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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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23 novembre 2011

Lino Salvini: Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia


Lino Salvini fu sicuramente, dopo Giordano Gamberini, il più eminente Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia del secolo scorso.
A lui è oggi dedicato l'Istituto di Studi "Lino Salvini" di Firenze (www.istitutodistudilinosalvini.com), fondato da Gaetano Tucci e presieduto da Giancarlo Domenichini ed al quale, peraltro, chi scrive è associato.
Di Lino Salvini ci parla un piccolo ma prezioso libro scritto e curato da Aldo Chiarle, già partigiano socialista ed amico di Salvini.
Nel suo "Lino Salvini Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia", edito dalla casa editrice Bastogi - specializzata in opere massoniche - e con prefazione dello stesso Gaetano Tucci, Chiarle ricorda quest'eminente figura di massone fiorentino, nato nel 1925, laureato in Medicina e Chirurgia e libero docente all'Università degli Studi di Firenze.
Salvini divenne Maestro Venerabile nel 1962, presso la Rispettabile Loggia "La Concordia" all'Oriente di Firenze e, dal 1970 al 1979, resse il Supremo Maglietto di Gran Maestro del GOI.
Di ideali socialisti ed iscritto al PSI, il Salvini fu profondamente laico, oltre che rispettoso delle fedi altrui. Di lui, oltre alla battaglia per la rintroduzione del XX Settembre quale festività nazionale, si ricorda l'adesione al Manifesto per il Divorzio nel 1970 ed il suo appello, nel 1974, a difesa della Legge liberale e socialista che istituì il divorzio in Italia e contro i clericali, promotori del referendum per la sua abrogazione.
Lino Salvini fu diretto continuatore della politica diplomatica del suo predecessore Gamberini e riuscì ad ottenere il riconoscimento della regolarità massonica del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra il 13 settembre 1972.
Nel libro di Aldo Chiarle, scritto con evidente passione, c'è purtuttavia un'imprecisione storica. Vero è che, il 18 settembre 1973, Salvini riuscì a far confluire nel Grande Oriente d'Italia la Serenissima Gran Loggia d'Italia guidata dal Gran Maestro Francesco Bellantonio, aumentando così i suoi iscritti, ma non è vero - come scrive Chiarle - che ciò pose fine allo scisma del 1908, allorquando vi fu una frattura fra Grande Oriente ed una parte consistente di Fratelli che, in nome della libertà religiosa, costituì una nuova comunione massonica di Rito Scozzese: l'attuale Gran Loggia d'Italia degli ALAM.
Come possiamo infatti notare a pagina 188 degli "Annali" della Gran Loggia d'Italia a cura di Luigi Pruneti ed edita lo scorso anno, è riportato chiaramente che, in data 29 settembre 1973, la Giunta Esecutiva di Piazza del Gesù sancì, con un Ordine del Giorno, che la Gran Loggia d'Italia è incontestabilmente la legittima e diretta continuatrice di Piazza del Gesù conseguente allo scisma del 1908.
Aldo Chiarle, nel suo libro, non può non ricordare inoltre il falso scandalo P2, nel quale fu ingiustamente trascinato anche il Gran Maestro Salvini.
Come già documentato da Pier Carpi e dallo storico Aldo A. Mola, anche Chiarle spiega come la Loggia Propaganda Massonica fosse una loggia regolare del GOI, fondata del 1877 dal garibaldino Giuseppe Mazzoni ed alla quale furono iscritte eminentissime personalità del Risorgimento quali Aurelio Saffi, Giusue Carducci, Ernesto Nathan e Giovanni Bovio ed il suo scopo fosse duplice: unificare massoni che, per motivi professionali, non avevano un domicilio fisso ed anche mantenere riservati i nomi di quei Fratelli che, per motivi sempre legati alla loro professione, potevano essere preseguitati per il solo fatto di essere massoni.
Dopo l'oscurantismo fascista e la messa fuori legge delle Logge massoniche, la Loggia Propaganda fu ricostituita e prese il nome Loggia Propaganda Massonica 2 ed aveva sempre lo scopo di tutelare la riservatezza dei massoni che ne facevano parte, pur non essendo una loggia nè segreta nè golpista come certa stampa e forze politiche andarono dicendo.
Saranno proprio queste forze oscure cattocomuniste, fasciste e clericali a lanciare codesta nuova caccia alle streghe contro presunti piduisti, ovvero massoni regolari.
Ma, allorquando scoppiò il falso scandalo P2, ovvero nel 1981, Lino Salvini non era già più Gran Maestro del GOI e morì prematuramente l'anno successivo e valga per tutti il ricordo del suo successore, il Gran Maestro Ennio Battelli: "La morte di Salvini è una grossa perdita per tutta la Famiglia massonica. Era un uomo che ha sofferto, che ha dato tutto ed ha sempre pagato per tutti. La storia farà giustizia di tutte le calunnie..."
Il volume curato da Aldo Chiarle su Salvini è inoltre impreziosito da importanti immagini, fotografie e documenti. Gli attestati di stima dell'allora Vicepresidente degli USA Gerald Ford, eminente massone, relativamente all'operato di Salvini; fotografie dell'epoca relative alle celebrazioni laiche del XX Settembre o al monumento in ricordo di Garibaldi a New York ed inoltre, di particolare rinomanza, sono le cosiddette "balaustre", ovvero i discorsi ufficiali del Gran Maestro Salvini ai Fratelli del Grande Oriente d'Italia e finanche un'orazione del Fratello Edoardo Di Giovanni a Porta Pia, a ricordo delle lotte anticlericali dei massoni contro il potere temporale.
Ricordi fondamentali, commossi, di una parte d'Italia combattente e di vera passione e fede nell'Umanità, incarnati anche nella figura di Lino Salvini: medico, politico e massone.

Luca Bagatin



7 ottobre 2011

Risposta all'articolo di Liliana Speranza su "La Voce Repubblicana" relativo a Massoneria e P2


Ho letto con attenzione il dotto articolo di Liliana Speranza ("La Voce Repubblicana" del 30 settembre 2011), relativo alla Massoneria ed alla morale. Articolo sicuramente di grande valore ed approfondimento, di cui pur non condivido un aspetto.
Liliana Speranza parla infatti di "trame di Gelli", riferendosi alla P2.
Non capisco, infatti, a che cosa si riferisca, visto che Licio Gelli e gli appartenenti alla P2 furono assolti con formula piena con le sentenze della Corte d'Assise di Roma che, fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato", che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli.

Non è esatto dire, inoltre, che la P2 non praticasse la morale. Semmai non seguiva i Landmark massonici fissati nel 1723, ma, sotto il profilo legale e profano, essa fu ineccepibile.
Sin dalla sua fondazione, nel 1877, quando ancora si chiamava Loggia Propaganda, l'allora Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, stabilì che essa dovesse avere scopi eminentemente politici e fu con questa impronta che, il successivo Gran Maestro Adriano Lemmi, la rafforzò.
Allora, il Grande Oriente d'Italia, era considerato una sorta di "partito dello Stato" a rafforzamento degli ideali risorgimentali e patriottici. La Loggia Propaganda, proprio per il suo essere "loggia coperta" (ma non segreta !), ovvero partitolarmente discreta, fu utilizzata proprio all'assolvimento pieno di tale funzione.
Fu così che nella Loggia Propaganda entrarono: Agostino Bertani, Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Aurelio Saffi, Menotti Garibaldi, Giuseppe Zanardelli e molti altri: fossero repubblicani-mazziniani o liberali-monarchici, ovvero la "crème" della politica dell'epoca.
Dopo la caduta del fascismo, allorquando fu ricostruita la Massoneria in Italia, con la riedificazione delle Logge, la Propaganda fu denominata Loggia Propaganda 2. Fu ricostituita e rafforzata dal Gran Maestro Giordano Gamberini e, successivamente, con il Gran Maestro Lino Salvini, fu affidata a Licio Gelli. Di scarsissima cultura esoterica, ma di notevoli doti di mediatore e di organizzatore.
Lo scopo della Loggia Propaganda, ovvero della Propaganda 2, nel dopoguerra, doveva essere sempilcemente quello di rafforzare il centrismo al governo, ovvero impedire ai comunisti ed alle forze eversive di destra e di sinistra, di prendere il potere in qualsiasi modo.
Non a caso i suoi aderenti erano tutti di orientamento politico liberale, socialista, repubblicano, socialdemocratico e cattolico liberale.
Ciò lo spiegò chiaramente lo scrittore Pier Carpi in due libri, volutamente dimenticati dall'intellighenzia culturale italiana, ed oggi lo spiega il prof. Aldo A. Mola, anche nell'intervista che gli ho fatto.
Ora, si può dire che la P2 e, prima di essa, la Loggia Propaganda, abbiano poco a che vedere con la Massoneria ed il suo carattere iniziatico e spirituale. Vero.
Il punto però è che tale scelta va attribuita unicamente al Grande Oriente d'Italia che, storicamente, in Italia ebbe un ruolo politico importante nella formazione dello Stato unitario e post-unitario. E lo assolse anche in modo positivo.
Nel 1905, purtuttavia, tale politicizzazione si accentuò a dismisura con il peggior Gran Maestro che il GOI abbia mai avuto, ovvero con Ettore Ferrari, che rafforzò tale carattere politico e per nulla massonico ed iniziatico dell'Istituzione, ovvero allorquando il GOI prese una piega fortemente ateistica ed anticlericale.
Ettore Ferrari impose alle Logge il triplice giuramento: antimonarchico, antimilitaristico e anticlericale ed introdusse apertamente la politica in Loggia, in pieno contrasto con la libertà dai dogmi, di culto e di pensiero politico professata dalla Massoneria sin dalle sue origini.
Fece bene, infatti, il pastore protestante Saverio Fera - Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato - nel 1908, a slegarsi dal GOI, in contrasto con Ferrari, ed a costituire la Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed a riportare buona parte della Massoneria italiana al suo scopo originario - gnostico ed esoterico, lontano da ogni politicismo.
Questi, in sintesi, i motivi per i quali la Loggia P2 non può ritenersi nè segreta nè complottistica. Semmai lontana dai Landmark massonici, ma ciò non fu causa diretta di Gelli, bensì dell'evoluzione storica del GOI.

Luca Bagatin



6 luglio 2011

28 anni dopo: diario di un Piduista


"28 anni dopo: diario di un Piduista" e, a destra, l'autore, il Gen. Umberto Granati

Il Colonnello Umberto Granati fu il primo che, allo scoccare del presunto "scandalo P2", nel maggio 1981, dichiarò di essere affiliato a tale Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia.
La P2 era infatti una Loggia regolare e per nulla segreta - come invece millantò certa stampa - ideata, come rivela lo stesso Granati, dall'Eroe dei due Mondi Giuseppe Garibaldi e fondata ufficialmente dal Gran Maestro garibaldino Giuseppe Mazzoni nel 1877 al fine di raccogliere personalità di prestigio del mondo della cultura, della politica, della magistratura, delle forze armate, che desideravano mantenere riservata la loro appartenenza all'Ordine liberomuratorio.
Dov'era lo scandalo ? Lo volle sapere lo stesso Col. Granati, il quale non solo informò i suoi superiori della sua appartenenza alla P2, ma persino i Carabinieri.
Fu un fesso ? No, semplicemente un uomo onesto, un Servitore dello Stato, che si rifiutava di dichiarare il falso, come invece furono invitati molto suoi Fratelli di Loggia a fare.
Tutto questo e molto altro è raccontato dallo stesso Umberto Granati -  oggi ottantaduenne e Generale di Corpo d'Armata in pensione - nel suo libro: "28 anni dopo: diario di un Piduista", edito dalla casa edittrice indipendente Ipertesto Edizioni (www.iperedizioni.it).
Granati era animato da ideali massonici, spirituali e filosofici e si iscrisse alla P2 e dunque alla Massoneria. Non ne poteva trarre vantaggi per il semplice fatto che, nel 1977, data della sua iscrizione, aveva una carriera già ben avviata che si sarebbe conclusa comunque con una promozione pochi anni dopo.
Che cosa ne ricavò, invece ? Nulla, solo guai personali e giudiziari che lo porteranno, come i pochi suoi Fratelli che avevano dichiarato l'appartenenza alla P2 (fra questi lo scrittore e regista Pier Carpi, che sarà emarginato dal mondo letterario ed artistico sino a morire in miseria) all'emarginazione. Per quanto nessuno gli abbia mai attribuito alcun reato.
La P2, come documentato dallo stesso Umberto Granati nel suo libro - ma già anni prima dai saggi di Pier Carpi ("Il caso Gelli: la verità sulla Loggia P2" del 1988 e "Il Venerabile" del 1993) e del prof. Aldo A. Mola ("Gelli e la P2 fra cronaca a storia" del 2008) - divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora (in particolare le due forze del "compromesso storico"), le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto e con l'assoluzione piena di tutti i cosiddetti "piduisti" per mezzo delle sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Venerabile della Loggia, Licio Gelli, per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Umberto Granati racconterà la sua vicenda pubblicamente sul Corriere di Siena nel 1987 con degli articoli a puntate dal titolo: "Storia di un piduista". Una vicenda che nel suo recente saggio-documento riprende per intero e non risparmia accuse, non solo al mondo politico di allora, a certi mass media ed a certi settori della magistratura, ma anche allo stesso Licio Gelli, il quale non fece nulla per difendere gli affiliati alla sua Loggia, ma scappò all'estero.
Umberto Granati è infatti convinto che, se tutti i membri della Loggia fossero usciti allo scoperto come aveva subito fatto lui, il caso si sarebbe sgonfiato da solo.
Come potevano, infatti, personalità diverissime fra loro e che non si erano nemmeno mai riunite (fra cui il cantante Claudio Villa e l'eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia Carlo Alberto Dalla Chiesa), complottare contro lo Stato ?
Altra cosa di cui il Granati è convinto è che il famoso elenco dei "piduisti", diffuso dalla stampa e da internet sia incompleto. Non solo molti dei nomi degli affiliati mancherebbero all'appello, ma persino molti di quelli contenuti nell'elenco sarebbero persone completamente estranee alla vicenda. Persone estranee che, ad ogni modo, ancora oggi vengono ingiustamente additate come "delinquenti e stragisti".
Umberto Granati parla senza reticenze e raccontando una vicenda senza aver nulla nè da perdere nè da guadagnare, anzi.
Racconta ad esempio di quando fu oggetto di insulti e minacce telefoniche da parte di uno sconosciuto che, solo perché componente della P2, lo riteneva un criminale.
Il Colonnello Granati fu insignito nel 1985 dell'Onoreficenza dell'Ordine di Giordano Bruno da parte del Grande Oriente d'Italia ed è oggi Generale di Corpo d'Armata in pensione. Da diversi anni è dedito al giornalismo ed alla redazione di guide turistiche. Nel suo libro racconta di come fu emarginato nel suo ambiente di militare, senza capirne il perché e di come fu ostacolato, assieme a sua moglie, persino nella sua umile attività di giornalista di riviste turistiche.
Di che cosa era infatti accusato lui, che non aveva mai mentito in vita sua e la cui carriera era immacolata ?
Come mai ancora oggi la P2 ed i "piduisti" fra i quali, come dice lo stesso Granati, ci saranno anche state delle pecore nere, ma per il resto erano galantuomini, sono considerati il male assoluto ?
A chi giova tutto ciò ?
Possibile che il Generale Granati, uscitone completamente pulito come molti suoi pari, debba ancora vedere diffuso il suo nome sulla stampa e sul web, come se fosse un pericoloso criminale ?
"28 anni dopo: diario di un Piduista" è un documento prezioso e che getta nuova luce sul caso P2, forse ponendo finalmente la parola fine alla questione e riabilitando degli uomini onesti che hanno pagato la loro appartenenza ad una Loggia massonica regolare.

Luca Bagatin



12 gennaio 2011

Giuseppe Mazzini, il Partito Repubblicano Italiano e la Massoneria


Mi sono recentemente imbattuto in un dibattito sul web alimentato dall'amico repubblicano Enzo Baccioli relativamente al rapporto fra Giuseppe Mazzini, il Partito Repubblicano Italiano e la Massoneria.
L'amico Enzo ha da subito voluto evidenziare la non appartenenza del Mazzini alla Massoneria la quale, a parere di Enzo, è un'Associazione "etico-morale" incompatibile con l'appartenenza ad un partito politico.
Ho fatto notare all'amico Baccioli che, innanzitutto, la Massoneria è un'Istituzione adogmatica ed apolitica a carattere non già "etico-morale" (termini che si addicono piuttosto a regimi totalitari), bensì spirituale.
In seconda battuta, a proposito del Mazzini massone, le opinioni degli storici sono tutt'ora discordi, visto che non vi sono concrete prove nè della sua appartenenza alla Libera Muratoria, nè della sua non appartenenza. Ci sono, infatti, autorevoli studiosi che sostengono che Giuseppe Mazzini fu iniziato "sulla spada" (ovvero senza alcun rituale massonico) nella fortezza di Priamar, a Savona, dal massone Passano.
Ciò che è purtuttavia certo è che Mazzini, massone o meno, era dotato di una profonda sensibilità spirituale intrisa di cristianesimo gnostico, la quale giunse persino ad influenzare le teorie spirituali di Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che il Mazzini conobbe a Londra e con la quale collaborò al punto che la Blavatsky partecipò attivamente alla battaglia di Mentana fra le truppe garibaldine (e fu iniziata alla Libera Muratoria dallo stesso Generale Giuseppe Garibaldi, il quale risultò profondamente affascinato dalle teorie teosofiche relative alla reincarnazione).
Giuseppe Mazzini, certo, pur condividendone le finalità spirituali, non simpatizzò mai troppo per la Massoneria, ma ciò unicamente in quanto la considerava troppo elitaria. Il Mazzini, infatti, anelava ad una Massoneria di Popolo, aperta alle giovani menti ed alla società nel suo complesso, che si occupasse di diffondere ed infondere negli individui il messaggio Universale di Pace, Amore e Fratellanza senza distinzione alcuna.
L'amico repubblicano Enzo Baccioli, nel suo articolo sul web, poi, sostiene che il Mazzini carbonaro si discostò dalla Carboneria (che è una derivazione della Massoneria che, a differenza di questa, si rifà al simbolismo dei boschi) in quanto la considerava "una specie di P2 della Massoneria". Nulla di più errato e ciò per due essenziali motivi: la Loggia Propaganda fu fondata diversi anni dopo la morte del Mazzini, ovvero nel 1877 e proprio dal mazziniano Giuseppe Mazzoni. Inoltre vi è da dire che il giudizio storico e politico relativo alla Loggia P2 (Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia, tutt'altro che segreta) non è ancora concorde e definitivo.
Altri aspetti che non ho condiviso del discorso di Baccioli sono quelli relativi alla "strumentalizzazione del mazzinianesimo e del PRI da parte della Massoneria". Nessuna strumentalizzazione nè vi fu nè vi sarebbe potuta essere in quanto la Massoneria non si occupa affatto di politica e ciò proprio per evitare divisioni profane al suo interno e garantire piena serenità d'animo ai suoi affiliati nelle cosiddette Tornate di Loggia.
Vero è però che nel PRI vi erano e vi sono tutt'ora numerosi massoni e trovo oltremodo assurdo il discorso di Enzo Baccioli relativo all'incompatibilità di appartenenza dei massoni ad un partito politico.
Iniziamo con il dire che, solo i regimi ed i partiti totalitari (nazista, fascista, comunista, socialista quando era di ortodossia marxista) impedirono ai propri affiliati di appartenere alla Massoneria. E ciò per un preciso motivo, ovvero in quanto questa era foriera non solo di libertà individuale, ma persino di libertà spirituale e di pensiero. La Massoneria ed i massoni, infatti, furono e sono perseguitati in ogni regime dittatoriale del mondo, sia esso di destra o di sinistra.
La Massoneria, in questo senso, è infinitamente superiore ad ogni partito politico e racchiude in essa l'essenza di tutte le Tradizioni e Scuole di Pensiero d'Occidente ed Oriente.
Persino il Tricolore della bandiera italiana, tanto amato da Giuseppe Mazzini e decretato nel 1797 a Reggio Emilia, fu coniato dal massone conte di Cagliostro e la prima bandiera tricolore recava, e non a caso, i simboli massonici di Squadra e Compasso.
I concetti mazziniani di "Dio e Popolo", poi, sono concetti profondamente massonici e non esiterei a definirli cagliostriani.
Mazzini fu, infatti, come ho spiegato all'inizio dell'articolo, un Grande Iniziato indipendentemente da fatto che fosse massone o meno. Egli aveva già di per sè interiorizzato i principi delle grandi Tradizioni iniziatiche ed esoteriche e ciò è e fu alla base del suo pensiero umanitario e politico di emancipazione individuale e sociale.
La Massoneria non discute nè di politica nè di religione, lo ribadiamo, semplicemente per evitare divisioni fra Fratelli. Essa le trascende per mezzo di rituali che sono utili al perfezionamento individuale in questo mondo materiale.
In Loggia si è uomini e donne affratellati. Nel mondo profano si fa quel che si ritiene giusto fare. Bene però sarebbe ricordare di avere “un piede in terra ed uno in cielo”.
La fedeltà cieca ad un partito o ad un'ideologia politica (e dunque profana), invece, equivale alla schiavitù della propria mente e della propria coscienza.
La fedeltà ad un principio sia esso morale e/o spirituale, se compreso ed interiorizzato, è utile ad una vita retta.
E' con ciò e per ciò che ritengo la Massoneria l'unica grande Istituzione umanitaria in grado di perpetrarsi nei secoli a venire e di evolversi all'unisono con il sentire dei singoli affiliati.
Oltrettutto è l'unica organizzazione universale in grado di far dialogare pacificamente ed amorevolmente persone diversissime fra loro per cultura, educazione, fede religiosa, orientamento sessuale, ceto sociale, credo politico.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini