiacomo all'Ambiente, ci riteniamo davvero rassicurati e, diciamolo pure, pressoché totalmente soddisfatti ed entusiasti.
E ci sentiamo ancor più rassicurati se pensiamo che la scalmanata e parolaia Lega Nord si è beccata i ministeri meno influenti con Bossi al Ministero del Federalismo e Calderoli a quello della Semplicifazione (costituiti "ad hoc" e praticamente inutili). L'unico leghista ad avere un Ministero di peso è il moderato Roberto Maroni (che pur fu "scalmanato" negli anni '70 quando militava in Democrazia Proletaria che purtuttavia era un movimento libertario) che fu tutto sommato un discreto Ministro del Welfare che si avvalse della collaborazione del compianto riformista e giuslavorista Marco Biagi, sempre con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio).
Stendiamo invece un velo pietosissimo per la scelta di Tremonti alll'Economia e temiamo che con un anti-liberista e anti-mercatista come lui sarà assai difficile ridurre la spesa pubblica improduttiva e gli enti inutili (lo abbiamo già visto all'opera dal 2001 al 2006).
All'Economia infatti avremmo preferito Renato Brunetta o Daniele Capezzone (quest'ultimo quantomeno come sottosegretario).
Altro velo pietoso per la scelta della soubrette Mara Carfagna nella compagine governativa. Riteniamo infatti che non abbia alcuna competenza politica e la sua bellezza fisica è pari alla sua inesperienza. Tanto più che si troverà a reggere il Ministero per le Pari Opportunità e ci chiediamo se le signore e le ragazze italiane si sentiranno effettivamente rappresentata da una donna che sino all'altro giorno si è occupata esclusivamente di Spettacolo (per quanto, diciamocelo, il Dicastero delle Pari Opportunità è assolutamente inutile).
Per il resto, ottima la scelta dei ministri giovani ed appassionati (penso ad esempio a Giorgia Meloni, che pure ha idee pressoché totalmente opposte alle mie, ma non posso negarle passione e serietà) alcuni dei quali saranno delle vere e proprie scoperte in quanto sostanzialmente sconosciuti politicamente.
Sulla bontà del programma della compagine governativa, poi, non ci sono dubbi: abolizione delle Province e degli enti inutili (antica battaglia repubblicana di Ugo La Malfa); detassazione degli straordinari e sostegno ai salari; completamento della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali; riduzione della spesa pubblica; abolizione dell'Ici sulla prima casa.
Sembra il programma di un governo di Nuovo CentroSinistra più che di uno di Centrodestra !
E bene, dai, in una scala di valori da uno a dieci diamo un bel 7 a questo Governo Berluisconi quater che peraltro sta seguendo l'ottima strada intrapresa dai partiti liberaldemocratici e "conservatori" (anche se il termine mi appare assai improprio) occidentali già solcata prima di lui da Sarkozy, David Cameron e John McCain: ovvero rigettare i valori della destra tradizionale e aprirsi ai valori laici, liberali e libertari andando oltre la destra e la sinistra tradizionale.
Sarko in Francia ha vinto con un programma totalmente liberale in economia e nei diritti civili, occidentale nella politica estera e rigoroso in termini di sicurezza. Egli ha peraltro significativamente voluto nella sua squadra di governo il socialista Bernard Kouchner agli Esteri.
Il "Conservative" David Cameron ha recentemente stravinto alle elezioni amministrative inglesi proponendo un programma radicalmente diverso rispetto al passato del suo partito ed avvicinandosi alla visione liberalsocialista di Tony Blair (assai diversa da quella del più socialburocratico Brown) prevedendo peraltro aperture nei confronti di gay e lesbiche, una politica ambientale più incisiva, il sostegno alla sanità pubblica e la possibilità di legalizzare la cannabis e i suoi derivati.
In Inghilterra, peraltro, avanzano anche i Liberaldemocratici che diventano il secondo partito superando i Laburisti la cui nuova virata statalista è stata rigettata in toto dall'elettorato.
Per finire, siamo certi che anche il repubblicano statunitense John McCain stravincerà sui candidati democratici (o la Clinton o Obama) proprio per il suo programma liberale nei diritti civili e in economia e per una politica estera tutta improntata alla difesa dei valori umani di libertà e democrazia.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" arretra in tutta Europa e financo nella tradizionalmente socialBurocratica Svezia. Ovviamente tranne in Spagna vista e considerata infatti la gestione liberale del socialista Zapatero.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" (anche se è ormai del tutto improprio parlare di "destra" e di "sinistra") è e sarà destinata alla sconfitta nei prossimi anni, in quanto arroccata su posizioni meramente conservatrici, stataliste e socialburocratiche che garantiscono solo chi è già garantito.
Per questo, come nei gloriosi anni '80, vincerà e governerà seriamente solo chi sarà capace di mettere in piedi governi in grado di risollevare l'economia con dinamismo, capaci di ridurre le spese inutili e di garantire sicurezza ai cittadini senza entrare però nella loro vita privata e sotto le loro lenzuola, capace di garantire diritti civili nel pieno rispetto dei doveri.
La sfida, ormai, non è più fra "destra" e "sinistra" ovvero fra "conservatori-popolari" e "progressisti-socialdemocratici", bensì fra Liberali e Conservatori e noi, da anni dalla parte delle libertà e dell'individuo, ci schieriamo sempre e comunque  con i primi, consapevoli che il presente ed il futuro si giocano sulla creatività dei singoli piuttosto che sull'inefficienza degli Stati accentratori.





Luca Bagatin



15 marzo 2008

L'unico voto utile se non sei inciucista, fascista, comunista o clericale è semplicemente.....LIBERALE !



Ebbene sì: alle politiche del 13 e 14 aprile le liste del Partito Liberale Italiano saranno presenti in tutta Italia nelle schede di Camera e Senato. Da laici, laicisti e autentici democratici quali pensiamo di essere, non vedevamo l'ora e vogliamo denunciare con fermezza la palese violazione della Legge sulla par condicio da parte di Rai e Mediaset e dei maggiori organi d'informazione nel rifiutarsi di far conoscere ed invitare esponenti dell'unica presenza Liberale alla competizione elettorale.
Detto ciò, andiamo avanti per la nostra strada: infondo esistono i blog e gli organi di stampa laica attraverso i quali possiamo inteloquire e fare informazione senza peli sulla lingua.
Ricordiamo qui che il Partito Liberale di Stefano De Luca si è staccato da tempo dalla Casa delle Libertà e si è recentemente federato con il Partito Repubblicano di Giorgio La Malfa e fu l'unico che inserì nel suo simbolo la dicitura "Casa dei Laici" proprio all'indomani di quel bellissimo pamphlet intitolato "Democrazia e Libertà  - Riflessioni laiche" che uscì nel 2004 (edito da Rubettino a cura di Arturo Diaconale e Davide Giacalone ed al quale collaborai anch'io con alcuni scritti),  che mirava proprio alla costituzione di una Casa Laica, Liberalsocialista e Liberaldemocratica contro il bipolarismo conservatore.
Lo storico PLI, fondato nel 1943 dal filosofo Benedetto Croce, sarà presente alle prossime elezioni con il coraggio di chi vuole denunciare in primis "il rischio che la democrazia rappresentativa italiana precipiti in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano", come recita il Comunicato Stampa ufficiale della Segreteria del PLI.
Il voto al PLI è, peraltro, l'unico possibile voto utile per il cittadino tartassato (visto che lo stesso EURISPES raccomanda vivamente la Liberale "flat tax" al 20%) che, malgovernato in questi 15 anni sia da Berlusconi che dall'armata Brancaleone di Veltroni ha visto ridotti i suoi introiti senza aver ricevuto alcun reale servizio pubblico (si pensi anzi agli enti inutili da abolire subito quali Province e comunità montane veri e propri carrozzoni succhiasoldi). Il voto al PLI è poi l'unico voto utile per il cittadino che vuole che siano rispettate le sue scelte e volontà individuali, senza interferenze dogmatiche di questa o quella fede religiosa, la quale è sempre e comunque un fatto privato; per il cittadino che ritiene che il ruolo dello Stato debba essere limitato ai servizi essenziali e che quei servizi dovrebbero essere comunque realmente percepiti dall'utenza e, infine, per il cittadino che crede nella scuola pubblica ed in una cultura laica e pluralista, ma senza interferenze stataliste.
Tanto il Pdl quanto il Pd hanno fatto di tutto per soffocare le voci laiche, liberali e riformatrici al loro interno.
Il Berlusca ha rinunciato a candidare Daniele Capezzone, il liberale Alfredo Biondi,  il repubblicano Antonio Del Pennino (che molto aveva fatto per la revisione della legge sulla procreazione medicalmente assistita e per la ricerca scientifica), Dario Rivolta e molti altri laici. Il Pd ha imbaracato "qualche sasso in capponaia" radicale (ma alla fine sono 6, 7 o 8 i deputati radicali sicuri ?) viste le insopportabili insistenze di Marco Pannella ed Emma Bonino che evidentemente temevano che i loro rischiassero di rimanere fuori dal Parlamento e quindi: addio ai lauti rimborsi elettorali ed alla possibilità di un po' di visibilità mediatica (sic !).
Quanto al programma del Partito Unico Veltrusconiano è noto a tutti: più Stato e meno mercato; più Chiesa e meno individuo; più Potere alle oligarchie e meno al cittadino.
Morale della favola: "a regazzì, lassatece lavorà !"
E' per questo che, dal basso della nostra umile passione politica dodecennale, invitiamo coloro i quali non si rassegnano allo status quo (e quindi non solo i laici, liberali, liberalsocialisti, radicali non irregimentati e repubblicani) a votare e sostenere l'unica presenza Liberaldemocratica sulla scheda elettorale: l'unico voto utile a tutti noi per non scadere definitivamente ed irreversibilmente in un nuovo autoritarismo messmediatico e populista in un Paese che è già controriformatore (come ebbe a dire il grande riformatore e leader repubblicano Ugo La Malfa) di per sé .



Luca Bagatin



10 marzo 2008

IL 13 E 14 APRILE VOTA PARTITO LIBERALE ITALIANO



Se non sei inciucista, fascista, comunista o clericale: il 13 e 14 aprile VOTA semplicemente LIBERALE




WWW.PARTITOLIBERALE.IT

COMUNICATO STAMPA

Il Partito Liberale Italiano presenta liste in tutta Italia sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, al di fuori degli schieramenti.
Questa decisione coraggiosa costituisce innanzitutto un atto di denuncia rispetto al rischio che la democrazia rappresentativa italiana di precipitare in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano.

Le due maggiori formazioni politiche hanno, di fatto raggiunto un accordo per eliminare le forze minori, anche quelle di grande tradizione culturale, invocando il “voto utile” onde governare poi insieme o, comunque, fare di comune accordo, una riforma costituzionale autoritaria, che trasformerebbe il parlamento in un luogo di “operai volenterosi ed ubbidienti” con l’unico compito di schiacciare bottoni.
Dopo aver occupato l’informazione, le banche, le assicurazioni, gran parte delle società di costruzione, alcuni grandi gruppi finanziari stanno cercando la complicità affaristica della politica dominante per completare il saccheggio in corso del Paese.

Gli italiani, tartassati dalla pressione fiscale, dagli aumenti dei prezzi, dalla crisi economica, hanno perso ogni fiducia in una classe dirigente, di destra come di sinistra, che non ha saputo né voluto avviare la necessaria modernizzazione del Paese.
Il PLI si pone come obiettivo quello di proseguire la competitività, il riconoscimento del merito, l’alleggerimento delle pastoie .burocratiche con i relativi costi, la riduzione del carico fiscale, le liberalizzazioni e privatizzazioni, soprattutto nei servizi pubblici locali per ridurre i costi a carico dei cittadini e garantire lo sviluppo.

Quella liberale intende porsi come una alternativa radicale di chiarezza e trasparenza, rispetto al progmatismo, dai contorni confusi , dilagante, rimettendo l’individuo al centro della società e restituendogli in pieno la sovranità, prevista dalla costituzione, cominciando dalla reintroduzione del voto di preferenza.



1 marzo 2008

I Laici, Liberali e Riformatori alle elezioni del 13 e 14 aprile e la posizione ufficale assunta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Arturo Diaconale, direttore storico dell'Opinione delle Libertà, nel suo editorale del 26 febbraio ha fotografato ottimamente la situazione dei laici, liberali e riformatori italiani i quali non avranno pressoché rappresentanza alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Questo bipartitismo-bipolarismo coatto (in tutti i sensi) che vede contrapporsi due grandi calderoni con all'interno di tutto e di più come da un quindicennio a questa parte, oltre a non offrire la possibilità di un voto autenticamente laico e liberale, non offre alcuna vera alternativa al declino del Paese che ha urgente bisogno non tanto di assegni per i bebé o di sostegno alle coppie sposate quanto piuttosto di una sensibile riduzione delle imposte dirette ed indirette per rilanciare i consumi e gli investimenti (l'Eurispes stesso suggerisce la liberale "flat tax" ovvero l'imposta unica sulle persone fisiche al 20%); una seria e radicale riforma delle pensioni; l'abolizione degli enti inutili e dispendiosi come le Province, le Comunità Montane e la Tv di Stato; nuovi investimenti nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica senza pregiudizi, preconcetti o elucubrazioni mentali dettati da chissà quale dogma religioso. E poi è indispensabile una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, alla pedofilia, alla violenza sulle donne e sui minori ed ai clientelismi di ogni colore politico.
Gli italiani si sentono sempre meno sicuri e rischiano financo di scadere in un assurdo e becero razzismo proprio in quanto sono pressoché totalmente abbandonati da uno Stato che preferisce continuare ad alimentare sé stesso ed i suoi privilegi piuttosto che scendere nel concreto ed affrontare radicalmente tali questioni, spesso trattate superficialmente sia da Berlusconi che da Veltroni e dai loro sodali.
E, per concludere, i temi cosiddetti "etici" (anche se personalmente detesto questo termine che mi fa pensare allo "Stato etico" di hitleriana, mussoliniana e staliniana memoria).
Ma è possibile che l'Italia sia così indietro anche in questo settore, ovvero che non abbia una legge che consenta le unioni civili delle coppie eterosessuali ed omosessuali; che non abbia una legge che consenta la commercializzazione delle pillola RU486; una normativa che consenta la regolamentazione delle non-droghe ovvero della cannabis e dei suoi derivati togliendo così alla criminalità questo mercato senza alcun controllo e, per finire, una normativa che permetta di garantirsi una morte dignitosa consentendo l'eutanasia (che significa letteralmente "buona morte") e quindi il pieno diritto del malato terminale e sofferente ad un'"uscita indolore" ?
Le uniche forze che storicamente hanno posto nei loro programmi tutti i progetti e prospettive citate in questo articolo, sono proprio quelle che saranno scarsamente o pressoché non rappresentate nel prossimo Parlamento della Repubblica Medievale e Mediatica d'Italia.
Penso al PRI che, forse, avrà 3 deputati nelle liste di Berlusconi; penso ai Radicali che avranno 8 deputati per essersi svenduti ai cattocomunisti del Pd; penso ai Riformatori ed ai Liberali come Capezzone che, se tutto va bene, avranno un seggio o due; ed infine penso ai socialisti sparsi: a quelli berlusconiani che forse avranno un paio di seggi ed a quelli boselliani che è molto probabile che non raggiungano nemmeno la soglia minima per entrare in Parlamento (e che in tutti questi anni sono stati gli "utili idioti" di Romano Prodi, D'Alema, Veltroni & Co. e da loro sempre trattati a pesci in faccia).
Mi è tuttavia giunta ieri la voce (dall'amico giornalista Aldo Chiarle che ha ricevuto un'entusiastica  telefonata direttamente dal Segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca), oggi confermata dal web, che il PLI presenterà in tutta Italia l'unica lista Laica e Liberaldemocratica come auspicato anche in un mio articolo in data 16 febbraio scorso.
Non siamo certi che riuscirà a raccogliere il 4%, però vogliamo sostenerla con forza ed entusiasmo anche alla luce del suo programma (che trovate al link http://www.partitoliberale.it/page4/page4.html). Tutto ciò considerato anche che il PLI pone fra i suoi obiettivi un coerente incontro fra tutti i Repubblicani (ha recentemente siglato un patto federativo con il PRI....pecceto però che quest'ultimo, alle politiche, abbia scelto ancora una volta di presentarsi sotto le insegne berlusconiane); i Socialisti e tutte le altre componenti Laiche e Riformatrici riprendendo la formula anni '80 del Lib-Lab ovvero dell'incontro fra Liberali e Socialisti (altro che l'aberrante incontro fra laici e cattolici, utilissimo solo al Vaticano per imporre le sue astruse elucubrazioni religiose in politica e nella società fortunatamente secolarizzata e democraticizzata) contro il conservatorismo di destra e sinistra nostrane.
Un discorso che sosteniamo da lunghissimo tempo, utile all'Italia, all'Europa e all'Occidente.
Una prospettiva semplicemente Laica, Liberale, Libertaria e Riformatrice.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini