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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 marzo 2014

Barry Goldwater: un vero conservatore libertario

Recentemente, in um mercatino delle pulci, ho trovato un vecchio libro scritto da Barry Goldwater dal titolo “Il vero Conservatore” (titolo originario: “La coscienza di un Conservatore”), pubblicato negli Anni '60 - in Italia - dalle edizioni de Il Borghese.

Ora, chissà quanti si ricorderanno di Goldwater e del fatto che, nel 1964, fu il candidato Repubblicano alle presidenziali degli Stati Uniti d'America, ma fu sconfitto dal Democratico Lyndon Johnson.

Goldwater, pur forse dimenticato dai più, fu un Libertario sino alla fine, oltre che fiero Repubblicano e Conservatore e, in questo senso, fu figura emblematica del panorama politico dell'Occidente.

Libertario in fatto di diritti civili e libertà economiche, ovvero favorevole ad aborto, diritti degli omosessuali e legalizzazione della cannabis, nonché favorevole allo Stato minimo.

Ne “Il vero Conservatore”, infatti, Goldwater illustra la sua prospettiva anti-statalista, ovvero per il rispetto della Costituzione degli USA, la quale non contempla affatto l'esistenza di un Governo dinamico, bensì l'esistenza di un Governo che garantisca le libertà e dunque la presenza di uno Stato non invasivo nella vita e nelle tasche dei cittadini.

In questo senso, lo spirito libertario di Goldwater – che è il medesimo del Repubblicano Ron Paul di oggi – era dunque conservatore, ovvero atto a conservare i principi dei Padri Fondatori degli USA iscritti nella Costituzione.

In questo senso Goldwater critica l'obbligo per i lavoratori di iscriversi al sindacato, il quale non tutela altri che i propri dirigenti e la politica di questi a favore di questo o quel candidato alle elezioni. Egli critica altresì l'invasività del Governo in fatto di agricoltura, stato sociale ed istruzione. Barry Goldwater crede unicamente nella riduzione della spesa pubblica, che grava tutta sulle spalle degli onesti lavoratori americani. E, dunque, crede in una tassazione minima, per nulla progressiva, ma atta a pretendere una uguale percentuale della ricchezza di ciascuno, e non di più.

Lo spirito di Goldwater - oggi incarnato, come dicavamo, da Ron Paul - rappresenta purtroppo una minoranza libertaria all'interno del Partito Repubblicano USA, ma è l'unico che è stato ed è in grado di arginare le spinte social-burocratiche, assistenzialistiche, parassitarie, invasive ed autoritarie dello Stato e dei Governi (che sono state tipiche - negli USA - dei Roosvelt, dei Kennedy ed oggi di Obama).

Una bellissima frase scritta da Goldwater ne “Il vero Conservatore” e che racchiude il suo testamento politico, non a caso, è la seguente: Il momento verrà in cui affideremo la condotta delle nostre faccende a uomini in grado di comprendere che il loro primo dovere come funzionari pubblici è di spogliarsi del potere che è stato dato loro. Verrà quando gli americani (…) decideranno di eleggere l'uomo che avrà promesso di applicare la Costituzione e di restaurare la Repubblica.

Un pensiero profondo, contro il Potere politico invasivo ed autoritario. Un pensiero di un vero amante della legge fondamentale del suo Paese, l'unica in grado di preservare le libertà dei cittadini dalle spinte burocratiche dei malgoverni di sempre.


Luca Bagatin



29 novembre 2012

Barry Goldwater: valori americani e lotta allo statalismo

Per decenni la vulgata "politically correct" diffusa fra i media e l'incultura dominante, ci hanno fatto credere al mito del New Deal ed alle dottrine di Keynes, quasi fossero la panacea di tutti i mali.
Posto che in economia non esiste e non può esistere un sistema perfetto, possiamo notare che le teorie keynesiane, applicate per decenni negli Stati Uniti d'America a partire da Wilson sino ad Obama (e coinvolgendo anche Eisenhower ed i Bush) - salvo la felice parentesi Reagan - hanno prodotto unicamente: più tasse; più invasività dello Stato nell'economia e nella vita dei cittadini; più militarismo; minore propensione al consumo privato; maggiore indebitamento delle famiglie; speculazione finanziaria favorita anche dalla FED, ovvero dalla Banca Centrale USA, voluta ed imposta dal Presidente democratico Wilson a tutto vantaggio di burocrati, politicanti e delle oligarchie finanziarie.
A contrapporsi a tali teorie stataliste i liberali duri e puri, ovvero i cosiddetti "libertarian" o libertari, di cui ci parla un ottimo ed agile volume di Antonio Donno, professore di Storia delle Relazioni Internazionali, edito da "Le Lettere" e dal titolo "Barry Goldwater - valori americani e lotta al comunismo".
Un libro dedicato al candidato alla presidenza USA Goldwater, nel 1964, ma, più in generale al fronte "conservative" del Grand Old Party (GOP). Un fronte "conservatore", ma nel senso spiccatamente liberale del termine, ovvero che fonda le sue radici ed i suoi principi nella conservazione della Costituzione e dei valori dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, a cominciare dalla preminenza dell'individuo di fronte allo Stato ed alla politica, ovvero la preminenza della libertà individuale, sia essa economica che civile.
In questo senso il libro di Donno parte dalla critica della cosiddetta "Old Right" nei confronti del New Deal di Roosvelt, fatto di aiuti indiscriminati ai Paesi esteri; di interventi anche militari all'estero e dunque di aumento delle spese militari; di aumento delle imposte dirette e di simpatia più o meno mascherata, in un primo tempo per il fascismo di Mussolini (ciò è ricordato anche nel libro di Amedeo La Mattina dedicato ad Angelica Balabanoff) ed in un secondo tempo di ammiccamenti allo stalinismo sovietico, che si può anche denotare dalle concessioni a Yalta, nel '45, nei confronti del blocco sovietico.
Fu così che si delineeranno le prime posizioni "isolazioniste" ed antimilitariste del GOP e dell'area liberale e libertaria, contrapposta a quella cosiddetta "liberal" dei Democratici, i quali, come spiegato dal prof. Donno, si autoproclamarono tali, pur non essendolo.
E va qui ricordato anche un bel libro di Alberto Pasolini Zanelli degli anni '80, il quale ricordò le simpatie di importanti settori della "beat generation" per i libertari del GOP, al punto che lo stesso scrittore Jack Kerouac ne fu, in gioventù, un convinto militante.
In questo senso Barry Goldwater incarnò, negli anni '60 del Novecento, il miglior rappresentante della cultura liberale, liberista e libertaria del nuovo Partito Repubblicano USA: antistatalista, antikeynesiano, attento al rispetto dei valori della Costituzione ed ai diritti individuali al punto che, sino alla sua morte, avvenuta nel 1998, sosterrà la legalizzazione della marjiuana, il diritto all'aborto ed i diritti degli omosessuali, opponendosi persino all'ala religiosa e fanatica del suo stesso partito.
Di particolare rilevanza anche l'anticomunismo viscerale di Goldwater, in questo senso discostandosi dall'ala isolazionista del GOP. Goldwater sosteneva infatti che, la lotta al comunismo, doveva essere senza quartiere perché altrimenti ne sarebbe andata di mezzo la stessa libertà dei cittadini statunitensi.
Goldwater, nel 1964, purtroppo, fu sconfitto da Lyndon Johnson, ma, con le sue ricette liberali in economia, anticipò la campagna elettorale - questa volta vincente - di Ronald Reagan, nel 1981, di cui fu importante sostenitore ed amico.
Che cosa ci rimane oggi di Goldwater ? La sua eredità, per molti versi, è riscontrabile in Ron Paul, già candidato nel 1988 del Libertarian Party e da parecchi anni candidato libertario alle primarie del GOP e, in questo senso, sta, di primaria in primaria, raccogliendo sempre più consensi.
I maggiori sostenitori dei libertari negli USA sono soprattutto giovani delusi dall'invasività della politica inconcludente; da una FED che vorrebbero abolita; da antimilitaristi stanchi del fatto che gli USA siano i "poliziotti del mondo" e che vorrebbero un ritorno ai principi dei Padri Fondatori: una federazione di Stati ove a primeggiare sia il libero commercio, la libera iniziativa ed i diritti individuali dei cittadini, senza intromissioni statali.

Luca Bagatin



10 maggio 2008

Governo Berlusconi quater: un Esecutivo (anche) di laici, liberali, liberalsocialisti



Da sinistra a destra i cinque ministri laici e liberalsocialisti del Governo Berlusconi quater: Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Franco Frattini, Elio Vito e Stefania Prestigiacomo.

Ci voleva un Governo di centrodestra per avere ben 3 ministri liberalsocialisti, un radicale e molti laici al punto che Luca Volontè  dell'Udc, su "Libero" dell'8 maggio, polemizza denunciando la pressoché totale assenza dei cattolici impegnati in politica.
Ci voleva un nuovo Governo Berlusconi per far strabuzzare gli occhi a tutti noi laici, liberali, repubblicani che sino all'altro giorno lo vedevamo come il fumo negli occhi (ma mai tanto quanto la compagine "democrat-cattocom" prodiana) e che sospettavamo avrebbe aperto ad un Governo di inciuci con Veltroni & Co. che spazzasse via tutte le nostre battaglie e la nostra storia autenticamente civile ed occidentale.
Ed invece, con l'ottimo Maurizio Sacconi al Welfare ed alla Salute; con i liberalissimo e storicamente liberalsocialista Renato Brunetta all'Innovazione tecnologica (già consigliere economico del Governo Craxi negli anni '80); Franco Frattini agli Esteri (ma non ci sarebbe dispiaciuta nemmeno la pasionaria Margherita Boniver); il radicale Elio Vito ai Repporti con il Parlamento e la laicissima e impegnatissima Stefania Prestigiacomo all'Ambiente, ci riteniamo davvero rassicurati e, diciamolo pure, pressoché totalmente soddisfatti ed entusiasti.
E ci sentiamo ancor più rassicurati se pensiamo che la scalmanata e parolaia Lega Nord si è beccata i ministeri meno influenti con Bossi al Ministero del Federalismo e Calderoli a quello della Semplicifazione (costituiti "ad hoc" e praticamente inutili). L'unico leghista ad avere un Ministero di peso è il moderato Roberto Maroni (che pur fu "scalmanato" negli anni '70 quando militava in Democrazia Proletaria che purtuttavia era un movimento libertario) che fu tutto sommato un discreto Ministro del Welfare che si avvalse della collaborazione del compianto riformista e giuslavorista Marco Biagi, sempre con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio).
Stendiamo invece un velo pietosissimo per la scelta di Tremonti alll'Economia e temiamo che con un anti-liberista e anti-mercatista come lui sarà assai difficile ridurre la spesa pubblica improduttiva e gli enti inutili (lo abbiamo già visto all'opera dal 2001 al 2006).
All'Economia infatti avremmo preferito Renato Brunetta o Daniele Capezzone (quest'ultimo quantomeno come sottosegretario).
Altro velo pietoso per la scelta della soubrette Mara Carfagna nella compagine governativa. Riteniamo infatti che non abbia alcuna competenza politica e la sua bellezza fisica è pari alla sua inesperienza. Tanto più che si troverà a reggere il Ministero per le Pari Opportunità e ci chiediamo se le signore e le ragazze italiane si sentiranno effettivamente rappresentata da una donna che sino all'altro giorno si è occupata esclusivamente di Spettacolo (per quanto, diciamocelo, il Dicastero delle Pari Opportunità è assolutamente inutile).
Per il resto, ottima la scelta dei ministri giovani ed appassionati (penso ad esempio a Giorgia Meloni, che pure ha idee pressoché totalmente opposte alle mie, ma non posso negarle passione e serietà) alcuni dei quali saranno delle vere e proprie scoperte in quanto sostanzialmente sconosciuti politicamente.
Sulla bontà del programma della compagine governativa, poi, non ci sono dubbi: abolizione delle Province e degli enti inutili (antica battaglia repubblicana di Ugo La Malfa); detassazione degli straordinari e sostegno ai salari; completamento della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali; riduzione della spesa pubblica; abolizione dell'Ici sulla prima casa.
Sembra il programma di un governo di Nuovo CentroSinistra più che di uno di Centrodestra !
E bene, dai, in una scala di valori da uno a dieci diamo un bel 7 a questo Governo Berluisconi quater che peraltro sta seguendo l'ottima strada intrapresa dai partiti liberaldemocratici e "conservatori" (anche se il termine mi appare assai improprio) occidentali già solcata prima di lui da Sarkozy, David Cameron e John McCain: ovvero rigettare i valori della destra tradizionale e aprirsi ai valori laici, liberali e libertari andando oltre la destra e la sinistra tradizionale.
Sarko in Francia ha vinto con un programma totalmente liberale in economia e nei diritti civili, occidentale nella politica estera e rigoroso in termini di sicurezza. Egli ha peraltro significativamente voluto nella sua squadra di governo il socialista Bernard Kouchner agli Esteri.
Il "Conservative" David Cameron ha recentemente stravinto alle elezioni amministrative inglesi proponendo un programma radicalmente diverso rispetto al passato del suo partito ed avvicinandosi alla visione liberalsocialista di Tony Blair (assai diversa da quella del più socialburocratico Brown) prevedendo peraltro aperture nei confronti di gay e lesbiche, una politica ambientale più incisiva, il sostegno alla sanità pubblica e la possibilità di legalizzare la cannabis e i suoi derivati.
In Inghilterra, peraltro, avanzano anche i Liberaldemocratici che diventano il secondo partito superando i Laburisti la cui nuova virata statalista è stata rigettata in toto dall'elettorato.
Per finire, siamo certi che anche il repubblicano statunitense John McCain stravincerà sui candidati democratici (o la Clinton o Obama) proprio per il suo programma liberale nei diritti civili e in economia e per una politica estera tutta improntata alla difesa dei valori umani di libertà e democrazia.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" arretra in tutta Europa e financo nella tradizionalmente socialBurocratica Svezia. Ovviamente tranne in Spagna vista e considerata infatti la gestione liberale del socialista Zapatero.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" (anche se è ormai del tutto improprio parlare di "destra" e di "sinistra") è e sarà destinata alla sconfitta nei prossimi anni, in quanto arroccata su posizioni meramente conservatrici, stataliste e socialburocratiche che garantiscono solo chi è già garantito.
Per questo, come nei gloriosi anni '80, vincerà e governerà seriamente solo chi sarà capace di mettere in piedi governi in grado di risollevare l'economia con dinamismo, capaci di ridurre le spese inutili e di garantire sicurezza ai cittadini senza entrare però nella loro vita privata e sotto le loro lenzuola, capace di garantire diritti civili nel pieno rispetto dei doveri.
La sfida, ormai, non è più fra "destra" e "sinistra" ovvero fra "conservatori-popolari" e "progressisti-socialdemocratici", bensì fra Liberali e Conservatori e noi, da anni dalla parte delle libertà e dell'individuo, ci schieriamo sempre e comunque  con i primi, consapevoli che il presente ed il futuro si giocano sulla creatività dei singoli piuttosto che sull'inefficienza degli Stati accentratori.





Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini