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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 maggio 2015

Il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà" compie due anni. E presto diventerà anche un saggio. Il terzo saggio di Luca Bagatin

Due anni fa nasceva il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” per la Civiltà dell'Amore, rappresentato dall'effige di un'Anita Garibaldi rivoluzionaria, che imbraccia una bandiera rossa.

Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo, così come recita l'home page del sito ufficiale www.amoreeliberta.altervista.org.

E così due anni fa ne stilai il Manifesto d'intenti e, oltre al sito, aprii anche il blog ufficiale www.amoreeliberta.blogspot.it.

Nel corso di questi due anni abbiamo raccolto impressioni, teorie, materiale storico, culturale, spirituale. E siamo persino stati citati nel saggio del giornalista Gabriele Maestri “Per un pugno di simboli” (Aracne Editrice), ove, per la prima volta, è raccontata in un libro la storia di “Amore e Libertà”.

E proprio prossimamente sarà edito dalla Ipertesto Edizioni in e-book ed in versione cartacea, su richiesta, il saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore” da me scritto e che ha ottenuto la bellissima prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia.

Ed è così che, in anteprima, desidero proporvi alcuni stralci della prefazione medesima, che fornisce già un'anticipazione del saggio stesso.

Saggio di strettissima attualità che propone una visione critica, ma soprattutto alternativa, dell'attuale sistema politico-economico-sociale. Alla luce non già delle vecchie e dogmatiche ideologie novecentesce, ma di una rinnovata visione spirituale dell'individuo e dell'Umanità intera.


Luca Bagatin - Presidente e fondatore di "Amore e Libertà"

Dalla prefazione di Antonio Tiberio Dobrynia al saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore” (Ipertesto Edizioni)

(…) Eretico: così si definisce Luca Bagatin nell’incipit di questo suo nuovo saggio. E lo è, senza finzioni o maschere di compiacenza, tanto da farne della sua “eresia” intellettuale un sistemico progetto. (...) Da qui sorge l’idea da parte dell’Autore di fondare il movimento “Amore e Libertà” - eresia per eccellenza! - un “pensatoio” fuori dai luoghi comuni, fuori da rotte sclerotizzate, che scorre irrefrenabile su nuove carte nautiche dell’anima; coniugando costellazioni politiche, storiche, massoniche, sentimentali, erotiche, spirituali, laiche, creative, visionarie, in alternative alchimie antisistema che possano approdare a quell’isola felice (che ancora non c’è) della “Internazionale dell’Amore”, contrapposta alle terre morte e devastate della perdente ideologia materialista del “Lavoro”, da superare con formule e algoritmi “spaventosamente” semplificati, in una sola definizione: con la “Civiltà dell’Amore”.

Se vogliamo risalire alle idee di liberazione della coscienza alla base del pensiero di Luca Bagatin, a ritroso nel tempo occorre andare sulle tracce di quella cultura underground newyorkese degli anni ’50-’60 che nel fenomeno della Beat Generation trovò il massimo esponente nello scrittore Jack Kerouac, le cui opere hanno segnato un tempo mitico, insieme a Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, scuotendo le certezze di un mondo in decadimento con versi forti urlati dalla strada, dagli inchiostri acidi, sui ritmi esistenziali di musiche affacciate all’immaginario, e restituendo all’individuo un valore altro d’indipendenza interiore, e sostituendo all’abbattimento psicologico provocato da un marcio sistema politico e finanziario, un’alternativa e sana “follia”: capace di ribaltare sterili dogmi e riconquistarsi e riconoscere “le proprie stelle”.

(…) L’anima dei Popoli ribolle, ma l’evoluzione è ribelle: la politica dell’America Latina ha saputo affrancarsi dalle logiche partitocratiche, dai poteri forti che annientano le società civili; da qui dall’oceano, per contro, l’Europa ancora soggiace allo sguardo dell’invisibile Medusa, e l’unione delle genti da tanti intellettuali auspicata, è ancor miraggio nella desertica schiavitù morale ed economica degli stati sopraffattori. Nella letteratura anti sistema, l’Autore non dimentica di argomentare anche con il filosofo francese Alain De Benoist, e il suo “J’accuse” al “mostro dalle mille facce” del potere bancario e di certa mala politica che lo sostiene, che domina incontrastato il mercato, il libero commercio, la speculazione internazionale, il debito pubblico, controllando e lucrando sulla moneta di scambio come fosse sua esclusiva proprietà, così conducendo gli stati privati della loro sovranità nazionale a perire sotto una montagna di debiti insanabili, e spingendo i popoli inconsapevoli verso il baratro di crisi economiche spesso volute a tavolino, individui da tartassare, dissanguare e distruggere alle fondamenta della loro libertà, dignità, diritti umani.

Una “terza via” possibile, verso la dorata “Civiltà dell’Amore”, è necessario ricercare, ma interclassista, e non più di scontro di ideologie perverse franate ormai sotto i colpi di una mutata realtà che anela riprendersi sé stessa, interamente, libera d’orpelli di cattivi pensatori e dommatiche zavorre, sì che possa risvegliarsi libera ed evolvere, dal cencio imprigionato d’ogni Adamo, una Umanità Nuova.



11 maggio 2015

In ricordo di Mario Appignani: un ragazzo all'inferno

Molti si ricorderanno di Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo” per le sue incursioni televisive al Festival di Sanremo o a quello di Venezia, tentando di arraffare il microfono ed interrompere un compassato Pippo Baudo. Oppure le sue incursioni allo stadio le domeniche pomeriggio degli Anni '90.

Mario è morto di AIDS nel 1996 ed allora Pippo Baudo, che non conosceva la storia di Appignani, disse che era affetto da “una complessa forma di esibizionismo” che “non aveva niente da dire”.

In realtà Mario Appignani, romano, classe 1954, sin dal 1975, ebbe molto da dire, forse anche più di quanto l'emblema della mediaticità nazional-popolare baudiana, intrisa, questa sì, di esibizionismo catodico, abbia mai avuto da dire dal dopoguerra sino ad oggi.

Quando aveva appena 19 anni, Mario Appignani, scrisse infatti un bellissimo libro autobiografico che non è più distribuito da tempo: “Un ragazzo all'inferno”. Il saggio è edito da Roberto Napoleone, con l'introduzione di Lamberto Antonelli e con prefazione di Marco Pannella, l'unico politico che diede voce a questo ragazzo emarginato, senza famiglia, che visse sin dall'età di 6 anni fra brefotrofi, orfanotrofi, manicomi, case di cura e di “rieducazione”.

Il piccolo Mario, infatti, è figlio di Tina, una prostituta - avviata a sua volta alla prostituzione dalla madre - che non lo può mantenere e così lo lascia sui gradini di una chiesa. E' così che passerà sotto la “tutela” dello Stato, con i suoi istituti che fanno parte dell'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (OMNI), istituita dal fascismo e gestite materialmente dalla Chiesa cattolica, ricevendo sovvenzioni statali.

Istituti che, in realtà, sono dei veri e propri lager che, proprio grazie alle denunce di Mario Appignani ed all'intervento di Pannella e dei radicali, sono state chiuse definitivamente nel 1975.

“Un ragazzo all'inferno” è un libro toccante e brutale, a tratti tenero come tenero è il cuore di Mario, ragazzo che è diventato uno “scapestrato” (bisognerebbe poi capire se lo è stato per davvero però !) dopo anni di abusi e sevizie da parte delle suore, dei suoi compagni, dei direttori, delle forze di polizia e della politica dell'epoca - dalla clerico-fascista Dc sino all'indifferente e connivente sinistra - sorda di fronte all'esistenza di bambini e ragazzi poveri e senza famiglia.

E' agghiacciante pensare che, quanto accaduto a Mario ed ai suoi compagni, accadeva nell'Italia “repubblicana” di solo quarant'anni fa ! E' agghiacciante pensare che anche l'Italia “repubblicana” e “antifascista” abbia avuto i suoi lager e che in essi ci finissero i “reietti” della società, ancorché bambini (sarebbe da chiedersi se questo i vari Pippo Baudo ed i vari Bruno Vespa, sostenitori strenui della DC lo sapessero !).

Mario ci racconta di quando entrò per la prima volta in un brefotrofio, all'età di soli sei anni. E' gestito da suore tutt'altro che buone cristiane, che fra le altre cose somministrano ai bambini dei pasti scarsissimi – al limite della denutrizione – e spesso pieni di insetti. Le punizioni, poi, sono da lager nazista: i bambini sono spesso costretti a rimanere sul balcone, all'esterno, in pieno inverno, con le sole mutandine addosso.

E' in una situazione come questa che Mario conosce Francesco, un bambino di 8 anni. Francesco e Mario si incontrano sul balcone dell'istituto e si riscaldano abbracciandosi vicendevolmente. La punizione di Mario termina prima di quella di Francesco e così quest'ultimo è costretto a rimanere da solo al freddo. Da allora di Francesco non se ne saprà più nulla sino a che, un anno dopo, il giardiniere ne troverà il cadavere nell'orto, putrefatto ed irriconoscibile. Un caso che sarà insabbiato per sempre anche dai carabinieri, per non far ricadere lo scandalo sull'intero istituto, sovvenzionato dall'OMNI (sic !).

Mario, sarà successivamente trasferito in un altro istituto, diretto da quella suor Diletta Pagliuca che finirà in carcere proprio grazie alle denunce di Mario, anni dopo. Qui i bambini sono spesso legati ai loro letti con dei lucchetti, costretti a defecarsi ed urinarsi addosso, privi di lenzuola e coperte.

Con il passare degli anni Mario, da un'istituto all'altro, da una punizione all'altra come le docce fredde ed i sassolini sotto alle ginocchia, impara a non fare la spia e spesso è costretto anche a soccombere agli appetiti sessuali dei suoi compagni, a mentire, a rubare gli indumenti degli altri come gli altri rubano i suoi: a prevalere è la legge del più forte, la legge della giungla.

E' così che tenterà il suicidio all'età di dodici anni e sarà trasferito alla Neuro, ovvero l'anticamera del manicomio.

Isolandosi sempre di più, Mario, ad ogni modo, scoprirà l'interesse per la lettura: dai fumetti passa a letture impegnate come Balzac, Kafka, Proust, Flaubert, Boudelaire, Dumas, Stevenson, Jack London, Palazzeschi, Moravia e Marinetti. E poi alla passione per l'ascolto della musica classica, in particolare di Beethoven.

Il suo è un modo per emanciparsi, per elevarsi da quella vita di dolore e vessazioni. Ma ci sarà spazio anche per l'amore. Amore omosessuale per un suo compagno, Cesare, che Mario descrive teneramente nel suo libro e che deve essere “nascosto” perché i costumi ipocriti dell'epoca – impregnati di bigotto cattolicesimo - impongono che sia così, sia per gli omosessuali, ma anche per gli eterosessuali.

Mario trova tutto ciò assurdo, così come è assurdo il comportamento delle suore e dei preti degli orfanotrofi. E' un comportamento che stride con il messaggio di Cristo, che Mario ama moltissimo ed infatti egli scrive: “L'idea del Cristo che è morto per noi, nella sua infinita bontà, mi esalta, mi affascina, mi turba. Ma tutto viene spazzato via (…) da questa cerimonia stucchevole, da questa finzione”. Ed ancora Mario ricorda che il Cristo diceva “Amatevi come fratelli”. Cosa che di rado accade negli orfanotrofi...

Mario ritiene poi – come sostenevano anche gli intellettuali omosessuali Dario Bellezza e Massimo Consoli - che l'omosessualità negli orfanotrofi sia spesso una conseguenza della natura sessuofoba della nostra società, che rende estremamente difficili i rapporti fra un ragazzo ed una ragazza. Aspetto appunto tipico delle comunità ristrette come gli orfanotrofi, che sono delle comunità omosessuali per eccellenza in quanto composte da persone dello stesso sesso.

Nel momento in cui avrà modo di prestare servizio volontario presso la Croce Rossa, Mario avrà quindi anche la possibilità di uscire dall'istituto nel quale è recluso. E si innamorerà di Katia, che purtuttavia scoprirà essere una prostituta e ciò lo deluderà moltissimo.

Nel frattempo finirà anche in galera, accusato di un furto che non aveva mai commesso in realtà e, una volta uscito, per mantenersi, assieme ad un suo ex compagno di collegio, inizierà a prostituirsi, ma finirà in galera ancora allorquando deciderà di tenersi una tessera appartenente ad un componente della Guardia di Finanza che aveva trovato a terra, solo per non pagare il cinema e che la polizia gli troverà addosso.

Curioso a dirsi, ma Mario scoprirà persino di avere un fratellastro, Giulio, il quale tenterà di metterlo in contatto con il patrigno, che purtuttavia lo rifiuterà e con la madre, Tina, che per la prima volta Mario incontrerà al Policlinico, al capezzale della sorellastra quattordicenne, la quale aveva appena tentato il suicidio. Ma, fondamentalmente, rimarrà deluso nell'apprendere che lei l'aveva abbandonato e che lo Stato italiano, anziché fornire un assegno mensile alla madre per il suo mantenimento, ha preferito affidarlo agli istituti dell'OMNI.

Solo l'incontro con Don Mario Picchi, che dirige il Centro Italiano di Solidarietà, gli permetterà di avere una sistemazione degna di questo nome e sarà proprio questo buon prete che lo esorterà a scrivere, appunto, la sua storia.

Mario, come scrive all'inizio ed alla fine di “Un ragazzo all'inferno”, è disilluso. Non pensa che il racconto della sua storia serva a qualcuno ed invece... Ed invece, grazie a Marco Pannella ed al Partito Radicale nel quale il giovane Mario militerà per alcuni anni, le cose inizieranno presto a cambiare, per quanto concerne gli istituti, gli orfanotrofi, i brefotrofi e parecchie persone saranno portate alla sbarra, fra cui la terribile suor Diletta Pagliuca.

Mario Appignani, nel corso degli Anni '70, grazie alla sua “cultura stramba”, come amava definirla, fu anche rappresentante degli Indiani Metropolitani, un gruppo libertario che, in Italia, si ispirò alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg e la sua vicenda politica e controculturale è raccontata da un suo compagno di militanza – Marco Erler – nel saggio “Assalto alla diligenza. Quando Appignani rinacque Cavallo Pazzo” edito da Memori alcuni anni fa.

Come Marco Erler, penso anch'io che la vicenda di Mario Appignani non vada dimenticata.

E penso che anche le sue scorribande televisive, negli Anni '90, pochi anni prima di morire, siano emblematiche. Era il suo modo goliardico ed irriverente per denunciare la società dello spettacolo e dei media, retti dall'uomo simbolo di una DC che pur stava tramontando per lasciare spazio alla sua continuità inculturale, ovvero al berlusconismo: Pippo Baudo.

Oggi i tempi sono per molti versi cambiati, ma penso che “Un ragazzo all'inferno”, di cui saranno anche scaduti i diritti editoriale da tempo, dovrebbe essere ripubblicato, a beneficio dei più e dei meno giovani. Affinché sappiano che cosa accadeva agli emarginati, appena quarant'anni fa in Italia. Affinché ciò non accada mai più, perché non c'è peggior olocausto, non c'è peggior genocidio di quello compiuto da uno Stato che si autoproclama “democratico” o “repubblicano” e nei fatti non lo è.

Uno Stato, quello italiano che, ad ogni modo, i poveri e gli emarginati – tanto cari a Pasolini ma non alle destre ed alle sinistre - non li ha mai potuti sopportare.

E che, grazie ad Appignani, intellettuale e politico autodidatta che sulla sua pelle e sulla sua anima ha pagato un prezzo altissimo, hanno avuto, per una volta, una pur timida voce.


Luca Bagatin



Mario Appignani ad una manifestazione, alle spalle di Pier Paolo Pasolini.
Mario Appignani al Festival di San Remo del 1992.



9 agosto 2014

Dieci anni di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Sono ormai dieci.

La vita di un ragazzino di dieci anni.

Questo blog, in effetti, è per me quasi come un ragazzino. E' il mio ragazzino, il figlio che temo non avrò mai. Ma vabè, lasciamo stare i discorsi tristi, ovvero le previsioni azzardate, per passare a quelli faceti.

Che cos'è accaduto in dieci anni ?

Prima di tutto sono passato dall'avere 25 anni ad averne 35. Sono diventato, insomma, maggiorenne e più che vaccinato.

In seconda battuta questo blog è diventato o quantomeno mi auguro che sia diventato la bandiera (rossa, con ventisei cuori attorno e l'effige di Anita Garibaldi al centro, mi raccomando !) di tutti coloro i quali amano vedere le cose da punti di vista differenti rispetto alla massa. Amano approfondire ed andare oltre le apparenze. Amano la cultura e l'intelligenza, ovvero odiano l'ipocrisia e, tutto sommato, anche la tecnologia dilagante senz'anima.

Ora, è vero, un blog necessita di tecnologia per vivere. Purtuttavia non necessita di essere connessi 24 ore su 24. Io, ad esempio, non lo sono. Non ho tablet o smartphone o come cappero si chiamano quegli aggeggi che tolgono sempre più tempo alla comunicazione verbale.

La comunicazione. E' l'aspetto che ho sempre ricercato attraverso il mondo dei blog.

La comunicazione è importante, ma non lo è la comunicaZZone. La comunicaZZone è quella degli (a)socialnetwork che, di fatto, è una non-comunicazione. E' un modo per farvi credere che avete milioni di amici - costantemente connessi – che vi seguono e che voi seguite...in una spirale di pseudo-amicizia virtuale senza alcuna virtù.

Quel fottuto Zukerberg - grande censore dei nudi femminili - ci fa i soldi con i vostri clik ! E a me fa letteralmente vomitare.

In dieci anni di blog un qualche sfogo contro uno sfigatello che si crede un re, avviluppato nel sistema di quei beoti incolti degli WASP, ci vuole no ?

Ah come sei lontano Jack (Kerouac) ! Ah come sei lontano Allen (Ginsberg) ! Ah, come ci vorrebbero i tuoi colpi di arma da fuoco, caro Bill (Burroughs) contro questi imbecilli della CocaCola ove tutto si mangia e si vende. Anima compresa.

Credo a chi l'anima non l'ha mai venduta, ovvero la possiede ancora. Che vi volete fare !

Sapete perché non prendo posizione nei conflitti internazionali ? Perché è tutta una questione di soldi. E i soldi - benché siano importanti (ma mai quanto la comunicazione !) - hanno accecato l'individuo. Lo hanno riportato allo stato barbarico (gli WASP ne hanno peraltro le origini...) e lo hanno privato di ogni forma d'amore.

Vabè, lasciamo perdere ancora una volta i discorsi pensosi e vediamo di festeggiare questi dieci anni ricordando le cose belle.

Su questo blog mi sono innamorato diverse volte. Una volta mi ci sono anche fidanzato, con una blogger del Cannocchiale. Ancora la rimpiango, ma vabè. Una volta, tempo dopo intendo, ho provato un sentimento simile, leggendo le pagine di un blog. L'amore può anche essere platonico. Fa meno male alla salute e quanto a profondità posso assicurare che, da parte mia, non è da meno. L'amore è sempre amore e l'amore è tale se è libertà.

Ho pubblicato due libri - "Universo Massonico" e "Ritratti di Donna" - avvalendomi degli articoli che ho pubblicato su questo blog, attraverso il materiale che ho raccolto in dieci anni di studi e ricerche su Massoneria e universo femminile.

Massoneria e donne sono sempre stati i due punti cardine dei miei interessi, sin da bambino.

Mi raccontavano che, da bambino, quando vedevo una bella donna – a Roma – le gridavo : “A bbonaaaa !”. Eh già, ero un bambino precoce.

Le donne le ho sempre amate, nel senso che, per me, hanno sempre rappresentato un grande mistero da scroprire. In tutti i sensi. Da amare. In tutti i sensi. Da perderci la testa. Ed anche i sensi.

In realtà sono pochissime le donne che da tempo catturano la mia attenzione. Quelle poche, però, mi piacerebbe sposarle. Mi limito invece a scriverne e, soprattutto, a pensarle, ad immaginarle, così come immagino un universo diverso. Più pulito e luminoso.

Sono un utopico utopista, questo è il mio biglietto da visita da dieci anni. Questo è il biglietto da visita di questo blog, attraverso il quale ho condotto diverse battaglie (per una sessualità libera, per il diritto alla morte, per i diritti dei disabili, per un'economia ed una politica diverse, incentrate sul cittadino, l'individuo, l'amore per gli animali, per l'arte, per la natura, per la cultura libera dai condizionamenti) anche con il contributo di personalità interessanti: parlo di Peter Boom, teorico della Pansessualità, parlo di Ilona Staller Cicciolina, parlo di Debdeashakti e di tutte le persone che hanno creduto in me quali il prof. Luigi Pruneti, il prof. Aldo A. Mola (che in una dedica ad suo saggio mi ha definito “Capitano coraggioso”) e non ultimo Francesco Serra di Cassano, al quale non posso dimenticare di fare una dedica speciale e con il quale desidero iniziare una collaborazione culturale nei mesi avvenire.

Sulle pagine di questo blog - che ho visto riconosciute anche in numerose voci e citazioni di Wikipedia - ho dato voce e scritto di aspetti che la Storia ufficiale, la controinformazione dei media e della stampa tradizionale, hanno spesso oscurato. Ho parlato di Pier Carpi, di Randolfo Pacciardi, di Edgardo Sogno, della criminale famiglia Kennedy, ho raccontato la vera storia della Loggia Propaganda nr. 2 e di Licio Gelli, ho raccontato di Riccardo Schicchi, di Mauro Biuzzi, di Moana Pozzi e della vera storia del Partito dell'Amore e, prima ancora, di Diva Futura; ho parlato di Simon Bolivar e di una nuova società fondata sull'Amore, attraverso la fondazione del non-movimento (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org; www.amoreeliberta.blogspot.it), ovvero dell'unico vero partito italiano in stile Ottocentesco (ovvero inteso come nucleo d'azione, di progetti, di teorie e di pratica politica).

Ho scritto poesie, riflessioni, pensieri personali, raccontandovi anche la parte più crepuscolare della mia anima che, forse, non è così diversa dalla vostra.

Ho parlato molto di Massoneria e ho voluto dimostrare che essa non è altro che una grande istituzione per il miglioramento morale ed intellettuale dell'individuo alla ricerca di una libertà e di una fratellanza possibile e necessaria. Perché è la ricerca che muove il mondo. Non il danaro, non i fottuti giornalisti in cerca di scoop gossippari o fantomatici golpe o complotti mai esistiti.

Ho parlato della FED e della necessità del ritorno al sistema aureo. E a come i signori dei governi e dell'economia ci stanno fottendo alla grande. Ovvero del perché è necessario un ritorno all'Eden, ad un Paradiso Terrestre guidato da una coscienza superiore, che è la nostra potenziale Anima Divina.

Tutto il resto, cari miei, sono solo cazzate.

Vedrò di proseguire nella mia opera e di non deludervi. Proseguendo sul Cannocchiale, nonostante i tanti problemi tecnici della piattaforma non risolti e nonostante mi dicano (dalla regia) che la piattaforma è “vecchiotta”.

Amo il vintage e me ne fotto del resto.

Un abbraccio a tutti voi. E un bacio a due donne in particolare.


Luca Bagatin


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mica calzettoni !



8 dicembre 2010

G(o)odbye John, cantore nudo come la verità




29 novembre 2010

"Consigli surRenali per venire a patti con chiunque. Tranne che con la vostra coscienza" by Baglu



Non scrivete mai la verità su qualcuno, specialmente se questa corrisponde esattamente alla verità dei fatti per come si presentano di fronte anche ad un imbecille. Qualcuno, infatti, potrebbe dirvi che siete saccenti, ignoranti o - peggio - avete la penna in vendita (o in affitto) oppure cercate notorietà.
Se, ad esempio, il Re è nudo: evitate di farglielo notare. Dategli semplicemente ragione ed elogiatelo per il bell'abito che...ehm..."indossa".

Se dovete fare una recensione siate sempre lusinghieri e benevoli, ovvero non criticate mai negativamente il libro che andate recensendo anche se questo è robaccia o, meglio, roba buona solo a nettarsi il deretano.
Diversamente l'autore vi accuserà di non averlo letto o, peggio, di incompetenza e vi additerà come incapace persino a leggere libri o, peggio, a nettarvi il deretano.

Se ricevete l'apprezzamento di qualcuno che, magari, così, per simpatia, decide di pubblicare ciò che avete scritto, RIFIUTATE ! Qualcuno, dotato di particolare "UMILTA'" potrebbe accusarvi di dossieraggio, di killeraggio, di aggiotaggio, di primomaggio !
Se è la festa del lavoro vi consigliamo dunque di passarla a letto. Se è un qualsiasi altro giorno della settimana, ANCHE ! Ogni cosa che scriverete potrà essere usata contro di voi ed ogni singola lettera digitata potrebbe causarvi particolari disturbi gastrointestinali.

Anche se conoscete discretamente bene un argomento o, magari, lo sapete anche a menadito o magari ne siete così curiosi da averlo approfontito per anni: evitate di esprimere un'opinione in merito o, peggio, di parlarne, di scriverne, di discettarne.
Rischierete altrimenti di farvi dare del "tuttologo" o, peggio, dell'"indemoniato".

Già che ci siete, evitate di esprimere opinioni, specie se ben argomentate: non sarete mai abbastanza titolati a farlo quanto qualcun altro.

Qualcuno o qualcun altro sono il vostro Dio.
Voi stessi siete il vostro Satana.
Purificatevi, spurgatevi. E ricordatevi di nettarvi il deretano con particolare cura (se sapete leggere e recensire un libro come si deve !!!!).

Non scrivete mai consigli surRenali. Qualcuno potrebbe adontarsene.



19 agosto 2009

CIAO, NANDA !




A sinistra: Fernanda Pivano e Jack Kerouac
A destra: Fernanda Pivano, Andrea Carlo Cappi ed Andrea G. Pinketts

La Nanda ci ha lasciati all'età di 92 anni.
E' inutile che di questo breve post ne faccia un articolo. Non avrebbe senso.
Di solito non amo i commiati, perché consapevole che la Vita continua. Sempre e comunque. Anche se in forme talvolta a noi comuni (im)mortali sconosciute (ma ne siamo proprio certi ?).
La Nanda, quando avevo 17 anni, mi ha appassionato alle letture beatnik e dunque ad un certo tipo di scrittura: frenetico, jazzistico, a tratti incessante e surrealmente energetico.
A 17 anni lessi tutto quanto potevo sui '50, i '60 ed i '70 americani, attraverso i libri e gli articoli della Nanda.
Avrei voluto viverli davvero quegli anni. Sarei morto alcolizzato come Bukowski oppure vissuto sino agli 80 anni suonati come l'eroinomane William S. Burroughs.
Avrei urlato SHOT ME ! come Kerouac, il cattolico, il mammone, il vagabondo zen alla ricerca del Satori in quel di Parigi.
E poi ritrovai la Nanda nelle prefazioni ai libri di Andrea G. Pinketts, che è un amico, e che la Nanda considerava un vero scrittore post-moderno.
Di Beatnik, oggi, non ce ne sono più. O forse siamo rimasti in pochi e non sappiamo più nemmeno che cazzo voglia dire questo termine.
O forse non lo abbiamo mai saputo veramente.
Battuti o beati ? Parassiti ? Pidocchi ? Antiborghesi anfetaminizzati ma mai irregimentati ? Buddhisti zen con la passione per il Tantra ? Drogati, sfigati, inculati.
Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato
(Gregory Corso)

Beat: è il beat da tenere, è il beat del cuore, è l’essere beat e malmessi al mondo…
(Jack Kerouac)

Beat è Cristo. Beat è il battito del cuore.
E' l'essere malmessi al mondo ?
Forse. Anzi....perché no ?
Fernanda Pivano - a noi italiani spagettiemandolino fanfanberlinguerianizzati ci ha fatto amare tutto questo.
Generazione dopo generazione.
E poi Bukowski, Hemingway.....tutti i duri e gli impuri della letteratura mondiale.
Duri & impuri che non ci sono pressoché più, nel panorama cloroformizzato, mediocritizzato, mediocaZZizzato d'oggi.
Ma chi se ne frega, infondo.
Il solco è stato tracciato ai tempi del conformismo piccolo borghese, spaccando letteralmente il muro di certa ipocrisia.
Oggi non ci resta che proseguire, risvegliare, animare.
Psicosessualmente le coscienze !
Sopra di noi solo il Cielo.
Oh Yea !
E grazie, Nanda.

Luca Bagatin



9 ottobre 2008

"PORNizzazioni FUNculizzanti": pensieri sparsi BEAT by Luca Bagatin



Very cara, Very bella
ti amo più di una sorella
ti amo più della mia vita
e anche di una matita....

Verusca io ti amo,
io ti adoro più dell'oro
e ti amo più di un amo che si perde in una mano....

Queste le due sCrofe di una canzoncina-poesia che scrissi per Verusca De Pol, una ragazzina mia coetanea che a 14 anni neanche mi filava.
Ovviamente è una poesia stupida come lo ero io a quell'età.
Stupido e innamorato: pessimo connubio.
Crescendo, però, si può sempre evolvere e diventare psicotici ed indifferenti....ma non fu il mio caso.
Diciamo che oggi scrivo altro.
Per Verusca ricordo che scrissi anche il mio primo romanzo tutt'ora inedito: "Un amore senza fine". Una sorta di polpettone semi-avventuroso ambientato nella Prussia del '700 e che anticipa quel polpettone televisivo chiamato "Elisa di Rivombrosa".
L'unica cosa positiva di quella stesura fu l'anticipazione di un fenomeno mediatico. Per il resto è una totale panzana che è bene rimanga inedita.
Lo scrissi a mano per ben due volte ed una copia la regalai a Verusca, la quale penso non lo lesse mai.
Ah...quante lettere le scrissi in quel periodo ! Eh, sì, ero proprio cotto marcio.
Più marcio direi....in effetti puzzavo di cadavere da qui a un miglio.
L'anno in cui soffrii di più per amore fu però il 2003. Allora avevo 24 anni.
Me lo ricorda or ora la mia biografa Arabella Zanzarella: "Luca Bagatin soffrì indicibilmente per amore a 24 anni, patì in compagnia del suo amico Porzio il Pelato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno risorse e sedette alla destra di Bazardelleparole che di sinistra, lui, è sempre stato".
Eh, sì, a 24 anni si innamorarono di me ben 3 ragazze. Per quanto non contemporaneamente.
Tutte e tre un tantino più giovani di me, ma certamente più infide.
Ora non sto a raccontarvi per filo e per segno, visto anche che sto cercando di dimenticare dedicantomi alla scrittura psiconometrica iconoclastica.
Basti sapere che per me fu un'esperienza che mi segnò. Il braccio destro con tre bruciature di sigaretta.
Successivamente mi misi a fumare il sigaro. Lo fumo tuttavia solo quando ho abbastanza tempo da dedicarGLI.
Oggi un amico blogger mi viene fuori con quella storia di quel tizio inglese che si vuole suicidare e finisce per farlo incitato dalla folla che lo PORNizza su youtube.
Quest'amico blogger dice che è colpa dell'indifferenza della gente. Io invece gli dico che quella gente era meglio se stava al posto suo e se ne FUNculizzasse, così da non pornIZZARE nessuno.
I suicidi meritano rispetto, no ?
Che cappero ne sa la folla del suicidio se non di quello collettivo perché questa si mette a frequentare Sette del cazzo con le loro psicotiche fantasmagorie da bestie da prima elementare !
Pecore che non sono altro !
PORNizzatevi voi su YUTTUB ! PORNizzatevi prima che lo faccia io riprendendo la vostra immensa ignoranza e psicosi mentale dall'adolescenza sino alla tomba causata anche dai vostri degeneri genitori.
Meglio sarebbe chiedersi da dove nasce l'istinto al suicidio. E di coraggio ce ne vuole, cazzo !
Chiedetelo ad uno che ha fegato da vendere e vi risponderà che un suicida racchiude in sé una quantità di disperazione tale da FANculizzare intero pianeta in un nanosecondo (visto che se lo meriterebbe, un giorno sì e l'altro...perché no ?).
I giovani d'oggi sono sempre più tristi, depressi, obesi.
Quelli di ieri lo erano un po' meno e quelli dell'altro ieri erano spensierati o giù di lì.
L'ansia da prestazione....ma non venite a raccontarmi bubbolate ragazzini anni '00 come la farina insapore e incolore !
Oggi se non sei "in" sei "out". Devi essere al "top" per non essere un "topo di fogna".
Ma che raXXa di psicotico informe ha inventato queste baggianate assurte (assurDe) a Modello UniversalPeople Bove !
Bazardelleparole, da sinistro sessantottardo me ne parlava a proposito del Ciclo: "Nasci, Consumi, Produci, Crepi" ed io preferivo cercare delle crepe fra questi tre Elementi ovvero: perché nasci ? Perché ti mettono al mondo ? Perché consumi Determinate Cose e non determinate altre ? Perché Produci rabbiosamente cercando di Fottere il tuo Vicino ? Perché Crepi nel dolore e non accetti Sorella Morte come la più Dolce Porta di Passaggio verso una nuova Vita capace di garantirti nuove possibilità di Scelta ?
No, qui siamo ancora all'ansia da prestazione, all'ansia da Catena di Montaggio, all'ansia da Battuta Brillante da dire alla Battona o al Magnaccia che sposerai garantendo una prole a questo porco-Circo Barnum chiamato Mondo Terrestre !
No, non ditemi che sono irritante.
Dite piuttosto che sono irritato irroraro dal sangue che mi sgorga nelle vene del cervello fintanto che funzionerà e prima che si ottenebri del tutto a causa di cibo malsano e tabacco da 2 euri.
Non ho ri-letto ciò che ho scritto. Siamo ai soliti pensieri sparsi in libertà.
Mi va così. Un tempo avrei delegato il mio socio Baglu a parlare per me.
Ora non mediatizzo: immediatizzo.
Mi faccio portatore, corpo, capro, veicolo, vettore, convettore, confessore, confusore, infusore, professore, processore.
Circonferenza Vita-Morte.




7 ottobre 2008

Pensieri sparsi ESOrBEAT-Anti ! by Luca Bagatin

PORTENTONE: PISCIATOIO DEL MONDO



Portentone, che bella città !
Pisciatoio d'Italia, la definiva Ernest Hemingway. Non so se per la pioggia battente da ottobre a dicembre o per l'aria che si respira.
Qui non è d'uso salutare il prossimo se non lo si conosce bene.
Qui non è d'uso fermarsi a chiacchierare: si perde tempo !
Un tempo che, come dicevamo, in autunno è spaventevolmente triste e l'estate e umida da farti vomitare l'anima la notte e soffocare il giorno.
No, non ce l'ho con Portentone in sé. Forse ce l'ho con i portentonesi e dintorni esperti nella pronuncia delle vocali aperte.
Anche Bazardelleparole ha quella particolarità linguistica....ah, ricordo: a Svanito al Tegumento, così come a Cazzano Deciso, si ha questa particolare pronuncia.
Portentone: la città dell'UnaBomber e di quel delitto legato (slegato ? maTTodaSLEgare ?) per sommi capi anche ad una PseudoSettAstrale BenNutrita di Persone Perbene.
Bazar mi ha raccontato anche che a Portentone si producono fior fiore di Filmini Pornografici distribuiti in tutta Italia.
Per me Portentone è famosa per le automobili ad ogni piè sospinto financo sui marciapiedi e sulle piste ciclabili. Parcheggiate come sardine. StromBazzanti come idiotiche macchinette da caffé sbuffanti Pece Nera.
Mi vengono in mente, poi, i Portentonici Palazzoni Vecchi e Grigi ospitanti le puttane e i loro papponi. All'ingresso i tossici e gli alcoolizzati strafatti: dai 16 ai 50 anni ti aspettano....."C'hai venti centesimi ?".
Ricco Nord Test.
Test Alcoolemico nel Sangue di Padri Snaturati che Procreano Prole Porconando.
Porconare è il verbo più diffuso a Portentone e dintorni. Spesso è utilizzato anche come avverbio e proverbio, ma, più spesso, è utilizzato come souvenir per i turisti che affollano la città unicamente durante Portentonelegge (legge ?!? Più Ordine direi).
Portentone, a suo tempo, scriveva anche.
Con Bazar e la sua GrassaGracchianteNonScuoladelleCiliegieDeiCavalli.
Poi arrivò l'estate.
Tutto finì quando facemmo giardino in un un grande Parco chiamato La Miseria.

GENERAZIONI



E' curioso come, più mi avvicino ai trent'anni, e più mi piacciano le ragazze giovani e giovanissime.
E' una cosa che non avrei mai creduto potesse accadermi.
Specie superata la Pubertà delle Delusioni Amorose.
La Pubertà delle Delusioni Amorose fu per me momento di grande riflessione e di catarsi romantica.
Da allora divenni infatti irrimediabilmente misogino, più umorale (ozzeus, non che prima non lo fossi !), ma anche più Corazzatamente Potemkin al punto di essermi rasato completamente la lingua e giungere a dire, quando è il caso, che cos'è - a parer mio - una cagata pazzesca o meno.
Questa notte ho sognato Pamela Saino, attrice classe 1987. Eravamo in un immenso ed estesissimo prato verde a chiacchierare. All'orizzonte tanta acqua: un fiume o...il mare forse (che cosa c'è oltre l'orizzonte ? Domanda ricorrente. Ricordarsi di NON riavvolgere il nastro).
Non ho ancora capito che cos'è la TV On Demand (non ho ritenuto utile o opportuno fare alcuna ricerca su Google), né so se esiste una TV On Rispost.
Bazardelleparole, qualche anno fa, disse di essere riuscito ad entrare in contatto telenettico con Diego Abatantuono. Quel tale che fece quel film di quel tale Pompucci. In sequel.
"CamerierEEEEE !!!! Mi porti il conto !". Please.
Dissi quella volta in cui mi trovavo a cena con....
Perché le bambine "cattive" delle fiabe o dei collegi risultano indicibilmente affascinanti ? Solitamente si chiamano Lavinia oppure sono io a chiamarle così.
C'è una bionda Lavinia: magrissima ed altissima (specie per un nano EMOC me) che non mi degna di uno sguardo da almeno un mese.
Sono attratto dalle stronze senza cervello.
Ma non le adoro: le detesto pur essendone attratto.
Una donna sexy dovrebbe saper far sorridere ed avere ancora la capacità di imbarazzarsi senza preoccuparsene.
Non ci sono più le Principesse.
Sarà che ho 30 anni, ma me ne sento 16 o forse 3 e vorrei ancora TETTARE come un CavAAALLoooooo !!!
Jean Arp, cazzo !
Mi è rimasSo in preSso, Baz. Anche quella sera con.....lo leSSi.
Principesse 2 - elleXelle - è il sito della comunità lesbica italiana.
La prima volta che lessi un romanzo di lesbiche avevo 19 anni.
Lo prestai poi alla mia ex bisex.
La nostra la chiamarono Generazione ICS e allora Ambra Angiolini conduceva l'omonimo programma che io giammai vidi.
Mai avrei creduto di diventare un simpatizzante di Ambra: è proprio brava.
Non riesco ad immaginare attrice più comica e seducente.
Mi hanno anche detto che è un'icona lesbo. E presto diventerà icona lesbo-sick.
Che mondo, ragazzi !
Si stava decisamente meglio 20 anni fa. Ed io non ho alcuna voglia di crescere (se non di Circonferenza-Giro-Vita-Morte).




18 giugno 2008

STRABEAT by Luca Bagatin


Ai miei padri, ai miei figli, ma, soprattutto, ai miei Spiriti Santi






26/02/2000
Ore: 9.20

I miei pensieri sono come fumi argentei che trapassano il cuore dell’Umanità.
La forza creatrice del mondo che quando crea non pensa ma svolge il suo manto luminoso come un cappuccino da bar ancora caldo e fumante in una calda giornata d’inverno e in una fresca giornata d’estate.
Il sorriso, l’amore, il fuoco del mondo ininterrotto solo dal cielo scarlatto dai quarantacinque colori dell’Arcobaleno.
Sangue e lacrime mangiava il Sommo Sacerdote nella sua vetta più alta del Monte Rosa giocando a palla con la vasca da bagno piena di vita e d’acqua arieggiante e soleggiata.
Pensando al caffè d’ottobre verde in un battello d’ottone brunito e vermiglio io passeggio per le strade polverose e distese a crogiolarsi al sole durante la notte fredda di novembre inoltrato cantando il mio lamento allupato vivente dentro allo stomaco intestino reni vesciche.
Scorgo la decomposizione del mondo psicomoderno e protoplasmatico correndo per le vie del Globo navigando su pontili accesi di gloria e di cascami postbellici ridendo e scherzando ruttando parole a cascate postatomiche e nonviolente alla libera Aurora del Cosmo.



28/02/2000
Ore 13.00

No, no, no...
Io non so
capire la gente che passa.
Ride e scherza sorseggiando un caffè.
E passa diradando nugoli di polvere
nell’ombra di un mattino soleggiato
mentre io mangio il mio cappuccino
sentendolo scendere nello stomaco
che m’inonda il cuore.
Vagabondo errando in una montagna
luminosa e scarlatta
passa portando la sua valigia scura
di speranze sogni colori viventi.
Bellissima è la rugiada che si posa sul
caffè scuro lentamente scivolando un
pensiero acceso da una scintilla
carica di lavoro.
Logori pensieri di mente in mente
di luogo in luogo luminoso
e soleggiato mentre soffia un
vento primaverile.
Vile è il sorriso stanco e
impaurito del gabbiano solitario
telescrivente mentre pensa all’abito
bianco come un foglio macchiato di
caffè nero leggero con la mente
gialla e verde scuro smaltato
di villaggi d’uomini neri nel destino
solitario di un mattino come tanti
in un luogo lontano.
L’immensità dell’universo
perso in mille rioni
rossi lussureggianti di
odio cantando il suo
Requiem di morte.
Scatole rotonde in un
Paradiso Lunatico di
cinquanta chili gemendo
in un biancospino dal
suo nido d’amore.




Al chiaro di luna
ho scritto per te questo messaggio
affinché il tuo cuore si apra
alla gioia delle Feste.
Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti
illuminano il tuo viso riflesso in un sorriso
di un bimbo che suona la sua arpa d’oro
e ti dona l’armonia di una nuova Alba.
Alba di loto,
fiore di loto,
sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,
sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini