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8 gennaio 2014

Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (collusi con la criminalità organizzata)

Visto il tornare alla ribalta - dopo anni di oblìo - il tema della legalizzazione di cannabis e derivati, ripubblichiamo (con una piccola aggiunta al titolo) uno stralcio del nostro articolo del 7 giugno 2008, che ripercorre la storia del Comitato Antiproibizionista IN/COSCIENZA per l'uso lagale della Cannabis, sorto nel 1997 a Pordenone e fondato dal sottoscritto e che già allora riscosse consensi bipartisan.
Nell'articolo noterete come si ricordi che il leghista Roberto Maroni (che oggi fa ipocritamente lo gnorri) abbia, in tempi non sospetti, firmato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis presentata dall'allora Sottosegretario verde alla Giustizia Franco Corleone nel 1997.

L.B.


Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (ipocriti o collusi con la criminalità organizzata)

di Luca Bagatin



Sabato 26 luglio 1997: si parte con la fondazione del comitato In/Coscienza per l'uso legale della canapa indiana, ovvero della Cannabis !
Pordenone è una città notoriamente bigotta e storicamente clericale. Oggi come ieri.
I primi tavoli di raccolta firme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati li ho organizzati a 17 anni, assieme ad alcuni radicali del Club Pannella Riformatori. Pochi, pochissimi risultati allora.
Ci voleva quindi un'idea nuova, trasversale, che coinvolgesse il mondo della cultura oltre che quello della politica.
Così, nell'estate del '97 ho avuto l'idea, assieme ad altri amici, di fondare un comitato antiproibizionista per diffondere proprio la cultura della regolamentazione delle non-droghe.
Era un pomeriggio dal sole cocente. Era appunto il 26 luglio 1997 quando il sottoscritto, allora portavoce dei Giovani della Federazione dei Verdi (quando i Verdi non erano rossi, bensì liberali), il radicale John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica), l'allora Presidente della Sinistra Giovanile pordenonese Massimiliano Santarossa (che oggi ha abbandonato la politica e ha recentemente dato alle stampe un libro sull'emarginazione giovanile a Pordenone. Peraltro da me recensito per l'Opinione delle Libertà) e l'indipendente Andrea Satta (di cui si sono perse le tracce...) ci siamo riuniti nell'allora sede provinciale dei Verdi per gettare le basi dell'associazione. Il nome fu scelto da John: In/Coscienza, ovvero un gruppo di "coscienti incoscienti" capaci di sfidare, mettendosi in gioco, il bigottismo locale raccogliendo adesioni trasversali.
Il tutto con il principale scopo di spiegare i motivi del perché oggi si muore di proibizionismo sulle droghe e sulle non-droghe. Un proibizionismo antiscientifico che genera scippi, rapine, carcere, prostituzione, mafia, criminalità d'ogni genere.
Dopo qualche settimana dalla fondazione di In/Coscienza, ricevemmo la chiamata da parte di una rete televisiva locale, "Canale 55", per un'intervista concordata: il velo d'indifferenza era rotto !
Nei mesi successivi organizzammo tavoli di raccolta firme a sostegno della proposta di legge antiproibizionista depositata alla Camera dall'allora Sottosegretario verde Franco Corleone, osteggiata dalla destra (ma sottoscritta dal leghista Roberto Maroni), dal centro cattolico e dalla sinistra più retrograda (oggi diremmo dal Partito Democratico). Nonché dall'allora Presidente del Consiglio Mortadellone-Prodi (di cui oggi, per fortuna, non sentiamo più parlare).
Con i nostri tavoli scendemmo in piazza, ma anche ai concerti locali, alle feste paesane ecc...e raccogliemmo, in poco tempo, oltre che adesioni trasversali di cittadini (ma anche di politici da Rifondazione Comunista sino a Forza Italia), anche fondi per le nostre campagne politico-culturali: 300.000 lire in tutto in neanche una settimana.
Nei mesi successivi fummo invitati a dibattiti pubblici e televisivi a "Canale 55" "contro" i giovani di AN, proibizionisti ed oscurantisti da sempre. Ricordo ancora quando io, emozionatissimo e visibilmente paonazzo in volto, assieme ad Andrea Satta, in diretta, tenevamo testa con umiltà alle argomentazioni prive di fondatezza scientifica dei giovani aennini. Noi non contrapponevamo lo "spinello libero" all'ordine costituito come spesso faceva la "sinistra de noantri", assolutamente no ! Contrapponevamo invece lo spinello LEGALE all'illegalità politica e comune di un proibizionismo che si fonda solo sulla morale individuale, che, appunto, in quanto individuale, è opinabile e non può essere fatta valere indiscriminatamente per tutti. Inoltre affermavamo che proprio l'Unione Europea stanziò fondi per la coltivazione di cannabis ad uso industriale per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio, di cordami, saponi, fibre sintetiche come avviene in Svizzera e in Olanda e poi, come dimenticare i malati di tumore che alleviano le loro sofferenze attraverso l'uso della canapa indiana ? E lo fanno anche in Italia. Illegalmente: come sempre.
Le nostre battaglie giunsero sino ai banchi del Consiglio Comunale attraverso una mozione che avrebbe impegnato il Comune di Pordenone a farsi portavoce in Parlamento della proposta di legge per la regolamentazione delle non-droghe. Una mozione libertaria e liberale, presentata proprio dall'allora liberale Sergio Bolzonello (oggi Sindaco di Pordenone nella giunta di centrosinistra, che tuttavia ha abbandonato ogni residuo di liberalismo approssimandosi invece al "democristianesimo"). Pochi i voti a sostegno, a dire il vero, ma, ce l'aspettavamo. L'obiettivo in ogni caso fu raggiunto: il voto favorevole di ben due leghisti (la Lega aveva la maggioranza assoluta del Consiglio Comunale!) e l'astensione del Presidente del Consiglio Comunale (leghista anche lui). Avevamo scovato qualche "anima laica" anche nella Lega, al punto tale che uno dei Consiglieri, il giovane Davide Scaglia, si iscrisse al nostro comitato.
Che fine ha fatto oggi il comitato In/Coscienza ? I suoi quattro militanti-fondatori principali oggi hanno preso strade e percorsi diversi. Le battaglie proseguono in altri settori, in altri
ambiti. Fu una stagione assolutamente positiva, certo. Ahinoi non più ripetuta.




13 dicembre 2010

Rilanciamo l'antiproibizionismo laico !

Non sono un grande utilizzatore di Facebook, il più famoso social network in voga in questi anni, ma talvolta mi capita di leggere e commentare talune discussioni - anche politiche - interessanti.
E' proprio in una di queste che ho dovuto constatare come siano ancora profondamente radicati pregiudizi ed ignoranza relativi alle impropriamente denominate "droghe leggere", ovvero le non-droghe: cannabis e derivati. E nello specifico mi sono trovato a "scontrarmi" proprio con un compagno repubblicano.
Chi scrive, a soli diciotto anni, fondò a Pordenone il "Comitato In/Coscienza per l'uso legale della cannabis". Correva l'anno 1997 e l'anno seguente l'allora Sottosegretario alla Giustizia, il Verde "liberale" Franco Corleone, presentò una proposta di legge di regolamentazione e dunque legalizzazione delle non-droghe (firmata anche dall'attuale Ministro degli Interni Roberto Maroni).
Il nostro scopo, mediante convegni pubblici, raccolte di firme, ordini del giorno presentati in Consiglio comunale (proprio dall'attuale Sindaco di Pordenone, il liberale Sergio Bolzonello), uscite sulla stampa e sulle reti televisive locali, era quello di sensibilizzare la cittadinanza relativamente alla necessità ed urgenza di legalizzare cannabis e derivati e, dunque, togliere alla criminalità organizzata una buona fetta di "mercato" illegale. Inoltre informavamo i cittadini e la classe politica che ogni anno l'Unione Europea destinava fior fior di danaro in favore degli innumerevoli utilizzi industriali della canapa indiana o cannabis: dai carburanti poco inquinanti passando al cordame sino ai saponi, la birra, le fibre sintetiche. Senza contare i molti malati di tumore che, anche in Italia, fanno uso di marijuana per alleviare le proprie sofferenze.
Facevamo presente, peraltro, dati alla mano, che i derivati della cannabis, ovvero marijuana ed hashish, non possono essere classificati "droghe" sotto un profilo medico-scientifico, in quanto non danno alcuna dipendenza fisica (pensiamo invece a quante droghe legali esistono in commercio: dal tabacco all'alcol ed ai danni devastanti che un loro uso smodato crea).
Ad oggi, dopo la fallimentare legge proibizionista Jervolino-Vassalli (che fu in parte abrogata con il referendum del 1993, vinto a maggioranza) e la legge Fini-Giovanardi, la situazione è ulteriormente peggiorata: con grande svantaggio per i consumatori abituali di cannabis e derivati (che certo non vanno nè possono essere considerati e/o trattati come criminali), bansì con grande vantaggio per le organizzazioni criminali che, invece, su queste (ed altre) sostanze lucrano.
Sarebbe ora, cari amici e compagni laici, repubblicani e liberali, di rilanciare un sano antiproibizionismo laico sulle non-droghe, che possa guardare alle civilissime Olanda e Spagna ed alla ancor più civile Svizzera, ove addirittura i tossicodipendenti sono trattati per mezzo della somministrazione controllata di eroina, ovvero evitando il brusco passaggio alla totale astinenza (con tutti gli scompensi che ne derivano).
Ad oggi, purtroppo, nessuno parla più di antiproibizionismo. Nemmeno sulla ricerca scientifica.
Siamo tristemente un Paese medievale. Con pericolose tendenze al favoreggiamento del crimine organizzato. E ciò è veramente drammatico.

Luca Bagatin



6 febbraio 2010

Morgan fra ipocrisie pubbliche, private e politiche



Tanto perché si alzino gli ascolti della 60esima edizione del Festival di Sanremo - il sempre più inguardato show musicale che mammaRai ci propina, stancamente, ogni anno - ecco arrivare il "caso Morgan".
L'ipocrisia piove come melassa.
La droga fa male.....Lo slogan più agitato in questi giorni in questo Paese ove pare che i suoi cittadini-sudditi-contribuenti-spettatori siano dei bimbetti scemi da addomesticare.
Sì, dei bimbetti scemi che vanno dietro a qualsiasi cosa. A qualsiasi moda.
Come se il problema droga fosse solo il problema coca, eroina ecc....
Il problema è molto più complesso e lo sanno bene lorsignori.
Il problema è che la televisione è e può diventare una droga.
Ma lo è anche il cibo, a diversi livelli e....molte altre cose.
La droga più pericolosa è purtuttavia l'abitudine all'ipocrisia ed alla menzogna.
Morgan, che purtuttavia ora fa ipocritamente marcia indietro anche lui, che cosa aveva detto infondo ?
Che a lui la coca fa bene. Fatti suoi.
Che Freud - padre della psicanalisi - ne faceva uso e che la prescriveva. Verissimo, e allora ?
E allora dov'è lo scandalo ?
Lo scandalo è quello di un Paese che ha avuto il peggior '68 del mondo Occidentale, dove si scimmiottavano gli hippies e non si conoscevano punto i beat (come Kerouac, Ferlinghetti, Burroughs e tutti i grandi come loro).
Un Paese ove le ricerche libertarie del Dr. Timothy Leary sull'LSD sono pressoché sconosciute e così quelle - sul piano letterario - dello scrittore Aldous Huxley.
Un Paese che mangia le ostie della Televisione di Stato come accadeva nell'Urss o accade oggi nel Venenzuela di Chavez.
Un Paese ove è lo Stato - ovvero la politica - a giudicare ciò che è bene e ciò che è male. Così si fa, così no.
Un Paese controriformatore che da secoli cerca riforme che non si faranno mai: spirituali prima ancora che politiche.
Un Paese con una classe dirigente che ha paura dell'antiproibizionismo sulla cannabis, sull'hashish e su tutte queste non-droghe (sia detto una volta per tutte), ma che - di nascosto - è capacissima di farsi d'altro.
Un Paese di frequentatori di transessuali....nel privato, ma di bigotti nel pubblico. Per il bene della nostra amata famiglia !
Un Paese che non ama legalizzare la prostituzione perché l'illegalità - tutto sommato - fa comodo (sic !).
Ecco, l'illegalità.
L'illegalità è sinonimo spessissimo di proibizione dei costumi, di qualche cosa che si preferisce tenere nascosto agli occhi dei più. Qualcosa che agevola pochi a danno dei molti.
Il nostro Paese pare amare tale eterna ipocrisia di fondo. Ipocrisia impensabile in un Paese anglosassone e luterano (e dunque Riformato), ove è la responsabilità individuale a dettare l'agenda morale di ciascuno.
Responsabilità individuale che prevede, infatti, il concetto di "libertà individuale", di "libertà di coscienza" e non quello di "ipocrisia collettiva" e/o di "moralismo diffuso".
Mai come in questi mesi un discorso di questo tipo è più attuale.
Il Re, come si diceva un tempo, è nudo. Più nudo che mai.

Luca Bagatin



28 giugno 2008

INDIANO MENTROPOLITANO SULL'ORLO DI UNA CRISI DI VERMI (con sorpresa finale) By Luca Bagatin



Penso che non sia facile arrivare alla mia età senza quasi aver fatto un proprio bilancio della vita.
C'è chi alla mia età è sposato ed ha dei figli.
C'è chi alla mia età ha una casa di proprietà, due automobili, due o tre conti in banca e chi, per contro, alla mia età, non ha nemmeno gli occhi per piangere.
Chi è precario e, quanto a sicurezze, ne ha solo di insicure.
C'è chi, come me, un bilancio vero e proprio non l'ha mai fatto.
C'è chi, come me, segue sogni antichi, ma soprattutto li vive.
E non sempre se lo può permettere.
Il mondo, se può, cerca di inghiottire ed inghiottirti ed allora non puoi far altro che tentare di volare.
Sì, lo so. C'è la questione delle ali. E poi, con questo caldo, se fai come Icaro, rischi che ti si sciolgano.
Ed allora scrivi. E pensi alle tue donne. A quelle passate, si intende. Che di presenti e future, non è il caso.
E allora pensi....e allora ti alzi un attimo e ti fai una bella birra ghiacciata. Non come ai vecchi tempi, che lo sai che l'alcol oggi ti fa male.
E allora pensi che questo buco di culo di città e paese del Nord Est in cui vivi e che bazzichi da anni fa davvero molto più schifo di quel che ti raccontavano da bambino quando lasciasti Roma.
Porno Eden (e provincia): la città del sesso sicuro. La città dei delitti passionali, delle pornoprof e dei filmini hard a go-go distribuiti in giro per l'Italia.
Porno Eden. Chi l'avrebbe mai detto che questa cittadina di spilungoni dalle vocali aperte come l'orifizio posteriore di un elefante, contenesse cotante frivolezze !
Eh, mi piacerebbe raccontarle al Dr. S. queste cose ! E invece no, eccomi qui a scrivere e a postare.
E poi l'avete sentita quella delle 17 sedicenni americane che pur di figliare tutte nello stesso anno scolastico hanno fatto un patto e copulato a destra e a manca ?
Naaaa !!!! Io mica ci credo !
Allora dovrei pensare che questa del figliare (come se non fossimo già abbastanza nel Mondo e, chissà, nell'Universo) è una vera e propria ossessione !
E poi ho sentito quella dell'On. Giovanardi che ti racconta che al massimo solo 10 deputati sniffano coca !
Ahah !!
Naaaaa, ora mi ci vuole una birra doppia come ai bei tempi !
Ubriacone ti diranno !
SPARAMI ! risponderò io imitando il vecchio Jack.
Imitare, già, imitare.



"Rosso come l'abito di passione nel mattino più blu.
E non posso non correre nei prati e non posso rincorrere le viole distese al sole nel momento in cui si posano i tuoi lunghi capelli ramati sul mio petto villoso ed è quello l'istante in cui il fondersi delle ore più dolci e candide della notte plasmano i nostri corpi madidi di un intenso umido profumo d'oriente.
E' la stella che sul tuo viso si posa e sboccia una rosa che vive pulsante sul ventre ricolmo di the.
E' lì che sboccieranno le ali per gridare lontano l'allupato lamento del SOLE (che fa CUCCUCUCUCCUCUCUCUCUCUCUCUCCCUCUUUUUUUU), ridondante strumento del cuore. Ruminante martello. Baccanale isolato. Onde tumide a festa. Labbra magiche, nella mia testa".








7 giugno 2008

Antiproibizionismo In/Coscienza



Sabato 26 luglio 1997: si parte con la fondazione del comitato In/Coscienza per l'uso legale della canapa indiana, ovvero della Cannabis !
Pordenone è una città notoriamente bigotta e storicamente clericale. Oggi come ieri.
I primi tavoli di raccolta firme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati li ho organizzati a 17 anni, assieme ad alcuni radicali del Club Pannella Riformatori. Pochi, pochissimi risultati allora.
Ci voleva quindi un'idea nuova, trasversale, che coinvolgesse il mondo della cultura oltre che quello della politica.
Così, nell'estate del '97 ho avuto l'idea, assieme ad altri amici, di fondare un comitato antiproibizionista per diffondere proprio la cultura della regolamentazione delle non-droghe.
Era un pomeriggio dal sole cocente. Era appunto il 26 luglio 1997 quando il sottoscritto, allora portavoce dei Giovani della Federazione dei Verdi (quando i Verdi non erano rossi, bensì liberali), il radicale John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica), l'allora Presidente della Sinistra Giovanile pordenonese Massimiliano Santarossa (che oggi ha abbandonato la politica e ha recentemente dato alle stampe un libro sull'emarginazione giovanile a Pordenone. Peraltro da me recensito per l'Opinione delle Libertà) e l'indipendente Andrea Satta (di cui si sono perse le tracce...) ci siamo riuniti nell'allora sede provinciale dei Verdi per gettare le basi dell'associazione. Il nome fu scelto da John: In/Coscienza, ovvero un gruppo di "coscienti incoscienti" capaci di sfidare, mettendosi in gioco, il bigottismo locale raccogliendo adesioni trasversali.
Il tutto con il principale scopo di spiegare i motivi del perché oggi si muore di proibizionismo sulle droghe e sulle non-droghe. Un proibizionismo antiscientifico che genera scippi, rapine, carcere, prostituzione, mafia, criminalità d'ogni genere.
Dopo qualche settimana dalla fondazione di In/Coscienza, ricevemmo la chiamata da parte di una rete televisiva locale, "Canale 55", per un'intervista concordata: il velo d'indifferenza era rotto !
Nei mesi successivi organizzammo tavoli di raccolta firme a sostegno della proposta di legge antiproibizionista depositata alla Camera dall'allora Sottosegretario verde Franco Corleone, osteggiata dalla destra, dal centro cattolico e dalla sinistra più retrograda (oggi diremmo dal Partito Democratico). Nonché dall'allora Presidente del Consiglio Mortadellone-Prodi (di cui oggi, per fortuna, non sentiamo più parlare).
Con i nostri tavoli scendemmo in piazza, ma anche ai concerti locali, alle feste paesane ecc...e raccogliemmo, in poco tempo, oltre che adesioni trasversali di cittadini (ma anche di politici da Rifondazione Comunista sino a Forza Italia), anche fondi per le nostre campagne politico-culturali: 300.000 lire in tutto in neanche una settimana.
Nei mesi successivi fummo invitati a dibattiti pubblici e televisivi a "Canale 55" "contro" i giovani di AN, proibizionisti ed oscurantisti da sempre. Ricordo ancora quando io, emozionatissimo e visibilmente paonazzo in volto, assieme ad Andrea Satta, in diretta, tenevamo testa con umiltà alle argomentazioni prive di fondatezza scientifica dei giovani aennini. Noi non contrapponevamo lo "spinello libero" all'ordine costituito come spesso faceva la "sinistra de noantri", assolutamente no ! Contrapponevamo invece lo spinello LEGALE all'illegalità politica e comune di un proibizionismo che si fonda solo sulla morale individuale, che, appunto, in quanto individuale, è opinabile e non può essere fatta valere indiscriminatamente per tutti. Inoltre affermavamo che proprio l'Unione Europea stanziò fondi per la coltivazione di cannabis ad uso industriale per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio, di cordami, saponi, fibre sintetiche come avviene in Svizzera e in Olanda e poi, come dimenticare i malati di tumore che alleviano le loro sofferenze attraverso l'uso della canapa indiana? E lo fanno anche in Italia. Illegalmente: come sempre.
Le nostre battaglie giunsero sino ai banchi del Consiglio Comunale attraverso una mozione che avrebbe impegnato il Comune di Pordenone a farsi portavoce in Parlamento della proposta di legge per la regolamentazione delle non-droghe. Una mozione libertaria e liberale, presentata proprio dall'allora liberale Sergio Bolzonello (oggi Sindaco di Pordenone nella giunta di centrosinistra, che tuttavia ha abbandonato ogni residuo di liberalismo approssimandosi invece al "democristianesimo"). Pochi i voti a sostegno, a dire il vero, ma, ce l'aspettavamo. L'obiettivo in ogni caso fu raggiunto: il voto favorevole di ben due leghisti (la Lega aveva la maggioranza assoluta del Consiglio Comunale!) e l'astensione del Presidente del Consiglio Comunale (leghista anche lui). Avevamo scovato qualche "anima laica" anche nella Lega, al punto tale che uno dei Consiglieri, il giovane Davide Scaglia, si iscrisse al nostro comitato.
Che fine ha fatto oggi il comitato In/Coscienza? I suoi quattro militanti-fondatori principali oggi hanno preso strade e percorsi diversi. Le battaglie proseguono in altri settori, in altri ambiti.
Fu una stagione assolutamente positiva, certo. Ahinoi non più ripetuta.
Ammetto che oggi, molto più di ieri, ho una sostanziale fiducia in Silvio Berlusconi e nel suo Governo.  Negli ultimi anni mi sono anche avvicinato ed oggi iscritto al Partito Repubblicano Italiano  - partito storico fondato nel 1895 e continuatore del Partito d'Azione di mazziniana memoria - che è suo laicissimo e fido alleato, pur con ampia autonomia di azione.
Ho fiducia, certo, visti i primi provvedimenti di stampo liberal-riformatore dei Ministri Sacconi e Brunetta ed in parte di Tremonti.
Però sono pronto subito a "bacchettare" Berlusconi per essersi chinato, come altri hanno fatto prima di lui, di fronte alle richieste del Papa dei cattolici: simbolo di quel clericalismo che ha ridotto l'Italia ad essere un Paese non ancora del tutto uscito dal Medioevo.
E' una vergogna che ancora la nostra legislazione sia proibizionista in tema di non-droghe (specie alla luce del fallimento della Legge Fini-Giovanardi e prima ancora della Iervolino-Vassalli). Lo è ancor di più il fatto che il Premier in carica rassicuri il Vaticano sullo stanziamento di fondi alle scuole private confessionali (un vero insulto in barba alla scuola pubblica ed autenticamente democratica di ispirazione repubblicana e mazziniana).
E ci auguriamo davvero che il sig. Ratzinger, Papa dei cattolici, non riesca ad influenzare così tanto la politica italiana da giungere ad una modifica della legge sull'aborto e che renda ancor più restrittiva la legge sulla procreazione assistita.
Sarebbe una sconfitta per lo stesso Berlusconi neo-riformatore. E l'Italia si renderebbe ancora una volta ridicola ed anacronistica di fronte all'Occidente democratico.
Anime laiche ed antiproibizioniste urgono, tanto al governo quanto all'opposizione, oltre che in tutto il Paese.




Luca Bagatin



17 maggio 2008

Dalla battaglia per il divorzio a quella per una piena laicità e liberalità dello Stato (e del mercato)



Quel 13 maggio rimarrà sempre nella nostra memoria.
Sono passati ben 34 anni da quanto l'Italia divenne un Paese un po' più civile.
Un po' più civile pur in un clima di oscurantismo clericale e ciò, ironia della sorte, proprio grazie a quel clerical-democristiano referendum contro la legge sul divorzio sostenuto dalla DC e  - pur indirettamente - dal Vaticano, e che fu battuto sul campo dalla maggioranza degli elettori italiani che confermarono così la legge del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini e che ancor oggi consente, appunto, lo scioglimento dei matrimoni.
Fu sicuramente una vittoria liberale e socialista, radicale e repubblicana, con un timidissimo apporto dei comunisti di Enrico Berlinguer che pure - da conservatore qual'era - era contrario così come molti esponenti dell'allora PCI.
Oggi che l'Italia è profondamente mutata nel costume e soprattutto nel panorama politico e parlamentare, continuiamo a soffrire di forti carenze nell'ambito dei diritti individuali e civili.
In campagna elettorale ed in Parlamento sono sempre tutti pronti a dichiararsi per "le libertà" e per "la democrazia", sì. Ma quella di sé stessi, non certo "degli altri".
E sono proprio questi "altri" che, laicamente, sentono la necessità di ricorrere alla ricerca scientifica per curarsi con l'utilizzo delle cellule staminali embrionali, di ricorrere alla ricerca per poter procreare con amore - certo - ma magari attraverso la fecondazione assistita in quanto non hanno altra naturale possibilità per avere un figlio.
Sono questi "altri" che non vogliono accettare di "statalizzare" o "clericalizzare" - mediante l'istituto del matrimonio  - il loro amore, ma di vivere come una famiglia. Perché lo sono. Di fatto. E poco importa il loro orientamento sessuale: sono unicamente affari loro.
Sono questi "altri" che vogliono fumarsi le canne in santa pace e senza disturbare nessuno, in appositi locali, senza il continuo doversi rivolgere alla criminalità organizzata ed alle narcomafie.
Sono questi "altri" che non hanno altra fede se non la responsabilità individuale e quindi collettiva e che sono consapevoli che ogni diritto corrisponde sempre e comunque ad un dovere.
Primariamente verso sé stessi e quindi verso la collettività.
E si lasci fuori "Dio" nominandolo invano. E così le elucubrazioni religiose che francamente nel mondo "profano" lasciano il tempo che trovano, al punto che il Papa ha influenza unicamente nel Parlamento italiano alla faccia della libertà, della democrazia e della sovranità dello Stato italiano sancita sin dal Risorgimento.
L'attuale Presidente del Consiglio apra gli occhi, taciti i Giovanardi di turno, e non ci deluda così come non ci ha deluso attraverso la presentazione della sua compagine ministeriale costituita in prevalenza da laici e liberalsocialisti.
Apra gli occhi alla libertà nella responsabilità, ovvero alla laicità dello Stato che sempre più sta priemiando la Liberaldemocrazia europea a scapito della sinistra tradizionale e socialburocratica.
I fatti, peraltro, hanno dimostrato che anche in Italia l'elettorato cattolico militante è minoritario (vedasi i magri esiti dell'UDC) e che la società nel suo complesso è capace di ragionare possibilmente con la sua testa.
La sfida, insomma, caro Silvio Berlusconi, è, come diciamo da tempo, fra Liberali e Conservatori.
Liberali nei diritti ovvero rigorosi nei doveri in quanto, come amava ricordare incessantemente il nostro Giuseppe Mazzini, questi ultimi sono alla base della convivenza civile.
Semplicemente Liberali contro i bigotti, i maniaci dei dogmi, i neo-medievali, i conservatori dell'economia protetta con dazi e misure antiliberali, i protettori ad oltranza di chi un lavoro già ce l'ha, i difensori del posto fisso statale a vita anche se questo non rende nulla.
Non dimentichiamoci, quindi, della battaglia sul divorzio che è in sé l'emblema del rinnovamento sociale e liberale di un Paese che per troppo tempo ha oscurato la cultura del Secolo dei Lumi, ma il cui elettorato ha, spesso, alla fine, dato ragione al buonsenso della libertà individuale.
Ovvero collettiva.




Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini