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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 maggio 2014

Il golpe bianco di Edgardo Sogno


Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi

Edgardo Sogno, partigiano liberale. Antifascista, antinazista ed anticomunista. Presidenzialista e gollista. Eroe della Resistenza contro fascisti e nazisti e fra i primi a denunciare le leggi Razziali in Italia arrivando persino ad appuntarsi una stella di David sulla giacca, nel 1938, pur non essendo ebreo.

Fu accusato ingiustamente di “golpismo”, assieme all'altro eroe della Resistenza antifascista Randolfo Pacciardi, repubblicano mazziniano, alla metà degli anni '70.

E non va dimenticato che, ad accusarli antrambi, assieme ad altri loro amici, fu Luciano Violante. Quel Luciano Violante prima magistrato e successivamente deputato comunista, passato dal Pci al Pds ai Ds sino al Pd. E divenuto addirittura Presidente della Camera (sic !).

Luciano Violante, grande accusatore di due eroi Medaglia d'oro alla Resistenza e già deputati all'Assemblea Costituente (Pacciardi, addirittura, fu Ministro della Difesa nel Governo De Gasperi; Edgardo Sogno fu, invece, Ambasciatore).

Ma perché tanto astio contro questi due eroi ?

Semplicemente perché, proprio in quanto antifascisti, non potevano non essere anche anticomunisti, ovvero sinceri democratici (altro che quelli che si camuffano da “democratici”, come i cattocomunisti “piddini”, che già nel 1948 misero in piedi lo stalinista Fronte “Democratico” (im)Popolare, ma, fortunatamente, furono sconfitti dal centrismo degasperiano, dai repubblicani, dai socialidemocratici e dai liberali.

Violante, dunque, mise in piedi un processo farsa che condusse Sogno e Pacciardi, nel 1976, in carcere, con l'accusa di cospirazionismo ai danni dello Stato e della democrazia, in combutta con il fascisti di Ordine Nuovo (loro che erano antifascisti...figuriamoci !). Assolti solo due anni dopo in quanto “il fatto non sussiste” (e per forza !).

Ma, andiamo con ordine. Da dove partiva la falsa accusa di “golpe bianco” (ovvero anticomunista) mossa dal magistrato comunista Violante contro Sogno e Pacciardi, ovvero i leader – rispettivamente - dei Comitati di Resistenza Democratica e dell'Unione Democratica per la Nuova Repubblica, movimenti politici entrambi contro gli opposti estremismi ai tempi degli Anni di Piombo ?

Riporto testualmente - a titolo di spiegazione riassuntiva dei fatti – parte di un mio articolo che scrissi nel giugno 2010, a proposito del presunto “golpe bianco” di Sogno e Pacciardi:

Allorquando l'Italia rischiò, alla metà degli anni '70, di finire nell'influenza della dittatura sovietica a causa dell'avvicinamento di ampi settori della sinistra democristiana e del Partito Comunista Italiano all'area di governo, Sogno e Pacciardi, presero contatti con settori chiave dell'esercito e con un nutrito numero di ex partigiani liberali, repubblicani, monarchici ed ex comunisti pentiti.
Il loro progetto consisteva nel tentare di creare le basi per un governo di alternativa al rischio dell'arrivo dei comunisti al governo.
Il governo che proponevano Sogno e Pacciardi doveva - secondo le parole dello stesso Sogno - "riportare il Paese alla visione risorgimentale", ovvero attuarsi per mezzo di un'alleanza fra laici occidentali, cattolici liberali e socialisti antimarxisti.
Un governo che promuovesse, poi, una legge elettorale presidenzialista, sul modello attuato dal già capo della Resistenza francese Charles De Gaulle, in Francia.

Dov'era il cosipiraziosnismo antidemocratico, in tutto ciò ? E' possibile processare delle persone solamente per le loro idee politiche, specie se queste idee sono a favore del rafforzamento della libertà e della democrazia sancite anche in Costituzione ?

Evidentemente, se a qualcuno certe idee di libertà danno fastidio...pare sia e sia stato possibile !

Al punto che da allora l'intellighenzia inculturale italica ha fatto strage della memoria di Edgardo Sogno e di Randolfo Pacciardi e solo qualche scribacchino, come il sottoscritto, ama spesso ricordarli.

Recentemente è stato pubblicato dall'ottima casa editrice LiberiLibri “Il golpe bianco di Edgardo Sogno”, di Pietro Di Muccio de Quattro, già deputato liberale e docente universitario. Il saggio, che, nell'intento dell'autore e dell'editore doveva essere la ripubblicazione de “Il golpe bianco” scritto dallo stesso Edgardo Sogno nel 1978, ove il partigiano raccontò l'incresciosa vicenda di malagiustizia che lo colpì, in realtà è un saggio incompleto.

Esso, infatti, raccoglie unicamente la prefazione di Pietro Di Muccio e, in appendice, gli atti del processo che vide imputati Sogno e Pacciardi ed il processo che Sogno intentò, successivamente, contro Violante, per “falso in atto pubblico”.

Perché “Il golpe bianco di Edgardo Sogno” è un saggio incompleto ?

La casa editrice LiberiLiberi aveva chiesto a Luciano Violante di scrivere una postfazione al saggio di Sogno, in modo che Violante potesse offrire la sua versione dei fatti, in risposta alle accuse di Sogno. Il magistrato, invece, ha pensato bene di non rispondere nemmeno alla gentile richiesta della casa editrice. In questo modo, onde evitare eventuali querele, la LiberiLibri, ha pensato di evitare di ripubblicare il saggio completo di Sogno in quanto, come scritto nell'introduzione, in Italia esiste ancora il reato di “lesa maestà” del magistrato, anche quando questi sbaglia.

Al danno, insomma, la beffa.

Ciò per far capire, in sostanza, in che razza di Stato antidemocratico viviamo, ove al diritto romano si è sostituito il manrovescio politico !

Ad ogni modo e comunque, ciò che ci preme ricordare è che, nel nostro recente passato, vi sono stato uomini che, sull'esempio degli Eroi del Risorgimento, si sono battuti per un'Italia diversa, libera e civile: Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi sono fra questi e nessuno, ma proprio nessuno, potrà ulteriormente infangarne la memoria.

E chi nel passato li ha accusati, farebbe bene magari a farsi un approfondito esame di coscienza, specie a distanza di oltre trent'anni.


Luca Bagatin



19 maggio 2012

Randolfo Pacciardi: profilo politico dell'ultimo mazziniano



Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi.
Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo degasperiano, in veri e propri centri di potere, talvolta palese, talvolta occulto.
Di Randolfo Pacciardi si ricorda poco, in quanto l'intellighenzia culturale partitocratica, cattocomunista e clericofascista, fecero di tutto per offuscarne la memoria e le battaglie politiche e culturali.
A un anno dalla bellissima raccolta di scritti e discorsi curata dall'amico repubblicano Renato Traquandi, già stretto collaboratore di Pacciardi, ed edita da Albatros, ecco approdare in libreria, per i tipi della Rubbettino, "Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell'ultimo mazziniano", del prof. Paolo Palma.
Una biografia completa e corredata anche da rarissime foto in appendice del leader politico repubblicano, durente la Guerra di Spagna; la lotta al fascismo; nei primi comizi ed assieme a Capi di Stato e di Governo italiani e stranieri.
Paolo Palma, che Pacciardi conobbe bene, tratteggia il profilo del leader grossetano di Giuncarico, nato nel 1899, interventista della prima ora a fianco delle forze dell'Intesa e contro gli Imperi Centrali, al fine di completare l'Unità d'Italia, sull'esempio del suo maestro Arcangelo Ghisleri, uno dei padri del repubblicanesimo mazziniano.
E fu così, con l'ideale di Giuseppe Mazzini nel cuore, che Pacciardi, appena quindicenne, si iscriverà al Partito Repubblicano Italiano e successivamente sarà iniziato alla Massoneria e, nel 1917, si arruolerà nell'esercito italiano e sarà inviato al fronte, ove brillerà per ardimento, in particolare collaborando con le truppe anglo-francesi e sarà decorato con la Military Cross e della Croix de guerre avec palme.
A guerra terminata, nonostante i fascisti lo corteggino affinchè passi nelle loro fila, Pacciardi sarà fra i primi a rifiutare tali tendenziosi inviti e a denunciare il pericolo totalitario e filo-monarchico del nascente movimento mussoliniano.
Fonderà dunque giornali antifascisti della primissima ora (cosa assai rara, per quei tempi, se pensiamo che numerosi comunisti e socialisti passeranno presto nelle file del Duce e che lo stesso Giovanni Spadolini, successivamente Segretario del PRI, sarà collaboratore dell'organo antisemita "La Difesa della Razza") e ben presto fonderà il primo movimento antifascista denominato "Italia Libera",  su principi mazziniani, repubblicani, contro ogni tipo di lotta di classe e per l'esaltazione del socialismo etico e dell'insurrezionalismo risorgimentale.
Rondolfo Pacciardi, infatti, fu Repubblicano che seppe rivalutare il pensiero liberalsocialista di Giuseppe Mazzini, contrapposto al nascente bolscevismo e, ovviamente, al fascismo nazionalista.
Fu così che, nel 1925, partecipò ad un tentativo insurrezionale per rovesciare il regime fascista, che, purtroppo, fallì e fu così che, nel 1926, Pacciardi, sarà affidato al confino, ma riuscì a fuggire in Svizzera, rimanendo in contatto con il movimento antifascista "Giustizia e Libertà" e gli anarchici e tentando, nel 1931, di organizzare un'attentato dinamitardo contro Mussolini, anch'esso fallito.
Nel 1936 parteciperà alla Guerra civile spagnola, al comando della celebre e prestigiosa Brigata Garibaldi, contro le truppe nazifasciste e franchiste ed opponendosi persino ai tentativi dei comunisti di annientare socialisti ed anarchici.
Pacciardi, da buon mazziniano, fece poi di tutto per fondere il PRI al Partito d'Azione ed attestando il movimento repubblicano nel solco del socialismo non marxista e liberale e questo sarà il suo obiettivo per tutto il dopoguerra, ove, nel frattempo, fu eletto più volte Segretario del PRI.
Sarà dunque chiamato da Alcide De Gasperi alla Vicepresidenza del Consiglio e successivamente a presiedere il Ministero della Difesa sino al 1953, nei primi governi centristi DC-PRI-PSLI-PLI.
Fu, assieme a Sforza ed Einaudi, fra i più accesi sostenitori del Piano Marshall per la ricostruzione e del Patto Atlantico, anche in funzione anticomunista.
Priorità di Pacciardi fu sempre, infatti, quella di arginare un nuovo pericolo totalitario, nel dopoguerra proveniente dall'URSS e dal suo partito satellite, il PCI.
Fu così che Pacciardi iniziò a sviluppare la sua idea presidenzialista, sull'esempio dell'antifascista francese De Gaulle, e a sviluppare le sue idee federaliste in funzione anti-separatista ed anti-nazionalista, anche sull'esempio della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Feroci furono le critiche al sistema partitocratico, ovvero a quella che Pacciardi definiva una nuova dittura dei partiti, fatta da interessi di retrobottega ai danni dei cittadini. Ed in questo fu il primo a denunciare il sistema diffuso delle tangenti, della corruzione e delle correnti nei partiti.
Il suo anticomunismo lo porterà ad esaltare il centrismo degasperiano e a diffidare dei socialisti di Nenni, i quali erano ancora troppo vicini al PCI ed al marxismo. Fu così che egli votò contro il primo governo di Centro-Sinistra allargato al PSI.
Pacciardi avrebbe preferito infatti la costituzione di una Terza Forza laica, comprendente repubblicani, socialdemocratici e liberali, da contrapporre, con il tempo, sia alla DC che al PCI.
Il suo voto contrario al Centro-Sinistra, oltre che le critiche alla partitocrazia, ad ogni modo, gli costò l'espulsione dal PRI di Ugo La Malfa e l'ostracismo di gran parte dell'arco parlamentare che, da allora, lo bollerà come fascista e da allora sarà persino fatto seguire dal servizio segreto italiano, il Sifar.
Pacciardi, ad ogni modo, non si perderà d'animo e nel 1964, fonderà il movimento d'ispirazione gollista, nè di destra, nè di sinistra, Unione Democratica Nuova Repubblica, recante per simbolo una primula stilizzata, il quale, pur avendo vita breve e scarsi risultati elettorali, porrà le basi per una nuova battaglia politico-culturale ancora oggi di strettissima attualità: la proposta di far eleggere il Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti, da parte dei cittadini.
Randolfo Pacciardi, richiamava così l'antica battaglia di Mazzini per una Repubblica democratica di popolo, lontana dai giochi di potere e restituita ai cittadini.
Ciò, ad ogni modo, gli costerà nuove diffidenze, in particolare quando alla battaglia presidenzialista si unirà l'ambasciatore Edgardo Sogno, liberale e già eroe antifascista, ingiustamente accusato di golpismo solo perché aveva dichiarato che avrebbe arginato, assieme a Pacciardi, ogni tentativo di presa del potere da parte del PCI, allora finanziato dalla dittatura sovietica, ed auspicato un governo di emergenza presieduto dallo stesso Pacciardi.
L'ultima battaglia presidenzialista ed antipartitocratica di Pacciardi e Sogno, ad ogni modo, si terrà nel 1975, al Teatro Adriano di Roma, dal titolo "Una soluzione democratica alla crisi di regime", con i giovani del Partito Liberale, pronti ad ostacolare la polizia qualora avesse tentato di far arrestare Sogno.
Randolfo Pacciardi, ad ogni modo, rientrerà nel PRI nel 1980, per morire, ultra noventenne, nel 1991.
La sua idea di riforma presidenziale sarà ripresa dal socialista Bettino Craxi, il quale, confiderà proprio di essersi ispirato a Pacciardi.
Tutto ciò e molto altro è scritto e documentato dal prof. Paolo Palma nell'agile biografia che abbiamo, testè, tentato di riassumere.
E' un testo, assieme a quello dell'amico Traquandi, pubblicato lo scorso anno, da leggere e diffondere in quanto di strettissima attualità.
Probabilmente se oggi, in luogo dei Beppe Grillo, ci fosse un Randolfo Pacciardi, ovvero una personalità di questo tipo, con solide radici culturali e democratiche, forse, una reale speranza di rinascita onesta, civile e democratica per l'Italia, ci sarebbe davvero.
Occorre dunque ai nuovi mazziniani e presidenzialisti, riprendere questa battaglia non ancora vinta.

Luca Bagatin



5 ottobre 2011

Ranfolfo Pacciardi: il combattente di cui avrebbe bisogno l'Italia di oggi


Randolfo Pacciardi: repubblicano mazziniano, partigiano antifascista, Eroe della guerra civile spagnola, comandante della Brigata "Garibaldi", anticomunista, atlantista, Ministro della Repubblica, Segretario del Partito Repubblicano Italiano prima e poi ingiustamente espulso dal PRI e successivamente ingiustamente accusato di golpismo dai cattocomunisti e dai fascisti. Fondatore del movimento mazziniano Unione Democratica per la Nuova Repubblica, presidenzialista e strenuo difensore della Repubblica laica e liberale. Uomo del popolo ed ascoltato dal popolo, contro la Casta politica già nel 1964 !
Un uomo che oggi potrebbe seppellire culturalmente e politicamente tutta la classe politica di faccendieri e di fannulloni di destra e sinistra, ovvero i nuovi dittatori di questo triste Paese.
Quello che segue è un video a lui dedicato, che si apre con una frase di Giuseppe Mazzini - suo maestro appunto - e si conclude con la massima pacciardiana: "Mi dicono: abbiamo la libertà. Quale libertà ? La libertà di una protesta inutile come quella che faccio io oggi".
Questo video è dedicato a tutti i repubblicani, i mazziniani, i garibaldini, i presidenzialisti puri, agli italiani, in particolare a tutti coloro i quali sono schifati dalla politica di oggi e che, come me, non vanno più a votare per protesta e per vergogna.


9 giugno 2010

"Testamento di un anticomunista": la vita di Edgardo Sogno



Trovo che il libro-intervista che Aldo Cazzullo realizzò nel 2000 assieme a Edgardo Sogno, sia il più grande manifesto militante di una generazione di pargiani liberaldemocratici e risorgimentali che seppero essere - e con forza - autenticamente antitotalitari.
"Testamento di un anticomunista", recentemente ripubblicato dalla Sperling & Kupfer, è dunque un documento prezioso, che ripercorre la vita di Edgardo Sogno, appunto, per mezzo dei suoi ricordi: da quando fu ufficiale di cavalleria dell'esercito italiano, passando per le sue eroiche imprese durante la Resistenza nelle file monarchico-liberali (salvando dalle grinfie delle SS - peraltro - l'azionista Ferruccio Parri, a rischio della vita), sino alla traumatica accusa di essere - assieme al repubblicano Randolfo Pacciardi - un golpista.
Accusa che gli mosse l'allora magistrato Luciano Violante, successivamente deputato comunista, e che gli costò - nel '76 - il carcere.
Possibile che una Medaglia d'oro alla Resistenza come Sogno, da anni fedele Ambasciatore della Repubblica, fosse un golpista e che parimenti lo fosse l'eroe repubblicano antifascista della Guerra di Spagna Pacciardi ?
Sogno e Pacciardi, come si comprenderà bene anche nel testo di Cazzullo, furono dei combattenti per la libertà. Contro il nazifascismo prima e contro il comunismo poi.
Allorquando l'Italia rischiò, alla metà degli anni '70, di finire nell'influenza della dittatura sovietica a causa dell'avvicinamento di ampi settori della sinistra democristiana e del Partito Comunista Italiano all'area di governo, Sogno e Pacciardi, presero contatti con settori chiave dell'esercito e con un nutrito numero di ex partigiani liberali, repubblicani, monarchici ed ex comunisti pentiti.
Il loro progetto consisteva nel tentare di creare le basi per un governo di alternativa al rischio dell'arrivo dei comunisti al governo.
Il governo che proponevano Sogno e Pacciardi doveva - secondo le parole dello stesso Sogno - "riportare il Paese alla visione risorgimentale", ovvero attuarsi per mezzo di un'alleanza fra laici occidentali, cattolici liberali e socialisti antimarxisti.
Un governo che promuovesse, poi, una legge elettorale presidenzialista, sul modello attuato dal già capo della Resistenza francese Charles De Gaulle, in Francia.
Golpe, ad ogni modo, mai non fu. Sogno e Pacciardi furono prosciolti da ogni accusa e mai, fortunatamente, i comunisti giunsero al governo in quegli anni e nell'ambito dei delicatissimi equilibri geopolitici di allora: da una parte il mondo libero, dall'altra l'inferno sovietico.
Edgardo Sogno, una volta lasciata la politica, vilipeso dall'intellighenzia clerico-marxista, ad ogni modo, continuò a dedicarsi alla redazione di scritti e testi sul rinnovamento delle Istituzioni.
"Testamento di un anticomunista" è un piccolo testo che si propone dunque di ricordare questo grande ed infaticabile combattente laico e risorgimentale come forse non ve ne sono più.

Luca Bagatin



15 febbraio 2010

Edgardo Sogno: partigiano liberale ingiustamente vilipeso

Edgardo Sogno fu partigiano liberale, antifascista ed anticomunista al contempo.
Nacque a Torino, il 29 dicembre del 1915, e negli anni '40 iniziò a frequentare i circoli liberali vicini a Benedetto Croce e dell'antifascismo clandestino.
Dopo l'8 settembre del 1943 prese parte alla Resistenza in rappresentanza del Partito Liberale Italiano e tale sua militanza gli valse la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Come molti liberali del tempo, fu acceso sostenitore della Monarchia e si spese attivamente nella campagna elettorale del referendum del 1946 che portò comunque alla vittoria della Repubblica.
Negli anni '50 fu diplomatico a Buenos Aires, Parigi e Londra e negli anni successivi tornò all'impegno politico nel PLI con i Comitati di Resistenza Democratica in funzione anticomunista.
Sarà proprio questo acceso anticomunismo che, nel 1974, lo porterà - assieme all'anticomunista e Repubblicano Randolfo Pacciardi (altro insigne partigiano ed eroe della Guerra civile Spagnola), all'incriminazione per cospirazione politica (quello che sarà poi definito "Golpe Bianco" dall'allora magistrato Luciano Violante, che li accusò).
Fu un'accusa totalmente assurda ed infondata che si basava unicamente sulle opinioni politiche dei due partigiani di ispirazione liberaldemocratica, i quali teorizzavano una "Seconda Repubblica" sull'esempio di De Gaulle in Francia: presidenzialista e con un governo forte e capace di arginare una volta per tutte il pericolo sovietico.
Edgardo Sogno venne dunque arrestato nel 1976, ma assolto da ogni accusa due anni dopo.
Nel frattempo aveva già pubblicato il libro "La seconda repubblica", ove raccolse le sue idee liberali e presidenzialiste e successivamente, nonostante gli fosse precluso l'accesso alle grandi case editrici, "Il Golpe Bianco", nel quale raccontò che il suo preteso "golpe" non fu che una rivoluzione liberale condotta con l'arma democratica delle modifiche istituzionali, nel particolare momento di crisi politica che l'Italia stava vivendo (egli fu fra coloro i quali, peraltro, denunciarono il rischio dell'entrata del Pci - legato alla dittatura sovietica - nell'area di governo).
Gli avversari di Sogno, come accadde per Pacciardi, rimarranno da quel momento i cattocomunisti ed i giacobini, che osteggeranno sempre le sue idee liberali e che non sopporteranno che un liberale, pergiunta monarchico, potesse aver combattuto con valore durante la Resistenza antifascista. Una Resistenza che si voleva unicamente "comunista" a tutti i costi.
Sogno, da liberista, punterà il dito contro l'economia statalista figlia del compromesso storico Dc-Pci e si avvicinerà persino al nuovo corso socialista di Bettino Craxi, arrivando persino a pubblicare un libro - "La grande utopia" - presso la casa editrice Sugarco, espressione dell'allora Psi, ove riprenderà ed attualizzerà il pensiero del filosofo John Stuart Mill.
Dal 1988 al 1992, Edgardo Sogno, pur rimanendo liberale, inizierà la collaborazione con l'organo del Psi "L'Avanti" e finanche con la rivista socialista "Mondo Operaio". Successivamente approderà a "L'Indipendente" di Vittorio Feltri e ad "Il Giornale".
Nel 1996 - da gollista convinto - si candiderà alle elezioni per la Camera dei Deputati come indipendente nelle liste di Alleanza Nazionale.
Non avrà successo, in quanto silenziato dai media e senza mezzi finanziari per far conoscere la propria candidatura. Quella di un liberale storico ed antifascista che accettò comunque di candidarsi in un partito la cui storia era assai diversa dalla sua, ma il cui schieramento ritenne più vicino alla sua prospettiva.
Di Edgardo Sogno, morto tristemente dimenticato da tutti all'età di 85 anni, oggi, ci rimane molto poco.
Quasi tutte le sue pubblicazioni sono ormai fuori catalogo. Citiamo qui, oltre a quelle già citate: "Testamento di un anticomunista": libro intervista a cura di Aldo Cazzullo e "La storia, la politica e le istituzioni" della casa editrice Rubbettino.
Sono invece lieto, da qualche giorno, di aver scoperto in rete un sito a lui dedicato www.edgardosogno.org, ovvero quello del "Comitato per le Libertà Edgardo Sogno", presieduto dal Senatore Francesco Forte ed il cui Presidente onorario è la moglie Anna Sogno.
Un Comitato che a livello internazionale fa capo ai Comitati per le Libertà presieduti dal dissidente russo Vladimir Bukowskij. Uno strumento per far conoscere la vita, le opere e l'azione di un grande liberale, antifascista ed anticomunista, ingiustamente vilipeso in questo nostro Paese che - a livello politico - ha una strana e pericolosa propensione ad osteggiare i paladini delle libertà individuali, civili ed economiche.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini