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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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4 agosto 2015

Le politiche nazifasciste di Cameron e Hollande. Stop allo sfruttamento del Terzo Mondo da parte dell'Occidente pseudo-democratico !

Pensano di costrastare un fenomeno che hanno creato loro.

E vogliono contrastarlo con misure barbariche, naziste. A Calais, a Ventimiglia....

Stiamo parlando delle ex grandi potenze colonialiste, Francia e Gran Bretagna, peraltro grandi esportatrici di armi nel mondo assieme anche al nostro Paese e non solo.

Paesi che hanno bombardato impunemente Stati sovrani quali la Libia, regalandoci così i criminali di Daesh, l'Isis, peraltro amico dei loro amici imperialisti statunitensi.

Paesi che oggi vogliono contrastare l'immigrazionismo, avendo però per secoli e decenni sfruttato la manodopera a basso costo e le risorse naturali del Nord Africa, dell'America Latina e non solo.

La stessa barbara uccisione del leone Cecil in Zimbabwe e di altre specie protette non è che la metafora di un Occidente barbarico, edonista, opulento e pseudo-democratico che depreda un Terzo Mondo i cui usi e costumi vogliono essere legittimamente diversi e che necessita solo di pace e prosperità e non già di sradicamento, deportazione finanche in nome di presunti “diritti umani” da esportare, di “democrazia” elettiva che non funziona nemmeno da noi.

E così Cameron e Hollande si trasformano in nuovi Hitler, ponendo steccati come fa la fascista Francia di Hollande che, anziché chiedere scusa – coprendosi il capo di cenere - ai popoli del Nord Africa e Terzo Mondo e aiutandoli ad uscire dalla deportazione, dallo sradicamento, dalla fame e dall'analfabetismo, li discrimina, li vuole fuori, pone steccati e aiuta quella Gran Bretagna che per secoli ha fatto strage di vite umane in nome di una Corona che non si è dimostrata diversa dall'Olocausto nazista e dalle barbarie sovietiche, specie se contiamo i numeri delle vite umane trucidate e calpestate nei secoli.

Occorre una visione diversa del pianeta e dell'Europa. Una visione che globalizzi i sentimenti umani e non già gli interessi dei Governi, degli Stati, delle imprese, del sistema bancario e dei ricchi.

Occorre chiedere scusa a chi ha subito i danni del colonialismo e del capitalismo, ai quali non solo va condonato ogni debito, ma non vanno più vendute armi e vanno anche offerte - a titolo gratuito e di risarcimento danni - risorse affinché questi si emancipino attraverso sistemi che riterranno loro e solo loro più consoni alla loro cultura e mentalità.

Pura utopia, allo stato dei fatti, lo sappiamo. Ma l'unica alternativa alle barbarie moderne prodotte proprio dalla nostra sedicente “civiltà”.


Luca Bagatin



4 settembre 2010

Per una legge elettorale senza sbarramenti



E si ritorna a parlare di riforma del sistema elettorale, ma, ancora una volta, la gran parte dei "comitati d'affari"....ops, scusate, dei partiti, sembra non voler andare al nocciolo del problema, ovvero restituire ai cittadini la libertà di eleggere i loro reppresentanti, senza antidemocratici sbarramenti e senza maggioritari spazzatutto.
L'attuale legge elettorale, che sino ad oggi ha fatto comodo tanto al Pd quanto al PdL, è una legge palesemene incostituzionale e palesemente antidemocratica in quanto stabilisce che gli eletti siano nominati direttamente dai partiti stessi e non per mezzo del democratico sistema delle preferenze. Ha poi l'abnorme difetto di prevedere uno sbarramento al 4% che manda al macero milioni di voti di elettori che hanno scelto partiti che ad esempio hanno avuto il 3, il 2 o l'uno percento delle preferenze.
In questo contesto ho ritenuto e ritengo più che legittimo il non andare a votare, proprio per non avallare tale sistema autoritario.
Orbene, c'è chi propone ancora una volta una fantomatica uninominale, senza tenere conto che non siamo gli Stati Uniti d'America e senza tenere conto che in Gran Bretagna una legge elettorale di questo tipo sta inesorabilmente naufragando e dimostrando che non garantisce per nulla la governabilità o la stabilità dei governi.
Nessuno - e non si comprende davvero il perché - rilancia l'unica legge elettorale che in Italia ha garantito rappresentanza ed una certa governabilità: il proporzionale puro, senza sbarramenti e con preferenze multiple.
Una legge totalmente italiana, che non ha "scopiazzato" (leggi "scimmiottato") altri sistemi elettorali.
Una legge che ha permesso alla pluralità dei partiti - che allora non erano meri comitati d'affari, bensì vere e proprie scuole di cultura politica e di governo - di concorrere alla vita democratica del Paese.
Una legge che permetteva a ciascun elettore di scegliere il proprio partito ed il proprio candidato alla carica di Deputato e/o di Senatore, ed ove i governi si costruivano in Parlamento, con l'avallo del Presidente della Repubblica, e sulla base di pochi ma condividi punti programmatici.
Una legge ove, peraltro, erano garantite le culture politiche europee: Socialista (che oggi non esiste pressoché più in Italia); Liberale (ridotta, in Italia, ormai al lumicino); Democratica Cristiana (sono molti quelli che si richiamano, in Italia, alla vecchia Dc, ma in realtà con essa non hanno nulla a che fare e finiscono per essere meri servi del potere Vaticano); Comunista (oggi ne conosciamo pressoché solo la versione più reazionaria, ovvero quella cattocomunista).
Se non tornaremo al più presto ad una legge proporzionale, senza sbarramenti, ovvero ad una legge pienamente democratica, l'Italia sarà destinata al limbo attuale, con una classe dirigente autoreferenziale, incolta, rissosa, fatta di showman e showgirl sculettanti eletti con sistemi più simili a quelli dei reality show (non che il sistema delle "primarie" ne sia poi tanto lontano), che un sistema che premi la cultura di governo ed il merito di ogni singolo candidato.

Luca Bagatin



8 maggio 2010

Un nuovo governo per la Gran Bretagna all'insegna del rinnovamento liberale



David Cameron e Nick Clegg fra i loghi dei rispettivi partiti politici

Quel che è certo, all'indomani dell'esito incerto delle elezioni nazionali, è che in Gran Bretagna sta nascendo un governo all'insegna del rinnovamento.
Il merito è del possibile nuovo Primo Ministro conservatore David Cameron, che ha aperto ai Liberaldemocratici di Nick Clegg.
David Cameron, astro nascente del nuovo Conservative Party, già prima della campagna elettorale che lo ha visto protagonista e che gli ha fatto guadagnare il 36 % dei consensi, ha profondamente mutato il dna del suo partito: aprendo agli omosessuali, alla possibilità di legalizzare le cosiddette "droghe" leggere, alla sanità pubblica ed a nuove politiche ambientali.
Optando per un'alleanza con i Liberaldemocratici di Clegg - noto per il suo libertarismo ed il suo anti-statalismo -  non fa che consolidare questa linea di governo all'insegna dei diritti civili e del risanamento economico.
I Laburisti di Gordon Brown, ormai lontani dai successi e finanche dalle politiche riformatrici di Tony Blair che li hanno visti protagonisti della politica britannica dal 1997, sono invece - e meritatamente - arretrati al 29 %.
L'Italia, in questo contesto, avrebbe moltissimo da imparare dalla Gran Bretagna (oltre che, ovviamente, dalla cultura e dalla politica anglosassone).
Nel nostro Paese, oltre a non esistere un partito laburista o socialdemocratico, non esiste nemmeno un partito liberaldemocratico forte e coeso (potremmo dire che gli unici a rappresentare una politica "alla Nick Clegg", da noi, sono i Repubblicani, i Liberali ed i Radicali. Che comunque, assieme, non fanno certo il 23 % dei LibDem britannici). E gli unici che si rifanno alla nuova destra europea di Cameron e di Sarkozy sono oggi i "finiani" e grazie al rinnovamento di posizioni apportato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini.
La situazione, da noi, è dunque ben triste ed ancora ben lontana dalla costituzione di un forte asse all'insegna di un nuovo liberalismo che guardi alla riduzione della spesa pubblica, all'abbassamento delle imposte e ad una politica in favore dei diritti civili: dall'approvazione di una legge per le unioni civili sino ad una per la legalizzazione della cannabis, passando per una legge che legalizzi eutanasia e prostituzione.

Luca Bagatin



6 maggio 2010

YES WE CAN !



CONTRO CONSERVATORI E SOCIAL-BUROCRATI, ALMENO IN GRAN BRETAGNA, CE LA POSSIAMO FARE.
OGGI NEL REGNO UNITO CON NICK CLEGG, DOMANI IN ITALIA CON QUALCUN ALTRO: PER UN TERZOPOLISMO LAICO E LIBERALDEMOCRATICO, LIBERALSOCIALISTA E LIBERTARIO ALL'INSEGNA DEL
"MENO STATO PIU' INDIVIDUO !"
SI', CE LA POSSIAMO FARE - PER LA PRIMA VOLTA - A DIVENTARE IL PRIMO PARTITO !!!!!!

www.libdems.org.uk




13 aprile 2010

Le riforme liberali di cui l'Italia avrebbe bisogno



Si fa un gran parlare - in questo periodo post-elezioni regionali - di riforme istituzionali come ad esempio l'introduzione di un nuovo sistema elettorale che preveda il semipresidenzialismo alla francese.
Verrebbe da chiedersi che senso abbia.
O, meglio, avrebbe sicuramente senso cambiare il sistema elettorale, ma di certo il "semipresidenzialismo alla francese" non risolverebbe alcun problema.
Il sistema elettorale andrebbe innanzitutto cambiato, ma per garantire la massima rappresentanza elettorale. In particolare di quell'elettorato che - al 40 % - oggi si astiene.
Rappresentanza che, da quando sono stati introdotti antidemocratici sbarramenti e sono state negate le preferenze, è di fatto non più garantita in alcuna competizione elettorale.
In secondo luogo le riforme di cui si dovrebbe parlare sono ben altre.
Le riassumerò qui.
Per tentare di uscire un tantino dalla crisi nella quale anche l'Italia è inesorabilmente incappata, occorrerebbe liberalizzare il mercato del lavoro da una parte e fornire congrui ammortizzatori sociali a chi un lavoro non ce l’ha. Seguendo però il modello della Gran Bretagna e non quello dell’assistenzialista Svezia.
Le piccole e medie imprese dovrebbero essere le prime ad essere favorite (e non già la grande industria), arrivando finalmente a proporre una radicale riforma fiscale che preveda l’aliquota unica al 20 % per tutti. Stop ad altre imposte, dunque.
E i lavoratori potrebbero essere aiutati abolendo una volta per tutte le trattenute in busta paga.
Via Irap e Irpef, ordunque: aliquota unica per tutti e innalzamento della no tax area.
Ciò, ovviamente, comporterebbe una drastica riduzione della spesa pubblica a partire dal taglio immediato di enti inutli quali le Province, i consorzi e le comunità montale e l'accorpamento dei Comuni.
E si dovrebbe pensare anche ad una riforma delle pensioni che preveda un sistema a capitalizzazione.
Veniamo poi alla giustizia.
E' necessario separare le carriere dei magistrati e stabilire che, quando un giudice sbaglia, paga di tasca sua e non deve essere la collettività a dover risarcire per le colpe dello stesso.
Ciò avviene in tutti i Paesi civili e democratici, non si comprende perché in Italia le cose vadano diversamente.
Sui diritti civili, poi, si comprenda, una volta per tutte, che la vita appartiene al singolo: che può decidere di vivere o meno, a sua discrezione.
Lo Stato non è una “balia-mamma” che ha la potestà sui suoi cittadini, come crede certo confessionalismo di casa nostra.
L'anticlericalismo, dunque, a destra come a sinistra, non dovrebbe essere visto come un qualche cosa di "ideologico", ma sinonimo di laicità, democrazia e libertà contro la prevaricazione di chi ritiene che la sua fede o il suo “dio” possano essere anteposti alle leggi di uno Stato laico, liberale e dunque leggero.
Le vere riforme di cui questo Paese avrebbe dunque bisogno sono inevitabilmente estreme, ma non estremiste.
Riforme moderate in quanto liberali, ma estreme in quanto necessarie a rivoltare "la casta" come un calzino per garantire finalmente chi non è mai stato garantito e per togliere - una volta per tutte - i privilegi di coloro i quali si riempiono la bocca di "riforme" inutili o mai attuate sulla carta.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini